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Tag: amauri (pagina 1 di 6)

Serie A 2013/2014: lo stato di salute della prima giornata

Mi illumino di Juve. Avrebbe scritto questo Ungaretti vedendo la prima giornata di campionato. Non solo Juve, in realtà, ma il bagliore dei bianconeri sembra aver contagiato gli altri. Sembra pure che la luce proveniente da Conte abbia illuminato le avversarie.

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Una marea di 3-5-2 si sfidano e, in parte, si annullano. Compresa la sfida di Marassi dove lo specchio che Delio Rossi impone ai bianconeri ha retto per tutto il primo tempo. Ma la copia è differente dall’originale e così la Juve ha avuto la meglio. Questione di un Tevez in più, questione di avere molto più talento di chi vorrebbe farti la festa.

La prima giornata, che si chiude oggi col debutto della Fiorentina di Montella, consegna una classifica pronosticabile. Compreso il tonfo del Milan. Nessun giudizio, troppo presto, ma qualche buon segnale.

A partire dai microfoni. Un piacere sentire parlare Benitez. Finalmente Napoli ha un allenatore capace di dialogare con pubblico e avversari. Altro che i piagnistei di Mourinho e Mazzarri. Con lo spagnolo sarà un campionato intenso e piacevole anche da raccontare e ascoltare. E complimenti per il lavoro fin qui svolto. La vera antogonista dei bianconeri è Napoli che lo ha confermato sul campo. Hamsik sempre più leader, ma un gioco completamente differente dallo scorso anno. Più arioso, più ragionato, dove alla legnosità di Behrami e Inler viene contrapposta la classe dei vari Higuain, Callejon e Pandev. Pazienza per Insigne, ma chi ha toccato il vero calcio lo riconosci subito.

Segnali di ripresa della Lazio, che però soffre vistosamente se debitamente attaccata. E’ bastato l’ingresso di Muriel per mettere in crisi una difesa che andava rinforzata se si vuole raggiungere un obiettivo concreto. Un centrocampo tosto e un intramontabile Klose sono le armi principali di Petkovic. Potrebbero non bastare se il reparto arretrato mette in crisi un 2-0 che sembrava granitico.

E Roma ride pure in versione giallorossa. Tre punti solidi come lo schema che Garcia manda in campo. Un anno fa Zeman mandò in confusione un gruppo intero capendo poco di Totti, di De Rossi e dei ragazzi che aveva in mano. Troppi scalini da percorrere e poca didattica. Mentre l’allenatore francese ha le idee molto chiare. A essere confusi sono gli opinionisti. La Roma alterna davanti la difesa ora un metronomo ora un combattente. Complementari e perfettamente in sincronia. Restituendo dignità a De Rossi – solo un pazzo potrebbe metterne in discussione le doti tecniche e di personalità – la Roma ritrova lo spirito di un tempo. Con un Totti che dimostra di possedere ottime doti di intelligenza nella gestione delle energie. Le bizze di Sabatini (Borriello titolare è uno di quei paradossi di difficile comprensione) vengono ben gestite dall’allenatore che poi verrà multato per aver usato il telefonino. “Non lo sapevo” si giustificherà, ma la colpa non è sua. Piuttosto è di un calcio italiano veramente ridicolo e antiquato. Si abituerà, Garcia.

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Sorride pure Mazzarri che solo al minuto 91 tira un sospiro di sollievo. La partita si sblocca quando Liverani decide che è arrivato il momento di fare e non solo di distruggere. Ma il terzetto di centrocampo non regge e una deviazione manda in tilt il buon Perin. Grande esordio, si dirà, ma Kovacic e Icardi schierati solo nel secondo tempo andrebbero giustificati al pubblico. Con la variante che comunque la squadra nerazzurra appare fragile in difesa, mentre Alvarez sta uscendo dal torpore in cui era caduto. La curiosità di vedere dove potrà arrivare questa Inter è tanta. Con Eto’o o senza Eto’o.

Cassano più Amauri è una specie di “cosa avremmo potuto fare se solo avessimo avuto più testa”. Fisico e tecnica da numero 10 e 9, rispettivamente, ma non sempre bastano. Uno scialbo 0-0 che conferma un paio di cose: Cassano è roba da provincia, laddove le responsabilità finiscono a pagina 14 della Gazzetta (tanto per intenderci), mentre Amauri soffre di intermittenza peggio delle frecce di una macchina. Parma si divertirà, ma serate come ieri sono la conferma delle rispettive carriere. Alla fine il vero protagonista in campo sarà Mirante.

Cosa farebbe Cerci in mano a Conte? Massimo rispetto per il Maestro Ventura, ma questo ragazzo è il prototipo di esterno che piace proprio al tecnico leccese. Sfrontato e arrogante come solo un’ala può essere, veloce e fantasioso come proprio un’ala deve essere. Nella nuova posizione di attaccante (poco esterno e molta seconda punta) può davvero fare male alle difese avversarie. E Immobile pare proprio la pedina di appoggio ideale visto che il buon Ciro copre l’intero attacco senza troppa fatica. Il Toro è una creatura interessante. Manca forse un ragionatore a centrocampo e un volpone in difesa, ma il campionato sarà tranquillo (ipotizziamo).

Prima o poi Cellino deciderà di accomodarsi in panchina. Comanda la sostituzione di Ibarbo ed è sempre lui a obbligare all’attaccante dove posizionarsi e dove andare. Ci chiediamo quale sia il ruolo e fin dove arrivano le responsabilità di Lopez. Fortuna che il Cagliari rimonta e vince su un Atalanta irriconoscibile, altrimenti oggi il dilemma sarebbe “a chi le colpe tattiche: Cellino o Lopez?”.

Passiamo al Milan? Se non avesse dalla sua una stampa molto amica, oggi staremmo a discutere di molte cose che non vanno senza l’obiettivo di dire le cose che i capi vogliono sentirsi dire. Il primo scudetto di Allegri arrivò per incapacità manifesta delle avversarie. La Juve di Del Neri seppe tenere testa per tutto il girone di andata e questo la dice lunga su che livello di avversarie avevano i rossoneri all’epoca. Dove tutto poggiava sulla capacità di Ibrahimovic di distruggere le partite. Poi la smobilitazione perché i bilanci non si possono più nascondere. L’anno scorso la rimonta fece rima con una serie di arbitraggi che se solo fosse capitato alla Juve… Quest’anno ci risiamo: partenza da brividi (e poiché vale per tutta la carriera di Allegri, ci sarà da ipotizzare scarsa capacità di preparare la mente più che il corpo) e primo step decisivo della stagione contro il PSV. Non è ancora settembre che Allegri è a rischio. Prigioniero di idee che sono sparite in concomitanza ai soldi. Prigioniero di una didattica sopravvalutata. Cercano il rinforzo in attacco quando la difesa è un insulto alla storia dei vari Baresi e Maldini. E se Julio Cesar è l’unico nome in grado di sostituire Abbiati, allora per noi che non tifiamo Milan tutto diventa una pacchia infinita.

E stasera tutti a guardare la Fiorentina (almeno voi, io mi gusterò Chelsea-Manchester United). Matura? Pronta per dar battaglia al Napoli sgomitando come la vice-vice-favorita per il titolo? Il peso di un tale pronostico bloccherà Montella e i suoi o l’inserimento di Rossi e Gomez ha reso lo spogliatoio forte? Dopo Conte, lo ripetiamo, viene Montella per conoscenze e qualità del lavoro. Sarà un gran bel torneo se alla Juve non verranno concessi i 10 punti di distacco come l’anno scorso. Il punto, per tutte le avversarie, è sempre il solito: la continuità di rendimento e di risultato.

Buon campionato a tutti.

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Il mercato di gennaio di Juve, Milan e Inter

Due settimane dallo stop al calciomercato invernale, così proviamo a tirare le somme, anche se troppo presto, anche se complessivamente inutile.

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La Juve ha puntellato la rosa in linea con i dettami economici del club. E quindi nessun esborso di denaro liquido, prestiti e diritti di riscatto da pagare da giugno in poi. In pratica la Juve ha speso soltanto i 2 milioni di euro per la prenotazione di Caceres. Due milioni di euro che fin qui stanno valendo l’accesso alla finale di Coppa Italia vista la terribile doppietta dell’uruguaiano al suo esordio (numero 2) in bianconero. Caceres è una delle alternative migliori nella difesa di Conte: può fare l’esterno, può giocare da centrale in uno schieramento a 4 o a 3. Un jolly. Come jolly lo è Padoin. Suo l’inserimento decisivo nel primo gol al Milan e un esordio che sembra aver confermato il buon livello di personalità. E’ un interno, una mezz’ala con buona tecnica: farà comodo a Conte che ha, adesso, un doppione per ogni ruolo di centrocampo. E’ infine arrivato Borriello: è una scommessa di Conte, fin qui è apparso in rodaggio. Attendiamo ancora un paio di giornate. La Juve non ha speso soldi per il suo cartellino in prestito, già così è comunque un affare. In verità i colpi grossi del mercato invernale sono stati quelli in uscita: via le zavorre quali Motta, Iaquinta, Toni e soprattutto Amauri. Per queste 4 operazioni Marotta meriterebbe un 10 e lode!

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Il Milan ha ancora una volta escluso il territorio italiano. Sono arrivate le 4 M: Maxi Lopez (decisivo contro l’Udinese, certo meno delle scelte suicide di Guidolin), Merkel (e chi l’ha visto?), Muntari (scartato dai cugini nerazzurri) e Mesbah (asfaltato da Caceres). Scappa un sorriso se si pensa all’esposizione di Galliani su Tevez.

E l’Inter? Beh, convinta di aver soffiato Guarin alla Juve (quando è vero l’esatto contrario: è Marotta che lo ha scartato spedendolo a Milano), si ritrova il suo miglior acquisto di gennaio infortunato. Rientrerà forse per i primi di marzo. Che dire: tanti auguri! Nel frattempo Moratti non è riuscito a piazzare gli esuberi. E la Cazzetta falsifica i dati economici dei nerazzurri. Bentornati!

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Amauri: se le cattiverie sono numeri e dati

Una sorta di Calimero, certo non una bella figura. Amauri alla Juve è difficilmente paragonabile ad altri attaccanti. Solo Esnaider forse gli assomiglia: 16 partite e nessun gol in bianconero. E parliamo di numeri.

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Già perché Amauri, che aveva promesso di parlare contro la Juve, proprio non riesce a mostrare personalità e continua a nascondersi dietro frasi fatte, anche banali, per nulla condivisibili.

Arrivato a Torino per la bellezza di quasi 23 milioni di euro, compreso il cartellino di Nocerino, questo attaccante è riuscito nell’impresa di farsi odiare per la totale inefficacia. Nonostante avesse (ha ancora) mezzi interessanti. La tecnica c’è, di sicuro c’è il fisico, ma nel calcio occorre avere “le palle quadrate”, soprattutto se indossi la maglia bianconera. Chiedo scusa per l’espressione, ma non c’è verso di cambiarla perché se ne sminuirebbe il significato.

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La cosa che più mi addolora è pensare che l’anno scorso la Juve decise di dare via Trezeguet per tenersi questo qua e Vincenzone Iaquinta. Imperdonabile, anche perché quello là, quel francese di sangue argentino continua a segnare in tutti i modi, mentre questo qua non ricorda più l’ultimo gol firmato in casacca bianca e nera.

A fine stagione calcistica del 2008 la brillante idea di allungargli il contratto adeguandoglielo a 3,5 milioni di euro. Mi permetto di ricordare che Vidal ne prende molti molti di meno, e perfino Alex Del Piero aveva firmato in bianco qualche mese fa.

Amauri adesso dice che su di lui sono state dette cattiverie, e io che sono crudele le ripeto queste cattiverie:

  1. otto mesi di digiuno dal gol: da febbraio 2009 a ottobre 2009. Sembrava essersi ripreso con la doppietta larga contro la Samp, ma poi si fece espellere col Napoli. La Juve perse e da lì in poi non riuscì più a sbloccarsi;
  2. sei partite di Champions League e zero reti;
  3. altri 109 giorni di assenza dal gol: tornerà a segnare poi in Europe League;
  4. la stagione 2009/2010 la chiude con all’attivo 7 gol in 40 presenze, col problema che la prima scelta in attacco era proprio lui;
  5. zero reti nella stagione con Del Neri, escludendo quelle nei preliminari di Europe League. E meno male che c’era Fabio Quagliarella…

Quali sono dunque le cattiverie? Forse i continui rifiuti per inseguire chissà quale sogno? Zavorrando le casse bianconere, intasando i posti in attacco? Causando forse la rinuncia a qualche buon colpo?

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Amauri alla RAI conferma il passaggio alla Fiorentina

Dovrebbe essere fatta. Amauri lascia definitivamente la Juve per approdare a Firenze. Sostituirà negli schemi di Delio Rossi il bomber Gilardino passato al Genoa.

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La Juve può finalmente liberare una casella in attacco, dove in realtà Conte ha già tutto quello che occorre per terminare nel migliore dei modi l’annata.

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Queste le sue parole:

Voglio la maglia numero 11. Ancora non c’è niente di ufficiale. Le cose in pratica sono tutte a posto, mancano solo alcuni piccoli dettagli. Devo rivedere questa mattina il mio procuratore e poi penso che la cosa si chiuderà.

Incrociamo le dita. Uno degli ultimi tasselli della vecchia gestione è quasi andato e il futuro appare più certo.

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Ultime notizie su Amauri

Non giungono felici notizie su Amauri.

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Il giocatore in realtà si è già sbilanciato e il popolo bianconero tutto attende, pronti con l’ovazione, l’ennesima smobilitazione della rosa restante postCalciopoli. Detto in altro modo: ci stiamo finalmente liberando dei pacchi gentilmente offerti da Blanc+Secco+Ranieri.

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Amauri ha dichiarato quest’oggi:

Io sono ancora a Torino, mi sta raggiungendo qua il mio agente. A brevissimo ci potranno essere sviluppi importanti. Tra poco avremo delle novità.

Fiduciosi che già da lunedì ufficialmente Amauri non rappresenterà più un problema, salutiamo con rispetto l’uomo. Con nessun rispetto… il calciatore e l’affarista (quasi 4 milioni di euro per un gol ogni 167 giorni mi sembrano davvero troppi per un attaccante!).

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Pizarro? Guarin? No, la Juve ora punta…

Il centrocampo della Juve verrà rinforzato. Paradossalmente il reparto migliore della squadra (da cui sono arrivate la bellezza di oltre 14 reti, più dell’attacco) verrà ritoccato. Non con un pezzo da 90, non ci sono i soldi. Piuttosto con un’alternativa ai tre tenori.

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Il buon Pazienza così rischia il posto. Fin qui l’ex napoletano non mi è dispiaciuto: silenzio e pedalare. Quando chiamato in causa ha giocato sempre bene, dimostrandosi utile e umile. Questione di una consonante, ma sono proprio queste due caratteristiche a portare al successo. Personale e di squadra. D’accordo che parliamo di Pazienza, ma l’alternativa qual é?

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Ed ecco che col ragionamento della Juve non mi trovo più d’accordo. Allora, se il problema era trovare un’alternativa a Pirlo, allora Pizarro è l’uomo ideale. Stesse identiche caratteristiche, esperienza, duttile, integro fisicamente. A buon prezzo. Oppure si prova a lanciare un giovane, tipo Gabriel Appelt. O far maturare Marrone come Conte in effetti sta facendo.

La virata su Behrami, dopo aver inseguito Guarin, mi suona perciò strana. In linea di principio Behrami potrebbe sostituire uno fra Vidal e Marchisio, quando uno di questi due titolari è stanco o squalificato. Ma a questo punto tanto vale puntare Guarin, sensibilmente migliore dello svizzero per quanto mi riguarda. Certamente un uomo di maggiore quantità e qualità in grado di puntare l’area avversaria e generare il gioco che piace a Conte: costruttore e distruttore, cioè il clone di Vidal.

Behrami è in realtà l’affare di maggiore facilità perché Amauri sembra ormai vicinissimo alla Fiorentina. In tal caso la Juve rinuncerebbe a qualche euro contante e si prenderebbe lo svizzero. Behrami fu un obiettivo di Moggi quando era giovanotto e giocava, da esterno di centrocampo, nelle fila del Verona. Corsi e ricorsi?

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Conte: “non abbiamo ancora fatto niente”. Sicuro?

Antonio Conte da Dubai torna a macinare il solito ritornello. Un ritornello che ci ha portati sino a qui, cioè al primo posto in campionato. Strameritato, giocando il miglior calcio, con, addirittura, molte recriminazioni per non aver saputo chiudere alcune partite.

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Ecco, con qualche rammarico. Addirittura!

Il punto interrogativo è esattamente la risposta che vorrei dare al mister Conte, uno che fino ad adesso ha giocato al meglio le carte che si è trovato in mano. Adesso col mercato invernale qualcosa si può ancora migliorare, qualcuno verrà definitivamente allontanato.

Di certo c’è che la Juve fino ad adesso ha costruito qualcosa di importante. Primo fra tutti uno spogliatoio granitico: ci hanno provato in mille modi, ma l’ambiente bianconero non si è nemmeno lesionato. E dire che i motivi c’erano tutti: l’utilizzo col contagocce della Bandiera Del Piero, le esclusioni ai limiti della decenza umana di Amauri, Iaquinta, Grosso e Marco Motta, il non utilizzo dei due titolari-d’estate Krasic ed Elia, il silenzio dignitosissimo di Luca Toni, il lentissimo recupero di Quagliarella (mai una parola fuori posto).

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Di certo c’è che la Juve fin qui ha mostrato il più bel calcio della Serie A. I numeri stavolta sono davvero disarmanti. Possesso palla magistrale, giro palla veloce ed efficace, uso creativo del 4-5-1 che si è più volte trasformato in 3-5-2, in 4-3-3, in 4-4-1-1. Numero di occasioni create, media tiri in porta per partita, numero di giocatori mandati a rete.

Di certo c’è che grazie a Conte la Juve può contare davvero su un’idea di gioco. E chissà cosa potrà accadere con dei giocatori di primissima qualità.

Di certo c’è che grazie a Conte la Juve ha trovato una personalità che ha sorpreso tutti: tenace, combattiva, mai molle. Il dato delle zero sconfitte è illuminante, così come il fatto che fin qui nessun avversario ha ancora messo alle strette i bianconeri. Il predominio territoriale è stato sempre appannaggio della Juve.

Di certo c’è, ed è una sensazione diffusa, che la Juve non abbia ancora espresso completamente il suo potenziale. Detto di Krasic che andrà via, mancano all’appello il miglior Elia, il miglior Quagliarella e finalmente ritorna Vucinic. Con un rincalzo a centrocampo che permetterà a Marchisio e Vidal di non affaticarsi fino allo sfinimento (discorso che vale più per Marchisio, molto appannato nelle ultime partite).

Di certo c’è che al caldo di Dubai la Juve è tornata a correre. Veloce, con la grinta e la cattiveria giusta, con la mentalità concentrata. Perché è vero, in fondo, quello che dice conte: “ancora non abbiamo fatto niente!”. Ancora.

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Cosa voglio dal 2012

Ci siamo. L’ultima pagina del calendario 2011 è volata via. Nuovo anno, nuovo numero, vecchi sogni. Sogni di cui un bianconero non potrebbe mai privarsi. E allora ecco cosa voglio dal 2012:

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  • voglio innanzitutto che un po’ di cose vengano chiarite una volta per tutte. Mi riferisco alla farsa ampiamente smascherata di Calciopoli. Vorrei non vedere più certi strani personaggi chiamati Presidente, MegaDirettore Galattico e via dicendo. Vorrei un calcio italiano finalmente a livello della nostra storia;
  • voglio un Antonio Conte sempre più innamorato di questa maglia, ancora più carico perché l’aver ridato orgoglio a milioni di tifosi juventini è solo il primo passo;
  • voglio che i ragazzi che hanno fin qui trascinato la Juve continuino ad avere fame: fame di calcio, fame di Juve, fame di spazzare via per sempre questi anni bui;
  • voglio che Andrea Agnelli continui nella sua azione di pulizia all’interno della Società: siamo in milioni qui al tuo fianco, Presidente. Non si deve mollare di un centimetro, anzi avanzare su ogni fronte;
  • voglio leggere le motivazioni assurde che hanno portato alla cancellazione di due anni di sedute al Tribunale di Napoli: per malsana che sia, ci sarà una cavolo di giustificazione, no?!?
  • voglio non vedere Amauri con la maglia della Juve: pochissime persone mi hanno così infastidito come l’ex-Palermo. Ormai comunque le tossine da smaltire, come l’attaccante costato 23 milioni di euro, sono quasi tutte eliminate. Quasi, manca appunto soltanto lui;
  • voglio vedere Borriello segnare 20 gol: solo così potrei capire il suo acquisto, pur in prestito. In ogni caso i 20 gol non possono e non potranno farmi cambiare idea sulla persona;
  • voglio vedere Marchisio maturare ancora di più, per poi finalmente, a fine maggio, sentire che la Fascia di Capitano passerà sul suo braccio;
  • voglio vedere continuare a correre Lichtsteiner e Pepe sulla destra: un godimento puro;
  • voglio vedere Pirlo continuare a sciorinare lampi di genio in mezzo al campo: che Marotta sia benedetto per averlo portato a Torino;
  • voglio vedere gli attaccanti avversari alzare il pugno al cielo, maledicendo quella sagoma col numero 1 che si sono trovati di fronte a negargli il gol;
  • e voglio vedere Quagliarella riscuotere con gli interessi un anno sfortunato come il 2011.

Voglio insomma un 2012 da Juve. Da vera Juve.

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Pedine in uscita alla Juve: ora è ufficiale

Sotto a chi tocca. O, semplicemente, chi vuole se li prende.

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In partenza per Dubai la Juve lascia a casa diversi uomini. Uomini che sono già ufficialmente sul mercato. Valutazioni a prezzo di saldo, ingaggi più o meno importanti. Gente che alla Juve non serve più, forse non è mai servita. Il che aumenta la rabbia dei tifosi, ovviamente.

Restano a Torino, in cerca di sistemazione presso altra società, in cinque:

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  1. Amauri
  2. Grosso
  3. Motta
  4. Toni
  5. Iaquinta

Assenze pesanti, per nulla sorprendenti. Assenze che in realtà non dovevano essere tali se ad agosto questi signori non si fossero impuntati a rifiutare ogni destinazione. Come accaduto per Felipe Melo e Ziegler, tanto per intenderci.

Cinque sul mercato quindi, cioè cinque stipendi in meno. E che stipendi se consideriamo quelli di Iaquinta e Amauri.

Ceduti questi cinque, Marotta passerà a esaminare la posizione di altre pedine in bilico. Su tutti Krasic per il quale, voci non confermate, si parla di Turchia o addirittura Premier League. La Turchia garantirebbe un ritorno economico importante, mentre la Premier garantirebbe l’impostazione di uno scambio con qualche giocatore utile alla causa bianconera.

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Calciomercato Juventus: a che punto siamo con le cessioni?

L’indice di salute di una squadra, si dice, è dato dal numero di cessioni effettuate nel mercato di gennaio. Una vecchia teoria di un vecchio teorico del calcio, quasi sempre azzeccata nel corso di questi anni.

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Spiegazione: se una squadra cede molti pezzi della sua rosa a gennaio, allora vuol dire che l’allenatore ha trovato i perni della sua idea di gioco.

Praticamente quanto accaduto alla Juventus di Antonio Conte. E a gennaio le cessioni in casa bianconera saranno numerose per diversi fattori: ambientali (leggi Amauri, Iaquinta), tecnici (leggi Toni, Motta), opportunità tattica (leggi Pazienza, solo se dovesse arrivare un centrocampista, Marrone, solo se Conte decidesse di farlo maturare altrove). Oltre che economici.

Al di là della teoria prima esposta, che tale è e tale rimarrà, in realtà ai tifosi bianconeri interessa molto il concetto di bonifica-della-rosa-bianconera. Detto in altro modo: alcuni cadaveri e alcune zavorre sul bilancio verranno fatti fuori.

I nomi che più infastidiscono i tifosi, me per primo, sono i primi due sopra citati: Iaquinta e Amauri. Non necessariamente in questo ordine. Considero Iaquinta molto utile quando sta bene, ma appunto non sta mai bene. Più infermeria che campo. E considero entrambi questi giocatori la prima rovina della Juventus postCalciopoli: l’illusione più cocente di una pronta rinascita mai avvenuta, se non quest’anno con Conte al comando. Per colpa di Iaquinta e Amauri abbiamo dovuto rinunciare a Trezeguet. Per colpa loro e dei loro assurdi stipendi abbiamo forte dovuto rinunciare a qualche grosso giocatore, il tutto per far quadrare i conti (non che poi siano quadrati così come dicono).

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Ma siamo agli sgoccioli. Entrambi verranno sbolognati da qualche parte.

Quanto al resto dei nomi, su Toni conservo sempre il rispetto per un giocatore che fin qui non ha mai creato problemi. Tenuto lì per il vecchio concetto del “non si sa mai”, in realtà Toni verrà ceduto per mancanza di spazio e di minutaggio. E al suo posto arriverà un altro attaccante, visto che il modulo tattico del futuro sarà sempre vicino al 3-5-2, nelle sue varianti magiche (4-5-1, 4-2-4, 4-4-2, 4-3-3).

Mentre su Marrone e Pazienza valgono i logici discorsi di opportunità e spazio. Spazio per il giovane Marrone che ha bisogno di giocare. Opportunità per il buon Pazienza, fin qui molto positivo, ma certamente la Juve sta pensando a una pedina di ben altra qualità in grado di dare il cambio ai tre tenori di centrocampo.

Resta poi da vedere il futuro di Krasic ed Elia, posto che Giaccherini, Pepe ed Estigarribia garantiscono una buona efficacia da qui alla fine dell’anno.

E noi attendiamo le lieti notizie.

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