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Tag: ancelotti (pagina 1 di 2)

Juventus-Real Madrid 2-2 Non esistono partite perfette

Potrebbe essere una citazione quella del titolo. A firma di Martin Caceres. Senza il suo errore che partita sarebbe stata? Con che risultato finale?

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Di certo c’è che la Juve ha dominato. Alla grande. Con un grosso sbandamento causato da un errore gravissimo di Martin Caceres. Il sudamericano non va massacrato, ma certo questo errore rischia di compromettere gran parte della qualificazione. Non tanto per il pareggio in sé, quanto per il passo indietro dal punto di vista della mentalità.

Da goduria profonda per una Juve quasi perfetta, a uno sconforto che in 8 minuti ci ha portati quasi alla sconfitta. Da un quasi a un altro quasi.

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Un centrocampo così non ce l’ha nessuno. E il 4-3-3 convince molto di più rispetto al 3-5-2, proprio perché la Juve può giocarsela sfoderando tre varianti tattiche in una, con la base molto solida del 4-3-3 appunto. Ci pensi Conte e ci ripensi: più solidità, quasi più soluzioni che portano sì Tevez ad allargarsi, ma certamente ci permettono di usare meglio tutti i nostri quattro centrocampisti. Con un Pogba che continua a crescere dimostrando doti tecniche e mentali fuori dal comune. Forse si piace un po’, ma vuoi davvero rimproverare questo francese?

Conte batte Ancelotti senza dubbio. La Juve fa la Juve, il Real si organizza col catenaccio e le ripartenze affidate a un Cristiano Ronaldo rimesso in piedi solo dall’erroraccio di Caceres e da un Bale che sfrutta le solite amnesie di Asamoah (non abituato alla zona difensiva).

Ai punti non ci sarebbe storia, togliendo quei 10 minuti di assoluta follia bianconera. Ma Llorente rimette in carreggiata la Juve. Testata importante, testata molto importante. Non nei punti, ma nello spirito con il quale affrontiamo il Napoli e prepariamo poi la sfida al Copenaghen.

Poi sarà l’inferno turco a dirci se avremo ripetuto l’impresa dello scorso anno. Con la certezza che la Juve del primo tempo non è battibile. Conte ci pensi.

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Bale e Mourinho: la forza dei soldi e della moviola

E’ il miglior esterno sinistro al mondo: alto o basso, fate voi, tanto i 100 metri li copre più veloce di chiunque altro senza mai perdere di qualità.

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L’altro è il personaggio più discusso e controverso: non sai mai fino dove comincia il personaggio e finisce l’allenatore o viceversa. Perfetto per i tempi mediatici che corrono allo stato attuale del mondo del calcio.

Di entrambi qualcosa da dire c’è. Con un punto in comune: il povero Carletto Ancelotti (povero si da per dire!).

Mister 109 milioni di euro

Ripetiamo, a scanso di equivoci: è il miglior esterno sinistro al mondo.

Nel recente campionato di Premier League ha perfino giocato in posizione più centrale, quasi da trequartista mettendo assieme 26 gol in poco più di 40 partite. Un fenomeno. Impossibile da lasciare fuori.

Doti aerobiche da paura, per uno che già a 14 anni poteva competere coi campioni centometristi. Si narra infatti che coprisse la distanza regina dell’atletica in poco più di 11 secondi.

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Dove lo metti sta, con un unico difetto: il piede destro è più che un accessorio. Ma il sinistro vale per due, quindi niente paura. Chi lo allena ha una fortuna immensa: può sfruttarlo in molte vesti. L’unico anno l’ha passato a perfezionare la parte relativa alla costruzione del gioco, proprio per via della nuova posizione. Per quanto mi riguarda andrebbe schierato sulla trequarti, rigorosamente a sinistra. Ad Ancelotti il compito di costruire un 11 blancos degno degli investimenti operati sul mercato.

A tal proposito la domanda è: ma vale 109 milioni di euro? O qui ci siamo impazziti tutti e qualcuno dovrebbe prima o poi mettere un freno a certe pazzie?

L’uomo dalla moviola Friend(ly)

L’arbitro di Chelsea-Aston Villa era Friend. Un vero amico. Sembra più di Mourinho che degli avversari per quanto combinato durante la gara. Ivanovic in gol nonostante doveva essere espulso minuti prima: graziato in modo generoso. Gol decisivo in fuorigioco. Rigore al minuto 92 non concesso all’Aston Villa.

Ho seguito praticamente tutte le aperture dei campionati, avevo delle curiosità enormi su alcune big europee. Fra queste, la delusione più cocente, è arrivata proprio dal Chelsea. Gioco assente, tutto demandato alle illuminazioni dei singoli. Difesa ballerina, con un ottimo Cech a salvare i Blues. Così come è enorme il potenziale di tecnica individuale degli uomini di Mourinho. La domanda è dunque la solita: questo qui è un grande personaggio o è pure un grande allenatore. Perché di novità, di impatto didattico io non vedo proprio nulla. Chiedere a Madrid per delucidazioni in merito.

Ha la fortuna di arrivare in club che possono spendere come credono e per questo molti suoi capricci vengono soddisfatti. Ma il gioco espresso vale l’investimento?

Inoltre questo continuo avere accesso al credito di moviola, nonostante siano suoi i maggiori lamenti, e pochissimi (se non nessuno) motivati, come dovremmo intenderlo?

Quest’anno il titolo se lo contenderanno Chelsea (che opererà ancora sul mercato) e Manchester City. Con lo United vera incognita per via del dopo Ferguson. Se Pellegrini saprà mantenere un certo equilibrio in campo e nello spogliatoio, dalle prime uscite stagionali, sembra che i Citizens siano avanti. Ma gli “amici” potrebbero rappresentare un fattore più che abilitante alla vittoria.

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Calciomercato Juve e l’idea che stuzzica: vendere Pirlo e prendere…

Fosse vera l’indiscrezione lanciata da qualche giornale, alla Juve starebbe per arrivare un’offerta di circa 10 milioni di euro per Andrea Pirlo. Il 34enne fuoriclasse bianconero non ha rivali nel proprio ruolo e gli anni non offuscano l’immenso talento.

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Da qui a credere a una simile offerta ce ne passa. Ma muoviamoci nel campo delle ipotesi.

A Madrid Carlo Ancelotti vorrà proporre un calcio costruttivo, ben diverso da quello di Mourinho tutto nervi e fisicità. Il primo tassello è dunque il regista e qui sorge il primo dubbio: il Real ha speso una barca di milioni di euro per prendere Modric. Che senso avrebbe prendere Pirlo, molto più vecchio del croato classe ’85?

Ma continuiamo. Anche posto che Ancelotti si sia speso per chiedere Pirlo, avrebbe senso l’offerta di 10 milioni di euro per un 34enne?

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Senza contare i 39 milioni di euro spesi per Illarramendi: regista spagnolo di 23 anni appena prelevato dalla Real Sociedad.

Più che nel campo delle ipotesi dobbiamo convenire di muoverci nel campo della pazzia. Tanto vale persistere.

Mettiamo caso che i 10 milioni siano reali: che si fa?

La mia posizione sarebbe la seguente. Valuterei la possibilità di arrivare a Verratti. Cedere Pirlo per 10 milioni e aggiungerne 15 per prendere il regista del PSG sarebbe un’ottima operazione, ma solo se Conte vorrà usare un regista puro. In casa, inoltre, resterebbe in piedi l’opzione Marrone che quel ruolo lo conosce bene, più con doti da interdittore. Di certo un’operazione simile l’avrebbe fatta un certo Luciano Moggi: finanziamento con Pirlo, fondi destinati all’acquisto di un fuoriclasse. Un ragionamento troppo cinico per Marotta?

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Farsopoli, la Juve e le altre: il tempo è galantuomo…

In un precedente articolo mi sono soffermato sulla trasformazione del calcio italiano, in particolare analizzando il radicale mutamento cui abbiamo assistito: il modo di praticare il mercato è cambiato. Non ci sono più tanti soldi da spendere, si va avanti tra comproprietà e prestiti con diritto di riscatto. I pagamenti vengono sempre più dilazionati, gli ingaggi non possono più essere faraonici. Le cause le abbiamo già indicate, ma ciò che vorrei sottolineare ora è la netta involuzione del sistema del calcio italiano negli ultimi 4-5 anni.

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E come motivo principale non posso che indicare la più grande farsa della storia del calcio italiano, calciopoli per gli atti ufficiali, FARSOPOLI per tutti i tifosi juventini, ma soprattutto per il più grande valore della vita, la verità. Farsopoli ha prodotto due ordini di effetti: immediati e ritardati. Nell’immediato, ha distrutto una squadra che dominava letteralmente in Italia. La Juventus di Capello era una corazzata, una squadra solida e vincente come poche altre. Aveva saputo rinnovarsi dopo il secondo Lippi e soprattutto dopo Ancelotti, e aveva messo sotto tutte le altre, anche il Milan di Kakà. Alla distruzione della Juventus ha fatto seguito il rafforzamento dell’Inter, anche perché i bianconeri erano stati costretti a cedere i pezzi migliori, e Vieira + Ibrahimovic si erano accasati all’Inter. I nerazzurri, grazie a ciò, sono riusciti anche a conquistare l’Europa, impresa che non riusciva da molti anni.

Proprio in Europa, grazie al terremoto calciopoli, si sono affacciate squadre italiane che prima di allora non avevano quasi mai partecipato a competizioni europee. L’Udinese, il Napoli, la Sampdoria: le gerarchie del calcio italiano erano state capovolte, e in seguito allo scandalo, si parlava di calcio pulito, di eliminazione di quei personaggi che avevano gettato nel fango la credibilità del calcio italiano. Paradossale che questa credibilità, secondo l’opinione pubblica, fosse stata ritrovata con il commissariamento della FIGC, al cui vertice fu posto Guido Rossi, che per dieci anni aveva fatto parte del CdA dell’Inter. Direi un leggero conflitto d’interessi!

Guarda caso, lo scudetto revocato alla Juventus fu assegnato proprio all’Inter. In tutto questo il Milan si era un po’ defilato, un po’ per convenienza, un po’ per necessità: perché il Milan è stato letteralmente graziato in questa farsa, visto che era stato tirato in ballo per gli illeciti commessi da Leonardo Meani, dipendente della società rossonera. Stranamente però, quella iniziale penalizzazione inflitta al Milan, e che non permetteva nemmeno l’accesso alla Coppa UEFA, fu notevolmente ridotta, fino a consentire al Milan di poter partecipare alla Champions (edizione poi vinta addirittura!). Il rafforzamento dell’Inter, che aveva acquistato egemonia in questi anni, il ruolo un po’ più marginale del Milan, che ha cercato di non perdere terreno dai cugini milanesi, l’assenza della Juventus, e la presenza di squadre non attrezzate a rappresentare l’Italia in Europa, hanno determinato un progressivo e inarrestabile declino della forza delle italiane in Europa. Il che si è tradotto con la perdita di alcune posizioni nel ranking europeo, e quindi abbiamo avuto meno squadre in Europa.

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Ma tutto ciò che ora sta uscendo fuori in merito a FARSOPOLI, con le responsabilità dell’Inter, in verità già accertate con la relazione di Palazzi, nella quale si parlava di illecito dell’Inter, non più punibile per intervenuta prescrizione (alla quale Massimo Moratti, il presidente degli onesti, non ha voluto rinunciare), ha il sapore di una rivincita per tutti i tifosi juventini, seppure soltanto in parte, perché nessuno ci potrà più restituire il mal tolto. Si era capito già allora, con un processo che ha leso i diritti fondamentali di ogni cittadino di fronte alla legge, e se ne è avuta la conferma alla luce delle ultime dichiarazioni di Tavaroli sul processo Telecom, che quella era stata una congiura nei confronti del più forte, e che, per un motivo o per un altro, andava bene a tutti. All’Inter, che aveva tolto di mezzo chi gli impediva di vincere (perché più forte); al Milan, che era implicato vistosamente e che riuscì a salvarsi; a tutte le altre squadre italiane, perché ora avevano la possibilità di poter fare qualcosa di importante e di diverso. Tutti avevano creduto che da questa vicenda avrebbero potuto trarre dei benefici. E come detto, nell’immediato così è stato.

Ho anche fatto riferimento a un secondo ordine di effetti, che sta prendendo piede pian piano. In realtà hanno iniziato la loro azione soprattutto nell’ultimo anno, anche se nell’anno precedente avevano già dato qualche segno: l’Inter aveva smesso di vincere, dopo 5 campionati dominati causa assenza di degni avversari (il più pericoloso: la Roma, che doveva fare i conti con una crisi finanziaria forte) e il Milan era tornato a vincere, causa sempre assenza di degni avversari (lo scontro diretto per il vertice fu addirittura col Napoli!). Il vento stava cambiando, ma non sembrava così per la Juventus che aveva di nuovo chiuso il campionato al settimo posto. Nell’ultimo anno forse ci siamo resi conto che il tempo è veramente il mezzo più idoneo a risistemare le cose: la Juventus è tornata a dominare addirittura vincendo il campionato senza perdere una gara (record), arrivando in finale di Coppa Italia. Il Milan ha combattuto fino alla fine, ma ormai nulla ha potuto contro una vera e propria macchina da guerra. L’Inter che a stento è riuscita a conquistare un posto in Europa League, il Napoli che è tornato più in basso, nelle posizioni che più gli si addicono. La Roma che viene relegata ancora una volta a un ruolo non più primario, tra incertezze tecniche e debiti societari.Insomma, una sorta di ripristino veloce delle gerarchie. L’elemento che più colpisce però è che l’involuzione dell’ultimo anno di Inter e Milan è direttamente proporzionale ai progressi ottenuti nell’immediato dopo calciopoli. Ecco gli effetti ritardati di cui parlavo: l’Inter, che prima di calciopoli giustificava le mancate vittorie con i presunti illeciti della Juventus, nonostante spendesse barche di soldi, ha da un paio di anni ridimensionato il suo progetto, tagliando ingaggi, vendendo i suoi pezzi migliori, e anche cambiando gli uomini all’interno della società. Ora non spende come faceva una volta, perché l’alone dell’effetto calciopoli è finito. Per il Milan abbiamo assistito a un vero e proprio tsunami, una distruzione di portata biblica: i senatori sono andati tutti via, e a questo si aggiunge la doppia clamorosa cessione di Thiago Silva e Ibrahimovic al PSG, segno di una debolezza economica senza precedenti, dovuta forse anche ad alcune condanne che hanno obbligato il presidente a sborsare qualche soldino per risarcire dei danni. Forse anche a una diatriba interna alla famiglia Berlusconi, ma questo è un campo che non ci interessa.

Ci interessa invece sottolineare i fatto che, chi ha creduto di avvantaggiarsi con FARSOPOLI, illuso anche dagli effetti dell’immediato, ora invece ne paga amaramente le conseguenze, in Italia e in Europa. Pensavano di andare avanti, invece sono tornate indietro. La Juventus nel frattempo, dopo anni di umiliazioni, ha avuto la forza, l’umiltà e la la speranza (mai l’ho persa) di ritornare a riaffermare il suo ruolo di potenza del calcio italiano. A livello dirigenziale, e a livello tecnico, la Juventus ha rimesso le cose a posto e non vorrei fare un azzardo, ma le vicende degli ultimi tempi remano in una sola direzione: il dominio bianconero nei prossimi anni. Magari vincendo in Europa. Già, quell’Europa che la altre ci hanno fatto perdere, quell’Europa mai onorata al meglio con squadre di meta classifica, quell’Europa che ha declassato (giustamente)il calcio italiano: e ora toccherebbe a noi far recuperare all’Italia posizioni nel ranking UEFA?!??! Al diavolo il ranking UEFA, e tutto ciò che viene di conseguenza.

Sconcerti ha detto che “l’assenza della Juventus ha fatto sentire tutti un pò più forti, perché è mancato il punto di riferimento, la squadra più forte“. Bartoletti, in merito alla Nazionale, ha così sentenziato: “Quando sta bene la Juve, sta bene tutto il calcio italiano“. Forse queste due frasi riassumono meglio delle mie tante, e forse anche noiose parole, il concetto di base: senza la Juve il calcio in Italia non può esistere, perché la Juve è sempre stata la migliore squadra di cui l’Italia ha potuto vantarsi. La stessa storia delle società lo dimostra: quale squadra, in Italia e nel mondo, ha sempre avuto la stessa proprietà? La Juventus, oltre che un’azienda, è un gioiello della famiglia Agnelli, una creatura da coccolare e amare, e non un mezzo per farsi pubblicità, o per guadagnare, o per ottenere consenso elettorale. Il Milan è stato grande negli ultimi trent’anni, con l’era Berlusconi che sembra ora essere arrivata al capolinea. L’Inter lo è stata negli anni ’60, ma poi senza FARSOPOLI non avrebbe vinto niente più. La Juve ha avuto una costanza senza pari, proprio perché stabile dal punto di vista societario. E non è un caso che la sua assenza abbia pesato non poco sul declino del calcio italiano, sia da un punto di vista del campo, sia per quanto riguarda la forza economica dell’intero sistema.

Finisce l’era Berlusconi, finisce il Milan. Finisce l’effetto FARSOPOLI, finisce l’Inter. E la Juve? Anche quando ci davano per morti, siamo riusciti a sopravvivere e tornare a vincere, l’unica cosa che conta per noi. Ho un sogno, e spero di poterlo vedere realizzato…: “corsi e ricorsi storici”, così parlava il grande Gian Battista Vico. Il tempo è galantuomo…

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La Gazzetta torna alla carica contro la Juve: ecco l’ultima trovata

Insieme a Narducci i giornalisti della Gazzetta dello Sport si confermano i migliori scrittori di fantascienza di questo paese. Roba da far impallidire Asimov.

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A nemmeno 24 ore dalla denuncia di Beppe Marotta sui movimenti occulti e fuori dalle regole dell’Inter e dal clamoroso attacco ai tifosi juventini su Twitter (“degli” juventini in numero pari a qualche milionata, visto il successo dell’hashtag che contribuiamo ad alimentare ogni giorno dal nostro profilo) ecco un nuovo attacco.

Si tratta di una vendetta, di un banale gioco da bambini antipatici. Un piccolo trafiletto che tira in ballo Daniel Bravo, ex giocatore vincitore del Campionato d’Europa con la Francia di Platini. Ed ex giocatore, fra le altre squadre, del Parma. La stagione è quella relativa all’anno ’96/’97, uno dei tanti scudetti di Marcello Lippi. Ma tira in ballo per cosa?

Secondo la Gazzetta, Daniel Bravo avrebbe rivelato che la partita Juve-Parma del 18 maggio 1997 (sarà il caso di sistemare le date!) fu combinata. Ricordiamo che la stagione fu molto combattuta, vinta sul filo del rasoio dalla Juve contro… il Parma. Forse è il caso, anche qui, di rivivere un attimo quel finale di campionato.

Juve-Parma di cui parla la Gazzetta è la terzultima. Può decidere tutto, può decidere lo scudetto. La Juve arriva da 8 vittorie (fra cui uno spettacolare 6-1 al Milan di Sacchi), 1 sola sconfitta (3-0 secco dell’Udinese) e 5 pareggi. Il cammino del Parma, nel girone di ritorno, conta invece 9 vittorie, 3 sconfitte e 2 pareggi. La Juve aveva appena vinto col Piacenza per 4-1, mente i gialloblu avevano pareggiato col Milan per 1-1. 10 giorni più tardi la Juve avrebbe giocato la seconda finale di Champions consecutiva contro il Borussia. Nel frattempo aveva vinto la Supercoppa Europea contro il PSG e l’Intercontinentale contro il River Plate.

La classifica? La Juve arriva alla sfida con 62 punti, mentre il Parma è a quota 56. Mancano solo due giornate alla fine, quindi 6 punti in palio. All’andata vinse il Parma per 1-0 (Chiesa, dopo pochi secondi dal fischio di inizio). Per star tranquilli alla Juve sarebbe servita più una vittoria che un pareggio, ma ci si mette d’accordo per il pareggio. Ci piacerebbe inoltre capire cosa ne viene al Parma da questo accordo. Ma va bene così, è una domanda pericolosa e la Gazzetta non indaga neppure. Serviamo noi l’assist: Buffon e Thuram passeranno alla Juve, ma 5 anni più tardi. Si tratta di un risarcimento post-datato?

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La partita, che per Bravo è combinata, finisce in pareggio. Il giocatore francese non giocherà (90 minuti in panchina) e qui scatta la nostra prima domanda: perché non ha denunciato l’accaduto? E soprattutto: come mai ritrova la memoria dopo 15 anni? Ma andiamo a leggere il tabellino della partita. A risolvere il match ci pensa Zidane, che però segna nella propria porta (un evidente segno di combine: da sempre Zidane è stato a suo agio con gli autogol) e un rigore di Amoruso (ecco la prova!!!!!). Arbitro è Collina, da sempre corruttibile e molto vicino agli ambienti bianconeri… Sulla panchina del Parma c’è Carlo Ancelotti che un anno più tardi sarebbe diventato allenatore della Juve. Poi allenatore del Milan. Sarà il caso di sentirlo, no?!? Come per esempio sarà il caso di sentire Hernan Crespo che in quell’anno segnò 12 reti e invece in questa partita viene sostituito nel secondo tempo.

Dopo questo match, la Juve pareggia contro Atalanta e Lazio, mentre il Parma rimedia due vittorie contro Bologna e Verona. Tutto inutile, la Juve aveva già vinto.

Ci aspettiamo succose novità dalla Gazzetta, per esempio lunghi interrogatori ai giocatori di quella stagione. E ci aspettiamo pure una risposta a queste domande:

  • Crespo che ruolo ebbe in questa combine? E’ un ex giocatore di Milan e Inter, ma sarà il caso di chiarire la sua posizione, no?!? Noi diamo per scontato che tutti i giocatori juventini sono colpevoli;
  • che dire di Carlo Ancelotti?
  • perché Daniel Bravo sente l’esigenza di una simile uscita proprio ora? Non sarà il caso, visti gli sfottò che ci piovono addosso, di cominciare a capirne di più su questo Calcioscommesse?
  • è lecito supporre che molte altre partite di quel torneo siano state falsate come Juve-Parma?

Ma soprattutto, visto che sono così attenti a tutte le uscite di ex giocatori di Serie A, ci piacerebbe ricevere una risposta su alcuni articoli che noi abbiamo scritto:

Senza contare la censura sulle dichiarazioni di Javi Moreno e Georgatos sul doping in casa nerazzurra e rossonera. Conoscete le loro parole?

AGGIORNAMENTO

Nel video che finalmente abbiamo trovato, Daniel Bravo non cita mai la Juve. Cita solo una partita finita per 1-1. Ci limitiamo a osservare come il match precedente a quello con la Juve, importante per capire le reali possibilità di lottare per il titolo, si giocò Parma-Milan terminata per 1-1 (rigore di Albertini a salvare i rossoneri). In quel momento la squadra di Berlusconi e Sacchi lottava per non retrocedere.

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Povera Gazzetta, costretta a mentire e a disinformare sulle vicende del padroncino Moratti

Che la nevrosi nerazzurra per clamorosa assenza di tecnico abbia intaccato la sfacciata redazione della Cazzetta Rosa? Parrebbe di sì a leggere le prime pagine del quotidiano più disinformante dell’italico paese.

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Ben 9 le pagine dedicate all’uomo che guiderà l’Atalanta di Milano, appena pochi giorni fa. Si trattava di Bielsa. 9 pagine piene zeppe di commenti, con una specie di editoriale di Arrigo Sacchi che stancamente tentava di convincere tutti sulla genialità di questo allenatore. Ma la Cazzetta Rosa ha nascosto, in quelle 9 pagine, che Bielsa aveva rifiutato. Un secco no. Ma tant’é: pur di insabbiare pure i rifiuti, oltre ai fattacci di casa nerazzurra, 9 pagine e altro!

Dal giorno successivo la Cazzetta, che non prevede altro titolo se non l’Atalanta di Milano, ha esposto il casting morattiano che, in realtà, altro non è che una collezione di “no” arrivati dal 90% degli allenatori ancora in attività.

Da Ancelotti a Capello, da Lippi a Hiddink.

Non si fa accenno al rifiuto di questo o quell’altro allenatore, piuttosto si scrive “casting”, si scrive “sondaggio”, si scrive “ricerca del profilo adeguato”.

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Epperò la Cazzetta Rosa aveva fatto lo scoop: conosceva l’ora di arrivo di Bielsa a Milano, la nuova casa, che tipo di colazione avesse programmato per la firma del contratto, la provenienza della carta su cui si sarebbe stampato il contratto, quanti tornei aziendali avesse vinto Bielsa e via così.

Oggi, dopo aver, appena qualche mese fa, scritto una specie di necrologio su Gasperini e Zenga, la Cazzetta improvvisamente si è convertita. E da ex-bianconero (con chiara accezione negativa) Gasperini viene ora dipinto come mago del 3-4-3, come uno che insegna calcio, che fa giocare bene le squadre. Il che è pure vero, ma questo cambio di opinione a cosa è dovuto?

E’ dovuto al fatto che Moratti in mano ha poco o nulla. Tenterà il tutto per tutto offrendo tanti, ma proprio tanti soldi. Potrebbe addirittura riportare in Italia Spalletti. In ogni caso i nomi da dare in pasto agli intertristi sono diventati Gasperini, Mihajlovic (che a Firenze hanno implorato di andare in fretta e furia a Milano, e non certo con spirito propositivo), Zenga, Delio Rossi. Che poi potrebbero anche essere migliori dei vari Villas Boas o Capello stesso, per quanto mi riguarda.

Se poi giri pagina, su quel giornalaccio, scopri che da una parte non viene raccontata la verità sui tecnici che rifiutano la panchina nerazzurra, dall’altra si continua una lagna incredibile sulle parole di Marotta, ben più attrezzate in termini di serietà e coerenza con l’attualità politica-economica della società per cui lavora.

Ma tant’é: il padroncino ordina, la Cazzetta esegue! Da notare: è il primo quotidiano sportivo in Italia. Pensa come stiamo messi!!!

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La disinformazione della Gazzetta non paga: il denaro di Moratti non attira più!

Il denaro può comprare tutto, tranne la dignità di un professionista. A patto, ovviamente, che il professionista lo sia per davvero, nei principi e nelle azioni.

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Capita perciò che la squadra più forte del millennio si ritrovi d’un tratto senza allenatore e con una valanga di rifiuti. Rifiuti che sono ufficiali e pervenuti tramite i media tradizionali: TV e quotidiani. Oltre che dichiarazioni e comunicati stampa apparsi sui siti ufficiali del Web.

Da Mihajlovic, che ben ha compreso la fine del suo maestro Mancini e di un’altra creatura della stampa Zenga, a Villas Boas (che non ha nulla a che vedere con l’arroganza e l’inconsistenza di Mourinho), da Bielsa ad Ancelotti.

La storia è semplice, nonostante la Cazzetta Rosa racconti una favola ampiamente smentita dai fatti. Il denaro non è tutto nella vita e quelle che sembravano vittorie si sono rivelate, perché il tempo è galantuomo, una serie di inutili nefandezze sportive cui nessuno ha creduto per davvero. Principalmente all’estero dove i vari guru del calcio, Fergusson su tutti, hanno messo in guardia sulle vittorie di cartone della banda Moratti.

La storia, dicevamo, è semplice. Una valanga di no, uno in particolare clamoroso, ma scontato. Carlo Ancelotti, l’uomo che è stato massacrato a Torino per aver collezionato ben 144 punti in due campionati senza tuttavia vincere nulla (altri tempi, si direbbe oggi), che ha reso grande il Milan, proprio non ci si vedeva su quella panchina. Perché Carletto, così lo chiamano in Inghilterra, è uomo, un grande uomo. Perché ai colori rossoneri è legato, al di là di contratti e quattrini.

Storia ben diversa da Leonardo, uno dei tanti mercenari del mondo del pallone che per sfizio è andato a Milano ad allenare l’Atalanta di Milano e di lui si ricordano, nell’ordine:

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  1. l’1-0 contro la Juve, colpo di testa di Matri, che ha dato ossigeno a una formazione ridotta al minimo per autostima e carattere;
  2. il 7-3 complessivo in Champions contro l’11° squadra del campionato tedesco;
  3. il 3-0 contro i cugini-rivali milanisti, gara che probabilmente ha consegnato lo scudetto ai Diavoli rossoneri (per via anche di una campagna elettorale da portare a termine, ma questa è un’altra storia).

A questo si deve aggiungere che perfino gli stessi giocatori oggi nutrono dubbi, seri dubbi sulla validità di questo progetto, ammesso che ce ne sia davvero uno. Da Eto’o a Lucio, da Snejder a Maicon.

Si tratta della solita barzainter, una matta di dirigenti messi insieme per inerzia societaria (Saras, Telecom Italia, RCS) e tenuta dai soldi profumatamente elargiti da colui che non ha mai risposto delle proprie malefatte:

  • passaporti falsi;
  • doping finanziario;
  • spionaggio;
  • alterazione di campionati e coppe.

Se il calcio italiano è stato ridotto a un ridicolo scontro milanese in cui si è inserita, per patti extra calcistici, la Rometta dei Sensi… un motivo ci sarà. E negli ultimi 5 anni, cioè il periodo di declino, non ci si può nemmeno attaccare a Moggi che non ha potuto operare e probabilmente non opererà più causa radiazione.

P.S.

Resta in corsa un ultimo mercenario, della specie più strana. Un grandissimo professionista, ma umanamente poca roba. Uno che è in grado di cambiare la storia, ma dietro di sé lascia un deserto triste (Milan, Roma, Juve). Si chiama Fabio, e di cognome fa Capello.

P.P.S.

L’ultimo no è arrivato da Marcello Lippi.

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Mercato allenatori: Ancelotti rifiuta l’Inter, se questo è un uomo!

Pazzo pensiero, volgare tentativo, uno squillo di telefono e un rifiuto. Si potrebbe riassumere così il secco no che Ancelotti ha spedito a Massimo Moratti. L’ennesima conferma fra chi uomo lo è veramente e uomo non lo è mai stato.

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Leonardo, che non è una delle tartarughe ninja, bensì un piccolo uomo che in molti hanno creduto portatore sano di valori umani, si è di colpo liberato dalla marcatura asfissiante di Milano. Ancelotti non ha nemmeno lontanamente pensato di accasarsi nuovamente a Milano, sponda nerazzurra. L’onore e la dignità prima di tutto. Prima ancora di soldi, perché con tutta probabilità in gioco c’erano tanti quattrini.

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E’ ancora l’ennesima conferma di una strategia che continuo a non capire. Moratti ha sputato per ben 15 anni veleno e fango su Juve e Milan, salvo poi tentare in tutti i modi di acquistare i giocatori che hanno fatto grande, grandissima la Juve (da Buffon a Thuram, da Ibra a Vieira, da Nedved a Camoranesi, da Trezeguet a Marchisio) e scippare gli allenatori al Milan. Come se i colori e la storia dei professionisti fosse un optional, qualcosa di temporaneo. E nella maggior parte dei casi, ahinoi, lo è per davvero.

Ma per fortuna qualche uomo ancora esiste: Nedved mandò a quel paese Mourinho, Ancelotti ha fatto lo stesso con Moratti.

Il concetto resta: i soldi non fanno la felicità. Possono solo comprare qualche scudetto e qualche coppa. Il cui valore è incommensurabilmente basso rispetto a quanti hanno vinto realmente, sul campo.

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Rassegna(ta) stampa sportiva del 12 maggio 2011

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Continua la saga:

  • Lazio, c’è un piano per Chamakh – sì sì, il pianterreno!
  • Juve, pioggia di milioni: parte la caccia a tre fenomeni e un’utopia – e nessuno che abbia un ombrello!
  • Pierpaolo Marino: “Il tecnico è un ottimizzatore delle risorse umane” – disse dopo la sbronza!
  • Sensibile incontra Sabatini, ma precisa: “Non si è parlato di Roma” – ah no, e di che? Di figa?
  • Juventus: Blanc lascia con molti errori e un grande merito – c’è un errore in questa frase: scoprilo!
  • Lazio: mano fratturata per Lichtsteiner – ci starebbe bene una battuta volgare, che però evito!
  • Juve: Agnelli, non siamo soddisfatti – perché, noi sì?!?
  • Juve: serve l’asso! – perché di due di coppe siamo francamente pieni!
  • VOTA Allenatore Roma Ancelotti o Guardiola? – come dire: Manuela Arcuri o Rosy Bindi?
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Chi gioca veramente a calcio in Serie A?

Troppe analisi, troppe persone. Troppa gente che ha fallito e si mette a fare il professorone davanti le telecamere. E allora si finisce per non capirci più nulla. Gente che farebbe fatica a raccattare un posto in una squallida segreteria di qualche minuscolo ufficio diventa improvvisamente e senza preavviso Maestro di Tattica del Giuoco del Calcio e su queste basi si danno vita a trasmissioni d’approfondimento calcistico. Così non va, anche perché ne viene fuori una realtà completamente distorta e gravemente lesiva di un minimo di pudore.

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Tutti questi fantomatici professoroni hanno nome e cognome. Da Pistocchi a Sacchi, da Ciccio Colonnese (sì, proprio il grande difensore dell’Atalanta di Milano di fine anni ’90) a Ferri. E non se ne può più di lecchini e maestrini di ripiego. Perfino Pagliuca ora si mette a quella lavagnetta a spiegare cosa dovrebbe fare Del Neri o quali cambi dovrebbe operare Allegri o Mazzarri o Guidolin.

Peccato non avere immagini a sufficienza, ma sarebbe carino confrontare quanto da loro detto con quanto realmente accaduto. Un esempio su tutti. Si giocava a Torino Juventus-Cagliari e Beppe Signori ebbe a dire su Krasic:

Non assomiglia per nulla a Nedved. Corre, ma non è così veloce e segna poco.

Il destino regalò a Beppe Signori una standing ovation da parte dell’Olimpico di Torino per la tripletta con cui Krasic distrusse i sardi. E da lì Krasic giocò un girone d’andata semplicemente spettacolare. A parte il calo di flessione, legittimo e fisiologico, da cui sembra uscito già da un paio di partite.

Ma guardiamo in faccia la realtà.

Il Milan di Allegri, imbottito di così tanti acquisti che non riescono più a stare appresso ai numeri delle maglie, vive unicamente sulla foga e le invenzioni di Mister Ibrahimovic, quello scoperto da Moggi in Olanda, pagato 19 milioni di euro e mostrato al mondo intero come uno dei talenti più puri e originali, capace di segnare (16 gol all’esordio in A e una valanga di assist per Trezeguet e Del Piero e perfino Zalayeta) e di impostare, di sobbarcarsi il lavoro di un intero reparto e risolvere le partite da solo. Se Ibra rallenta il Milan rallenta. Togli i gol di Ibra al Milan e ricalcola posizione e punteggio. Il gioco del primo Milan di Ancelottiana memoria non c’è appunto da anni. Sostituito da quel meraviglioso concetto proprio degli inglesi e cioè kick and run! Il kick è solitamente dei difensori o di Pirlo e il running è delegato ai vari Robinho, Pato e Ibra. La manovra è a tratti molto sterile fino a quando la palla non capita tra i piedi di Ibra e solitamente ne esce un’azione personale o un assist (vedi l’ultima meraviglia sfoderata per mandare in rete Pato).

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Il Napoli di Mazzarri basa tutto, o quasi, sulla spinta del San Paolo e sulla corsa contropiedista dei vari Lavezzi, Hamsik, Maggio e sul bimbo prodigio Cavani (cui tutto riesce in questo momento). Per il dinamismo inesauribile degli esterni e dei centrocampisti che accompagnano costantemente l’azione è la squadra più divertente da seguire, insieme all’Udinese che vive della luce di Di Natale e di Sanchez.

La Lazio è imperniata su una batteria di registi eccezionali: Ledesma e Hernanes su tutti, capaci di innescare le punte come pochi nel campionato italiano. Basta leggere il numero di assist dei due e il numero di gente mandata in gol. Ma la grande Lazio del girone d’andata sembra spenta. Pesano gli infortuni e le assenze, ma soprattuto pesa il calo di forma dei centrocampisti. Ne seguono i vari pareggi delle ultime giornate.

Si parla poi troppo poco di Parma e Bologna: con una rosa evidentemente inferiore (forse il Parma, in valore assoluto, sembra quella meglio attrezzata per una salvezza più che tranquilla) stanno facendo miracoli. Il Parma sfoderando come al solito un corredo di giovani di alto valore, se solo gli lasciassero il tempo di crescere. A Bologna, per la situazione che stanno vivendo, servirebbe invece un SuperPremio per il buon Malesani, che dimostra ancora una volta di saperci fare su quelle panchina. Purtroppo per lui bussano alla porta solo squadrette, con tutto rispetto di Siena e Bologna.

E infine c’è il Palermo, forse la più bella realtà di questo campionato. Due giocatori praticamente sconosciuti si sono imposti come due fra i centrocampisti più interessanti: Bacinovic e Ilicic. Il secondo potete leggerlo, con merito, nelle parti alte della classifica cannonieri. Pastore deve scrollarsi di dosso un po’ di brutti pensieri dalla testa di natura narcisistica e lavorare molto di più per la squadra. Quando lo fa è semplicemente devastante. In più Delio Rossi è costretto a sovvertire due grosse difficoltà: un Presidente senza senno e ricambi inesistenti. Eppure vi riesce guadagnando l’accesso al prossimo turno di Coppa Italia con un ragazzino sudamericano di appena 18 anni e continua a macinare punti senza punte.

Su Roma e Atalanta di Milano glisso: troppa discontinuità per i giallorossi e troppi regali per i nerazzurri per redigere un bilancio che sia anche solo serioso.

Tutte le nostre squadre sono rigorosamente in difficoltà in campo estero, proprio sul profilo della personalità e del gioco. E nel nostro campionato mostrano pause da paura.

All’estero invece ho potuto apprezzare il tentativo di gioco dell’Arsenal, costretto da disgrazie economiche a vendere e comprare sempre meno, arrangiandosi con un settore giovanile da paura. Le lamentele di Mourinho per l’organico a disposizione mi sembrano un oltraggio all’intelligenza dei più su questa Terra, buone solo a nascondere l’incapacità di lottare ad armi pari con chi il calcio sa giocarlo e cioè Guardiola. Come Mou, ma con ben altri toni, Ancelotti: gli hanno affidato una specie di auto di lusso, ridotta a carretta per motivi che forse lui sa bene, ma che non ha mai del tutto spiegato. Gente ormai stanca per i Blues (Lampard e Terry su tutti?). Gente inadeguata?

Detto questo continuo ancora a pensare positivo quando sento la parola Del Neri: lo hanno tirato dentro una delle situazioni più disastrate degli ultimi anni nel mondo del calcio. Una specie di società che ha buttato via soldi e un patrimonio tecnico da paura. Una sorta di incubo bianconero, con lo stesso nome, ma con ben altra sostanza. Bene da lui si pretendeva il bel gioco, tanti punti, magari un primo o un secondo posto e tanti gol segnati (che sono arrivati, ma i numeri si usano solo per dare contro al tecnico) e pochi presi (beh questo non è avvenuto) senza fare i conti con la squadra che si è ritrovato (i più positivi li ha voluti lui o li ha rigenerati, ha floppato solo su Motta e fin qui Martinez) o che gli hanno fatto ritrovare (non credo conoscesse Traoré e Sorensen e ha detto sin da subito che non voleva Grosso). Ma stiamo scherzando?

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