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Tag: andrea-agnelli (pagina 1 di 14)

Troppo caos: mettiamo ordine in casa Juve

Il sole dà alla testa. Addirittura prima dell’inizio della stagione in tanti si sono scatenati su fantasiosi bilanci sulla Juventus, in sede di calciomercato, in sede tattica. Quando non puoi attaccarla sul campo, solitamente si preferiscono altri terreni.

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Mettiamo ordine.

Delirio dei tifosi, almeno quelli che salgono sul carro

In troppi sono saliti sul carro, negli ultimi anni. Scendendo quando gli pareva, per poi risalirci a trofeo alzato. Capita, ma il tifo vero è altra cosa. Soprattutto non si capisce, a leggere i social, su quali basi molti tifosi utilizzano formule violente e negative. 6 anni pazzeschi, cominciati con Conte e Pirlo dopo due settimi posti, poi il ciclo di Allegri. Come se tutto fosse normale, il che da un lato racconta della forza spropositata di Agnelli, Marotta e Paratici nella costruzione di un management che ha saputo unire risultati sportivi con quelli economico-finanziari.

Il dolore per le Champions smarrite per personalità e fiato è forte, ma non può annebbiare la ragione. Anche se c’è qualche paura di aver sprecato fin troppe cartucce.

La prova del tempo

Per esempio la paura del tempo che è passato. La cara vecchia BBC ha compiuto 6 anni. Stessi anni che Buffon ha aggiunto al suo curriculum e alla sua carta d’identità. Proprio per questo la Juve sta cercando di lavorare per una migrazione rapida verso generazioni nuove di fenomeni, ma è molto complesso. A questo servono gli investimenti su Rugani e Caldara, poi Spinazzola e Mandragora, quindi Schick l’ultimo arrivato.

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Ama dire Lippi del suo ciclo bianconero che “cambiavamo tanto, ma lo zoccolo duro restava sempre e questo la gente lo dimentica”. Ecco, sembra il leit-motiv di questa Juve e di queste sessioni di mercato.

Supermercato: argenteria e ferro

E anche questa è una sessione particolare. La memoria del tifoso è selettiva, anche corta, alle volte finge proprio di dimenticare. Marotta e Paratici sono gli artefici delle più grosse plusvalenze bianconere. Così come sono gli artefici di alcuni colpi che hanno permesso questi 6 anni pazzeschi. Lavorano, lo hanno dimostrato, con grande serietà, e con altrettanta attenzione agli indici di bilancio. Siamo in Italia dove gli stipendi pesano il doppio rispetto agli altri Paesi, e dove i fatturati si fa più fatica a raggiungerli. La Juve è l’unica squadra italiana proiettata, da anni, verso il futuro dove già abitano i top club mondiali. Stadio, marketing, programmi di espansione, ritocco al brand, Museo. Senza dimenticare il campo.

L’anno scorso fu il colpo Higuain a incendiare l’amore dei tifosi, e le speranze. Quest’anno?

Probabile si riesca a chiudere ciò che più serve: un paio di ali per far volare il modulo di Allegri e permettere alla rosa di non arrivare all’ultimo match con le mani sui fianchi, poi un rinforzo decisivo a centrocampo dove servono muscoli e piedi delicati, quindi ritocco in difesa e sulla fascia destra dopo l’abbandono di Dani Alves (e l’incognita di Lichtsteiner su cui grava un odio ingiustificato). A conti fatti possiamo spendere fino a 130 milioni di Euro, non contando le entrate da cessioni nessuna eccellente (per fortuna).

Sfumato Tolisso, c’è da ammettere che la Juve prima di scegliere prende tempo. Anche fin troppo tempo, ma i parametri di scelta e gli indici di valutazione sembrano essere più complessi di quelli del singolo del tifoso appiccicato su YouTube o col giornale in mano.

Pazienza. Ci hanno portato fin qui. Ci porteranno anche più lontano.

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Juve: pericolo interismo, romanità e napolezza

Dare la colpa ad Allegri è solo interismo. O romanità. O napolezza. Cadere nel tranello di farsi sopraffare dalla giusta e naturale tristezza è esercizio assai facile per chi proprio non vuole accendere il cervello. Proviamo a farlo.

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6 scudetti di fila sono leggenda. Con la tripla doppietta di Campionato e Coppa Italia. Ma anche la doppietta della Champions persa in 3 anni. Peccato. Roba da psicosi, a questo punto, perché il conto si fa salatissimo nelle finali europee. Dove pesa una statistica imbarazzante: pochi gol segnati, molti presi, mai il dominio. Anche col Liverpool nell’85 e con l’Ajax nel ’96 abbiamo trascinato il risultato pericolosamente verso la fine. Traduzione? Intraducibile.

Veniamo alla più recente. Dare la colpa ad Allegri è da pazzi. Quelli aveva, quelli ha fatto girare a mille, ma quelli – a un certo punto del secondo tempo, cioè dopo qualche minuto – non ne avevano più né fisicamente né mentalmente. Perché il modulo non era stato previsto e perché i ricambi non sono esistiti. Rincon, Pjaca, Asamoah, Sturaro non si sono mai dimostrati veri sostituti dei 14 uomini che hanno spinto al massimo la macchina, da agosto al 3 giugno fino alle 22:00. La verità è questa. Oltre a quel pizzico di fortuna e tanta personalità che mancano in serate come quella di Cardiff.

Chi incendia alla tragedia è solo colui che vuole fare del folclore. Viceversa ha più senso continuare a incitare i ragazzi e Allegri perché il processo di crescita iniziato 3 anni fa non abbia uno stop pericoloso.

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C’è molto da rinnovare, tanto da potenziare nelle seconde linee, specie se il modulo principale del prossimo anno sarà lo stesso di questo entusiasmante 2017. Quel 4-2-3-1 che succhia energie come non mai. Più la variabile “essere decisivi” degli uomini che più hanno deluso sabato sera. Fra i vari, Higuain e Dybala su tutti.

E per la prima volta Allegri ha letto male e in ritardo l’andamento tattico del match, quando cioè era chiaro che il centrocampo a 3 del Real avrebbe avuto la meglio sulla coppia Khedira-Pjanic. E anche qui dobbiamo registrare la buona prova del bosniaco, alla primissima finale di Champions, in una squadra che non girava bene dalla trequarti in su. Eppure il più pericoloso negli unici tiri bianconeri verso la porta avversaria.

Si riparte, come ha detto Andrea Agnelli e come ripetuto da Allegri. Si riparte perché non c’è motivo non farlo, alla luce del gap scavato in Italia e del gap che si sta recuperando in Europa, finale a parte.

Si riparte da un mercato che deve rinfrescare i muscoli dei reparti bianconeri, con qualche specialista nei ruoli a questo punto fondamentali quali le corsie laterali e la cerniera di centrocampo dove serve fosforo e turbo insieme.

Finale a parte, questa è una Juve comunque da applaudire. Incazzati si, come è giusto che sia. Per l’impegno venuto meno. Ma… ripartiamo!

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Pogba è incedibile dal 2 settembre

Nel giorno del rinnovo a vita di Claudio Marchisio, il Presidente Andrea Agnelli ha voluto con forza puntualizzare un concetto di una semplicità imbarazzante: Pogba sarà incedibile dal 2 settembre. Vale a dire: chi ha voglia di spendere tanti tanti tanti soldi, si faccia avanti.

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La proposta indecente verrà ascoltata dalla Juve, ma vuol dire ragionare sulla base delle tre cifre elementari. Gli agognati 100 milioni di euro, che per molti nemmeno basterebbero dopo le valutazioni super dei vari Bale e Rodriguez, tanto per citare due nomi.

Altrimenti la Juve resta così, con Pogba in un centrocampo fra i migliori al mondo, pur con la partenza di Pirlo.

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Altrimenti la Juve fa la Juve e i campioni se li tiene. O ne aggiunge.

Perché il calcio dei giorni d’oggi è questo: legato ai numeri, legato maledettamente ai numeri. Restano pochissime bandiere.

Giusto quel Claudio Marchisio.

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Vi meritate Tavecchio

Ricapitolando: Andrea Agnelli vuole lanciare Albertini, ma la banda guidata da De Laurentiis e Galliani, con Lotito e Moratti sullo sfondo, hanno puntato su Tavecchio.

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Si dice, che la banda abbia votato Tavecchio per una sorta di continuità rispetto al passato. Nel frattempo, alcuni quotidiani cominciano a pubblicare la lunga lista di malsane news riferite a questo personaggio che non si è fatto mancare nulla. Oltre ad aver chiesto, perfino Palombo della Gazzetta, di ritirare la candidatura dopo le volgari frasi a sfondo chiaramente razzista.

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Avremo quindi Tavecchio alla guida. Andrea Agnelli rimane fuori. Le riforme non si faranno. Il nostro calcio morirà.

L’importante è che Allegri conduca all’inferno alla Juve. In tal caso, Tavecchio o no, tutti saranno contenti.

Buon calcio a tutti.

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Pomeriggio comincia l’anno della Juve di Allegri: dubbi, domande, missioni

Settimana fra le più affascinanti, se per affascinanti decidete di valutare avvenimenti positivi e negativi. Conte, poi gli arrivi, i dubbi, le smentite, le accelerate. Certamente settimana affascinante.

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John Elkan è stato chiaro: la Juve è la Juve, conta più dei singoli. Purtroppo quella frase lui l’avrà letta da qualche parte e ripetuta a pappagallo, perché non ha coscienza di cosa vuol dire Juve. Ma che cosa c’avrà visto l’Avvocato? Un mistero che ci trascineremo nel corso degli anni. Quando la Exor mollerà la presa su questa società, forse Andrea Agnelli potrà cominciare a pensare in grande.

Morata (pronti, via, crack: non commentiamo), Evra, Pereyra. Forse addirittura Romulo. Sui primi tre massima stima e fiducia, ma su Romulo, a quelle cifre, dopo aver venduto Quagliarella per 3,5 milioni di euro, cominciamo a tentennare: comprare bene, comprare meglio.

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Soprattutto non vendere. Vidal vuole parlare con Allegri. Max non fare scherzi: è l’uomo su cui Conte ha basato i suoi successi. E’ il più grande che abbiamo in rosa. Ci accodiamo evidentemente a Tevez: “Un fenomeno, deve restare”. E se proprio dovesse andar via, facendo il gioco dei nostri avversari, 45 milioni bastano per la gamba sinistra. Con quanto si legge in giro, Vidal, questo Vidal, il Vidal degli ultimi tre anni, vale davvero meno di David Luiz o di James Rodriguez?

Certamente non può andare via Paul Pogba. Ma scherziamo? Non sappiamo che margini di miglioramento abbia questo ragazzo di poco più di 20 anni. Ne nascerà un altro nel 2030. Ce l’abbiamo noi. Ok il bilancio, ma… scherziamo davvero?

Vidal e Pogba saranno i perni del 3-5-2 o del 4-3-1-2 o del 4-3-3 o del 4-3-2-1. I numeri sceglieteli voi, a patto che la somma faccia dieci (più Buffon, undici), tanto questi due saranno comunque in campo, ovunque in campo. Si riparte da loro. E non si discute. Altrimenti il popolo, che manterrà fede alla fede bianconera, come le famose formiche, dovrebbe incazzarsi davvero e rovesciare il sistema, Andrea Agnelli incluso.

Perché è vero: gli uomini passano (su Conte diremo dell’altro nei prossimi giorni), la Juve resta. Ma che Juve resta? C’è stata la Juve di John Charles, Boniperti e Sivori. Poi quella di Trapattoni e Platini. Poi quella di Lippi, di Del Piero, passando per Capello e arrivando a Conte. La prossima, che Juve sarà?

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Allegri, ma poco Conte(nti)

Max è al lavoro. Non avrei mai pensato di scriverlo. Ma sono juventino nel cuore, nell’anima, nel corpo. Voglio il bene della mia società, della mia squadra. Dovrò stringere i denti, violentare la razionalità che mi suggerisce di inveire, di sbraitare, di tifare contro pur di non vederlo più.

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Ce l’ho con Conte, specie fossero vere le rivelazioni sul precontratto col Milan: la mafia del calcio con Conte in panchina? Antonio ti senti bene?

Ce l’ho con Marotta: non si arriva al 15 di luglio con un’incognita simile. E purtroppo adesso è chiaro che eravate completamente fermi su ogni aspetto gestionale in attesa di capire se Conte firmava o andava. E’ andato. E la stagione rischia seriamente di essere compromessa. Vorrei aiutare Allegri, per quanto posso, e vorrei anche cominciare a fare del male a questa Juve perché questa non è la mia Juve.

Ce l’ho con Elkan: quando la pianterete? Quando libererete la Juve dal vostro cancro che ha già prodotto diversi sconquassi?

Ce l’ho con Andrea Agnelli: serve un gesto forte Andrea, per prenderti maggiori poteri, altrimenti corri il rischio di vedere offuscato quanto di buono fatto. Tavecchio verrà eletto: quanto contiamo? Si fa o non si fa questa guerra a chi ci ha calpestato ignobilmente e continua a farlo?

Ce l’ho con me stesso: alla notizia delle dimissioni di Conte ho praticamente smesso di lavorare e pensare, tanto forte il dolore. Speravo di aver trovato un leader. Speravo si cominciasse finalmente un’era da Juve vera, decennale, ventennale.

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Poi però mi fermo, rifletto e penso: sono anni che seguo la Juve. Sempre. In ogni circostanza. In Serie B. All’inferno. Fortunatamente quasi sempre in paradiso. Ci sono sempre, non percepisco stipendi, né onori. Godo. Tanto. Magari non conosco le dinamiche di questi professionisti. Così mi viene da pensare: Antonio, puoi per favore raccontarci cosa ti è mancato? Stimoli? Uno juventino vero scevro di stimoli? Suvvia. Soldi? La Juve quindi è seconda ai soldi? E non che ne prendevi pochini. Bastano per vivere in modo decente in questo Paese, no? Potere? Più di quello che ti abbiamo assegnato? Troppo affetto? Antonio: come è andata veramente? Perché qui il fegato ci esplode. E si rischia, la rabbia è così, di passare per quello che in fondo proprio non sei: uno juventino come tanti, ma non uno juventino vero.

Ripenso al 2006, al miglior portiere del mondo sceso nell’inferno della Serie B, quando poteva scegliere fra Real, Barca, ManUTD, Marte, Giove, Saturno. Ripenso a Del Piero. Ripenso a Nedved, al suo rifiuto a Mourinho perché non poteva tradire la Juve e i tifosi bianconeri. Poi ripenso a poche sere fa, a quel link maledetto che annunciava le tue dimissioni. Penso, ripenso, rifletto e mi chiedo: Antonio, che ne è della tua juventinità?

E noi qui, poco Conte(nti), nemmeno tanto Allegri. Ma qui.

Noi restiamo qui.

Noi siamo la Juve.

Noi.

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Chi è Conte scagli la prima pietra

Con Conte o con Agnelli? Io preferisco sempre stare dalla parte della Juve. Probabilmente è tutta una farsa quella inscenata dalla coppia Antonio Conte e Andrea Agnelli, ma certamente il tutto non mi piace.

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Non mi piace il modo in cui questa storia è raccontata, né il modo in cui entrambi l’hanno vissuta. A meno che non si sia deciso di prendersi gioco della stampa tutta. Il problema è che a noi qualcosa va raccontato, anche velatamente, anche con mezzi alternativi che siamo pronti a sostenere, pur di fare a meno di Sky, di Mediaset, di Gazzetta e Corriere dello Sport.

Il tira e molla, il dico e non dico, il “m’avete preso per… no sei un eroe” è tutto molto bello, ma chi ama questa squadra, chi ama questi colori, non può non essere d’accordo sul fatto che così non va.

L’unico segno di serenità l’hanno data i ragazzi. Non certo dirigenza e allenatore. Mettiamo qualche punto, poi godiamoci quest’annata spettacolare.

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Primo punto: Antonio Conte è nella storia e nemmeno una stagione maledetta potrà cancellare quanto fatto. Un autentico miracolo sportivo. Siamo d’accordo con Mughini quando ha detto “prima di Conte credevo che un allenatore valesse il 20% di una squadra, ma sono costretto a ricredermi”.

Secondo punto: non possiamo, a te caro Antonio, non chiederti di provare a vincere. Ce l’abbiamo scritto sul collo, nel cuore e nella testa, oltre che nella storia: “alla Juve vincere è l’unica cosa che conta“. Fermo restando che siamo pronti a sposare un progetto di ri-crescita. Ma ce lo dovete spiegare, altrimenti il popolo tutto rischia di confondersi oltre modo.

Terzo punto: se non ci sono soldi ci si arrangerà, come fatto in questi tre anni. Ben sapendo che la concorrenza sarà sempre più forte e agguerrita. Pazienza: siamo la Juve, e dobbiamo esserlo.

Quarto punto: dobbiamo muoverci come un corpo unico. Chi non ci sta, scenda dal carro e scelga altri colori. O più semplicemente: se non si è convinti di Juve, basta cambiare progetto, cambiare squadra. Siamo tutti juventini, ma ognuno di noi ha responsabilità molto differenti. Assumiamocele tutte, senza paura, senza strategie dialettiche che confondono, divertono e intriscono assieme, impauriscono, stupiscono.

Ma godiamoci il momento. Godiamoci questa Juve. Godiamoci i record. Puntando sempre al prossimo.

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Roma-Juventus 0-1 Grazie Roma, che ci fai piangere e godere ancora

Possono cominciare i festeggiamenti. Lì. In quello stadio. Davanti a Totti e compagni. Con la faccia di Garcia persa nel dolore dell’ennesima sconfitta. Polverizzando record su record. Col gol di colui che non doveva segnare. L’ex. All’ultimo respiro. Come nei peggiori incubi. O come nei sogni che si realizzano.

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Finisce così un Roma-Juventus dove una squadra ha menato e l’altra ha risposto. Dove la classe di Totti e compagni è rimasta nella retorica, sostituita dalla solita vergognosa furia rabbiosa di chi non può ammettere l’inferiorità.

La Juve scudettata porta a Roma il suo scudetto: almeno lo vedono anche lì, nella Capitale. La Juve scudettata raggiunge 99 punti.

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E che gli vuoi dire? Che puoi commentare? Da dove parte può partire il racconto di una stagione esaltante, dove ogni numero è a favore della Juve?

Resta il dubbio sulle dichiarazioni di Conte, su cui torneremo in altri articoli. Resta il dubbio di capire cosa accadrà quest’estate. Perché questi sono numeri non più ripetibili, specie se pensate che manca ancora la trentottesima. Ed è un gruppo che ha dato il meglio di sé.

Anche se l’esultanza finale può raccontare una storia differente.

In settimana ci sarà il faccia a faccia fra Conte e Agnelli, pura formalità nel tentativo di darsi obiettivi concreti. Ci dia retta Andrea Agnelli: ascolti soltanto, lasci decidere a Conte, acconsentendo a ogni sua richiesta, sposando ogni sua idea. Ci dia retta Andrea Agnelli: abbiamo trovato il nostro Fergusson!

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Fiorentina-Juventus Atto finale, parola al campo

Finalmente si va in campo. Della Valle vorrebbe fare le scarpe ad Agnelli, mentre Agnelli continua a non rispondere alle stupide provocazioni, confidando nel fatto che siano dettate da malori da rosicamento.

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Sarà l’ultimo atto di questa stagione fra Fiorentina e Juventus. Una sta inseguendo e macinando record, l’altra vive sull’onda del 4-2 di campionato per cui sono nate magliette, tazze, pagine Facebook e manifestazioni di grande gioia. A ognuno il proprio godimento, nonostante le differenze di sostanza.

Tevez contro Gomez, cioè i due uomini chiave per i rispettivi attacchi. Pirlo contro Borja Valero, a sentire le opinioni di giornalisti ed esperti. Una Juve incerottata in difesa contro una Fiorentina che sembra più in palla a livello di gambe.

Conte ha confermato, non troppo velatamente, che l’Europe League è sì importante, ma la Juve punta alla Champions. Segno evidente di non aver dato troppa priorità alla Coppa. Però val la pena provarci. Di sicuro, val la pena non uscire proprio in questa fase, eliminati per mano della Viola. Inaccetabile per tutta una serie di ragioni.

Così ci aspettiamo la Juve migliore. Dal punto di vista della ferocia e dell’attenzione, della qualità espressa sul campo e della voglia. Tutti fattori che se mancano alla Juve, si vedono, si percepiscono e se ne vedono le brutte conseguenze.

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Fiorentina-Juventus Le probabili formazioni

Fuori Marchisio e Barzagli, stoppati anche Peluso e Ogbonna, la difesa è risicata, mentre a centrocampo mancano valide alternative. Appare sibillina la battuta di Conte “forse ho fatto poco turnover”. Già, ma chi sfruttiamo?

Già stasera ci affidiamo a Isla, mai veramente ripresosi dopo il grave infortunio a Udine, mentre sta convincendo Asamoah e appare insostituibile Lichtsteiner. Troppo importante la carica di Tevez. Al suo fianco Llorente, preferito a Osvaldo per la totale compatibilità con l’argentino e il curriculum di ottimo livello, fin o a questo punto della stagione.

Ci aspettiamo molto da Pogba e Vidal, i veri motori delle tattiche di Conte. Il cileno è ancora una volta il miglior realizzatore, mentre il francese manca sul tabellino da troppo tempo. Deve imparare, in alcuni periodi della stagione, a tirar fuori le unghia e mettere da parte il fioretto. Il fisico non manca e le qualità tecniche sono di rara eccellenza.

Ci uniamo al desiderio di Buffon: “far ricredere tutti”. Soprattutto, sentiamo nostro il pensiero di Conte: “Juve in campo solo per vincere”.

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Juventus-Genoa Conte e Agnelli suonano la carica

Conte e Agnelli sulla stessa linea d’onda. Avrà ragione il tecnico a dire che “vogliono sfasciare la Juve per non farla rivincere” e avrà pure ragione il Presidente “ogni risultato va sudato, forse dopo due anni abbiamo sbagliato qualcosa tutti”. Il punto è che bisogna ripartire e chi meglio di loro due sa come?!

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Conte e Agnelli devono guidare la truppa verso un traguardo prestigioso e verso altri due obiettivi, parimenti importanti. Ci sono le basi per farlo, è mancata la voglia. Quella voglia che Conte sembra avere e di sicuro ha, quella voglia che abbiamo dato per scontato nei ragazzi. Basta guardare la corsa di Tevez e la corsa di altri, per rendersi conto di ciò.

Ora voltiamo pagina. Fin qui ci siamo allenati. D’ora in avanti si farà la vera Juve.

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Conte varia il modulo e torna al 3-5-2. Non è però una sorpresa dire che si fida pochissimo di chi andrà in fascia. Asamoah a sinistra e Isla a destra sono pugnalate al cuore di un tecnico che ha basato molto delle sue tattiche sull’efficacia degli esterni. E l’assenza di Lichtsteiner è purtroppo più decisiva di quanto non si pensi. La domanda, perciò, è se non conveniva insistere con un 4-3-1-2 che è sembrato davvero performante contro il Real Madrid.

Riposerà Marchisio, mentre in difesa nessuno perderà il posto. Col rientro di Bonucci, Ogbonna tornerà in panchina. In avanti, visti alcuni problemi fisici di Giovinco, Llorente e Tevez restano gli unici disponibili.

Per la Juve si profila un periodo molto complesso: oggi il Genoa di Gasperini, poi il Catania nel turno infrasettimanale, quindi Parma e poi Real Madrid e Napoli.

Juventus-Genoa Gli 11 di Conte

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