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Andrea Pirlo: “Sono venuto qui per vincere” / I protagonisti dello scudetto

Che qualcosa era cambiato e poteva cambiare lo si intuì in quella mattinata, quando ormai Pirlo era cosa certa. Quando quel ragazzo di poco più di 30 anni varcava la soglia di Vinovo e si sedeva davanti al microfono. Indossava una maglietta bianconera, quella della Juve e non era visita di cortesia, ma la presentazione ufficiale di Pirlo alla Juve.

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Sì: Pirlo alla Juve. L’imponderabile, come può benissimo dire Mister Conte. Accompagnato da un sacco di scemenze, forse per mascherare sin da subito la terribile stupidaggine che a Milano avevano partorito: via lui, hanno tenuto Van Bommel. Il motivo è sconosciuto agli abitanti di questo pianeta. Noi ringraziamo.

Col suo capello, sarà destino ma stanno ce l’hanno coi nostri capelli, si presentò così:

Voleva vincere, e la Juve voleva tornare a farlo. Strade parallele, stesso obiettivo. E così è stato.

Problemi tattici?

Andrea Pirlo nella Juve significava tanta roba per tutti i tifosi. Ma l’inserimento negli schemi di Conte appariva problematico. Mah!

Certo in quel famoso 4-2-4 servivano centrocampisti centrali molto più forti a livello fisico, ma discutere Pirlo ci sembrò una bufala. E lo stesso Conte rispose proprio così:

Con Conte i campioni giocheranno sempre. Voglio comandare il gioco, voglio fare bel gioco e quindi con Pirlo non ci saranno problemi.

Da Pirlo i tifosi si aspettavano quella personalità che è stata la pecca degli ultimi registi bianconeri: da Tiago ad Almiron, da Melo ad Aquilani. Solo Cristiano Zanetti riuscì a interpretare benissimo quel ruolo, ma venne ceduto clamorosamente alla Fiorentina dopo due anni stupendi in bianconero. Vecchi e bestiali errori della vecchia indegna dirigenza.

Con Conte… il posto per i campioni c’è e ci sarà sempre.

Prima parte della stagione bianconera

Il 24 maggio 2011 firma il contratto che lo lega alla Juve. Un triennale. Al Milan non volevano concedergli nemmeno un biennale. In più l’avevano dato per bollito, per finito. Parola di Milan Lab, una sorta di TG4 dello sport. Perché le visite mediche con la Juve mostrano un ragazzo perfettamente integro, con capacità aerobiche strepitose.

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I numeri della stagione? 39 presenze su 41 a disposizione. Una partita saltata per squalifica. Minutaggio da paura perché Conte non ha praticamente mai rinunciato al suo faro. E vuoi vedere.

Con Pirlo la Juve comanda il gioco dal primo all’ultimo minuto. Il numero 21 bianconero è un martello. Costante presenza in mezzo al campo, senso della posizione entusiasmante. Offre sempre l’appoggio e il suo possesso palla tranquillizza un intero gruppo. Palla a Pirlo, palla in banca.

E Conte può finalmente attuare la sua idea di calcio: giochiamo noi, manovriamo noi, gli altri devono solo rincorrere. E si stancano presto gli avversari perchè Pirlo sa sempre dove deve andare il pallone. Facilitato da una mediana che, numeri alla mano, non ha eguali in Europa. Assist, gol, inserimenti, recupero palla, tocchi, predominio territoriale. Il centrocampo bianconero con Pirlo-Marchisio-Vidal è il più forte in circolazione.

La Juve vola e comincia a farlo sin dalla partita interna col Parma: 4-1. Il primo gol è di Lichtsteiner, ma metà rete è di Andrea Pirlo. Riceve palla al limite, finta col destro, si porta il pallone sul sinistro, rientra ancora sul destro mandando allo sbando due difensori, tocca morbido il pallone per l’inserimento dello svizzero, tagliando via tre uomini della difesa parmense. Delirio assoluto.

E’ solo il primo dei 12 assist stagionali in campionato. Il secondo sarà per Marchisio, sempre contro il Parma. Ancora con una pennellata favolosa.

Tutto il girone d’andata è un continuo cambiar moduli, con una costante: quel centrocampo a tre non si tocca! La manovra si fa sempre più fluida mano a mano che passano le partite.

Il girone di ritorno: Pirlo sale sul trono

C’è una partita che fa da spartiacque nella stagione della Juve. Dopo il farsesco rinvio per assenza di pioggia, Napoli e Juve possono finalmente sfidarsi. I partenopei sono avanti di 2 reti, 3-1. Conte vara il 3-5-2: è la svolta. A fine partita, pareggiata 3-3, ma con forte delusione per aver mancato il gol del vantaggio, l’allenatore leccese dichiarerà:

[...] questo modulo esalta le caratteristiche dei miei ragazzi.

Perché? Semplice. Bonucci è a tutti gli effetti un play maker arretrato. Protetto da due armadi come Barzagli e Chiellini, potendo muoversi in diagonale a Pirlo, l’ex difensore del Bari ha vita facile in marcatura e molta libertà per impostare l’azione quando il centrocampo viene ingabbiato. E la maturazione in termini di personalità e attenzione è stata determinante per il successo della Juve.

Intanto Pirlo si prende tutto. Il suo movimento costante che lo porta a occupare tutte le zone centrali del campo, da regista basso a regista puro, fino a trequartista nei momenti di maggior pressing offensivo, gli permette di giocare un numero impressionante di palloni. E la Juve ne beneficia. Le palle gol create nella seconda parte del campionato sono maggiori rispetto alla prima e la nuova posizione di Vucinic porta Andrea a giocarsela sempre più vicino alla porta.

Arriva il gol col Catania il 18 febbraio 2012, una punizione che raddrizza un match cominciato malissimo. Poi replica con la Fiorentina e quindi con la Roma. L’eredità di Zidane, quel numero 21, non poteva essere in spalle migliori.

Arriva lo scudetto, meritato, strameritato, e la Juve ha un idolo in più. A Milano intanto stanno chiedendosi perché Van Bommel e Aquilani non hanno permesso di praticare un bel calcio. Già, perché?

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La moviola di Juventus-Milan 2-2: eppur qualcuno si lamenta

Dopo i gol di Del Piero e Vucinic, dopo l’ennesima prestazione in cui il Milan è solo riuscito a scalfire la Juve, dopo l’ennesima batosta subita… ecco il solito pianto rossonero.

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L’intervista di RaiSport nel finale è roba da house organ. Nemmeno MilanChannel sembra si sia spinto così in basso. Non una domanda sul perché la Juve si sia dimostrata così superiore nei 4 scontri diretti. Non una domanda sul motivo per il quale il Milan non è riuscito a porre rimedio alla forza dei bianconeri. No, giusto l’ennesimo episodio aggrappa-fegato. E mentre Allegri piange a dirotto, insieme ai vari Collovati, noi fatichiamo a trattenere il sorriso beffardo di chi le immagini le ha viste veramente.

Il gol di Del Piero è stato mandato ai RIS che ne stanno analizzando ogni singolo fotogramma. Ci sarà pure un qualcosa su cui recriminare, no? Il fallo su Barbie-Mexes? Non scherziamo. Il tocco di mani? Non c’è. Forse un eccesso di superiorità tecnica, perché è delizioso il modo in cui Alex Del Piero scavalca Amelia. Poi dallo stadio è sembrato che la palla avesse varcato interamente la linea, almeno così è sembrato.

Del Piero contro Amelia

Del Piero contro Amelia

Curioso come le immagini non si siano fermato sul fallo killer di Aquilani. Vucinic per poco non ci lascia ginocchio e gamba. Orsato ci pensa un po’ su, riflette, poi vede la maglia rossonera e… oplà, giallo e “non lo fare più”. Ci mancherebbe! A palla lontana, a giocatore saltato, Aquilani (che Marotta ha rimpiazzato con Pirlo: grazie Direttore!) decide di intervenire in modo cattivo e volontario sulle gambe del montenegrino. Che si rialza e poco più tardi beccherà il giallo per proteste, dopo l’ennesima entrataccia a centrocampo: che barbone, protesta pure questo Vucinic? Sarebbe interessante notare, visto il discorso filosofico sul gol fantasma di Muntari (che però non ha ragione di esistere visto che il calcio d’angolo è stato battuto in modo irregolare), che il Milan avrebbe poi giocato in 10 per 70 minuti. 100 minuti contando pure i supplementari.

Poco prima un’entrataccia di Muntari scatena le ire della panchina rossonera. Pure Collovati arrosisce in diretta TV per dover commentare un fallo da arancione. Vidal vola via in aria, il ghanese se la cava col giallo. Allegri protesta animatamente e Conte comincia a sorridere: senza vergogna, senza stile!

Gli interventi da dietro su Del Piero sono puniti solo una volta su quattro. Simile discorso per Simone Pepe che vede una statistica differente: una volta il fallo gli viene fischiato, una volta no! Vucinic viene continuamente ripreso da Conte, ma Antonini in prima battuta e Aquilani in seconda battuta e infine Seedorf lo placano con regolarità matematica. Orsato ogni tanto fischia, ogni tanto decide di non sprecare fiato.

Thiago Silva e Mexes possono menare indisturbati, così come Aquilani continuerà a far fallo. Nel secondo tempo altra entrataccia di Seedorf che atterra Vucinic e altro giallo. Nel frattempo Vucinic e Storari finiscono nel taccuino di Orsato che dal rientro dagli spogliatoi comincia a fischiare sempre meno per la Juve, sempre più per il Milan.

Allucinante la protesta nel finale dei tempi regolamentari: in area Maxi Lopez la tocca con la mano e la panchina rossonera esplode. “E’ rigore, è rigore!”. Peccato che l’area sia bianconera e che Chiellini esca con un colpo di petto da quell’imbarazzo. In campionato l’avrebbero dato, ma in Coppa Galliani ha dimenticato di istruire a dovere l’AIA.

Al fischio finale, e con ancora 30 minuti da giocare, arriva una voce da Milano: la FIGC pare voglia cambiare la regola dei gol fuori casa che valgono doppio. Valgono solo quelli di ritorno, ma la circolare non arriva in tempo e l’arbitro fischia l’inizio dei supplementari.

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La Juve esce dai blocchi con una ferocia inaudita. Dopo 40 secondi Vucinic scaglia un destro rasoterra che impegna Amelia, Marchisio non trova la porta da due metri. Passa un solo minuto e ancora Vucinic balla tra le linee, si porta via mezza difesa e serve un pallone d’oro a Giaccherini che in fuorigioco non c’è come non c’era Giovinco in Parma-Milan. Eppoi Orsato non ha il coraggio di fischiare qualcosa nel gol di Vucinic. Troppo improvviso per ravvisare qualcosa in area, qualche spinta, qualche trattenuta, qualche starnuto di Borriello.

Pochi minuti più tardi fermato Giaccherini lanciato a rete. Altra grande intuizione di Vucinic, grande sponda di Borriello, ma Orsato impedisce alla Juve di tentare la vittoria. Il fischio è misterioso. Non c’è fuorigioco e non c’è fallo dell’ex giallorosso.

Nel frattempo l’ex di Belen si fa ammonire: ha restituito il cazzotto del campionato a Barbie Mexes che prenderà il giallo solo nel finale e battibeccherà col pubblico. Lui mostra la linguaccia, ma vale molto meno rispetto a quella di Del Piero. Stile zozzonero.

Negli ultimi minuti Giaccherini viene letteralmente preso a calci da Mesbah: Orsato fischia… per il Milan. Il guardalinee abbassa lo sguardo: ti stimo!

Viene ammonito pure Thiago Silva. A 6 minuti dal termine giallo per Vidal. Molto più arancione che giallo, forse rosso… ma qualcuno ha davvero il coraggio di protestare?

Venghino signori venghino

Venghino signori venghino

Sì, e questo qualcuno è un compomente del Circo Massimo… anzi, Massimiliano… Allegri, che allegro proprio non lo è. La dichiarazione a RaiSport, raccolta come solo i servi sanno fare, è da delirio:

Peccato nel finale, sai, col rosso a Vidal avremmo giocato 6 minuti in superiorità numerica.

Visto che lui è forte in fisica, vorrei mostrare che pure io sono forte in matematica. Una partita dura 90 minuti. Quattro partite vogliono dire 360 minuti. Tolta la prima ora di Milan-Juventus di febbraio in cui la peggior Juve è andata sotto col Milan, nel resto dei 300 minuti i bianconeri hanno distrutto la fantomatica corazzata rossonera. E Allegri protesta per i 6 minuti finali di un secondo tempo supplementare, quando non sarebbe bastato nemmeno un gol per passare.

Finisce così: Juventus 2, Rappresentativa AIA FIGC 2. Al prossimo anno per le rivincite.

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Juventus-Milan 2-2 Dove vai se la classe non ce l’hai?

Finisce ancora una volta con i rossoneri a bocca asciutta, con i fegati malconci perché anche la quarta partita è andata e in mano alla banda di Galliani resta solo un pugno di mosche.

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Superiorità netta ancora una volta dimostrata. Con la Juve B, con la Juve titolare, con la peggior Juve della stagione (in campionato), con la Juve stanca… insomma con la Juve. Se non ci fossero loro a proteggerli, altro che primi in classifica. E anche ieri Orsato è stato commovente.

Antonio Conte l’aveva detto: “Non si può discutere Vucinic, è l’unico fenomeno che abbiamo in squadra”. Poi aveva anche annunciato che “sarà la partita di Del Piero”. Ditemi voi che devo pensare.

Il Capitano dei Capitani tira fuori dal cilindro una magia in stile Holly & Benji: palla alzata a scavalcare Amelia e piattone facile facile a incendiare lo Juventus Stadium. A 37 anni la testa è ancora quella di un ragazzino, voglioso e caparbio, di quelli che devono ancora dimostrare qualcosa e invece hanno dimostrato tutto. Vista la mole di lavoro, ci chiediamo adesso se vale davvero la pena insistere su Borriello o forse è meglio puntare, nei finali di gara (ma non al minuto 85) su questo Del Piero. Classe da vendere, e numeri che sono incontrovertibili.

Alessandro Del Piero

Alessandro Del Piero

In coppia con Vucinic realizza poi un’alchimia strana: i due il pallone lo trattano dandogli del “tu”, e si parlano in una lingua che è sconosciuta ai più. Disegnano calcio nel primo tempo. Solita astuzia e maestria nel possesso palla per Del Piero, strappi che fanno malissimo per il montenegrino che pare danzare sul pallone.

Antonini lo perde a ogni discesa, mentre Mexes e Aquilani sono chiamati puntualmente al fallo. Sulla moviola ci torneremo in un altro articolo perché non vale la pena sporcarsi la bocca adesso. Fatto sta che il genio è uscito dalla lampada e, si spera, che non debba più tornarci! Perché quando gioca così gli occhi si illuminano e il cuore batte sereno. Se poi al minuto 6 del primo supplementare riesce pure a tirare via il ragno dall’incrocio dei pali… chapeau!

Diventa complicato trovare un bianconero sotto il 6,5. Forse, per eccesso di cattività, lo meriterebbe giusto Giaccherini che sciupa la più colossale palla gol dell’incontro. Solo contro Amelia riesce a incartarsi. Attenzione a non lapidare occasioni come queste, perché non sempre Vucinic potrà trovare il jolly. Forse pure Marchisio che fallisce il tocco ravvicinato, sempre nel primo tempo supplementare. Forse pure Pepe che si perde Mesbah nell’occasione del gol.

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Ecco, questi dati la dicono lunga su quanto sterile e inoffensivo sia stato il Milan. Storari si sporca le mani solo su un tiro cross di Ibra nel primo tempo regolamentare, poi il buio pesto tranne qualche conclusione disperata da distanza siderale. La Juve è attendista e lascerebbe pure sfogare il Milan che però è partito già battuto. Come si batte questa Juve? Domanda cui nessuno è ancora riuscito a rispondere.

Convinzione e rabbia, colpi di genio e manovra sono tutti fattori appannaggio dei bianconeri. Ringraziamo Galliani per averci fornito Andrea Pirlo: noi abbiamo finito gli aggettivi, a voi trovarne altri. Bisognerebbe inventare una pozione magica per fermare l’avanzare dell’età. Vederlo orchestrare sinfonie come le manovre bianconere è uno spettacolo per cui pagheresti anche il doppio del biglietto. Si muove con un’eleganza fuori dal comune, dà l’impressione di fare sempre la cosa giusta.

Eppoi c’è Vidal. Ubriacone prima, killer e guastafeste poi, questo ragazzo è il miglior erede di Edgar Davids. Recupera palloni in serie, morde la caviglie come faceva l’olandese, ma a dispetto del Pitbull pare aggiungere la dote innata di costruire l’azione con calma olimpica. Piedi fatati, personalità in quantità industriale. In ogni occasione Vidal sperimenta il gusto della bellezza mista a una forza d’urto pazzesca. Che sia benedetto Marotta… e soltanto adesso capiamo l’incazzatura del Bayern Monaco per averlo perso in estate. Monumentale.

King Artur Vidal

King Artur Vidal

Tutti aggettivi che non possono essere spesi per la banda di Allegri. Non crediamo, perché la nostra testolina funziona ancora per fortuna, al muco o al mal di testa di Ibrahimovic. Semplicemente ha alzato bandiera bianca. Ripetiamo un concetto tanto caro a questo qui: forte coi deboli, debole coi forti. Bonucci ne annulla ogni tipo di iniziativa e quando passa dalle parti di Chiellini dà l’impressione di rinunciare a battagliare. Si spinge fin nel proprio centrocampo per respirare aria pulita, ma da lì non fa mai male. Ci chiediamo il motivo della sua candidatura, finora solo per bocche poco obiettive, al Pallone d’Oro quando nella stessa serata un tizio di nome Messi ha combinato quello che ha combinato.

Monumentale e strepitoso certo non lo è il Faraone. Deve ancora mangiarne di pane duro. Non può certo esserlo Seedorf che scompare di fronte a Del Piero. Né può esserlo Aquilani che non trova di meglio che farsi ricordare per aver quasi abbattuto Mirko Vucinic. Ne riparleremo. Né Thiago Silva. Ha passato tutta la partita a toccarsi qualche parte del corpo e delle due l’una: o ha fatto finta o ha stretto i denti vanamente. Per finire a Inzaghi: l’aria dello Juventus Stadium gli ha fatto malissimo, tanto da cagarsi addosso.

La sensazione è che la partita sia stata aperta dalla Juve. Senza i cali di attenzione il Milan non sarebbe più rientrato in gara. E fa specie pensare che sia proprio rientrato in gara quando Ibra è uscito. Ci fosse stato in campionato la classifica oggi parlerebbe in modo diverso. Troppo godurioso passare il turno in questo modo, troppo bello gioire sulla faccia di Galliani cui non basta Orsato. Troppo bello ridere sul lamento insulso di Allegri.

Vince Conte, vince la Juve. Passa la squadra più squadra, quella più forte. Perché la storia del campionato e degli scontri diretti è purtroppo chiara. Nei numeri e nei fatti. Per il resto… c’è l’AIA a ribaltare le classifiche.

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Juventus: c’è una squadra intera da vendere

Eccola qua: Storari; Grygera, Salihamidzic, Motta, Grosso, Martinez, Tiago, Sissoko, Felipe Melo, Amauri, Iaquinta. E’ una vera e propria formazione, ma è un po’ particolare. Sono infatti gli uomini in uscita da Torino e che Marotta deve vendere al meglio.

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Cominciamo dal portiere: dovrebbe rimanere, per tenere le spalle coperte a Gigi Buffon all’ultima chiamata. Oppure Storari può essere girato in Italia o Spagna (Atletico Madrid?) per abbassare il prezzo di qualche cartellino (Lichtsteiner o Aguero).

Grosso è ormai diretto a Dubai per bocca del suo procuratore. Mentre Motta dovrebbe accasarsi in Spagna dove l’esterno ha mercato, a meno che qualche italiana non decida di puntare su di lui. Terza ipotesi: la Juve se lo tiene e Conte proverà a rianimarlo, anche se per lui è prontissima una lunga militanza in panchina, dietro gerarchicamente a Lichtsteiner. Grygera è invece a un passo dalla Turchia. Brazzo è a fine carriera.

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Il capitolo centrocampo è quello più spinoso. Aquilani non verrà riscattato. Martinez, costoso acquisto, verrà girato da qualche parte in ottica scambio o in ottica di recupero crediti. La sua valutazione è evidentemente inferiore ai 12 milioni pagati al Catania. Sissoko e Felipe Melo possono dare ossigeno alle casse bianconere: 8 milioni per il maliano rischiesto in Francia, 12/14 milioni per il brasiliano che starebbe pensando di tornare in Spagna (Atletico Madrid?). Sempre all’Atletico è destinato a rimanere Tiago.

Amauri e Iaquinta hanno floppato in casacca bianconera. Ingaggi pesanti, valutazioni ammissibili per le varie pretendenti (già, quali?).

Vedremo. Di certo non si può acquistare senza aver già piazzato questi nomi.

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Juventini che non lo sono (forse!): ecco come Chirico risponde a TMW

Mah! E’ il primo commento dopo la lettura di questo articolo.

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Mi è scappato un “Mah!” perché questo giornalista e opinionista è etichettato come supertifoso juventino, ma dalle parole espresse si nota che o non ha bene in mente la realtà fattuale della Juve di Andrea Agnelli o comunque trae giovamento dal periodo nerissimo per elevarsi a supremo giudice delle sorti bianconere. Un po’ come capitato ad altri alfieri della Juve che non trovano di meglio che criticare, tanto e meglio dei nemici della Juve, la Juve stessa.

Comincio con la parafrasi.

Chirico dice che:

Infatti la Juventus, secondo me, si è mossa molto in ritardo e l’operazione Inler lo dimostra [...]

In realtà è esattamente vero il contrario e PROPRIO l’operazione Inler lo dimostra. Marotta sta dimostrando di poter lottare con le big europee. Ha già preso Pirlo, ha preso Ziegler e un rimpiazzo come Pazienza. Ha praticamente chiuso per Licthsteiner, sistemando così, già all’11 di giugno, i due terzini titolari. E la vicenda Inler conferma come l’appeal bianconero sia in rialzo. L’affare Inler era già chiuso in primavera. Il Napoli se lo era assicurato, in netto vantaggio rispetto a tutte le altre formazioni. Il solo interessamento di Marotta ha mandato in tilt il ragazzo, attratto dalla maglia bianconera. Perciò il suo agente ha compiuto autentiche capriole diplomatiche nel tentativo di capire se la Juve poteva realmente chiudere l’affare con l’Udinese.

Ma, c’è un ma. E cioè Conte che ha espresso dubbi sul valore di mercato richiesto dall’Udinese: troppi 18 milioni di euro per quel tipo di centrocampista, uno che comunque ha poca esperienza internazionale e una caratura ancora tutta da dimostrare. Si tratta, bene inteso, di un ottimo giocatore, ma campione da 18 milioni di euro è un’altra cosa.

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Apprezzo perciò lo stop di Marotta e confido nei ragionamenti di Conte.

La prima sentenza di Chirico è perciò ampiamente sbagliata. Pure le dichiarazioni di Gil Marin sembrano sbugiardarlo: la Juve si è mossa per prima su Aguero (che poi non lo riesca a prendere… questo, purtroppo, è un altro discorso) e si è mossa per prima col Real (in quel famoso pranzo) e si è sbilanciata pure su altri giocatori.

Conte è arrivato, infine, quando poteva arrivare: alla chiusura dei campionati.

Chirico continua con una favoletta niente male:

Se veramente Andrea Agnelli è venuto per riportare la Juve in alto ci metta anche del suo e convinca il cugino a tirare fuori più soldi possibili. Io penso che 150 milioni devono essere messi subito come rilancio e poi altri 50 tirarli fuori attraverso le cessioni e deve essere bravo Marotta ad andarle ad effettuare.

Ricordo simili frasi da parte dei tifosi intertristi: soldi, soldi e ancora soldi. Ricordo a Chirico che la Juve di soldi ne ha spesi, e parecchi. Solo che ha speso male, molto male, forse proprio perché ha speso in fretta, come l’estate precedente quando Marotta fu costretto a quel tipo di mercato da situazioni contingenti su cui non aveva colpe. L’esame vero è questa sessione di mercato. Che chiude però a fine agosto!

I 200 milioni di Chirico non esistono. Non esistono quest’anno nemmeno a Madrid. Anzi, se vogliamo, proprio il Real è una dimostrazione di come i soldi proprio non servono. Occorrono idee e forse Marotta e Andrea Agnelli…

Resta un fatto: serve compattezza, già a partire dai tifosi. Compattezza nel tifo e compattezza nel tifare.

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Aggiornamento Aquilani: offerta ufficiale della Juve!

Secondo i tabloid inglesi la Juve si è mossa ufficialmente. L’offerta pervenuta in casa Liverpool è di 7 milioni di euro, praticamente la metà del prezzo di riscatto fissato lo scorso anno. La Juve si fa forte della volontà del centrocampista di restare a Torino e delle zero richieste che altre società hanno inviato ai Reds. Inoltre, il Liverpool pare volersi sbarazzare di un contratto molto oneroso e quindi un’intesa si può trovare facilmente. Magari anche meno rispetto ai 10 milioni di euro che molti pensavano essere la cifra di chiusura. Semmai ciò dovesse accadere, beh sarebbe un grandissimo colpo di Marotta!

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La Juve avrebbe offerto sei milioni di sterline, poco più di sette milioni di euro, al Liverpool per il cartellino di Alberto Aquilani. A rivelarlo è il Daily Mirror, secondo il quale Marotta avrebbe proposto ai Reds otto milioni di sterline in meno rispetto all’accordo iniziale tra i due club che prevedeva il riscatto entro il 15 maggio.

Secondo il tabloid, il Liverpool sta seriamente riflettendo sull’offerta perché vorrebbe liberarsi del centrocampista italiano che ha altri tre anni di contratto a 80mila sterline a settimana e prendere il centrocampista del Sunderland Jordan Henderson.

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Zavaglia spedisce Aquilani a Torino: “La Juve lo riscatterà”

Franco Zavaglia ha rilasciato importanti parole alla stampa riguardo un suo assistito. Si tratta di Albero Aquilani, centrocampista del Liverpool e in forza, quest’anno, alla Juventus.

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I bianconeri lo avevano preso in prestito secco con un’opzione per il riscatto fissato a 16 milioni di euro. Marotta reputa la cifra troppo alta, e pare che a un prezzo ben più inferiore l’affare si potrà concludere. Ad Antonio Conte non dispiacciono i centrocampisti di qualità e, nonostante la Juve sia vicinissima a Inler (in realtà ha chiuso proprio ieri notte), Aquilanipotrebbe rientrare in una sorta di valzer delle coppie: Pirlo-Inler, Aquilani-Marchisio.

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L’iniziale offerta di Marotta si aggirava intorno ai 10 milioni di euro e sembra che il Liverpool alla fine accetterà. A quella cifra si chiude e la Juve potrebbe a quel punto cedere in blocco Felipe Melo e Sissoko (che non rientrano nei piani di Conte), potendo poi sfruttare numerose soluzioni: dal 4-3-3 a un 4-2-4 a un 4-4-2!

I prossimi giorni saranno decisivi!

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Sbaragliata la concorrenza del Napoli, Inler è a un passo dalla Juve

Sembra proprio che quest’anno la Juve abbia deciso di fare sul serio. Ben diversa la campagna avviata rispetto a 12 mesi, quando in tutta fretta Andrea Agnelli e Beppe Marotta dovettero insediarsi, presentarsi, conoscersi e mettere le mani su un qualcosa di talmente contorto… quale la situazione bianconera.

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Dopo 12 mesi la situazione pare essere nettamente cambiata. C’è stato il tempo di cambiare e ragionare, di programmare e quindi di agire. Pirlo e Ziegler sono affari già completi, col centrocampista che è già stato presentato, a inaugurare nel migliore dei modi una campagna di rafforzamento che prosegue spedita. La Juve non può perdere tempo per tutta una serie di fattori. E le promesse di Marotta devono essere rispettate.

L’ultimo nome sul quale giornali e portali si stanno scatenando è quello del talentuoso mediano friulano Gokhan Inler che sembrava destinato al Napoli di De Laurentiis.

In queste ultime ore si sono rincorse voci, indiscrezioni, dichiarazioni più o meno ufficiali di moglie, procuratore e agenti vicini al mercato partenopeo.

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La situazione appare chiara, paradossalmente: può succedere di tutto se Marotta si è mosso. Le ipotesi sono due:

  1. Marotta ha lanciato un succulento bocconcino alla famiglia Pozzo, tentando di capire i margini di manovra per arrivare allo svizzero e, magari, per saperne di più sulla situazione di Alexis Sanchez, l’esterno che potrebbe fare molto comodo al 4-2-4 di Antonio Conte;
  2. Marotta ha rotto gli indugi, ha mollato definitivamente Aquilani virando su un centrocampista diverso dal romano, di comune accordo con Antonio Conte, prossimo allenatore bianconero.

Delle due è più probabile la seconda, visto che Sanchez è un gioiellino che costa e che probabilmente partirà solo per un’offerta choc che ancora non è pervenuta ai Pozzo (se è vero che hanno già rifiutato ben 35 milioni di euro).

Di certo c’è poi un altro fatto: se il procuratore ha dato l’altolà alla trattativa col Napoli, un fondamento di verità sull’appeal e sul fascino ancora intatto della Juve ci sarà, o no? Senza Champions, vero, ma con l’assoluto obbligo di allestire una formazione forte, promettente e con la possibilità di allenarsi comodamente tutta la settimana per preparare di volta in volta la sfida domenicale. Forse è questo il progetto che ha stuzzicato la fantasia già di Pirlo, e forse anche dei big tirati in ballo in queste settimane.

Se dovesse arrivare Inler a questo punto il centrocampo bianconero verrebbe rivoluzionato. Un cervello come Pirlo ha bisogno di gente che sappia mixare fra interdizione e costruzione, appunto gente come Marchisio (intoccabile!) e Inler, più di Sissoko e Aquilani. Con l’ultima domanda riguardante Felipe Melo: ceduto per rimpinguare la cassa? In tal caso anche la mossa Pazienza mi suona strana: pedina di scambio o panchinaro buono per tappare eventuali buchi di squalifiche e infortuni?

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Il mercato della Juve: dove sono i campioni?

Bene i primi acquisti, ma la Juve è sempre stata fatta da campioni. Campioni autentici, di livello mondiale. Dove sono? Che intenzioni hanno Marotta e Andrea Agnelli?

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Sono le paure dei tifosi bianconeri alla luce delle recenti e scottanti delusioni sul campo e delle belle parole spese dagli attuali dirigenti ai microfoni. Come in molte cose, la verità sta esattamente in mezzo. Marotta, in particolare, ha promesso acquisti di livello mondiale, a più riprese e pareva piuttosto serio. Non mantenere queste promesse lo metterebbe in una posizione difficile agli occhi dei tifosi. Confido perciò nella serietà del mio Direttore Generale.

Fiducia sì, ma cautela e tanti fatti. Pirlo e Reto Ziegler sono affari ormai fatti. Nel momento in cui scrivo Pirlo ha finito di sostenere le visite mediche a Torino e domani a pranzo [n.d.a. oggi] verrà presentato alla stampa, mentre lo svizzero sosterrà le visite mediche fra la giornata di mercoledì [n.d.a oggi] e giovedì, in relazione ai suoi impegni.

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Due affari a costo zero, ma di buona efficacia. Personalmente ritengo Pirlo un ottimo acquisto, e lo stesso dicasi di Reto Ziegler, un fluidificante di grande forza fisica e buona tecnica che può tornare comodissimo ad Antonio Conte. Col suo arrivo la fascia sinistra può dirsi completa, stante la conferma di Paolo De Ceglie.

Ma ora servono i fatti. Cioè quei campioni promessi. Principalmente uno in attacco – e specificatamente uno fra Aguero, Tevez e Benzema – e uno sulla fascia sinistra – da Nani a Ribery, da Walcott a Lennon – senza dimenticare le trattative legate a Bastos, al riscatto di Aquilani, all’acquisto di Montolivo.

Infine, e questo è il passo principale per migliorare la rosa da consegnare a Conte, bisogna vendere. Vendere bene, cedendo i cadaveri che hanno troppo spesso condizionato le recenti stagioni bianconere con le loro mortificanti prestazioni. Mi riferisco ai vari Grygera e Grosso, Motta e Martinez, Iaquinta e Amauri. Basta, basta con questa gente. Sotto con i fuoriclasse.

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Pirlo alla Juve fa già discutere, e io mi sono rotto le p***e!

In questi anni lo sforzo di affossare la Juve è stato immane. Giornali e TV, bar e perfino alcuni stessi tifosi bianconeri che dall’inferno bianconero ci hanno guadagnato. Eccome se ci hanno guadagnato.

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Marco Pirlo è della Juve.

No, non è un errore, ma visto le cazzate che si sentono in giro, lasciate passare il nome di questo fuoriclasse.

Quest’anno è stato un continuo martellare su Aquilani. Prima serviva un centrocampista di qualità, poi serviva ancora più qualità, poi serviva uno che corresse, poi serviva uno che segnasse, poi serviva una mezz’ala, poi non serviva. Insomma: critica a priori, parlare a patto che si critichi. Così Aquilani finisce nell’inferno delle solite opinioni moleste. Mai uno che lo avesse difeso e incoraggiato a fare sempre meglio. E sì che un paio di dolci frasi lui le ha spese, ma tutti sordi di fronte al desiderio di ergersi a critici.

Serve un acquisto di personalità, uno con esperienza, uno che sappia trattare la palla. In quel ruolo, negli ultimi 5/6 anni, il mondo calcistico si è trovato d’accordo su pochissimi nomi: Xavi, Pirlo, Fabregas. Il primo non è nemmeno pensabile, il terzo è invece impagabile. La Juve ha scelto Pirlo. Per di più arriverà a costo zero, perché a quanto pare Allegri ha scelto Van Bommel: contento lui!

Ma già oggi, anzicché rilanciare l’entusiasmo di un pubblico che ora si aspetta il gran colpo, si legge di tutto e di più: è rotto, si romperà, non ha fiato, non corre. Qualcuno ha perfino ipotizzato che abbia problemi al piede destro. Ma siete diventati pazzi o scemi?

Ma cosa è diventato il tifo bianconero? Peggio, forse, di quello intertrista.

Ma nessuno di questi signori prova un po’ di vergogna per quanto scrive o pronuncia?

Sono sempre più convinto che anche arrivassero Iniesta e Messi, il tono della polemica e il gusto di far casino non cesserebbe. Qui, più che dirigenti e giocatori, servirebbe cambiare la gente sugli spalti.

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E allora vi meritate questi anni bui. Non so cosa pensare.

Mi piace inoltre sottolineare le cazzate insensate che qualcuno ha già pubblicato: chi dice che prenderà 8 milioni l’anno, chi dice che ha firmato per un solo anno, chi dice che forse stia ancora cercando un’alternativa (che c’è e c’è stata, ma questo intaccherebbe tutto il fango che viene gettato contro la Juve per l’operazione Pirlo), chi dice che farà panchina. Ma non vi basta che abbia praticamente già firmato, sposando in pieno il progetto bianconero che nessuno ha ancora capito? E nemmeno le parole di Andrea Agnelli e l’azione di Pavel Nedved vi hanno ancora aperto gli occhi su quello che è stato e che, spero e sono sicuro, mai più sarà, a patto che Moratti non decida di rispedirci in B?

E per ultimo: ma amate veramente la Juve? O amavate solo vincere?

Rispondente coscienziosamente. Mentre pensate mi permetto alcuni utili suggerimenti: se amate la Juve allora cominciate a tifare nuovamente come si tifava molti anni fa, quando Moggi decideva e tutti gli altri eseguivano.

Viceversa, vi suggerisco due formazioni per le quali cominciare a tifare: sono milanesi, una è del Presidente d’Italia che con quei soldi si può permettere di tutto. L’altra è di un petroliere che con quei soldi si è già permesso di tutto.

Lo stile Juve non è stato smarrito dalla Società, ma di chi fa grande una Società, cioè il suo Popolo, i suoi stessi Tifosi. O presunti tali!

Tifoso non è chi tifa la squadra vincente, ma è colui che tifa. Punto e basta. Senza condizioni. Altrimenti quello non si chiama tifo: è una semplice scelta. Come tale… discutibile!

Allora: con la Juve o contro?

 

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