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Tag: asamoah (pagina 1 di 14)

Juventus – Cagliari / Prima del risultato, la prestazione

Forse è la partita che male descrive il motto che ci accompagna: vincere è l’unica cosa che conta. Stasera invece conta anche e soprattutto il modo in cui si vince, e quindi si gioca.

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Questo sarà un campionato lunghissimo, e stressante, partito con l’incognita di un centrocampo che senza Marchisio ha mostrato problemi e dubbi. Almeno col 3-5-2 che sembra imprescindibile per Allegri, il che suona strano. Lui che nel primo anno andò in finale di Champions con un rombo in cui Pirlo giocava da vertice basso e Vidal faceva il finto trequartista, di lotta e di governo.

Incagliati alla ricerca di un regista che purtroppo non c’è, con un più che altalenante Asamoah e un Khedira da gestire, la Juve si ritrova clamorosamente scoperta nel reparto che è rimasto orfano di Pogba. E allora tanto vale provare un nuovo schema, magari valorizzando due attaccanti esterni intriganti come Cuadrado e Pjaca, e insieme due attaccanti formidabili come Higuain e Mandzukic (alternativamente, non insieme).

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Registriamo anche l’allontanamento dalla zona gol di Dybala, il nostro regista a tutto campo che però adesso è troppo lontano dalla porta, lui che l’anno scorso la bucò più di tutti, meglio di tutti.

Mentre in difesa pesano le disattenzioni, e anche lo scarso filtro che solo Lemina sa fornire, non certo Hernanes, non certo Pjanic, di sicuro non questo Asamoah.

C’è il Cagliari. Vietato sbagliare: risultato e prestazione. Altrimenti si rischia di bruciare gran parte dell’entusiasmo con cui abbiamo cominciato la stagione. Rincorrendo nuovi equilibri, o aspettando Marchisio che di problema, semmai, ne risolve soltanto uno.

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Lazio – Juventus 0 – 1 / Vittoria per inerzia, ma primi problemi

Che il caldo abbia potuto sfaldare le energie dei bianconeri appare inverosimile. Perciò nella vittoria contro la Lazio si deve registrare un passo indietro nella qualità della prestazione.

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Il motivo principale è l’aggressione tattica dei biancocelesti soprattutto nel primo tempo, dove né Lemina né Asamoah sono riusciti a rispondere col palleggio al maggiore dinamismo dei laziali. Da aggiungere il costante fuori posizionamento di Dani Alves che rappresenta un’arma e insieme un problema per gli equilibri tattici bianconeri.

Se perciò Dybala si sbatte come il miglior Tevez trasformandosi in regista a tutto campo, questo sbattersi toglie energie all’argentino sotto porta, dove per la verità non è mai arrivato con la Lazio. Allegri dovrà lavorare, e molto. Il 3-5-2 non funziona senza un regista di qualità (Marchisio rientrerà fra molte partite e dal mercato non pare arrivare la pedina tanto richiesta dal mister) e con Pjanic in panchina. Senza contare che Asamoah ha fatto registrare un’insufficienza piena per palloni persi e rallentamento del gioco.

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Mercato o non mercato, se la Juve perde la fame e la voglia di stupire, questo sarà un campionato non così vinto in partenza come tutti, frettolosamente, sembrano voler archiviare. Il pericolo maggiore è nella testa di chi scende in campo.

Resta però un’altra vittoria, quasi per inerzia, il fatto di non aver mai subito pericoli, e un Khedira sontuoso. Il tedesco è insostituibile per intelligenza tattica e per senso di inserimento. E quando la Lazio si è affacciata a ridosso della difesa, Benatia ha rimbalzato tutto e tutti, pallone compreso.

C’era caldo, ma appare inverosimile addossare al calore una prestazione non positiva della Juve. Resta il punteggio pieno.

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Juventus – Fiorentina 2 -1 / Un giorno all’improvviso

Un giorno all’improvviso, allo Stadium scoppiò il sorriso.

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Nella vita è sempre questione di stile. Dopo gli oltraggi alla persona e i gesti terrificanti contro, Higuain ha deciso di regalarsi un inizio di campionato speciale. Primo gol alla prima, cosa mai accaduta a Napoli. Gol pesantissimo, dopo pochi minuti dal pareggio viola.

La Juventus che si sbarazza della Fiorentina presenta tanti segnali di ottimismo, nel segno della vecchia guardia. Unica novità quel Dani Alves che imparerà strada facendo la differenza fra Serie A e Liga (a proposito: ieri 6-2 del Barca, cosa che in Italia vedrà forse mai), ma che comunque apporta già sfacciataggine e qualità.

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Da considerarsi nuovo acquisto pure Asamoah, finalmente tornato all’attività agonistica e forte candidato a una maglia da titolare.

Nuovo campionato, ma vecchia Juve, che dovrà trovare nuovi equilibri dopo la partenza di Pogba e forse nuovi schemi. Ciò che ha piacevolmente stupito, ma non troppo in fin dei conti, è la fame e la grande cattiveria impressa al match già dai primi secondi. Servono come il pane per evitare cali di tensione – come quello che ha portato al pareggio viola – e passi falsi. Probabilmente è nell’inevitabile sensazione di estrema superiorità che Allegri dovrà lavorare e in cui si annidano i peggiori pericoli di quest’anno. Se la Juve tira i remi in barca, arretrando eccessivamente il baricentro, può capitare di tutto, in negativo.

Fortuna che all’improvviso è sbucato lui. Prima vera palla gol, terzo pallone toccato per le statistiche del match, e rete pesantissima. Non poteva desiderare altro El Pipita che però ora dovrà rimettersi seriamente a lavorare da calciatore. Eccessivamente fuori forma, con Allegri e compagni dovrà capire quali siano i movimenti corretti per esaltarne le indubbie doti da goleador. Anche perché difficilmente si potrà rinunciare al lavoro enorme di Mandzukic. Mentre Dybala in campo dovrebbe andarci sempre, anche con le stampelle.

Questo primo sigillo ha però un marchio indelebile. Professor Khedira è di un altro livello. Un diesel, giocatore di intelligenza tattica sopra la media, ha segnato e fatto segnare, offrendo poi numerosi spunti di didattica applicata al calcio. Se fisicamente riuscirà a reggere l’annata, sarà il perno attorno a cui progettare un’intera stagione.

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L’infortunio di Marchisio scombina il calciomercato

L’infortunio che scombina i piani?

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Il knock-out di Marchisio è un colpo basso al morale, alla rosa, all’undici titolare… e anche al mercato che adesso va ridisegnato.

Partiamo da un concetto semplicissimo, espresso con forza e con eleganza da Allegri durante la conferenza stampa pre-Lazio: “resto con piani di rafforzamento”. Traduciamo noi.

La Juve ha perso un’occasione importante in Champions quest’anno, dove la strada era forse agevole verso un’altra sorpresa. In Italia sembra non esserci storia, perciò il focus è quello di un rafforzamento generale verso il futuro.

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Ciò significa che è necessario mantenere i campioni, ed aggiungerne di nuovi.

Probabilmente in attacco dove serve un top player, oltre allo sforzo di tenere Morata vanificando la recompra madridista o il compra delle inglesi. Cavani è una mezza assurdità per motivi squisitamente finanziari.

Sicuramente il rinforzo serve a centrocampo dove Asamoah non da certezze, Khedira va centellinato, Cuadrado è complesso da tenere… e Marchisio è infortunato. Lemina crescerà, ma intanto serve una sicurezza che non è nè sarà Hernanes. Un regista di grande carattere e classe tale da non far rimpiangere Marchisio e aggiungere qualità.

Da sciogliere il nodo trequartista: Allegri lo vuole, Marotta lo cerca. Ma proprio la necessità di un regista imporrà una riflessione sul budget da destinare a questo o quel ruolo.

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Centrocampo Juventus: ecco come potrebbe cambiare

Pirlo dentro o Pirlo fuori? In attesa di avere una risposta certa a una domanda che la Juve deve porsi, Sami Khedira è stato ufficializzato. Rinforzo a centrocampo utile, forse necessario, certamente prezioso per andare a rinforzare un reparto già fortissimo e completo.

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Ma andiamo con ordine.

Già con Conte si era capito come il reparto chiave di tutti i successi bianconeri è (stato) il centrocampo. Completo in tutti i suoi aspetti: tattici (possiamo variare una infinità di moduli), tecnici (abbiamo quanto di meglio il calcio offre in giro per l’Europa), caratteriali (forza, agonismo, rabbia). Allegri lo ha schierato in modo differente da Conte, con un falso trequartista ad agire dietro le punte, ma il risultato non è cambiato, anzi migliorato.

Contiamo e valutiamo gli uomini.

Marchisio è destinato a prendere il posto di Pirlo in cabina di regia, con la capacità di abbinare alla qualità anche la sagacia tattica di un interdittore. Futuro capitano bianconero, Claudio Marchisio gode di immensa stima da parte di Allegri e appare come un jolly imprescindibile di reparto.

Arturo Vidal è tornato ai suoi livelli, dopo una stagione travagliata. Ma il suo apporto è fuori discussione: se sta bene, è un giocatore unico e impareggiabile, ottimo per ogni tipo di posizione, in ogni tipo di schema.

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Paul Pogba è il genio che deve ancora convincersi di esserlo. Gigioneggia troppo – come da rimprovero di Allegri – ma mezzi fisici e tecnici fuori la norma. È una sorta di caveau per le casse bianconere, e una lampada magica in campo. Deve stare bene fisicamente e migliorare l’approccio agonistico al match, senza correre il rischio di privilegiare l’estetica all’efficacia. Allegri dovrà essere bravissimo nell’uso di bastone e carota. A regola, uno dei prossimi Palloni d’Oro sarà suo. Speriamo lo ritiri da juventino.

Khedira è acquisto preziosissimo, perché in grado di sostituire ogni titolare oggi a disposizione di Allegri, spostando qui e là parametri fisici o tecnici. L’esperienza può essere incredibilmente utile in certe fasi della stagione. La paura è che la sua firma nasconda una sorta di precauzione nel caso di addio del cileno o del campioncino francese.

Pereyra è stata la sorpresa più piacevole. Non avesse avuto quella carriera, siamo sicuri che avrebbe strappato la maglia da titolare a Pirlo nella finale di Berlino per meriti acquisiti sul campo. Sta pure imparando a segnare. Tecnico, veloce, capace di ricoprire più posizioni in mezzo al campo: una manna per chi lo allena. Un peccato doverlo piazzare in panchina per eccesso di titolari.

Sturaro ha letteralmente convinto in pochi mesi di Juve. Arrivato in silenzio a gennaio, ha dimostrato sul campo che ha qualcosa di bianconero: forza, determinazione, una certa arroganza, e mezzi tecnici già buoni destinati a migliorare. Gran bel colpo per la Juve, che si rafforza ringiovanendosi.

Fin qui, un centrocampo di questa portata, Pirlo o non Pirlo, non ce l’ha nessuno in Europa. I punti interrogativi dipendono dalle condizioni di Asamoah, sempre più visto nel ruolo di terzino e fluidificante, e la ricerca di esterni puri. Oltre la possibile mega offerta che può arrivare per Pogba, o per Vidal.

Di certo c’è che il motore della prossima stagione sarà ancora una volta la mediana. Con un Khedira in più, e forse un Pirlo in meno.

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Empoli – Juventus 0 – 2 / Juve alzati e cammina

Due zampate. Micidiali per il significato che potrebbero avere da qui a dicembre. Pesanti nei nomi. La Juve si libera dell’Empoli con due gol d’autore.

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Si sveglia Pirlo, dopo un’altra prestazione per nulla soddisfacente. Il genio bresciano è pesante, poco lucido, lentissimo. Nelle ultime due partite ha perso un numero di palloni pari a quelli persi in tutta la carriera. Ma poi basta un calcio piazzato per imporre il detto “la classe non è acqua”. Speriamo gli serva per il morale e nuova carica. Ci serve il miglior Pirlo, non certo il Pirlo a sprazzi visto finora.

E così la Juve, con la punizione del numero 21, si libera di paure e ansie. Si capisce subito che la squadra predica tranquillità, ma poi soffre terribilmente la prestazione. Contro un modesto Empoli, poca cattiveria e concretezza.

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Sono diversi i problemi e l’infermeria non aiuta. Infermeria che si è presa Asamoah e Ogbonna, non restituendocene alcuno. Questo vuol dire che Allegri dovrà inventarsi qualcosa per domani sera. Magari un cambio di modulo?

Già perché, al di là di un Morata che non può tornare in panchina, il 3-5-2 è inadeguato. Manca la corsa e mancano gli equilibri. Poco incisivi, parecchio sfortunati in questo periodo, ma il modulo è un problema: meglio maggior copertura a centrocampo, rinunciando alle due ali che non stanno producendo alcunché. Meglio investire sul centrocampo pesante e sugli attaccanti più in forma.

Perché uno dei problemi è questo: si arriva lentamente a occupare la metà campo avversaria, ma il giro palla manca di fantasia e fatichiamo a saltare l’uomo. Manca cioè un uomo di raccordo con l’attacco, senza che tolga a questo reparto un uomo di numero. Vale a dire: con gli uomini a oggi a disposizione, un 3-4-1-2 potrebbe risolvere qualche problema.

E aumentano i rimpianti per Sassuolo e Genoa: due partite buttate, un vantaggio enorme sulle inseguitrici gettato al vento.

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Genoa – Juventus / Finché la barca va lasciala andare?

Nulla cambierà. Almeno per ora. D’altronde ci sono più modi per interpretare il momento Juve. Numeri alla mano, Allegri ha fatto anche meglio di Conte. Prestazioni alla mano, qualcosa che non torna c’è. Soprattutto l’insistenza su un modulo che, a tratti, sembra non perfetto per le idee tattiche dell’allenatore livornese.

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Ma nulla cambierà. Anche questa sera. Con un leggero turnover dettato dalla necessità di non spompare alcuni uomini chiave, o dare il tempo di recuperare pienamente lo stato di forma.

Così, come logica impone, Marchisio torna in cabina di regia, con Pirlo in panchina. Pogba e Vidal regolarmente titolari, con Lichtsteiner a destra e Asamoah a sinistra, per carenze di alternative.

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In difesa i soliti tre, visto gli infortuni. E poi in attacco ancora Tevez e Llorente, nonostante in rampa di lancio scalpitano sia Giovinco sia Morata.

Servono i tre punti.

Come sempre.

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Atletico Madrid – Juventus 1 – 0 / Serve ancora tanto in Europa

Scarsa personalità, gioco sterile, nessuna cattiveria sotto porta. E anche la disattenzione che ha impattato gravemente sulla percentuale di passaggi riusciti. Si riassume così la seconda giornata di Champions bianconera, con la caduta, per certi versi anche immeritata, contro i vice campioni d’Europa.

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Non una bella partita. Né da parte juventina né da parte madridista. Gioco duro da parte di Simeone (la gestione dei cartellini gialli è stata alquanto curiosa, ieri sera), solito anestetizzante possesso palla di Allegri che però stavolta non dà i frutti sperati in zona offensiva.

Ed è qui il primo rimprovero verso Max Allegri: il non aver letto correttamente la partita, con cambi che non hanno generato l’effetto sperato, oltre che tardivi. E una delle disattenzioni difensive, nell’unico tiro in porta madridista, ha fissato il risultato sulla sconfitta. Era la classica partita da 0-0 scialbo, ma in Europa gli errori si pagano.

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Probabilmente, abbiamo anche pagato il poco coraggio, come ben detto da Buffon a fine partita.

A questo aggiungiamo la nostra preoccupazione dello stress da stesso 11 iniziale: Vidal nervoso e impreciso, Tevez scarico, Llorente che non segna e non punge, Evra meno efficace di Asamoah, Pogba poco incisivo. Serve una scossa, l’anno scorso fu la Fiorentina a darcela, speriamo che quest’anno sia stato proprio l’Atletico Madrid.

Girone praticamente azzerato, ma bisogna interrogarsi sulle alternative al 3-5-2 e a una migliore gestione dei cambi.

Allegri in realtà si trova un altro problema: eccessivo egoismo delle punte bianconere, partendo proprio da Tevez. Non smarriamo il senso di squadra e di gruppo. E attendiamo con felicità il ritorno di Pirlo.

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Milan – Juventus 0 – 1 / Trova le differenze

Da una parte chi si vuol sentire grande. Dall’altra chi grande lo è. Da tre anni, senza alcun ostacolo insormontabile. Il buon Max viene, prende e va. La cura bianconera ha placato il suo istinto livornese e lo fa apparire molto saggio, cauto. Il godimento – caro Massimiliano – è nel risultato, non nelle parole.

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Lo sa bene la Juve. Al catenaccione rossonero, la banda di Tevez oppone una fitta trama di passaggi. Tanto movimento orizzontale che è a metà fra un atteggiamento di non-violenza (dopo i cinque gol già subiti da Inzaghi) e di lancinante attesa. Tanto si sapeva che sarebbe bastato poco per i tre punti.

Proviamo a cogliere le differenze.

La Juve fa del possesso palla la sua arma migliore. Il Milan oppone un tutti-dietro-la-linea-del-pallone e che il cielo ci riservi un po’ di contropiede. La Juve ha sempre trovato la soluzione in 90 minuti. Al Milan invece è andata malissimo, perché la difesa bianconera non è quella del Parma.

A centrocampo De Jong è praticamente un difensore aggiunto, mentre le due mezzali non riescono mai ad alzarsi per aggredire l’avversario. Marchisio invece gioca da leader una quantità industriale di palloni, con Pereyra indiavolato (a tratti, il migliore del match) e Pogba troppo superiore per classe e personalità. Basta guardare i dati del baricentro delle due squadre per rendersi conto che il big match era solo nei titoli dei giornali.

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Tevez svaria, ma contro 7 o anche 8 uomini rinchiusi a riccio è dura per tutti, mentre Llorente è in serata no. Dall’altra parte, Menez rimbalza sempre contro il difensore di turno, mentre il Faraone non riesce nemmeno a superarlo. Praticamente mai al tiro, a esclusione di un tentativo da fuori di quello con la cresta. Resta giusto l’erroraccio di Chiellini su Honda che Buffon neutralizza regalando anche una posa per i fotografi a bordo campo.

Abate e De Sciglio raramente nella metà campo avversaria, mentre Asamoah e Lichtsteiner hanno arato la corsia di propria competenza, sbagliando puntualmente l’ultimo passaggio o il momento del cross. Anche questa, differenza non banale.

E poi Inzaghi e Allegri. Uno è stato investito da un tam tam mediatico che è cominciato a maggio: televisioni e giornali hanno massacrato la capoccia di telespettatori e lettori co la storia “Il Milan torna grande” o “Torniamo allo stadio” e via così. Così Pippo deve comunque recitare il ruolo di quello elettrico, quasi a imitare il Conte bianconero. L’altro ha invece capito che bisogna pensare, riflettere, scegliere la prossima mossa, che le parole sono solo fiato a dispetto delle azioni in campo. Non che stia buono buonino seduto, il buon Max. Ma comincia a piacerci.

Qualche nota su Rizzoli. Comincia benissimo nei primi minuti, poi qualche fischio sembra ricordargli che quello è San Siro, che in tribuna ci sono Berlusconi e Galliani e comincia a non capirci più nulla. Non fischia alcuni falli, sorvola su alcuni fallacci dimenticandosi dei cartellini. Salvo poi ammonire Marchisio che non aveva nemmeno commesso fallo. E i milanisti continueranno così per buona parte della gara. A farne le spese pure Asamoah che, tuttora, ignora i motivi dell’ammonizione, mentre Chiellini si domanda che una manata in faccia equivale a un fallo contro. Stupenda la protesta di Inzaghi su “mi dicono di qualche episodio dubbio”. Assolutamente Pippo: ma ce ne freghiamo altamente e continuiamo a vincere sul campo. E per fortuna, nessun fallo di schiena

Ora a mercoledì, prima del duo Atletico Madrid-Roma. Ci piacerebbe che Allegri mettesse mano alla panchina: Morata, Coman, il rientrante Vidal, un test per Barzagli, lo stesso Romulo, che fine-ha-fatto-Pepe. Abbiamo, mai come quest’anno, la possibilità di gestirci. E francamente, non vediamo ancora pericoli temibili.

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Juventus – Malmoe 2-0 / Si sblocca Tevez, si sblocca la Juve?

Tevez, Tevez. Due volte. La Juve si sbarazza dell’esordio in Champions League con gli acuti dell’argentino, a secco nella Coppa dalle grandi orecchie da tanto tempo, troppo tempo.

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I bianconeri confermano la crescita di questo inizio di stagione. Bel giro palla, grande produzione offensiva dove continuiamo a raccogliere poco. Buona aggressività, buona corsa. Ci siamo.

E a stupire è ancora una volta l’ingresso di Morata: altri 5 minuti per lui, ma di grandissimo spessore, con la punizione guadagnata sul finale per la doppietta di Tevez. Lo spagnolo potrà davvero apportare grande qualità alla fase offensiva bianconera: lasciamolo crescere e inseriamolo gradualmente. C’è anche chi pensa al tridente Tevez-Llorente-Morata.

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Il punto chiave sembra comunque essere rappresentato dalle fasce laterali. Vien da pensare a Conte, ma abbiamo Allegri: grandi percussori, ci sarà da migliorare sul cross, ma è lì che la Juve riesce a sviluppare tutte le azioni d’attacco. Con grande potenza che arriva dagli interni di centrocampo dove anche Asamoah si è mosso bene.

Al netto dell’avversario, e considerando il prezioso rientro di Chiellini, la Juve sembra aver preso la strada che conduce alla razionalità tattica: aggressiva, ma non furiosa. Sabato il primo vero ostacolo, a San Siro.

Chiudiamo con Tevez. Giocatore fantastico, per certi versi anche unico per l’anima che mette in campo e la qualità abbinata a una ferocia agonistica spettacolare. Deve essere un piacere giocargli accanto. I 1000 e passa minuti senza gol in Champions non si spiegano. Senza questa ossessione, Carlitos ora può concentrarsi a fare sempre meglio. Decisiva la mossa di Allegri di portarlo più lontano dall’area, a fare una sorta di regista d’attacco. Ma l’impressione è che dove lo metti sta, e quasi sempre è migliore in campo per qualità e abnegazione. Un fenomeno.

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