Menu Chiudi

Tag: atletico madrid

Juventus – Atletico Madrid 0 – 0 / Passo avanti?

Impossibile bucare l’8-1-1 schierato da Simeone. Mai visto un catenaccione di questo tipo, ma complimenti al Madrid che fa giocare malissimo tutte le squadre.

Advertisment

Eppure la Juve ha portato avanti la propria consapevolezza. Sicuramente migliorata dal punto di vista della personalità, ma abbiamo fatto una fatica immensa nel trovare il tiro in porta. Senza tiri, non si vince.

Segnali positivi: non è la difesa a 4 a garantire miglior gioco, ma il nuovo assetto offensivo che presuppone ora anche un centrocampista di maggior raccordo, diverso dagli inserimenti costanti e feroci cui eravamo abituati con Conte. Bene così, ma allora serve un vero trequartista capace di fornire assist su assist alle due punte altrimenti troppo lontane dalla porta avversaria.

Advertisment

E servirebbe allora un pool di esterni molto più fluidificanti.

La sensazione rimane: bastava accelerare di più, affrontare più dribbling per generare superiorità, per fare male a questo Atletico.

Ma guardiamo positivo. L’anno scorso fu cocente l’eliminazione. Quest’anno aspettiamo l’avversario degli ottavi, sicuri di sottoscrivere il pensiero di Buffon espresso a fine partita: “Se sei bravo devi vincere sempre”.

Avanti Juve, Avanti Max!

Advertisment

Juventus – Atletico Madrid / Il momento della verità (o quasi)

Via Conte, dentro Allegri. Per una Juve diversa dal punto di vista tattico. Per una Champions diversa dal punto di vista del cammino.

Advertisment

Cerchiamo di capirci. Non poteva essere il salvatore, visto che da salvare c’era veramente poco, nel senso che tantissimo era stato fatto, e per certi versi qualcosa di irripetibile (i 102 punti qualcuno li rifarà mai?).

Però un po’ vogliamo crederci all’inizio di questo articolo, non è vero?!

La difesa a 4, poi l’uso del trequartista, quindi la ricerca di una nuova dimensione europea, visto che la dimensione italica è anche quest’anno riconfermata. Bene, ci siamo.

Advertisment

Juventus e Atletico Madrid si giocano il passaggio del turno, stasera. Gli spagnoli devono solo capire se passeranno primi o secondi. I bianconeri vorrebbero proprio fare en plein, anche se il sentimento comune è quello di passare punto e basta, memori di un Galatasaray rimasto sul groppone appena 12 mesi fa.

Perché la Juve passi prima nel girone occorre una vittoria con due gol di scarto: 2-0, 3-1 e via così. Impresa ardua vista la solidità difensiva di Simeone.

Pirlo in regia, Vidal dietro Llorente e Tevez, con Morata in panchina. Padoin dovrebbe il ballottaggio con Evra (e già questa è una mezza sentenza, giunti a dicembre) mentre a destra Lichtsteiner (ma preoccupa l’assenza di sostituti in difesa). Da Pogba ci si attende spessore e quell’essere decisivo che contraddistingue il campione da un buon giocatore.

Tutto proto. Per crescere, bisogna passare da questo tipo di sfide. Senza paura.

Advertisment

Atletico Madrid – Juventus 1 – 0 / Serve ancora tanto in Europa

Scarsa personalità, gioco sterile, nessuna cattiveria sotto porta. E anche la disattenzione che ha impattato gravemente sulla percentuale di passaggi riusciti. Si riassume così la seconda giornata di Champions bianconera, con la caduta, per certi versi anche immeritata, contro i vice campioni d’Europa.

Advertisment

Non una bella partita. Né da parte juventina né da parte madridista. Gioco duro da parte di Simeone (la gestione dei cartellini gialli è stata alquanto curiosa, ieri sera), solito anestetizzante possesso palla di Allegri che però stavolta non dà i frutti sperati in zona offensiva.

Ed è qui il primo rimprovero verso Max Allegri: il non aver letto correttamente la partita, con cambi che non hanno generato l’effetto sperato, oltre che tardivi. E una delle disattenzioni difensive, nell’unico tiro in porta madridista, ha fissato il risultato sulla sconfitta. Era la classica partita da 0-0 scialbo, ma in Europa gli errori si pagano.

Advertisment

Probabilmente, abbiamo anche pagato il poco coraggio, come ben detto da Buffon a fine partita.

A questo aggiungiamo la nostra preoccupazione dello stress da stesso 11 iniziale: Vidal nervoso e impreciso, Tevez scarico, Llorente che non segna e non punge, Evra meno efficace di Asamoah, Pogba poco incisivo. Serve una scossa, l’anno scorso fu la Fiorentina a darcela, speriamo che quest’anno sia stato proprio l’Atletico Madrid.

Girone praticamente azzerato, ma bisogna interrogarsi sulle alternative al 3-5-2 e a una migliore gestione dei cambi.

Allegri in realtà si trova un altro problema: eccessivo egoismo delle punte bianconere, partendo proprio da Tevez. Non smarriamo il senso di squadra e di gruppo. E attendiamo con felicità il ritorno di Pirlo.

Advertisment

Atletico Madrid – Juventus / Ai vertici della tensione

Ci siamo. La Juve si prepara a sfidare l’Atletico Madrid di un sorprendente Simeone, fresco vincitore della Liga davanti a Barcelona e Real Madrid, oltre che finalista di Champions e vendicatore in Supercoppa di Spagna.

Advertisment

Chi è arrivato a un passo dalla storia, chi vuole scrivere la storia. Di fronte, uno contro l’altro.

Llorente e Morata contro l’Atletico. Tiago contro la Juve. Godin contro Buffon. Sfide nella sfida. Dettagli, in realtà.

Advertisment

I turchi hanno acceso l’importanza di questo match, più di quella che avrebbe assunto di per sé. Gli spagnoli devono vincere per forza, altrimenti la speranza del passaggio di turno si ridurrebbe a un lumicino. La Juve deve vincere per forza, perché così vuole la storia.

Tevez è carico, Simeone non conosce altro che l’agonismo e la concentrazione.

Non può che essere una battaglia. Per la Juve, un eccezionale banco di prova per capire a che punto è la transizione indolore dal dominio di Conte a quello di Allegri.

Advertisment

Sorteggio Champions: la Juve con…

Sarà dura. Sarà dura comunque. Perché la Champions è la Champions e perché dobbiamo ancora farne di strada per acquisire quella mentalità europea che ci permetta di rivivere i fasti di Trapattoni o di Lippi.

Advertisment

Per la strada troveremo il pericolo Simeone con l’Atletico Madrid, poi l’Olympiacos e infine il Malmoe.

Advertisment

Tre sfide interessanti che ci diranno molto sulla crescita che molti dei giocatori bianconeri hanno manifestato, almeno a parole in questo precampionato.

Primo obiettivo: passare il turno, per andarsi a giocare in primavera una qualificazione in doppie sfide. Per tentare di guadagnare il più possibile da questa Champions.

Advertisment

Champions: seconda fascia o meglio terza fascia?

Sono quelle strane riflessioni sulla carta: sembra di sapere tutto prima, di poter calcolare ogni cosa basandosi su esperienza e numeri passati. Quando in realtà i fattori più importanti non sono predicibili.

Advertisment

Questioni di Champions e di un sorteggio che comunque dovremo valutare a freddo. Fra pochi giorni conosceremo le avversarie del nostro girone e conosceremo che tipo di cammino sarà. Di certo, sarà complesso, complicato, perché è la Champions, perché anche solo inconsciamente le aspettative nostre (di cuore e di testa) sono elevate.

La Juve parte dalla terza fascia, ma una debacle di qualche squadra più su nel ranking UEFA permetterebbe ai bianconeri di andare subito alla seconda fascia. Bene, bene così si direbbe. Tranne che occorre un po’ più di attenzione e guardare chi c’è nell’una e nell’altra fascia.

Advertisment

In terza fascia attualmente gravitano Zenit, Manchester City, Ajax, Borussia Dortmund e Galatasaray, fra le altre. Alcune sono rognose, proprio rognose e ritrovarsi un Dortmund o un City o i turchi insieme a un top club di prima fascia potrebbe risultare proprio fastidioso. Specialmente il City, ora che non è più allenato da Mancini.

Mentre in seconda fascia attualmente ci sono Atletico Madrid, Schalke, Marsiglia, Cska Mosca, probabilmente la Real Sociedad. Sulla carta, e ribadiamo sulla carta, converrebbe rimanere in terza fascia. Con l’incognita PSV.

Ma la Juve è la Juve e qualunque sia il sorteggio l’obiettivo è sempre quello di dare e fare il massimo.

Advertisment

Da Falcao a Mourinho: comanda il denaro

Quante bugie sono state dette? Che i colori delle maglie valessero ormai poco, nella stragrande maggioranza dei casi, è cosa risaputa e vecchia. Ma certe dichiarazioni lasciano l’amaro in bocca.

Advertisment

Da Falcao a Mourinho, due che i soldi li conoscono e dai quali sono affascinati. Due storie diverse.

Il colombiano è uno degli attaccanti più prolifici degli ultimi anni, con potenzialità incredibili. Completo tecnicamente e molto dotato fisicamente, nelle sue caratteristiche di killer dell’area di rigore e attaccante di movimento (piccolo, agile, scattante e potente). Dal River al Porto. In due anni in Portogallo Falcao ha messo a segno 41 gol in 51 match, poi altre 31 reti in Europa. Ceduto Aguero a suon di milioni l’Atletico Madrid se lo è assicurato per ben 40 milioni di euro (+ bonus). In Spagna ha continuato a segnare: 70 reti in 91 gare, fra campionato e coppe.

Advertisment

Due volte cannoniere della Europe League e diversi trofei alzati. Uno degli attaccanti più corteggiati che però finirà al Monaco. La cifra spesa dai francesi è mostruosa, mentre per il ragazzo invieranno un bonifico mensile di circa 14 milioni di euro. Per favore, caro Radamel: non parlarci di sogni né di ambizioni. Giustamente… hai sposato il bonifico, mica il progetto!

Discorso diverso nella storia, seppure simile nelle cifre, quello che riguarda Mourinho. Peggior stagione della sua carriera, a detta sua, soprattutto una bruttissima stagione del Real Madrid. Umiliato in campionato dalla distanza abissale dal Barca e poi distrutto dai tedeschi del Borussia in Champions. Senza contare lo schiaffo del derby in Coppa del Re.

Fischiato, praticamente buttato via da Perez, Mourinho si è accasato in uno dei pochi club in grado di pagare qualcosa come 10 milioni di euro. In un club che ha bisogno di riprendersi dall’ennesimo fasullo progetto di Abramovich. In tempi in cui né l’Italia né altri paesi potevano garantirgli la supersquadra di cui questo allenatore ha bisogno.

Mi piacerebbe vederlo all’opera con una squadra costruita senza spendere milioni e milioni, una squadra cioè in grado di esaltare le sue qualità tattiche. “Amo l’Inter” ha detto: bene, era il momento di tornare e provare a ricostruire. Questo sì che sarebbe stato un progetto!

Advertisment