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Tag: bale

Juventus-Real Madrid 2-2 Non esistono partite perfette

Potrebbe essere una citazione quella del titolo. A firma di Martin Caceres. Senza il suo errore che partita sarebbe stata? Con che risultato finale?

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Di certo c’è che la Juve ha dominato. Alla grande. Con un grosso sbandamento causato da un errore gravissimo di Martin Caceres. Il sudamericano non va massacrato, ma certo questo errore rischia di compromettere gran parte della qualificazione. Non tanto per il pareggio in sé, quanto per il passo indietro dal punto di vista della mentalità.

Da goduria profonda per una Juve quasi perfetta, a uno sconforto che in 8 minuti ci ha portati quasi alla sconfitta. Da un quasi a un altro quasi.

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Un centrocampo così non ce l’ha nessuno. E il 4-3-3 convince molto di più rispetto al 3-5-2, proprio perché la Juve può giocarsela sfoderando tre varianti tattiche in una, con la base molto solida del 4-3-3 appunto. Ci pensi Conte e ci ripensi: più solidità, quasi più soluzioni che portano sì Tevez ad allargarsi, ma certamente ci permettono di usare meglio tutti i nostri quattro centrocampisti. Con un Pogba che continua a crescere dimostrando doti tecniche e mentali fuori dal comune. Forse si piace un po’, ma vuoi davvero rimproverare questo francese?

Conte batte Ancelotti senza dubbio. La Juve fa la Juve, il Real si organizza col catenaccio e le ripartenze affidate a un Cristiano Ronaldo rimesso in piedi solo dall’erroraccio di Caceres e da un Bale che sfrutta le solite amnesie di Asamoah (non abituato alla zona difensiva).

Ai punti non ci sarebbe storia, togliendo quei 10 minuti di assoluta follia bianconera. Ma Llorente rimette in carreggiata la Juve. Testata importante, testata molto importante. Non nei punti, ma nello spirito con il quale affrontiamo il Napoli e prepariamo poi la sfida al Copenaghen.

Poi sarà l’inferno turco a dirci se avremo ripetuto l’impresa dello scorso anno. Con la certezza che la Juve del primo tempo non è battibile. Conte ci pensi.

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Real Madrid-Juventus: di necessità virtù

I grandi campioni sono quelli che ti tirano fuori da guai con i colpi di geni. Quando tutto sembra piatto, ecco la scossa del campione. Un gesto tecnico, un gol, un assist, un’azione che dà la svolta. Da Platini a Del Piero, passando per Zidane e altri geni del calcio.

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Fare di necessità virtù. La necessità di affidarsi ai campioni. La virtù di affidarsi ai campioni.

Alla Juve, in trasferta a Madrid, servono proprio i campioni: nell’atteggiamento, prima che nelle proprietà tecniche. Attendiamo risposte in merito stasera. Attendiamo i migliori Vidal e Buffon, Pirlo e Marchisio.

Una prima novità è che “di necessità virtù” farà pure Conte, variando un modulo che non può contare sull’efficacia degli esterni. Ma ne parliamo meglio pomeriggio quando presenteremo la probabile formazione.

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Intanto anticipiamo che il cambio di modulo è basato più sulla necessità di mandare in campo i più in forma e i migliori, rinunciando ad Asamoah e alle riserve poco affidabili di Lichtsteiner. Non certo prudenza, solo il bisogno di tentare una nuova chiave tattica.

Per 70 minuti, contro la Fiorentina, abbiamo visto una Juve molto positiva, poi il buio più profondo. Contrariamente agli ultimi due anni in cui la Juve rimaneva concentrata fino al momento della doccia post-partita. Serve coprire mentalmente pure i rimanenti 20 minuti.

Il palcoscenico europeo è il migliore per cercare il riscatto, trovandolo. Con ferocia. Con l’orgoglio di chi è Campione d’Italia e favorito in Italia. Con l’orgoglio di passare da “sorpresa” europea a “certezza” europea. Davanti ci sono i 520 milioni di fatturato del Real Madrid. C’è Bale, 100 milioni di euro, in panchina, contro Tevez, 9 milioni di euro in campo.

Forma contro sostanza. La sostanza, nella storia, è sempre stata bianconera.

#riprendiamocela

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Bale e Mourinho: la forza dei soldi e della moviola

E’ il miglior esterno sinistro al mondo: alto o basso, fate voi, tanto i 100 metri li copre più veloce di chiunque altro senza mai perdere di qualità.

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L’altro è il personaggio più discusso e controverso: non sai mai fino dove comincia il personaggio e finisce l’allenatore o viceversa. Perfetto per i tempi mediatici che corrono allo stato attuale del mondo del calcio.

Di entrambi qualcosa da dire c’è. Con un punto in comune: il povero Carletto Ancelotti (povero si da per dire!).

Mister 109 milioni di euro

Ripetiamo, a scanso di equivoci: è il miglior esterno sinistro al mondo.

Nel recente campionato di Premier League ha perfino giocato in posizione più centrale, quasi da trequartista mettendo assieme 26 gol in poco più di 40 partite. Un fenomeno. Impossibile da lasciare fuori.

Doti aerobiche da paura, per uno che già a 14 anni poteva competere coi campioni centometristi. Si narra infatti che coprisse la distanza regina dell’atletica in poco più di 11 secondi.

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Dove lo metti sta, con un unico difetto: il piede destro è più che un accessorio. Ma il sinistro vale per due, quindi niente paura. Chi lo allena ha una fortuna immensa: può sfruttarlo in molte vesti. L’unico anno l’ha passato a perfezionare la parte relativa alla costruzione del gioco, proprio per via della nuova posizione. Per quanto mi riguarda andrebbe schierato sulla trequarti, rigorosamente a sinistra. Ad Ancelotti il compito di costruire un 11 blancos degno degli investimenti operati sul mercato.

A tal proposito la domanda è: ma vale 109 milioni di euro? O qui ci siamo impazziti tutti e qualcuno dovrebbe prima o poi mettere un freno a certe pazzie?

L’uomo dalla moviola Friend(ly)

L’arbitro di Chelsea-Aston Villa era Friend. Un vero amico. Sembra più di Mourinho che degli avversari per quanto combinato durante la gara. Ivanovic in gol nonostante doveva essere espulso minuti prima: graziato in modo generoso. Gol decisivo in fuorigioco. Rigore al minuto 92 non concesso all’Aston Villa.

Ho seguito praticamente tutte le aperture dei campionati, avevo delle curiosità enormi su alcune big europee. Fra queste, la delusione più cocente, è arrivata proprio dal Chelsea. Gioco assente, tutto demandato alle illuminazioni dei singoli. Difesa ballerina, con un ottimo Cech a salvare i Blues. Così come è enorme il potenziale di tecnica individuale degli uomini di Mourinho. La domanda è dunque la solita: questo qui è un grande personaggio o è pure un grande allenatore. Perché di novità, di impatto didattico io non vedo proprio nulla. Chiedere a Madrid per delucidazioni in merito.

Ha la fortuna di arrivare in club che possono spendere come credono e per questo molti suoi capricci vengono soddisfatti. Ma il gioco espresso vale l’investimento?

Inoltre questo continuo avere accesso al credito di moviola, nonostante siano suoi i maggiori lamenti, e pochissimi (se non nessuno) motivati, come dovremmo intenderlo?

Quest’anno il titolo se lo contenderanno Chelsea (che opererà ancora sul mercato) e Manchester City. Con lo United vera incognita per via del dopo Ferguson. Se Pellegrini saprà mantenere un certo equilibrio in campo e nello spogliatoio, dalle prime uscite stagionali, sembra che i Citizens siano avanti. Ma gli “amici” potrebbero rappresentare un fattore più che abilitante alla vittoria.

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La scorrettezza di Galliani e il paraculismo di Mourinho

Troppo grosse per restare in silenzio. Così in questa mattina di domenica affrontiamo due semplici argomenti.

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Il primo riguarda il tweet del VicePresidente della Fiorentina. Un attacco chiaro e tondo ad Adriano Galliani. In questo caso vorremmo sottolineare due diversi tipi di atteggiamento da parte dello staff viola.

L’affare che ha fatto imbestialire il VicePresidente della Fiorentina riguarda il rinnovo di Ljajic. Il talento di Montella è frastornato dalle voci di mercato, soprattutto dalle promesse rossonere che sono arrivate direttamente in casa sua da un procuratore che a quanto pare non lo è ufficialmente. E’ Ramadani che sta conducendo le danze, mentre Galliani – furbo per qualcuno, scorretto per altri – ha agganciato il vecchio procuratore. La cosa principale che sottolinea la Fiorentina è che nessuno dei Viola ha dato l’autorizzazione a Galliani a trattare Ljajic. Scorrettezza smorzata da Della Valle.

Chissà perché i Della Valle abbassano i toni quando non si tratta di Juve.

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Il secondo caso riguarda Mourinho. Due sono le frasi ai limiti dell’idiozia:

Io ho allenato Ronaldo, quello vero e cioè il brasiliano.

A me Perez non ha voluto prendere Bale.

I soliti attacchi da chi di calcio non parla mai. L’attacco a Ronaldo, cioè il portoghese che ha tenuto a galla l’intero Real Madrid in questi anni, è veramente beota. Che abbiano o no avuto frizioni sono affari loro, ma almeno spieghi i motivi il caro Mourinho di una simile dichiarazione. Anche perché, riferendosi al suo periodo blaugrana quando portava le borse degli allenatori in prima, il buon Mourinho dovrebbe pure accennare ai dubbi di doping che hanno massacrato il Ronaldo vero, quello brasiliano (leggere Paura del buio, di Enzo Palladini; sentire Bernardino Santi).

Inoltre Mourinho sembra giustificare il flop al Madrid col mancato acquisto di Gareth Bale. Suvvia caro Mourinho, che figuraccia, l’ennesima. Il Real, sotto la sua gestione, ha speso vagonate di milioni di euro e ha portato a casa un campionato, una Coppa di Spagna e una Supercoppa di Spagna, quando l’obiettivo vero era l’Europa. Ci risiamo, insomma: mentre il popolo lo accusa di aver sporcato lo stile blancos e inficiato la storia del Real con atteggiamenti poco sportivi ed edificanti, con parecchie giustificazioni legate alla qualità del gioco espresso, lui si giustifica col mancato acquisto plurimilionario di un esterno sinistro. Cerchi di fare la persona seria.

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La Juve che verrà: la difesa.

Mentre si festeggia lo scudetto numero 30, la dirigenza bianconera è già al lavoro per cercare di rinforzare l’attuale rosa. Marotta, Paratici e Nedved sono già impegnati per fare il punto della situazione, e valutare al meglio quali giocatori inserire per il prossimo anno.

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Cosa serve alla Juventus, e quali reparti devono essere rinforzati?

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Il quesito appare di difficile interpretazione, tenendo conto che la Juventus non ha mostrato punti deboli evidenti. E’ stata superiore a tutte, ha sempre imposto il suo gioco (tranne forse a Milano, nella gara di ritorno). La miglior difesa del campionato, appena 19 gol subiti: significa grande compattezza. Ma l’anno prossimo le competizioni saranno tre, con una Champions di grandissimo livello, che richiede qualità, esperienza, grande organico.

Partendo dalla difesa, l’innesto principale è sicuramente un terzino sinistro, vuoi che Conte giocherà col 4-4-2, o col 3-5-2. Quest’anno si sono alternati Chiellini (adattato), De Ceglie (a volte timido, sia nel 4-4-2 che nel 3-5-2). Sarebbe bello vedere Gareth Bale nella squadra di Conte, sarebbe perfetto per il suo gioco: grande corsa, sa spingere, ha comunque confidenza col gol, e in generale col tiro in porta. E poi tatticamente è il top. Altro giocatore da tenere d’occhio è sicuramente Armero dell’Udinese: insieme a Isla ha fatto le fortune dei friulani. Anche lui ha grande corsa, segna ogni tanto. Ma non bisogna dimenticare che spesso le sorprese arrivano da casa propria, e quest’anno non è stato un caso che nel 3-5-2 Conte abbia dato spesso fiducia a Marcelo Estigarribia. Per la sua grande disponibilità, duttilità, capacità di saltare l’uomo. Ha giocato partite importanti, tanto per citarne qualcuna: a Napoli, dove ha fatto  gol; a Roma; a Milano. Conte si fida del paraguaiano, e non a caso lo ha impiegato in quel difficile ruolo, per fargli prendere dimestichezza con la fase difensiva, lui che nasce come ala pura (ha giocato così ne Paraguay, in Coppa America). Se Conte riesce a trasformarlo in terzino, non avrei dubbi a dire che siamo di fronte a un nuovo Zambrotta.

Discorso più complicato per il centrale: ce ne sono pochi forti, di grande livello. E quelli che ci sono non vengono sicuramente ceduti. Si era parlato di Vidic del Manchester United, ma sembra improbabile che Ferguson se lo lasci portar via, soprattutto dopo la vicenda Pogba. C’è Gouano, giovane della primavera, molto promettente, e che ha disputato un gran Viareggio. Vedremo.

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Krasic al Tottenham per…

Lo schema originario di Conte prevedeva due ali fortissime con le quali produrre la maggior parte del gioco. Poi l’acquisto di Pirlo e Vidal e l’involuzione o la non esplosione di Krasic ed Elia ha costretto l’allenatore bianconero a rivedere i piani tattici.

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Finora la Juve ha espresso un grande calcio: veloce, dinamico, ragionato. Sempre padrona del gioco e del terreno del gioco, con un predominio pressoché totale su tutte le avversarie incontrate. Ma mancano un paio di giocatori per completare l’organico: per esempio le ali.

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Krasic ed Elia rischiano seriamente la permanenza alla Juve, Giaccherini è affidabile, ma non sarà certo lui il titolarissimo, mentre Estigarribia è un jolly importante. Manca la punta di diamante. Sulla sinistra Vucinic si sta disimpegnando con immensa classe, mentre a destra è letteralmente esploso Simone Pepe. Ora Marotta punta uno dei più grandi esterni sinistri al mondo: Gareth Bale.

Il gallese è quanto di meglio si possa desiderare sul mercato, per questo l’operazione è complicatissima. Ma la Juve sta cercando di anticipare tutti sul tempo. Krasic potrebbe diventare la chiave di volta di un affare sensazionale: prestito gratuito a gennaio per una opzione fino a giugno. Poi asta libera. Il Tottenham accetterà?

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Con Bale a sinistra sarebbe SuperJuve

Mi ero imposto di non parlare più di mercato fino a gennaio, ma stavolta devo fare un’eccezione.

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Devo fare un’eccezione perché ogni volta che lo vedo in azione mi alzo in piedi e lo ammiro. Metto le mani conserte o in tasca e mi godo una delle più belle corse di tutti i tempi. Mi godo gli occhi di un ragazzo che trasmettono la voglia di correre, manco fosse Forrest Gump.

Parlo di Gareth Bale, a oggi il più forte esterno sinistro al mondo. Capacità di corsa sensazionale, dribbling, sinistraccio da brividi, senso tattico incredibile.

Metti un Bale sulla sinistra negli schemi di Conte…e oplà ecco il salto di qualità!

Perciò mi chiedo: non converrebbe fare uno sforzo economico e portarsi a casa il meglio e così la smettiamo di criticare chiunque vada a sinistra?

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Ok, troppo cattivo. Però il concetto resta: puntare al meglio, puntare al top. In campo e fuori dal campo, sul mercato. Basta vedere cosa ha combinato Pirlo nel centrocampo bianconero: la sua sola presenza sembra aver positivamente trasmesso classe e qualità ai vari Marchisio e Vidal. Le ali necessitano di questi uomini.

Elia e Estigarribia sono due misteri: il secondo in realtà sta uscendo a poco a poco. Giaccherini pareva aver imboccato la strada giusta, ma la sfortuna lo ha bloccato. Krasic dovrà prima o poi decidere cosa fare nella vita: studiare o improvvisare?

Nel frattempo la Juve vola, vola con un paio di incognite, proprio i nomi appena scritti. E là fuori c’è il meglio, c’è il top, c’è un tizio che corre e attacca come non mi capitava di vedere da troppo tempo. C’è un tizio da Juve, insomma.

Passo e chiudo.

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Juve, Marotta… ti mette le aliiiiiiiii!

Nello spregiudicato 4-2-4 di Conte, ammesso che riesca a portare questo modulo a Torino, di fondamentale importanza sono gli esterni di centrocampo. Nella sostanza si tratta di veri e propri attaccanti, con caratteristiche ben precise: grande corsa, grande resistenza, tecnica sopraffina. Durante la partita i due esterni possono essere cambiati per far spazio a forze fresche. Ciò significa che di esterni, una squadra di Conte, ne deve avere ben 4. Quattro elementi validi tali da non pregiudicare la qualità delle corsie laterali.

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Ecco perché la Juve sta muovendosi con insistenza alla ricerca di due potenti ali. In realtà in casa ce ne sarebbero già due: Krasic, che ha alternato prestazioni a dir poco allucinanti con partite scialbe (e per il quale esiste la parziale giustificazione del fatto che non ha mai riposato da 2 anni a questa parte), e Pepe, che nonostante tiri una brutta aria nei suoi confronti si è dimostrato utile ed efficace, ben tenendo a mente che non si tratta di un Cristiano Ronaldo o di un Giggs.

Servono allora due giocatori di fascia. Totale delusione Martinez, che verrà ceduto pur segnando a bilancio una minusvalenza, e praticamente mai usato Lanzafame, pupillo di Antonio Conte che lo lanciò a Bari ottenendone prestazioni sensazionali.

Serve un top player e un comodo rimpiazzo. Sulla sinistra Del Neri ha potuto contare sulla duttilità di Marchisio, che all’inizio del campionato aveva trovato i giusti equilibri tattici trovando pure la via del gol con estrema facilità. Ma Marchisio non ha le caratteristiche per soddisfare le richieste di Conte, ragion per cui la palla passa a Marotta.

In primis bisognerà, di comune accordo con Conte, stabilire se riservare gran parte dei liquidi per l’esterno sinistro o per l’attaccante. Quagliarella e Matri sono due punti fermi, Del Piero è stato riconfermato, a rischio c’è Toni. Aguero, Tevez e Benzema sono punte e non riguardano certo la corsia sinistra.

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Viceversa i nomi di Ribery e Nani sono quanto di meglio un allenatore possa desiderare, al momento. Esiste un altro fuoriclasse del dribbling che risponde al nome di Robben, ma è stato dichiarato incedibile.

 

Tuttosport continua a ripetere una storiella che non ho ancora verificato: la clausola rescissoria di Ribery è a quota 30 milioni di euro, il che mi pare un grosso errore del club bavarese. E non credo all’errore. Se così fosse non aspetterei un solo minuto per staccare un simile assegno e provare a convincere il marsigliese a trovare casa a Torino. Ribery a sinistra e Krasic a destra garantirebbero superiorità numerica costante e giocate da urlo, a tutto beneficio dell’incursore centrale (Marchisio? Inler? Aquilani?) e dei due attaccanti centrali (mi riferisco principalmente alle abilità aree di Matri e Quagliarella).

In naftalina i nomi di Bastos e Walcott. Il primo era già dato per bianconero. Si attende il passaporto comunitario, o forse Conte ha dato l’altolà alle operazioni. Il secondo stuzzica una domanda niente male: ma si integrerebbe facilmente nel campionato italiano? Il fisico non è quello dei corazzieri, mentre la velocità e la capacità nel dribbling non generano dubbi. Inoltre l’Arsenal è sempre stata una bottega cara per tutti.

Altri nomi che sono stati fatti riguardano trattative di secondo piano (Elia dell’Amburgo, già trattato da Marotta lo scorso anno, in concorrenza con Krasic, e Lennon del Tottenham) o trattative impossibili (Gareth Bale, forse il miglior tornante di fascia attualmente sulla terra).

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Fuori le prime due italiane dalle Champions

E sono due, in attesa della terza, così da poterci concentrare meglio sul campionato più bello del mondo. Almeno a detta degli house organ delle società più potenti d’Italia. Fuori con disonore (nel caso della Roma, bacchettata da un eccellente persona come Lucescu) e con un po’ di vergogna (nel caso del Milan giunto a Londra da prima della classe in Italia e col solito pippone di Galliani a rivendicare un passato che, ahinoi, è appunto passato).

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Il presente racconta di figuracce (i sei pareggi della Juve, per esempio) e di tanta, troppa inferiorità tecnico-tattica. Di fronte a formazioni organizzatissime e che hanno mostrato una crescita incredibile sotto diversi punti di vista. Andiamo con ordine.

La Roma di Montella, che sta comunque dimostrando la stessa personalità con la quale scendeva in campo fino a poco tempo fa, si è nuovamente sciolta di fronte a un livello di gioco leggermente più alto rispetto alle trasferte di provincia. Dando l’impressione, come già accaduto nella Juve e alla Juve, di essere un gruppo poco omogeneo e poco compatto, a differenza dei soliti gesti di Ranieri (avete presente: mani a coppa che si uniscono, come a volere una squadra corta e compatta appunto). Nervosismo e tanta improvvisazione. Ordini saltati (tipo il rigorista che viene scavalcato da chi avrà pure fatto 25000 gol, ma quello più importante non l’ha saputo segnare) e gerarchie riviste. Gomitate e una caccia all’uomo perfino giustificata di fronte ai microfoni. Come a ribadire che noi Italiani non sappiamo perdere e, purtroppo, nemmeno più vincere.

Mircea Lucescu ha dato a tutto il Paese una lezione di stile con pochi precedenti. Ha parlato di lealtà e di correttezza, ha sgridato un suo giocatore per aver esagerato nei tocchetti e nelle leziosità di fronte a un avversario che ha descritto come “nervoso, pauroso e sgarbato”. A fronte di una prestazione eccezionale, con tanti giovani in campo e buonissime individualità. Il risultato, molto rotondo, è lo specchio dei due match.

Discorso per certi versi analogo quello che riserveremo per il Milan. Sia chiaro: senza Mediaset e la Cazzetta-Rosa oggi potremmo realmente avviare un’analisi significativamente costruttiva sul calcio italiano e la maniera di approcciarsi all’Europa che conta. Purtroppo, non ho avuto modo di verificare ma mi giocherei un braccio intero, assisteremo ai soliti sermoni e articoli che nasconderanno tutte le inferiorità mostrate.

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Facciamo un esempio: che ne é della partita di Ibra rispetto a quella di Crouch? In valore assoluto sarà più forte Ibra, ma il pennellone inglese ha segnato e deciso la qualificazione, giocando molto meglio del collega avversario. Qualche tifoso bianconero ricorderà per certo cosa si diceva dello svedese nei primi anni di Juve: un leone contro i piccoli, piccolo contro i leoni. Poca roba. Inconsistente, quasi mai decisivo e mai nelle partite che contano per davvero. Un limite troppo forte ed evidente per puntare a chissà quali obiettivi personali. E il Milan ne ha risentito pesantemente.

Anche perché gli episodi non girano come in Italia. Punizioni e rigori, falli di mano e falli di gioco vengono puntualmente segnalati dai fischietti europei e tolti questi vantaggi gli uomini di Galliani fanno fatica a imporsi come dentro i confini del nostro paese.

Un modesto Tottenham, che certo non ha i 5 punti di vantaggio sulla seconda in Inghilterra, e che non ha potuto contare sull’apporto (a questo punto diremo “meno male” per il bene rossonero) di Gareth Bale (pensate a lui contro Abate o Antonini o Sokratis o Bonera!), ha fatto fuori la corazzata rossonera (almeno restando in Italia). Pensate un po’ se avessimo affrontato formazioni del calibro di Arsenal, Barcelona o ManUTD?!

Con un episodio gravissimo già dimenticato per ordini superiori: quel Gattuso che starà fuori altre quattro giornate di Champions.

E l’Italia perde così punti per il ranking, squadre in corsa e la faccia. Perché dopo Gattuso, anche De Rossi ha voluto lasciare un segnale forte e deciso: una gomitata ben assestata contro Srna, non Baresi né Nesta o il miglior Cannavaro. Peccato, ma tanto non impareremo mai dalle sconfitte. Chissà chi sarà il colpevole di queste eliminazioni. Ci sarà sicuramente un complotto della Svizzera Comunista?

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Tra tutti i nomi possibili ecco Agger

Filtra un’indiscrezione, e forse qualcosa di più, da Manchester. Il City dello sceicco e di quel collezionista di giocatori, già Piagnisteo a Milano, ha comprato Dzeko. O comunque è molto vicino al bosniaco. I soldi non fanno la felicità… e nemmeno una squadra di calcio. Sarà dura con i mercenari riuscire a vincere qualcosa, ma la scarsa vena di Chealsea, Manchester United, Arsenal e Liverpool può aiutare Mancini in questa strana impresa. Milioni su milioni, giocatori su giocatori. I tanti zero sembrano aver convinto Dzeko a trasferirsi in Inghilterra e buon per lui, visto quello che percepirà.

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La Juve vede svanire il suo sogno, quindi. D’altronde sarebbe risultato difficile staccare un assegno da 40 milioni. Non sono più i tempi e non ci sono cartellini nella rosa attuale capaci di colmare il debito eventuale. Così non resta che l’altro sogno e cioè Giampaolo Pazzini, a questo punto il vero grande obiettivo della dirigenza bianconera. Non che mi dispiacerebbe, certo per Dzeko provavo qualcosa di più che semplice ammirazione.

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Intanto il nome concreto è Agger. Scontento a Liverpool, scontento il Liverpool, sembrano passati secoli da quando Ranieri disse “Avete visto Agger, noi dobbiamo costruircelo in casa”. Ecco: adesso dobbiamo acquistarlo, dopo aver preso però Bonucci e fatto esplodere Chiellini. Lui meglio di Legrottaglie? Lui miglior alternativa possibile ai nomi già citati e indiscussi titolari?

Infine, per rimanere in tema di sogni, o di pazzie, o di bugie, ecco un’altra indiscrezione: la Juve è interessata a Gareth Bale! Ma va?!

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