Menu Chiudi

Tag: balotelli (pagina 1 di 3)

Crollo Italia: la vecchia guardia scarica i presunti fenomeni

E arrivò finalmente il momento in cui qualcuno si prese la responsabilità – o forse semplicemente la briga – di dire le cose come stanno.

Advertisment

Ci ha pensato Gigi Buffon a mettere in chiaro un paio di punti, anticipando la stampa e, anzi, offrendo alla stampa del materiale utile per costruirci sopra un po’ di articoli. Preciso, puntuale, sereno, vero. Talmente ovvio che non è stato possibile travisare o ribaltare i suoi concetti, sottoscritti poi da Daniele De Rossi che ci ha messo il carico.

I vari Balotelli e Cassano hanno rotto. Basta così con questi fenomeni tutti mediatici su cui pende la colpa, gravissima, della stampa e della TV. Una generazione di fenomeni ha lasciato un vuoto per adesso non colmato. Chi ce li darà più Buffon e Pirlo? Del Piero e Maldini?

Advertisment

Le parole di Buffon e le accuse di De Rossi (“ci servono uomini veri, non figurine o personaggi”) sanciscono una spaccatura molto violenta e netta fra i vecchietti, almeno così li chiamano, e le nuove leve. Prive di personsalità, vuoti di leadership, incapaci di incidere quando conta.

La sensazione ultima è che Prandelli abbia pagato colpe non tutte sue. D’altronde non ha lasciato a casa Tevez o Llorente, per fare due nomi a caso, ma ha dovuto barcamenarsi fra un livello di mediocrità generale in cui la pochezza di Balotelli e Cassano viene semplicemente esaltata, sottolineata.

Ci auguriamo, da adesso in poi, che le scelte del prossimo CT della Nazionale – ammesso che Prandelli non rientri in gioco – vengano giustamente ponderate: uomini veri, non figurine o personaggi.

Advertisment

E’ il calcio che avete costruito. E adesso ve lo tenete

Più di un velo di tristezza, ma è il calcio che avete costruito. Sono metodi e sensazioni che si leggono ogni giorno sui giornali. Sono le strumentalizzazioni ad aver vinto. Sempre e comunque. E poi via a festeggiare, mentre gli altri sono pronti con la lista dei colpevoli. In quella lista nessuno infila se stesso.

Advertisment

E’ il calcio che avete costruito con le moviole sui falli laterali invertiti, invece che le moviole sulle azioni più spettacolari.

E’ il calcio che avete costruito con le polemiche costruite ad arte nel tentativo di fare più rumore, di vendere più copie.

E’ il calcio che avete costruito con le storielle raccontate a un paese credulone, perché la linea editoriale la dettano i gruppi forti dietro alcune società.

E’ il calcio che avete costruito con le analisi di leccaculo e ipocriti travestiti da esperti, funzionali a un gioco al massacro che ha prodotto più di un danno al nostro calcio italiano. Perchè il ranking è qualcosa che parte da lontano, esattamente dal 2006, guarda caso.

E’ il calcio dove Moratti viene continuamente messo accanto ad aggettivi quali “signore”, “galantuomo”. Dove Galliani è il più bravo-punto-e-basta. Dove Pulvirenti e Cellino sono decisori in Lega. Loro decidono, il calcio italiano intanto sprofonda.

Advertisment

E’ il calcio dove Adriano è Imperatore, Balotelli migliore al mondo, Pistocchi commentatore, Paparesta moviolista, Icardi autentico idolo. Quindi Genny ‘a Carogna è perfetto come capo ultras.

E’ il calcio dove scopri dopo anni che l’unica cosa taroccata è la moviola nel famigerato gol de Turone.

E’ il calcio dove la vera Calciopoli non è mai approdata in TV o sui giornali.

E’ il calcio dove Garcia spara a zero e Conte e gli juventini devono stare muti.

E’ il calcio dove la Finale di Coppa Italia si gioca perché l’ha deciso Genny ‘a Carogna, mentre Renzi & Co. sono comodamente seduti in tribuna, dove Beretta “di questo non parlo” e dove Abete non si vede. Mentre il Napoli, stavolta sì, ritira la medaglia e parte coi festeggiamenti.

In fondo, Genny ‘a Carogna è esattamente il personaggio che ci serviva. Che sta bene nel contesto.

E’ il calcio che voi avete costruito. E adesso ve lo tenete.

Advertisment

Se saltelli si incazza Balotelli

Abbiamo già pubblicato il nostro pensiero su Balotelli e i cori beceri che riceve. Avevamo pure augurato alla nostra Juve il peggio possibile in un campionato in cui alcuni stupidi in tribuna continuavano a intonare questo coro. Ovviamente non si trattava solo di pseudotifosi bianconeri, ma di un’Italia intera. Solo che faceva comodo puntare il dito sulla Juve. Il punto però è un altro.

Advertisment

Il punto è che il povero ragazzo è scoppiato. Deve fare pace con sé stesso. Deve soprattutto capire che l’atteggiamento giusto è un altro. Quello che Boban ha tentato di suggerigli invano. Quello che Marocchi ha poi detto dopo la lite in tv con Mario.

Il punto è che doveva capitare. Da “non sono un fenomeno” a “non capisci di calcio”, passando per sfoghi e naturali incazzature.

Se non fosse che il ragazzo deve capire ancora come stare al mondo. Lasciamo da parte la sua storia, su cui nessuno può mettere becco. Ma certo la gestione della sua personalità è stata problematica. E non crediamo che le colpe siano tutte di Mario Balotelli.

Advertisment

Piuttosto le colpe sono della stampa e di un ambiente che non lo ha mai veramente aiutato. Diceva Boniperti che “prima si sceglie l’uomo, poi si valuta il calciatore”. Ci perdonerà Mario Balotelli, ma di uomo non c’è traccia. C’è traccia di un ragazzo viziato, disegnato fenomeno dai giornali e dalle TV, con tante malefatte da parte sua per un carattere non pronto al grande palcoscenico.

Doti tecniche molto importanti, ma mostrate e dimostrate solo parzialmente e solo in modo molto discontinuo. I campioni sono altri, perché “campioni lo si è nella vita di tutti i giorni, non solo in campo” diceva Marcello Lippi di Zidane.

Ci troviamo così con un Milan incapace di gestire la sua personalità e il suo personaggio, di un Prandelli che avrà grosse difficoltà in Brasile, di una Nazionale che avrebbe bisogno di un leader in attacco e non ce l’ha.

Fenomeno lo è, ma solo a livello mediatico. Non vogliamo avanzare polemiche facili, ma l’essere cresciuto lì dove è cresciuto, con quella fanfara di giornali e TV a gonfiarne il valore e i casi, di certo non gli ha giovato. Ma è ancora presto. A 23 anni la maturazione non solo è possibile, ma è doverosa.

Su Mario: rialzati. Col cuore. Altrimenti, per continuare a giocare a calcio come si deve, meglio scegliersi un posto tranquillo, magari di provincia, rinunciando ai flash, limitando le cazzate, e puntando a una carriera interessante. Altrimenti Boban avrà ragione: va bene giusto per il suo conto corrente. Basta decidere.

Advertisment

Hernanes contro la Juve, Bonucci contro Conte?

Ma sì, prendiamoci un po’ in giro. Sono giorni particolari quelli che portano al weekend calcistico. Fra colpi di mercato finalmente conclusi a dichiarazioni sui giornali tutte da godere.

Advertisment

Si parte con Hernanes, fin qui un gran bel profeta. Se le lacrime di Formello erano un provino per quanto richiede Mazzarri, le parole di Appiano son certamente figlie di un distaccamento dalla realtà a tratti delirante. “Qui mai uno scandalo“. Forse perché legge i giornali, e quindi come dargli torto. Il problema è la dichiarazione tirata fuori in uno dei momenti più bassi della stagione e, a voler essere sinceri obiettivi, in uno standard  normale per la storia nerazzurra. Poche parentesi di trionfi, poi mediocrità.

Advertisment

E se Hernanes tenta di buttarla in polemica, vuota e assolutamente inutile, Bonucci la butta sul ridere. E’ di oggi la sua intervista in cui dice “Conte, basta!”. Il tono è volutamente scherzoso e stavolta premiamo la scelta di Tuttosport di dar spazio all’ironia. Il difensore descrive il vero trucco della gestione Conte: lavoro, lavoro, lavoro, sudore, sudore, sudore. Parla degli allenamenti massacranti, parla di ripetute tattiche e fisiche, parla delle lezioni del Mister. Gli ingredienti che portano al successo.

In mezzo si inserisce tutto un discorso calcistico, per nulla banale. Benitez affonda con i titolari: sarà il caso di preoccuparsi un tantino per come sta gestendo il progetto Napoli. La Roma continua su ritmi davvero importanti, con un Gervinho decisivo. Mentre al Milan si parla, evidentemente, di Balotelli papà responsabile, per evitare di dare i primi giudizi su Seedorf, allenatore per caso, e sulla gestione del giocattolo Milan contesto fra Barbara e Adriano.

E con questa ultima barzelletta a firma Balotelli chiudiamo l’articolo.

Advertisment

Ah le regole, contano solo quando servono (a qualcuno)

Giorni deliranti. Un fine settimana senza Juve è duro da trascorrere. Fortuna che ora comincia un periodo che ci vedrà protagonisti.

Advertisment

Nel frattempo è accaduto qualcosa. La regola che tiene fuori Berardi dall’Under 21 e che ha tenuto fuori diversi giocatori dalla Nazionale Maggiore, non vale per Balotelli. A questo ragazzo, che uomo ancora non è e forse non lo sarà mai, tutto è concesso. Può tutto. Gli si perdona tutto. Balotelli può fare le peggio cose e passare ora da vittima, ora da perseguitato, ora da indifeso. Quando la realtà è sotto gli occhi di tutti.

E stessa sorte è toccata a San Siro: la curva potrà riempirsi, anzi no, di certo lo stadio è aperto. Per carità: giusto così, ma l’opera di persecuzione al tifoso bianconero razzista e violento vale solo se il tifoso è – appunto – bianconero. Se è rossonero, i cori razzisti diventano goliardici e quindi chi di dovere chiude un occhio, la solita pacca sulla schiena e via al prossimo giro di cori.

Advertisment

Le regole, quindi, valgono solo per alcuni. E solo se serve applicarle. Anche quelle etiche.

Già, perché anche Zeman la passa liscia. Dalla storia di Maurizio Schillaci arriva infatti la notizia che Zeman sapeva, nel suo passato di allenatore, di alcune partite truccate e non ha mai parlato né denunciato. Anzi, gli sono stati proposti pure dei match da truccare, lui ha gentilmente rifiutato, ma nessuna denuncia. Conte linciato e con l’etica sporca – secondo alcuni – mentre Zeman è un eroe.

E’ la solita Italia. Quella che tenteremo di dominare sul campo. Contro tutti.

Advertisment

Serie A 2013/2014: lo stato di salute della prima giornata

Mi illumino di Juve. Avrebbe scritto questo Ungaretti vedendo la prima giornata di campionato. Non solo Juve, in realtà, ma il bagliore dei bianconeri sembra aver contagiato gli altri. Sembra pure che la luce proveniente da Conte abbia illuminato le avversarie.

Advertisment

Una marea di 3-5-2 si sfidano e, in parte, si annullano. Compresa la sfida di Marassi dove lo specchio che Delio Rossi impone ai bianconeri ha retto per tutto il primo tempo. Ma la copia è differente dall’originale e così la Juve ha avuto la meglio. Questione di un Tevez in più, questione di avere molto più talento di chi vorrebbe farti la festa.

La prima giornata, che si chiude oggi col debutto della Fiorentina di Montella, consegna una classifica pronosticabile. Compreso il tonfo del Milan. Nessun giudizio, troppo presto, ma qualche buon segnale.

A partire dai microfoni. Un piacere sentire parlare Benitez. Finalmente Napoli ha un allenatore capace di dialogare con pubblico e avversari. Altro che i piagnistei di Mourinho e Mazzarri. Con lo spagnolo sarà un campionato intenso e piacevole anche da raccontare e ascoltare. E complimenti per il lavoro fin qui svolto. La vera antogonista dei bianconeri è Napoli che lo ha confermato sul campo. Hamsik sempre più leader, ma un gioco completamente differente dallo scorso anno. Più arioso, più ragionato, dove alla legnosità di Behrami e Inler viene contrapposta la classe dei vari Higuain, Callejon e Pandev. Pazienza per Insigne, ma chi ha toccato il vero calcio lo riconosci subito.

Segnali di ripresa della Lazio, che però soffre vistosamente se debitamente attaccata. E’ bastato l’ingresso di Muriel per mettere in crisi una difesa che andava rinforzata se si vuole raggiungere un obiettivo concreto. Un centrocampo tosto e un intramontabile Klose sono le armi principali di Petkovic. Potrebbero non bastare se il reparto arretrato mette in crisi un 2-0 che sembrava granitico.

E Roma ride pure in versione giallorossa. Tre punti solidi come lo schema che Garcia manda in campo. Un anno fa Zeman mandò in confusione un gruppo intero capendo poco di Totti, di De Rossi e dei ragazzi che aveva in mano. Troppi scalini da percorrere e poca didattica. Mentre l’allenatore francese ha le idee molto chiare. A essere confusi sono gli opinionisti. La Roma alterna davanti la difesa ora un metronomo ora un combattente. Complementari e perfettamente in sincronia. Restituendo dignità a De Rossi – solo un pazzo potrebbe metterne in discussione le doti tecniche e di personalità – la Roma ritrova lo spirito di un tempo. Con un Totti che dimostra di possedere ottime doti di intelligenza nella gestione delle energie. Le bizze di Sabatini (Borriello titolare è uno di quei paradossi di difficile comprensione) vengono ben gestite dall’allenatore che poi verrà multato per aver usato il telefonino. “Non lo sapevo” si giustificherà, ma la colpa non è sua. Piuttosto è di un calcio italiano veramente ridicolo e antiquato. Si abituerà, Garcia.

Advertisment

Sorride pure Mazzarri che solo al minuto 91 tira un sospiro di sollievo. La partita si sblocca quando Liverani decide che è arrivato il momento di fare e non solo di distruggere. Ma il terzetto di centrocampo non regge e una deviazione manda in tilt il buon Perin. Grande esordio, si dirà, ma Kovacic e Icardi schierati solo nel secondo tempo andrebbero giustificati al pubblico. Con la variante che comunque la squadra nerazzurra appare fragile in difesa, mentre Alvarez sta uscendo dal torpore in cui era caduto. La curiosità di vedere dove potrà arrivare questa Inter è tanta. Con Eto’o o senza Eto’o.

Cassano più Amauri è una specie di “cosa avremmo potuto fare se solo avessimo avuto più testa”. Fisico e tecnica da numero 10 e 9, rispettivamente, ma non sempre bastano. Uno scialbo 0-0 che conferma un paio di cose: Cassano è roba da provincia, laddove le responsabilità finiscono a pagina 14 della Gazzetta (tanto per intenderci), mentre Amauri soffre di intermittenza peggio delle frecce di una macchina. Parma si divertirà, ma serate come ieri sono la conferma delle rispettive carriere. Alla fine il vero protagonista in campo sarà Mirante.

Cosa farebbe Cerci in mano a Conte? Massimo rispetto per il Maestro Ventura, ma questo ragazzo è il prototipo di esterno che piace proprio al tecnico leccese. Sfrontato e arrogante come solo un’ala può essere, veloce e fantasioso come proprio un’ala deve essere. Nella nuova posizione di attaccante (poco esterno e molta seconda punta) può davvero fare male alle difese avversarie. E Immobile pare proprio la pedina di appoggio ideale visto che il buon Ciro copre l’intero attacco senza troppa fatica. Il Toro è una creatura interessante. Manca forse un ragionatore a centrocampo e un volpone in difesa, ma il campionato sarà tranquillo (ipotizziamo).

Prima o poi Cellino deciderà di accomodarsi in panchina. Comanda la sostituzione di Ibarbo ed è sempre lui a obbligare all’attaccante dove posizionarsi e dove andare. Ci chiediamo quale sia il ruolo e fin dove arrivano le responsabilità di Lopez. Fortuna che il Cagliari rimonta e vince su un Atalanta irriconoscibile, altrimenti oggi il dilemma sarebbe “a chi le colpe tattiche: Cellino o Lopez?”.

Passiamo al Milan? Se non avesse dalla sua una stampa molto amica, oggi staremmo a discutere di molte cose che non vanno senza l’obiettivo di dire le cose che i capi vogliono sentirsi dire. Il primo scudetto di Allegri arrivò per incapacità manifesta delle avversarie. La Juve di Del Neri seppe tenere testa per tutto il girone di andata e questo la dice lunga su che livello di avversarie avevano i rossoneri all’epoca. Dove tutto poggiava sulla capacità di Ibrahimovic di distruggere le partite. Poi la smobilitazione perché i bilanci non si possono più nascondere. L’anno scorso la rimonta fece rima con una serie di arbitraggi che se solo fosse capitato alla Juve… Quest’anno ci risiamo: partenza da brividi (e poiché vale per tutta la carriera di Allegri, ci sarà da ipotizzare scarsa capacità di preparare la mente più che il corpo) e primo step decisivo della stagione contro il PSV. Non è ancora settembre che Allegri è a rischio. Prigioniero di idee che sono sparite in concomitanza ai soldi. Prigioniero di una didattica sopravvalutata. Cercano il rinforzo in attacco quando la difesa è un insulto alla storia dei vari Baresi e Maldini. E se Julio Cesar è l’unico nome in grado di sostituire Abbiati, allora per noi che non tifiamo Milan tutto diventa una pacchia infinita.

E stasera tutti a guardare la Fiorentina (almeno voi, io mi gusterò Chelsea-Manchester United). Matura? Pronta per dar battaglia al Napoli sgomitando come la vice-vice-favorita per il titolo? Il peso di un tale pronostico bloccherà Montella e i suoi o l’inserimento di Rossi e Gomez ha reso lo spogliatoio forte? Dopo Conte, lo ripetiamo, viene Montella per conoscenze e qualità del lavoro. Sarà un gran bel torneo se alla Juve non verranno concessi i 10 punti di distacco come l’anno scorso. Il punto, per tutte le avversarie, è sempre il solito: la continuità di rendimento e di risultato.

Buon campionato a tutti.

Advertisment

Balotelli: non mi piaci e non sono razzista

Un paio di tweet, le solite scanzonate dei giornali, qualche servizio video, troppi opinionisti che lo usano per farsi belli, senza per questo pensare davvero ciò che dicono.

Advertisment

A venti minuti dal termine del match Balotelli becca il secondo giallo e quindi il conseguente rosso. E’ capitato a molti, solo che l’episodio più brutto è sempre dopo: la solita sceneggiata. Francamente dubito che non sia calcolata, che non sia studiata, giusto per mantenere una certa coerenza col personaggio che gli hanno o si è disegnato addosso. Nel caso non fosse un disegno, ma pura realtà… allora siamo messi male.

Se Balotelli, numero 9 azzurro, è il leader di questa Nazionale, allora preferisco scegliermi un’altra Nazionale. Prandelli ha detto alla fine della partita che “deve ancora crescere”. No: non crescerà mai.

Advertisment

Non mi piace, non può essere raccontato come esempio, non può essere uno dei 100 più influenti al mondo, davvero non posso permettere a mio figlio di seguire le sue gesta.

Calci e pugni dopo il rosso, una furia. Avesse quella furia durante i momenti di gioco, con la tecnica che il Cielo gli ha regalato e chissà perché, sarebbe un top player assoluto. Ma è solo Balotelli: un ragazzo con una storia difficile, come molti altri, ma che ci mette del suo per non farsi apprezzare, per non riscattare quella storia difficile.

Non mi piaci Balotelli, e non sono razzista: solo realista e pragmatico. E proprio il tuo atteggiamento fa malissimo a chi il razzismo lo subisce per davvero. Come molti hanno scritto: “non lo fischio perché sei nero, ma perché sei senza onore”.

Advertisment

Conti, conferme e sorprese dell’ultima giornata

Un altro campionato é andato via. Solo che questo finisce in un modo particolare, con diversi verdetti, qualche conferma, alcune sorprese.

Advertisment

Assist di Bergonzi al Milan Balotelli tira meglio i rigori, secondo Montella. Cosí i rossoneri vannoin Champions per il rotto della cuffia. Nel finale di partita va tutto liscio: appena 60 secondi di inferioritá numerica (qualcuno spieghi a Terlizzi il motivo del giallo), poi uno svenimento di Balotelli che diventa penalty, poi confusione che consegna a Mexes la copertina dei giornali. Un trionfo, echissenefrega della limpidezza. Complimenti peró al Siena e alla sportivitá, lo stesso Siena che fu di Conte e che appena qualche mese fa é stato oggetto di Calcioscommesse.

Stra…figuraccia dell’Inter Io ventaglio delle scuse é stato esaurito. All’appello di Stramaccioni mancano solo sinusite e aumento dell’IVA e poi la collezione di giustificazioni é completa. La veritá, palese nei numeri dei nerazzurri, é la fragilitá di un progetto che chissá mai se veramente esistito. Piú gol presi che fatti, record di sconfitte, imbarcata finale, niente identitá né gioco, sistema difensivo tragico che va al di lá di assenze e demoralizzazione. Bentornata Inter, ci sei mancata nascosta come eri nel trappolone di Farsopoli. Ora l’unico nome in grado di salvare la baracca é quello di Guido Rossi.

Advertisment

Il Napoli anche ieri ha vinto Direbbe questo De Laurentiis: il Napoli non ha perso, anzi ha vinto. E la Roma ha perso perché fra 2 anni ci sará il Fair Play finanziario. Appunto, fra 2 anni. Intanto incassa l’addio di Mazzarri che avrá visto lungo (e quando mai ripeterai un anno cosí?) e si prepara a qualche cessione eccellente e pericolosa. Dovrá essere bravo il DeLa a scegliere la giusta sceneggiatura per l’anno prossimo, riducendo il rischio di implosioni.

Alta tensione Roma Sará un derby infuocato. Chi vince accede alla Seconda Europa. Petkovic e Andreazzoli (prima Zeman) hanno illuso la piazza, partendo peró da posizioni differenti e con un cammino differente. Avessero consegnato al primo un attaccante in piú oggi forse la Lazio avrebbe piú punti. Avessero ragionato in serietá i giallorossi, la scelta Zeman l’avrebbero capita tutti: mediatica e spettacolare, ma insufficiente e inadeguata per un vero progetto di rinascita.

Capolavoro Montella e Guidolin Il primo é subito dietro Conte per qualitá. Il secondo, dopo l’infinita gavetta, meriterebbe qualche libro per la maniera di governare gruppo e idee tattiche. Fiorentina e Udinese si confermano piacevoli sorprese di questo campionato. La Viola é andata vicinissimo al traguardo grosso (ma Bergonzi ha detto no!) mentre l’Udinese guadagna l’accesso alla Europe League con uno strappo finale da gran velocista (come piacerebbe al ciclista Guidolin). Solo meriti per entrambi.

Complimenti infine a tutte le altre squadre. Al Catania e al Bologna, all’Atalanta e al Chievo, al Cagliari e alla Samp. Bravo chi é riuscito a salvarsi e un presto ritorno in A per chi é retrocesso. Come sempre, 1 volta su 4 nella storia della A: veniteci a prendere. Firmato: la Juve!

Advertisment

Torino-Juventus 0-2 Il gusto per la beffa

Come un regista freddo e carogna. Quasi 90 minuti di illusione, perfino un pericolo scampato: un fuorigioco che poi poteva essere rigore. Poi la botta a 99 chilometri all’ora e la sentenza: la Juve è cinica, la Juve è cattiva.

Advertisment

Pensare che a fornire l’assist a Vidal sono stati i tifosi granata: nessun accordo con la Juve, come se fosse stata la Juve a volere lo 0-0. Piuttosto c’è da chiedersi questo: se quando la Juve cammina e rinuncia a giocare l’avversario non riesce nemmeno a scalfirla, allora cosa accadrebbe se la Juve tornasse feroce e veloce come a inizio stagione?

Advertisment

Sono 25 le vittorie in 34 match. 80 i punti in classifica, ancora 360 minuti da giocare. Vantaggio abissale contro la seconda e quest’anno abbiamo giocato una grande Champions. Vien da chiedersi se l’anno scorso siamo stati penalizzati dal fatto di non giocare a metà settimana.

Scherzi a parte, fra insulti razzisti che “in fondo è normale” e fra l’ennesima sperimentazione tattica (il 4-1-4-1), la Juve si avvia a completare un’altra stagione da incorniciare. Mentre le altre arrancano e si deprimono per le barelle che entrano in campo (ogni riferimento a Stramaccioni non è per nulla casuale) e l’uomo più influente al mondo denuncia una persecuzione honoris causa (ogni riferimento a Balotelli non è per nulla casuale), la Juve vola, continua a volare e può preparare in tutta tranquillità una campagna di rafforzamento che potrebbe essere decisiva.

A illustrare il programma per gli anni venturi è Vidal, da ieri sempre più cannoniere stagionale bianconero: “Voglio vincere tutto con questa maglia”. La strada è tracciata!

Advertisment

Una domenica di ordinaria follia

L’apertura della Domenica Sportiva è tutto un programma: “Ieri Conte ha esultato, ma ne parleremo dopo”. Negli studi Mediaset si è addirittura portato un polveroso libro dal titolo “Regolamento del Calcio – FIFA”. Non sapevo nemmeno esistessero dei commi sulle esultanze degli allenatori, ma Cesari è riuscito a trovarli. Oggi… non ho il coraggio di aprire i giornali. Benvenuti in Italia.

Advertisment

E’ stata una domenica bestiale, e non è una citazione della famosa canzone. Il pomeriggio è filato liscio.

Nemmeno 120 secondi e al Napoli viene concesso un generoso rigore. Per carità il fallo forse c’era, solo che comincia fuori area. Hamsik allora non era un’eccezione: se atterri un napoletano poco fuori area, la nuova regola impone di assegnare il rigore. E così l’innamorato Cavani si può sbloccare. Ai microfoni, davanti a una immagine piuttosto chiara, Walter Mazzarri si traveste da Ray Charles e fa finta di aver visto una cosa che lo schermo continua inesorabilmente a non mostrare.

Advertisment

Passano tre giri di orologio e in un altro campo, al ping di Napoli si risponde col pong del Milan. Rigore molto generoso su Balotelli che grande e grosso come é si schianta a terra abbattuto da un caccia, probabilmente. Di questo passo Cavani ed El Shaarawy devono preoccuparsi per la classifica cannonieri. Sannino si lamenta a fine partita, ma gli vengono concessi giusto pochi secondi. Mentre Allegri fa l’apologia di Messi e per poco non ci scappa la richiesta di eccessiva inferiorità e quindi la ripetizione dell’ottavo di finale al Camp Nou. Su Zapata nessuna domanda.

L’ilarità regna sovrana e così Pioli si prende tutta la scena. Mondonico, quello che esultò mostrano a uno stadio intero una sedia alzata provocatoriamente sopra la testa, diventa beato, quasi santo. Zazzaroni, dopo un tip tap e un tango, descrive perché “Antonio, che è un mio amico, ha sbagliato”. A distanza di 12 ore non ho ancora capito le sue spiegazioni. Collovati, giustamente, gli fa notare come a Bologna i tifosi bianconeri erano 15 mila e molti di questi erano proprio in tribuna, nel lato a cui Conte ha mostrato i pugni al cielo. Civoli, che purtroppo non ha potuto godere della sua Inter, si dice invece esterefatto dall’atteggiamento di Conte “per il quale prevale l’istinto”. Conferma la sensazione pure Italo Cucci: Italo chi?

Torino-Lazio giocano sotto la neve, mentre ai nerazzurri questa condizione viene depennata. Troppo stanca, troppi rischi. Zazzaroni, dall’alto della sua fede nerazzurra, tenta addirittura di far passare il rinvio come un torto a Stramaccioni: meglio di un film comico di Leslie Nielsen.

Detto in altro modo. Per il Napoli è ok il rigore fuori area, nessuno si scandalizza. Al Milan prosegue la fortuna di vedersi assegnare un rigore a partita: fra un po’ c’è la Juve, occhio ai falli di schiena. Zapata prende il giallo e nessuno fa rivedere le immagini. Conte, che sta stravincendo, non può esultare. Tutto normale. Tutto così maledettamente normale. Solo in Italia, però!

Advertisment