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Tag: barcellona

Quale squadra vorresti incontrare ai quarti di Champions? [SONDAGGIO]

Ci siamo. Ormai ci siamo. Domani conosceremo l’avversaria dei Quarti di Finale della Champions.

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La Juve manca da tanto tempo dai quarti. Fu Capello: Liverpool e poi Arsenal. Due inglesi. Stavolta di inglesi non ce ne saranno. Successe pure nel 1996: l’Inghilterra non presentava formazioni ai quarti di finale della Coppa dei Campioni.

Una delle sette palline verrà abbinata alla Juve. Sì, ma quale sarebbe da preferire? Ci sono due versioni nei bar italiani.

La prima vuole un sorteggio di grande impatto. Meglio affrontare subito un top club. Tipo un Real Madrid o un Barcellona o un Bayern Monaco. Sono forse le tre formazioni più blasonate, e oggettivamente le più pericolose.

A me in realtà Mourinho non fa paura, almeno sul campo. Certo le sue influenze e conoscenze arbitrali sono da temere, ma per il resto il Real è attaccabile.

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Io eviterei piuttosto il Borussia Dortmund. I gialloneri mi sembrano veramente molto ben attrezzati. Il loro allenatore inoltre meriterebbe una menzione per il lavoro fin qui svolto. Anche se abbiamo un debito contro il Borussia.

La seconda versione è riferita a un sorteggio più leggero. Attenti al trucco, però. Snejder e Drogba, Isco e l’Ingegnere non sono avversari semplici. Così come non lo è il PSG che comunque può contare su tante individualità, ma nessun gruppo.

Vale comunque un concetto: chiunque arrivi troverà una Juve preparata. E affamata. Come lo è Conte.

Parola a voi: quale squadra vorreste incontrare ai quarti di Champions?

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Galliani fa l’ironico. Perchè non sa perdere

Il Milan, applicando la tattica spiegata da Mourinho al mondo intero e ripetuta da Di Matteo, ridicolizza il Barcellona. In undici a difendere nella propria metà campo, se non nella propria area, e contropiedi velocissimi. Il Barcellona ha sempre la palla ma non tira mai in porta. Il Milan segna due volte e rischia di farne anche di più.

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I milanisti hanno mille motivi per sorridere. E ride pure Galliani, che però ha un macigno sullo stomaco che proprio non riesce a digerire, per cui s’inventa un capolavoro di ironia:

Quando Muntari ha segnato, ho subito guardato se il guardalinee tornava verso il centrocampo. Mi sono ricordato da un altro gol del 2-0 segnato da Muntari che invece non ci era stato convalidato. Stavolta la palla era entrata un po’ di più… ma non così tanto.

Il goal di Muntari in Milan-Juventus dell’anno scorso non ce l’ha solo sul telefonino, ce l’ha fisso in mente e si aggrappa a quello per convincersi che non è stata la Juventus a vincere il campionato e che lo scudetto gli è stato scippato.

Pover’uomo, come s’è ridotto, penserà qualcuno.

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E invece non si è ridotto così, lui da sempre non sa perdere.

È inutile ricordare che in quella partita è stato annullato un altro goal regolare a Matri; è inutile far notare che, dopo quella partita, il Milan si è portato a +4 sulla Juventus e che quindi il campionato il Milan l’ha perso dopo e non in quella partita; è inutile sottolineare che la Juventus ha dominato il campionato concludendolo da imbattuta e vincendo dieci delle ultime undici partite.

È inutile perché Galliani non sa perdere. E non da l’anno scorso.

Era il 20 marzo del 1991, 22 anni fa, il giorno del “fattaccio”. Il giorno della vergogna per il calcio italiano. Marsiglia-Milan di Champions. Marsiglia-Milan 1-0 con eliminazione del Milan. Al 90’ si spegne un riflettore della tribuna: ci si vede comunque benissimo ma Galliani irrompe in campo e, davanti agli occhi increduli di Sacchi, costringe i suoi giocatori ad abbandonare la partita. Chiederà lo 0-3 a tavolino.

Il Milan viene squalificato per un anno dalle competizioni europee.

Galliani, un tipo che sa perdere.

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Juve-Napoli, il personaggio: Marcelo Danubio Zalayeta

Se pensi a Juve-Napoli ti vengono in mente tanti protagonisti, per motivi diversi. Può venirti in mente Sivori, ma anche Ferrara o Lippi ad esempio. Noi questa volta abbiamo deciso di ricordare un personaggio diverso, meno di richiamo, ma indissolubilmente legato a questa sfida. Abbiamo pensato a Marcelo Danubio Zalayeta.

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Nell’estate ’97 Luciano Moggi porta a Torino un giovane attaccante del Penarol cresciuto nel Danubio che si era messo in luce nei Mondiali Under 20 chiusi al secondo posto con la nazionale uruguayana. Comincia così l’avventura del diciottenne Zalayeta, pagato 5 miliardi di lire e arrivato insieme al coetaneo e connazionale Pellegrin, un difensore di cui si sarebbe presto persa ogni traccia.
Non è facile neanche per Zalayeta emergere in quella Juventus così spettacolare e forte, con Del Piero e Inzaghi che avrebbero realizzato insieme la bellezza di 59 reti solo in quella stagione. Marcelo rimane nell’ombra come un oggetto misterioso finché Lippi non decide di buttarlo nella mischia durante il secondo tempo di una partita che sulla carta avrebbe dovuto essere una passeggiata. È il 14 marzo 1998 e a Torino si gioca Juve-Napoli, un testa-coda a tutti gli effetti, con la Juve che si stava involando verso il suo venticinquesimo scudetto e il Napoli che si stava rendendo protagonista di una stagione imbarazzante, che l’avrebbe visto arrivare ultimo con soli 14 punti in classifica e 2 partite vinte nell’arco dell’intero campionato. Sembrava una passeggiata e tutto lascia pensare che sarebbe stato così dopo il gol da cineteca inventato da Del Piero. Ma Turrisi pareggia e la partita non si sblocca. Lippi si ricorda di Zalayeta che entra e non delude, realizzando un gol di rapina che sembrava essere decisivo per i tre punti. Purtroppo non basta, perché Protti pareggia e il Napoli porta a casa un punto che non avrebbe però cambiato le sorti del suo campionato, né di quello della Juve.

A quel punto la strada per Zalayeta sembrava in discesa e la Juve decide di mandarlo a maturare un anno ad Empoli, dove però non esplode. Serviranno altri due anni in prestito al Siviglia per convincere i dirigenti bianconeri a riportarlo a Torino, pensando che in fondo uno come lui poteva far comodo come quarta o quinta punta in una grande squadra. Già, perché il Panterone, come veniva soprannominato per il suo passo felpato, quei movimenti da finto lento che potevano sorprendere l’avversario grazie a un fisico imponente coadiuvato da una buona tecnica di base, era un elemento prezioso in rosa. Molto eclettico e generoso, in grado di fare il centravanti, la seconda punta o l’ala, mai polemico nonostante le numerose panchine e tribune, sempre pronto quando veniva chiamato in causa.
E il destino avrebbe ripagato quell’intuizione di Moggi e lo spirito di sacrificio di Marcelo. Clamorosamente, in due occasioni.

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Quarti di finale di Champions, 2002/03. La Juve deve andare a fare la partita al Camp Nou dopo l’1-1 in casa contro il Barcellona con gol di Montero. Una partita difficilissima che assume i connotati dell’impresa quando i bianconeri si ritrovano in 10 per l’espulsione di Davids e sotto di un gol. Pareggia Nedved, si va ai supplementari. È un assedio. Lippi si ricorda di Zalayeta, come aveva fatto cinque anni prima col Napoli e lo manda in campo. Quando siamo ormai all’ultimo minuto del secondo tempo supplementare e la Juve è schiacciata nella propria area, improvvisamente Birindelli esce palla al piede dalla difesa e supera la metà campo sulla destra. Davanti c’è solo lui, il Panterone, in mezzo ai difensori catalani. Birindelli crossa comunque. Zalayeta anticipa tutti e con un piatto preciso gela letteralmente il Camp Nou e porta la Juve in semifinale. Una soddisfazione enorme per tutti, soprattutto per un giocatore un po’ sottovalutato da molti fino a quel momento. Purtroppo poi in finale anche Zalayeta si sarebbe fatto ipnotizzare da Dida dal dischetto in quella partita maledetta.

Chiede alla società di poter giocare di più e così passa al Perugia nel gennaio successivo, dove però un gravissimo infortunio l’avrebbe tolto dai giochi per l’intera stagione e convinto a tornare a Torino.
Il destino aveva infatti in serbo per lui un’altra sorpresa.
Capello lo impiega con maggiore regolarità rispetto al passato, complice anche un lungo infortunio di Trezeguet, e Zalayeta non delude.
Ottavi di Champions, 2004/05. La Juve ospita il Real Madrid e deve ribaltare l’1-0 dell’andata. La gara non si sblocca e Capello manda in campo prima il rientrante Trezeguet e poi anche Zalayeta. David segna e porta la partita ai supplementari. E ancora una volta ci pensa il Panterone sul finire del secondo tempo supplementare a regalare la qualificazione alla Juve con un destro da fuori area che fa impazzire il Delle Alpi.
L’ultima stagione bianconera di Zalayeta sarebbe stata quella delle Serie B, dove Marcelo rispetta il suo solito ruolo di riserva riuscendo comunque a segnare le sue ultime quattro reti torinesi.

Dopo 160 presenze spalmate tra il ’97 e il 2007 condite da 34 reti, Zalayeta lascia definitivamente la Juve e passa proprio al Napoli, la squadra a cui aveva segnato il suo primo gol italiano. Sotto il Vesuvio gioca due stagioni e segna qualche gol importante. Ma purtroppo si rende protagonista di una simulazione proprio contro la sua ex squadra, in quel Napoli-Juve 3-1 datato 2007 in cui Bergonzi regalò due rigori ai partenopei e si rese protagonista di una prestazione imbarazzante. Zalayeta si procura un rigore con un tuffo che viene poi punito dal giudice sportivo con due giornate di squalifica per simulazione, squalifica poi annullata dopo il ricorso di De Laurentis.
Dopo una stagione al Bologna e una in Turchia al Kayserispor, Zalayeta è tornato al Penarol, dove gioca attualmente.

Un Juve-Napoli per lui non sarà mai una partita come le altre, come per i tifosi bianconeri lui non sarà mai un giocatore come gli altri, nonostante non fosse certamente un fuoriclasse né un titolare inamovibile. Per lui parleranno sempre quei due gol in Champions, sarà per sempre l’uomo del secondo tempo supplementare, il Panterone. Peccato solo per quella simulazione, una macchia che avrebbe dovuto evitargli Bergonzi ammonendolo in quella partita, purtroppo arbitrata a senso unico.

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