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Tag: bartolozzi

La7 ridimensiona Calciopoli

Abbiamo letto (non certo sui quotidiani) e scritto (non certo sui quotidiani) molto, moltissimo. Sappiamo tutto, o quasi, sull’affare Calciopoli. Conosciamo l’imbroglio, i presunti colpevoli, i presunti mandanti, gli esecutori materiali. Abbiamo intuito e dedotto le cause, le concause, le motivazioni che hanno spinto la Famiglia a uccidere i propri figli e gli Imprenditori (leggi Presidente del Consiglio e Proprietario Saras) a muoversi in una certa maniera. Insomma, abbiamo davvero tanto materiale a disposizione. E molto altro ci aspettiamo, oltre che ovviamente sentenze più serene e logiche accompagnate da motivazioni plausibili e ragionate. Forse chiediamo un po’ troppo quando vogliamo pure le prove da parte di chi accusa e di chi si difende (in tal caso, le prove esistono e sono liberamente accessibili in rete).

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Bene. L’emittente televisiva La7, di proprietà di un signore strano che si è fatto sfuggire il proprio management e non ha saputo tenere a bada certi suoi cagnacci – almeno questo è il suo malsano pensiero, completamente non rispettabile né accettabile – che è pure membro di una società di calcio italiana carattterizzata dai colori simili a quelli dell’Atalanta, manda un servizio in merito alla trasmissione Complotti. Servizio che vorrebbe riscrivere Calciopoli, dopo l’acquisizione delle deposizioni e del materiale emerso dal Tribunale di Napoli. Tre appunti:

  1. apprezzabile il fatto di aver dato voce a tutti i personaggi. E’ un principio fondamentale dell’essere umano, finora violentato da tutte le altre TV (a parte un puntata di Matrix e una di Porta a Porta, in ben 4 anni di vita dello scandalo) e da tutti i giornali. A proposito di giornali imbarazzante la figura di Palombo che sul finale si lascia andare in “non ci arrivo con l’intelligenza”, “non riesco a intuire”, “faccio fatica a pensare”. Ecco Palombo, ti sei espresso benissimo. Se osservate bene le immagini, quando l’argomento scotta troppo il suo viso viaggia alla sua destra, fuori dal raggio dell’obiettivo che ha di fronte, alla ricerca di qualche segno di approvazione che chissà mai se è arrivato;
  2. certe dichiarazioni sono state ampiamente smentite e confutate a Napoli, epperò il buon giornalista che ha scritto il servizio ha inserito comunque, enfatizzando il tutto. Il risultato è che se non prestate attenzione ai contenuti espressi c’è ancora la sensazione che Calciopoli sia un problema legato alla Juve di Moggi e Giraudo. Un vero peccato perché alcuni spunti del servizio meritavano ben altra trattazione. La sensazione, mia personale, è che quando l’argomento scivolava verso un finale logico e naturale, tutto da enucleare e indagare, La7 abbia tagliato tutto e mandato la pubblicità. Scelta editoriale, poco rispettabile, ma è una scelta del giornalista;
  3. questo terzo punto riguarda una magia: la parola Inter non compare mai durante il servizio. Non una immagine, anzi poche e del tutto slegate dalla vicenda. Non viene tirata in ballo la società che più di tutte ha guadagnato da Calciopoli, mai sfiorata da indagini, men che meno da punizioni o avvisi. E qui devo fare i miei complimenti alla redazione: il padroncino ci sarebbe rimasto male, eh?

Detto questo, che il lettore potrà verificare facilmente rivedendo online la puntata in questione, non mi resta che annotare un certo interesse verso un ridimensionamento delle responsabilità della Juve. E per la prima volta si è parlato secondo i termini canonici di una Juve che vinceva sul campo e di una Juve-Proprietà in netto contrasto con quelle vittorie. Belle le parole – non nuove, se non in TV appunto – di Padovan (da notare certe sue prese di posizione contro la Juve tutta, roba che alla Cazzetta-Rosa non sarebbe possibile avere un direttore del genere, capace e competente, oltre che dotato di un pizzico ci coerenza e indipendenza di ragionamento) e di Beha, di Crosetti e di Mensurati. Al pari di quest’ultimo Bartolozzi fa finalmente la figura di uno che somiglia vagamente a un giornalista. Pane al pane, vino al vino. Ancora troppo legato ai suoi padroni, il coautore, insieme a Mensurati, di uno dei libri più molesti che potreste trovare negli scaffali di una edicola, rivela qualche chiave di lettura interessante dell’intera vicenda. Se l’ha capita lui… ce la potete farcela pure voi (grazie a Checcco per questa frase!)!

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Da intertrista a Premio Pulizer

Fantastico, incredibile. Per fantastico intendo che questo personaggio qui è uno da fantascienza. Uno che in un romanzo verrebbe stracciato dall’autore perché soggetto non idoneo all’intelligenza del lettore. Eppure questo scrive e viene invitato a parlare. Si chiama Bruno Bartolozzi ed è un personaggio da mitologia greca, da tragedia greca.

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Ex team manager dei Disonesti viene promosso, forse licenziato, a Giornalista d’Assalto. Scrive libri ergendosi a arbitro onesto e obiettivo. Da perfetto onesto fa e disfa un processo. Si incarta in una maniera parossistica e  non ne viene più fuori. Nel suo animo c’è di scrivere una sorta di condanna assoluta, poi ne esce fuori un libro su Calciopoli. Non funziona, quasi se ne vergogna.

In un paese normale dovrebbe decidere da che parte stare: o dalla parte del giornalismo, che ha regole interessanti, o dalla parte del tifo. Saltare una volta di qui e una volta di là non è permesso. Peggio: far finta di essere giornalista e continuare a tifare, faziosamente, è diabolico.

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Da tifoso e non da giornalista quindi deve essere trattato. Ed è così che lo demolisce Giampiero Mughini in un Cabaret domenicale a Rete4. Bartolozzi inizia così a sfoderare chiacchiere da bar, di quei bar però poco frequentati dalle persone per bene, anche dai più accesi tifosi. Da lì Mughini si spoglia del microfono e fa una cosa che noi bianconeri dovremmo fare spesso: se ne va! Stefano Discreti metterà nel ridicolo Bartolozzi più avanti nella trasmissione.

E’ normale in questo paese che questo qui venga additato come un giornalista? Come, cioè, un cantastorie della realtà sportiva italiana?

Il suo libro sarebbe la perfetta arringa per la difesa di Moggi. I salti logici farebbero piangere un bambino. I suoi ragionamenti, privi di fatti e ricchi di dolori propri nerazzurri, descrivono bene la realtà. La farsa che fu. Complimenti Bruno. Evviva l’Italia!

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