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Assolto Giraudo, ma condannato

Tranquilli, il titolo è presto spiegato. La sentenza del rito abbreviato ha sentenziato che Giraudo viene condannato per 1 anno e 8 mesi per frode sportiva e reato associativo. E fin qui tutto bene, tranne che la lettura di questa sentenza è davvero un pezzo di bravura in questa Italia. Bravura che nemmeno Asimov o Greg Bear hanno mai mostrato. Con calma, preparatevi una tazza di the caldo e mettetevi comodi.

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Primo appunto. Su Rodomonti ci sarebbe da segnare tutta una serie di paragrafi col pennarello rosso in quanto sparisce la logica. Rodomonti, ex arbitro, non è imputato nel processo che oggi ha partorito questa fanta-sentenza. Era imputato in Calciopoli dove però è stato assolto. E su Rodomonti esistono diverse telefonate, scoperte solo dalle difese, che mostrano tutto tranne la fantomatica associazione imputata a Giraudo. Assolto in Calciopoli, nemmeno giudicato in questo rito abbreviato, prove non conteggiate epperò facente parte della Cupola?

Andiamo avanti. Lanese e Pieri e Dondarini, praticamente il presidente dell’AIA e due arbitri, sono stati assolti. Anche qui la domanda sorge spontanea: ma chi si è mosso per favorire la Juve? Giraudo con…? Con Moggi lo sappiamo, ma chi era in combutta con questi due se tutti vengono sistematicamente assolti?

Ha dell’incredibile quella che è a tutti gli effetti una accusa del PG di questo strazio di processo che indicando gli avvocati difensori rimprovera il fatto… rullo di tamburi… di aver prodotto prove portate in aula allo scopo di suscitare un “effetto teatrale”. Le prove in questione sono le famose telefonate finalmente ritrovate e che mostrano un quadro di Calciopoli sempre più vicino a Farsopoli, con ben altri protagonisti a delinquere, non di marca bianconera PIACCIA O NON PIACCIA. Ma che Giustizia è quella in cui si difende viene addirittura rimproverato da chi dovrebbe far rispettare la Legge?

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Un piccolo assaggio di cosa accadrà dopo ce lo concede un nostro amico: partiranno denunce penali per le trascrizioni che invece l’accusa ha portato in aula un po’ monche o addirittura artatamente tagliate proprio per incastrare qualche individuo e scagionare qualche altro individuo che invece andava processato.

Pieri è stato assolto, ma perché? In sostanza, anche se non è andata giù al PG, si è mostrata una telefonata di una evidenza lapalissiana: dopo il match fra Juve e Bologna quel diavolaccio di Bergamo telefona all’arbitro Pieri per rimproverarlo. Già, il cuore rossonero di Bergamo non poteva sopportare che Pieri avesse assegnato una punizione alla Juve poi risultata decisiva. E’ un tipico atteggiamento di un affiliato alla Cupola di Giraudo e Moggi? Assolutamente no e infatti Pieri assolto, ma… Giraudo condannato. E sempre in questo caso il PG se ne sbatte della sentenza della Casoria in Calciopoli che ha già cancellato la farsa delle ammonizioni preventive, cioè la motivazione per cui Giraudo viene condannato per frode sportiva. Chi trova un collegamento in questo vortice di pazzia?

Intanto in assoluta anteprima siamo in grado di mostrarvi la foto della Camera di Consiglio che ha partorito quest’ennesimo aborto:

 

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Se il giudice della Corte dei Conti lavora in Figc…

La sezione giurisdizionale del Lazio della Corte dei Conti ha condannato i due ex designatori arbitrali Bergamo e Pairetto, l’ex vicepresidente della Figc Mazzini e undici tra arbitri, guardalinee e dirigenti Aia a risarcire la Figc per un totale di quasi 4 milioni di euro.
La motivazione è il danno d’immagine che sarebbe stato provocato alla Figc a causa dei fatti di Farsopoli.

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Vediamo le sanzioni: Bergamo 1 milione, Pairetto 800mila, Mazzini 700mila, Lanese e De Santis 500mila, Pieri e Racalbuto 150mila, Dattilo, Gabriele e Bertini 50mila, Mazzei 30mila, Titomanlio 20mila, Puglisi e Babini 10mila.

Appaiono piuttosto curiose queste condanne visto che il processo di Napoli è arrivato solo al primo grado. In pratica la Corte dei Conti sembra non curarsi del fatto che queste persone potrebbero anche risultare innocenti al termine dell’iter processuale in sede penale.

Ma questa non è certo l’unica stranezza, anzi.

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Innanzitutto appare grottesco che l’arbitro Gabriele sia stato condannato a risarcire la Figc con 50mila euro. Ricordiamo infatti che Gabriele è già stato assolto in sede penale a Napoli e, come se non bastasse, persino la giustizia sportiva l’ha prosciolto! Dunque, se anche la Figc attraverso il suo tribunale sportivo l’ha ritenuto innocente, per quale motivo Gabriele dovrebbe risarcire la Figc stessa? Che danni d’immagine ha provocato Gabriele alla Figc se la stessa Figc l’ha prosciolto? Per non parlare del fatto che stiamo parlando di un innocente secondo la giustizia ordinaria!

Inoltre nel 2009 la Corte dei Conti aveva già affrontato l’argomento Calciopoli sospendendo la decisione in attesa di novità in sede penale. In quell’occasione la Corte dei Conti rese pubblico il metro di giudizio che avrebbe utilizzato per verificare i vari coinvolgimenti e valutare gli effettivi ed eventuali danni d’immagine arrecati.
Così veniva scritto nella pronuncia, ad esempio:
“Occorre che venga dimostrato il comportamento illecito dell’arbitro e/o assistente nella competizione sportiva affidata alla sua regolamentazione e cioè che risulti accertata la commissione di atti fraudolenti e/o la partecipazione ad un disegno criminoso che abbia indotto gli odierni convenuti a falsare il risultato della gara che dovevano arbitrare”.
Dunque la Corte dei Conti ci raccontava che era necessario che venisse provata in sede penale la partecipazione all’illecito di un arbitro e l’alterazione del risultato della partita.
E il processo di Napoli che cosa ha concluso? Che non solo il sorteggio arbitrale era regolare, ma anche che nessuna partita di quel campionato fu falsata.
Dunque su quale base sono state decise queste condanne se in sede penale è stato stabilito che nessuna gara fu falsata? Era stata infatti proprio la Corte dei Conti a ritenere fondamentale l’alterazione del risultato delle gare sportive per valutare l’illecito. Cosa che peraltro veniva ribadita in più punti:
“Non possono, invece, essere condivise le argomentazioni [...] secondo cui le condotte arbitrali dovrebbero esaminarsi prescindendo dall’esito della verifica delle direzioni delle singole gare, senza curarsi se sia stato o meno violato il principio del regolare svolgimento della competizione”.
Che abbia dunque cambiato idea la Corte dei Conti?

Ma ecco l’ultima stranezza, che spiega molte cose. Il giudice della Corte dei Conti che ha stabilito queste condanne è Ivan De Musso, che fa anche parte della Corte Federale della Figc. Ma come, il giudice che ha stabilito un risarcimento milionario in favore della Figc è un dipendente della Figc?! Ebbene sì, ma ormai non ci stupiamo più di nulla in questa Italia e con questa Federazione.

Tra l’altro pensare che ci siano persone condannate a risarcire la Figc per danno di immagine appare quantomeno tragicomico. Sorge infatti spontanea una domanda…ma la Figc ha un’immagine? E, se sì, che immagine è? Quanto può valere l’immagine di un sistema marcio condito di ingiustizie e pagliacciate?

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La sconvolgente dichiarazione di Bergamo: “Facevo ciò che mi indicava la FIGC”

Bergamo è stato condannato dalla Corte dei Conti a risarcire la FIGC di 1 milione di euro per danni all’immagine, in merito ai fatti relativi a Calciopoli.

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Bergamo ha comunicato che ricorrerà fino all’ultimo grado di giudizio e che,  se necessario, rinuncerà alla probabile prescrizione per vedere riconosciuta la propria innocenza.

Rinunciare alla prescrizione?

Bergamo-Moratti 1-0.

Il corrotto rinuncia alla prescrizione. L’onesto no.

Bergamo chiarisce : “Ho seguito e messo in atto le indicazioni che la stessa Federazione ci dava per mantenere buoni rapporti con i presidenti dei club”.

La dichiarazione è pesantissima.  Sconvolgente.

Ora noi pretendiamo di sapere da Bergamo e dalla FIGC quali erano le indicazioni che la Federazione dava e che Bergamo seguiva e metteva in atto per mantenere buoni rapporti con i presidenti dei club.

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Non lo pretendiamo per curiosità o per chiarezza, ma perché dalle parole di Bergamo emerge che le telefonate di Moggi, Meani, Facchetti, ecc. sembrerebbe che non fossero sconosciute alla FIGC e che anzi la FIGC caldeggiasse certi tipi di comportamenti!

La Federazione era la prima a suggerire una falsa complice amicizia tra designatori e club in modo da non scontentare nessuno.

E ci hanno retrocessi in serie B per questo?

E ci hanno tolti due scudetti per questo?

E ci hanno causato un danno di 400 milioni di euro per questo?

Altro che il milione di Bergamo.

Ridateci gli scudetti e i soldi.

La dignità e la gloria già ce le siamo ripresi da soli.

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Calciopoli: condannati gli imputati… e il sole gira intorno alla terra!

Alla luce del dibattimento si stabilisce che:

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  • Bergamo (condannato) e la Fazi (assolta) non favorivano la Juve, anzi pregavano il Cielo perché perdesse;
  • De Santis era l’arbitro amico di Moggi che faceva perdere la Juve (Inter-Juve 1-0, Palermo-Juve 1-0) o la faceva pareggiare (Juve-Parma 2-2) e si affiliava e poi si disaffiliava (tanto, visti i PM, l’italiano non è importante) a seconda del grado di telefonata trovata;
  • la Cupola era retta da Moggi, non da Fabiani (assolto, eppure era lui che teneva in pugno gli arbitri, tutti assolti), con Bergamo (il milanista che piange a casa quando il Milan perde, il milanista che impone un’attenzione particolare per chi sta dietro, cioè la squadra di Moratti e che da Moratti riceve regali su cui ancora non abbiamo risposta) e mancano arbitri e assistenti, quindi la Cupola era Moggi;
  • Facchetti e Moratti hanno commissionato una indagine illegale e Baldini manovra Auricchio al fine di preparare prove artefatte e artificiali da presentare in aula, aula dove l’accusa non regge al dibattimento: ma questo al collegio giudicante, che ha già tentato di sanzionare la Casoria, che aveva appoggiato ben 3 richieste di ricusazione, non interessa;
  • la Juve è estranea ai fatti, ma la Juve per quei fatti ha pagato e anche profumatamente;
  • Lotito è colpevole perché con Carraro ha manipolato partite, solo che gli arbitri sono stati assolti e Carraro pure, quindi Lotito è colpevole per aver manipolato partite, ma non vi è traccia dei complici o di chi, con lui, abbia provveduto ad attuare la manipolazione;
  • i sorteggi erano regolari, ma il campionato è irregolare lo stesso, sebbene poi le partite non presentino alterazioni visto che gli arbitri sono assolti e le partite non sono state arbitrate tutte da De Santis;
  • Meani è colpevole, ma Galliani è innocente: come dire che il boia è colpevole, ma chi gli dà l’ordine non rischia nulla;
  • Moggi è colpevole, mentre la Juve è innocente;
  • Facchetti è morto, quindi è innocente per definizione visto che non può difendersi e controreplicare alle prove contro la sua persona scoperte durante il dibattimento.

A fronte di tutto questo, estraendo a sorte, alcuni imputati sono colpevoli, tipo i Della Valle contro cui non ho capito in tutta sincerità cosa c’è in piedi, altri assolti e pazienza se la Cupola ha all’interno l’uomo, cioè Bergamo, che traffica proprio contro i bianconeri. Fra l’altro De Santis, affiliato o quasi, ci rimette pure, proprio in denaro e addirittura ci rimette la carriera, dunque è il primo caso di associazione a delinquere che va contro se stessa, contro i propri interessi e che addirittura non trae alcun vantaggio (sorteggi regolari, partite regolari) dalle proprie azioni.

Questa è Italialand, non lo vieni a vedere un Paese così?

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Ecco l’intercettazione clamorosa Fazi-Bergamo che smonta Calciopoli

Questa non la commento.

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Perché penso che l’idiozia nel continuare a credere alla farsa del 2006 abbia raggiunto limiti insostenibili. E perché credo che non ci sia bisogno di alcun commento. Preciso solamente che queste due persone facevano parte della Cupola che aveva permesso – secondo chi a Processo dovrà prima o poi andarci sul serio – alla Juve di vincere i campionati. All’estero ridono, in Italia continuiamo a prenderci in giro da soli.

Fazi: Paolo?

Bergamo: Ecco fatto.

Fazi: Allora?

Bergamo: Ci ho parlato.

Fazi: E’ andata?

Bergamo: Molto, molto, molto, molto esplicito…

Fazi: Ah, co’ Pasquale proprio?

Bergamo: Sì, sì, sì, sì. Ho detto: “Io conto anche sulla tua intelligenza, perché… una telefonata fra me e te”, quindi…

Fazi: E lui?

Bergamo: Sappi che se poi non mantieni la discrezione dovuta le conseguenze le paghi te. Dice “No, no, stai tranquillo, ti ringrazio, ho capito…”. Boh, vediamo cosa fa. La cosa: non chiara, più che chiara.

Fazi: Più che chiara.

Bergamo: Più che chiara.

Fazi: Sei stato proprio chiaro, chiaro, chiaro.

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Bergamo: Più che chiaro. E quindi…

Fazi: Uhm, è andata dai… è andata, io son sicura che farà bene…

Bergamo: Speriamo.

Fazi: Eh, non era per lui questa partita, non c’è niente da fare… infatti, quella non è per nessuno, figurati per lui, dopo tanto tempo… ma ringraziamo Dio ci stanno ‘sti 15 punti, però…

Bergamo: Eh ma gliel’ho detto “Hai faticato anni a ritornare lì, cerca di rimanerci”…

Fazi: Il Milan non c’è proprio. Quest’anno la Juve lo scudetto lo vince perché non c’è nessun altro… nessuno! Mamma mia…

Bergamo: Ma sai, il problema sai qual è? Che se stasera perdessero con l’Inter…

Fazi: Mamma mia, che Dio volesse!

Bergamo: … allora poi si riapre, poi c’è la Coppa dei Campioni, gli impegni, gli infortuni…

Fazi: Ma come fa a perdere con l’Inter, che l’Inter è morta?

Bergamo: Eh… stasera giocano senza Trezeguet e senza Del Piero, cioè questi hanno fatto questo campionato senza il centravanti titolare…

Fazi: Te rendi conto? E stanno a 15 punti dalle papabili…

Bergamo: E sai, questi qui, purtroppo… non c’è niente da fare

Fazi: Ma quelli son bravi, son bravi. Questi, quando copri le fasce, la difesa ce l’hai, Buffon c’è… prima o poi pure Zalayeta la butta dentro

Bergamo: Hai capito?

E voi avete capito?

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La coda di paglia

Eccola. E’ tornata. Ci mancava, lo ammetto. Perché davvero se non ci fosse, e non ci fossero i suoi dirigenti e quei fantastici tifosi che si ritrova, beh … credo ci sentiremmo tutti un poco orfani. Chi potremmo prendere in giro al bar tra una briosche e il cappuccio? E alzi la mano chi non ha simpaticamente deriso il collega tifosissimo di quella simpaticissima squadra davanti alla macchinetta del caffè in ufficio. O gli sfottò a scuola.

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Anche perché loro stessi sono i primi a saperlo. E  ridersi addosso. Come si può dimenticare le parodie a Zelig con i mitici Ficarra & Picone che ridevano della panchina lunga composta da un centinaio di giocatori che neanche si conoscevano tra loro? O Giacomo di Aldo, Giovanni & Giacomo che in ospedale mette come pigiama la maglietta di Sforza. Dicesi SFORZA! (e poi si lamentano che non vincevano, ndr).

Poi però hanno cominciato a vincere sul serio e ci hanno preso gusto. Certo. Se dovessimo andare a sindacare su come hanno cominciato a vincere altro che post. L’enciclopedia Britannica dovremmo scrivere. Ma tant’è. Hanno vinto e tanto. Addirittura la coppa con le orecchie grandi. Quella più bella. Quella più prestigiosa. Quella che dà lustro e gloria. Quella che il presidente petroliere voleva  più di tutto, sopra a tutto. L’ultima volta che l’avevano vinta mio padre stava facendo il militare di leva. Un miliardo di anni fa. Ma loro sono riusciti ad eguagliare e perfino superare quell’impresa. Loro sono riusciti a fare il triplete! E gli sfottò si sono rigirati su di noi. Loro sul tetto dell’Europa. Anzi del mondo (mitica la vittoria col Mazembe, ndr).

Noi… lasciamo perdere.

Ovviamente durante quegli anni fantastici per i colori nerazzurri guai a parlare di favori arbitrali, sviste colossali, cene con GAGG (non gags alla Ficarra & Picone), di gesti delle manette e soprattutto di ben 58 (leggansi CINQUANTOTTO) giornate consecutive SENZA un rigore contro.

Sabato prossimo ci sarà Atalanta di Milano – Juventus, la partite delle partite, e i nostri cari amici hanno pensato bene di mettere le mani avanti.

Ha cominciato l’allenatore più vincente della storia mondiale (dopo Zeman ovviamente): “Spero finisca… L’arbitro non aveva fischiato, non si era preso questa responsabilità, se l’è presa il guardalinee. Pazienza, quest’anno va così. All’ottava giornata già cinque, è una cosa che fa notizia. Non ce n’è uno netto.”

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Ha rincarato la dose il dirigente: “Quello che mi lascia perplesso sono i troppi rigori contro di noi: cinque in otto partite, mi sembra un record. E ancora più perplessità mi lascia il fatto che quasi tutti questi rigori sono perlomeno dubbi: sembra diventato molto facile dare rigori contro l’Inter, quasi ci fosse una gara. Non vedo lo stesso atteggiamento arbitrale in altri campi, per episodi analoghi a quello del rigore che ci è stato contro oggi”. 

Non ha ancora parlato il petroliere presidente. Ma è questione di minuti …

Casualità? Proprio alla vigilia della partita più sentita? Con l’atalanta milanese a 8 punti dalla Juventus? In piena crisi di gioco e con una difesa ieri sera ridicolizzata da un ragazzino di un metro e sessanta?

E vabbè, allora ditelo voi Juventini che avete la coda di paglia.

Può darsi ma in testa mi risuonano le parole di Bergamo a Rodomonti: “Le fatiche che hai durato non le devi mettere in discussione, fa la tua partita, non ce n’è per nessuno, e, se ti dico proprio la mia, in questo momento, se hai un dubbio, pensa più a chi è dietro piuttosto che a chi è davanti, dammi retta!”

Ma cosa volete juventini? Bergamo stava solo eseguendo gli ordini.  “la partita onesta, per carità, ma che non faccia errori a favore della Juventus, per carità eh…”.

E allora hai visto che avete ragione? ABBIAMO LA CODA DI PAGLIA.

Può darsi. Ma Andreotti non disse una volta: “a pensar male qualche volta ci si azzecca”?

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Le telefonate scoop non riguardano Carraro

La Stampa era andata incontro a uno strafalcione bello e buono. Avevo scritto giusto due righe. E non intendo riaprire quel dibattito sul perché questo strafalcione era stato presentato come scoop.

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La realtà è chiaramente diversa da quella dipinta dai giornali. Manca ormai poco e verrà svelata.

Ai tifosi più incarogniti e ai tifosi bianconeri basterà sapere che sì, la partita in questione è proprio il derby d’Italia, ma le telefonate in questione sono altre e di altro tipo.

O meglio: dello stesso tipo. Chi dovrebbe favorire la Juve pare disporsi in senso inverso, occupare un ruolo non già di complice, ma di oppositore.

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Ambedue le telefonate dovrebbero riguardare il designatore Bergamo: nella prima è al telefono con chi dirigerà il match, nella seconda l’interlocutore esprime chiaramente i propri desideri. Tale interlocutore oggi è scomparso, pace all’anima sua. L’identità resta al momento ignota, almeno per chi ha deciso di mandare il cervello all’ammasso. Ciò non vuol dire che i fatti non siano gravi e che non si può intervenire in qualche modo.

Perché

l’onestà non può essere prescritta.

Andrea Agnelli

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Calciopoli: una bufala e una notizia clamorosa

La redazione de La Stampa pubblica una notizia un po’ strana, di quelle che sembrano riesumate da un cassetto vecchio e polveroso, magari non pubblicata molti anni fa. E la pubblica presentandola come scoop o nuova. Ecco un piccolo stralcio dell’articolo:

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Questa la ricostruzione dei fatti. Due giorni prima di Inter-Juve del 28 novembre 2004, gara finita 2 a 2, in un colloquio fra l’allora presidente della Federcalcio Franco Carraro (che sarebbe stato prosciolto da ogni addebito sia sportivo che penale) e Bergamo, il designatore spiega che sarà Rodomonti a dirigere a San Siro. «Mi raccomando, che non aiuti la Juventus per carità di Dio eh? Che è una partita delicatissima, in un momento delicatissimo, della Lega, eccetera…Per carità di Dio che non aiuti la Juventus. E faccia la partita onesta, per carità, ma che non faccia errori a favore della Juventus, per carita…», così Carraro al telefono, sottolineando a più riprese il contesto politico generale in cui si sarebbe svolta la partita.
La Stampa – 18 settembre 2011

Il dubbio forte è il seguente: che razza di lavoro giornalistico è questo. Sì perché guardate un po’ giù questo video…

Qualcuno si è perso molte puntate di questa vicenda. Ora, si dovrebbe quanto meno essere onesti e scrivere qualcosa come “chiediamo scusa ai lettori se non siamo informati, se non ci siamo informati, o se ci hanno espressamente proibito di informarci” prima di presentare un articolo su Calciopoli.

Sono state dette e scritte molte stronzate, perché il termine tecnico è esattamente questo.

Ma mettiamo pure che La Stampa ha fatto lo scoop e che Moggi porti questa intercettazione in aula. Quale sarebbe il risultato?

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Ragioniamo.

Perché mai Carraro insiste nel chiedere il non aiuto della Juve? Interessa a me, tifoso bianconero, capire allora se prima c’era un progetto per aiutare la Juve. E come mai proprio contro i nerazzurri questo progetto naufraga?

Come mai l’interlocutore di Carraro – lo conoscete? – si affretta ad affermare che Rodomonti non arbitra la Juve da tanto tempo? Qualcuno è a conoscenza del ruolino di marcia della Juve con Rodomonti?

Di più. Mi interessa capire la sottile differenza fra il non aiuto e il danneggiare. Che un arbitro non debba aiutare una squadra piuttosto che l’altra è talmente palese che rimarcarlo fa appunto sorgere il dubbio che la regola, evidentemente, è proprio l’aiutare. In tal caso è  bene capire chi ha promosso questa regola, come si è manifestata lungo TUTTO l’arco del campionato e chi ne ha beneficiato maggiormente. E poco importa chi ha vinto il campionato e chi l’ha perso, perché, come sempre abbiamo detto, se truffi e perdi… allora l’aver truffato è una sorta di aggravante e non certo un reato depenalizzato dalla sconfitta. Semmai sei scemo due volte: perché hai truffato e perché, pur truffando, hai perso.

In ultimo: questa telefonata, inserita in un equo processo, che valore avrebbe? Detto in altro modo, qui ci sono due persone che sono da sempre state considerate – e pazienza se due Processi hanno smantellato l’ipotesi, anzi dimostrando l’esatto contrario – sodali, se non proprio sudditi, di Luciano Moggi. Ma questi sudditi tramano contro il loro imperatore. Perché è evidente la richiesta di Carraro: che non aiuti la Juve, cioè che favorisca l’avversario. Il “per carità faccia una partita onesta” stride a forza col concetto precedente.

La verità è che qui non c’è mai stato un impero, né sudditi né imperatore. Sarebbe questa, per quanto mi riguarda, la notizia clamorosa e chiedo scusa se qualche lettore resterà deluso. C’è stato un ring di battaglia con regole strane, molto particolari, forse per nulla regolamentari. E in mezzo a tanti imbrogli (perché o lo facevano tutti, da intercettazioni e fatti, o non lo faceva nessuno, oppure si guarda a chi è stato contestato l’articolo 6 e a chi è stato contestato l’articolo 1, please!) una squadra riusciva pure a sconfiggere i pieni perversi avversari. Sul campo, perché il campo non mente mai.

Di imperi io non ne vedo, tranne quello sportivo costruito dal Milan a cavallo degli anni ’90 e dalla Juve fino al 2006.

Esiste piuttosto l’impero del sesso, l’impero della moda, l’impero del petrolio… ops!

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Giudice Casoria fuori da Calciopoli: cui prodest? La vera storia della ricusazione e del tentativo di mettere a tacere lo scandalo Calciopoli

In Italia si parla sempre di giustizia, di lealtà, di equità. Tutte parole che difficilmente trovano riscontro nei fatti che raccontano tutta un’altra storia.

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In uno dei Paesi più corrotti d’Europa il calcio non fa certo eccezione. Proviamo solo per un momento a evitare paroloni e parolacce figlie di rabbia e di tanto disgusto e cerchiamo di ragionare.

A Napoli si sta svolgendo un Processo delicato: quello contro Moggi e tante altre persone, fra cui ex Digirenti di alto profilo e arbitri e guardalinee. Nel 2006 andò in scena quello che per la maggior parte della gente fu un processo farsa: regole cambiate e sovvertite e giudizio scontato che in realtà era un volere popolare. Insomma: il bar che diventa tribunale, la finzione che si sostituisce alla realtà.

Epperò condanne e punizioni furono reali. In realtà dovremmo parlare di condanna e punizione, tutto al singolare perché ciò ha riguardato una sola squadra. Fatto che di per sé la dice lunga su come è stato gestito il caso.

Finalmente però si è arrivati a intavolare un vero processo, in una terra delicata, dove in quei tribunali si combattono i peggiori reati, con un coraggio e una serietà che si sono subito scontrati con le ridicole premesse di Calciopoli. Questo fatto è stato sottolineato da una delle primissime frasi del Giudice Teresa Casoria: “sbrighiamoci, qui abbiamo altri processi seri da affrontare”. La cosa destò scalpore all’epoca, perché molte persone avevano riposto la loro fiducia in quel processo al fine di capire cosa accadde veramente in quell’estate del 2006. Dopo le prime udienze si capì che Napoli avrebbe rivelato, forse in parte, a questo punto tutto, la vera storia di Calciopoli. E cominciarono le paure, le ansie e i soliti lavoretti all’italiana.

Il Giudice Casoria è un giudice vero. Ha studiato e ha lottato. Non tifa, almeno non c’è traccia, tanto per essere chiari, di una simpatia bianconera o di un’amicizia con Luciano Moggi più volte redarguito e messo al silenzio. Non c’è traccia di alcun comportamento pregiudiziale nei confronti degli avvocati difensori né nei confronti dei PM. Tranne che, un fatto strano è accaduto.

In questo che è sembrato un vero processo i PM hanno collezionato una figuraccia dietro l’altra. I capi d’accusa sono caduti uno dopo l’altro lasciando spazio alla faziosità e, concedetemelo, a un atteggiamento piuttosto fastidioso: niente regole, solo sensazioni, zero prove, anzi prove di segno contrario, e una rabbia per il fatto di essere stati scoperti tale da giustificare tutte le mosse per far morire il processo senza portarlo a termine.

Ecco, in tal senso questo ha scatenato l’atteggiamento pregiudiziale del Giudice Teresa Casoria che più volte ha apostrofato l’azione dei PM richiamandoli all’ordine, alla serietà e alla compostezza: tutti suggerimenti rimasti inascoltati.

In questo processo gli avvocati difensori sono rimasti pressocché inoperosi, in quanto, e su Internet trovate ogni genere di materiale a suffragio di quanto sto per dire, hanno fatto tutto i PM, cioè gli accusatori, cioè coloro i quali dovevano mostrare prove e contenuti tali da confermare quanto accaduto nel 2006. Ma i testimoni non hanno saputo raccontare neanche un solo episodio che inducesse a pensare alla colpevolezza di Moggi e della Juve. E i testimoni chiave si sono sciolti come in uno scherzo, come in una gag tragicomica: mi riferisco in particolare a Nucini che ha addirittura raccontato episodi per i quali, semmai giustizia ci fosse in questo strano Paese, una squadra adesso dovrebbe essere tirata in ballo per evidenti e gravi responsabilità. Sempre per essere chiari, Nucini era quello che doveva sostenere Calciopoli, invece l’ha del tutto smontata e ha rivelato come era l’Inter a intrattenere rapporti con un arbitro in attività. Con partite arbitrate direttamente sul campo o seguito da quarto uomo. Solo per questo scatterebbero almeno due articoli del Codice di Giustizia Sportiva e quindi dure punizioni. Ma tranquilli, non avverrà. Perché?

Perché nel frattempo, una volta capito che questo Processo potrebbe chiudersi con una clamorosa svolta, che di fatto già c’è stata ma che deve essere ufficializzata dal Giudice, i PM hanno cercato in tutti i modi di delegittimare un Giudice che ha mostrato all’Italia intera come si conduce un vero Processo: in modo equo, in modo duro sia per la difesa sia per l’accusa, in modo da rispettare, controvoglia e giocoforza, quelle che sono le regole della giurisprudenza. Se nelle regole non si può vincere, allora i PM pensano di sovvertirle. Ancora una volta. Un po’ di mesi fa venne avanzata una richiesta di ricusazione, fortemente respinta perché priva di ogni fondamento. Un commento poi scomparso dai giornali (non ne trovo traccia sull’archivio del Corriere della Sera e del Corriere dello Sport) ha intimato ai PM di svolgere bene il loro lavoro e di non cercare scappatoie. Nel Processo e non dal Processo: strana frase, mi ricorda qualcun altro che a Calciopoli sfuggì in modo ridicolo.

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Perché nel frattempo i PM hanno cercato di allungare i tempi e dopo 5 anni si chiedono ancora indagini, controlli, indagini ancora e nuovi controlli.

Perché nel frattempo i PM hanno ricusato una seconda volta la Casoria e sì che una volta qualcuno che dia loro ragione, come si fa con i bambini capricciosi, ci sarà, lo troveranno.

E supponiamo che sia questa la volta buona, dopo una più che giusta censura per il linguaggio usato dalla Casoria in aula, la domanda ora è questa: a chi giova l’allontamento della Casoria dal Processo di Calciopoli? Cui prodest?

L’effetto di allontanare la Casoria da Calciopoli sarà certamente quello di buttare nel cestino l’intero Processo. E quindi la domanda rimane la stessa, identica: cui prodest?

Azzardiamo qualche ipotesi:

  • a Moggi? Certo che no: Prioreschi si è garantito altre mille cause visto l’enorme lavoro svolto, sapientemente offerto poi in aula. Luciano Moggi ha avuto la certezza, semmai ce ne fosse stato bisogno, di essere a posto con la coscienza e con le azioni: zero prove, zero fatti, solo chiacchiere che confermano il suo talento nel calcio. Luciano Moggi è proprio l’ultima persona al mondo che vorrebbe, d’un tratto, cancellare questo Processo che almeno legalmente lo ha riportato in vita, come già quello in riferimento alla GEA;
  • a Bergamo? No, non scherziamo. Paolo Bergamo in realtà potrebbe essere nuovamente imputato per non aver tirato dentro a tutto il casino l’Inter di Facchetti e Massimo Moratti: cosa erano quei regali anticipati per telefono? E quelle strane frasi sull’aggiustare i risultati di Facchetti? Perfino i suoi più acerrimi nemini in aula non hanno potuto fare altro che voltare le spalle ai PM. Paolo Bergamo è esattamente la seconda persona al mondo che vorrebbe cancellare questo Processo;
  • a De Santis o Bertini? Fatti passare per maiali, sono ritornati uomini con alcune semplici dichiarazioni spontanee e grazie al lavoro dei loro legali che hanno smontato una a una le accuse nei loro confronti. Un fatto è certo: la dignità l’hanno riacquistata;

Si potrebbe continuare con tutte le altre persone imputate finendo per confermare la solita risposta: a nessuno degli imputati conviene annullare il Processo. Allora: cui prodest?

Azzardiamo qualche altra ipotesi, allora:

  • a Galliani e Meani?
  • a Moratti? a Facchetti e Nucini?
  • a Narducci e Capuano che per quanto mi riguarda dovrebbero rispondere del loro operato di fronte a una corte, visto che fare il magistrato o il pubblico ministero non è un gioco e non ci si arriva per caso?

Guarda un po’, a me pare che a loro convenga più di tutti.

Solo che molti dimenticano un protagonista in questa faccenda: è il popolo italiano che ama il calcio. Quello vero, però. Quello che si diverte a guardare le partite in TV, pure che si tratti uno scontro di bassa classifica di due squadre di seconda categoria. Ma il popolo italiano è stato o no preso in giro da Narducci e Capuano? Ma Palazzi ha di fatto difeso le ragioni di circa 56 milioni di persone che tifano e che fanno girare il calcio italiano, per esempio pagando abbonamenti, per esempio acquistando magliette e sciarpe, per esempio andando allo stadio, e via così?

Torniamo allora alla censura della Casoria alla quale è imputato il linguaggio scurrile, non già qualche irregolarità dentro il Processo. In sostanza ha usato parolacce per apostrofare qualche collega, su cui ci sarebbe da indagare perché un saggio recitava che bisogna entrare in aula senza pregiudizi e una posizione già presa (evito di scrivere su dietrologie quali corruzione e qualche accordo con qualche protagonista della vicenda Calciopoli, anche se è la prima cosa che balza in mente), e per riportare all’ordine Narducci e Capuano. Ora, più che censura io darei un premio alla Casoria: per una volta ha fatto quello che gli italiani vorrebbero e dovrebbero fare contro la classe dei potenti che in questo Paese ha preso tutto e non vuole mollare niente. Ha dato della merda a certa gente che ne assume le sembianze. Fatemi capire: dove ha sbagliato?

Se c’era un modo per evitare di far diventare protagonista la Casoria questo era il lavoro. Il lavoro di Narducci e Capuano di dimostrare la tesi Calciopoli. Se poi i supertestimoni hanno finito per sbaragliare l’accusa mettendola in ridicolo facendo venire fuori la vera storia, fatta di corruzione e di giochi sporchi targati Galliani e Moratti, questo è un altro discorso, e non è certo una colpa del Giudice Casoria. Ma è proprio un discorso molto diverso. E’ il solito discorso all’italiana, insomma!

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Chi l’ha detto? Ma che rilevanza ha?

E’ scoppiata nuovamente la lite e la discussione su Calciopoli, Facchetti e Bergamo. Ma chi avrà mai detto “Metti Collina!”? E che mi frega? Può averlo detto pure il paninaro che stava servendo Facchetti in Piazza Duomo, la sostanza non cambia. Vorrebbero cambiarla solo chi, in malafede, si attacca ad un dettaglio che è irrilevante ai fini della vicenda. Riassunto?

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Per anni 4 ci hanno tritato le delicate sfere dell’apparato digitale maschile sulla telefonata definita “la grigliata” fra Bergamo e Moggi. Salvo scoprire che quelle grigliate erano quasi una prassi. E Facchetti ragiona pure su arbitri della Champions (almeno fin al primo turno, perché poi solitamente l’Atalanta di Milano lasciava spazio ad altre squadre). Facchetti ragiona sugli assistenti, chiede il numero 1, il numero 3 e il numero 78. Prega Bergamo perché eviti il sorteggio e intima di aggiustare una statistica, quella famosa delle quattro V che dovevano diventare 5 (si parla di vittorie ovviamente). Ciò non ha destato scalpore, addirittura ha sollevato una serie di interviste e analisi a difesa di simili frasi e intercettazioni e concetti che se fossero stati attribuiti a Moggi avrebbero acquisito ben altro valore. Strana l’obiettività, eh?

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Poi ci si è messo di mezzo un perito. In una telefonata, la numero 4853, non si capisce chi abbia detto “Metti Collina”, ma ciò non ha senso né rilevanza. Perché, rileggendo l’intera trascrizione, si capisce bene (e chi non lo capisce è incapace, che è grave, o in malafede, che è peggio!!!) che Facchetti sta facendo pressioni per indirizzare (uso questo termine evitandone altri tipo falsare, taroccare, barare e vari altri sinonimi) il sorteggio degli arbitri. Lo si capisce ancora meglio perché c’è un’altra telefonata, quella con Mazzei del 25 novembre 2004, in cui l’atteggiamento di Facchetti è il medesimo di Moggi e di tutti gli altri non ancora rivelati o già rivelati o semplicemente non ancora scoperti.

Quindi, chi ha detto “Metti Collina!”? A me francamente non interessa. Non dovrebbe nemmeno interessare la Procura (quale? – ma questo è un altro discorso). E, a quanto pare, non interessa i giornali, se non in chiave difensiva nei confronti di Facchetti e della Società Rappresentata. Strano, no? Perché si disse che i dirigenti delle società calcistiche non potevano parlare con i dirigenti FIGC e AIA. Lo ha fatto Moggi ed è stato condannato, ora toccherebbe agli altri. Eh no!, si dice. L’atteggiamento di Moggi è differente. Cioè? Moggi confrontava le griglie? Sì. Facchetti che faceva? Controllava e intimava di scavalcare il sorteggio e elemosinava arbitri e assistenti? Sì. E allora? Due pesi e due misure? Assolutamente sì. Allora chiedo scusa per il pezzo.

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