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Tag: bielsa

Povera Gazzetta, costretta a mentire e a disinformare sulle vicende del padroncino Moratti

Che la nevrosi nerazzurra per clamorosa assenza di tecnico abbia intaccato la sfacciata redazione della Cazzetta Rosa? Parrebbe di sì a leggere le prime pagine del quotidiano più disinformante dell’italico paese.

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Ben 9 le pagine dedicate all’uomo che guiderà l’Atalanta di Milano, appena pochi giorni fa. Si trattava di Bielsa. 9 pagine piene zeppe di commenti, con una specie di editoriale di Arrigo Sacchi che stancamente tentava di convincere tutti sulla genialità di questo allenatore. Ma la Cazzetta Rosa ha nascosto, in quelle 9 pagine, che Bielsa aveva rifiutato. Un secco no. Ma tant’é: pur di insabbiare pure i rifiuti, oltre ai fattacci di casa nerazzurra, 9 pagine e altro!

Dal giorno successivo la Cazzetta, che non prevede altro titolo se non l’Atalanta di Milano, ha esposto il casting morattiano che, in realtà, altro non è che una collezione di “no” arrivati dal 90% degli allenatori ancora in attività.

Da Ancelotti a Capello, da Lippi a Hiddink.

Non si fa accenno al rifiuto di questo o quell’altro allenatore, piuttosto si scrive “casting”, si scrive “sondaggio”, si scrive “ricerca del profilo adeguato”.

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Epperò la Cazzetta Rosa aveva fatto lo scoop: conosceva l’ora di arrivo di Bielsa a Milano, la nuova casa, che tipo di colazione avesse programmato per la firma del contratto, la provenienza della carta su cui si sarebbe stampato il contratto, quanti tornei aziendali avesse vinto Bielsa e via così.

Oggi, dopo aver, appena qualche mese fa, scritto una specie di necrologio su Gasperini e Zenga, la Cazzetta improvvisamente si è convertita. E da ex-bianconero (con chiara accezione negativa) Gasperini viene ora dipinto come mago del 3-4-3, come uno che insegna calcio, che fa giocare bene le squadre. Il che è pure vero, ma questo cambio di opinione a cosa è dovuto?

E’ dovuto al fatto che Moratti in mano ha poco o nulla. Tenterà il tutto per tutto offrendo tanti, ma proprio tanti soldi. Potrebbe addirittura riportare in Italia Spalletti. In ogni caso i nomi da dare in pasto agli intertristi sono diventati Gasperini, Mihajlovic (che a Firenze hanno implorato di andare in fretta e furia a Milano, e non certo con spirito propositivo), Zenga, Delio Rossi. Che poi potrebbero anche essere migliori dei vari Villas Boas o Capello stesso, per quanto mi riguarda.

Se poi giri pagina, su quel giornalaccio, scopri che da una parte non viene raccontata la verità sui tecnici che rifiutano la panchina nerazzurra, dall’altra si continua una lagna incredibile sulle parole di Marotta, ben più attrezzate in termini di serietà e coerenza con l’attualità politica-economica della società per cui lavora.

Ma tant’é: il padroncino ordina, la Cazzetta esegue! Da notare: è il primo quotidiano sportivo in Italia. Pensa come stiamo messi!!!

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La disinformazione della Gazzetta non paga: il denaro di Moratti non attira più!

Il denaro può comprare tutto, tranne la dignità di un professionista. A patto, ovviamente, che il professionista lo sia per davvero, nei principi e nelle azioni.

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Capita perciò che la squadra più forte del millennio si ritrovi d’un tratto senza allenatore e con una valanga di rifiuti. Rifiuti che sono ufficiali e pervenuti tramite i media tradizionali: TV e quotidiani. Oltre che dichiarazioni e comunicati stampa apparsi sui siti ufficiali del Web.

Da Mihajlovic, che ben ha compreso la fine del suo maestro Mancini e di un’altra creatura della stampa Zenga, a Villas Boas (che non ha nulla a che vedere con l’arroganza e l’inconsistenza di Mourinho), da Bielsa ad Ancelotti.

La storia è semplice, nonostante la Cazzetta Rosa racconti una favola ampiamente smentita dai fatti. Il denaro non è tutto nella vita e quelle che sembravano vittorie si sono rivelate, perché il tempo è galantuomo, una serie di inutili nefandezze sportive cui nessuno ha creduto per davvero. Principalmente all’estero dove i vari guru del calcio, Fergusson su tutti, hanno messo in guardia sulle vittorie di cartone della banda Moratti.

La storia, dicevamo, è semplice. Una valanga di no, uno in particolare clamoroso, ma scontato. Carlo Ancelotti, l’uomo che è stato massacrato a Torino per aver collezionato ben 144 punti in due campionati senza tuttavia vincere nulla (altri tempi, si direbbe oggi), che ha reso grande il Milan, proprio non ci si vedeva su quella panchina. Perché Carletto, così lo chiamano in Inghilterra, è uomo, un grande uomo. Perché ai colori rossoneri è legato, al di là di contratti e quattrini.

Storia ben diversa da Leonardo, uno dei tanti mercenari del mondo del pallone che per sfizio è andato a Milano ad allenare l’Atalanta di Milano e di lui si ricordano, nell’ordine:

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  1. l’1-0 contro la Juve, colpo di testa di Matri, che ha dato ossigeno a una formazione ridotta al minimo per autostima e carattere;
  2. il 7-3 complessivo in Champions contro l’11° squadra del campionato tedesco;
  3. il 3-0 contro i cugini-rivali milanisti, gara che probabilmente ha consegnato lo scudetto ai Diavoli rossoneri (per via anche di una campagna elettorale da portare a termine, ma questa è un’altra storia).

A questo si deve aggiungere che perfino gli stessi giocatori oggi nutrono dubbi, seri dubbi sulla validità di questo progetto, ammesso che ce ne sia davvero uno. Da Eto’o a Lucio, da Snejder a Maicon.

Si tratta della solita barzainter, una matta di dirigenti messi insieme per inerzia societaria (Saras, Telecom Italia, RCS) e tenuta dai soldi profumatamente elargiti da colui che non ha mai risposto delle proprie malefatte:

  • passaporti falsi;
  • doping finanziario;
  • spionaggio;
  • alterazione di campionati e coppe.

Se il calcio italiano è stato ridotto a un ridicolo scontro milanese in cui si è inserita, per patti extra calcistici, la Rometta dei Sensi… un motivo ci sarà. E negli ultimi 5 anni, cioè il periodo di declino, non ci si può nemmeno attaccare a Moggi che non ha potuto operare e probabilmente non opererà più causa radiazione.

P.S.

Resta in corsa un ultimo mercenario, della specie più strana. Un grandissimo professionista, ma umanamente poca roba. Uno che è in grado di cambiare la storia, ma dietro di sé lascia un deserto triste (Milan, Roma, Juve). Si chiama Fabio, e di cognome fa Capello.

P.P.S.

L’ultimo no è arrivato da Marcello Lippi.

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