Menu Chiudi

Tag: boniek

Da Mazzarri a Boniek: quando la malafede confonde vantaggi e svantaggi

Molto tempo fa… avevamo deciso di aprire una categoria apposta per classificare e tenere viva la memoria sugli strani personaggi che animano il calcio italiano. Sostanzialmente ci siamo limitati in questi anni, ma sarebbe servita una redazione ad hoc per mantenere aggiornata la categoria. E oggi continuiamo con due figure, non nuove.

Advertisment

Mazzarri e Boniek sono l’espressione più pertinente riguardo all’ipocrisia italiana. Sono l’esatto specchio di come in Italia pur di dare contro si dicono porcherie di un tale ridicolo livello che la prima reazione è “stanno scherzando, vero?”. Invece questi qui non scherzano per nulla.

Il tecnico dei napoletani si è reso domenica protagonista di una dichiarazione ai limiti della bestialità. Minuto 1:23, Cavani viene steso e l’arbitro giustamente concede punizione e mostra il cartellino rosso al difensore del Catania. 89 minuti e passa in 11 contro 10 per Mazzarri non sembravano sufficienti per dire giudicare questo episodio un vantaggio. Anzi, quasi quasi il Napoli ha finito per pagare la superiorità numerica e l’uomo in meno ha favorito un Catania. Tutto per non dire che il suo Napoli ha toppato alla stragrande una sfida che doveva vincere facile, agevole, per di più dopo il turno in Europa.

Advertisment

Oggi è Boniek a piazzare la perla. Rispetto a Zeman ha il pregio di aver interrotto una misera carriera da allenatore. Ci ha provato, non vi è riuscito e ha abdicato. Un posto per lui negli studi di Saxa Rubra ci sarà sempre, anche solo per il fatto di tifare Roma. Alla Juve deve solo il fatto di esser ricordato come calciatore, col privilegio di aver condiviso il periodo con Platini e pochi altri (non li citiamo, ma la storia del calcio li conosce benissimo). Ebbene il polacco ha una strana teoria in merito alla squalifica di Conte:

Non ci sono danni per la Juve perché a volte è meglio per un allenatore stare sopra. Da lì si vede meglio.

Quindi per Boniek la Juve è addirittura favorita dalla squalifica perché il miglior tecnico d’Italia vede meglio le partite. Probabilmente Boniek dimentica le intuizioni di Conte a partita in corso, uno dei pochi a saper leggere con anticipo le gare, più o meno come faceva Lippi. Per Boniek il valore aggiunto Conte che tutti hanno sottoscritto l’anno scorso non aiuterebbe la Juve a giostrare meglio la gara. Quindi per Boniek tutti i tecnici che siedono in panchina sono sostanzialmente degli imbecilli: “ma che ci fate seduti là, tutti in tribuna a veder meglio la partita”.

Sarà sicuramente stato un complotto di Moggi il fatto che Boniek non alleni più, ma certo questa dichiarazione non aiuta il polacco a ricoprire un ruolo come opinionista. Nemmeno Biscardi sarebbe felice di accoglierlo nel suo studio.

Advertisment

Emerson: a proposito di stile Juve

Davvero un peccato il fatto che Boniek non capisce come sono stati i tifosi a togliere via la stella immeritata col suo nome.

Advertisment

E a pochi minuti di distanza un ex bianconero ha parlato in questi termini:

Advertisment

A Roma ho giocato tanto tempo ed è grazie alla società giallorossa che sono diventato un titolare del Brasile. Roma è una città spettacolare, passionale. Ma la Juve è la squadra alla quale sono più legato, è la mia seconda casa. Il mio cuore è più bianconero. [...]

Ci sono rimasto molto male anche perché ci hanno tolto due scudetti e con quella squadra potevamo vincerne altri tre. Non ci hanno regalato nulla, eravamo fortissimi. Mi sento campione d’Italia con la Juventus quanto lo sono stato con la Roma.

Si tratta di Emerson, di uno dei centrocampisti difensivi più forti, uno tosto. Con lui accanto perfino uno come Blasi si è contraddistinto nella corsa scudetto del 2005. Vinta e stravinta dalla Juve, nonostante le telefonate di Carraro e di Galliani, di Meani e di Facchetti.

Advertisment

Boniek chiede spiegazioni sulla mancata stella e lancia una curiosa teoria

Stranissima persona. Curioso opinionista presentato ogni volta come supporter bianconero. Forse del Cesena, e non ce ne vogliano i tifosi del Cesena appunto. Non certamente supporter della Juve, visto che ogni parola che gli esce di bocca fa a cazzotti col tifare Juve.

Advertisment

Che poi a noi che Boniek tifi Juve o non tifi Juve poco ci importa. Uno di meno, figurarsi. Il problema è che poche volte questo signore si è comportato dignitosamente rispetto al ruolo di informatore e di pseudo-tifoso bianconero. Sempre a sparare sentenze, e quasi sempre in negativo.

Perciò che adesso Boniek venga a chiedere spiegazioni sulla mancata stella nel nuovo stadio della Juve ci fa specie. Scusi signor Boniek, ma lo stile dove lo mettiamo? E non sia volgare per favore.

Meritarsi una stella nello Juventus Stadium è cosa sublime, mica basta fare due gol. Non semplici numeri, per cortesia. In fondo chi l’ha rimpiazzata è veramente degno della stella. E’ quel Davids, quello con quei capelli strani, quello che giocava con gli occhiali. Bene, non conosco tifoso juventino che non abbia amato alla follia Davids. Uno che ha parlato sempre poco, ma quando ha parlato ha detto cose incredibilmente profonde per uno che vive e respira Juve. Talmente profonde e degne del bianconero che sono stampate in un muro dello Juventus Stadium. Chi conosce quelle parole?

Advertisment

Una stella è una cosa molto lontana da raggiungere ed ecco perché lei, caro signor Boniek, con questo curriculum televisivo di antijuventino, proprio non poteva starci in mezzo a Platini e Del Piero, Vialli e Peruzzi, Buffon e Zoff, Causio e Furino. Si immagini poi se potevano piazzarla a fianco di Gaetano Scirea.

Ma passi pure la domanda del perché sulla esclusione dalle 50 stelle, come può giustificare una simile teoria? E vengo all’idiozia pura, altra conferma di quanto detto sinora. Alla domanda “Vincere all’Olimpico consacrerebbe definitivamente la Juventus come favorita assoluta per la conquista dello scudetto?” lei ha risposto:

Non è detto che devi vincere tutte le partite per laurearti campione d’Italia.

E non è detto no. Poi c’è sempre un illecito strutturale inventato da un professore uscito dagli uffici nerazzurri e ti tolgono quanto vinto.

Advertisment

Sui meriti di Boniek e quelli di Chiellini

Due strani personaggi. Con storie diversissime. Molto diverse. Partiamo, così come tradizione vuole, dalle brutte notizie.

Advertisment

Zibì Boniek è un polacco. Ha vestito la maglia della Juve nei mitici anni in cui Trapattoni diventava un allenatore-mostro, Platini incantava e la Juve vinceva regalando pure ampie soddisfazioni a livello Nazionale. Boniek è stato un buon attaccante. Ha basato il suo successo sulla corsa, pazzesca, e un fisico da atleta. Piedi discreti, non un grande fiuto per il gol. In oltre 130 gare con la Juve ha segnato poco più di 30 reti. Ha firmato un paio di vittorie, giusto un paio. Andato via dalla Juve  e approdato in maglia giallorossa, il buon Zibì ha cominciato a dare i numeri. E sì che a Torino avevano vietato vino e alcolici. Sarà stata l’aria romana che non vede di buon occhio il bianconero, sarà stato un senso di voler restare nella storia – ma quando mai, su, non scherziamo – a juventina a tutti i costi. Insomma, il buon Zibì ne ha dette di cotte e di crude. Se provate a intervistarlo vi dirà, tanto per citare un esempio, che lui si vergogna di aver vinto una Coppa dei Campioni. Per non parlare delle cazzate sparate nelle varie ospitate televisive. Mai una volta avesse speso due parole – dico due – in favore di una squadra che qualcosa a lui ha dato. Mai. Solo inutili e volgari frasi di circostanza, di chi per contratto deve dare contro alla Juve. Sempre. Comunque. In tutte le situazioni.

Ora questa simpatica canaglia dice che lui la stella nel nuovo stadio se l’è meritata. Ma perché? Ma dove? Orsù, ragioniamoci. D’accordo sulle tue prestazioni. In realtà ci sarebbe da discutere, anche tirando fuori il delizioso “Bello di notte” col quale l’Avvocato dipinse il suo rendimento diciamo discontinuo. D’accordo per le oltre 100 presenze. D’accordo pure sui 30 e passa gol. Ma poi basta. Cioè io, che nascevo proprio negli anni in cui tu giocavi, ho il ricordo di un Boniek volgare che sputa contro la Juve. Ho negli occhi e nelle orecchie le ramanzine contro Moggi e la Juve di Lippi. Ho nelle orecchie gli strani racconti di un Platini che è esistito solo nella tua fantasia, perché tutti gli addetti ai lavori raccontano un altro Platini. Ho negli occhi le tue ospitate dove, pur senza articoli determinativi e indeterminativi, fai della Juve il bersaglio per sfogare una tua settimana difficile. Ma stella di che? Ma stella perché? Ma stella dove? Ma smettila. Una volta hai detto “ormai sono romano”. Ecco: la scelta l’hai fatta, ora non rompere le scatole e vedi dove devi andare. A Zibì, e non farmi incazzare, su-dai! Prima di te viene pure Salvatore Fresi che almeno ebbe l’accortezza di segnare al suo debutto contro l’Atalanta. O viene anche il buon Baiocco (ora a Brescia) che con Lippi giocò un discreto campionato (in tutto credo 90 minuti, più o meno). Gente che quando chiamata in causa non ha atteso la provocazione per spendere due dolci parole nei confronti della società che li ha coccolati. Zibì: nella vita i valori esistono. E noi tifosi lo sappiamo benissimo. Per te… niente stella! Sarei il primo ad armarmi di cacciavite e svitarla per buttarla da qualche parte.

Advertisment

Il secondo personaggio è ben diverso da Zibì. Si chiama Giorgio Chiellini. Fresco di laurea e di contratto è l’unica voce in questo strano mondo ad aver agitato le acque in attesa di capire perché mai dei giovanotti che guadagnano quelle cifre e possono vivere quelle vite, facendo di professione i calciatori, debbano scioperare i giorni 11 e 12 dicembre. E’ l’unica persona, a quanto pare ragionevole, a esporsi per tentare una mediazione fra due istituzioni nulle e prive di significato, vuote di intelletto e molto molto povere di valori quali Lega e Aic.

Già perché i calciatori sono stufi. Stufi di essere strapagati. Stufi pure di allenarsi. Stufi di essere presi in giro. Incatenati come polli a professionisti del crimine quali i procuratori, accecati da tanti zero sul contratto, spinti da una ignoranza che non giustifica simili guadagni… i calciatori scioperano. Ora, io sono una persona istruita, almeno la licenza media l’ho presa. Sono una persona che lavora e studia. Ho letto, riletto, approfondito, cercato e stampato numerosi articoli su questa lite su contratti, regole e regolamenti. Io non vedo nulla di strano.

Tu calciatore che guadagni tutti quei soldi corri dei rischi. Se non giochi bene vuol dire che non produci. La società dovrebbe avere la piena libertà di poterti mandare a calci in culo a lavorare. Che nel tuo caso significa allenamenti, allenamenti e allenamenti. La società che ti paga quei soldini deve avere pure voce in capitolo su come gestisci la vita che è molto legata alla professione che svolgi. Se hai lo zio medico gli telefoni la sera per i fatti tuoi, altrimenti devi concordare visite e terapie e dottori con la società. Tu calciatore non puoi parlarmi di mobbing, perché il mobbing purtroppo esiste davvero ed è tutt’altra cosa. Che non significa che non esistano reali casi, ma andrebbero allora registrati alcuni cambiamenti nelle regole sportive (non solo quelle vigenti nel campo di gioco). Ma scioperi… per quale motivo, oh tu calciatore? Qualcuno riuscirebbe a schiarirmi le idee? Solo onori e niente oneri?

Cioè io devo vedere la mia Juve che paga Amauri 3,5 milioni di euro a stagione per correre in campo 200 minuti l’anno e segnare meno gol di quanti non ne segni un ragazzetto di 10 anni che gioca in Parrocchia e fa il difensore? Cioè la mia società Juve non può rivedere il contratto al ribasso? O prevedere ingenti allenamenti per far capire che anche il calcio, a quelle cifre lì, è una cosa seria e va onorato? Boh. In ogni caso: grazie Capitan Futuro. Ma resterai inascoltato!

Advertisment

Il nome Boniek nel nuovo stadio?

Nel nuovo stadio ci saranno 50 stelle. Ogni stella avrà in cura un nome. Un nome evidentemente legato alla storia bianconera. Alcuni nomi il tifoso li può derivare da sé: Boniperti, Sivori, Parola, Scirea, Furino, Platini, Cabrini, Pessotto e via così, l’elenco è davvero lungo.

Advertisment

Advertisment

C’è però un nome che proprio non può andare giù e il cui inserimento suona come una beffa atroce nel cuore dei tifosi. Alla luce di quanto emerso in questi anni. Alla luce di quanto dimostrato con le sue frasi prive di articoli della nostra lingua da questo fantoccio il cui cervello è pari a quello di una comunissima velina. Gli mancano evidentemente dei valori estetici che danno a una velina un motivo d’esistere in TV. Boniek nel nuovo stadio IO NON LO VOGLIO! Nemmeno il suo cognome voglio. Nemmeno la sua figura, il suo poster o chissà che altro. Uno che si vergogna di quella triste sera è solo figlio di un calcio malato e di una dignità persa. Quegli anni a Roma gli hanno fatto male. Quelli alla Juve restano l’unica prova dell’esistenza del Boniek calciatore. Per il resto vale veramente poco come opinionista e come pensatore.

Detto questo, vediamo un po’ di fare un’altra petizione, di creare altri striscioni, di fare un’altra manifestazione: ma IL SUO NOME NEL NUOVO STADIO NON LO VOGLIO!

Advertisment