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Tag: bonucci (pagina 1 di 18)

Come farsi del male con Bonucci, Higuain e Caldara

Puoi leggerla come vuoi, ma la trattativa che porta Caldara e Higuain al Milan ha talmente poco senso, che vien solo da pensare cose brutte. Tipo l’incapacità cronica di saper vendere.

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La Juve decide di rinforzare il Milan e di riprendersi in casa chi in casa non doveva più rimettere piede. Un conto è Pogba, un conto potrebbe perfino essere Morata, ma ben altro conto è Bonucci. Per cui l’aspetto positivo è duro a trovarsi.

Con calma.

Bonucci andò via dalla Juve per chiarissimi problemi di spogliatoio e di prospettiva. Salvo accorgersi dopo pochi mesi di avere cannato tutto, tranne l’aspetto finanziario, per lui estremamente vantaggioso. Classico esempio di come i soldi non facciano la felicità. Ma il rientro del 19 è una sorta di smacco. Una minestra riscaldata dove tutti hanno pericolosamente da perdere.

Ricordo ancora Cannavaro, e Cannavaro era comunque Cannavaro. Gradirei non ripetere l’esperienza con chi comunque ha dimostrato debolezza mentale, e certamente con chi non ha più dimostrato la forza che traeva dal gruppo Juve.

Cui prodest?

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Tanto più che diamo via Caldara, uno dei prospetti più interessanti. Tanto più che rinforziamo chi ci ha scaraventato in B nel 2006 con un attaccante come pochi al mondo. Perché il clamoroso di questa vicenda sta proprio nel regalare, quasi svalutare come fosse un Anelka qualsiasi, un Higuain al Milan. Higuain, colui che ha messo la firma sui gol più pesanti della Juve degli ultimi 2 anni, non riuscendo a incidere solo in quella maledetta finale di Cardiff, dove resta nella memoria l’ipotetica rissa negli spogliatoi.

Ma sarà sicuramente l’aspetto finanziario. Vediamolo.

Scambiamo a parità un 24enne con un 31enne a fine ciclo mentale, oltre che fisico. 40 milioni, per cui non generiamo nemmeno un segno positivo di scambio, visto che gli stipendi sono differenti fra i due ragazzi. Tra l’altro dimostriamo come non si riesca proprio a scommettere sui giovani, visto che una eventuale permanenza di Rugani suona come una beffa: Bonucci non farà certo la riserva di Rugani, quindi anziché valorizzarne uno (Caldara), ne abbiamo demoliti due.

E poi diamo via Higuain a 18 milioni per risparmiare un ammortamento, e senza peraltro obbligo di riscatto. Che messo come è messo il Milan, non è assolutamente detto che siano capaci di sborsare i 36 milioni promessi l’anno prossimo, per almeno due ragioni: se Higuain farà male non ve ne sarà motivo; se Higuain farà bene, potrebbero venderlo loro al miglior prezzo o potrebbero non avere forza per riscattarlo visto che l’UEFA controlla ogni mossa rossonera. Senza contare poi che alla luce della torbida vicenda del FPF non si capisce con quali riserve possano sopportare lo scambio, questa spesa e l’ingaggio del Pipita.

Ma tant’è. Resta a noi la beneficienza fatta a chi ci distrusse nel 2006.

Fu di Raiola il colpo Pogba. Ma ricordo ancora Llorente. Gli regalammo buonuscita e cartellino, salvo poi scoprire che lo Swansea lo pagò dopo 12 mesi poco più di 3 milioni di Euro. Dobbiamo ancora imparare a vendere.

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Juventus – Empoli 2 – 0 / La tranquillità è dei forti

A molti sembra non essere piaciuta la tranquillità della Juve, che è di fatto una superiore tranquillità. Colpisce quando deve colpire, vince quando deve vincere.

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Juventus – Empoli la si può raccontare da più punti di vista.

Bonucci e il suo pubblico. Applausi, cori, ancora applausi. Il più cercato è lui nel riscaldamento, e Leo risponde. Quasi a ribadire come la Juve quasi ne esce ancora più rafforzata dopo la burrasca Bonucci-Allegri. In realtà il caso è stato montato per la platealità dei gesti (e delle frasi) riprese da tutte le telecamere (e giornali e TV). In realtà di episodi così, in una squadra che deve vincere, ne capitano a iosa durante la stagione. Tutto ricomposto, con Bonucci che chiude con la fascia da capitano, e Allegri che se la ride durante le interviste post partita.

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Allegri e il nuovo modulo. Allegri se la ride pure perché la Juve sembra aver innestato la marcia corretta. Il nuovo modulo garantisce un nuovo equilibrio difensivo, e permette di meglio liberare le qualità offensive di una rosa dai piedi buoni. Il sacrificio di Mandzukic sulla fascia, il lavoro di Higuain per la squadra, i ricami di Pjanic e le sfuriate di Cuardrado e Alex Sandro. La Juve è classe, ma anche umiltà. Con queste due caratteristiche il modulo 4-2-tutti-avanti sembra perfetto. I risultati parlano chiaro, anche se ci sono segnali di un minimo di stanchezza. Naturale, speriamo tutto calcolato perché si torna in campo martedì, poi domenica, poi c’è il ritorno della Champions.

Le partite da non sbagliare. Il crollo del Napoli in casa, con un uomo in più, è poi la fotografia di una frase detta e ridetta nei salotti televisivi: la Juve non sbaglia le partite che non vanno sbagliate. Vale a dire, magari il gioco non sarà scoppiettante come quello di Sarri, però i tre punti vengono portati a casa ugualmente, e per la classifica contano quelli. Solo quelli. I cali di tensione legittimi dei bianconeri difficilmente innescano figuracce o sconfitte. Non è così per le avversarie, e qui sta la lettura del vantaggio in classifica di una Juve che non sbanda mai.

La tranquillità dei forti, appunti.

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Fra i due litiganti, Bonucci non gode

Stage azzurro, Conte convoca Bonucci. A leggere la lista sorprende la presenza della colonna bianconera. E questa è una prima distonia.

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Risposta della Juve: Bonucci e tutti gli altri in rosa non lasceranno il ritiro preparatorio alla finale di Coppa Italia. Questione di gruppo e di concentrazione, questione che Bonucci è un senatore e la sola presenza è fondamentale per i compagni.

Come leggere questo ennesimo caso assurdo montato dai media?

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Primo: l’atteggiamento di Conte sembra sempre rivolto allo scontro con il club che gli ha permesso di diventare Antonio Conte. Molto merito è suo, ma la Juve certamente ne ha avuti nelle figure di Andrea Agnelli, Marotta (come evidente negli ultimi due anni).

Secondo: proprio per il valore di questa finale, disturbare l’ambiente Juve con una convocazione inutile appare irriguardoso. Al posto di Allegri, Conte si sarebbe incazzato se gli avessero portato via un uomo di questo livello. Qual è dunque la sorpresa del “no” perentorio della Juve.

Terzo: il silenzio di Bonucci è molto elegante e va a non destabilizzare (ammesso che la cosa funzioni ancora) un gruppo che ha un ultimo obiettivo stagionale da conquistare.

Il resto è noia.

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Juventus – Verona 3 – 0 / Chi ben comincia…

Chi ben comincia, è a metà dell’opera. Così recita un proverbio che potrebbe essere perfetto per descrivere l’inizio del 2016 della Juve, vittoriosa contro il Verona.

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Un secco 3-0 che racconta di una squadra che ha ritrovato cinismo e concretezza, e una solidità dietro di cui il 3-5-2 ne è certamente la causa.

Dybala su tutti, per cattiveria, classe ed efficacia. Con un Pogba in versione Bud Spencer: a tratti sembrava che quadruplicare la marcatura potesse non bastare. Arte e fisico sono le due componenti di questa Juventus che aspetta con ansia il vero Morata.

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Nel frattempo, il falso Morata sta appannando un sorprendente Zaza. L’ex Sassuolo meriterebbe molto più spazio per voglia e mira. Secondo il minutaggio, nessuno ha il rapporto gol/presenze di Simone Zaza (alla sesta rete in bianconero), attaccante vero.

Significativo il gol di Bonucci, colui che aveva innescato il tormentone dell’Allegri furioso (cappotto incluso), laddove interpretare i segnali è sempre affascinante.

Non disperdere il patrimonio offensivo e valorizzare gli uomini che nella prima parte non ha reso il giusto è il compito di Allegri.

La vetta è lì. Il calendario è interessante. #FinoAllaFineForzaJuve

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Supercoppa Italiana: meno 1 alle polemiche

Comunque vada, sarà polemica. Se vinciamo sarà polemica. Se perdiamo sarà polemica perché qualcuno rivendicherà la finale di Supercoppa Italiana qualche anno fa. Solo noi siamo interessati allo spettacolo?

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Allegri si gioca il suo primo trofeo sulla panchina bianconera. Assenti gli assenti, presenti i presenti, poco spazio alla conta di chi non ci sarà: la gara secca impone il massimo dell’attenzione.

Marchisio sembra carichissimo, tanto da descrivere questa nuova Juve come più preparata per l’esperienza nelle coppe. Pirlo e Vidal prontissimi, con Pogba scalpitante. 4 fenomeni per un centrocampo da urlo, probabilmente l’ago della bilancia tattica del match di domani pomeriggio per una finale di Supercoppa Italiana che darà il via alle vacanze natalizie.

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Tevez e Llorente sembrano non avere più concorrenza, anche perché ci si attende da Morata più rabbia sotto porta e maggior peso specifico quando parte titolare.

Il rientro di Bonucci, la crescita di Evra e l’instancabile Lichtsteiner garantiscono il miglior assetto difensivo possibile.

Ha ragione Moggi: in gara secca può accadere di tutto.

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Juventus – Sampdoria / Mezzogiorno di fuoco

Ore 12:30. Juventus contro Sampdoria. I bluecerchiati sono in un momento di forma eccezionale e il loro campionato è da favola. La Juve deve accelerare e mettere più pressione alla Roma.

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Tevez contro Okaka, l’hanno descritta. Piuttosto, è Juve contro Samp, Allegri contro Mihajlovic.

A disposizione, prima delle vacanze natalizie, due sfide di campionato, nel tentativo di poter allungare sui giallorossi o mantenere invariate le distanze. Samp prima, giovedì Cagliari, e poi chiusura con la Supercoppa contro il Napoli tentando di capire chi parteciperà alla premiazione.

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Morata è favorito per giocare dal primo minuto. In settimana si erano sparse voci (si erano sparse? Qualcuno aveva avviato l’ennesima campagna di disinformazione) su un Morata lontana da Torino a gennaio. Allegri, che sta gestendo benissimo il gruppo bianconero e anche la comunicazione, lo manda in campo da titolare, in una sfida molto importante. Allo spagnolo ex Real il compito di allungare i numeri positivi fin qui messi assieme, in un processo di crescita graduale e prudente voluto dal tecnico livornese.

Riposerà Pirlo, così in cabina di regia ritroveremo Marchisio, anche per contrastare il dinamico centrocampo doriano, molto abile in fase di ripartenza. Vidal in campo con Pogba e Pereyra. A meno di un cambio di scelta dell’ultimo minuto, col genio bresciano in campo.

Difesa ridotto all’osso e uomini obbligati: Bonucci (in diffida) in coppia con Ogbonna (al posto dello squalificato Chiellini), Lichtsteiner a destra, Padoin a sinistra (per far rifiatare Evra).

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Contro le polemiche, contro tutti: parla il campo

Due settimane di delirio. Dopo Juve-Roma si sono scatenati in tanti, ma probabilmente in pochi hanno avuto ragione: il campo ha avuto ragione. Finalmente si riparte.

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Sabato si torna in campo, dopo la pausa Nazionale dove ancora la Juve è stata protagonista. Scherzi del destino, quasi a prendersi ancora gioco di chi ha poco ormai da fare se non polemizzare (ogni riferimento a Totti non è casuale).

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La Juve dovrà rinunciare a Morata, in attesa di tornare a festeggiare Llorente, ormai a secco di gol da troppo tempo. Scalpita il solito Tevez su cui ormai si è scatenato il gioco del “quando rientrerà in Nazionale?”. Per adesso ce lo godiamo noi, e solo noi. Per fortuna. Scalpita pure Giovinco e chissà se troverà spazio, di certo non come interno: in mezzo al campo la Juve è ben attrezzata.

Piuttosto resta il problema della difesa. Bonucci e Chiellini ok, anche e soprattutto dopo la pausa Nazionale, ma il resto è un andi-rivieni dall’infermeria. Pesante l’assenza di Barzagli: ma quando rientrerà? Nel frattempo Ogbonna dovrà garantire la sicurezza che serve a Buffon.

Si torna in campo, l’unico vero giudice.

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Atalanta-Juventus / Tutto è decisivo

E’ tutto decisivo. Specialmente contro le piccole. Anche contro le grandi. Ci sono tantissimi punti, ma proprio per questo bisogna incassarne il più possibile. L’anno scorso segnammo 102 alla fine, quest’anno il ritmo è già buono.

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E’ il turno dell’Atalanta, di un Colantuono che ha già promesso battaglia. Chissà perché sempre contro di noi la battaglia, ma va bene uguale. C’è più gusto.

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Morata scalpita, Giovinco vorrebbe un’altra chance, Tevez curerà il ginocchio perché le prossime due sono molto importanti, di certo affascinanti. Llorente cerca il gol, Vidal conferme, Pogba si riprende il campo.

Ci sono poi giocatori che non si sono mai fermati. Buffon, Bonucci e Marchisio, sempre in campo, mai sostituiti. Il Principino è stato eccezionale, con una crescita progressiva in fase di regia.

Si torna perciò al gusto del turnover. Fatto in modo intelligente per dosare le forze e stimolare chi ha giocato poco, nel frattempo mettendo in guardia chi ha giocato tanto sul fatto che la panchina quest’anno è rognosa. O stimolante, appunto.

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Chievo Verona – Juventus: sorpresa tattica alla prima?

Alla prima ufficiale della Juve, Max Allegri sorprende tutti. Un po’ per necessità, un po’ per obbligo.

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La necessità riguarda partire bene: coi 3 punti, schiaffeggiando chi è pronto lì a gufare ed esultare al passo falso bianconero.

L’obbligo riguarda la rosa, praticamente devastata da influenze, assenze e squalifiche. Basti guardare l’attacco per rendersi conto dell’emergenza e della benefica partita della Nazionale che ci rimanderà al 14 settembre per la seconda di campionato.

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Llorente e Giovinco in panchina, in campo solo in casi speciali, “quindi speriamo ci restino” ha detto Allegri sorridendo. Morata fuori da tempo, resta il solo Tevez. Con il dubbio legato a Coman: subito in campo? E dove? Trequartista, a fare da raccordo fra centrocampo e attacco o seconda punta vicino a Tevez?

Indizio pesante, quello di Coman, per capire che si andrà più verso il 3-5-1-1. Ogbonna, Bonucci e Caceres il terzetto difensivo, in attesa che Chiellini smaltisca la squalifica e Barzagli l’infortunio.

Marchisio sostituisce Pirlo in cabina di regia, con a fianco Pogba e Vidal. Il cileno è prontissimo, ma non è certo al 100%. Può bastare? Pereyra è lì che attende, nonostante l’influenza, di capire dove verrà schierato. Ai lati Evra (in vantaggio su Asamoah) e Lichtsteiner (con Pepe in agguato).

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Juventus-Benfica Pensiero stupendo

E tu, e noi, e lei fra noi. Cantava così Patty Pravo. Pensiero stupendo. Fantastica canzone che riassume esattamente il pensiero di molti juventini stasera gasati e giustamente in ansia per il ritorno del match contro il Benfica.

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Sfida ardua. Ostacolo terribile. Non già il Benfica in sé, quanto la Juve stessa. Quel senso di paura e di ansia di non farcela. Quel perverso sentimentalismo di chi sa di avere contro un intero paese abbracciato nell’inno contro il bianconero. E proprio da qua si dovrebbe partire.

Conte ha caricato l’ambiente. Vorrebbe la bolgia. Chi pensa di andare a teatro, prego resti a casa. Stasera c’è da lottare. Da sudare. Da sputare sangue e buttare la maglietta bagnata alla fine del match. Stasera c’è da giocare da vera Juve.

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Nessun appello. Serve l’1-0 o serve vincere con 2 gol di scarto. Calcoli facilissimi, elementari. Lo sa Tevez che insegue il trofeo che gli manca nella bacheca gonfi di titoli. Lo sa la Juve che insegue un trofeo internazionale da anni. Che non gioca una finale europea da anni. Ma stasera è solo semifinale.

Andrà in campo la migliore formazione possibile. E pazienza per i diffidati Bonucci, Marchisio e Tevez. Prima andiamoci in finale, poi faremo i conti di formazione. C’è il dubbio Vidal: in campo già dal primo minuto. Non si sa più se è pretattica o prudenza, fatto sta che il cileno sembra arruolabile e in discreta forma per dare il contributo migliore: lottare e aggiungere classe a un centrocampo super.

Si parte dal maledetto 2-1 dell’andata a favore dei lusitani. Si parte dalle parole di Conte: “La Juve non conosce paura. Conosce il rispetto per gli avversari”. Rispettiamoli. Ma abbattiamoli. Per non abbatterci.

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