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Tag: buffon (pagina 1 di 16)

Sampdoria – Juventus 0 – 1 / La Juve fa Cuadrado

La Juve fa Cuadrado rendendosi solida e quasi agnostica alle polemiche numerose e creative che piovono da tifoserie avverse e dalla procura federale sportiva.

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Curioso il caso di Pecoraro, uomo di Legge che sembra però avere le macchie di chi la Legge l’ha infranta, aggirata, raggirata. E se per la Giustizia Ordinaria la Juve non è stata nemmeno chiamata in causa e addirittura sembra testimoniata la condotta irreprensibile della società bianconera, per il corso sportivo delle indagini Agnelli è deferito, e la Juve tutta. Illogico.

Anzi, logico. La sensazione, condivisa anche dai tifosi avversari che hanno il senso della dignità intellettuale, è che si ripresenti un 2006: se sul campo è inattaccabile, allora si prova per vie traverse a frenare questa Juve. In particolare il management che – parole di Andrea Agnelli – “lavorerà per far crescere ancora la Juventus”.

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Poi c’è il campo. Una zuccata di Cuadrado ha risolto la delicata e sofferta sfida contro la Sampdoria. Primi 30 minuti da applausi, poi tossine mentali e fisiche hanno letteralmente bloccato la squadra di Allegri che si è richiusa su stessa, confondendo schemi e moduli tattici, incapace di “ammazzare” (sportivamente parlando) l’avversario.

L’uscita di Dybala, da chiarire con i medici dell’albiceleste, ha chiarito quanto è importante l’argentino nel processo creativo delle giocate. Pjaca ha ancora deluso, rendendosi pericolosamente inefficace quando doveva invece essere il jolly prezioso in questa fase della stagione. Jolly che continua a essere Cuadrado: al colombiano proprio non si può rinunciare per numero di soluzioni offensive. Addirittura pure il colpo di testa, che credevamo fosse fuori dal repertorio dell’esterno.

Rugani cresce, mentre Asamoah continua a fare passi indietro. D’accordo il cross da cui nasce il gol partita, ma poi i recuperi miracolosi in realtà nascono da leggerezze vergognose e buchi tecnici da cui sono arrivati tutti i pericoli doriani per la porta di Buffon. A proposito: da ieri Gigi è il più presente, per minuti giocati, della storia bianconera in Serie A. Davanti ha il mostruoso record delle oltre 640 partite nella massima serie. Chapeaux!

La sosta arriva nel momento giusto. Recuperare ossigeno, schiarirsi le idee, ricaricare le batterie. Da quando si ricomincerà, i bianconeri dovranno affrontare un mese intenso, affascinante, pieno di trappole, fra Serie A e Champions League.

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Finché la Barca va, lasciala andare

Era il 1970 quando usciva questo classico della canzone leggera italiana. Storpiata, il titolo va bene anche oggi per spiegare una doppia sfida di Champions League dalle mille emozioni.

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La Juve di Allegri contro il Barca di Luis Enrique, quello che a Roma non ci capiva nulla di calcio. Con gli strascichi della rimonta al PSG e le incognite della permanenza di Allegri. Di certo è una sfida che unisce tutti gli antijuventini d’Italia, già lì a festeggiare per una eliminazione possibile, forse anche probabile, ma certamente tutta da accertare.

Il momento della verità è arrivato. O dentro o fuori, possibilmente aumentando la dose di esperienza e di lezioni che quel palcoscenico ti dà, se tu sei disposto a crescere. Andata allo Stadium e ritorno al Camp Nou, con quel malvagio gioco dei gol in trasferta, qualora dovessero servire ai bianconeri o ai blaugrana.

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Quella che una volta si chiama BBC, ma che adesso è una linea pura a 4, contro i tre tenori Messi-Suarez-Neymar. Tiki taka a parte, le sfuriate offensive potranno essere decisive e qui si fonda un minimo di certezza bianconera: quella di Allegri è la squadra che ha subito meno in questa edizione di Champions League. E anche quella che ha terminato più volte con il clean sheet tabellonistico.

Sensibilmente una sfida diversa rispetto alla finale di pochi anni fa, con stimoli differenti e prospettive cambiate. Il ricambio necessario del Barca, dal centrocampo in giù, con la rincorsa a un sogno realizzato ormai 20 anni fa da parte della Juve.

Dybala e Higuain a inseguire un trofeo ambito, con Buffon che probabilmente è giunto all’ultima opportunità di aggiungerlo a una carriera forse irripetibile.

E la certezza giornalistica che dalla doppia sfida passa parecchio futuro bianconero.

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Juventus – Lione 1 – 1 / Dove lo metto Pjanic?

E adesso Pjanic dove lo metto?

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Anche con la vittoria, Juventus – Lione sarebbe risultata una partita deludente. Condizione fisica più che precaria, occasioni create scarse, rischi in difesa da distrazione o errori individuali gravi. Sembra smarrita quell’identità rocciosa che negli ultimi 5 anni è risultata sempre vincente.

Allegri sta lavorando, spremendo al massimo chi fin qui è stato sempre disponibile, o tentando di recuperare chi fin qui non ha potuto giocare. Il rientro di Marchisio è troppo importante per la Juventus, ma l’assenza cronica di Pjanic, con troppe pause durante le partite, adesso spaventa.

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Senza gli strappi e lo strapotere fisico di Pogba, la Juve ha perso molto nella zona di costruzione. E il serbo non riesce né a impostare né a incidere, tanto meno a fare da filtro a centrocampo. Conseguenza logica è lo smarrimento di Khedira e lo scollamento col reparto avanzato dove la sensazione è che a Higuain bastano davvero pochi palloni (anche se ieri sera ne ha sciupato uno clamoroso).

Il Lione era addomesticato fino a 10 minuti del secondo tempo, quando i bianconeri si sono fermati, completamente rapiti dalla fatica. In tilt in fase di costruzione e con rischi corsi in difesa, compreso l’ultimo secondo di gioco quando Barzagli ha prima sbagliato e poi recuperato.

L’aveva detto Buffon: così si va poco lontano, e oltre alla vittoria bisogna crescere. Le soluzioni in casa ci sono, altre stanno per tornare (leggi Dybala). Ma resta un problema.

E adesso Pjanic dove lo metto?

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Cesena – Juventus 2 – 2 / Problemi di ordine mentale

Una delle più brutte prestazioni di sempre. Non esageriamo se descriviamo così Cesena – Juventus, uno scialbo pareggio molto più vicino a una sconfitta.

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Due considerazioni pesanti:

  1. il pareggio di ieri sera consente agli avversari di respirare e rimanere ottimisti: se l’ennesima occasione di ammazzare il campionato viene sprecata in questo modo, allora c’è speranza;
  2. le certezze del gruppo vengono picconate e questo non aiuta a creare una squadra forte forte.

Piuttosto che cercare colpevoli, è più corretto cominciare a ragionare di risorse umane. Più volte in questo campionato abbiamo assistito a preoccupanti cali di tensione, alternati a prestazioni di primissimo livello. Perché questi cambi di atteggiamento? Normale aspettarselo dai vari Padoin o Ogbonna, mentre è inaccettabile da gente come Vidal o Pogba, perfino Pirlo.

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Il tutto è affidato allora a Buffon. Gigi ieri è stato importante, ma le sue sfuriate non sono state minimamente recepite.. Il mea culpa finale è un voler schermare gran parte dei ragazzi e lo accettiamo, da gran capitano quale lui è. Ma bisogna cambiare, una volta per tutte.

Ad Allegri toccherà fare molto più lo psicologo che il tattico. Se in campionato simili giornate possono avere scarso impatto, in Europa possono essere decisive in negativo. In ogni caso, nemmeno in campionato è tollerabile, visto il livello medio della Seria A.

D’ora in avanti dobbiamo imparare a essere una squadra cinica e killer: ammazziamo quanto possiamo, sportivamente, ammazzare, perché a noi non perdona nessuno nulla.

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Supercoppa Italiana: di tutto per perdere… e quasi non bastava

Se volevamo regalarla, tanto valeva chiuderla, a loro favore, prima. Molto prima dei rigori.

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Il vizio più perverso si è impadronito della Juve: l’incapacità di chiudere i match, di conservare i vantaggi. Di sciupare fino al terzo rigore consecutivo. Con Allegri che ha letto malissimo la partita, facendo cambi più con la logica dei dadi che con l’intelligenza tattica.

Qualcuno ha detto: pazienza!

Beh, questo qualcuno ha poco di bianconero.

Dispiace soprattutto per Buffon, autore di una prova mostruosa. Dispiace anche per Pirlo il cui nervosismo – stai sereno Andrea – è assolutamente il nostro. Dispiace anche per Tevez, l’unico a metterci un po’ di cuore, oltre che immenso talento e… il rigore può sempre capitare.

Gradirei adesso parlare di rinnovi con riduzione di ingaggio, perché i vari Pogba e Vidal stanno più facendo danni che altro. Soprattutto il cileno è al terzo errore grave, anzi gravissimo visto che ci è costato una coppa. E’ dal suo sciagurato pallone perso che Higuain ha pareggiato il primo gol di Tevez.

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Ah, ci fosse stato Moggi…

Così Allegri stecca la prima, mentre la Juve ora deve fare i conti con un gruppo spremuto (visibile, palpabile) e scarse alternative: davvero con Padoin volevamo vincere la gara? Asamoah, Caceres, Barzagli e Romulo rientreranno o bisognerà intervenire sul mercato?

Inoltre, sarebbe carino conoscere i motivi supremi che hanno spinto più in alto in gerarchia dei rigoristi Chiellini, Pereyra e Padoin rispetto, per esempio, a Evra che qualche finalina l’ha giocata nella sua carriera (e sembra avere piedi più morbidi dei tre ragazzi mandati sul dischetto).

Bene così. La sberla alle volte aiuta. Anzi deve aiutare. Ma gli errori si stanno clamorosamente ripetendo, di gara in gara.

Come si dice in francese “caro Paul, devi essere più concreto e meno pavone”? Come si dice in cileno “Arturo, gentilmente puoi farti tre panchine di fila, magari ti viene la voglia di giocare come sai”? Prendiamo al più presto un traduttore, perché così si va poco lontano.

Unica morale del match? Abbiamo fatto di tutto per perderla… e quasi non bastava.

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Atletico Madrid – Juventus / Ai vertici della tensione

Ci siamo. La Juve si prepara a sfidare l’Atletico Madrid di un sorprendente Simeone, fresco vincitore della Liga davanti a Barcelona e Real Madrid, oltre che finalista di Champions e vendicatore in Supercoppa di Spagna.

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Chi è arrivato a un passo dalla storia, chi vuole scrivere la storia. Di fronte, uno contro l’altro.

Llorente e Morata contro l’Atletico. Tiago contro la Juve. Godin contro Buffon. Sfide nella sfida. Dettagli, in realtà.

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I turchi hanno acceso l’importanza di questo match, più di quella che avrebbe assunto di per sé. Gli spagnoli devono vincere per forza, altrimenti la speranza del passaggio di turno si ridurrebbe a un lumicino. La Juve deve vincere per forza, perché così vuole la storia.

Tevez è carico, Simeone non conosce altro che l’agonismo e la concentrazione.

Non può che essere una battaglia. Per la Juve, un eccezionale banco di prova per capire a che punto è la transizione indolore dal dominio di Conte a quello di Allegri.

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Atalanta – Juventus 0 – 3 / Ci avete provato, pazienza!

Ci hanno provato. In molti modi. Pazienza, è andata male per loro, ma noi stiamo scoprendo nuove dimensioni di dominio.

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Colantuono prepara la gara per la battaglia immediata, alzando gli esterni per costringere Lichtsteiner ed Evra a restare bassi, piazzando Boakye su Marchisio e Denis a insidiare Bonucci. Tattica che riesce bene nei primi minuti, ma che poi crolla.

La pazienza è la virtù dei forti? Se è vero, questa Juve è davvero molto forte. Non va in crisi, non si scompone, anzi sembra assecondare l’avversario nel suo impeto, resta accorta, bassa bel primo tempo, ma poi si scuote e la partita di fatto termina lì.

Marchisio frenato, così Allegri abbassa Tevez, vera prima innovazione tattica del tecnico bianconero. L’argentino, anima infernale di questa Juve, è una sorta di regista a tutto campo: pressa, scatta, suggerisce, tira. Mai visto uno così per prepotenza tecnica, voglia e ferocia. Vederlo giocare è uno spettacolo impareggiabile. Ed è proprio Tevez il protagonista attorno a cui ruotano tutte le azioni della gara.

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Nei primi 45 minuti la sensazione è quella di una Juve poco lucida, forse stanca. Riesce molto meno rispetto alle precedenti partite, si sbagliano una quantità di passaggi (anche facili) sorprendenti, e in avanti si spreca molto. Che succede, viene da chiedersi? Nulla di preoccupante, risponde Tevez con una zampata che porta avanti la Juve.

Il secondo tempo mostra una Juve più determinata. Forse qualcuno si è fatto sentire negli spogliatoi. Chiuderla e chiuderla subito. Ed è qui l’ennesima svolta. Rigore molto dubbio causato da Chiellini: intervento scomposto, ma lo prende? Parata di Buffon e 30 secondi dopo il possibile pareggio, ecco la zampata di Tevez. Ancora lui. Col sesto gol in cinque gare. Se continua così, stamperà sulle maglie tutti gli stati africani a cui dedicare i prossimi gol.

Buffon e Tevez, e poi Pogba e e Pereyra e Morata. Quattro nomi su tutti per identificare la nuova vecchia Juve, con voglie nuove, con idee nuove, con forze nuove. Classe mista a talento, forza mista a sicurezza (vedi le giocate di Pogba, anche eccessivamente sul velluto talvolta), e poi i nuovi arrivati.

Pereyra sostituisce Vidal e serve l’assist per lo spagnolo che finalmente trova la rete. La panchina, lo ripeteremo a lungo, è di gran lunga superiore a quella dello scorso anno. E Allegri dovrà solo gestire bene i cambi e i titolari. Problemi di abbondanza. Che vuol dire opportunità.

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Atalanta-Juventus / Tutto è decisivo

E’ tutto decisivo. Specialmente contro le piccole. Anche contro le grandi. Ci sono tantissimi punti, ma proprio per questo bisogna incassarne il più possibile. L’anno scorso segnammo 102 alla fine, quest’anno il ritmo è già buono.

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E’ il turno dell’Atalanta, di un Colantuono che ha già promesso battaglia. Chissà perché sempre contro di noi la battaglia, ma va bene uguale. C’è più gusto.

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Morata scalpita, Giovinco vorrebbe un’altra chance, Tevez curerà il ginocchio perché le prossime due sono molto importanti, di certo affascinanti. Llorente cerca il gol, Vidal conferme, Pogba si riprende il campo.

Ci sono poi giocatori che non si sono mai fermati. Buffon, Bonucci e Marchisio, sempre in campo, mai sostituiti. Il Principino è stato eccezionale, con una crescita progressiva in fase di regia.

Si torna perciò al gusto del turnover. Fatto in modo intelligente per dosare le forze e stimolare chi ha giocato poco, nel frattempo mettendo in guardia chi ha giocato tanto sul fatto che la panchina quest’anno è rognosa. O stimolante, appunto.

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Comincia la conta per la prima di campionato

Non tireremo fuori nessun tipo di detto popolare. Nè famosi quote su chi inizia bene, sul destino, e via così. Faremo solo la conta ipotizzando cosa accadrà domani pomeriggio.

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Il comunicato è impietoso: Pirlo fuori 1 mese. Vuol dire cinque giornate di campionato, più la Champions. Partiamo senza regia. Questo perché continuiamo ancora ad accettare inutili amichevoli che amichevoli non lo sono mai, visto i prezzi che abbiamo pagato in questi anni.

Senza regia, praticamente senza attacco. Ginocchio dolorante per Tevez, Coman in ripresa, Giovinco debilitato, fuori Llorente e Morata. No comment. Siamo letteralmente nei piedi e nella carica di Carlitos.

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Vidal e Buffon stringeranno i denti. Quindi a centrocampo il trio Marchisio-Vidal-Pogba sembra dare garanzie, con Pereyra, al rientro dall’influenza, che potrebbe guadagnarsi un posto sulla trequarti.

Difesa senza Barzagli e Chiellini. E con Ogbonna: il destino alle volte è cattivo.

Ed è solo la prima di campionato. Ma c’è più gusto a lottare così. Almeno così dicono.

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Allegri, ma poco Conte(nti)

Max è al lavoro. Non avrei mai pensato di scriverlo. Ma sono juventino nel cuore, nell’anima, nel corpo. Voglio il bene della mia società, della mia squadra. Dovrò stringere i denti, violentare la razionalità che mi suggerisce di inveire, di sbraitare, di tifare contro pur di non vederlo più.

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Ce l’ho con Conte, specie fossero vere le rivelazioni sul precontratto col Milan: la mafia del calcio con Conte in panchina? Antonio ti senti bene?

Ce l’ho con Marotta: non si arriva al 15 di luglio con un’incognita simile. E purtroppo adesso è chiaro che eravate completamente fermi su ogni aspetto gestionale in attesa di capire se Conte firmava o andava. E’ andato. E la stagione rischia seriamente di essere compromessa. Vorrei aiutare Allegri, per quanto posso, e vorrei anche cominciare a fare del male a questa Juve perché questa non è la mia Juve.

Ce l’ho con Elkan: quando la pianterete? Quando libererete la Juve dal vostro cancro che ha già prodotto diversi sconquassi?

Ce l’ho con Andrea Agnelli: serve un gesto forte Andrea, per prenderti maggiori poteri, altrimenti corri il rischio di vedere offuscato quanto di buono fatto. Tavecchio verrà eletto: quanto contiamo? Si fa o non si fa questa guerra a chi ci ha calpestato ignobilmente e continua a farlo?

Ce l’ho con me stesso: alla notizia delle dimissioni di Conte ho praticamente smesso di lavorare e pensare, tanto forte il dolore. Speravo di aver trovato un leader. Speravo si cominciasse finalmente un’era da Juve vera, decennale, ventennale.

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Poi però mi fermo, rifletto e penso: sono anni che seguo la Juve. Sempre. In ogni circostanza. In Serie B. All’inferno. Fortunatamente quasi sempre in paradiso. Ci sono sempre, non percepisco stipendi, né onori. Godo. Tanto. Magari non conosco le dinamiche di questi professionisti. Così mi viene da pensare: Antonio, puoi per favore raccontarci cosa ti è mancato? Stimoli? Uno juventino vero scevro di stimoli? Suvvia. Soldi? La Juve quindi è seconda ai soldi? E non che ne prendevi pochini. Bastano per vivere in modo decente in questo Paese, no? Potere? Più di quello che ti abbiamo assegnato? Troppo affetto? Antonio: come è andata veramente? Perché qui il fegato ci esplode. E si rischia, la rabbia è così, di passare per quello che in fondo proprio non sei: uno juventino come tanti, ma non uno juventino vero.

Ripenso al 2006, al miglior portiere del mondo sceso nell’inferno della Serie B, quando poteva scegliere fra Real, Barca, ManUTD, Marte, Giove, Saturno. Ripenso a Del Piero. Ripenso a Nedved, al suo rifiuto a Mourinho perché non poteva tradire la Juve e i tifosi bianconeri. Poi ripenso a poche sere fa, a quel link maledetto che annunciava le tue dimissioni. Penso, ripenso, rifletto e mi chiedo: Antonio, che ne è della tua juventinità?

E noi qui, poco Conte(nti), nemmeno tanto Allegri. Ma qui.

Noi restiamo qui.

Noi siamo la Juve.

Noi.

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