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Tag: camoranesi

E comunque un vero argentino, gioca, segna e regala magie a Torino!

Maradona tié!

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Alle parole come sempre poco lucide di Maradona, Tevez ha risposto sul campo. Come la Juve fa da oltre 100 anni.

Un vero argentino gioca, segna e regala magie a Torino. Lo fece Sivori tanti e tanti anni fa. Recentemente anche Camoranesi (col sangue pienamente argentino). E adesso proprio Carlitos Tevez.

L’impatto dell’Apache è stato devastante. Un precampionato con tanti dubbi e prestazioni evidentemente condizionate dai metodi di Conte. Fino alle partite ufficiali. Sono tre fino ad adesso, con tre gol. Tutti diversi uno dall’altro, tutti così pesantemente pregni di quel numero 10 finalmente di nuovo sul tabellino.

Spalle larghe, grande talento, ottimo carattere a dispetto di quanto si raccontava. Questo perché l’ambiente juventino predispone bene. Un ambiente in cui conta giocare a calcio. Giocare a calcio in un determinato modo: dare tutto per la maglia, nel tentativo di scrivere la storia.

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L’argentino che voleva smettere è rimasto folgorato dalla chiamata. E adesso predica calcio con la maglia numero 10.

Da seconda punta comincia a rendersi conto dei movimenti che Conte gli chiede. Ora li padroneggia e la condizione cresce giornata dopo giornata. A virgola, rientrando fin sulla linea di centrocampo, ad allargarsi per consentire l’inserimento dei centrocampisti. E poi i movimenti che gli sono propri: ricezione del pallone e sgommata verso la porta avversaria, con quel vizio di tentare il tiro da fuori.

Trema ancora la traversa di Marchetti dopo lo stupendo scambio con Vidal. E la vendetta di ieri sera si è tradotta in un tiro di biliardo di precisione cinica e beffarda. Dopo una sterzata degna del miglior Tomba.

Tevez alla Juve ha portato un ulteriore livello di gioco: maggiormente più efficace delle altre punte, col vizio del gol, con una maggiore fisicità e idee diverse. Mancava l’uomo dallo spunto dei venti metri palla al piede. Mancava chi poteva dialogare con disarmante semplicità con Vucinic e i centrocampisti bianconeri. Mancava chi alcune partite sa sbloccarle e risolverle anche semplicemente col piattone a due metri dalla linea di porta (leggi Sampdoria).

E come Sivori tanti anni fa, e come Camoranesi recentemente, nonostante le avventate parole di Maradona… un vero argentino, gioca, segna e regala magie a Torino!

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ITALJUVE (però controvoglia)

Le ultime notizie provenienti dalla Nazionale parlano di una formazione contro la Bulgaria con sette juventini: Buffon; Barzagli, Bonucci, Ogbonna; Maggio, De Rossi(Nocerino), Pirlo, Marchisio, Giaccherini; Giovinco, Osvaldo.

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Se trascuriamo il fatto che la Nazionale è la squadra di Abete, per cui nessuno juventino dovrebbe giocarci, e ci concentriamo sul fatto che rappresenta l’Italia, la Juventus sta di nuovo coprendosi di medaglie.

E a chi dice che la Juventus in campo europeo e mondiale non ha vinto quanto il Milan, ricordiamo che nessun numero di Champions League o di Coppe Intercontinentali  può uguagliare il peso di un, uno solo, campionato del mondo. E noi abbiamo partecipato corposamente alla conquista di quattro campionati del mondo. Quattro stelle molto nostre più tre stelle tutte nostre.

Chiaro a tutti?

Rincomincia l’avventura mondiale, e si chiede aiuto, al solito, alla Juventus.

Senza andare indietro al ’34 ed al ’38, troppo lontani per essere ricordati, dove comunque parteciparono Combi, Rosetta, Monti, Bertolini, Ferrari, Orsi, Borel II, Foni, Rava, possiamo rinfrescarci la memoria con il trionfo del 2006 presenti Buffon, Zambrotta, Cannavaro, Camoranesi e Del Piero e con il trionfo del 1982 presenti  Zoff, Gentile, Cabrini, Scirea, Tardelli e Rossi.

Il massimo delle presenze le contammo in Italia-Ungheria 3-1 del  1978 (finimmo con un ottimo quarto posto e con il miglior calcio giocato, riconosciuto da tutti): Zoff; Gentile, Cabrini (Cuccureddu); Benetti, Bellugi, Scirea; Causio, Tardelli, Rossi, Antognoni, Bettega (Graziani).

Sempre tanta Juve.

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Ma c’è molta differenza tra i nove juventini del 1978 ed i probabili sette juventini contro la Bulgaria (e manca Chiellini).

Nel ’78 non giocavano stranieri nel nostro campionato. La Juventus nel ’77 aveva vinto la Coppa UEFA con tutti italiani, mai riuscito a nessun altra squadra italiana! Ora gli stranieri sono quasi più degli italiani. L’Inter ladrona  arrivò a giocare con undici-undici stranieri. Dando quindi un gran contributo alla Nazionale e meritandosi per questo imperitura gratitudine da parte di Abete.

Noi riusciamo a dare alla Nazionale sette-otto giocatori nel 2012. Un esempio, oltre che un merito.

Ma nessuno ci dirà grazie. Noi dobbiamo dare e nel contempo subire.

E se siamo orgogliosi dei nostri campioni che vanno nel mondo ad onorare la maglia azzurra e la Juventus, siamo anche incazzati al pensiero che eventuali successi possano portare onori e meriti (ma quali meriti?) ad Abete.

Noi siamo bravi, siamo disponibili a lasciare che i nostri campioni vestano la maglia azzurra, ma non siamo coglioni.

Rivogliamo i 2 scudetti, i 400 milioni di euro ed il nostro allenatore.

Chiaro, Abete?

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Vigilia di Coppa e di mercato?

E’ la vigilia di Coppa, di quelle che mai ci saremmo sognati appena un anno fa. Ma così è se vi pare, come diceva un grande del Novecento. La curiosità è evidente. La prima uscita di Del Neri, la primissima per molti nuovi volti. E i primi ballottaggi.

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Del Neri aveva fatto capire di aver formato due coppie: Amauri-Del Piero e Diego-Trezeguet. A Varese ha mischiato le carte provando Diego-Amauri e Del Piero-Trezeguet. La prima di queste coppie dovrebbe scendere in campo domani sera. Sarà comunque un esercizio che ripeteremo lungo tutta questa stagione. I più in forma vanno in campo e osservando l’ultima partita, Del Neri pare avere ragione.

Gli altri ballottaggi riguardano le fasce laterali. Se a sinistra Lanzafame non sembra avere concorrenti (capito?), a destra Del Neri dovrà scegliere uno fra Pepe (favorito, e il gol non c’entra nulla) e Martinez (apparso intimidito da questi primi giorni bianconeri). Chi parte verrà poi sostituito. Su Lanzafame occorre prestare parecchia attenzione: il ragazzo merita fiducia e già domani il palcoscenico può guadagnarselo, nell’attesa di un Krasic. Già perché il mercato non è fermo e Marotta si è ancora una volta divertito nell’insisuare dubbi e creare misteri.

Dzeko è lontano. La proposta indecente di Andrea Agnelli è stata clamorosamente rifiutata. In Germania vogliono cedere il bosniaco al Bayern di Monaco, in cambio di Gomez e soldi. Il bosniaco pare preferire la Juve. Recentemente si è reso protagonista di un episodio strano, nemmeno tanto velato. E mi chiedo perciò come si possono rifiutare tutti quei soldi e tenersi un giocatore scontento e poco motivato. Contenti loro. La logica impone a questo punto una forte virata su Krasic.

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Il serbo potrebbe vestire il bianconero in tre minuti: il tempo che il fax ci mette ad arrivare a Mosca. Ma c’è il problema Camoranesi. Marotta vorrebbe cederlo, sgravando la Juve di un ingaggio pesante e di un giocatore dal talento immenso, ma dal sangue argentino. Fu così pure con Sivori (non azzardo il paragone, ci mancherebbe): quando si capì che aveva dato tutto lo si parcheggiò al Napoli. Probabilmente la Juve vorrebbe darlo via all’estero, ma è difficile che qualche grosso club si presenti con 4 milioni all’anno per il giocatore. Appare inverosimile lo scambio con Huntelaar (che io adoro alla follia) col Milan, perché significherebbe decretare la morte cerebrale di Galliani.

Tornando alla partita di domani sera, dobbiamo registrare la prima assenza ufficiale. E’ quella di Nick Legrottaglie, costretto a letto da un influenzona. Con lui, comodamente seduti sul divanetto, Grosso, Camoranesi, Giovinco (tentato da Ventura) e Salihamidzic. Come a dire: è finita la pacchia.

P.S.

Su Giovinco adorerei un’operazione non-definitiva. Soprattutto se Lanzafame dovesse davvero risultare prezioso, la storia dell’esterno potrebbe essere un tesoro per la Formica Atomica. Alla Juve di Ranieri e Ferrara ha trovato pochissimo spazio e, per quanto mi riguarda, l’aveva pure sfruttato bene (tranne quando impiegato da fluidificante sinistro). Ha solo bisogno di ritrovare il campo e giocare un campionato intero senza troppe pressioni e pretese. A Bari troverebbe l’ambiente ideale, come lo fu per Lanzafame. E chissà che Torino non torni ad applaudirlo già il prossimo anno, quando presumibilmente lasceranno Trezeguet e Del Piero. A presto, Sebastian!

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Gli addii e i possibili rinforzi

La Juve è al lavoro. Sul campo con Del Neri, dietro una scrivania con Marotta. O al cellulare, se preferite, tanto è uguale.

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La Juve è al lavoro perché c’è da completare una rosa e mettere a punto una stagione che sarà complicata, ma decisiva per il futuro prossimo dei bianconeri. Un altro fallimento non è contemplato e sancirebbe semplicemente la fine di 110 anni di storia. Fine sopraggiunta non per incapacità propria, ma per meriti (così vengono chiamati) altrui (tipo certi strani personaggi di Milano).

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Marotta ha fin qui svolto, non mi stancherò di ripeterlo, un lavoro eccezionale. Buoni acquisti (sebbene sia d’accordo, di concetto, col Direttore Moggi sulla qualità, non posso non tenere conto della base da cui partiva Marotta) e buone potenzialità, ottime idee sulla gestione di un team e grande carisma. Con la speranza che queste qualità rimangano immutate nel corso del tempo. E non sarà facile applicarle per dodici mesi.

Sono in corso di definizione le uscite di Trezeguet e Camoranesi. Quindi sarà la volta di Grygera, Zebina e Tiago. Sono personaggi, i primi due, che hanno dato tantissimo in questi anni. Ma per loro il tempo sembra proprio finito: i grandi giocatori passano, la Juve resta. Gli altri tre sono zavorre tecniche e che pesano in modo incredibile sul monte ingaggi. Pare infatti questo il principale problema di questa Juve: monte ingaggi elevato e budget ridotto all’osso.

Marotta ha parlato e ha svelato il vero obiettivo di mercato. Si tratta di Edin Dzeko, l’attaccante bosniaco per il quale, se dovessero mancare soldi, sarei pronto a mettere mano al portafogli. In realtà mi pare una copertura o una battuta troppo forte. Alla Juve mancherebbero soldi e opportunità. Su Diego si vuole investire, concedendo al brasiliano una seconda opportunità. La vera pedina di scambio sarebbe Felipe Melo (si torna a parlare di Clichy con l’Arsenal). L’unica possibilità di arrivare a Dzeko è quella di ridurre il monte ingaggi (9 milioni di euro lordi risparmiati con Trezeguet, altrettanti con Camoranesi, 5 con Tiago, 4 con Grygera e Zebina: a bilancio ci sarebbero almeno 15 milioni di euro da reinvestire). Piuttosto, con Krasic che si fa? La trattativa, eventuale, per il bosniaco non sarebbe banale, servirebbe molto molto tempo. E se la Juve dovesse fallire l’obiettivo? Krasic non sta ad aspettare e rischieremmo di rimanere con un pugno di mosche in mano.

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Chiamatemi Andrea

Chiamatemi Andrea!“. E’ l’esordio di quella bella persona che è Andrea Agnelli. Mi dispiace, io non posso accettare l’invito: per me rimarrà il Presidente Andrea Agnelli. Semmai posso chiamarlo Dottor Andrea, ma Andrea no. Ho letto molto su di lui e il risultato è quello di una persona molto seria e coerente, con le caratteristiche dei Veri Agnelli. E infatti ne porta, con onore, il cognome. E come il padre, il Dottore Umberto, conserva un certo fascino. DI quelli silenziosi, che lavorano seriamente senza cadere nella trappola del protagonismo stupido che a questi livelli è controproducente. E’ umile, scendendo giù giù fino a incontrare e scambiare un paio di parole con la gente comune. Quindi un briefing con gli uomini che lui ha scelto e che ha presentato come i veri grandi acquisti della Nuova Juventus.

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Nuova Juventus, attenzione alle due parole perché sembrano molto diverse da quelle che ci hanno appioppato in questi quattro anni. E per la prima volta, da Calciopoli in poi, mi sento più juventino. Nel senso che mi sento più attaccato alla realtà che si è sviluppata. Realtà legata ai nomi del Presidente Andrea, del Direttore Beppe Marotta e dell’allenatore Del Neri.

Cominciamo con Marotta. E’ arrivato a Pinzolo come un generale che ha intenzione di strizzare quelli che convenientemente chiameremo attributi a tutti quanti fanno parte della Juventus. Poche parole, al solito, ma molto chiare. Soprattutto nei faccia a faccia con certi tipi. A cominciare da Trezeguet e Camoranesi, il cui dominio in bianconero è indiscutibile, ma per loro i tempi sono duri e forse irrimediabilmente cambiati. Vuoi per l’età che avanza, e avanza per tutti, vuoi anche per quello strano senso di appagamento. Moggi più di tutti ha insegnato che se vuoi continuare a vincere e combattere devi puntualmente cambiare. Gli addii più dolorosi possono poi risultare quelli più importanti e decisivi in positivo per tutto il gruppo e per il futuro. E Marotta pare intenzionato a mettere in pratica queste poche leggi non scritte. Dopo aver comprato e imbastito tante trattative, ora è arrivato il momento di vendere. Il Mondiale sta per concludersi e in uscita la Juve dovrà lavorare attentamente. La gestione societaria insufficiente dei Blanc e Secco ha portato la Juve a un ingorgo di ingaggi spaventosi. Troppe zavorre, troppo difficile lavorare così. Per ulteriori colpi in entrata, servono molti colpi in uscita. Si lavora perciò alla cessione di Trezeguet. Il costo del cartellino frutterà pochi milioni di euro, perché il vero guadagno sarà nello stipendio risparmiato. Stesso discorso per Camoranesi e Poulsen. Mentre per Zebina e Grygera le offerte scarseggiano, così non si fa fatica a pensare di poter regalare i cartellini ai giocatori alleggerendo il monte ingaggi e facendo posto a nuovi giocatori.

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Ma non tutto è da buttare. Si è parlato e si parlerà ancora a lungo di Diego e Melo, i due flop (più il secondo che il primo, per quanto mi riguarda) della scorsa stagione. Sul valore non si discute, sulla funzionalità dei due al gruppo e al team bianconero ci saranno da chiarire moltissime cose. Qui Marotta è apparso però molto chiaro: vanno recuperati entrambi, soprattutto a livello psicologico. E anche il gruppo è parso ben disposto a dare una lezione a Melo, provando, come ai tempi di Lippi, di rilanciarlo a livello mentale. Del Neri, giocoforza, conterà su Marchisio e Sissoko, quindi forse su Ekdal. Melo a quel punto è indispensabile, a meno che Diego non diventi veramente un regista di centrocampo (come da primo esperimento).

Attenzione poi ad alcuni importanti segnali. Pronti via e si è già fermato Del Piero. Affaticamento. Siamo a Pinzolo, a due mesi dallo stop della stagione passata, quindi Vinovo non c’entra nulla. E’ stata secondo me falsata la preparazione della scorsa stagione. Del Neri e il nuovo staff, Tencone salvaci tu, dovranno valutare le condizioni dei giocatori e capire i reali problemi. Lo stop di Del Piero è in realtà un campanello d’allarme: non possiamo concederci queste assenze. Perciò per Del Neri è opportuno avere un 11 titolare e ottime riserve. A Marotta il compito di disegnare la rosa.

Ultima considerazione sulla RAI. Ho goduto quando ho letto la notizia e la Juventus SpA ha tutto il mio appoggio. Vergognosi certi servizi, quasi pari a quelli della Cazzetta-Rosa. La comunicazione ufficiale parla di un problema di contratti: se vuoi la Juve devi pagare, almeno noi rientriamo economicamente del tuo lavoro sporco, cara RAI. Non hanno accettato e De Paoli ha ritirato il gruppo di giornalisti da Pinzolo. Ciao ciao, andate dal padroncino, noi siamo finalmente liberi!!!

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Vertice a Torino: si costruisce la nuova Juve

Mentre in America si prendono legnate, a Torino si cerca di costruire un team che di legnate non ne prenda più. Almeno che inizi a darle così come abituati in 110 e oltre di storia del calcio italiano. Mentre a Napoli le legnate si danno, eccome se si danno. Solo che la stampa maledettamente irriverente nei confronti della deontologia professionale sta scrivendo cose che in terra non esistono. Ma questo è un altro discorso.

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A Torino Marotta non andrà in vacanza. E come potrebbe, povero lui. Ha trovato una situazione insostenibile: chi è il capo dell’area medica? Non c’è più. Sparito. Chi si occupava delle trattative? Praticamente nessuno e l’unico nome ipotizzabile è stato prontamente allontanato (leggi Alessio Secco). Chi si occupava di distruggere un settore giovanile costruito con anni di fatiche, con le unghie e con i denti? Un certo Castagnini, un vergognoso truffatore chiamato a vestire la casacca sporca bianconera. Lavatrice, novanta gradi, centrifuga e anche lui è fuori gioco. C’è adesso Fabio Paratici e con lui c’è pure Sandreani (che lanciò nel 92/93 un certo Alessandro Del Piero, allora entrambi a Padova). Si fa sul serio, c’è da mettere su una squadra di osservatori competenti e che redigano rapporti seri. A questa squadra verrà affiancato Pavel Nedved, uno che di fascia, di tecnica e di talento ne capisce. Forse più di tutti lì in mezzo. Già il fatto che si parli (si attende l’ufficialità) del suo approdo in società rasserena gli animi.

Come ipotizzato qualche giorno fa, Tencone tornerà a lavorare per i colori bianconeri. Troppo importante risistemare una macchina da guerra resa innocua e caricata a salve da uno dei gruppi dirigenti più molesti che la Terra abbia prodotto, a patto che certa gente nerazzurra non si offenda. Tencone supervisionerà, mentre l’azione verrà affidata a un nome individuato fra una rosa di candidati. A spuntarla dovrebbe essere Stesina, già del Toro. Ma chi se ne frega: abbiamo bisogno di competenza. E in passato abbiamo pescato bene dal Toro. Mi piace ricordare un certo Gianluca Pessotto, fra tutti.

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Impossibile non parlare di mercato. Analizzate certe scemenze scritte e commentate sui giornali, sarebbe anche ora di parlare seriamente di direttive e regole da seguire. Niente più mezze calzette. Niente più scommesse estere: se si faranno acquisti azzardati, solo italiani e giovani. E sarei pure d’accordo. Ma perché azzardare? In difesa l’innesto più importante deve essere un centrale. Di qualità, giovane e dal futuro certo. Bonucci è un nome importante, ma prenderlo non è affatto semplice. Gli intrecci col Genoa di Preziosi sono molto pericolosi. C’è in ballo il futuro di Palladino e quello di Criscito. Perdere Mimmo sarebbe un sacrilegio imperdonabile per almeno tre motivi:

  1. è un prodotto targato Juve, che proviene dalle giovanili;
  2. è giovane e promettente, oltre che già maturo per giocare a certi livelli; è nel giro della Nazionale di Lippi, probabile titolare, e sarà pure desideroso del riscatto in maglia bianconera, accidenti a quel Ranieri…;
  3. abbiamo estrema necessità di un terzino capace di spingere sulla sinistra; escluso Grosso (imbarazzante) e in fortissimo dubbio De Ceglie, non resta altra possibilità che riportare a casa Mimmo Criscito. Costi quel che costi!

Io credo che Marotta sia nella posizione per capire che questi tre punti non li ho dettati io, ma li detta la logica dei fatti. Un ragionamento simile non può essere ignorato, o no?

Prima di comprare è necessario vendere. E non tanto per puntellare la rosa cedendo gli scarti (Grygera, Poulsen, Tiago, Molinaro, Zebina, Cannavaro), ma anche per risistemare i conti. Ingaggi troppo alti e immeritati, età avanzata. Rientrano in questi parametri ultimi i vari Trezeguet (davvero un anno di differenza è così importante per cedere lui anzicché Amauri?) e Camoranesi (e chi sarebbe il suo erede?). Discorso a parte per Buffon: se non ha più stimoli o se continuerà ancora a sparare cazzate, prego si accomodi. 30 milioni di euro e ci alleggeriremo del più grosso stipendio e proveremo a cercare un altro grande numero 1.

Che fare poi di Diego (Del Neri è convinto di rigenerarlo?) e di Felipe Melo? Credo che il discorso dei dubbi dovrebbe non riguardare Momo Sissoko: la sua importanza nella Juve l’ha ampiamente dimostrata e non vedo ragione al mondo per cederlo, scambiarlo o chissà che altro. Se Momo sta bene corre per tre e gioca per quattro. Se Momo sta bene chi gli sta a fianco ne guadagna in libertà d’azione. Il brasiliano centrocampista sarebbe ottima pedina di scambio, ma qualora tornasse a giocare ai suoi livelli sarebbe un ottimo inserimento per la nuova Juve, o no? Stesso discorso per Diego per il quale invece si aprono discorsi puramente tattici. In Germania è stimatissimo, come in Spagna. Ma non vedo fenomeni prendibili.

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Juventus-Cagliari 1-0 Come d’Incanto

In una scena di Matrix, nel primo episodio, Morfeo si rivolge a Neo con queste parole: “Al destino, si sa, non manca il senso dell’ironia”. Gli stava spiegando il mondo reale. Nella settimana in cui escono fuori le verità nascoste la squadra più disonesta della storia cade e perde il suo primato già scadente. Poteva accadere, ma non doveva accadere proprio adesso. Quasi a confermare che quanto detto dal 2006 ad oggi vale in effetti la realtà: tutto falso, era tutto falso. Ma, paradossalmente, per la Roma finisce qui. Chiariamo: tifo giallorosso e tiferei pure Torino purché il titolo aziendale non vada a Milano. Ma non credo a Ranieri l’Illusionista e non credo alla regolarità.

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C’è il derby e arrivano partite durissime. Di mezzo la Juve può dire la sua in almeno due occasioni. La prima è venerdì sera, ma non la vedrò. Non ho la mente serena per assistere ad un match di calcio e credo proprio che non sarà un match di calcio. Specie se Macellazzzzi sarà in campo insieme a quella bestia di nome Thiago Motta. L’altra occasione è contro il Milan, a chiusura d’anno. Due colpi di coda che potrebbero anche farci divertire ma che non cancelleranno la stagione.

La Juve, già, la Juve. Oggi si è avuta la conferma totale: Madama ha sfornato l’ennesimo talento. Cristallino, puro. Si chiama Giorgio e di cognome fa Chiellini. Impressionante per condizione fisica e soprattutto mentale. Al di là del gol e del fatto che è l’attaccante più pericoloso di tutto il match, mi preme sottolineare il suo abbraccio a Iaquinta nell’istante in cui Vincenzone lascia il campo. E’ un gesto importante e che la dice lunga su quanto pesa Giorgio all’interno di questa Juve. Poco prima Vincenzone aveva letteralmente stracciato la sua doppietta. Grande Giorgio, la fascia è tua quando Alex Magno la lascerà priva del suo talento. E’ rimasto in panca ma ha esultato e sudato come un ragazzino qualsiasi che deve farsi le ossa. Grande esempio di stile e di juventinità. Accanto a lui Trezeguet. Poi Candreva e Giovinco che entrerà solo per fare numero, in una posizione illogica e inutile. Alex e David saranno in campo venerdì ma questo atteggiamento non mi piace.

Amauri e Iaquinta si integrano bene ma hanno un grande unico immenso vizio: segnano poco. Vincenzone però è più utile per la profondità che crea e il movimento che può fare anche sull’esterno. Su Amauri ci siamo espressi a lungo: non è da Juve e non può essere il bomber del futuro. Bettega fai il miracolo e cerca di recuperare quanti più soldi puoi.

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La nota più interessante del pomeriggio è la seguente: per struttura, idee e DNA la Juve non riesce andare oltre il 4-4-2. Intuizione di Zaccheroni che lo propone in partenza, anche se si poteva usare Giovinco al posto di De Ceglie. Benissimo Marchisio costretto a fare il doppio ruolo: interdittore e costruttore, poi perfino corridore sulla sinistra. Gli si chiede pure il gol? Beh lo sfiora due volte e si inserisce con puntualità. Ineccepibile. Melo mi costringe a trattenere qualche parolaccia. Se usa il fisico e l’arroganza di chi è realmente una montagna allora può essere utilissimo. Se si mette in testa di voler fare il regista allora sono dolori. Consegna qualche buon pallone agli avversari e rischia così di sciupare un feeling complicato con la tifoseria. Se qualcuno riesce a farlo giocare semplice, le cose per la Juve potrebbero realmente cambiare. In attesa del ritorno di Sissoko.

Bene Camoranesi la cui condizione è pari a quella di suo nonno. Ma il tasso tecnico è incredibilmente superiore alla media e viene fuori. Mal assistito da Zebina (probabilmente più impegnato a difendere) e dagli attaccanti. Si inventa un gran tiro da fuori su cui Marchetti fa il miracolo, un paio di cross sbagliati per fatica. La Juve non lo ha mai sfruttato quest’anno e ci sarà da capire se la sua condizione è migliorabile per il prossimo anno.

Chi si azzarda ancora a paragonare Buffon a qualche altro deficiente in giro per il mondo la pagherà cara. Gigi per conduzione di una difesa composta da un solo uomo, Chiellini nell’occasione, è impareggiabile. Un paio di uscite da libero puro che fanno lievitare il voto. Sfiora la palla di Cossu mandandola sulla traversa. La fortuna aiuta gli audaci, ma qui siamo di fronte ad uno che non sbaglia un’uscita alta. Rientrano lui e Chiellini e la Juve ritrova lo zero nella casella gol subiti. Non è un caso. Non può essere un caso. Ben ritrovati a tutti, ora continuiamo così perché quel 4° posto serve moltissimo a Bettega. Per il resto, quasi tutti a casa a lavorare.

In chiusura c’è spazio per Mediaset Premium, cui mi slegherò prestissimo. Linciaggio mediatico per Camoranesi e l’arbitro di Juve-Cagliari. Il Maestro-del-Cazzo Sacchi se la prende con chi critica la società e poi va ad analizzare gli episodi e mi domando quali. Non una parola sulle vicende Calciopoli. Incredibile, ma me l’aspettavo. La cosa che non mi aspettavo è che lo studio decidesse nell’assegnare già adesso lo scudetto alla squadra disonesta. Cioè, mentre davanti le telecamere tranquillizzano Ranieri che “hai già vinto il campionato”, poi lo regalano alla Seconda Squadra di Milano. E’ la più forte e quasi non è giusto che la Roma abbia completato il sorpasso. Non può la Roma reggere tale pressione e allora lo scudetto deve andare a Milano. Grande esempio di imparzialità e di deontologia. Mi domando come può un uomo e un professionista vendersi così al potere.

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