Menu Chiudi

Tag: candreva (pagina 1 di 2)

Inghilterra-Italia 1-2 Buona la prima, ma…

Buona la prima. Con qualche dubbio. Con un po’ di certezze.

Advertisment

Sulle spalle dei giganti. L’Italia di Prandelli si è affidata anima e corpo a Pirlo e De Rossi, con la vivacità e la classe di Candreva e Marchisio ad accendere gli attacchi e la grande sorpresa Darmian.

I maestri del calcio sono stati ancora una volta placati, nonostante un primo tempo di grande impatto, ma che non ha provocato quel vantaggio che forse gli inglesi meritavano.

Advertisment

Così le scorribande di Marchisio e Candreva e le accelerazioni di Darmian hanno poco alla volta convinto l’Italia che si poteva vincere. E si è vinto.

Un tiro dalla distanza di Marchisio e il tocco del vantaggio di Balotelli. In mezzo, tanta sostanza di Pirlo e compagni, con una fase di palleggio apprezzabile, qualche sbavatura di troppo e il dubbio che con Paletta in difesa i deboli di cuore se la vedranno brutta.

I primi tre punti li abbiamo portati a casa. Ora attenti al Costa Rica, soprattutto all’Uruguay vittima di un esordio da incubo. Fin qui, in attesa di Francia, Germania, Portogallo e Argentina, nessuna delle altre nazionali ha mostrato una forza così dirompente. Ma è solo la prima.

Advertisment

Juventus-Lazio 4-1 Nel segno di una bellezza tecnica superiore

Petkovic sceglie una formazione che ha una funzione importante: non prenderle. Tutti dietro, coperti. L’hanno chiamata “tattica attendista”, in realtà il nome corretto è catenaccione. Uno dei pochi antidoti alla strapotenza bianconera. Conte non tocca nulla del suo 3-5-2 e si affida ancora alla coppia Vucinic-Tevez.

Advertisment

Primo Tempo

La prima frazione di gioco esprime un canovaccio semplicissimo: la Juve costruisce e fa il gioco, la Lazio difende tutta nella propria metà campo per sfogarsi soltanto in contropiede. Pirlo e Pogba impostano l’azione a proprio piacimento, mentre Lichsteiner ara la fascia destra con la consueta efficacia. E’ Tevez il più in palla: la condizione cresce e il talento argentino si mette in mostra. Accelerazioni e dribbling, più assist e idee.

Una Juve molto paziente attacca la Lazio frontalmente e passa grazie a un’invenzione di Pogba. Il francesino riceve a ridosso dell’area di rigore e libera con un tocco delicato Vidal che scappa alle spalle dei difensori. Stop immediato del cileno e delizioso tocco d’esterno che mette fuori causa Marchetti. Prima marcatura in campionato per il Guerriero che si ripete al minuto 26. Stavolta il lancio illuminante è di Bonucci che, complice una difesa inerme dei biancocelesti, imbecca il cileno che offre il bis stavolta di sinistro. Juve in grande spolvero, con un gioco molto più veloce dalla trequarti in su, soprattutto per la presenza di un Tevez sempre più agile.

Arturo Vidal: fra i più forti centrocampisti al mondo

Quasi come un attaccante: gli inserimenti di Vidal spaccano il match

La Lazio prova a dare un senso alla presenza in campo. I tiri da fuori sembrano l’unica strategia per chi fatica ad arrivare vicino all’area di rigore e quasi risultano una strategia interessante. Un bolide di Hernanes inganna Buffon che respinge corto e Klose finalmente firma una rete contro il portiere bianconero. La Lazio, capito il giochetto, ci proverà ancora da fuori con Hernanes e Candreva sempre respinti, poi il solito sinistro di Radu. Qualche angolo pericoloso, ma poco più.

Da segnalare un placaggio di Cana su Tevez: è rigore solare, ma a Tagliavento non va giù e tutto passa in cavalleria. L’arbitro si ripete su una evidentissima spinta su Tevez al limite dell’area, ma fischia punizione contro l’argentino. Se la cava pure Hernanes che solo al terzo fallo duro viene ammonito, ma solo perché i bianconeri accennano una protesta di gruppo.

Secondo Tempo

Al fischio di Tagliavento la Lazio tenta un’operazione di emulazione mal riuscita. Prova una sfuriata, ma sfortuna vuole che Vucinic si sia messo le scarpette di calcio lasciando le ciabatte nello spogliatoio. E in 5 minuti la partita muore.

Strappo decisivo di Bonucci che decide di firmare il secondo assist: Tevez viene incontro, la difesa laziale si apre e Vucinic si infila. Il tocco morbissimo col quale manda all’aria Marchetti da posizione defilata è dolcissimo come solo il suo piede sa essere. Mirko: ma perché non giochi sempre così? Già perché il montenegrino rischia subito la doppietta 60 secondi dopo. Prende palla sulla trequarti, si gira, Tevez gli porta via un uomo lanciandosi alla sua destra, ma Vucinic si infila in area e con la punta spara sul corpo di Marchetti. Lazio salva, ma è l’azione che ammazza la partita. La Lazio non riuscirà più a svegliarsi da questo cazzotto.

Advertisment

La mano di Hernanes è un verdetto: il brasiliano, visibilmente nervoso, tenta di andare di testa, ma schiaccia come la famosa giocatrice di un cartone animato. Il motivo per cui il giallo non deve essere estratto risiede in quella perversa senza di antijuventinismo di cui è preda mezza Italia. Compreso il buon Sebino Nela che ha dovuto commentare delle sublimi giocate tecniche.

Tevez conferma il motivo per cui Conte lo insegue da tre anni. Un piccolo concentrato di potenza e fantasia, perfettamente integrato in un orologio di squisito valore quale è la manovra bianconera. Esaltata da un Vidal in formato mondiale e un Pogba che colleziona colpi di estrema classe sfoderati con la proprietà di un mago della PlayStation. Di colpo quel “ci siamo indeboliti” sembra travestirsi nell’ennesimo bluff che Conte ha voluto giocare a chi “ci gufa contro”.

La maglia numero 10 di Tevez

La numero 10 è sulle spalle giuste. Inserimento di Tevez prepotente nella Juve di Conte

E poiché l’unico obiettivo del match è cercare una sola firma ancora nel tabellino, ecco le due sfuriate. Vidal si avvicina lentamente in area di rigore, scambia con Tevez che arretra, poi di colpo si gira e serve ancora Vidal che chiude il triangolo. Il tiro a giro di Tevez sbatte contro la traversa mentre lo stadio urla di dolore. Ma l’attesa sarà breve. Palla a Tevez a limite servito ancora da Vidal, l’argentino si gira in un fazzoletto con una sterzata poderosa, palla sul destro e piattone morbidissimo sull’angolo più lontano. Marchetti tenta, ma è inutile. Terzo gol in tre partite. Se la Juve aveva bisogno di una seconda punta più efficace, beh… benvenuto Carlitos!

Chiave Tattica

L’organizzazione di gioco della Juve è imbarazzante se rapportata all’unico schema laziale e cioè accelerazione del centrocampista di turno e botta da 40 metri. Buffon a metà del secondo tempo, rinunciando all’ennesimo rimprovero per i propri compagni, ha guardato verso i telecameristi mostrando uno sguardo perplesso: ma siamo su Scherzi a Parte?

La difesa a 4 di Petkovic non riesce a respingere gli attacchi di Conte. Asamoah è bassissimo quando la Juve si difende, quasi a formare una linea a 4. Lì Candreva non troverà mai spazio, mentre Cavanda gira a vuoto rimbalzato più volte verso un giro palla sterile. Di contro la Juve mostra una voglia di costruire azioni anche belle. Merito dell’innesto di Tevez che ha alzato clamorosamente l’asticella della qualità.

Con l’argentino e Mirko Vucinic prima punta, la Juve acquista un’altra pedina con cui può imbastire azioni molto complesse. Se Vucinic va verso il centrocampista, Tevez si allarga e i due interni si infilano. Più Vidal di Pogba e da qui sono nate due reti. Lichsteiner spinge e tiene a bada Lulic, mentre Asamoah è molto più timido. Lì scorazza ora Tevez e ora Vucinic e la Lazio non ci capisce nulla.

Il gol di Vucinic per il momentaneo 3-1 della Juve sulla Lazio

Le verticalizzazioni hanno nuovamente messo in crisi la difesa laziale: frutto di schemi provati. Qui il gol di Vucinic

Rispetto a un anno fa, con Tevez a galleggiare alle spalle della prima punta, la Juve riesce meglio a sfrondare la selva di gambe in mezzo al campo e a trovare lo spazio giusto per entrare in area. Inoltre è sempre Tevez a garantire un’opzione importante: il tiro dal limite. Una parata, una traversa e un gol. A Conte l’obiettivo di trovare le giuste idee per valorizzare Llorente per adesso in panchina.

Advertisment

Giallo come il sole, rosso come il cuore mio

C’è giallo e giallo. E c’è poi un giallo molto particolare, tendente al rosso. Un po’ come i meravigliosi colori della primavera. Dipende tutto da come guardi ai colori. Così l’arbitro di Napoli-Juve ha preferito andare verso il sole, mentre l’arbitro scelto da Galliani ha preferito una scelta di cuore.

Advertisment

Cavani ammonito, Candreva espulso. Quando il regolamento imponeva esattamente l’opposto. Se volete, ancora una volta, è tutta qui la differenza di passo. Per il resto poco da dire, in un Paese dove tutto è possibile.

Advertisment

Per esempio in un Paese dove si fatica a metter gente in galera, quella cioè che dovrebbe andarci davvero e restarci soprattutto. Cellino si dice amareggiato: voleva star dentro. Una presa per i fondelli con quanti dentro ci sono veramente, magari a torto. Ma è fuori e si godrà gli arresti docimiliari in qualche sua villa. In settimane di duro lavoro sento di invidiarlo particolarmente.

Alla Pinetina invece si alzano le mani. Dalle battute, uno contro l’altro, alle mani. E la colpa non è tanto di un allenatore che sta sbarellando ormai da tempo, ma di una qualche spia. Pensa un po’: le spie mancavano al curriculum immacolato di Moratti, ma mai dire mai nella vita. Ed eccole qua le spie. Così come appare chiaro che adesso stampa e TV devono fare una scelta: Stramaccioni o Cassano. Con un paio di dubbi:

  • chi ha deciso che Cassano era cambiato e addirittura si faceva portavoce della limpidezza e della liceità di comportamento (qualche mese fa, contro la Juve e Agnelli)? Lo chiediamo a Franco Arturi della Cazzetta che oggi ci paragona tutti a Cassano: sicuramente lo sono loro di quella redazione, non certo io e la gente che frequento… se permettete;
  • chi ha deciso che Stramaccioni era il nuovo Mourinho o un allenatore capace e già pronto?

Rasentando il ridicolo oggi si apprende, infine, che un tifoso bianconero è stato arrestato per i fatti di Napoli, mentre sarebbero oltre 40 gli indagati fra i tifosi juventini. Non si hanno notizie sul lancio di sassi al pullman e la maglietta contro l’Heysel sventolata al San Paolo di cui oggi si descrivono scenografie meravigliose. Compreso magari il “se saltelli muore un altro Agnelli”. Te capì?

Advertisment

Juventus-Lazio 0-0: porta stregata, attacco spuntato

Non vincere questa partita è un altro di quei segni che poi devono essere opportunamente interpretati. Questa squadra, anche con Pirlo fuori, anche con Vucinic ko, con un attaccante mediocre avrebbe già chiuso il campionato e farebbe certo meno fatica in Europa.

Advertisment

Giù le mani da Giovinco: numeri su numeri, l’unico uomo con coraggio a prendersi sempre la responsabilità di muovere il pallone e cercare la via della rete, salvo non trovarla per imprecisione (dopo un numero di alta scuola su Biava) o per un super portiere (Marchetti sulla sua girata dal limite dopo un’altra magia su Ciani). Il problema è accanto a questo talento su cui Conte scommette e bene sta facendo.

La Juve ha di fatto massacrato la Lazio che non è riuscita mai a tirare in porta né ad avvicinarsi a Buffon. Candreva dai 40 metri e poi il nulla, con sempre 10 uomini dietro la linea del pallone, nella propria metà campo. Marchetti ha dimostrato ampiamente che tipo di partita ha preparato Petkovic: si punta allo 0-0 e che il Cielo ci aiuti.

Advertisment

Il Cielo ha di fatto aiutato i biancocelesti. Trema ancora la traversa di Bonucci, trema ancora la difesa laziale per i numerosi palloni scaraventati al centro dell’area da Isla, Asamoah e Pepe. La Juve ha fatto girare palla in modo molto intelligente, è arrivata spesso al tiro trovando in Marchetti un avversario insuperabile. Magari aver trovato un Abbiati (chiedere al Napoli per i dettagli!).

Mancano un paio di punizioni dal limite, roba che non fossero state fischiate a una squadra di Milano oggi si parlerebbe di complotto, invece a Torino e in ogni altra città d’Italia oggi si discute di quanto manchi un bomber a questa squadra. Un peccato non aver potuto contare su Vucinic, mentre l’ingresso di Matri e Bendtner ha prodotto paradossalmente un abbassamento del valore offensivo. In quest’ottica valgono parecchio i fischi dello J-Stadium all’uscita di Quagliarella che comunque non è stato molto lucido.

Con queste premesse la Juve centra il secondo stop annuale sul piano delle reti e dei pareggi e aspetta un Chelsea che si è preoccupato moltissimo del match di martedì sera perdendo per 2-1 nel proprio campionato. Vucinic, poi Giovinco, poi Quagliarella e un centrocampo che ritrova la vivacità di Pepe. Siamo tutti aggrappati a questi uomini, più un ottimo Vidal. Il cileno è stato un vero guerriero: è mancato il gol, ma chiedere ancora reti a Vidal sembra davvero esagerato.

Advertisment

Ciclo di ferro: si parte con la Lazio

Che partite! Intense e particolari, decisive come qualunque altra partita da giocare, certo una un po’ più decisiva delle altre. Due fortissime squadre da affrontare, una che deve venire via dalla retrocessione. Tutto in 8 giorni.

Advertisment

Prima la Lazio, poi il Chelsea e poi il Milan. Con un dato che verificheremo già questo pomeriggio: la Juve è in crescita sotto il profilo fisico.

Test importante contro Petkovic, uno dei più preparati allenatori della Serie A. Test importante anche alla luce dell’assenza di Pirlo che a questo punto potrà riposare per martedì sera. Al suo posto Paul Pogba del quale si è sottolineato il comunicato bianconero – mai veramente analizzato a fondo – e non la risposta di Pogba che fa ben sperare per il futuro. Questo ragazzo oltre al fisico e alla tecnica ha pure cervello. Guardando in casa nostra, a Bari Vecchia, sembra già un mezzo miracolo.

Advertisment

Complicato che Conte, proprio con i dati registrati su corsa e reattività, ricorra al pesante turnover. Probabile che faccia riposare qualcuno fra Barzagli e Chiellini, uno fra Vidal e Marchisio nel secondo tempo, Asamoah nella ripresa. In realtà sarà squadra tipo, con Isla che sulla destra scavalca Lichtsteiner almeno sul piano della disciplina. La girandola riguarda più l’attacco: Quagliarella si è guadagnato coi fatti una maglia da titolare, e in questo momento Giovinco appare intoccabile. Vucinic, Matri e Bendtner si giocheranno il primo ingresso a partita in corsa. Da verificare le condizioni di Vucinic, il genio su cui stiamo leggendo una serie infinita di amenità sulla stampa. Sì, con Giovinco, Quagliarella e Vucinic la Juve fa paura.

Paradossale pensare invece che in attacco servirebbe uno come Klose, stasera avverario. Il tedesco 34enne è una forza della natura, un killer, un uomo d’area che la Juve cerca sin da quando Trezeguet ha abbandonato Torino (rettifico: è stato costretto ad abbandonare Torino). Dietro di lui agirà sicuramente Hernanes, in un centrocampo interessante quanto quello bianconero per qualità e numeri. Occhio all’ex Candreva che con Petkovic sta scoprendo una dimensione importante.

Il destino gioca brutti tiri. Stasera non ci sarà Stefano Mauri, uno dei giocatori più coinvolti nel vero scandalo del Calcioscommesse e più protetti. Regolarmente in campo nonostante i documenti che sembrano inchiodarlo. Conte in tribuna, stasera lui direttamente a casa. Un po’ ci fa piacere.

Advertisment

Da Totti a Zamparini, da Mancini a Simeone, passando per Galliani

Prova a far la formazione della Juve. Tieni conto, però, di questi fattori: Del Piero sarà a Genova solo in mattinata, causa influenza che gli ha impedito di allenarsi e correre per buona parte della settimana (visto che fino a martedì ha fatto fisioterapia). Iaquinta è ancora out, come De Ceglie. Martinez non è al meglio, lentamente sta recuperando. Amauri è Amauri, cioè una zavorra in cerca di una rinascita che fu più facile per Lazzaro. Quagliarella e Toni ai box. Krasic in debito di ossigeno. Dubbio Sissoko: è depresso o solo svogliato? Marchisio ha recuperato a fatica. Bene: adesso schiera un 11 competitivo e prova a dirmi quali sono le colpe di Marotta o quali le possibili colpe di Del Neri.

Advertisment

Scherzi a parte (magari fossero solo scherzi) la Juve è in totale emergenza contro la Samp. E preoccupa la situazione in vista di giovedì quando ci sarà un infuocato scontro con la Roma di un Ranieri che è una sicurezza. Ovviamente per gli avversari. La vittoria di ieri sera ha dato morale all’ambiente giallorosso, ma Milan e Atalanta di Milano sanno benissimo che il buon Ranieri alla fine molla sempre. Secondo o terzo, non più di questo.

Perle ai porci. E’ la frase più in linea con Piagnisteo Mancini. Il bilancio ormai è andato. Lo sceicco di Manchester gli ha comprato almeno una decina di giocatori, l’ultimo in ordine di tempo Dzeko. Il sogno proibito di molte europee è finito in Inghilterra, costretto a essere violentato tatticamente da questo strano zimbello della panchina, che ha già rovinato una squadra a Milano e adesso continua a fare incetta di figurine. Con la crisi di Manchester United, Arsenal (perennemente aggrappato ai suoi giovani, e che giovani!) e Chelsea, in Premier League ci sono tempi e modi per andare a vincere il campionato. Adebayor, Tevez, Silva, Dzeko, Touré, Johnson e una sfilza di potenziali ottimi giocatori al servizio di un incompetente. Contenti loro. Mi dispiace solo per il bosniaco, ma l’ha voluto lui quel contratto.

Advertisment

In Serie A la situazione non migliora. Che umidità!, ha esclamato Beretta al termine di Palermo-Brescia. In effetti in Sicilia si sono abbattuti temporali, ma il tecnico delle rondinelle si riferiva alla quantità di lacrime versate da Zamparini & Co. Triste vedere un Barbera, uno degli stadi più belli per calore ed emozioni trasmesse, costretto a dar retta a un folle che di professione fa il Presidente dei rosanero. Sciopero del tifo per un paio di minuti. Non già per la non applicazione di certi giocatori che si sono montati la testa (Pastore e Ilicic? Ogni riferimento è puramente casuale), ma per episodi e torti arbitrali che la congiura nazionale ha voluto riservare al Palermo. Storie di ordinaria follia. E sì che Bovo ha mostrato a tutti che significa umiltà, lavoro e coraggio. Eppure Zamparini ha avuto ancora modo di lamentarsi. Quasi quasi, visto che funziona, consiglierei a Torino di iniziare a piangere. Se poi arrivano i punti…

Curioso il trattamento riservato a Totti. Quarto rigore trasformato, su 5 gol siglati in questa stagione. Vederlo giocare fa tenerezza: pare il derby del cuore per la velocità messa in campo, e pare pure il peggior scontro di terza categoria per il nervosismo mostrato sul terreno di gioco. Chi lo marca va il doppio della sua velocità, epperò questo numero 10 che toglie il posto a Vucinic e Menez pretende non so bene quale tipo di rispetto. Alla sua età Del Piero aveva appena conquistato il titolo di capocannoniere della Serie Cadetta e poi del Torneo Aziendale. Basta paragoni, per favore! Rendiamo un disonore al Capitano della Juve!

Giovinco e Candreva chiudono la pratica Catania (ma guarda, proprio la tipologia di calciatore che adesso servirebbe alla Juve in questo periodo). Il motivo è semplice: bastava ricordare a Simeone i suoi anni in biancoceleste per fare bene, invece gli hanno continuamente ricordato i due anni in nerazzurro. Strano modo di leggere le statistiche questo. Alla corte del petroliere Simeone ha intascato solo una Coppa UEFA, mentre a Roma qualcuno dovrebbe ricordare diversi titoli vinti e stravinti. Con queste premesse era dura fare meglio di un 2-0 subito. Ma niente paura: ho visto ottime cose, dirà il tecnico argentino. E meno male, se avesse visto difetti a quest’ora Giovinco sarebbe capocannoniere!

Accostato alla Fiorentina è solo uno che avrebbe bisogno di crescere. E il confronto con il campionato italiano potrebbe essere troppo duro per un giovane così. Lo acquista il Milan e di colpo le osservazioni e i giudizi cambiano: è un colpo, una autentica mossa a sorpresa, una strepitosa magia di mercato del latitante Galliani! Alla faccia della coerenza.

Advertisment

Mollato Candreva, si avvicina Bonucci. E si vende Tiago

Marotta ha una carta in più: si chiama Tiago Mendes Cardozo, probabilmente il poster perfetto per ricordare la gestione della Newventus post-Calciopoli. Pagato (pardon, strapagato) e inconcludente. La colpa è solo parzialmente sua. Ma il Mondiale lo ha rivalutato, almeno pare. Insieme ai sei mesi in Spagna. Il Madrid, l’Atletico, figuriamoci, vorrebbe tenerlo. Ma in Spagna non c’è un Alexis Seccos come direttore sportivo, così gli 8 milioni pattuiti sembrano troppi. Sembrano? Sono troppi, in effetti. Marotta sta provando a inserire il cartellino di Grosso e monetizzare il più possibile. Non bisogna tirare la corda perché ritrovarli a Torino sarebbe un rischio enorme. Meglio una minusvalenza e due stipendi in meno, che due bidoncini a Vinovo. Finito il Mondiale se ne riparlerà.

Advertisment

Il Genoa è rimasto di sasso. Il Bari è d’accordo con Marotta: uno a zero per la Juve. Almiron e Immobile, più forse un conguaglio hanno convinto il ds barese a trattare la metà di Bonucci direttamente con la Juve. A quel punto il discorso sarebbe equamente diviso fra Genoa e i bianconeri. Col rischio buste, l’accordo si troverà di certo. La Juve vuole Bonucci, disposta come sembra a rinunciare a Criscito (errore). Andrà a finire così, evitando di giocare a Lascia o raddoppia il 26 giugno. E potrebbe anche essere, giocoforza, la soluzione migliore vista la necessità primaria di reperire un difensore centrale forte, giovane e di prospettiva da affiancare a Giorgione.

Advertisment

Intanto da Torino giugne la notizia che la Juve ha mollato definitivamente Candreva. Il centrocampista lontano da Vinovo vuol pure dire che Del Neri sembra intenzionato a giocarsi la stagione con i tre tenori di centrocampo: Melo, Sissoko e Marchisio. E mi trova ampiamente d’accordo. Senonchè fatico a capire chi dei tre sarà il regista, visto che né Ferrara né Zaccheroni hanno capito molto delle caratteristiche dei tre giovanotti. Punto e a capo.

Ultima notizia: Marotta e Paratici hanno concluso alcune trattative riguardanti giovani classe 92 e superiore. Buon lavoro!

Advertisment

E’ il momento di accelerare

Incassato il primo acquisto su cui voglio nutrire fiducia, ora è il momento di accelerare. Il silenzio e la non-presenza di Marotta e Agnelli fa ben sperare i tifosi. Bene così, si naviga senza essere visti, si parla e si straparla sui blog e sui giornali  e qualcosa, ovviamente, si acchiappa. Bene così.

Advertisment

La cifra per prendere Pepe è leggermente diversa da quella data dai giornali: 10 milioni, con un marchingegno Marottiano particolare che prevederebbe prestito oneroso con diritto di riscatto e completo cartellino il prossimo anno. Il concetto è risparmiare adesso sull’acquisto di Pepe per prepararsi ad altri sforzi sul mercato.

Il primo esterno è arrivato e viste le difficoltà per arrivare ad un centrale di centrocampo coi fiocchi, pare a Torino risorgere il candidato Candreva. Può essere trasformato in una sorta di regista atipico. Può essere schierato in più parti del campo e ha già dimostrato di poter giocare nella Juve. 7 milioni sembrano troppi, così c’è da chiarirsi. Sarei ben felice se restasse bianconero. La decisione spetta a Del Neri, Marotta e Agnelli, in questo preciso ordine, per quanto mi riguarda.

Advertisment

In realtà pare essere già stata attivata la trattativa per portare Marco Motta in bianconero. A destra la Juve è carente e sofferente e a ciò si aggiunge la difficoltà di trattenere Caceres. Escluso un ulteriore prestito (il che significherebbe prendere in giro il Barcelona, e non conviene per primi a noi!), il sudamericano ha un costo. Circa 10 milioni, forse 8 e a Torino li reputano ancora eccessivi. Io lo prenderei, ma Marotta pare essere di opinione differente. Così Motta è una delle alternative migliori, dal costo accessibile. A Udine sbarcherebbero (scusate i condizionali, ma sono obbligatori) in prestito Immobile e Ekdal: non sono favorevole, ma almeno l’undici titolare va completato. Facendo due conti, Pepe+Motta+Candreva costerebbero alla Juve circa 20 milioni di euro, più i prestiti di Ekdal e Immobile e forse uno fra De Ceglie e Giovinco. Accettabile.

Danno per avanzati i discorsi per Krasic. Se la Juve lo vuole, a mio parere, occorre sbrigarsi e chiudere prima della fine del mondiale, perché storia vuole che chi partecipa alla competizione più importante al mondo vede il proprio prezzo lievitare per giusta causa. Se oggi costa 15, domani rischia di costare almeno 5 milioni di euro in più.

Accelerare, si diceva. La Juve non può presentarsi ai blocchi di partenza con quell’attacco lì. Del Piero in fase di prepensionamento, Iaquinta che tutto è tranne il bomber da venti gol stagionali, su Amauri glisso perché ho terminato gli insulti e le analisi. Serve un bomber, un bomber vero, uno di quelli che ti garantiscano gioco, gol, movimento. A parte le fantasie notturne, le dolci figurine di qualche asso imprendibile, Dzeko pare essere l’uomo giusto nel momento giusto. Ha di fatto rifiutato il ManCity. Forse perché, ingolosito dai soldoni, vuole uno stipendio più alto. Più probabile perché Dzeko attende una grande, e il ManCity oltre i soldi non offre questo parametro. E la Juve grande lo è. Almeno il nome ci è rimasto, in attesa di riappropriarci della storia. A meno che dietro il rifiuto non si nasconda qualche grosso club europeo, la Juve può davvero mettere a segno un gran colpo. Servirebbe come il pane, a livello mentale per dire ai ragazzi che la società c’è e vuol fare grandi cose, a livello tecnico per irrobustire una rosa che lì davanti deficita. L’ultimo campionato ha descritto bene quali siano i reali valori. Trezeguet e Del Piero a parte, siamo senza attacco.

Marotta: è l’ora di accelerare.

Advertisment

Gente che va e gente che viene

Mentre il giornalaccio allontana Del Piero dalla Juve, a Torino è chiaro che bisogna lavorare seriamente. Da Buffon a Melo, da Trezeguet a Camoranesi, da Amauri a Sissoko. Tutti nell’occhio del ciclone. Tutti con un piede fuori dalla Juve e l’altro pericolosamente dentro.

Advertisment

A firma di Bramardo, o qualcosa del genere, uno degli articoli più surreali. Praticamente dà già fatto il passaggio di Del Piero negli States. Come se si trattasse di un giovanotto qualunque, peraltro bocciato in questa stagione. Come se a scriverlo fosse un signore che si è risvegliato da un lungo sonno cominciato nel 1992 e quindi si sia perso gli ultimi venti anni di calcio in cui Del Piero si è reso talmente protagonista da dar fastidio alla stampa italiana. Il fastidio è dettato dalla sua Signorilità, dalla sua classe immensa dentro e fuori il campo. Sempre lucido, pacato, mai fuori dagli schemi. O, considerando il tasso di educazione e intelligenza del calcio moderno, molto fuori da questi schemi. La Juve affonda e la cara Cazzetta-Rosa sembra voler dare le colpe a Del Piero. Non credo di dover replicare a tale articolo e a tale concetto.

L’unica verità è che Del Piero negli States ci vive bene… le vacanze. E potrebbe anche un giorno decidere di approdare oltre oceano, seguendo l’esempio di BobbyGol che andò a formarsi. Formarsi per un lungo periodo da dirigente. E chissà che lo stesso percorso non venga intrapreso da Alex in futuro. Già, in futuro. Per adesso, anche visti i limiti dettati dall’età per esempio, fa parte della Juve. E a lui sono affidate molte speranze per il prossimo anno. Anche per venti minuti, anche per dieci. C’è bisogno di Alex per far capire cosa significa indossare la maglia della Juve. C’è bisogno della sua personalità dentro uno spogliatoio mai come oggi spaccato o poco unito, ammesso che ci sia differenza fra i due concetti. Complimenti a Bramardo per l’invenzione letteraria, ma i premi per la fantascienza sono finiti.

Marotta, di riflesso, dovrà occuparsi di casi spinosi e ben più reali di quelli riguardanti il Capitano. Gigi Buffon si è espresso, come sempre in modo chiaro. Ma è altrettanto chiaro che Buffon alla Juve potrebbe anche non rimanere. Serve un taglio e paradossalmente dalla sua vendita potrebbero arrivare i maggiori soldi da reinvestire sul mercato. La rosa è da ringiovanire, praticamente in ogni reparto. E prima o poi bisognerà dire addio a SuperGigi. Io propenderei per la sua permanenza, stesso discorso che per Del Piero: una personalità troppo importante, un Campione vero come pochi al mondo.

Advertisment

Gira una voce a Palermo: Amauri potrebbe seriamente ritornare. Rossi ha bisogno di un ariete, la Juve praticamente non ha bisogno di Amauri. Due anni fa quel genio assoluto di Secco lo prese per 23 milioni di euro. Bastava dar ragione a Luciano Moggi per evitare di cedere Nocerino alla concorrenza (concorrenza, sì, siamo realisti!). Oggi piazzare questa larva che funge da attaccante è complicato, alla luce anche di un rinnovo quanto mai azzardato. Il suo procuratore è comunque certo: Amauri non si muove da Torino. Ti credo!

Se Amauri non parte, è quasi certo allora l’addio al bomber franco-argentino. Dopo una valanga di gol, quattro scudetti e moltissime soddisfazioni, David Trezeguet lascerà la sua terza patria, dopo Argentina e Francia. Un altro francese a irrobustire una storia che ha visto in Platini la stella più brillante. La Juve cerca disperatamente il suo erede, ma io in giro non ne vedo. Farei follie giusto per quel Pazzini in blucerchiato, ma significherebbe, dopo Marotta, Del Neri e Paratici, una razzia. Non siamo mica Disonesti, noi!

Confermato Sissoko dai tifosi, resta da capire il volere di Del Neri. A centrocampo serve uno dai piedi buoni e dai tempi da regista. Serve uno capace di svolgere i due ruoli: incontrista e regista. Ai tempi del Chievo meraviglioso interprete fu Eugenio Corini, nato proprio in bianconero. Ai tempi della Samp invece è stato Palombo. Ma oggi serve un talento. Scartata l’ipotesi Ekdal – perché è bello dire puntiamo sui giovani, ma serve pure coraggio a lanciarli – non resta che affidarsi all’estero, perché in Italia oltre Pirlo non vedo altra gente.

Melo sarebbe una pedina perfetta per qualche clamoroso scambio all’estero. Spagna, ma più probabilmente Inghilterra. Londra per esempio, sponda Arsenal, ma non prenderò in giro nessuno pubblicando il nome di Fabregas. Quello me lo tengo per me, giusto per sognare. Ci fosse Moggi allora sì che dal sogno ci potremmo svegliare facilmente, ma i tempi sono altri. Se non Fabregas almeno Van Persie, proprio con questo tono da elemosina di emozioni. Sarebbe pure più utile dello spagnolo, e persino un colpo importante tatticamente.

Intanto negli States la Juve porta con sé un uomo che Del Neri conosce bene. Simone Padoin, italiano, italianissimo, giovane e di belle speranze. Fa l’esterno, sinistro in particolare. Ha siglato un bel paio di campionati con la maglia, ahinoi, nerazzurra di Bergamo. Ha un tiro potente e buona corsa. Vedremo. Si allontana però clamorosamente il nome di Antonio Candreva. Un centrocampista che ha dimostrato più di tutti di poter crescere e stare alla Juve. Un giocatore che ha rispetto agli altri ha guadagnato consensi, favori e voti alti. Ma la Juve vuole farsi del male e lascerà perdere tutto. Eppure Candreva potrebbe inserirsi e trasformarsi in un centrale. Ottimo dribbling, buona la visione, buona la corsa, buono il fisico. Ha 22 anni, è nel giro della Nazionale. Sembra proprio avere tutti i criteri indicati da Marotta. Se mai la Juve non dovesse riscattarlo qualcuno dovrà pur dire i motivi per cui si è lasciato andare un simile giocatore, no? A proposito, Candreva è un’invenzione di Bettega. L’ultimo regalo per una Signora che lo ha tradito! Vergogna!

Advertisment

Juventus-Siena 3-3 Grygera il mercenario

Il caso fisiologico ci sta. Ci sta pure un leggero calo mentale perché se stai sul 3-0 dopo 10 minuti pensi subito alla partita di giovedì e tendi a ricordarti “sto giocando troppe partite, questa è andata”. Infatti, questa è andata. Dove ovviamente non lo dico per rispetto dell’educazione impartitami dai miei genitori.

Advertisment

Detto e ribadito questo, non posso non far notare come non si poteva chiedere di più a Del Piero, come questo Candreva sta sorprendendo perfino il tifoso più ottimista e per questo dobbiamo ringraziare BobbyGol, come il 36enne Cannavaro ieri ha giocato per 3 e il suo voto non può essere inferiore a 7,5 e come la squadra sia molto stanca, molto provata e abbia finito la benzina.

L’unico che ha ancora un po’ di benzina in corpo è Grygera e la stessa benzina dovrebbe essere usata per dargli – affettuosamente – fuoco. Ha rovinato una possibile rimonta contro il Palermo e ha praticamente regalato il pareggio al Siena con un passaggio sciagurato per Maccarone e il rigore gentilmente concesso allo stesso attaccante senese. Mi aspetto di non vederlo per un po’ di partite. E penso a quel povero Ariaudo ceduto troppo in fretta. Grygera è l’ultimo prodotto di Ranieri: prima ce ne liberiamo, prima guariamo.

Advertisment

Ranieri, già! Ieri era l’occasione giusta per mostrare i muscoli, invece il signor romano ha ancora fatto vedere perché 16 milioni di persone sono convinte di aver buttato al vento ben 2 campionati e 2 anni, oltre che numerosi possibili acquisti e alcuni bidoni comprati con molti soldi (Andrade, Poulsen, Mellberg, il desiderio di Burdisso e Stankovic e moltissimi altri me ne scordo!). Il destino beffardo vuole che la Roma pareggi per 3-3 e Grygera regali lo stesso risultato al Siena. Qualcosa vorrà dire, no?!

A vedere la faccia di Bettega a fine partita sono quasi certo che Felipe Melo faticherà a non essere ceduto in estate. Nessuno, ripeto nessuno, può permettersi di mandare a quel paese la curva e la tifoseria. Quando sei in campo ti accorgi se stai giocando male e i tifosi pagano per vedere uno spettacolo. Se tale spettacolo non è di loro gradimento devono poterti insultare quanto vogliono. Vale per Balotelli, vale per Melo e chiunque altro in queste condizioni. Mi aspetto una trattativa con l’Arsenal. Se davvero Wegner vuole Melo, bene che metta nel piatto qualche soldo e saremo felice di cederlo. Il comportamento prima di tutto e il suo atteggiamento indisponente a questa Juve non serve.

Chi si aspettava la critica a Zaccheroni forse rimarrà deluso. E non può rimanerci perché qui non c’è nulla da criticare. Azzecca la formazione iniziale e azzeccherebbe pure i cambi, tranne che la squadra non ne ha più e con un Grygera così c’è poco da fare. In più, la caterva di infortuni non accenna a fermarsi. Fuori Manninger e io avrei messo Pinsoglio, fuori Legrottaglie e per giovedì sera mi vengono i brividi in quanto Giorgione non è forse recuperabile. Di certo, con questo blocco fisico a Londra non si può andare, se non per farsi due passi tra le belle vie londinesi. Passo e chiudo!

Advertisment