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Tag: cannavaro (pagina 1 di 2)

Napoli-Juventus 1-1 Nel paese dei Pulcinella

Poco da dire, davvero nulla da aggiungere. Mazzarri a fine partita è semplicemente disarmante. Chiacchiera di due rigori e non si sa che altro. In fondo è strano che sia arrabbiato.

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Il Napoli ha chiuso ogni respiro alla Juve di Conte con alcune mosse tattiche davvero eccezionali. Il grande lavoro di Cavani è stato alla lunga premiato: dal nervosismo di Chiellini a un Bonucci che non l’ha mai preso. Così come Pandev che ha fatto ammattire Barzagli.

La sfida fra Pirlo e Hamsik è stata ampiamente vinta dall’azzurro che ha tenuto in ansia tutta la difesa, mentre Inler & Co. hanno fatto girare palla ricordando a tratti la famosa squadra di Pep Guardiola.

In uno stadio gremito di gente alcuni cori assurdi. Dalla curva bianconera è stata esposta una maglietta contro l’Heysel e speriamo che in Lega qualcuno intervenga contro questi tifosi juventini. Che non contenti, all’arrivo dei pullman, hanno scagliato il bus bianconero contro i sassi dei napoletani. Gente incivile. E sta qui, fra le altre cose, il grosso merito di Mazzarri. Nonostante la sua squadra abbia subito cori e insulti, lancio di pullman e vetri sfondati, in un clima terroristico, il Napoli ha mantenuto i nervi tesi e giocato d’astuzia.

Il 3-5-2 di Mazzarri ha avuto la meglio su quello di Conte. Bianconeri molli e poco incisivi, tanto che dopo il gol di Britos, spinti da un pubblico indemoniato e mai domo, gli azzurri potevano andare al doppio vantaggio. Incursione di Zuniga assistito a meraviglia da Cavani e atterramento di Inler: è rigore netto, ma Orsato decide di soprassedere. Nel frattempo Mazzarri, infuriato per una serie di falli non fischiati e che hanno permesso ripartenze pericolose della Juve, mandava ad allenare in campo il suo vice.

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Episodio shock nel finale. Su un cross Chiellini e Cavani vengono al contatto e lo juventino va giù. Simulazione da pazzi perché è evidente dalle immagini che è Chiellini che tenta di fratturare il gomito de El Matador. L’arbitro vede, l’assistente di porta notifica l’accaduto, ma sarà solo giallo fra il clamore del pubblico che intona cori di protesta. Mazzarri è una furia. E lo stesso Mazzarri protesterà a lungo nel finale di primo tempo quando dopo un’entrataccia di Lichtsteiner su Cannavaro lo juventino verrà ammonito: poteva starci di più?

La testata di Chiellini sul gomito di Cavani

La testata di Chiellini sul gomito di Cavani

Intanto Buffon salvava più volte, una in particolare su Cavani solo soletto. Al Napoli Orsato non ha poi più concesso un calcio d’angolo nonostante i tocchi evidenti dei bianconeri. Così come è paradossale che i gialli arrivino ai giocatori napoletani quando a picchiare sono stati sempre quelli della Juve. Il solito arbitraggio.

Il pareggio arriva dal solito culo della Juve, come ha ben detto Maradona: sfortunatissima deviazione di Cannavaro sull’unica soluzione trovata dagli avversari e cioè il tiro dalla distanza.

In definitiva, contro un Napoli davvero modesto, la Juve è riuscita solo a scalfirlo, aiutata da una deviazione fortuita. Mazzarri vince il duello a distanza con il collega per le sagge soluzioni tattiche implementate e per essere riuscito a mantenere la calma in momenti anche delicati e nervosi. Lo scudetto è sempre più nelle mani dei partenopei.

P.S.

Intanto dovrebbe arrivare la prova televisiva per Vidal che ha procurato lo scontro violento fra Britos e Inler. Questi juventinacci…

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La Juve, i giovani, i 20 milioni di euro e un dubbio

Oggi Tuttosport fa i conti in tasca alla Juve. Semplice farli, ogni tanto pure noi indaghiamo il livello economico dei bianconeri e quindi la somma viene facile. Il tema però è di quelli importanti: i giovani, cioè il futuro. Ed ecco il primo equivoco: futuro, non già presente.

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Il mio personale nastro dei ricordi non può tornare indietro al 1993 quando un talentuoso Roberto Baggio, prossimo pallone d’oro, venne sostituito da un giovanotto con una montagna di capelloni ricci. Poi il ragazzo fu confermato e l’anno successivo, spesso col numero 16, subentrò parecchie volte al posto di quel numero 10. Giocò così bene, impressionò per classe e senso tattico, che Moggi e Giraudo decisero, rischiando parecchio, di vendere il Divin Codino Baggio e assegnare il numero 10 proprio ad Alessandro Del Piero. Comincia così una delle più belle storie del calcio. Il calcio che conta, quello che vede un uomo primeggiare per 18 lunghissimi anni.

Oggi può esistere un Del Piero? Un nuovo Del Piero? Tecnicamente no, a livello di personalità nemmeno, e a livello di storia? La sto prendendo larga e allora la dico bene.

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Paratici ha lavorato stupendamente coi giovani. Il rapporto Nedved-Raiola può essere decisivo per il prossimo mercato bianconero (vedi il caso Pogba), così come l’appeal di Conte può giovare a tutta la Juve in sede di trattative. Fin qui i bianconeri hanno investito oltre 20 milioni di euro nell’acquisto di talentini dai 18 anni in giù. Contando la Primavera e la Prima Squadra Marotta ha chiuso ben oltre 60 operazioni di compravendita. Un numero mostruoso, ma ci chiediamo quali siano i risultati tangibili di questa mole di lavoro.

Chi fra questi giovani ha meritato un posto in Prima Squadra? Pogba e Marrone a parte, quale fra i giovani di talento sono stati lanciati dalla Juve? I vari Immobile e Boakye, o Ekdal e Masi, per non dimenticare la caterva di ragazzi cresciuti alla Juve, ebbene fra questi nessuno è riuscito a rimanere in Prima Squadra. Abbiamo sollevato più volte il dubbio che puntare su Lucio e far andare via Masi non sia stata una grande trovata. A meno che per forza di cose Masi debba tornare a Torino con 6 anni di esperienza fra A e B. Guarda il caso Criscito che era nostro e che l’abbiamo fatto andare via. E rischiamo le stesse situazioni su Gabbiadini e tutti gli altri.

Perché manca il coraggio di rischiare sui giovani? Del Piero non aveva mica 25 anni quando decisero di assegnargli la numero 10 (e non la 12: ogni riferimento non è affatto casuale). Forse si avrebbe anche più pazienza con un Masi piuttosto che un Peluso arrivato da un po’ di giorni e già sulla graticola per almeno tre gravissime disattenzioni (una delle quali è costata la qualificazione in Coppa Italia). Perdoneremmo di più la mancanza di qualità o di esperienza a giovanotto come Immobile piuttosto che continuare a sperare che Quagliarella e Matri (o Amauri e Iaquinta) si sblocchino definitivamente.

Perché la gestione Moggi mi aveva insegnato qualcosa di molto semplice. Quando la Juve faceva fatica a centrocampo, col solo Emerson a garantire quella qualità indispensabile per chi vuole dettare legge, piuttosto che cinque operazioni di medio livello, ne basta una per il definitivo salto di qualità. Maresca venduto in Spagna e Vieira comprato a Londra. Arrivarono così “91 punti, teste di cazzo!” (cit. Mughini). Così come il primo anno di Capello bastò prendere un Cannavaro (scambiato col secondo portiere Carini) e spendere appena 19 milioni di euro per Ibrahimovic per dominare due campionati di fila. E questa Juve di Conte cosa avrebbe fatto con un Ibra là davanti?

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Commovente letterina di Trofino: rispondiamo noi

Commozione: forse cerebrale, perché qui il sentimento poco c’azzecca (cit. Di Pietro). E ‘ quella di Trofino che scrive al Presidente Agnelli circa la rinuncia all’eventuale prossimo scudetto.

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La teoria di Trofino è valida, anche interessante perché apre scenari importanti. Trofino in sostanza dice che il Napoli è stato penalizzato in corso d’opera e questo non va bene. Che su Cannavaro e Grava bisogna far luce. Che Mauri continua a giocare e la Lazio non è stata toccata. Tutto giusto, noi abbiamo cominciato a scrivere sulla vicenda Calcioscommesse da quando abbiamo sentito puzza di bruciato.

Così Trofino lancia la sua sfida:

La sentenza, così com’è oggi, permette alla Juve di avere una vita più facile di quella che dovrebbe avere, un vantaggio assurdo. Chi decide quanti punti togliere e quando? Questo sistema consente di governare un vantaggio nei confronti di una squadra. Se la Juventus dovesse vincere con due punti di vantaggio, il presidente Agnelli rinunci allo scudetto e si giochi il campionato in una partita contro il Napoli. Il titolo si vince sul campo. E noi, si sa, alle vittorie sul campo siamo affezionati.

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Io faccio un passo indietro, chissà se Trofino avrà voglia di rispondere.

Antonio Conte è stato tenuto lontano dai campi per diverse settimane. Settimane che di fatto sono state falsate: Mauri in campo, altri personaggi in campo (fra i quali Cannavaro e Grava, è bene ricordare), Conte ai box. Juve senza allenatore, Juve senza vice allenatore (leggi Alessio e una squalifica che ancora non ha giustificazione né penale né civile). Non ricordo però simili letterine. Tutto normale? Era tutto normale?

Andiamo ai trofei vinti sul campo. Noi sul campo vinciamo e perdiamo, grazie al Cielo la storia ci ha premiato più di tutte le altre e ne andiamo fieri. Ma che razza di letterina è quella di Trofino? Decide lui perfino le strategie bianconere? Che poi ci sarebbe da discutere pure sulle strategie.

Di campionati falsati ne abbiamo raccontati, praticamente quelli dal 2006 in poi, compresi quelli revocati.

Facciamo così caro Trofino: scrivi una letterina per farci restituire i due titoli che A NORMA DI LEGGE DEVONO TORNARE A CASA PERCHE’ LE INDAGINI HANNO DIMOSTRATO LA LORO LEGITTIMITA’ e noi proviamo a vincere con più di 2 punti di vantaggio. Forza Juve: lo dici con noi?

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Perché il Napoli non ha ragione

Prima che la Corte faccia le sue valutazioni, ammesso che tali risultino agli occhi della logica più elementare e civile, chiariamo un punto su cui si è fatta volontariamente una confusione che giova solo a chi della polemica è padrone e tifoso.

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Il Napoli non può che avere torto a difendere i propri giocatori. La questione è semplice e quindi andiamo per gradi.

Tutto parte da Gianello, primo o secondo o terzo portiere del Napoli (poco importa), che sostanzialmente rivela alcune informazioni sulle combine. Combine che forse coinvolgono le partite del Napoli e per le quali Grava e Cannavaro sono stati chiamati in causa. Ed ecco l’inghippo.

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Primo: devono essere verificate le testimonianze di Gianello. Secondo: purtroppo la legge è legge e le Società pagano anche le colpe dei singoli. Terzo: Gianello non ha mai detto che Cannavaro e Grava hanno truccato partite, ma che erano stati messi al corrente che esisteva la possibilità di farlo. Anzi: a Cannavaro e Grava, dice Gianello, era stato proprio offerto di partecipare alla combine e loro hanno rifiutato. Questi sono i fatti.

Ora, un plauso a Cannavaro e Grava per l’onestà, ma è proprio qui il punto dolente: sapevano e non hanno denunciato.

Facciamo un passo indietro. Nell’affare Conte nessuno ha mai detto che Conte sapeva, né che a Conte era stata proposta una combine. Anzi, dagli interrogatori emerge una figura di un Conte che se solo avesse avuto il sospetto di combine avrebbe appeso al muro i propri giocatori. Emergono anzi discorsi improntati alla grinta, alla ricerca della vittoria. Conte non sapeva e poteva non sapere, a dispetto di una strana teoria mai provata e che vale solo per Conte in questo fantoccio di processo chiamato Calcioscommesse.

Restiamo perciò curiosi nel leggere la sentenza di secondo grado, convinti che con le carte in mano il Napoli potrebbe ridurre drasticamente la squalifica dei propri giocatori solo davanti al TNAS. E sarebbe clamoroso visto come si sono comportati con Conte. Equilibrio cercasi…

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Il Pallone d’Oro al più forte in campo: giusto darlo a Messi

Esistono ere e questa è certamente quella di Messi. Certamente aiutato da una squadra sublime, costruita nel tempo e con una cultura tattica molto solida, ma Messi ha un talento così cristallino che anche solo obiettare al quarto pallone d’oro sembra una bestemmia.

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Il titolo di Pallone d’Oro troppe volte è stato assegnato su base politica. Un esempio: Sammer quando forse lo meritava Del Piero, Cannavaro (Capitano dell’Italia quattro volte campione del mondo) invece di Buffon (il portiere più forte, per distacco, degli ultimi 30 anni). Finalmente da un po’ di anni viene assegnato su base meritocratica.

Forse sono saltati alcuni parametri. Forse.

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In Spagna è più facile segnare? Pare, parrebbe di sì e allora come devono essere calcolati i gol segnati in Spagna? Con un fattore tipo 0.7 rispetto a quelli segnati in Italia? Bene, e allora che dire delle 56 reti in Champions League in poco più di 70 presenze? Sono le cifre di Lionel Messi. Che dire dei gol totali in un anno solare, record appena stracciato?

Il Pallone d’Oro va al miglior giocatore in assoluto, con una continuità che fa davvero paura, indipendentemente dai parametri che vogliamo valutare o modificare. Questo ragazzo ha già segnato 289 reti in maglia blaugrana. Vediamo gli ultimi anni: nel 2008/2009 mette dentro 38 reti, nel 2009/2010 segna 47 gol, nel 2010/2011 la butta dentro 53 volte, l’anno scorso ha timbrato 73 marcature e quest’anno siamo invece a quota 36. La media la lascio al lettore, ma bastano queste cifre per certificare che questo calciatore è fuori dalla media.

Un livello superiore per caratteristiche tecniche e per incisività nel gioco della squadra. D’accordo che il collettivo del Barcelona è superiore a tutte le squadre al mondo, uno dei migliori della storia, ma i numeri di Messi vanno al di là di questo collettivo. D’altronde anche Zidane ha beneficiato di due Juventus superlative e di una Francia incredibile, così come tutti gli altri. Solo Maradona forse ha saputo spostare da solo gran parte degli equilibri.

Il punto ora è: è giusto dare il premio a Messi per la quarta volta? La controdomanda in realtà dovrebbe essere: esiste un numero minimo di volte? Se Messi continua con questi numeri e magari continuando a incrementare la propria bacheca, allora pare logico che anche il prossimo anno sia uno dei pretendenti a questo premio. Tocca agli altri pareggiare i conti.

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La storia del calcio europeo conferma la Teoria di Calciopoli? Ecco i dati

D’altronde la storia del calcio europeo conferma la teoria di Calciopoli.

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E’ una stranissima tesi di un giornalista italiano. Poiché il nostro Paese non è libero, il nome lo lascerò scoprire a voi (ma in rete è scomparso l’articolo da un famoso portale informativo) così mi risparmio grane.

Ok, detta la frase, scoperta la stronzata.

Isoliamo un po’ di dati e precisamente quelli relativi alla Coppa UEFA, alla Champions League e al Pallone d’Oro: tre competizioni la cui oggettività non è evidentemente assoluta, ma soddisfacente per sviluppare un discorso che sia anche solo logico.

Il periodo di riferimento della nostra analisi sarà quello del Regno di Moggi-Giraudo-Bettega (quindi dal 1994 al 2006, compreso l’anno 1993 che è preparatoria al Triumvirato più forte della storia del calcio).

Coppa UEFA

Nel 1993 la Juventus batte il Borussia Dortmund in doppia finale e vince il trofeo. Nel 1995 la Juve di Moggi torna in finale e stavolta perde contro il Parma di Nevio Scala. Non si contano altre partecipazioni fino al 99/2000 quando la Juve esce agli ottavi. In mezzo c’è il tempo di portare a casa un Trofeo Intertoto di bassissimo livello e appeal, causa il tracollo dell’era lippiana.

Champions League

Il 22 maggio 1996 la Juventus di Ferrara-Pessotto-Padovano-Jugovic (i rigoristi di quella sera) vince la seconda Coppa dei Campioni a Roma, in territorio nemico. Del Piero è vicecapoccanoniere del torneo con 6 reti, dietro a Litmanen con 7 (a segno proprio in quella finale). Del Piero sarà eroe dell’anno dopo il gol segnato nella Finale Intercontinentale contro il River Plate e la doppietta nella finale di ritorno della Supercoppa UEFA giocata contro il PSG.

L’anno successivo, il 28 maggio 1997, la Juve perde la seconda finale consecutiva a favore del Borussia Dortmund (imbottito di ex glorie bianconere). Memorabile il gol della bandiera di Alex Del Piero segnato di tacco.

Il 20 maggio del 1998 la Juve è ancora in finale. Un gol irregolare del Real Madrid fa fuori Inzaghi e compagni all’Amsterdam Arena.

La Juve sarà semifinalista di Champions anche nel 1999: record di match consecutivi giocati nella competizione e mai più battuto. Stavolta a far fuori la Juve è il Manchester United che andrà a vincere il trofeo.

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Nel 2002/2003 va in scena la finale tutta italiana fra Milan e Juve. La lotteria dei rigori stavolta darà ragione ai milanesi per i clamorosi errori di Montero, Trezeguet e Zalayeta.

Nell’era Capello la Juve uscirà due volte ai quarti contro le finaliste Liverpool (poi vincente contro il Milan nel memorabile recupero da 0-3 a 3-3) e Arsenal (battuto dal mitico Barcelona di Ronaldinho).

Altre Coppe Europee

Nel 1996 la Juve conquista l’Intercontinentale con una gemma di Alex Del Piero e la Supercoppa UEFA. In quest’ultimo caso la Juve strapazza il PSG battendolo 6-1 all’andata e 3-1 a Palermo (e io c’erooooo!).

Pallone d’Oro

Il trofeo vanta un record: la Juve è il club con più Palloni d’Oro nella storia del calcio. Ben 9.

Sono 3 le premiazioni avvenute sotto l’era Moggi.

Roberto Baggio lo vince nel 1993: non è perciò conteggiabile, ma esiste un suo secondo posto nel 1994.

Zinedine Zidane, pagato circa 8 miliardi, arriva terzo nel 1997 e poi lo vince l’anno successivo (1998). Si piazzerà al secondo posto nell’anno 2000 generando non poche critiche sui tabloid internazionali perché a vincere quel premio sarà Figo (che in quell’anno passa dal Barca al Real Madrid per una cifra fantasmagorica). Zidane verrà ceduto al Real per 160 miliardi di lire.

Nel 2003 Nedved straccia tutti e mostra a Torino il Pallone d’Oro.

Nel 2006 avviene il capolavoro bianconero, grazie anche ai Mondiali e a due strepitosi anni targati Capello. Cannavaro, che Moggi scambiò con l’Inter col secondo portiere Fabien Carini, vince strappando il premio a Gigi Buffon (più meritevole del difensore).

Sempre nell’anno 2006 la Juve stabilisce un altro incredibile record: più giocatori scesi in campo in una finale mondiale. Sono 5 juventini per l’Italia e 3 juventini per la Francia. Più i grandi ex e n po’ di persone che lavorano nello staff tecnico della Nazionale a cominciare da Marcello Lippi.

Nel luglio 2006 Guido Rossi e Massimo Moratti misero fine a quel predominio. Andrea Agnelli sta cercando di dare un senso a tutti questi numeri.

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Meritocrazia? E’ dura farla capire a Milano!

I pianti della Cazzetta-Rosa sono direttamente proporzionali alle lamentele del Padrone Petroliere.

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E’ bastato un po’ di contraddittorio da parte di due mediocri formazioni (onestamente non si può parlare di corazzate né di squadroni) come Milan e Juventus che la supremazia fasulla della Seconda Squadra di Milano si è sciolta come neve al sole. Non venitemi a dire che la colpa è degli infortuni!? Perché l’anno scorso e due anni fa la Juve è stata massacrata indipendentemente dei 20 uomini costantemente assenti dal campo di gioco. Domenica dopo domenica. E non venitemi a dire che la colpa è quella di essere sazi: i trofei fasulli non ingrassano, anzi innervosiscono di più quando quelle che tu pensi essere vittorie sono in realtà degli acquisti e così all’estero li giudicano. Vittoriucole, perché frutto di inganni e di manovre losche.

In questo contesto diventa allora impossibile capire la scelta di oltre 200 tecnici e capitani di affidare ai tre meravigliosi interpreti del Barca la lotta per il Pallone d’Oro. Trofeo che negli anni ha toccato cifre anche ridicole, come quando fu scippato a Del Piero nel ’96 per consegnarlo a Sammer. O come quando diventò il premio al miglior giovane e cioè Owen, o il premio all’acquisto più costoso e cioè Figo. O il premio a uno che ce l’aveva fatta e cioè Cannavaro davanti al più meritevole Buffon (tra l’altro, entrambi della Juve, proprio alla vigilia di Calciopoli, un’anomalia che nemmeno in Matrix…).

Come spiegare quindi a quelli dell’Atalanta di Milano che il terzetto che si giocherà il Pallone d’Oro non è stato mai così giusto? Da qualunque parti la si guardi appare complicato trovare una pecca in tale scelta. L’ho ribadito più o meno coscientemente in questo blog e in questi due anni.

Purtroppo il Pallone d’Oro può essere assegnato soltanto ad un giocatore e soltanto una volta all’anno. Non l’hanno ricevuto MaldiniZoff, né tanti altri talenti del calcio mondiale. Va così. Ma negli ultimi due anni appare chiara una inversione di tendenza. Cristiano Ronaldo ebbe a firmare una stagione irripetibile, dove non si riesce più a distinguere il numero di gol dal numero delle giocate e delle presenze e delle vittorie. Autentiche, autentiche vittorie. Poi venne il turno di Messi, che attendeva lì la consegna. E Messi quest’anno se la gioca, ma non lo vincerà.

Qualcuno dice che è vergognoso che in lizza ci siano tre del Barca. Questo qualcuno avrà sicuramente bevuto, che è male, o è in malafede, che è peggio. Che significa questa frase? Che senso ha pronunciarla? Se i tre migliori al mondo giocano lì… quale assurda e stupida regola vieterebbe di farli concorrere al premio?

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Giù la maschera e cerchiamo di essere obiettivi. Si arriva al Pallone d’Oro non per collezione di vittorie, ma per collezione di prestazioni. Per presenza in campo e poi c’è quello strano fattore della disciplina. In passato tante volte si è detto che qualche calciatore ha stracciato la sua posizione davanti alla giuria per via di qualche fattaccio arbitrale. Una volta fu una testata, un’altra una rissa, un’altra ancora qualche esagerazione di troppo nella vita privata. Non è questo il caso, ci mancherebbe, ma l’esclusione di Snejder è facilmente spiegabile.

Xavi e Iniesta sono oggi il prototipo di quelli-che-vorresti-sempre-avere-in-squadra. Il regista più forte al mondo, autore di una carriera fantastica e non già finita, e un dei centrocampisti più strepitosi, di quelli che ti fanno vincere sul serio perché incidono sulla prestazione della squadra in modo determinante. Così in Champions, così in Campionato (dove la Liga supera di molto la Serie A) e così al Mondiale. Senza dimenticare la vittoria dell’Europeo. E senza dimenticare quell’essere signore in campo che è ormai è una dote di pochi. Xavi e Iniesta, rispettivamente i protagonisti assoluti degli ultimi due anni di calcio mondiale. Basta guardare i dati, le cifre e leggere le partite.

Su Messi nemmeno parlo. Quello che credo sia un falso sono i 58 gol in 60 partite nell’anno solare 2010. In rete molti confermano questo dato, ma non ci credo. Scherzi a parte alzi la mano chi ha qualcosa in contrario alla nomination di Leo Messi.

Tutti gli altri, esclusi questi tre, vengono incontrovertibilmente dopo. Anche dopo aver vinto un Campionato che Campionato non era, e cioè la Serie A o Torneo Aziendale come la chiamano all’estero. Anche dopo aver vinto una Champions a quel modo, col Vulcano di mezzo e tanti strani episodi. Soprattutto all’estero valgono le uscite di testa di un ragazzo, tale Snejder, che ha collezionato gialli su gialli e pure qualcosa in più, risse e prestazioni sopra la media, ma certo non da fenomeno. E’ l’ennesima conferma di come a Milano hanno un modo tutto loro di interpretare le cose.

Io non vedo nulla di scandaloso a decidere fra Xavi, Iniesta e Messi. Non vedo nulla di scandaloso nel valutare che da agosto a dicembre tale Snejder ha inciso ancora meno di Amauri nella Juve o del Presidente del Bologna. Non vedo nulla di scandaloso se la sua esclusione dai tre posti è dettata dalla visione delle partite di questa seconda parte dell’anno. A meno che, anche lì, un Guido Rossi vada a stravolgere le regole. Ma il calcio è una cosa seria e, a differenza dell’Italia, all’Estero lo sanno benissimo.

P.S.

Il mio preferito è Iniesta, fermo restando che quel Messi lì è ad un passo dai più grandi della Storia del Calcio.

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L’Italia riparte: troppo freddo in SudAfrica

I Nazionali torneranno a casa. Per molti sarà l’occasione propizia per riposarsi e cercare di capire se dal calcio intendono solo riscuotere o intendono pure dare. Perché la Slovacchia, costretta a disfare valigie già pronte, ha corso, si è impegnata, ha applicato alcune utili idee al calcio, ha tentato e alla fine ha meritatamente vinto. Ci ha messo il cuore e tanta umiltà. Esattamente il contrario di quanto fatto dagli azzurri. Non tutti. Per esempio quel pazzo di Fabio Quagliarella che per poco non cambia la faccia a una storia che sembrava scritta. Quel Quagliarella cui si è preferito Di Natale o Gilardino o lo stesso Iaquinta, tutti terribilmente indietro (si salva solo Iaquinta, in tal senso) di personalità. Mentre il cucchiaio con cui il napoletano ha messo dentro il definitivo 3-2 è di quelli che significano “io le palle ce le ho e le ho messe”. Un po’ quello che ha detto il suo sguardo, conscio dell’inutilità di una simile prodezza. Riceverà i complimenti delle redazioni sportive mondiali, ma il gol è già dimenticato. Si torna a casa perché è giusto così, perché siamo di molto inferiori rispetto alle altre Nazionali, comprese Nuova Zelanda e Slovacchia. Perché il valore assoluto nel calcio non esiste: c’è da correre sempre, c’è da lottare per novanta minuti, c’è da dimostrare costantemente le proprie doti. Chi potrebbe oggi dire che questo o quel giocatore ha messo in campo umiltà, cuore, determinazione e intelligenza?

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D’accordo che hai sulla coscienza il gol slovacco, ma caro De Rossi devi svegliarti e reagire, non nasconderti e perdurare in uno stato catatonico imbarazzante. Si corre e si sbaglia, ma smettere di correre e lottare mai! Non ce lo possiamo permettere. Strana a quel punto la sostituzione di Gattuso, col fantasma di De Rossi in campo. Dov’è ora la tessera del bravo calciatore?

Su Di Natale ho finito gli insulti, che poi insulti non sono. Si tratta di sana coscienza civile: forte coi deboli (Serie A) e debole coi forti. E’ lo stato naturale dell’uomo medio, giusto che sia così. In natura qualunque specie animale obbedisce alla regola precedente. A casa Totti e Del Piero e dentro Di Natale: la sostanza e la forma cambia, in modo decisivo. L’hanno voluto in campo, e al di là di un ovvio gol a porta vuota, al di là pure degli errori da dilettante commessi, in campo Di Natale non si è visto. Doveva essere il collante fra un centrocampo muscolare (Montolivo, De Rossi e Gattuso) e i due velocisti (Iaquinta e Pepe). Si è nascosto per gran parte del match, salvo tentare il tutto per tutto incoraggiato da Quagliarella, reo di aver svegliato molti da un sonno o un letargo imbarazzante. Totò, torna in provincia, non c’è nulla di male. Si fa molta più strada e ci si diverte di più se si conoscono i propri limiti. Spero Prandelli lo abbia osservato attentamente.

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Facile, facilissimo prendersela con Cannavaro, eppure se solo si riuscisse per una volta e una volta soltanto a guardare il tutto con occhi obiettivi è facile accorgersi che è uno fra i più positivi, in un deserto di nullità. Qualche buona chiusura, ma pure tanti errori di squadra e di concetto. Nessun filtro del centrocampo, esterni carenti in fase difensiva e nulli in fase offensiva: nemmeno un muro avrebbe retto. Coraggio, ti massacreranno, ma tanto sarai lontano i petroldollari allevieranno i tuoi dolori.

Chi crede al caso saprà già la risposta: se Buffon non poteva prendere parte attiva in questo mondiale un motivo c’era e, ora, è evidente. Mi fermo qui. Analogo discorso vale per Pirlo: ricordo un paio di giocate in cui lui aveva la palla e non riusciva a trovare un compagno libero, costretto a girarla a Cannavaro o a Chiellini. Non può essere colpa di Lippi.

E così arriviamo al punto chiave della vicenda. Ora usciranno i genietti di turno: è tutta colpa sua, non doveva tornare, è incapace, è permaloso. Le solite cazzate che su di lui si dicono da sedici anni. Non sarà un amicone della stampa e dei giornalisti, ma un po’ di oggettività la si deve pur usare. Mi riferisco a Lippi e al suo ruolo in questa vicenda. Cominciamo col elencare chi ha lasciato a casa, escludendo per ragioni ben descritte da Gattuso (non uno qualunque nel gruppo Azzurro) i vari Balotelli (che io non avrei voluto, non per ragioni tecniche) e Cassano (che io avrei portato solo e solamente per ragioni tecniche, ma in fondo sono d’accordo con Gattuso), e che poteva cambiare le sorti del mondiale italiano: Cossu, Matri, Motta, Candreva, Pellissier, Cristiano Lucarelli, Matteo Ferrari? Forse gli unici errori sono appunto due: Cassano e Giuseppe Rossi. Per il resto il trucco è semplice: chiunque avesse giocato nell’undici titolare di queste tre partite avrebbe fatto la fine di chi ha poi giocato. Svuotati dentro di ogni energia nervosa, come dimostra il tempo perso a recuperare palloni o protestare per il pestone ricevuto. Svuotati dentro di un minimo di dignità, perchè il solo fatto di partecipare a un campionato del mondo dovrebbe regalarti emozioni e uno spirito unico, almeno credo. Immagino che essere in quei 23 dovrebbe permetterti di proporti in campo con la voglia di spaccare il mondo, quello stesso mondo che ti sta guardando in TV. La domanda perciò è la seguente: le non sovrapposizioni sulla fascia, i non inserimenti, la mancanza di dialogo fra le punte, o la mancanza di punte vere, i tiri che nessun attaccante ha scoccato, i cross inesistenti, davvero sono problematiche riconducibili a Lippi? Quello stesso Lippi che aveva plasmato un gruppo di poco superiore a quello attuale portandolo in vetta al mondo! L’ha detto Buffon, per ultimo: a casa di fenomeni non ce ne sono, e questo gruppo è inferiore a quello di quattro anni fa. Buffon, non uno qualunque. Amen.

Per finire e meglio descrivere il nostro paese, bisognerà che Bossi risponda a una domanda semplice semplice: non è arrivato il bonifico in casa slovacca o che altro? Perché serve la faccia come una parte anatomica chiamata sedere per dire certe cose, mettere le mani avanti e poi scusarsi. Troppo facile, ovvio, perfino banale. Ma ora come la mettiamo? Di fronte alla voglia e alla serietà di ragazzi che in fondo si potevano far bastare il gironcino a tre, di fronte alla umiltà mostrata in campo e all’attaccamento a quei colori, beh come la mettiamo? Siamo sicuri che i palloni gonfiati che siamo fanno bene al futuro dell’Italia? Siamo sicuri che nei nostri meccanismi civili non ci sia proprio nulla da cambiare, a partire dalla gente che decide per noi, in campo politico come nello sport e come nella cultura? Siamo sicuri che non siamo su una strada terribilmente contorta e sbagliata? Caro Bossi, hai perfettamente dimostrato come ragione l’italiano. Dell’uscita dal Mondiale mi vergogno, del fatto che all’estero mi vedono come tuo (tuo in senso esteso, alla categoria di chi la pensa come te) conterraneo… beh questo mi fa schifo! Col cuore!

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Il punto su SudAfrica 2010 #2

Il mio è un parere che diverge e si discosta da quanto scritto dalla stampa o affermato in TV. A me l’Italia non solo non è piaciuta, ma faticherà a piacermi se Lippi non provverderà subito ad aggiustare alcuni punti tattici.

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Purtroppo ho la testa dura e sono convinto che certe manifestazioni, tipo il Mondiale o la Champions, vanno affrontate più con la testa che col fisico e la sola tecnica. La testa? Già, anche volgarmente detta “le palle quadrate”. Gente con personalità che non ha paura di prender palla fra due avversari. Gente che si smarca perché non ha paura di sbagliare o di tentare la giocata. Gente che negli occhi leggi tanta convinzione e la giusta rabbia agonistica. Nei campetti di periferia trovi un sacco di gente che a calcio ci sa fare, dei fenomeni. Ma tolti di lì diventano agenllini indifesi che cercano la protezione nell’anonimato più assoluto: meno mi si vede e meglio è. Da questa condizione umana naturale ieri è uscito Montolivo, autore di un secondo tempo buono, non ottimo, ma buono. Legnoso nei contrasti finalmente e autorevole a tratti con la palla al piede. Palla che però finisce poche volte a bersaglio, sia che si tratti della porta (un solo, seppure pericolo, tiro in porta) sia che si tratti di un compagno che ha offerto l’appoggio in fascia (più spesso Pepe). Speriamo nel ritorno a breve di Pirlo perché questa Nazionale e questo schema di gioco non possono prescindere dai piedi di Andrea!

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Uno schema, quello di Lippi, che mi lascia perplesso: Marchisio non è un trequartista e quei due simil-registi dietro di lui lo tagliano costantemente fuori dal gioco. Marchisio non è un trequartista perché non ha i tempi per andare in orizzontale al giocatore in fascia e infatti lo troviamo sempre largo a sinistra a pestarsi i piedi ora con Criscito ora con Pepe. Da rivedere la sua posizione perché il potenziale del bianconero è notevole, ma annullato se messo lì a galleggiare nel nulla. Gilardino è stato scartato dal Milan non per una questione di pelle, per un fatto epidermico come diceva l’immenso Lino Banfi: ma per una ragione precisa e cioè non riusciva a sopportare la pressione di San Siro. Prende pochi falli spalle alla porta, poche volte gioca come sa con l’avversario dietro di lui, non infila mai la profondità, non lo si vede sotto porta. Alberto, ci sei? Scommetto che domenica pomeriggio Pazzini prenderà il suo posto: serve freschezza e quella pazzia che Gilardino al momento non è in grado di offrire. Ha bisogno assolutamente, viceversa, di un uomo che gli stia al fianco, uno come Mutu per esempio. Iaquinta largo in fascia a fare l’ala pura non serve: ok terzo attaccante, meglio quando può giocare da attaccante-secondo sul finale di gara. O di Iaquinta usi il fisico (cioè corsa, cross e contrasti) o meglio puntare su un altro uomo. Il nervosismo di De Rossi era palese ieri sera, ma la sua personalità per reggere l’urto degli avversari è fondamentale. Bene per il gol che dovrebbe consentirgli di acquistare maggiore serenità. Inoltre, sorrida un po’ di più che sta giocando un Mondiale ed è un punto fermo della Nazionale di Lippi.

I migliori, ieri sera, sono stati Pepe (moto perpetuo, che Marotta abbia azzeccato la sua prima mossa da Juventino?) e Cannavaro (maledetto lui e l’anno di riposo che si è concesso). Propositivo Criscito, bene anche Zambrotta che però è solo un timido ricordo di quel treno che fu alla Juve. L’inserimento di Camo, non al meglio, è stato in parte determinante. Ha dato vivacità e ha fatto vedere cosa significa avere personalità, con quelle solite macchie argentine: un pestone e un rischioso-secondo-giallo-mancato, tanto per far capire al centrocampo suadmericano che legnare ancora Montolivo… beh proprio non si poteva. Peccato non ci fosse Gattuso in campo. Per il futuro, speriamo in un cambio di ritmo dei nostri. A proposito, notizie di Buffon? No perché Marchetti è bravo, ma Buffon è Buffon.

Gli altri match hanno visto un colore arancione più tendente al marrone, senza facili allusioni, per carità. Scialba, lenta, a tratti involuta. Dov’è l’Olanda meravigliosa cantata dalla stampa? Si salvano in pochi visto che l’andamento generale è ben al di sotto delle aspettative. Si salva Snejder per il quale vale il poco aiuto che i compagni gli offrono. Si salva l’orgoglio e il cuore immenso di Kuyt e si salva pure quello strano oggetto di nome Elia accostato alla Juve. 22 ani, dinamismo, coraggio. Non credo valga però tutti quei soldi. Non commento poi Giappone-Camerun, uno perché faticherei a indicare i giocatori dell’est, due perché non capisco di quali leoni la stampa parla. Io ho solo visto gente sopravvalutata e un atteggiamento da prime donne. Troppo critico? No, se leggete oggi i giornali inglesi, no!

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La Russa attacca Cannavaro: ma come si permette?

Uno dei ministri più discutibili ha detto la sua. Già famoso per aver preso parte, da vero garantista, al processo mediatico contro la Juve, lui noto tifoso nerazzurro, ora prova a calpestare Cannavaro.

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Il Capitano della Nazionale Italiana di Marcello Lippi aveva chiaramente espresso un parere ai casi che riguardano Calciopoli e Marchisio. Più le grandi manovre di Calderoli, uno che se te lo ritrovi parente faresti fatica a tornare a casa per le vacanze. Fabio Cannavaro aveva espresso uno dei pareri più condivisi e condivisibili: l’Italia è un paese ridicolo. Abbiamo perso tutto o quasi. Intelligenza, umiltà, buon senso, regole e dignità. In tutti i settori della nostra vita. Gli esempi sono lampanti: la crisi in RAI, la libertà di stampa in pericolo, le leggi ad uso e consumo di 800 persone contro 56milioni di individui che fanno una fatica bestia a sorridere, Emilio Fede che dirige un telegiornale, gli 11,5 milioni di euro pagati a Murigno, i debiti e le vittorie di cartone dell’Inter del Disonesto Moratti.

Cannavaro in realtà si era limitato a discutere dello scandalo, subito rientrato, che ha coinvolto Marchisio, scandalo figlio di una romanità che certo non può prendersela con i bianconeri, e gli ultimi sviluppi di Calciopoli. Non si può non essere d’accordo con Cannavaro: i giornali ricercano e creano gli scandali e non fanno più informazione. Informazione decente, nemmeno per quanto riguarda lo sport. Si attacca Lippi, si attacca la Nazionale, si attaccano i suoi protagonisti. In modo violento, gratuito e vigliacco (Marchisio ne è un esempio lampante!).

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Il Ministro La Russa attacca Cannavaro: ma come si permette lei, signor ministro?! Quali ragionamenti a difesa del suo attacco? Eccoli, sono i soliti ragionamenti a cazzo-di-cane, quelli preferiti dal Parlamento Italiano tanto per intenderci:

Stavolta Lippi è isolato rispetto alla maggioranza degli italiani. Avrebbe potuto portare uno tra Cassano e Totti. Avrebbe potuto portare anche qualche giocatore dell’Inter: c’è Balotelli e anche Thiago Motta che potrebbe essere italiano, come lo è Camoranesi.

E torniamo al punto di partenza: ancora la Juve, sempre la Juve e gli juventini. Si poteva pure portare l’autista del pullman nerazzurro, che dovrebbe avere passaporto italiano ma sulla cui patente aleggia un dubbio circa l’autenticità, visto il recente caso di Recoba. Oppure si poteva convocare il magazziniere, ammesso che sia italiano. A questo proposito la soluzione è semplice: insieme al suo amico Berlusconi e al fido Moratti in Parlamento, organo che non ha un cazzo da fare, può varare una legge per impedire ai bianconeri di parlare e di partecipare a ogni funzione pubblica, comprese quelle sportive. Il gioco sarà fatto. Buon lavoro, Ministro, ammesso che sappia cosa significhi la parola lavoro!

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