Nel feudalesimo il menestrello era colui che doveva intrattenere gli invitati al castello attraverso poesie, musiche e storielle cantate o raccontate. Una sorta di giullare. Vi è ampia presenza nella storia inglese e francese. Da circa un annetto tale figura ha fatto la sua ricomparsa pure in Italia. Precisamente a Napoli, al Castello di Teresa Casoria.

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Non può che definirsi tale la prova di Narducci fin qui. Prove scoppiate – ammesso che di prove si sia trattato lungo questa farsa ormai palesemente smascherata, ora pure con prove di segno opposto a quel famoso teorema della cupola e delle partite truccate – e testimoni che recitano come negli incubi più terribili per chi pratica giustizia con gli strumenti dell’illegalità. E’ finita, ufficialmente da giorno 1 ottobre, la collezione di tenzoni che il Pubblico Menestrello Narducci ha gentilmente regalato a quanti hanno partecipato alle feste del Castello di Teresa Casoria.

Già perché un conto è fare domande altamente faziose senza tuttavia ricavarne nessuna prova o elemento che certifichi il fatto o il misfatto, e un altro conto è finire per alzare la voce perché così fa chi argomenti non ne ha più. Diventa persino difficile redigere un piccolo riassunto di quanto accade in aula, in quanto la scena è quella trita e ritrita, vista e rivista un numero ormai troppo alto di volte. I testimoni entrano, si siedono, giurano, si presentano, fanno un breve excursus della loro carriera e poi concludono sempre con “non c’erano pressioni”, “non ho prove che le partite erano truccate”, “non ho ricevuto comandi per facilitare la vita alla Juve” e via così. Arbitri e assistenti, giornalisti e avvocati, senatori e dipendenti, addetti allo smistamento bagagli, pizzicaroli e salumieri. Si è tentato di tutto, interrogando tutto e tutti, ma nulla. Nessuno che abbia mai confermato il fatto che Moggi era l’orco cattivo e che falsificava partite e campionati.

Il problema, irrimediabilmente alla luce del giorno da giorno 1 ottobre e quindi anche oggi in aula, è che i toni si sono fatti via via sempre più violenti. Sempre da una parte, e cioè dalle sedie dei due Pubblici Menestrelli. Finite le storielle e, per buona pace di chi attendeva lo scoop, esaurite le cazzate si passa ad alzare la voce. Gli occhi gonfi di lacrime, le vene che pulsano la rabbia di chi sa di averla fatta grossa e di chi, probabilmente, sta minando la propria carriera. Perché una cosa è certa: comunque finirà questo Processo Farsa le figure di Narducci e del suo compare ne escono di un valore con segno meno davanti. E qualcosa bisogna pur fare: immaginatevi dei casi veri e clamorosi in mano a questi due. Io un po’ di paura ce l’avrei e quella fiducia nella giustizia verrebbe d’un colpo sbattuta contro la gestione di questa Calciopoli Bis.

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Voce grossa a fronte di scarse domande: quantità e qualità. Oggi in aula erano presenti Nesta e Ledesma. Il primo ha semplicemente fatto finta di non ricordare, alla faccia del giuramento. Non ricorda le partite come se lui di professione facesse il panettiere e solo per diletto la domenica si trova a indossare i panni del difensore, uno dei più forti in questi ultimi venti anni peraltro. L’altro, allora a Lecce, è stato chiamato in qualità di esperto meteo. Alzi la mano chi non ricorda quella partita allo stadio Via Del Mare in cui Juve e Lecce decisero di scontrarsi a pallanuoto? Bene, Ledesma è venuto in aula a rispondere del perché quella partita non venne interrotta causa maltempo e impraticabilità del campo. Risposta: quel campo danneggiava la Juve che aveva tanti piedi buoni e nessuno francamente chiese l’interruzione. Segnò Del Piero dopo che il tir Ibrahimovic avevo arato parte del campo. Non ho ben compreso chi abbia chiamato a testimoniare Ledesma, né la motivazione per la quale doveva rispondere di pioggia e campi bagnati, di pozzanghere e di una situazione che non favoriva la Juve. Stiamo cercando prove a discolpa o stiamo cercando testimoni in grado di reggere l’accusa?

Due segnalazioni degne di nota. Il notaio Tavassi ha esplicitamente fatto presente come si sia meravigliato del fatto che i Carabinieri non lo abbiano mai intervistato. Strano: sorteggi irregolari è l’accusa, chiami per primo il notaio. Sì, questo in un paese normale che le farse le lascia al palcoscenico. Evidentemente in Italia va bene così. L’altro personaggio è Antonello Capone, un giornalista che è stato presidente dell’USSI. Anche lui poteva fornire diverse utili spiegazioni su Calciopoli, ma anche lui non è mai stato sentito dai Carabinieri. C’è da pensare che i loro discorsi erano di segno non concorde al progetto di Baldini e Moratti. Ma verrei tacciato di dietrologia.

Allora proviamo a parlare di qualcosa di serio. Finalmente – ripeto: finalmente – l’avvocato Gallinelli procederà per incriminazione per falsa testimonianza nei confronti di Auricchio. De Santis presenterà in aula il documento che conferma come lo stesso arbitro abbia ricevuto la richiesta di proroga del termine delle indagini preliminari in un tempo nettamente diverso da quello che emerge dalle indagini di Auricchio. Delle due l’una: o arrestiamo metà burocrati o Auricchio ha davanti a sé una strada molto piccante. Per chi non avesse seguito il processo ricostruiamo brevemente i fatti. Auricchio disse che De Santis si sdoganava dall’associazione a delinquere il venerdì e poi si associava il lunedì o la domenica pomeriggio dopo le ore 19:00. A parte gli scherzi, le indagini di Auricchio avevano forzato la mano su dati incontrovertibili per i quali l’arbitro De Santis, cofondatore dell’associazione a delinquere con Moggi e Giraudo, aveva palesemente danneggiato la Juve che con lui aveva beccato pochissimi punti e incappata in diverse clamorose sconfitte (fra le quali spicca quella con l’Atalanta di Milano, quando a segnò Cruz di capoccia). Per giustificare questa incompatibilità, Auricchio disse che De Santis si fosse sdoganato per un certo periodo – che sono proprio i mesi nei quali combina danni alla Juve – per poi riassociarsi – vedi tu un po’ che gran genio questo arbitro – in quel famoso Lecce-Parma 3-3 (continuo a non capire, a distanza di quattro anni, che c’azzecca questo match con la Juve e Moggi). Al di là di chiacchiere – in realtà dovrebbe intervenire la neuro – l’Avvocato Gallinelli mostrerà prove concrete in aula. Sperando che, almeno in rari casi come questo, la Casoria e chi di dovere proceda come logica comanda.

Ultima nota. Nei prossimi impegni sfileranno al Castello di Teresa Casoria e davanti ai Pubblici Menestrelli il Capitano della Juve Alessandro Del Piero, il ratto del palazzo Moratti e Gianfelice Facchetti che, oltre a una copia del libro Cuore, porterà una serie di foglietti che il padre, allora dirigente della Seconda Squadra di Milano, nonché collaboratore-istigatore dell’arbitro Nucini – fin qui unico reato accertato – scrisse di suo pugno. Dovrebbe contenere pressappoco le stesse storielle che i giullari di corte hanno si qui cantato. Piccolo dettaglio: le prove ‘ndo stanno?

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