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Tag: capuano

Il video che ha condannato la Juve… non esiste più!

Se non fosse realtà… sarebbe una di quelle bellissime storie da mettere in scena. Una farsa, così da farsi quattro risate e andare a casa contenti di aver pagato il biglietto.

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Ma finzione non è, anzi è stata proprio la realtà. Triste, molto triste, ma reale.

Purtroppo in Italia il tasso di corruzione e di etica sprofonda di giorno in giorno. Prova ne sia il livello di demenza raggiunto dai quotidiani e dai media, felici nel loro compito di accontentare i padroni. Sempre diversi, ma tutti accomunati dal possesso di potere politico e dai soldi. Le due cose vanno sempre di pari passo. Sono dati purtroppo inconfutabili e facilmente riscontrabili: basta mettere piede fuori dal portone per toccare con mano.

Perciò suona strano il fatto che il Processo di Napoli non sia stato mai seguito e, ora e solo ora, se ne cominci a parlare. O meglio: a sparlare.

E’ notizia fresca che sia infatti sparito il documento video che abbia portato alla condanna di Moggi. Intendiamoci: è una di quelle vaccate (mi scuso per il termine, ma non ne trovo di significativi e più eleganti) da far rabbrividire chiunque crede veramente nella rinascita Italiana. Rinascita economica, ma soprattutto etica e morale. Se avete genitori che vi hanno educato alla giustizia e alla lealtà, all’onestà e all’amor di patria… beh dovete essere fieri, ma anche un po’ dispiaciuti. In questo Paese va avanti il più corrotto, il più imbecille, il più truffaldino.

Torniamo al fatto: sparisce il video che ha condannato Giraudo col rito abbreviato e la Juve all’inferno della B. Il video ritraeva il taroccamento dei sorteggi. Chi l’ha visto il video? Sembra infatti strano che in questo Paese dove si conosce tutto di tutti e in video arrivano le più bieche immagini… non sia mai arrivato questo video. Quando serviva è stato portato alla luce il video di Cannavaro ai tempi di Parma, figuriamoci questo qui sulla Juve.

La prova regina del Processo… sparita? Sparita da dove? Non si sa. Chi ha avuto il video? Non si sa. Chi l’ha visto? Solo il pm Capuano. Aridaje… ci risiamo.

Qui vogliono farci credere che il video prova sia stato visionato solo da Capuano e che ora, improvvisamente, sia sparito. Dell’informazione, dello scoop, non ve ne è traccia né al Processo di Napoli né in alcun bar dell’intera penisola. E dire che i sorteggi sono stati in lungo e in largo studiati. Risultato? Le griglie le indovinava più Facchetti che Moggi, ma questo… sssshhh… non si può dire!

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Qui vogliono farci credere che una prova, un dvd, un cdrom, una chiavetta USB, venga conservata a mo’ di soprammobile.

Qui vogliono farci credere che la prova regina sia questa qui… sì in effetti Capuano ne parlò a Napoli, nel 2011, e disse:

Andiamo a vedere il video, parla da solo.

Primo appunto: il video è senza audio e a meno di chiamare in causa medium e lettori-di-bocche si capisce chiaramente come i due estrattori-di-palline non stiano combriccolando proprio nulla.

Secondo appunto: il pm Capuano dice che è Bergamo a tirare fuori la pallina. Ora, a meno che Bergamo non indossava una parrucca… a tirar fuori la pallina non era lui, ma un cronista di un quotidiano. Argomento sviscerato già in sede processuale e sul quale l’accusa è caduta più volte. Ma questo… ssssshhhh… non si può dire.

Terzo appunto: l’accusa dovrebbe essere in possesso di qualche copia del video. A meno che i PM non registrassero filmini a luci rosse scambiandoli con le prove del processo… una dannata copia ci deve per forza essere. Ne va della professionalità di uomini della giustizia italiana.

Quarto appunto: vuoi vedere che il video di cui parla… rullo di tamburi… Il Giornale diretto da Sallusti e Feltri è quello trasmesso già da La7 in uno speciale Calciopoli? Se così fosse ci sarebbe da mettere a ferro e fuoco questo Paese: significherebbe solamente aizzare la folla di un fatto che non esiste (perché esiste proprio il video incriminato) nella settimana che porta a Milan-Juve.

E tutto torna… in questa itaGlia tutto torna. Ora attendiamo lo scoop della Cazzetta Rosa, poi la farsa, l’ennesima, sarà completa!

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Le richieste dei PM per Calciopoli: ma è uno scherzo? E questi 2 anni di Processo dove li mettiamo?

Comincio subito dalla conclusione: o questi PM decidono di dimettersi o questo Paese non cambierà mai.

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Perché delle due l’una: o mostrano gravi lacune professionali, e questo è male, o dimostrano malafede, e questo è peggio!

Un disco rotto. Una sorta di lettura asettica di un ritornello che non fa più ridere, figuriamoci se fa effetto. Una cantilena disgustosa e che sa di una volgare presa per i fondelli per tutti i cittadini italiani.

Ma chissà cosa avranno combinato negli altri processi in cui sono stati impiegati Capuano e Narducci, e lo dico da cittadino italiano che ha ancora qualche speranza che quella frase, “La legge è uguale per tutti”, risulta alla fine vera, quanto meno verosimile. Ma niente, è solo un mio sogno infranto.

I PM sono alla conclusione del loro lavoro. Ma in queste ultime uscite sembrano aver dimenticato quanto accaduto a Napoli davanti al Giudice Casoria. Sembra, cioè, che gli oltre 100 testimoni e le numerose prove portate dalla difesa, nonché delle presunte prove d’attacco portate dai PM rivelatesi poi vane e addirittura di segno contrario all’accusa medesima… beh sembra che tutto ciò sia stato cancellato.

Soprattutto oggi Capuano è parso visibilmente in difficoltà, preso come era a leggere un copione che non funziona più.

Capuano porta in aula ben 30 frodi sportive a carico degli imputati.

Riparla di telefonate trite e ritrite, salvo dimenticarsi che Prioreschi ha portato a conoscenza del pubblico e della corte ben altre telefonate, molto gravi e alcune anche di gravità superiore a quelle imputate a Moggi.

Capuano torna a parlare di partite che sono state ridicolarizzate in aula e dimentica le numerose testimonianze che hanno SEMPRE scagionato gli imputati.

Capuano dimentica la posizione ambigua di Nucini, portato ancora una volta come teste chiave, come se la figuraccia, poi ripetuta, è stata solo una scenetta comica per divertire il pubblico.

Capuano parla ancora di Lecce-Parma e poi tira in ballo altre partite. A metà discorso perfino Narducci abbandona l’aula: forse è troppo anche per lui! Troppo ridicolo!

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Capuano mostra un’illogica ricostruzione della figura di De Santis che sarebbe membro della Cupola: prima è partecipe, poi è contro, poi reintegrato. Entra ed esce come se niente fosse, come un gioco di magia mal riuscito.

Capuano torna a parlare delle ammonizioni preventive, salvo dimenticare l’effettiva utilità di TUTTE le ammonizioni che non hanno certo favorito la Juve. Basterebbe leggere i dati, ma dimentica di farlo. Dimentica inoltre di formulare la prova di quanto sta dicendo. Ma tant’é, il canovaccio è questo!

Capuano parla dei presunti regali di Moggi sui quali esistono molti dubbi circa l’esistenza degli stessi. Mentre Capuano dimentica di citare altri regali della cui esistenza invece abbiamo più di una prova.

Capuano parla di griglia, ma dimentica le telefonate di Facchetti e Moratti.

Capuano parla di designazioni, ma dimentica le testimonianze in studio di avvocati, notai, giornalisti e dirigenti.

Capuano dimentica Galliani e Meani.

Capuano dimentica le figuracce di Gianfelice Facchetti e Nucini in aula.

Capuano dimentica un sacco di cose insomma.

Alla fine ecco la sorpresona. Sì perché dopo ore e ore di parlare si dovrebbero formulare richieste in stile Bin Laden e Al Qaeda. Invece… per Moggi sono stati richiesti 5 anni e 8 mesi. Il Processo GEA sembra non contare.

Capuano ha dimenticato però la richiesta più importante, era su un post it della sua cartellina: Juventus in Serie B con 17 punti di penalizzazione. E lo scudetto del 1985 da cucire sulla maglia di Moratti!

Amen

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Meledette regole. Calciopoli non si deve fare. Viva l’Italia!

Chi si difende non vuole la prescrizione. Chi accusa vorrebbe cancellare il Processo. Il Giudice attacca una Procura che a questo punto può realmente combinarne di ogni tipo (e già oggi potrebbe farlo). Calciopoli è lo specchio di una Italia che va a rotoli e l’unica contenta a questo punto è la Scottex.

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Che paese strano il nostro, eh?!

Migliaia e milioni di processi si svolgono esattamente in modo contrario: chi viene accusato invoca la prescrizione e fa di tutto per allungare i tempi del Processo, così da scappare dalle accuse e da possibili condanne. Qui no: chi si difende sta cercando di arrivare velocemente a sentenza, visto quanto è emerso dai dibattimenti, cioè che tutto era una buffonata e la conferma è arrivata pure in via ufficiale.

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Chi attacca, cioè i vari Capuano e Narducci che dovrebbero prima o poi rendere conto di quanto commesso, invece tenta in tutti i modi di sfuggire al Processo e alla sentenza allungando i tempi e prendendo in giro 56 milioni di persone.

Che esempio è questo? Che razza di immagine dà l’Italia di sé col Processo di Napoli?

Ma la domanda, quella più preoccupante è: chi sta muovendo i fili di una Procura che sta mettendo in ginocchio le regole più banali del vivere civile?

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Giudice Casoria fuori da Calciopoli: cui prodest? La vera storia della ricusazione e del tentativo di mettere a tacere lo scandalo Calciopoli

In Italia si parla sempre di giustizia, di lealtà, di equità. Tutte parole che difficilmente trovano riscontro nei fatti che raccontano tutta un’altra storia.

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In uno dei Paesi più corrotti d’Europa il calcio non fa certo eccezione. Proviamo solo per un momento a evitare paroloni e parolacce figlie di rabbia e di tanto disgusto e cerchiamo di ragionare.

A Napoli si sta svolgendo un Processo delicato: quello contro Moggi e tante altre persone, fra cui ex Digirenti di alto profilo e arbitri e guardalinee. Nel 2006 andò in scena quello che per la maggior parte della gente fu un processo farsa: regole cambiate e sovvertite e giudizio scontato che in realtà era un volere popolare. Insomma: il bar che diventa tribunale, la finzione che si sostituisce alla realtà.

Epperò condanne e punizioni furono reali. In realtà dovremmo parlare di condanna e punizione, tutto al singolare perché ciò ha riguardato una sola squadra. Fatto che di per sé la dice lunga su come è stato gestito il caso.

Finalmente però si è arrivati a intavolare un vero processo, in una terra delicata, dove in quei tribunali si combattono i peggiori reati, con un coraggio e una serietà che si sono subito scontrati con le ridicole premesse di Calciopoli. Questo fatto è stato sottolineato da una delle primissime frasi del Giudice Teresa Casoria: “sbrighiamoci, qui abbiamo altri processi seri da affrontare”. La cosa destò scalpore all’epoca, perché molte persone avevano riposto la loro fiducia in quel processo al fine di capire cosa accadde veramente in quell’estate del 2006. Dopo le prime udienze si capì che Napoli avrebbe rivelato, forse in parte, a questo punto tutto, la vera storia di Calciopoli. E cominciarono le paure, le ansie e i soliti lavoretti all’italiana.

Il Giudice Casoria è un giudice vero. Ha studiato e ha lottato. Non tifa, almeno non c’è traccia, tanto per essere chiari, di una simpatia bianconera o di un’amicizia con Luciano Moggi più volte redarguito e messo al silenzio. Non c’è traccia di alcun comportamento pregiudiziale nei confronti degli avvocati difensori né nei confronti dei PM. Tranne che, un fatto strano è accaduto.

In questo che è sembrato un vero processo i PM hanno collezionato una figuraccia dietro l’altra. I capi d’accusa sono caduti uno dopo l’altro lasciando spazio alla faziosità e, concedetemelo, a un atteggiamento piuttosto fastidioso: niente regole, solo sensazioni, zero prove, anzi prove di segno contrario, e una rabbia per il fatto di essere stati scoperti tale da giustificare tutte le mosse per far morire il processo senza portarlo a termine.

Ecco, in tal senso questo ha scatenato l’atteggiamento pregiudiziale del Giudice Teresa Casoria che più volte ha apostrofato l’azione dei PM richiamandoli all’ordine, alla serietà e alla compostezza: tutti suggerimenti rimasti inascoltati.

In questo processo gli avvocati difensori sono rimasti pressocché inoperosi, in quanto, e su Internet trovate ogni genere di materiale a suffragio di quanto sto per dire, hanno fatto tutto i PM, cioè gli accusatori, cioè coloro i quali dovevano mostrare prove e contenuti tali da confermare quanto accaduto nel 2006. Ma i testimoni non hanno saputo raccontare neanche un solo episodio che inducesse a pensare alla colpevolezza di Moggi e della Juve. E i testimoni chiave si sono sciolti come in uno scherzo, come in una gag tragicomica: mi riferisco in particolare a Nucini che ha addirittura raccontato episodi per i quali, semmai giustizia ci fosse in questo strano Paese, una squadra adesso dovrebbe essere tirata in ballo per evidenti e gravi responsabilità. Sempre per essere chiari, Nucini era quello che doveva sostenere Calciopoli, invece l’ha del tutto smontata e ha rivelato come era l’Inter a intrattenere rapporti con un arbitro in attività. Con partite arbitrate direttamente sul campo o seguito da quarto uomo. Solo per questo scatterebbero almeno due articoli del Codice di Giustizia Sportiva e quindi dure punizioni. Ma tranquilli, non avverrà. Perché?

Perché nel frattempo, una volta capito che questo Processo potrebbe chiudersi con una clamorosa svolta, che di fatto già c’è stata ma che deve essere ufficializzata dal Giudice, i PM hanno cercato in tutti i modi di delegittimare un Giudice che ha mostrato all’Italia intera come si conduce un vero Processo: in modo equo, in modo duro sia per la difesa sia per l’accusa, in modo da rispettare, controvoglia e giocoforza, quelle che sono le regole della giurisprudenza. Se nelle regole non si può vincere, allora i PM pensano di sovvertirle. Ancora una volta. Un po’ di mesi fa venne avanzata una richiesta di ricusazione, fortemente respinta perché priva di ogni fondamento. Un commento poi scomparso dai giornali (non ne trovo traccia sull’archivio del Corriere della Sera e del Corriere dello Sport) ha intimato ai PM di svolgere bene il loro lavoro e di non cercare scappatoie. Nel Processo e non dal Processo: strana frase, mi ricorda qualcun altro che a Calciopoli sfuggì in modo ridicolo.

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Perché nel frattempo i PM hanno cercato di allungare i tempi e dopo 5 anni si chiedono ancora indagini, controlli, indagini ancora e nuovi controlli.

Perché nel frattempo i PM hanno ricusato una seconda volta la Casoria e sì che una volta qualcuno che dia loro ragione, come si fa con i bambini capricciosi, ci sarà, lo troveranno.

E supponiamo che sia questa la volta buona, dopo una più che giusta censura per il linguaggio usato dalla Casoria in aula, la domanda ora è questa: a chi giova l’allontamento della Casoria dal Processo di Calciopoli? Cui prodest?

L’effetto di allontanare la Casoria da Calciopoli sarà certamente quello di buttare nel cestino l’intero Processo. E quindi la domanda rimane la stessa, identica: cui prodest?

Azzardiamo qualche ipotesi:

  • a Moggi? Certo che no: Prioreschi si è garantito altre mille cause visto l’enorme lavoro svolto, sapientemente offerto poi in aula. Luciano Moggi ha avuto la certezza, semmai ce ne fosse stato bisogno, di essere a posto con la coscienza e con le azioni: zero prove, zero fatti, solo chiacchiere che confermano il suo talento nel calcio. Luciano Moggi è proprio l’ultima persona al mondo che vorrebbe, d’un tratto, cancellare questo Processo che almeno legalmente lo ha riportato in vita, come già quello in riferimento alla GEA;
  • a Bergamo? No, non scherziamo. Paolo Bergamo in realtà potrebbe essere nuovamente imputato per non aver tirato dentro a tutto il casino l’Inter di Facchetti e Massimo Moratti: cosa erano quei regali anticipati per telefono? E quelle strane frasi sull’aggiustare i risultati di Facchetti? Perfino i suoi più acerrimi nemini in aula non hanno potuto fare altro che voltare le spalle ai PM. Paolo Bergamo è esattamente la seconda persona al mondo che vorrebbe cancellare questo Processo;
  • a De Santis o Bertini? Fatti passare per maiali, sono ritornati uomini con alcune semplici dichiarazioni spontanee e grazie al lavoro dei loro legali che hanno smontato una a una le accuse nei loro confronti. Un fatto è certo: la dignità l’hanno riacquistata;

Si potrebbe continuare con tutte le altre persone imputate finendo per confermare la solita risposta: a nessuno degli imputati conviene annullare il Processo. Allora: cui prodest?

Azzardiamo qualche altra ipotesi, allora:

  • a Galliani e Meani?
  • a Moratti? a Facchetti e Nucini?
  • a Narducci e Capuano che per quanto mi riguarda dovrebbero rispondere del loro operato di fronte a una corte, visto che fare il magistrato o il pubblico ministero non è un gioco e non ci si arriva per caso?

Guarda un po’, a me pare che a loro convenga più di tutti.

Solo che molti dimenticano un protagonista in questa faccenda: è il popolo italiano che ama il calcio. Quello vero, però. Quello che si diverte a guardare le partite in TV, pure che si tratti uno scontro di bassa classifica di due squadre di seconda categoria. Ma il popolo italiano è stato o no preso in giro da Narducci e Capuano? Ma Palazzi ha di fatto difeso le ragioni di circa 56 milioni di persone che tifano e che fanno girare il calcio italiano, per esempio pagando abbonamenti, per esempio acquistando magliette e sciarpe, per esempio andando allo stadio, e via così?

Torniamo allora alla censura della Casoria alla quale è imputato il linguaggio scurrile, non già qualche irregolarità dentro il Processo. In sostanza ha usato parolacce per apostrofare qualche collega, su cui ci sarebbe da indagare perché un saggio recitava che bisogna entrare in aula senza pregiudizi e una posizione già presa (evito di scrivere su dietrologie quali corruzione e qualche accordo con qualche protagonista della vicenda Calciopoli, anche se è la prima cosa che balza in mente), e per riportare all’ordine Narducci e Capuano. Ora, più che censura io darei un premio alla Casoria: per una volta ha fatto quello che gli italiani vorrebbero e dovrebbero fare contro la classe dei potenti che in questo Paese ha preso tutto e non vuole mollare niente. Ha dato della merda a certa gente che ne assume le sembianze. Fatemi capire: dove ha sbagliato?

Se c’era un modo per evitare di far diventare protagonista la Casoria questo era il lavoro. Il lavoro di Narducci e Capuano di dimostrare la tesi Calciopoli. Se poi i supertestimoni hanno finito per sbaragliare l’accusa mettendola in ridicolo facendo venire fuori la vera storia, fatta di corruzione e di giochi sporchi targati Galliani e Moratti, questo è un altro discorso, e non è certo una colpa del Giudice Casoria. Ma è proprio un discorso molto diverso. E’ il solito discorso all’italiana, insomma!

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Il Giudice Casoria: “Non tifo per nessuno quindi fare il processo Calciopoli era il mio dovere”

C’è qualcosa di molto strano. In realtà è chiarissimo tutto, ma proprio tutto.

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A luglio 2006 la mossa di piazzare Guido Rossi a capo di tutto il calcio italiano fu geniale, perché il buon Guido, uscito fresco fresco dal CdA della Seconda Squadra di Milano, ebbe l’accortezza di modificare le regole e sbattere fuori dal calcio la Juventus. Roba su cui godere per almeno 100 anni, 5 dei quali sono ormai in archivio.

Ma chi ha veramente rischiato grosso in tutta questa storia che definire farsesca è anche limitativo ha semplicemente provato a difendersi. Nel Processo di Napoli il caso è finito sotto la sapiente gestione di Teresa Casoria, un giudice femmina ma con due palle da far invidia al miglior maschio d’Italia.

D’altronde il Giudice Teresa Casoria ha una carriera invidiabile e un numero alto di processi SERI cui ha preso parte. Alcuni anche scomodi e pericolosi, quale quello contro Raffaele Cutolo e la camorra. Ma scommetto che la prima a essere sorpresa da Moratti e la sua cerchia di malfattori è proprio il Giudice Casoria.

Il Processo di Napoli cominciò con la sua magica frase: “sbrighiamoci, qui abbiamo cose serie su cui lavorare”. Intendeva, il Giudice Casoria, che a Napoli si lavora tanto e sodo su processo molto più seri rispetto a quello contro Moggi e una serie di arbitri e dirigenti. Ma mai avrebbe sospettato tutto il ciarpame e lo schifo che si sarebbe materializzato durante quelle ore di processo.

L’accusa è rappresentata in modo indegno da due PM, che ho ribattezzato Pubblici Menestrelli perché in tal modo infangano il buon onore di coloro che quel lavoro lo svolgono eticamente, nel pieno rispetto della legge morale, prima ancora che penale o civile che sia.

La seconda istanza di ricusazione dovrebbe cadere come già la prima. Se ciò non avverrà il popolo juventino, ma soprattutto quello italiano sono pregati di alterarsi prima e agire poi perché qui non viene messa in discussione la storia della Juve o la persona Moggi o il sistema delinquenziale di Bergamo, no… qui viene preso per il culo un intero paese che già nell’animo è messo in ginocchio da una classe politica scadente e insulsa. Soprattutto mi scandalizza il fatto che un qualche mio problema possa essere affrontato dai vari Auricchio, Beatrice, Capuano, Narducci, gente che dovrebbe deporre le armi e consegnare i propri tesserini per disonore e incompentenza, prima ancora che malafede e truffa.

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Fin qui abbiamo scherzato vaneggiando tifo e controtifo, sfottò e numeri da bar. Ma ora è diverso. Comincia a farsi pesante l’aria attorno a Calciopoli e di soffocare a me non va proprio.

Le parole del Giudice Casoria di questa mattina dovrebbe accendere un minimo di ardore morale in qualcuno che le ascolta, perché inducono a pensare i più brutti pensieri attorno a chi ha gestito e cavalcato questa vicenda. Passi la distruzione di una squadra, la Prima per storia e tradizione in Italia, la Seconda nella Storia del Calcio dopo il Real Madrid. Passi l’allontanamento di Moggi e di altri personaggi contro cui le accuse sono cadute già da tempo immemore. Passi tutto, ma non si buttino nel cesso principi quali la legalità e la giustizia.

Se non ci fosse la Casoria a tenere vivo ed equo questo Processo, molte persone starebbero oggi al gabbio, rinchiuse come criminali, mentre i veri criminali stanno fuori a godersi la vita, a fare i presidenti di squadre di calcio, a collezionare trofei di cartone e trascinare su un fondo fangoso il povero calcio italiano.

Italia svegliaaaaaaaaa!

Chiudo con le pesanti accuse velate del Giudice Casoria, parole che dovrebbero far riflettere in un paese normale. Ma questo non è un paese normale. E’ il Paese di La Russa, di Berlusconi e di Moratti. Un paese destinato a una fine tragica, forse già cominciata:

Ho sostenuto l’accusa in processi importantissimi, non avevo alcun interesse in questo processo, il calcio non lo conosco, non tifo per nessuno quindi fare il processo era il mio dovere. Ci si astiene se c’è motivo di farlo perchè svolgere i processi è un dovere. Devo notare come è stato strumentalizzato in tutti i modi questo procedimento. Il pm Beatrice addirittura si era lamentato perchè facevo cominciare il processo troppo in fretta. Quando vennero rigettate le richieste per le parti civili si rischiava la paralisi di Calciopoli perchè il pericolo era di avere in udienza come parte civile ogni singolo tifoso di calcio. Invece siamo arrivati alla fine del dibattimento.

E adesso caro Giudice bisognerà tirare le somme. Non si accetta null’altro che giustizia! Quella vera!

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Altra udienza, altro massacro a Calciopoli

Probabilmente, per KO tecnico converrebbe concludere qui il Processo di Napoli. La possibilità di esercitare il diritto di difesa sta mietendo vittime su vittime. E sì che i giornali dicano anche un minimo di verità. Protagonisti di ieri mattina, 1 Giugno 2010, Pesciaroli, Ioli, Trentalange. E’ la difesa Pairetto che si è mossa e Narducci, il PM amico di Moratti, pare innervosirsi sempre più. Perfino la Signora (che badate, è un Giudice con due palle così) Teresa Casoria pare irrigidirsi ogni tanto a certe domande “suggestive”. Bah, che razza di Italia che viene fuori da Napoli. Ma cosa è accaduto di preciso?

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La difesa di Pairetto (Avvocato Bonatti) ha chiamato alcuni principali protagonisti dello scandalo. Perché se punti tutto sull’illecito allora vuol dire che sorteggi, partite e arbitri erano tutti, inevitabilmente, truccati! Così il primo a presentarsi davanti al Tribunale è Angelo Pesciaroli, un vecchietto dall’accento romano molto divertente. Risponde con una genuinità che mi fa domandare: “ma non è stato preparato questo interrogatorio?”.

Angelo Pesciaroli è un ex-giornalista. Ha curato per il Corriere dello Sport lo sviluppo dei sorteggi e gli esiti delle grigliate. Intendiamoci: questo giornalista assisteva in prima persona ai sorteggi, tanto a Roma e meno frequentemente a Firenze. Si “dilettava” – dice lui – con le griglie in quanto queste non nascono per diretta espressione del Padre Eterno, ma escono fuori da una serie di calcoli e statistiche che Pesciaroli spiega bene in aula. A volte ci si azzecca, a volte no. Esattamente come diceva Luciano Moggi che infatti a volte azzeccava e a volte no. Per Moggi c’è un’aggravante: nelle partite che contano non è riuscito a far uscire uno dei Nostri arbitri. Nostri nel senso di bianconeri. Luciano: sono veramente deluso! Che razza di Cupola gestivi? Ma torniamo alla realtà. Due i punti chiave della sua deposizione, interrogato dall’avvocato Bonatti difensore di Pairetto:

Bonatti: In che albergo avveniva l’estrazione?

Pesciaroli: Era in un albergo centrale di Roma: il notaio era al centro del tavolo con i designatori, veniva chiamato il giornalista di turno e veniva completata l’estrazione con la supervisione del notai, in mezzo ad una folla incredibile. Nell’estrazione di Firenze stesso sistema, ma l’aula era più grande.

Bonatti: Ha mai notato situazioni sospette o truccate?

Pesciaroli: No, non ho mai notato, per gli anni di esperienza non ho notato nulla. Magari avessi fatto questo scoop almeno avrei avuto la possibilità di allungarmi la carriera. Se avessi visto qualcosa di irregolare certo non me ne sarei stato zitto.

Vorrei far notare la modalità di estrazione: nemmeno Tony Binarelli sarebbe riuscito a far uscire le palline in maniera tale da creare illecito. La seconda osservazione è la seguente: Pesciaroli viveva quelle giornate in attesa dello scoop, cioè di poter scrivere di un sorteggio truccato. Incredibile, ma non è mai riuscito a percepire il minimo imbroglio. Con buona pace di Narducci e Capuano, in difficoltà su alcune opposizioni legittime degli avvocati difensori presenti in aula.

E’ il turno così di Antonio Ioli, un notaio che ha partecipato in qualità di supervisore ai sorteggi. Ha risposto alle domande di Bonatti, avvocato difensore di Pairetto, e quindi di Capuano e di Narducci. Anche qui non è stato necessario per gli avvocati difensori porre alcuna domanda. Evidenziamo il suo intervento risolutore:

Ioli: Tutto quello che concerneva questi sorteggi è comunque nei verbali che sono agli atti di questo processo. Le palline le aprivano e io facevo provvedere a richiuderle e a rimescolarle nelle urne che erano trasparenti. Non si potevano leggere i contenuti nelle palline perchè i fogli erano piegati. Non ho mai avuto sosperti di irregolarità.

Il fatto che le palline ogni tanto si aprivano scuote Narducci e il talento di quest’ultimo viene fuori proprio prima che il Presidente Casoria congedi il testimone:

Narducci: Quante volte è capitato che la palline venissero aperte?

Ioli: Potrà essere successo una decina di volte in tutti gli anni nei quali ho svolto questo servizio. Nei verbali non ritenevo di scrivere dell’apertura delle palline perchè avevo il controllo della situazione e potevo rendermi conto se queste erano chiuse o visibilmente diverse le une dalle altre e quindi riconoscibili. Comunque quando io verbalizzo un’estrazione, verbalizzo l’estrazione. Io non consideravo anomalo che una volta ogni tanto le palline potevano aprirsi al momento dell’inserimento nell’urna perchè poi facevo provvedere al rimescolamento. E poi comunque il foglietto all’interno era piegato. Non ho mai segnalato anomalie al riguardo.

Trentalange è invece un ex-arbitro e responsabile del settore tecnico dell’AIA. Il suo interrogatorio è semplicemente banale: nulla di nuovo, se non il fatto che le squadre non venivano interessate circa le prestazioni degli arbitri, Pairetto e Bergamo non erano mai intervenuti su Trentalange per sistemare qualche voto e che per lui le partite sono filate lisce. Gli interventi di Narducci e Capuano qui sono pari a uno sparo a salve. Narducci elenca un paio di partite ed episodi e l’ex-arbitro risponde con una naturalezza sconcertante: episodi dubbi? Normali, non dubbi da complotto o da illecito! Come decine e decine in tutto il campionato, a favore di questa squadra o di quell’altra. Ah, ok, grazie!

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Successivamente vengono interrogati arbitri e guardalinee. Alcuni passi fondamentali. Il primo riguarda Pisacreta (guardalinee) che dovrebbe essere Nostro. Per Nostro intendo bianconero, cioè affiliato alla Cupola di Moggi:

Bonatti: Negli ultimi 2 campionati quante volte ha arbitrato la Juventus?

Pisacreta: Se ricordo bene 11 volte.

Bonatti: Quante volte perse la Juve?

Pisacreta: Ogni volta che perse ero in campo, 6 volte.

Detto in stile Auricchio: “una settimana si sdoganava dalla Cupola, l’altra invece tornava a farne parte”. Il 50% dei match sbandierati vede la Juve perdere: era tutto concordato?

Il secondo è Mitro, ex-assistente. Qui sfioriamo per un attimo il ridicolo:

Bonatti: Bologna-Juventus arbitro Pieri. Venne concessa una punizione a favore della Juve con gol di Nedved

Mitro: Sì da una trentina di metri.

Sì, da una trentina di metri. La risposta è possibile leggerla in questa maniera: che ne so io che Nedved da quella posizione segna? Se volevo aiutarlo avrei indicato qualche rigore fasullo, no??? Eh, vallo a spiegare a Narducci.

Tutti i testimoni hanno risposto negativamente alle domande di Bonatti riguardanti eventuali pressioni per favorire una determinata squadra (la Juventus, nda).

Sul finale c’è una dichiarazione della Presidente Casoria: se Collina non si presenterà per la prossima udienza, verrà accompagnato dai carabinieri. Sto già godendo.

E finiamo con De Santis e Capuano. Il primo è un imputato, il secondo dovrebbe esserlo ma fa il PM. De Santis legge quasi integralmente la circolare della Lega Calcio numero 7 che regola le visite dei dirigenti negli spogliatoi degli arbitri. Capuano tenta di opporsi in quanto De Santis fa una premessa ineccepibile:

Se il colonnello Auricchio avesse chiesto copia di questo atto, che voglio leggere, e letto le disposizioni, certe cose che sembriamo scoprire ora si sarebbero sapute anche durante l’indagine. Si sente parlare a sproposito delle visite di Moggi, ma tutti sapevano cosa si poteva e cosa non si poteva fare. Nessun mistero, nessuna congettura. Ora questa carta è agli atti, poteva essere lì da quattro anni.

Qui finisce la giornata e comincia una grande battaglia che vedrà Collina e i Moratti Boys! Mi chiedo però cosa ne esce fuori da questo Processo di Napoli e mi dico spesso se, forse, sarebbe stato meglio ignorare queste sedute e pensare che la mia Juve era veramente colpevole. Di cosa non so e tuttora non si sa. Però dovrebbe essere naturale che se altre squadre hanno compiuto le stesse azioni della Juve, beh il prezzo da pagare dovrebbe essere uguale, o no?

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