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Tag: carrera (pagina 1 di 2)

Scusa Alessio, ma rivoglio Carrera in panchina

Poco c’entrano le sconfitte, il mio è un discorso generale che trova però conferme andando a rivedere le prestazioni dei ragazzi. Angelo Alessio deve essere davvero una splendida persona, una persona per bene che però non sa alzare la voce. Per difendersi ha avuto bisogno di un Conte straripante e di tre avvocati in quella famosa conferenza stampa.

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La panchina è però roba da duri. Con l’educazione si ottiene ben poco. Occorre grinta, occorre quel carisma che non si può né allenare né comprare. O ce l’hai o non ce l’hai. Conte ne ha da vendere, Carrera lo ha sempre dimostrato, in Alessio non ne vedo.

Vederlo fermo e immobile a bordo campo, ricordandomi di Conte, mi sale la nostalgia e mi sale la tristezza. E queste stesse emozioni forse arrivano ai ragazzi. Carrera l’ho apprezzato, soprattutto davanti i microfoni nei primi match della stagione. L’ho apprezzato di più comunque in panchina: a scattare, a rimproverare, a incitare, a richiamare. Sono segnali, sono piccoli dettagli che però fanno la differenza.

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Se l’autorevolezza di Conte è ineguagliabile, allora val la pena scegliere davvero l’uomo giusto da mandare in panchina. E io rivoglio Carrera.

Dove è l’atteggiamento che cambia il ritmo in Alessio? Sempre troppo buono, sempre molto calmo, apparentemente terzo allo stress da campo, apparentemente sempre così misurato. E invece di Conte e con Conte abbiamo goduto come maialini a ogni gol. Con Conte ci siamo letteralmente incazzati per i torti subiti. Di Conte abbiamo apprezzato la grinta a rispondere ai giornalisti. Rivoglio tutto questo e aspettare l’8 dicembre non mi basta più.

Rivoglio Carrera, sabato sera… ovviamente non accadrà, anche questo è stile.

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Juventus-Roma 4-1 Ti piace vincere facile contro il bo(sc)emo?

Come si apre un pezzo che avrebbe bisogno di un libro per raccontare tutto? Emozioni, fatti, gol, gol mancati, episodi? Forse a venirmi in aiuto è Mattia Destro, l’attaccante che Conte voleva e che ha scelto – non lo dirà mai, ma la verità è che lo hanno obbligato a scegliere – la Roma. Perché? Sentiamolo:

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Mi ha cercato la Juve, ma ho scelto la Roma per segnare di più.

Tanti auguri Mattia, ma noi abbiamo un piano preciso, obbiettivi seri che non lasciano spazio a illusioni o a false intuizioni.

Vien da ridere rileggendo queste parole, ma è pure strano stupirsi. In realtà a molti tifosi non va a genio questo risultato: troppo stretto, troppo rispettoso della Roma, sicuramente bugiardo per quanto poteva capitare e doveva capitare. Avessimo avuto più cattiveria sarebbe servito il pallottoliere per tenere il conto dei gol. Due traverse, di Marchisio e Vucinic, un paio di tiri di Mirko da paura, poi ancora Marchisio, poi Vidal che mette alto, poi Pogba che mette a lato. Tutte chiare occasioni da gol non sfruttate e che gridano vendetta.

Perché da una parte c’è chi parla, sparla, parla a vanvera, sparlacchia, spernacchia perché soltanto così potrà conquistare le copertine, e dall’altra parte c’è chi le copertine se le conquista a forza di ceffoni rifilati sul campo alle avversarie. Ceffoni che fanno malissimo, di quelli che ti mettono al tappeto. Dai fegati scoppiati alle ironie dello Studio Sky, dalla voce sommessa di Pagliuca alla voglia di polemica della Calcagno a Mediaset Premium. Ancora un sogno infranto per l’Italia antijuventina che dovrà inventarsi qualcosa di eccezionale per trascorrere una domenica serena.

La Juve va perché perfino Sacchi deve abbassare la maschera e lasciarsi andare a un pizzico di onestà intellettuale:

Credo che la Juve sia la squadra migliore d’Europa per organizzazione e qualità di gioco. Vanno fatti i complimenti a Conte e allo staff della Juventus perché han fatto un lavoro straordinario.

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Già, Conte. Ieri un personaggio molesto come Zeman poteva stare in panchina, mentre Conte non è stato mai inquadrato eppure avrebbe meritato la panchina. Adesso Sacchi, coerente come ci pare di essere in questo periodo, dovrà chiedere il motivo di questa squalifica, no?!? E che grande soddisfazione pure per Carrera. E che grande stile dei ragazzi che non hanno mai sfottuto gli avversari, salvo prenderli a pallate e massacrarli sul piano del gioco, ma questo è il calcio.

Un 4-1 che sta strettissimo. Con Pirlo al gol, ma non ancora al 100% anche se sono tornati i suoi lanci, con un Vidal e un Marchisio in formato mondiale, con De Ceglie e Caceres a sorpresa in campo e che risulteranno preziosi per chi ha rifiatato per la Champions.

Chissà perché la dea bendata ha voltato le spalle a Vucinic. A oggi è il talento più importante che abbiamo in Italia quanto a fantasia ed efficacia. Gli manca il senso del gol come Cavani, ma non esistono altri attaccanti al di fuori di Vucinic. Con Conte ha raggiunto la piena maturità e quei 15 milioni di euro sono benedetti. Ora sì che è un vero top player.

E se Vucinic è costato 15 milioni di euro, Barzagli ne costò appena 300mila. Dopo Pirlo, esclusivamente per ragioni economiche, Barzagli rappresenta il secondo miglior colpo del secolo. Se al 90esimo vai via con quella forza e quella classe, sul 3-1, con la cattiveria di andare a sfondare la porta, con quell’assist al bacio per Giovinco… allora giù il cappello per il miglior difensore italiano per distacco. Non soffre mai, anticipa come il miglior Cannavaro, di testa le prende tutte. Beppe Marotta cosa hai combinato?

Matri torna al gol dopo sette mesi. A essere cattivi dovremmo dire “facile contro Zeman”, ma un gol è sempre un gol. Fin qui Conte ha azzeccato tutte le altalene: prima Vucinic e Giovinco, quindi Quagliarella e ora pure Matri. Vuoi vedere che Bendtner spaccherà le porte?

P.S.

La giustificazione al titolo è data dalla realtà fattuale. Forse Cobolli Gigli ha davvero detto l’unica cosa corretta in tutta la sua vita da bianconero: “Largo ai giovani. Certe persone anziane dovrebbero mollare”. Il riferimento a Zeman non era tanto velato. Vecchio e scorbutico, indisponente per i suoi stessi giocatori che lui e solo allena tutti i giorni. Lo chiamano Maestro, come chiamavano Maestro pure Do Nascimiento di Wanna Marchi. Sostanzialmente sono sullo stesso piano: vendono fumo (oltre al fatto che Zeman lo compra pure in forma di sigarette) e per campare devono raccontare una serie infinita di scemenze, di falsità. E vengono idolatrati dalla parte più sensibile della popolazione italiana: i coglioni.

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La macchina del fango ora arriva per Carrera

Avevo stigmatizzato giorni fa Virgilio Sport per la caducità di certi suoi articoli che servono solo ad alimentare l’antijuventinità nazionale che sta già ai massimi livelli. Avevano scritto che Conte era stato sentito in procura per il filone di Bari in maniera silenziosa, senza clamore, come si fa per i mafiosi o qualcosa di simile, e avevo citato la schifezza di articolo apparso sempre su quelle pagine riferito ad un tragico incidente mortale che aveva visto coinvolto Carrera.

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Sostituendosi al giudice il giornalaio (giornalista sarebbe troppo) che scrive oggi un altro articolo sulla vicenda dà per scontato che Carrera verrà condannato e la Juve perderà anche questo allenatore.

Oh tempora! Oh mores…

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Ma questa gente che di penna fa più danni di una discarica abusiva una deontologia professionale non ce l’ha? Non affannatevi a rispondermi. La mia era una domanda retorica e il no è scontato.

Che c’azzecca direbbe Di Pietro? Un sinistro stradale con vittime, delle quali non si ha alcun rispetto perchè le si accomuna a un fattore estraneo (lo sport, la Juve e il mestiere di Carrera) è anch’esso diventato un piede di porco col quale si cerca di scardinare la solidità della Juventus dopo Farsopoli, Scommessopoli ecc. ecc.? Tutto deve diventare Merdopoli perchè la Juventus paghi per qualcosa purchè paghi? Io, come disse Scalfaro ( che non gode della mia stima ), non ci sto! Mi rifiuto di pensare e di credere che la gente perbene, che sa discernere tra ciò che è giusto e ciò che non lo è non si adoperi per stoppare questo gioco al massacro prima che accada qualcosa di ineluttabile e di grave. Non lo so, ma la sensazione che ho, in questa escalation di scoop (artatamente costruiti), è che tutto abbia una fine regia e che il regista non si renda assolutamente conto che il finale non sarà piacevole per nessuno.

Spero di sbagliarmi.

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Juventus-Chievo 2-0 Troppa Juve per tutti?

Troppa Juve per tutti? Ancora una volta i bianconeri conferma uno strano dato e una bella sensazione: vincono quando decidono di vincere, controllano con stupefacente saggezza la gara e i ritmi, fanno sfogare senza subire l’avversario e poi la vincono. Senza quella traversa di Stanford Bridge oggi staremmo a parlare di en plein, ma va benissimo anche così.

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Quarta vittoria di fila in campionato, 43esimo risultato utile consecutivo: roba da mandare in delirio gli almanacchi della storia del calcio. E’ il modo che stupisce di questa Juve: autoritaria, feroce, cinica, a tratti anche serena durante il match, quando più o meno tutti i tifosi vorrebbero accelerare le operazioni e risolvere la gara. Invece la creatura di Antonio Conte sembra quasi sicura di sfondare: prima o poi si sfonda.

Settimana magica di Quagliarella per il quale speriamo sia rimasto ancora un po’ di fluido. Ammettiamolo: più che quarta scelta, dal 31 agosto era diventato quinta scelta. Ma proprio perché Conte vede e provvede ecco che la settimana di allenamenti verso Londra ce lo riconsegna più o meno nella forma in cui Marotta lo prese dal Napoli. Vivo, in partita, col gusto di cercare la giocata e trovarla. E’ un altro Quagliarella rispetto al rientro dall’infortunio e lo si vede dal viso. Prendete una qualsiasi foto dopo i gol o durante le partite e noterete gli occhi spiritati, di quelli che forse avrebbero voluto un altro copione da seguire in questi mesi.

Le doti tecniche sono sopra la media, ma serve tanta combattività e nessun tipo di scoramento. E allora sì che ci divertiremo con questo parco attaccanti. Bentornato Fabio, non andare più via perché qui ci sarà bisogno di tutti.

Sorrentino voleva giocare un brutto scherzo alla Juve, con quelle parate da Buffon. Ma di Buffon ce n’é uno, tutti gli altri son nessuno. Così nel primo tempo la palla proprio non entra, nonostante due volte Giaccherini avrebbe la possibilità di infilarla, nonostante qualche sfuriata di Quagliarella, nonostante Vucinic e Asamoah ci provino da più parti del campo. Una Juve tutto sommato buona, ma non bastevole per il vantaggio. Vantaggio che arriva nella ripresa, quando comincia a giocare da vero juventino anche Pogba. Dedicheremo al francesino un articolo a parte, qui ci limitiamo a sottolineare che il suo acquisto è passato in sordina e potrebbe davvero stupire tutti.

Il Chievo tira in porta per la prima volta al 60esimo, cioè dopo 1 ora di gioco. Ci prova con Rigoni che si disimpegna con una magia proprio di Pogba, ma Buffon blocca facilmente. Da questo momento in poi, paradossalmente, la Juve reagisce e comincia a sfogare il suo motore diesel. E se la Juve parte l’avversario si sgretola, fatica a starle appresso come un gregario col suo capitano in bicicletta, su per le montagne, per le salite più faticose dove servono energie nervose e tanto talento.

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Che il talento ci sia è testimoniato dai cambi: quelli che arrivano (Vidal e Lichtsteiner sembrano davvero un lusso, poi anche l’esordio di Bendtner quando la festa è ormai finita) e quelli che già erano stati fatti alla formazione titolare. Sembra attuale l’articolo dal titolo G I A C C H E R I N I. Conte ebbe a dire che questo ragazzo avrebbe raccolto più fortuna se si fosse chiamato Giaccherinho e non ha tutti i torti. Gli è mancato solo il gol, ma per il resto la partita andrebbe consegnata a tutti i ragazzi che vorrebbero fare il centrocampista incursore. Un ruolo cucito addosso dal tecnico salentino e interpretato al meglio, grazie anche alla tecnica sopraffina dei vari Vucinic, Quagliarella e Marchisio che lo lanciano in verticale come meglio non si potrebbe. E’ Juve spettacolo quando innesta la marcia più veloce e verticalizza come poche altre squadre.

Frutto di due fasce più scattanti, con Isla e Asamoah finalmente in palla, anche se il cileno ha ancora bisogno di qualche giorno per trovare il giusto ritmo. Mentre il ghanese conferma che mercoledì a bloccarlo era stata solo l’emozione. Per fortuna è passata e allora bentornato.

Da un calcio d’angolo il lampo di luce che acceca Pellissier e i suoi. Mai lasciare a Quagliarella mezzo metro in area di rigore. Se poi quel mezzo metro diventa un metro grazie al blocco di Pogba, ecco che la frittata è servita. O se preferite, ecco che la magia è dietro l’angolo. Una mezza girata che manda in estasi lo Juventus Stadium. Sorrentino ci mette ancora le mani, ma sarebbe un delitto negare la gioia a Eta Beta. E’ gol, punto e basta. E che gol! Fabio corre da solo verso la bandierina e fa il gesto con le mani a significare “capito chi ha segnato?”. Sì, capito. Ora non mollare. E Fabio infatti non molla. Cinque minuti dopo mette i dubbi a quanti dovranno scegliere il gol più bello della quarta giornata di campionato. Perché il tocco di prima col quale stoppa e  si libera di Dainelli è roba da tecnica marziana, con incluso il piattone largo a superare un Sorrentino che ci tenta ancora a rovinare la festa. Troppa Juve per questo Chievo, troppo Quagliarella per la difesa gialloblu.

Peccato per Vucinic. Ci prova tanto, ma non era serata. Resta la prestazione maiuscola, di quelle che confermano che il ragazzo è molto lontano dai tempi in cui l’atteggiamento indisponente rovinava le buone prestazioni. Si sacrifica, costruisce, regala magie e assist, e poi vorrebbe pure festeggiare. Questione di centimetri e questione di Sorrentino: sarà sicuramente per un’altra volta e ricordi, il buon Mirko, che va benissimo così. Già il fatto di non aver mollato e anzi continuato a inseguire il gol in questa partita già finita è indice di una maturità importante.

Se poi al 90esimo Carrera è costretto a rallentare Asamoah indemoniato e a chiedere a Pogba di giocare con calma la palla perché “oh, stiamo vincendo, è finita, controlliamo la gara“, allora capite da soli che razza di Juve ha costruito Conte.

Da menzionare Lucio. Non è Barzagli, ma certo se lo sostituisce così, con questa grinta e questa cattiveria, comprese le sfuriate palle al piede che forse non piaceranno a Conte, allora siamo a cavallo – come si dice in certe parti d’Italia. A 34 anni dimostra una voglia e una umiltà senza precedenti, visto il suo curriculum. Con una condizione fisica stupefacente. Costato zero, rischia di produrre per 100. Lo vedremo ancora e si misurerà con altri difensori, ma la cosa non lo spaventerà di certo e noi dormiamo un po’ più tranquilli. Questa Juve cambia, cambia pure tanto, ma alla fine il risultato è sempre lo stesso: dominio, facce scure per gli altri, delirio per chi tifa i bianconeri e 3 punti in più in classifica.

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Il punto d’ oro di Stamford Bridge

La Juventus è tornata, da grande protagonista, nel grande palcoscenico europeo della Champions League, facendo il suo esordio nella tana dei campioni d’ Europa del Chelsea. Mercoledì si è tornata a sentire la musichetta allo Stamford Bridge e per alcuni dei nostri ragazzi è stata la prima volta e Buffon ha tagliato il traguardo delle 400 presenze con la maglia bianconera. Dopo 1016 giorni la Juventus è tornata a giocare la competizione internazionale che le compete, dopo quel clamoroso 4-1 casalingo con il Bayern Monaco che ha sancito l’ eliminazione addirittura già nella fase a gironi. Da quel tonfo sono cambiate tante cose: dirigenza, allenatore e molti giocatori e il risultato si è visto ieri sera.

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La Juventus è partita bene dimostrando di essere concentrata e di non concedere molti spazi in fase difensiva, un buon possesso palla e delle ottime ripartenze fra cui quella in cui Marchisio avrebbe potuto indirizzare la gara in altro modo, ma così non è stato. Il Chelsea di Di Matteo provava a sfruttare le fasce con Cole e soprattutto con il fantasista Hazard ben bloccati su quella corsia da Lichtsteiner e da Vidal, un vero guerriero ieri sera a Londra, un leone. Dall’ altra parte neanche Ivanovic e Ramires hanno creto molti problemi sulla corsia di Asamoah aiutato da Marchisio nelle chiusure.

Sfortunamente, dopo che il Chelsea aveva provato a sfondare con Torres, anche lui non all’ altezza della sua fama e dopo la ripartenza della Juventus conclusasi con il tiro a lato di Vucinic sull’ assist di Vidal, che proprio in quella azione si infortuna alla caviglia ed esce momentaneamente, il Chelsea con Oscar punisce la Juventus con un diagonale da fuori area, con una complice e fondamentale deviazione di Bonucci che spiazza Buffon. Neanche il tempo di una reazione concreta, che di nuovo Oscar, con un colpo degno del nome che porta, trafigge Buffon per il due a zero piazzando la palla sotto il sette.

La Juventus potrebbe subire il colpa dell’ uno-due immediato, invece no, invece come ci ha abituato la squadra di Conte reagisce, con autorità e autorevolezza ma doprattutto come dice Vidal, con il cuore. Proprio Vidal che seppur zoppicando e stringendo i denti riapre la partita, con un tiro rasoterra su cui Cech non può nulla. Lui è il simbolo di questa Juventus, quella che non molla niente, quella che non molla mai, quella che ci crede sempre fino alla fine nonostante tutto e tutti. Questa è la Juventus che vuole Antonio Conte.

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Nel secondo tempo la Juventus che scende in campo è ancora più compatta e solida, solo Hazard fa venire i brividi con quell’ inserimento in aerea contrastato abilmente da Barzagli, Lampard solo su punizione e Mata, subentrato a Oscar, con un tiro di poco a lato mettono paura alla squadra guidata da Carrera. La Juventus nella secondra frazione di gara è anche decisa e sfrontata, anche se davanti con la coppia Vucinic-Giovinco non riesce a incidere come deve, la difesa del Chelsea centralmente concede poco e sia Giovinco, che non è riuscito a dimostrare il suo valore sbagliando anche passaggi e appoggi semplici, sia Vucinic che oltre alla possibile occasione dell’ 1-0 non è stato l’ uomo partita visto a Genova domenica scorsa.

Carrera così decide per il cambio Quagliarella per Giovinco e la scelta paga, con il pareggio. Fabio servito da una fantistica palla al bacio di Marchisio su un altrettanto fantastico incrocio della punta di Castellammare, infila con una freddezza assoluta il pallone sotto le gambe di Cech, è il 2-2 Poi sempre Quagliarella, servito dal neo entrato Isla che ha preso il posto di Lichtsteiner, con un girata stampa la palla all’ incrocio, insomma con due giocate Fabio stava per cambiare totalmente la partita. Successivamente anche Matri fa il suo ingresso in campo rilevando Vucinic, ma il risultato non cambia.

Alla fine è un pareggio giusto per quello che si è visto in campo, due squadre toste, quadrate e compatte che si sono date battaglia fino all’ ultimo minuto per cercare entrambe la vittoria. Un punto nella casa dei campioni d’ Europa è molto prezioso visto il duplice svantaggio e visto la reazione della squadra. C’è consapevolezza dei propri mezzi e delle proprie forze, cercando sempre di più la continuità dei risultati. Questa squadra può dare e fare ancora di più di quello che si è visto ieri sera e Conte lo sa, lui è attento al minimo dettaglio e la Champions è la competizione dei dettagli, ma per oggi va bene così. Anche questa volta torniamo a casa da imbattuti, per la 43 volta.

Il mister che ancora una volta è stato costretto a vedersi la partita dalla tribuna, causa squalifica, non si è sottratto alle emozioni della partita, scatenandosi ai goal come il tifoso a casa e allo stadio. Speriamo che questa sia una delle ultime volte che lo vedremo lassù, perché noi vogliamo vederlo esultare sì, ma in panchina e con i ragazzi. Fra un po’ di giorni sapremo se sarà così, al Tnas l’ ardua sentenza.

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Carrera non è Conte…

Il titolo potrebbe far presagire critiche negative sull’operato di Carrera. Non è così.  Carrera sta lavorando diligentemente e quando va in panchina verifica che quanto studiato e messo a punto con Conte durante la settimana venga pedissequamente applicato. Ma non è Conte.

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La conferma, spietata, durante la partita di coppa.

Difesa imbambolata durante i primi 5/10 minuti con palloni che passavano mentre sembrava che i giocatori si chiedessero vai tu o vado io? Centrocampo che ha fatto fatica a filtrare e attaccanti che hanno dimenticato il pressing. Che la partita sia stata raddrizzata è merito di quanto fatto durante l’anno scorso mediante iniezioni di adrenalina pura dal nostro Conte.

Conte in panchina sin dal primo minuto avrebbe urlato in maniera tale da farsi sentire fino ad Oslo e avrebbe caricato e corretto in corsa… l’imbarazzo di Carrera è evidente anche se, ripeto, fa onestamente il suo lavoro.

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Pirlo ha necessità di ritrovare la sua migliore forma e allora spero che nella prox di campionato giochi direttamente Pogba, se no sto ragazzo quando cresce?

La sensazione è che la manovra tattica messa in atto dal P.A.P. e cioè di privarci del nostro allenatore, alla lunga potrebbe essere devastante per la Juve. Urge trovare un assetto che garantisca, in caso di defezioni o cali dei titolari di uscirne con il minor danno possibile, non possiamo sperare che ci sia sempre il guerriero di turno (leggi Vidal) che rimetta a posto le cose.

E questo lo può fare solo Conte, solo se sta in panchina.

Spero che il TNAS, come ho già scritto, commini la pena eguagliandola alle giornate già scontate (all’assoluzione guardo come un miracolo) e restituisca alla Juve il miglior allenatore del campionato.

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Genoa-Juventus 1-3 Bastano anche 45 minuti

Sembra paradossale, ma è l’evoluzione. L’anno scorso alla Juve quasi non bastavano 90 minuti per sfogarsi e vincere. Molte partite sono state pareggiate per l’incredibile sterilità offensiva. Tanto gioco prodotto e curiosamente pochi gol. Poi Conte trovò il 3-5-2 e tutto si stabilizzò per il benestare dei tifosi e dei ragazzi in campo.

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Quest’anno la Juve sembra essere partita col freno a mano tirato. E col Genoa si è pure concessa il lusso di giocare solo 45 minuti. I secondi 45 minuti, perché il primo tempo è stato regalato. Avremmo voluto la diretta direttamente dallo spogliatoio bianconero. Carrera non è Conte, ma certamente si è fatto sentire. Prova ne sia lo sguardo di Giaccherini all’uscita del tunnel: occhi di chi è stato sgridato, puntualmente rimproverato e rincuorato, di chi è stato caricato a molla per ribaltare tutto.

La Juve del primo tempo è la peggior Juve stagionale, in realtà la più brutta della gestione Conte. Una possibile spiegazione, per nulla banale, è l’imminente debutto in Champions. Non prendiamoci in giro: chi, insieme al proprio amico sul divano, non ha pensato al Chelsea prima, durante e dopo il match? E i ragazzi che sono scesi in campo avranno fatto lo stesso pensiero. Lo si è visto dalle azioni confusionarie e dalla scarsa attenzione in fase difensiva, praticamente il punto di forza di Antonio Conte.

Svarioni degni di una squadra di dilettanti, lisci e addirittura incapacità di fare la partita. Pirlo sbadato, Marchisio assente, Giaccherini volenteroso, ma poco efficace. L’unico a metterci un po’ di grinta è stato Giovinco. Al doppio fischio il pensiero di un pomeriggio maledetto è venuto anche al più grande dei tifosi ottimisti. Troppo brutta per essere vera Juve, e infatti…

Chissà Carrera cosa avrà detto, di certo c’è che la Juve ha iniziato a fare la Juve. Molta più cattiveria negli interventi e certo maggiore ordine in una manovra che attende comunque la migliore condizione della squadra. Questo, sommato alle intuizioni di Conte nei cambi, ha dato la svolta al match.

Da segnalare l’ottima prova, a mio modo di vedere, di Sebastian Giovinco. Quando è entrato Vucinic ha potuto sfogare la sua tecnica e comunque era stato uno dei pochi ad aver tentato la manovra e la giocata nel primo tempo. E’ proprio Giovinco a suonare la carica con uno sfortunato palo. Il talento di Beinasco ha il merito di puntare sempre verso la porta e tentare il tiro. Con Matri quasi nessun passaggio utile, perché l’ex Cagliaritano si muove male in quella posizione ed è di poca utilità in fase di manovra. Molto più a suo agio con Vucinic al quale ha ceduto il rigore del vantaggio. Gran gesto, a conferma di come l’intesa fra i due è in netta crescita. E la Juve ne beneficia. Da un assist di Giovinco poteva nascere il 4-1 di Vucinic, ma il genio montenegrino ha pensato che poteva andar bene anche così.

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Se l’ingresso di Vucinic ha dato sostanza in attacco, quello di Asamoah ha di fatto spaccato il match. Ci ravvediamo su un nostro pensiero circa il ghanese: questo è un autentico fenomeno anche coi piedi. E non può essere un caso se alla quarta partita ne segnaliamo le indiscutibili doti tecniche. Conte ha ancora trovato l’intuizione più utile: spostarlo sulla fascia e fargli scatenare il fisico esplosivo. Come nel gol di Lichtsteiner, Asamoah spacca il match procurandosi un rigore più netto che utile, perché a quel punto la Juve aveva già spinto sull’acceleratore e sarebbe comunque passata. Ancora una volta.

Con un Marchisio finalmente in partita, un Pirlo meno svagato e un Giaccherini che fa felice Conte (e non solo).

Si farebbe comunque un torto a non citare Gigi Buffon. Prima ipnotizza Immobile, poi salva un paio di poderose conclusioni dalla distanza, quindi compie un miracolo su Bertolacci (che si gasa quando incontra la Juve). Proprio lui è a innescare una vecchia e crudele legge del calcio: “gol sbagliato, gol subito”.

La Juve che si appresta a volare a Londra lo fa dall’alto dei 9 punti, ma con una serie di incognite che vanno valutate. Chiellini, questo Chiellini, è improponibile in Champions, mentre a destra urge il debutto di Isla perché Caceres è molto più a suo agio in difesa (al posto di Chiellini?). Mentre Quagliarella e Matri avranno a questo punto sempre meno opportunità di mettersi in mostra. Il debutto di Bendtner si avvicina e tutti noi speriamo si riveli un acquisto prezioso, e se così dovesse avverarsi, allora sarebbero ancora più chiare le gerarchie in attacco. Intanto ci godiamo questo primato, coscienti che solo 45 minuti in Champions potrebbero non bastare.

P.S.

Mi sarebbe piaciuto giocare la gara con Matri al Genoa e… Immobile alla Juve. Il ragazzo dimostra di essere già pronto per il calcio che conta, con fisico e tanta cattiveria. E quel maledetto vizio che poteva castigarci. L’unico vizio che nel calcio è perdonato: il gol!

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Genoa-Juventus: le scelte di Antonio Conte

Secondo Carrera la Juve non è distratta dal Mercoledì di Coppa. Sono tutti concentrati e vogliosi di giocare la delicata partita a Marassi contro il Genoa. Un Genoa che presenta in attacco il passato (anche se per pochi mesi, anche se tutti i ricordi sono in un unico gol, quello al Cesena) e il futuro bianconero (quell’Immobile che secondo alcuni doveva essere tenuto e a cui andava concessa una importante chance). Chiunque incontri la Juve tenta di decuplicare le forze: per necessità, vista la forza della Juve, e per orgoglio.

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Genoa-Juventus: gli 11 di Antonio Conte

Genoa-Juventus: gli 11 di Antonio Conte

Così Conte dovrà essere bravo a mantenere sempre vigile l’attenzione e sempre al massimo le motivazioni. Gara dopo gara, anche e soprattutto in simili partite dove potrebbe apparire normale una distrazione, un pensiero rivolto più a mercoledì che a dopo pranzo.

Non ci sono titolari nella Juve, sempre secondo Carrera. Di fatto vi abbiamo presentato le due formazioni bianconere, ossia i titolarissimi e le seconde linee. Siamo perciò molto tranquilli, ma curiosi di vedere l’effetto che fa. Diversi i cambi oggi, proprio in vista del debutto in Champions a Londra. E sembra anche strano considerare Giaccherini, titolare in Nazionale, una seconda linea nella Juve: basta però considerare chi ha davanti, cioè mostri sacri europei come Vidal, Pirlo e Marchisio. Oggi Giak sostituirà il cileno, in un centrocampo tutto fosforo e velocità, con Pirlo in cabina di regia. Confermato Lichtsteiner a destra (inesauribile) e debutto per De Ceglie a sinistra, in sostituzione di un Asamoah che guiderà la battaglia contro il Chelsea.

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Se Lucio sostituirà Chiellini, allora Matri sostituirà Giovinco, in un perfetto binomio della coppia. Il parametro zero arrivato da Milano dovrà confortare sull’intuizione di Marotta: costo zero, risultato assicurato? Si spera di sì anche se i tifosi ricorda le prime uscite stagionali. Certo l’infortunio non lo ha aiutato, ma arrivano le partite pesanti, le partite ravvicinate e c’è bisogno di tutti. Soprattutto c’è bisogno di gol e Matri oggi è chiamato a una prova maiuscola. Serve il gol e serve una buona prestazione.

Una Juve che vince e convince anche con varie pedine cambiate, anche con Asa e Vidal e Giovinco fuori, assesterebbe una grande mazzata al campionato, visto anche l’andamento delle avversarie, qualcuna esclusa. Sperando che fra qualche giorno giudici illuminati e molto lontani da giochetti politici restituiscano a Conte ciò che merita di diritto e per meriti sul campo: la panchina.

AGGIORNAMENTO: a pochi minuti dal via Conte rimescola le carte. La grafica contiene perciò due errori: non più Chiellini, ma Chiellini; non più Lichtsteiner, ma Caceres (al rientro); non più Vucinic, ma Giovinco.

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Calcioscommesse, pestar l’acqua in un mortaio: il caso Virgilio

Dalle mie parti c’è un detto che debitamente tradotto per in non addetti ai lavori recita pressapoco così: pestare l’acqua nel mortaio…

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Sta a significare che è un lavoro inutile, ripetitivo e che serve solo ad apparire occupati in qualche faccenda, senza, però, alcun costrutto.

E’ la stessa cosa che i media, senza escuderne alcuno, stanno facendo da sei/sette mesi nella vicenda del “Chi vuol esser milionario” rivisitata e corretta e adattata in farsa con titolo ”Scommessopoli”.

Una schiera di marzulliani si fanno da soli delle domande e si rispondono in maniera tale da adattare alla domanda la risposta in modo  che questa li soddisfi al pari di una “sega” fatta con la mano sinistra (per i destrorsi…).

Tanto per fare qualcosa, tanto per perdere tempo, tanto per “rubarmi” lo stipendio, tanto perchè qualche coglione che leggerà lo troveranno sempre…

Oggi leggo su Virgilio sport un articolo (sic!!!) da cui ho tratto questo passaggio:

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Il tecnico (Conte) è stato ascoltato in qualità di testimone a Monopoli dai pm di Bari in relazione ad altre due partite: Salernitana-Bari e Bari-Treviso del 2009. All’epoca dei fatti Conte, che non è indagato, allenava i galletti. E’ stato ascoltato come persona informata dei fatti per 4 ore giovedì 6 settembre lontano da occhi indiscreti, come si usa fare nei processi di mafia. Una manciata d’ore per chiarire qualcosa in merito ai fatti in esame.

Come si usa fare nei processi di mafia… mi verrebbe di sputarvi in faccia per i paragoni beceri, pilotati, malevoli, sicuramente tendenziosi e privi di quel minimo di obiettività che la deontologia giornalistica imporrebbe.

FATE SCHIFO!

E’ un po’ come il vergognoso articolo sempre di Virgilio in cui si parla dell’incidente mortale di 6/7 anni fa,  che ha visto coinvolto Carrera, tirato fuori oculatamente e “opportunamente” proprio nel momento in cui quest’ultimo assumeva l’impegno di dirigere la squadra dalla panchina al posto di Conte.

Un appello agli amici Juventini: levatevi dal pc la home di Virgilio, utilizzate  “e orecchiette di nonna Adalgisa”, magari faticherete un p0′ per qualche ricerca, ma almeno lo stomaco resterà apposto!

 

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Le “boiate” che scrive Vittorio Oreggia (TUTTOSPORT)

Nell’editoriale di domenica, Vittorio Oreggia, Direttore responsabile di TUTTOSPORT, si è esibito in uno dei suoi soliti articoli dove l’educazione ed il buon gusto non riescono proprio a trovar casa. Il suo è evidentemente un giornalismo di parole forti (boiate), di ironie pesanti, di disprezzo, un giornalismo che paga visto che è diventato Direttore al posto di quell’altro bel signore che risponde al nome di Paolo De Paola, andato a dirigere il Corriere dello Sport dalle cui pagine può spargere veleno sulla Juventus (poco male, tanto lo leggono quattro gatti …….).

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Oreggia, per capirci, è quel signore in tribuna a cui si rivolse Conte al goal di Giaccherini in Coppa Italia contro il Bologna, dicendogli “Hai capito chi è Giaccherini?”.

Erano mesi che Oreggia voleva che qualcuno gli spiegasse chi aveva fatto venire a Torino uno come  Giaccherini…

Ma andiamo al dunque: il buon Oreggia ha deciso che domenica era la giornata giusta per stroncare Carrera e Giovinco.

Parole di Oreggia su Carrera:

Senza nulla togliere a Carrera, per la prima volta si è capito quanto peserà nei prossimi mesi l’assenza di Conte in panchina. Non a caso, solo dopo l’intervallo, cioè dopo una serie di correzioni “telefonate” dall’allenatore sotto squalifica, la Juventus ha giocato con il piglio della Juventus.

E su Giovinco:

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E poi con Giovinco ancora più piccolo di quanto non sia già [...] tutti tranne il piccoletto con la crapa pelata. Per adesso Giovinco non legittima né lo sforzo economico, né i paragoni ingombranti con Del Piero (hai voglia, dai …), né la predilezione rispetto a Matri e Quagliarella. È un pallino di Conte, Giovinco, ma c’è bisogno che offra un contributo superiore per poter legittimare la presenza fissa in squadra. E se butta in questo modo in Italia, figuriamoci in Champions dove il livello globale si alza, e di tanto.

Parlar male di qualcuno della Juventus è un dovere ben retribuito per i giornalisti della Gazzetta e del Corriere, lasciando perdere la deontologia professionale, questa sconosciuta. Per i giornalisti di Tuttosport dovrebbe essere un dovere nel momento in cui queste critiche, se nei limiti dell’educazione, servissero a spronare cambiamenti necessari nella squadra.

Parlar male di Del Neri o di Felipe Melo, quando la Juventus arrivava settima, era critica costruttiva.

Parlar male di Carrera (è inutile che Oreggia scriva “senza nulla togliere a Carrera”, se poi parla di “correzioni telefonate”) non serve a nulla, se non a creare insicurezza nel sostituto di Conte.

Conte è Conte. È unico. Ma o ce lo ridarà il Tnas o giocheremo tutte le partite di quest’anno senza di lui in panca. E in panca ci va Carrera, che non è Conte, ma non è un burattino. Nel secondo tempo la Juventus per un quarto d’ora ha corso come sa ed ha incenerito il Parma. E negli spogliatoi è Carrera che ha parlato, non le “correzioni telefoniche”: era un problema di grinta e di corsa, non tattico. Rispetto per Carrera, signor Oreggia!

Parlar male di Giovinco, oltretutto giocando grossolanamente sulle dimensioni fisiche e sulla testa pelata del nostro fuoriclasse, non serve a nulla, se non a creare ulteriori problemi di ambientamento a un ragazzo che di certo sembra averne. Lasciamolo tranquillo, sa giocare a pallone, è un nazionale, mostrerà il suo valore e darà il suo apporto. Veramente ingeneroso etichettarlo come “pallino di Conte”. E poi, cosa crede Oreggia, che con questi suoi giudizi costringerà la Juventus ad acquistare una punta di peso? La punta di peso la Juventus la sta già cercando, ma non sarà certo Giovinco a farle posto, ammesso che la si trovi. Rispetto per Giovinco, signor Oreggia!

 La Juventus di Conte e Agnelli è una famiglia. Che nessuno si azzardi a creare zizzania. Meno che meno quelli di Tuttosport. Peggio se presuntuosi.

 

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