Esiste una sorta di paraculismo, ma ormai sono abituato. Paraculismo a 360 gradi. Si processa quando fa comodo, si depista quando serve (certo non a tutti) e non si rettifica mai.

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Se provate a leggere l’edizione odierna della Gazzetta dello Sport (giorno 13 ottobre 2010) dovreste trovare parecchi elementi di buon giornalismo (sarcasmo!). Andiamo con ordine.

Era dal 1980 che la Nazionale Giovane dell’Italia non incappava in un simile disastro. Dopo aver vinto 2-0 l’andata, gli azzurrini crollano in casa della Bielorussia. Ora, fra i grandi io conosco Hleb e suo fratello e sfido i lettori, senza guardare Wikipedia o almanacchi, a citarmi un nome famoso della Nazionale di oggi e di ieri del paese bielorusso. Questo per dimostrare pure che nel calcio occorre correre e sacrificarsi. Serve umiltà e grande spirito di lavoro: tutto quello che è mancato agli arroganti azzurrini, convinti che solo il nome potesse incutere paura nei confronti di ragazzi che hanno sudato e ampiamente meritato il passaggio del turno. Ora, Casiraghi e i suoi ragazzi sono fuori dall’Europeo e dall’Olimpiade. Per un Paese e uno sport che voleva ripartire dai giovani questa è una mazzata grave e ridicola, per la quale qualcuno deve pagare. Inevitabile dare l’addio a Casiraghi che non ha saputo raggiungere determinati risultati pur avendo a disposizione rose molto interessanti. Inevitabile rivedere le convocazioni perché in B (ne cito uno soltanto: Fabbrini, oltre a quel Pasquato dimenticato dai più) c’è tanta gente interessante e che meriterebbe senza dubbio qualche chance. Proprio ieri avevo dato conto di una faziosità (la solita!) al limite del ridicolo da parte della Gazzetta che aveva raccontato di un Under 21 basata sull’ossatura della squadra nerazzurra campione dell’universo. Ecco il risultato. Passo e chiudo.

In serata si è completata la farsa. Oltre 200 ragazzotti che col tifo e col calcio non c’entrano nulla sono entrati indisturbati a Marassi, mentre io, alto più o meno 1 metro e 50 e incapace di reggere una spranga in mano per mancanza di forza nelle bracce, sono rimasto comodamente seduto sul divano. A cercare un programma da guardare in TV dopo appena mezz’ora di indegno spettacolo. Ma il paraculismo ha il suo sopravvento.

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I pericoli erano sotto gli occhi di tutti, ma come al solito noi non ascoltiamo niente e nessuno. La Federazione Serba aveva avvertito (non fatemi linkare siti serbi perché quella lingua mi è incomprensibile) e la Federazione Italiana si era preoccupata più a difendere il proprio culo che lo spettacolo da offrire ai bambini e alle famiglie. Seconda cosa: quelle spranghe e quelle cesoie, quegli attrezzi da falegname e da killer non sono presenti fisicamente sugli spalti, ma vengono introdotti da quelle persone che ieri hanno tenuto sotto scacco un intero paese. Un paio di anni fa mi è stata fatta buttare la linguetta di una lattina di Coca Cola, ovviamente era uno scherzo da parte dei controllori all’ingresso dello stadio. Qui però c’è poco da ridere e molto da capire.

Fortunatamente non è accaduto nulla di particolarmente grave, al di là di una sospensione che ci rende oltre modo ridicoli di fronte agli occhi del mondo. Siamo l’Italia, un paese barbaro che condanna società e dirigenti per la voglia di pochi e che non riesce a tenere a bada quelli che chiamano tifosi. Perché io le scene di ieri sera le ho viste, ripetutamente, verificarsi negli stadi civili italiani. Dove un po’ di tifosi dicevano al Pupone che un derby non poteva essere giocato: vai a capire perché?! Dove un po’ di tifosi bergamaschi non voleva far cominciare un Atalanta-Milan: spiegazione? E tantissimi altri episodi del genere, non escludendo le bombe carta dei tifosi bianconeri il cui unico scopo era quello di danneggiare la vecchia dirigenza Juve aprendo le porte a multe e pene. Non facciamo finta che in Italia non accada mai nulla: c’è tanto da lavorare. Fin qui non ricordo altre sospensioni di gara in un match giocato dalla Serbia contro un altro paese. E’ accaduto in Italia perché probabilmente hanno capito che il nostro terreno è fertile e così è accaduto. Prima riflettiamo, prima torniamo seriamente a vestire i panni di un paese civile per davvero, in tutti i settori della nostra vita: politica, economia, sport, educazione, scuola.

Gli unici a guadagnarci, da questa mattina in poi, saranno i soliti paraculi della politica che, credo, daranno ampi e giusti meriti ai poliziotti e proveranno a marciare su questo episodio per fare campagna elettorale o campagne politiche che lasciano il tempo che trovano. Anche questa è l’Italia e all’estero lo hanno capito. Che tristezza!

Ultima riflessione sul capitolo Calciopoli Bis. Sempre nell’edizione odierna della Gazzetta dello Sport dovreste trovare un pezzo bellissimo sull’udienza di ieri. E’ scritto dalla mano di Maurizio Galdi che stravolge le testimonianze di ieri mattina e dipinge il Processo come a netto vantaggio dell’accusa contro Moggi e la Juve e gli arbitri indagati. Proprio lui, come direbbe in telecronaca Sandro Piccinnini, in barba alla deontologia professionale. Il colpevole che colpevolizza, l’indignato che si indigna. E’ strano come abbia lui in mano una penna scomoda, ma in fondo fa parte del progetto del giornale colore rosa suino di insabbiare tutto, ridimensionare Calciopoli Bis e buttare fumo negli occhi dei lettori. Galdi informa e racconta un Processo che ha contribuito ad alimentare in un modo abbastanza strano. Come a dire: fatti una domanda, datti una risposta e – per favore – levati dalle palle perché non se ne può più!

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