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Calciopoli: niente prove, zero testimonianze, solo reato di tentativo. E’ sempre più Farsopoli!

Questo è il Paese più bello del mondo. E’ il Paese in cui gli inventori fanno i giudici che, a loro volta, sono romanzieri. Altro che Giulio Verne, altro che Camilleri.

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Il più grande spettacolo dopo Zelig è… la Giustizia Italiana. Che giusta lo è solo per chi ha le tasche piene di soldi e gli amici nei posti giusti.

Non c’è verso di leggere in altro modo le 561 pagine dell’assurda sentenza di Calciopoli. E qui fermo le mie considerazioni lasciando spazio ai virgolettati. Trovate ormai il documento in rete, liberamente scaricabile, quindi se vi armate di un po’ di tempo e delle giuste dosi di calmanti (onde evitare di distruggere a mani nude ogni tipo di istituzione pubblica di questo bellissimo Paese), potete trarre da voi le conclusioni. L’italiano è italiano, dunque capibilissimo anche da chi non ha sostenuto l’esame di quinta elementare.

Cosa che quelli di Cazzetta e Repubblica e CorSport non hanno fatto a quanto pare. In realtà non dò la colpa a loro: poveretti, hanno il guinzaglio, hanno un collare stretto al collo. Devono solo ubbidire e tacere, mettere la firma su concetti che non pensano nemmeno. Ma è il gioco, bellezza: la stampa serve a chi ha soldi e potere. Nulla più. Per fortuna c’è la rete, c’è Internet e con i documenti non si può più mentire.

La sentenza assurda: nessun campionato alterato

Cominciamo dalla prima frase:

il processo non ha in verità dato conferma del procurato effetto di alterazione del risultato finale del campionato di calcio 2004-2005 a beneficio di questo o quel contendente

La traduzione o la parafrasi di questo testo è semplice: non esiste un campionato alterato. Vale per quello 2004/2005 e vale a maggior ragione per quello 2005/2006 oggi ufficialmente di merda e di cartone secondo il Tribunale di Napoli. Questi due scudi torneranno a casa a breve.

Nessun accenno da parte della stampa che ha stravolto il “procurato effetto” e “alterazione”. Vergogna!

La sentenza assurda: difesa ostacolata

Un Paese civile è tale se permette ad accusa e difesa di poter operare in modo equilibrato, senza propendere per l’una o per l’altra. L’itaGlia non è un Paese civile se si legge

la difesa è stata molto ostacolata dal metodo adoperato per il loro [delle telefonate] uso, indissolubilmente legato a un modo di avvio e sviluppo delle indagini per congettura

Traduzione: indagini parziali, indagini a unica direzione. E’ il vestito della condanna preconfezionata, di un modo di agire da parte di Carabinieri e investigatori… a servizio di qualcuno. Questo qualcuno è facile da individuare e non è solo il petroliere, ma anche il pelatone e due o tre presidenti che proprio col calcio non dovrebbero averci a che fare.

Traduzione due: la difesa non ha potuto fare il proprio lavoro, e in tal caso risuona come un grido nelle tenebre il “accettiamo la Serie B” dell’Avvocato Zaccone, su mandato di Franzo Grande Stevens evidentemente. Non posso pensare che l’Avvocato dell’Avvocato non abbia dato il suo ok alla tragedia del 2006.

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La sentenza assurda: il reato di tentativo

Immagina di venire catturato a casa tua, mentre pranzi a tavola. Al Processo l’accusa dirà che avevi un coltello in mano e, dunque, essendo questo utilizzabile come un’arma… ecco che si configura il reato di tentativo di omicidio.

Non è una barzelletta perché accade realmente, accade ora a Napoli, con la Casoria che dà il suo assenso. Accade in Italia, ops in itaGlia, questo grande Paese dove ogni cosa prende vita, soprattutto le stronzate.

Così si scopre che quello che condanna Moggi è un reato di tentativo. Più o meno vale come l’illecito strutturato e l’isola che non c’è di Bennato. Cioè: aveva i contatti con la Federazione? Sì. Aveva i cellulari? Sì. Aveva comprato le schede? Sì. Dirigenti e direttori sportivi avevano cellulari? Sì. Perfetto, ecco il reato.

Quale che sia… nelle carte non c’è scritto. C’è scritto solo che Moggi avrebbe potuto confezionare l’alterazione dei campionati che però… qualche riga prima viene palesemente accertato… non c’è stata. Avrebbe, ma non è successo. Vorrei, ma non ho fatto. E’ questa la condizione di pietà nella quale è caduto questo Paese.

Complimenti.

La sentenza assurda: la Juve fuori da tutto

La farsa diventa perfetta quando si legge che

il Tribunale stima che non può essere accolta la domanda nei confronti del responsabile civile Juventus spa

Traduzione: la Juve non poteva essere tirata dentro ad alcuna pena o procedimento, se non al pari delle altre società che se ne sono uscite addirittura con premi: Lazio penalizzata, ma niente retrocessione, così come Fiorentina. Per non parlare del Milan promosso in Champions.

Briamonte sfrutterà questa riga per dare l’attacco. Ma a questo Paese non credo più, quindi sarò un buco nell’acqua.

La sentenza assurda: ecco Farsopoli nelle carte della Casoria!

L’autore di questo articolo e blog non può essere responsabile delle azioni dei lettori che leggeranno qui di seguito:

non può essere trascurato il dato del ridimensionamento della portata dell’accusa che deriva dalla parzialità con la quale sono state vagliate le vicende per correre dietro soltanto ai misfatti di Moggi

Questo evito di tradurlo. Mi fa troppo male pensare di essere un itaGliano.

Signori, la Farsa è servita!

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E’ morto il giornalismo sportivo itaGliano

Niente, nessun rumore. Perché bisogna non fare rumore se si vuole tappare e mettere a tacere lo scandalo. Perché stavolta c’è la ciccia, perché le parole pesano come un macigno.

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Tutti i quotidiani nazionali fanno finta di nulla. Non sono uscite le motivazioni di Calciopoli, della condanna già assurda di Moggi anche molto lieve nei punti rispetto alle richieste. Non è accaduto, voi forse sognate.

Che le pagine di Napoli sono scandalose e vergognose te lo dice proprio il silenzio che regna attorno e rende ancora più sospetto il movimento di TV e giornali quel giorno di novembre. Quello spiegamento di forze… e quel risultato che loro conoscevamo bene. Oggi invece… il silenzio che però è molto più di un grido, di un urlo.

La Gazzetta dello Sport e il Corriere dello Sport stanno cercando in tutta fretta anche un solo punto a favore dell’accusa, mentre Repubblica e Corriere della Sera stanno lì nascosti. Potessero oscurare la pagina sportiva…

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Perfino La Stampa si dimentica del dettaglio… mannaggia!

Eppure ci sarebbe da parlare… da indignarsi forte come cittadini, prima ancora che tifosi di questa o quell’altra squadra. E’ il solito Paese piccolo piccolo, corrotto come non mai, senza alcun briciolo di dignità e onestà, di trasparenza e giustizia.

A leggere le pagine che di fatto non condannano Moggi e la Juve viene naturale un certo rigurgito e la domanda è sempre quella, il chiodo fisso di chi non ha ceduto alla morte dell’intelligenza e del senso civile: perché è stata condannata la Juve? E perché Moggi?

In oltre 200 pagine, la Casoria e perfino le altre due giudici, non sono riuscite a dare una risposta. E viste le premesse… forse è meglio bruciare i fogli e ricominciare da capo… certo non con questa gentaglia!

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Le motivazioni della sentenza su Calciopoli: lettura

Dopo pranzo dovremmo essere al lavoro sulla sentenza circa Calciopoli, firmata da Teresa Casoria.

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E’ uno dei pezzi più divertenti della Storia Italiana, e ci sarà davvero da ridere se non fosse che i fatti narrati sono accaduti realmente e se non fosse che persone vere rischiano la galera per il volere di certi potenti coi soldi. Con tanti soldi in tasca e in gioco.

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Ci sarà da ridere perché già nelle prime pagine risulta chiaramente come:

  1. il campionato 2005 è regolare!
  2. a carico di Moggi non ci sono prove, solo sensazioni e uno strano concetto: “la sua competenza si pone come strumento di competizione con le istituzioni”, chi vuole può cominciare a vomitare!
  3. non esistono prove che dimostrino la giustezza del teorema sportivo che ha distrutto la Juventus nel 2006, e questo sempre secondo la Casoria;
  4. il dibattimento ha di fatto sconvolto l’impianto accusatorio: come avrà retto allora la richiesta di condanna?
  5. la difesa e’ stata in fatto molto ostacolata nel suo compito!

Un Paese allo sbando, senza la minima dignità di fronte alla legge e ai suoi cittadini. Un Paese che esce ancora più ridimensionato e infangato: ora tutto è nelle mani sapienti di Briamonte. E speriamo pure che qualcuno, al di là del tifo, si decida a compiere qualche gesto significativo per svegliare le coscienze e riportare un po’ di giustizia.

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Calciopoli, la condanna che dichiara la morte della Giustizia Italiana

Parto, e non ve lo aspettate, da Lotito. Bene, Claudio Lotito è stato condannato per il reato di frode sportiva. Insieme a Carraro ha sostanzialmente barato. Problema: Carraro è stato assolto e l’unico arbitro condannato è De Santis che non c’entra nulla con la Lazio. Domanda: come ha fatto Lotito, con Carraro assolto, a barare, quindi a falsificare un match di campionato senza l’aiuto di dirigente federale e arbitro?

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Di queste domande il Processo di Napoli è pieno, colmo e stracolmo. Forse troppo colmo per non capire che la verità non poteva emergere del tutto. Non almeno così subito.

Probabilmente si vorrà mettere a distanza di sicurezza il paese calcistico, ma io oggi sono orgoglioso.

Sono orgoglioso perché ho conosciuto tanta gente di squisiti disponibilità e intenti, gente con principi sani e valori cui crede ciecamente. Valori quali equità, onestà, lealtà, correttezza. Gente, cittadini che, sentito il fetore tremendo della farsa, ha deciso di dedicarsi anima e corpo a un progetto: chiarire la vicenda Calciopoli.

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Ed è stato fatto. Mai come nella storia repubblicana italiana i cittadini si erano sostituiti ai giudici e di fatto hanno condotto il processo alternativo, parallelo. A questo punto il vero processo Calciopoli.

Abbiamo documenti e documentazione, prove e fatti, testimonianze e interrogatori, ma la forza della politica italiana è inimmaginabile. Credevo fermamente nel lavoro della Procura Napoletana, ma siamo pur sempre italiani. Evidente che questo primo grado, seppure primo grado, non ha nulla a che vedere col processo di giustizia che doveva essere celebrato.

Non facciamo fatica a capire che questa sentenza è semplicemente una prosecuzione del verdetto sportivo e cioè la Farsa che abbiamo studiato e svelato in questi anni. In questa sentenza di primo grado non vi è traccia del dibattimento che ha avuto luogo nell’aula 216 del Tribunale di Napoli. Nemmeno una traccia.

E il Paese va a fondo. Da una parte gli imputati che ormai hanno ceduto: il viso di Moggi non era quello di uno sportivo condannato, ma quello di un uomo svuotato di ogni minima forza. Ci domandiamo che tipo di reazione ci si aspetta adesso non già da uno juventino, ma da una persona che ha creduto nell’Istituzione della Giustizia, in questo strano Paese dove l’anormalità diventa la regola, dove l’illegalità diventa Legge.

Se avrete la pazienza di seguire questi poveri cristi che lavorano dietro le quinte di blog e portali, fra poche settimane avrete ancora un’altra risposta. La domanda è sempre la solita: perché questo Paese non riesce a cambiare e cambiarsi?

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L’arringa di Prioreschi spiegata al tifoso interista: le schede svizzere

Continuiamo il nostro viaggio in quel mondo favoloso che è l’operato di Maurilio Prioreschi, avvocato di Luciano Moggi in quel di Napoli.

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Se ti sei perso le precedenti due puntate, ora è il momento di aggiornarsi velocemente:

L’avvocato Prioreschi comincia una lunga cavalcata che demolirà, in sole 2 ore, tutto il castello di accuse che dal 2006 ormai vengono cantate a mo’ di ritornello. Un ritornello evidentemente stonato, che non funziona.

I toni di Prioreschi sono confacenti alla farsa andata in scena fino a questo momento, quando cioè Moggi ha deciso di prendersi la scena e di vuotare il sacco. La controindagine – che in realtà è l’unica indagine fin qui svolta in merito a Calciopoli, Moggiopoli, Morattopoli o Criminopoli come volete chiamarla – ha prodotto le uniche prove utilizzabili in un Tribunale che si chiami tale davvero. Le cavolate da bar, i gossip non possono decidere un reato penale. Né dovrebbero decidere un giudizio sportivo come accaduto nel 2006.

L’esordio di Prioreschi, per quanti presenti in aula, è molto forte:

Non utilizzerò le 3 sentenze della giustizia sportiva. Non le utilizzerò perché quella è giustizia d’avanspettacolo, sperando che chi fa avanspettacolo non si offenda. Non parlerò nemmeno della sentenza GEA (qui un dettaglio, n.d.a.) che ha distrutto l’ipotesi di associazione a delinquere e che ha quindi smentito tutto l’impianto accusatorio. Mi farebbe comodo, ma non lo faccio.

E’ un atto coraggioso quello di Prioreschi perché io avrei giocato mille euro sul fatto che un punto saliente della difesa potesse essere proprio la sentenza GEA. I presenti in aula hanno storto il naso: e che dirà ora? I più perspicaci hanno invece intuito che le seguenti due ore sarebbero state memorabili.

L’attacco alle 3 sentenze della giustizia sportiva è dettato dalle assurde conclusioni cui questa è arrivata. Basterebbe rileggersi quelle carte per capire che:

  1. un campionato dove nessuna partita è stata alterata… risulta alterato;
  2. un campionato dove chi truffa con gli arbitri viene poi penalizzato dagli stessi arbitri… è stato alterato;
  3. i capi di accusa vengono decisi facendo strani confronti fra tabellini della Gazzetta (peraltro alcuni furono palesemente errati) e curiose ricostruzioni delle partite però… prive di immagini, cioè senza che gli imputati potessero portare in aula alcuna prova a confutare le accuse medesime;
  4. un campionato perfettamente regolare… viene sottratto a chi lo aveva regolarmente vinto e consegnato, per una decisione di UN SOLO SAGGIO, alla squadra arrivata terza in classifica;
  5. e potremo continuare ancora, ma la smettiamo qui.

La sentenza GEA non viene dunque utilizzata da Prioreschi eppure quella sentenza è una prima picconata a tutto l’impianto accusatorio che ha buttato all’inferno la Juve. E nessuno si faccia prendere in giro sul caso Giraudo. L’ex amministratore delegato bianconero aveva capito e previsto tutto e ha deciso, contrariamente a Moggi, di mollare ogni cosa in Italia trasferendosi a Londra. Si attendono novità in merito.

La sentenza GEA farebbe comodo, ma Prioreschi ha in mano tantissime carte che comincia a sfogliare da subito permettendosi di anticipare la soluzione di questo processo:

(rivolgendosi alla Presidente Casoria, n.d.a.) Lei disse che vale quello che si dice qui, che quello che si dice qui vale di più di quello che si è detto fuori. E allora questo processo non può che avere una soluzione: i fatti non sussistono.

D’ora in avanti sarà un elenco di malefatte commesse – clamorosamente, e ci sarebbe da indignarsi forte come cittadini ligi alle leggi – da PM, da carabinieri e personaggi del mondo del calcio che, piaccia o non piaccia, non sono Moggi e Giraudo. Identificarli, al lettore, non sarà difficile.

Le schede svizzere

E’ stato il cavallo di battaglia di Narducci. Le schede svizzere, le schede svizzere. Una sorta di mantra che già all’epoca suscitò non poche perplessità. Inutile ripercorrere le tappe di questa vicenda, basti dire che Moggi possedeva schede svizzere e gli scopi non sono chiari. O meglio, Moggi ha sempre dichiarato che sono servite per il mercato, ma poi la verità è uscita fuori: doveva proteggersi da un tentativo di spionaggio contro la sua persona. Almeno era questa l’ipotesi del Direttore. Come i fatti hanno dimostrato… Moggi aveva ragione. E forse non sapeva nemmeno QUANTO avesse ragione. L’attività di spionaggio effettivamente c’è stata ed è stata condotta da un team della Telecom. Facciamo due conti? Telecom = Tronchetti Provera. Tronchetti Provera = Inter. Inter = Moratti. L’equazione torna.

Ma stiamo ai fatti narrati da Prioreschi.

L’avvocato si riferisce a un’eccezione di utilizzabilità delle schede per svolgimento di attività di indagine in territorio straniero senza rogatoria internazionale. In burocratese e col linguaggio della giurisprudenza italiana… il codice penale marca queste prove (già di per sé fantomatiche) come inutilizzabili.

Ora, piaccia o non piaccia, se le prove sono inutilizzabili la fase del processo che le vede protagoniste è da ritenersi nulla. Praticamente… casca tutto il processo.

Ma perché queste schede sono inutilizzabili?

Lo spiega benissimo Prioreschi:

Abbiamo notato discrepanze fra Di Laroni e Auricchio circa l’accertazione dell’intestazione delle schede.

In pratica Prioreschi riporta alla luce che Di Laroni e Auricchio andarono in confusione quando gli era stato chiesto di speigare come riuscirono a capire l’intestazione delle schede. A chi apparteneva una scheda? A chi l’altra?

In aula Di Laroni rispose in modo perentorio: “Abbiamo accertato il tutto attraverso il centro doganale di Chiasso”.

Tranne che Auricchio, successivamente, disse (in merito all’Informativa del 19 aprile 2005, in aula il 23 marzo 2010) che i controlli erano avvenuti attraverso sue telefonate con un ufficiale svizzero. Di queste telefonate, di questi controlli, di questa attività di indagine non c’è però traccia e né Auricchio né Di Laroni riescono a produrre un qualche tipo di prova.

Tutto a voce! Noi dobbiamo impostare un processo dove gli atti più rilevanti sono “a voce”!

Basterebbe questo a far nascere dei dubbi. Ma ci penserà poi il Maresciallo Nardone a scardinare tutte le perplessità e dare la soluzione all’enigma sugli accertamenti delel schede svizzere. Nardone darà contezza del fatto che la documentazione è stata presa direttamente in Svizzera dove lui si è recato con De Cillis (personaggio assolutamente singolare, che conosceremo poco sotto). Ecco la prova provata di come è stata acquisita la documentazione sulle schede svizzere. Primo importante punto a favore della difesa.

Un primo risultato della contro-indagine è quindi il seguente: le schede svizzere non potevano essere utilizzate in questo processo. Posto il fatto che gran parte del processo è basato anche solo sulle ipotesi sul modo di usare queste schede da parte di Moggi… beh, il lettore può tranquillamente tirare le somme.

Ma sarebbe anche brutto vincere in questo modo. Anche a me queste regole su rogatorie e autorizzazioni non piacciono, perciò approfondiamo ugualmente il discorso sulle schede svizzere. E lo facciamo sulla base di un piccolo racconto che il De Cillis ha regalato ai posteri al Processo di Napoli.

De Cillis, Moggi, le schede svizzere e Marco Branca

Intanto c’è da chiedersi: chissà che raggiri e cosa si sarà inventato Moggi per procurarsi queste schede svizzere. Avrà fatto tutto in segreto, perché si rischiava troppo a operare sotto la luce del sole, col rischio appunto di essere scoperto. Vi sorprenderà quindi scoprire che:

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Ricordo che Narducci in preliminare disse che Moggi era dotato di capacità criminale maniacale. E come mette in piedi questa associazione? Va dalla signora Castaldo, segretaria della Juventus e le chiede i soldi per le schede. La Castaldo gli risponde: li devi dare a Bertolini che le va a comprare. La Castaldo lo dice a Capobianco, altro dipendente Juventus. E Bertolini va a comprare le schede e a De Cillis racconta tutta la storia.

Incredibile eh?! Al primo step Moggi riesce a coinvolgere almeno 4 persone potenzialmente testimoni a suo sfavore: la segretaria, Bertolini, il dipendente e il proprietario del negozio in Svizzera. Proprietario del negozio in Svizzera che Moggi incontrerà di lì a breve proprio perché sarà lui ad andare a prendere le schede.

Come vedete una modalità segreta: con tanto di invito alle partite della Juventus, e fotografie al passaggio della frontiera a Chiasso. Ma vi rendete conto? Se era segreta e serviva a parlare con gli arbitri, le modalità di acquisto sarebbero state segrete. Ci sono già una decina di persone che sanno della cosa.

Qui dare contro a Prioreschi appare assurdo, anche un po’ da dementi: che razza di associazione è quella di Moggi dove di segreto c’è solo la sua capacità di acquistare giocatori a 7 miliardi e rivenderli a 150 miliardi, salvo prima vincere tutto quello che c’era da vincere?

Ma è il De Cillis che in aula fornirà un dettaglio mica male. E’ il 30 giugno 2009 quando il titolare del negozio di Chiasso, in Svizzera, racconta:

Avv.Messeri: «Conosce o ha conosciuto dal 2004 dirigenti di altre società sportive di serie A?»

De Cillis: «Che importanza ha dire che dirigenti conosco?»

Messeri:«Io le ho fatto una domanda, se il presidente la ammette»

Teresa Casoria: «Non importa effettivamente, ma risponda»

De Cillis: «Non so… non so nemmeno se Marco Branca è un dirigente. Lo conosco, viene a cambiare telefonino da me, ma non so che importanza…»

Interviene il Presidente Casoria: «Abbiamo acclarato che il suo negozio era frequentato dall’ambiente del calcio» Messeri: «A me interessava sapere se dal 2004 ad oggi ha conosciuto dirigenti di squadre di serie A e chi»

Teresa Casoria: «Collega persone che frequentano il suo negozio con la dirigenza di squadre?»

De Cillis: «Molto prima che succedesse questa storia era venuto da me anche il fratello di Moratti. Però non conosco dirigenti con cui ho rapporti di lavoro»

Ci risiamo! Di nuovo una commistione di interessi, strani personaggi che incrociano la loro vicenda di testimoni scomodi per la difesa… con conoscenze con persone legate alla sponda opposta a quella di Moggi. La reticenza a rispondere alla prima domanda di Messeri è poi un curioso caso di “beccato sul fatto!”. A confermarlo è il contro-interrogatorio dell’Avv. Morescanti:

Morescanti:«Lei prima parlava di un certo Marco Branca. Chi è il signor Marco Branca?»

De Cillis: «Senta una cosa, io non voglio tirare in ballo altre persone…»

Morescanti: «Senta io le ho fatto una domanda su una risposta che lei ha già dato al tribunale!»

De Cillis: «Io abito a Como e conosco un sacco di persone. Quindi, l’inter è lì, è ad Appiano. Vicino casa mia abitano tantissimi calciatori dell’inter»

Morescanti: «Non ho capito che c’entra l’inter?»

Teresa Casoria: «Branca sarà un dirigente dell’inter»

Chissà cosa penserà la gente comune, ma a me questo freno a parlare quando salta fuori un nome nerazzurro mi puzza. Mi puzza… e non poco. Anche perché di personaggi come il De Cillis, in questo processo, ce ne sono parecchi e tutte con storie parecchio interessanti. Perché può sparlare tranquillamente di Moggi e avere remore a parlare di Branca? E in un paese di media intelligenza come l’Italia è possibile che debba essere una donna come la Casoria, prima ancora che Giudice e Professionista della Legge, a dover appurare che il De Cillis sta seriamente rischiando di dire scemenze in un’aula di tribunale?

A fornire la soluzione dell’enigma delle schede svizzere, un’altra soluzione ancora, sarà ancora la Casoria con un passaggio molto interessante:

(rivolgendosi alla Morescanti, n.d.a.) Avvocato abbiamo acclarato già, non le consento più queste domande! Nessuno dirà mai che usare schede svizzere sia reato.

Non sarà reato, ma qui una squadra di calcio è stata distrutta e gettata nel buio più profondo. Di questo qualcuno ne dovrà rendere conto. Magari con una lettera da spedire… guarda un po’… in Svizzera.

P.S.

In un altro passaggio, ma qui indagini non ce ne sono, si saprà poi che anche Branca comperava abitualmente schede svizzere. E non mi risulta che Branca abbia mai realizzato i colpi di mercato di Moggi. Quindi… o le schede non funzionavano… o quelle schede servivano… stavolta… davvero per altri affari.

Alla prossima puntata dove approfondiremo “la frode sportiva”.

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Le richieste dei PM per Calciopoli: ma è uno scherzo? E questi 2 anni di Processo dove li mettiamo?

Comincio subito dalla conclusione: o questi PM decidono di dimettersi o questo Paese non cambierà mai.

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Perché delle due l’una: o mostrano gravi lacune professionali, e questo è male, o dimostrano malafede, e questo è peggio!

Un disco rotto. Una sorta di lettura asettica di un ritornello che non fa più ridere, figuriamoci se fa effetto. Una cantilena disgustosa e che sa di una volgare presa per i fondelli per tutti i cittadini italiani.

Ma chissà cosa avranno combinato negli altri processi in cui sono stati impiegati Capuano e Narducci, e lo dico da cittadino italiano che ha ancora qualche speranza che quella frase, “La legge è uguale per tutti”, risulta alla fine vera, quanto meno verosimile. Ma niente, è solo un mio sogno infranto.

I PM sono alla conclusione del loro lavoro. Ma in queste ultime uscite sembrano aver dimenticato quanto accaduto a Napoli davanti al Giudice Casoria. Sembra, cioè, che gli oltre 100 testimoni e le numerose prove portate dalla difesa, nonché delle presunte prove d’attacco portate dai PM rivelatesi poi vane e addirittura di segno contrario all’accusa medesima… beh sembra che tutto ciò sia stato cancellato.

Soprattutto oggi Capuano è parso visibilmente in difficoltà, preso come era a leggere un copione che non funziona più.

Capuano porta in aula ben 30 frodi sportive a carico degli imputati.

Riparla di telefonate trite e ritrite, salvo dimenticarsi che Prioreschi ha portato a conoscenza del pubblico e della corte ben altre telefonate, molto gravi e alcune anche di gravità superiore a quelle imputate a Moggi.

Capuano torna a parlare di partite che sono state ridicolarizzate in aula e dimentica le numerose testimonianze che hanno SEMPRE scagionato gli imputati.

Capuano dimentica la posizione ambigua di Nucini, portato ancora una volta come teste chiave, come se la figuraccia, poi ripetuta, è stata solo una scenetta comica per divertire il pubblico.

Capuano parla ancora di Lecce-Parma e poi tira in ballo altre partite. A metà discorso perfino Narducci abbandona l’aula: forse è troppo anche per lui! Troppo ridicolo!

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Capuano mostra un’illogica ricostruzione della figura di De Santis che sarebbe membro della Cupola: prima è partecipe, poi è contro, poi reintegrato. Entra ed esce come se niente fosse, come un gioco di magia mal riuscito.

Capuano torna a parlare delle ammonizioni preventive, salvo dimenticare l’effettiva utilità di TUTTE le ammonizioni che non hanno certo favorito la Juve. Basterebbe leggere i dati, ma dimentica di farlo. Dimentica inoltre di formulare la prova di quanto sta dicendo. Ma tant’é, il canovaccio è questo!

Capuano parla dei presunti regali di Moggi sui quali esistono molti dubbi circa l’esistenza degli stessi. Mentre Capuano dimentica di citare altri regali della cui esistenza invece abbiamo più di una prova.

Capuano parla di griglia, ma dimentica le telefonate di Facchetti e Moratti.

Capuano parla di designazioni, ma dimentica le testimonianze in studio di avvocati, notai, giornalisti e dirigenti.

Capuano dimentica Galliani e Meani.

Capuano dimentica le figuracce di Gianfelice Facchetti e Nucini in aula.

Capuano dimentica un sacco di cose insomma.

Alla fine ecco la sorpresona. Sì perché dopo ore e ore di parlare si dovrebbero formulare richieste in stile Bin Laden e Al Qaeda. Invece… per Moggi sono stati richiesti 5 anni e 8 mesi. Il Processo GEA sembra non contare.

Capuano ha dimenticato però la richiesta più importante, era su un post it della sua cartellina: Juventus in Serie B con 17 punti di penalizzazione. E lo scudetto del 1985 da cucire sulla maglia di Moratti!

Amen

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Il Giudice Casoria può continuare il lavoro su Calciopoli. Perché?

A Napoli si rincorrono strane vicende e strani fatti.

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A poche ore dalla notizia dell’accettazione del trasferimento del Giudice Casoria ecco il clamoroso passo indietro. Perché che si tratti di un passo indietro questo è evidente.

Mentre le colleghe del Giudice Casoria restano tranquillamente al loro posto con tanto di delega su Calciopoli, il Giudice Casoria rischia seriamente di doversi alzare dalla poltrona. L’effetto immediato sarebbe il dover dare l’addio definitivo al Processo contro Moggi et altri!

L’addio è presto spiegato, nonostante qualche giornalaccio si sia affrettato a nascondere la notizia o a scrivere una cretinata colossale. Il Processo di Napoli è arrivato dove è arrivato grazie alla serietà di un Signora per bene, come poche ce ne sono in giro nella penisola italiana. Seguendo, semplicemente, le regole della giurisprudenza italiana, i PM sono stati messi di fronte alla verità più nuda e cruda, verità che ha il sapore di una sconfitta pesantissima. Più morale che dal punto di vista processuale, in quanto la posizione di Moratti e della sua società è ben protetta (a quanto pare, e mi riservo il tempo di capire meglio e di più) da tutta una serie di cavilli.

Senza il Giudice Casoria il Processo di Napoli sarebbe morto e tecnicamente ciò è stato spiegato meravigliosamente bene dal Giudice medesimo.

La richiesta del trasferimento ha trovato risposta positiva con una tempistica macabra: subito dopo la censura (a chi non è mai capitato di dire parolacce a un collega?) e subito prima la seconda istanza di ricusazione presentata, attenzione al dettaglio, dai PM. Cioè dall’accusa. Cioè da chi dovrebbe difendere il giudice. O meglio: dovrebbe difendere il giudice dai giochetti della difesa. Ma il paradosso di Napoli non ha limite, come già scritto in questo blog.

Il passo indietro di cui sopra riguarda il fatto che la Procura sembra aver dato l’ok per la delega alla Casoria per terminare il Processo iniziato ormai molti mesi fa.

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E adesso che succede?

Succede che la palla passa a La Russa (che può seguire la sua squadra del cuore coi miei soldi), grande tifoso nerazzurro, nonché componente fondamentale del governo Berlusconi. Che c’entra La Russa? Beh, è il principale alleato di Narducci e Moratti in questa triste storia: se passasse il Processo Breve… Calciopoli morirebbe nel giro di pochissimi secondi.

E se non passa il Processo Breve?

In tal caso la palla passa a chi deve esprimersi sulla istanza di ricusazione. E qui la dietrologia la fa da padrone: perché dovrebbe essere ricusato un Giudice su cui una prima istanza era stata rigettata? Perché nel frattempo i PM si sono suicidati portando in aula tesi fantasiose, zero prove e testimoni d’accusa rivelatisi poi principali alleati delle difese?

E se passasse l’istanza di ricusazione?

Beh, qui il discorso si fa ampio e pure delicato. Le difese che non hanno voglia di prescrizione o di ulteriori allungamenti potrebbero chiedere il trasferimento del Processo per inquinamento ambientale, perché non c’è altro modo per definire quanto accaduto a Napoli. E dovrebbero trovare il modo di trovare un altro Giudice che agisca secondo le regole: praticamente mission impossible!

Evviva la Giustizia! Evviva l’Italia!

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Meledette regole. Calciopoli non si deve fare. Viva l’Italia!

Chi si difende non vuole la prescrizione. Chi accusa vorrebbe cancellare il Processo. Il Giudice attacca una Procura che a questo punto può realmente combinarne di ogni tipo (e già oggi potrebbe farlo). Calciopoli è lo specchio di una Italia che va a rotoli e l’unica contenta a questo punto è la Scottex.

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Che paese strano il nostro, eh?!

Migliaia e milioni di processi si svolgono esattamente in modo contrario: chi viene accusato invoca la prescrizione e fa di tutto per allungare i tempi del Processo, così da scappare dalle accuse e da possibili condanne. Qui no: chi si difende sta cercando di arrivare velocemente a sentenza, visto quanto è emerso dai dibattimenti, cioè che tutto era una buffonata e la conferma è arrivata pure in via ufficiale.

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Chi attacca, cioè i vari Capuano e Narducci che dovrebbero prima o poi rendere conto di quanto commesso, invece tenta in tutti i modi di sfuggire al Processo e alla sentenza allungando i tempi e prendendo in giro 56 milioni di persone.

Che esempio è questo? Che razza di immagine dà l’Italia di sé col Processo di Napoli?

Ma la domanda, quella più preoccupante è: chi sta muovendo i fili di una Procura che sta mettendo in ginocchio le regole più banali del vivere civile?

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Giudice Casoria fuori da Calciopoli: cui prodest? La vera storia della ricusazione e del tentativo di mettere a tacere lo scandalo Calciopoli

In Italia si parla sempre di giustizia, di lealtà, di equità. Tutte parole che difficilmente trovano riscontro nei fatti che raccontano tutta un’altra storia.

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In uno dei Paesi più corrotti d’Europa il calcio non fa certo eccezione. Proviamo solo per un momento a evitare paroloni e parolacce figlie di rabbia e di tanto disgusto e cerchiamo di ragionare.

A Napoli si sta svolgendo un Processo delicato: quello contro Moggi e tante altre persone, fra cui ex Digirenti di alto profilo e arbitri e guardalinee. Nel 2006 andò in scena quello che per la maggior parte della gente fu un processo farsa: regole cambiate e sovvertite e giudizio scontato che in realtà era un volere popolare. Insomma: il bar che diventa tribunale, la finzione che si sostituisce alla realtà.

Epperò condanne e punizioni furono reali. In realtà dovremmo parlare di condanna e punizione, tutto al singolare perché ciò ha riguardato una sola squadra. Fatto che di per sé la dice lunga su come è stato gestito il caso.

Finalmente però si è arrivati a intavolare un vero processo, in una terra delicata, dove in quei tribunali si combattono i peggiori reati, con un coraggio e una serietà che si sono subito scontrati con le ridicole premesse di Calciopoli. Questo fatto è stato sottolineato da una delle primissime frasi del Giudice Teresa Casoria: “sbrighiamoci, qui abbiamo altri processi seri da affrontare”. La cosa destò scalpore all’epoca, perché molte persone avevano riposto la loro fiducia in quel processo al fine di capire cosa accadde veramente in quell’estate del 2006. Dopo le prime udienze si capì che Napoli avrebbe rivelato, forse in parte, a questo punto tutto, la vera storia di Calciopoli. E cominciarono le paure, le ansie e i soliti lavoretti all’italiana.

Il Giudice Casoria è un giudice vero. Ha studiato e ha lottato. Non tifa, almeno non c’è traccia, tanto per essere chiari, di una simpatia bianconera o di un’amicizia con Luciano Moggi più volte redarguito e messo al silenzio. Non c’è traccia di alcun comportamento pregiudiziale nei confronti degli avvocati difensori né nei confronti dei PM. Tranne che, un fatto strano è accaduto.

In questo che è sembrato un vero processo i PM hanno collezionato una figuraccia dietro l’altra. I capi d’accusa sono caduti uno dopo l’altro lasciando spazio alla faziosità e, concedetemelo, a un atteggiamento piuttosto fastidioso: niente regole, solo sensazioni, zero prove, anzi prove di segno contrario, e una rabbia per il fatto di essere stati scoperti tale da giustificare tutte le mosse per far morire il processo senza portarlo a termine.

Ecco, in tal senso questo ha scatenato l’atteggiamento pregiudiziale del Giudice Teresa Casoria che più volte ha apostrofato l’azione dei PM richiamandoli all’ordine, alla serietà e alla compostezza: tutti suggerimenti rimasti inascoltati.

In questo processo gli avvocati difensori sono rimasti pressocché inoperosi, in quanto, e su Internet trovate ogni genere di materiale a suffragio di quanto sto per dire, hanno fatto tutto i PM, cioè gli accusatori, cioè coloro i quali dovevano mostrare prove e contenuti tali da confermare quanto accaduto nel 2006. Ma i testimoni non hanno saputo raccontare neanche un solo episodio che inducesse a pensare alla colpevolezza di Moggi e della Juve. E i testimoni chiave si sono sciolti come in uno scherzo, come in una gag tragicomica: mi riferisco in particolare a Nucini che ha addirittura raccontato episodi per i quali, semmai giustizia ci fosse in questo strano Paese, una squadra adesso dovrebbe essere tirata in ballo per evidenti e gravi responsabilità. Sempre per essere chiari, Nucini era quello che doveva sostenere Calciopoli, invece l’ha del tutto smontata e ha rivelato come era l’Inter a intrattenere rapporti con un arbitro in attività. Con partite arbitrate direttamente sul campo o seguito da quarto uomo. Solo per questo scatterebbero almeno due articoli del Codice di Giustizia Sportiva e quindi dure punizioni. Ma tranquilli, non avverrà. Perché?

Perché nel frattempo, una volta capito che questo Processo potrebbe chiudersi con una clamorosa svolta, che di fatto già c’è stata ma che deve essere ufficializzata dal Giudice, i PM hanno cercato in tutti i modi di delegittimare un Giudice che ha mostrato all’Italia intera come si conduce un vero Processo: in modo equo, in modo duro sia per la difesa sia per l’accusa, in modo da rispettare, controvoglia e giocoforza, quelle che sono le regole della giurisprudenza. Se nelle regole non si può vincere, allora i PM pensano di sovvertirle. Ancora una volta. Un po’ di mesi fa venne avanzata una richiesta di ricusazione, fortemente respinta perché priva di ogni fondamento. Un commento poi scomparso dai giornali (non ne trovo traccia sull’archivio del Corriere della Sera e del Corriere dello Sport) ha intimato ai PM di svolgere bene il loro lavoro e di non cercare scappatoie. Nel Processo e non dal Processo: strana frase, mi ricorda qualcun altro che a Calciopoli sfuggì in modo ridicolo.

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Perché nel frattempo i PM hanno cercato di allungare i tempi e dopo 5 anni si chiedono ancora indagini, controlli, indagini ancora e nuovi controlli.

Perché nel frattempo i PM hanno ricusato una seconda volta la Casoria e sì che una volta qualcuno che dia loro ragione, come si fa con i bambini capricciosi, ci sarà, lo troveranno.

E supponiamo che sia questa la volta buona, dopo una più che giusta censura per il linguaggio usato dalla Casoria in aula, la domanda ora è questa: a chi giova l’allontamento della Casoria dal Processo di Calciopoli? Cui prodest?

L’effetto di allontanare la Casoria da Calciopoli sarà certamente quello di buttare nel cestino l’intero Processo. E quindi la domanda rimane la stessa, identica: cui prodest?

Azzardiamo qualche ipotesi:

  • a Moggi? Certo che no: Prioreschi si è garantito altre mille cause visto l’enorme lavoro svolto, sapientemente offerto poi in aula. Luciano Moggi ha avuto la certezza, semmai ce ne fosse stato bisogno, di essere a posto con la coscienza e con le azioni: zero prove, zero fatti, solo chiacchiere che confermano il suo talento nel calcio. Luciano Moggi è proprio l’ultima persona al mondo che vorrebbe, d’un tratto, cancellare questo Processo che almeno legalmente lo ha riportato in vita, come già quello in riferimento alla GEA;
  • a Bergamo? No, non scherziamo. Paolo Bergamo in realtà potrebbe essere nuovamente imputato per non aver tirato dentro a tutto il casino l’Inter di Facchetti e Massimo Moratti: cosa erano quei regali anticipati per telefono? E quelle strane frasi sull’aggiustare i risultati di Facchetti? Perfino i suoi più acerrimi nemini in aula non hanno potuto fare altro che voltare le spalle ai PM. Paolo Bergamo è esattamente la seconda persona al mondo che vorrebbe cancellare questo Processo;
  • a De Santis o Bertini? Fatti passare per maiali, sono ritornati uomini con alcune semplici dichiarazioni spontanee e grazie al lavoro dei loro legali che hanno smontato una a una le accuse nei loro confronti. Un fatto è certo: la dignità l’hanno riacquistata;

Si potrebbe continuare con tutte le altre persone imputate finendo per confermare la solita risposta: a nessuno degli imputati conviene annullare il Processo. Allora: cui prodest?

Azzardiamo qualche altra ipotesi, allora:

  • a Galliani e Meani?
  • a Moratti? a Facchetti e Nucini?
  • a Narducci e Capuano che per quanto mi riguarda dovrebbero rispondere del loro operato di fronte a una corte, visto che fare il magistrato o il pubblico ministero non è un gioco e non ci si arriva per caso?

Guarda un po’, a me pare che a loro convenga più di tutti.

Solo che molti dimenticano un protagonista in questa faccenda: è il popolo italiano che ama il calcio. Quello vero, però. Quello che si diverte a guardare le partite in TV, pure che si tratti uno scontro di bassa classifica di due squadre di seconda categoria. Ma il popolo italiano è stato o no preso in giro da Narducci e Capuano? Ma Palazzi ha di fatto difeso le ragioni di circa 56 milioni di persone che tifano e che fanno girare il calcio italiano, per esempio pagando abbonamenti, per esempio acquistando magliette e sciarpe, per esempio andando allo stadio, e via così?

Torniamo allora alla censura della Casoria alla quale è imputato il linguaggio scurrile, non già qualche irregolarità dentro il Processo. In sostanza ha usato parolacce per apostrofare qualche collega, su cui ci sarebbe da indagare perché un saggio recitava che bisogna entrare in aula senza pregiudizi e una posizione già presa (evito di scrivere su dietrologie quali corruzione e qualche accordo con qualche protagonista della vicenda Calciopoli, anche se è la prima cosa che balza in mente), e per riportare all’ordine Narducci e Capuano. Ora, più che censura io darei un premio alla Casoria: per una volta ha fatto quello che gli italiani vorrebbero e dovrebbero fare contro la classe dei potenti che in questo Paese ha preso tutto e non vuole mollare niente. Ha dato della merda a certa gente che ne assume le sembianze. Fatemi capire: dove ha sbagliato?

Se c’era un modo per evitare di far diventare protagonista la Casoria questo era il lavoro. Il lavoro di Narducci e Capuano di dimostrare la tesi Calciopoli. Se poi i supertestimoni hanno finito per sbaragliare l’accusa mettendola in ridicolo facendo venire fuori la vera storia, fatta di corruzione e di giochi sporchi targati Galliani e Moratti, questo è un altro discorso, e non è certo una colpa del Giudice Casoria. Ma è proprio un discorso molto diverso. E’ il solito discorso all’italiana, insomma!

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Il Giudice Casoria: “Non tifo per nessuno quindi fare il processo Calciopoli era il mio dovere”

C’è qualcosa di molto strano. In realtà è chiarissimo tutto, ma proprio tutto.

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A luglio 2006 la mossa di piazzare Guido Rossi a capo di tutto il calcio italiano fu geniale, perché il buon Guido, uscito fresco fresco dal CdA della Seconda Squadra di Milano, ebbe l’accortezza di modificare le regole e sbattere fuori dal calcio la Juventus. Roba su cui godere per almeno 100 anni, 5 dei quali sono ormai in archivio.

Ma chi ha veramente rischiato grosso in tutta questa storia che definire farsesca è anche limitativo ha semplicemente provato a difendersi. Nel Processo di Napoli il caso è finito sotto la sapiente gestione di Teresa Casoria, un giudice femmina ma con due palle da far invidia al miglior maschio d’Italia.

D’altronde il Giudice Teresa Casoria ha una carriera invidiabile e un numero alto di processi SERI cui ha preso parte. Alcuni anche scomodi e pericolosi, quale quello contro Raffaele Cutolo e la camorra. Ma scommetto che la prima a essere sorpresa da Moratti e la sua cerchia di malfattori è proprio il Giudice Casoria.

Il Processo di Napoli cominciò con la sua magica frase: “sbrighiamoci, qui abbiamo cose serie su cui lavorare”. Intendeva, il Giudice Casoria, che a Napoli si lavora tanto e sodo su processo molto più seri rispetto a quello contro Moggi e una serie di arbitri e dirigenti. Ma mai avrebbe sospettato tutto il ciarpame e lo schifo che si sarebbe materializzato durante quelle ore di processo.

L’accusa è rappresentata in modo indegno da due PM, che ho ribattezzato Pubblici Menestrelli perché in tal modo infangano il buon onore di coloro che quel lavoro lo svolgono eticamente, nel pieno rispetto della legge morale, prima ancora che penale o civile che sia.

La seconda istanza di ricusazione dovrebbe cadere come già la prima. Se ciò non avverrà il popolo juventino, ma soprattutto quello italiano sono pregati di alterarsi prima e agire poi perché qui non viene messa in discussione la storia della Juve o la persona Moggi o il sistema delinquenziale di Bergamo, no… qui viene preso per il culo un intero paese che già nell’animo è messo in ginocchio da una classe politica scadente e insulsa. Soprattutto mi scandalizza il fatto che un qualche mio problema possa essere affrontato dai vari Auricchio, Beatrice, Capuano, Narducci, gente che dovrebbe deporre le armi e consegnare i propri tesserini per disonore e incompentenza, prima ancora che malafede e truffa.

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Fin qui abbiamo scherzato vaneggiando tifo e controtifo, sfottò e numeri da bar. Ma ora è diverso. Comincia a farsi pesante l’aria attorno a Calciopoli e di soffocare a me non va proprio.

Le parole del Giudice Casoria di questa mattina dovrebbe accendere un minimo di ardore morale in qualcuno che le ascolta, perché inducono a pensare i più brutti pensieri attorno a chi ha gestito e cavalcato questa vicenda. Passi la distruzione di una squadra, la Prima per storia e tradizione in Italia, la Seconda nella Storia del Calcio dopo il Real Madrid. Passi l’allontanamento di Moggi e di altri personaggi contro cui le accuse sono cadute già da tempo immemore. Passi tutto, ma non si buttino nel cesso principi quali la legalità e la giustizia.

Se non ci fosse la Casoria a tenere vivo ed equo questo Processo, molte persone starebbero oggi al gabbio, rinchiuse come criminali, mentre i veri criminali stanno fuori a godersi la vita, a fare i presidenti di squadre di calcio, a collezionare trofei di cartone e trascinare su un fondo fangoso il povero calcio italiano.

Italia svegliaaaaaaaaa!

Chiudo con le pesanti accuse velate del Giudice Casoria, parole che dovrebbero far riflettere in un paese normale. Ma questo non è un paese normale. E’ il Paese di La Russa, di Berlusconi e di Moratti. Un paese destinato a una fine tragica, forse già cominciata:

Ho sostenuto l’accusa in processi importantissimi, non avevo alcun interesse in questo processo, il calcio non lo conosco, non tifo per nessuno quindi fare il processo era il mio dovere. Ci si astiene se c’è motivo di farlo perchè svolgere i processi è un dovere. Devo notare come è stato strumentalizzato in tutti i modi questo procedimento. Il pm Beatrice addirittura si era lamentato perchè facevo cominciare il processo troppo in fretta. Quando vennero rigettate le richieste per le parti civili si rischiava la paralisi di Calciopoli perchè il pericolo era di avere in udienza come parte civile ogni singolo tifoso di calcio. Invece siamo arrivati alla fine del dibattimento.

E adesso caro Giudice bisognerà tirare le somme. Non si accetta null’altro che giustizia! Quella vera!

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