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Tag: cassano (pagina 1 di 3)

Crollo Italia: la vecchia guardia scarica i presunti fenomeni

E arrivò finalmente il momento in cui qualcuno si prese la responsabilità – o forse semplicemente la briga – di dire le cose come stanno.

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Ci ha pensato Gigi Buffon a mettere in chiaro un paio di punti, anticipando la stampa e, anzi, offrendo alla stampa del materiale utile per costruirci sopra un po’ di articoli. Preciso, puntuale, sereno, vero. Talmente ovvio che non è stato possibile travisare o ribaltare i suoi concetti, sottoscritti poi da Daniele De Rossi che ci ha messo il carico.

I vari Balotelli e Cassano hanno rotto. Basta così con questi fenomeni tutti mediatici su cui pende la colpa, gravissima, della stampa e della TV. Una generazione di fenomeni ha lasciato un vuoto per adesso non colmato. Chi ce li darà più Buffon e Pirlo? Del Piero e Maldini?

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Le parole di Buffon e le accuse di De Rossi (“ci servono uomini veri, non figurine o personaggi”) sanciscono una spaccatura molto violenta e netta fra i vecchietti, almeno così li chiamano, e le nuove leve. Prive di personsalità, vuoti di leadership, incapaci di incidere quando conta.

La sensazione ultima è che Prandelli abbia pagato colpe non tutte sue. D’altronde non ha lasciato a casa Tevez o Llorente, per fare due nomi a caso, ma ha dovuto barcamenarsi fra un livello di mediocrità generale in cui la pochezza di Balotelli e Cassano viene semplicemente esaltata, sottolineata.

Ci auguriamo, da adesso in poi, che le scelte del prossimo CT della Nazionale – ammesso che Prandelli non rientri in gioco – vengano giustamente ponderate: uomini veri, non figurine o personaggi.

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Serie A 2013/2014: lo stato di salute della prima giornata

Mi illumino di Juve. Avrebbe scritto questo Ungaretti vedendo la prima giornata di campionato. Non solo Juve, in realtà, ma il bagliore dei bianconeri sembra aver contagiato gli altri. Sembra pure che la luce proveniente da Conte abbia illuminato le avversarie.

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Una marea di 3-5-2 si sfidano e, in parte, si annullano. Compresa la sfida di Marassi dove lo specchio che Delio Rossi impone ai bianconeri ha retto per tutto il primo tempo. Ma la copia è differente dall’originale e così la Juve ha avuto la meglio. Questione di un Tevez in più, questione di avere molto più talento di chi vorrebbe farti la festa.

La prima giornata, che si chiude oggi col debutto della Fiorentina di Montella, consegna una classifica pronosticabile. Compreso il tonfo del Milan. Nessun giudizio, troppo presto, ma qualche buon segnale.

A partire dai microfoni. Un piacere sentire parlare Benitez. Finalmente Napoli ha un allenatore capace di dialogare con pubblico e avversari. Altro che i piagnistei di Mourinho e Mazzarri. Con lo spagnolo sarà un campionato intenso e piacevole anche da raccontare e ascoltare. E complimenti per il lavoro fin qui svolto. La vera antogonista dei bianconeri è Napoli che lo ha confermato sul campo. Hamsik sempre più leader, ma un gioco completamente differente dallo scorso anno. Più arioso, più ragionato, dove alla legnosità di Behrami e Inler viene contrapposta la classe dei vari Higuain, Callejon e Pandev. Pazienza per Insigne, ma chi ha toccato il vero calcio lo riconosci subito.

Segnali di ripresa della Lazio, che però soffre vistosamente se debitamente attaccata. E’ bastato l’ingresso di Muriel per mettere in crisi una difesa che andava rinforzata se si vuole raggiungere un obiettivo concreto. Un centrocampo tosto e un intramontabile Klose sono le armi principali di Petkovic. Potrebbero non bastare se il reparto arretrato mette in crisi un 2-0 che sembrava granitico.

E Roma ride pure in versione giallorossa. Tre punti solidi come lo schema che Garcia manda in campo. Un anno fa Zeman mandò in confusione un gruppo intero capendo poco di Totti, di De Rossi e dei ragazzi che aveva in mano. Troppi scalini da percorrere e poca didattica. Mentre l’allenatore francese ha le idee molto chiare. A essere confusi sono gli opinionisti. La Roma alterna davanti la difesa ora un metronomo ora un combattente. Complementari e perfettamente in sincronia. Restituendo dignità a De Rossi – solo un pazzo potrebbe metterne in discussione le doti tecniche e di personalità – la Roma ritrova lo spirito di un tempo. Con un Totti che dimostra di possedere ottime doti di intelligenza nella gestione delle energie. Le bizze di Sabatini (Borriello titolare è uno di quei paradossi di difficile comprensione) vengono ben gestite dall’allenatore che poi verrà multato per aver usato il telefonino. “Non lo sapevo” si giustificherà, ma la colpa non è sua. Piuttosto è di un calcio italiano veramente ridicolo e antiquato. Si abituerà, Garcia.

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Sorride pure Mazzarri che solo al minuto 91 tira un sospiro di sollievo. La partita si sblocca quando Liverani decide che è arrivato il momento di fare e non solo di distruggere. Ma il terzetto di centrocampo non regge e una deviazione manda in tilt il buon Perin. Grande esordio, si dirà, ma Kovacic e Icardi schierati solo nel secondo tempo andrebbero giustificati al pubblico. Con la variante che comunque la squadra nerazzurra appare fragile in difesa, mentre Alvarez sta uscendo dal torpore in cui era caduto. La curiosità di vedere dove potrà arrivare questa Inter è tanta. Con Eto’o o senza Eto’o.

Cassano più Amauri è una specie di “cosa avremmo potuto fare se solo avessimo avuto più testa”. Fisico e tecnica da numero 10 e 9, rispettivamente, ma non sempre bastano. Uno scialbo 0-0 che conferma un paio di cose: Cassano è roba da provincia, laddove le responsabilità finiscono a pagina 14 della Gazzetta (tanto per intenderci), mentre Amauri soffre di intermittenza peggio delle frecce di una macchina. Parma si divertirà, ma serate come ieri sono la conferma delle rispettive carriere. Alla fine il vero protagonista in campo sarà Mirante.

Cosa farebbe Cerci in mano a Conte? Massimo rispetto per il Maestro Ventura, ma questo ragazzo è il prototipo di esterno che piace proprio al tecnico leccese. Sfrontato e arrogante come solo un’ala può essere, veloce e fantasioso come proprio un’ala deve essere. Nella nuova posizione di attaccante (poco esterno e molta seconda punta) può davvero fare male alle difese avversarie. E Immobile pare proprio la pedina di appoggio ideale visto che il buon Ciro copre l’intero attacco senza troppa fatica. Il Toro è una creatura interessante. Manca forse un ragionatore a centrocampo e un volpone in difesa, ma il campionato sarà tranquillo (ipotizziamo).

Prima o poi Cellino deciderà di accomodarsi in panchina. Comanda la sostituzione di Ibarbo ed è sempre lui a obbligare all’attaccante dove posizionarsi e dove andare. Ci chiediamo quale sia il ruolo e fin dove arrivano le responsabilità di Lopez. Fortuna che il Cagliari rimonta e vince su un Atalanta irriconoscibile, altrimenti oggi il dilemma sarebbe “a chi le colpe tattiche: Cellino o Lopez?”.

Passiamo al Milan? Se non avesse dalla sua una stampa molto amica, oggi staremmo a discutere di molte cose che non vanno senza l’obiettivo di dire le cose che i capi vogliono sentirsi dire. Il primo scudetto di Allegri arrivò per incapacità manifesta delle avversarie. La Juve di Del Neri seppe tenere testa per tutto il girone di andata e questo la dice lunga su che livello di avversarie avevano i rossoneri all’epoca. Dove tutto poggiava sulla capacità di Ibrahimovic di distruggere le partite. Poi la smobilitazione perché i bilanci non si possono più nascondere. L’anno scorso la rimonta fece rima con una serie di arbitraggi che se solo fosse capitato alla Juve… Quest’anno ci risiamo: partenza da brividi (e poiché vale per tutta la carriera di Allegri, ci sarà da ipotizzare scarsa capacità di preparare la mente più che il corpo) e primo step decisivo della stagione contro il PSV. Non è ancora settembre che Allegri è a rischio. Prigioniero di idee che sono sparite in concomitanza ai soldi. Prigioniero di una didattica sopravvalutata. Cercano il rinforzo in attacco quando la difesa è un insulto alla storia dei vari Baresi e Maldini. E se Julio Cesar è l’unico nome in grado di sostituire Abbiati, allora per noi che non tifiamo Milan tutto diventa una pacchia infinita.

E stasera tutti a guardare la Fiorentina (almeno voi, io mi gusterò Chelsea-Manchester United). Matura? Pronta per dar battaglia al Napoli sgomitando come la vice-vice-favorita per il titolo? Il peso di un tale pronostico bloccherà Montella e i suoi o l’inserimento di Rossi e Gomez ha reso lo spogliatoio forte? Dopo Conte, lo ripetiamo, viene Montella per conoscenze e qualità del lavoro. Sarà un gran bel torneo se alla Juve non verranno concessi i 10 punti di distacco come l’anno scorso. Il punto, per tutte le avversarie, è sempre il solito: la continuità di rendimento e di risultato.

Buon campionato a tutti.

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Inter-Juventus 1-2 L’unica cosa che conta è protestare

I buu razzisti contro Asamoah e Pogba, poi i fischi per Rizzoli, poi guidati da Cassano l’isterismo complessivo. Per arrivare al rosso finale su cui ci sono ancora proteste.

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Una Juve superiore al punto tale da giocare in punta di piedi, col freno a mano, senza correre più di tanto, senza ferire più di tanto. Una sorta di patto di non belligeranza per cui la Juve non poteva stravincere, solo vincere. E infatti la Juve ha vinto, ma non convinto. Non tanto per la qualità, ma per la voglia messa in campo. Il che aumenta la goduria.

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Ci sarebbe un rigore su Vidal, poi ce ne sarebbe uno su Cassano. Poi ci sono le braccia di Bonucci (assolutamente involontario, visto che ci sarebbe il precedente della Juve contro il Genoa, ricordate?) e di Zanetti (che però interrompe un assist di Marchisio e tiene il braccio un po’ largo). Le proteste però sono sempre della squadra nerazzurra. Perfino sul gol di Matri sul quale non si riesce a trovare una irregolarità in un’azione che mostra tutti i limiti difensivi di Stramaccioni. Ma questa non può essere una colpa di Conte e della Juve.

Spostiamo ora l’analisi sulla Juve. Questa Juve contro il Bayern non può certo giocare. Non tanto negli uomini che sono pure giusti, quanto per la grinta e la corsa. Che il pensiero andasse a martedì era chiaro, ma martedì serve un’altra Juve. Un’altra gamba almeno e altre idee.

Matri e Quagliarella, Quagliarella e Matri. Ancora in gol, ancora loro due, a scambiarsi assist. Martedì sera meriterebbero un’altra chance, soprattutto se Vucinic non sarà al 100%. Ma serve un’altra Juve, benché quella di oggi pomeriggio è bastata per dominare il campionato.

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Antonio, addestra per bene i soldatini

Titolo emblematico. Fossi in curva mi inventerei uno striscione di questo tipo. Il ricordo è ancora vivo, benché trovai abbastanza divertente l’uscita rosicona di Cassano.

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Ricordate anche voi? La dichiarazione di Cassano che spiegando i motivi del suo “no” alla Juve disse “lì preferiscono i soldatini”. Complicato capire fin dove abbia ragionato Cassano e da quale punto in poi l’istinto abbia avuto il sopravvento prendendo possesso delle corde vocali. Resta il fatto: coi soldatini si vince.

Si vincono le battaglie e si vincono le guerre. Pensate al “soldatino” per eccellenza, tale Angelo Di Livio. Solo 3 gol in 186 presenze, ma sarebbe fin troppo banale sottolineare l’importanza del primo numero. In quella Juve di Lippi, Angelo Di Livio era un perno fondamentale. Quindo di centrocampo, quarto di centrocampo, ala, perfino quinto di difesa quando in un periodo storico particolare Lippi schierava Lombardo su una fascia e Di Livio sull’altra.

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Soldatino è colui che sa rispondere benissimo alle chiamate dei generali, e Antonio Conte è un generale. Un sergente, un colonnello, un capitano, un quello-che-volete-voi. Soldatino è uno di quelli che ascolta un compito e lo esegue. E nel calcio, nel calcio ragionato, nel calcio programmato, questo è fondamentale. Talmente fondamentale che Conte ci ha stravinto uno scudetto e adesso sta lottando per obiettivi importanti.

Conte coi soldatini ha distrutto un campionato contro ogni tipo di previsione. Senza nessun pallone d’oro in campo (chiediamo scusa a Del Piero, Buffon, Pirlo che il pallone d’oro ce l’hanno incorporato), solo con soldatini perfettamente addestrati e perfettamente adatti ad ascoltare i compiti e le lezioni di Antonio Conte.

La domanda sorge spontanea: qual é il problema?

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Giallo come il sole, rosso come il cuore mio

C’è giallo e giallo. E c’è poi un giallo molto particolare, tendente al rosso. Un po’ come i meravigliosi colori della primavera. Dipende tutto da come guardi ai colori. Così l’arbitro di Napoli-Juve ha preferito andare verso il sole, mentre l’arbitro scelto da Galliani ha preferito una scelta di cuore.

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Cavani ammonito, Candreva espulso. Quando il regolamento imponeva esattamente l’opposto. Se volete, ancora una volta, è tutta qui la differenza di passo. Per il resto poco da dire, in un Paese dove tutto è possibile.

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Per esempio in un Paese dove si fatica a metter gente in galera, quella cioè che dovrebbe andarci davvero e restarci soprattutto. Cellino si dice amareggiato: voleva star dentro. Una presa per i fondelli con quanti dentro ci sono veramente, magari a torto. Ma è fuori e si godrà gli arresti docimiliari in qualche sua villa. In settimane di duro lavoro sento di invidiarlo particolarmente.

Alla Pinetina invece si alzano le mani. Dalle battute, uno contro l’altro, alle mani. E la colpa non è tanto di un allenatore che sta sbarellando ormai da tempo, ma di una qualche spia. Pensa un po’: le spie mancavano al curriculum immacolato di Moratti, ma mai dire mai nella vita. Ed eccole qua le spie. Così come appare chiaro che adesso stampa e TV devono fare una scelta: Stramaccioni o Cassano. Con un paio di dubbi:

  • chi ha deciso che Cassano era cambiato e addirittura si faceva portavoce della limpidezza e della liceità di comportamento (qualche mese fa, contro la Juve e Agnelli)? Lo chiediamo a Franco Arturi della Cazzetta che oggi ci paragona tutti a Cassano: sicuramente lo sono loro di quella redazione, non certo io e la gente che frequento… se permettete;
  • chi ha deciso che Stramaccioni era il nuovo Mourinho o un allenatore capace e già pronto?

Rasentando il ridicolo oggi si apprende, infine, che un tifoso bianconero è stato arrestato per i fatti di Napoli, mentre sarebbero oltre 40 gli indagati fra i tifosi juventini. Non si hanno notizie sul lancio di sassi al pullman e la maglietta contro l’Heysel sventolata al San Paolo di cui oggi si descrivono scenografie meravigliose. Compreso magari il “se saltelli muore un altro Agnelli”. Te capì?

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Cassano… anche le pulci hanno la tosse

Cassano ha dichiarato: “Quaquaraquà non sono io, ma lui che è stato squalificato per omessa denuncia. Ho fatto tante cassanate nella mia carriera e per questo sono stato squalificato. Se lui viene a parlare di moralità a me è finito il mondo. Lui che, lo ripeto, è stato squalificato per omessa denuncia“.

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Non so cosa mi trattenga dall’esprimere tutta la mia schifezza verso questo individuo che, non per meriti suoi, ma perché baciato dal destino, sa dare due calci al pallone.

Mi chiedo se per la (In)Giustizia sportiva dichiarazioni così arroganti e fuori dal lecito sportivo possono essere meritevoli di attenzione…

Mi rispondo da solo e subito: no!

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No perché fa parte della scuderia dei prescritti, quindi, il palazzinaro non perderà nemmeno un briciolo del suo preziosissimo tempo a pensarci sopra.

Ritengo di una gravità inaudita le dichiarazioni di questo individuo perché si intromette in una diatriba artatamente accesa da egli stesso, alla quale avevano replicato Bonucci e Conte che aveva fatto il suo dovere di allenatore di una squadra fatta di uomini, precisando i parametri con cui la Juventus sceglie gli uomini prima e i giocatori dopo.

Ho rabbia inaudita dentro me perché questo individuo che conosce solo il denaro e l’ingratitudine si è permesso di giudicare un Uomo a cui è solo stato gettato del fango addosso e chiunque sia dotato di un minimo di onestà intellettuale sa che è la verità.

Gia’ onesta intellettuale… ma che cosa scrivo a fare… sono due elementi essenziali totalmente sconosciuti al vuoto cosmico abissale della scatola cranica di questo personaggio in cerca di autore.

Vergognati Cassano.

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Cassano, i soldatini e l’arte di improvvisare

Lo show deve avere un suo protagonista. Che sia il Presidente o l’ultimo arrivato non importa, tanto conta lo spettacolo, il puro spettacolo offerto al pubblico. Sembra questa la mission dell’Inter che affida a Cassano l’ultima uscita dopo quella di Moratti sulla Giustizia Sportiva.

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Dopo aver sfruttato il Milan per curarsi personalmente, in barba a ogni tipo di riconoscenza quando capitano fatti umani di quel genere e non già meramente sportivi, ecco Fantantonio dice la sua sulla Juve:

Ho già rifiutato tre volte la Juve: lì vogliono solo i soldatini, io sono uno che spesso esce dai binari.

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Bisognerebbe mettersi d’accordo sulla parola “soldatini”. Se si intende una questione esclusivamente di educazione, allora si fa fatica a dare ragione ad Antonio Cassano. L’anarchia, tattica e umana, non ha mai portato benefici a un gruppo e purtroppo il calcio è fatto di un gruppo di persone unite per raggiungere un unico obiettivo.

L’essere un soldatino non significa violentare le caratteristiche, personali e tecniche, di un giocatore tanto è vero che la Juve è la squadra che può vantare il maggior numero di Palloni d’Oro conquistati. Di fantasisti la storia bianconera è piena, ultimo in ordine di tempo un certo Alessandro Del Piero. Così come è piena la storia di bianconeri che amavano uscire dai binari come dice Cassano. Uscire dai binari sì, uscir di testa come fa lui certo che no.

Di certo c’è che lo stile Juve non presuppone la mancanza di rispetto verso nessuno, in particolar modo verso i tifosi. Le cassanate non possono avvenire se vesti la maglia della Juve e allora è un bene che Antonio non abbia mai messo piede a Vinovo in questi anni. A noi serve ben altro. Per esempio serve gente che faccia vincere un squadra, un gruppo. Forse è proprio qui l’inghippo sul passaggio di Cassano alla Juve…

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L’Osservatore Bianconero: la terza giornata di Serie A

Accade di tutto. E ciò che sembra vero una domenica, non lo è più la domenica successiva. Un’altalena di emozioni, ma solo per qualche squadra sono sempre le stesse e positive. Per altre cambiano.

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Prendete i romanisti. La squadra giallorossa cantava sogni di scudetto già alla fine del primo tempo. Col calcio zemaniano la Roma si ritrovava a +2 sul Bologna di Pioli. Due gol sopra, almeno tre livelli sopra per quanto riguarda il controllo della gara e la capacità di farne ancora di reti. Ma tutti dimenticano Zeman, un mago dalla trequarti in su, semplicemente uno dei più mediocri allenatori per l’organizzazione di squadra. E capita allora che Gilardino viva il suo momento di gloria con una clamorosa doppietta gentilmente fornita dalla difesa giallorossa e che Diamanti sigli il gol del momentaneo pareggio. Un cappotto difficile da digerire e stavolta non ci si può attaccare a Zeman e a qualche complotto. Immaginare Petrucci, già vicePresidente della Roma, organizzare un blitz per impedire ai giallorossi di vincere è oltremodo ridicolo. Forse Zeman dovrebbe pensare più ad allenare e ad aprir bocca solo per sistemare meglio la retroguardia, l’attacco va bene così. Roma ferma, bloccata a quota 4 punti, che ha già sperimentato i tre risultati possibili in un campo di calcio. Fa solo paura negli scontri diretti, ma nell’arco di un anno non sembra rappresentare una concorrenza da temere.

Poi ci sono le milanesi. Un pugno a testa, uno schiaffo per uno, una volta io, una volta tu. Cascano i prescritti per mano del maestro Zeman, mentre Pazzini sigla tre gol buoni per il fantacalcio. Poi risegna Cassano epperò si blocca il Milan per mano di una Atalanta concreta sì, ma non in una condizione straripante. Una sta cercando la quadratura, anche se è costretta ad arginare le idee tattiche di Ventura, proprio come una provinciale nonostante questo non sia una bestemmia né un dispetto linguistico. Evidentemente serve intelligenza pure per capire i complimenti che arrivano dall’esterno. Pazienza! L’altra sta cercando di capire che toppe usare per tranquillizzare i tifosi e per dare una scossa a un gruppo privo di leader, a esclusione di Ambrosini che però si avvicina ai 40 anni e trascinare la truppa diventa dura. Abbiamo sempre sostenuto la mediocrità di Allegri in panchina e riteniamo che un allenatore lo si veda proprio nei momenti di difficoltà, quando deve tirar fuori il massimo dal materiale umano che si ritrova. Lo ha fatto Conte ovunque è andato, a parte la parentesi Atalanta, e continua a farlo Conte con le intuizioni (leggi Asamoah). Gli altri che fanno? Ti piaceva vincere facile? Ora ti piacerà meno veder vincere facile.

La sorpresa arriva dalla Sampdoria di Ferrara. Banale sottolineare i 9 punti in classifica (meno uno di bonus, valli a capire quelli della FIGC), più appropriato parlare dei meriti di un tecnico che a Torino ha solamente sbagliato i tempi per dire sì. Tanti giovani, con un portiere divertente da vedere, un attaccante vero come Maxi Lopez, e un 4-3-3 che è tutto da ammirare. Occhio a quel centrocampista di colore così bravo nell’interdizione quanto nella costruzione, e occhio al promesso sposo Poli che sta disputando un inizio di torneo non male.

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Se la Roma arranca, la Lazio vola. Anche qui, ci prendiamo un piccolo merito, se merito si può considerare: le critiche a Lotito non le abbiamo mai capite. Prende la Società Lazio in una condizione spaventosa, a livello di gestione umana ed economica, la porta a vincere in Italia quando vincere era proibito (leggi postCalciopoli) e continua a sfornare ottimi campionati senza investimento alcuno. Alzi la mano chi conosceva Petkovic: complimenti allo staff biancoceleste. Non sappiamo dove possa arrivare questa Lazio, ma la concretezza degli 11 che vanno in campo è davvero strabiliante. Senza considerare che Klose non ha ancora acceso il motore. Da tenere d’occhio per la zona Champions solo se non soffrirà l’impegno europeo.

Discorso analogo per il Napoli per il quale vale un concetto in più: l’atteggiamento di Mazzarri, tanto arrogante quanto comunque positivo per il gruppo. E con questo entusiasmo si può andare lontano. Come per la Juve, bisogna aspettare il girone europeo per capire quanto i carichi settimanali appesantiscano l’una o l’altra avversaria. Ci piacerebbe non ascoltare più le ridicole prestazioni al microfono di Mazzarri e De Laurentiis e sentirli parlare di calcio, ma è come chiedere la Luna. E allora vinca il migliore. Magari converrà dare credito anche alle proteste di Leonardi e Donadoni, o vale solo per la Juve?

Bene la Fiorentina di Montella. In Italia ci rimbambiscono con una finta esaltazione di Zeman e di chi per esso, quando invece i tecnici più giovani andrebbero sottolineati e premiati anche mediaticamente. Pioli per esempio, ma certamente Montella. L’aeroplanino sta sorprendendo tutti. Preparatissimo sul piano tattico e forse la cura (???) Capello lo ha plasmato anche nel carattere: tiene il gruppo come un condottiero. Arriverà lontano e se la Fiorentina facesse un intelligente mercato di riparazione a gennaio, allora per le zone alte se la dovranno vedere pure con la Viola. Come per il Napoli, conviene però tenere a freno i due fratelli Della Valle: lascino la politica fuori dal loro progetto Viola, e parlino di calcio.

La parte destra della classifica vede sorprese positive e negative. Fra queste ultime una conferma: il Palermo di Zamparini. Abbiamo terminato gli aggettivi, dai più ironici ai più rissosi, e sinceramente abbiamo poco da commentare. Sannino ha pagato a carissimo prezzo la leggerezza di aver accettato una piazza come Palermo. Una piazza che merita ben altro trattamento da parte di Zamparini. Non servono gli arabi, servono giusto un paio di idee. Auguri a Gasperini che fra qualche settimana potrà godersi uno stipendio pagato senza bisogno di lavorare.

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Spagna-Italia: sono saltati gli schemi…

La mia analisi tattica sulla finale Italia-Spagna era partita da tre punti fondamentali: il possesso palla, la compattezza nella parte centrale del campo e attaccare gli spazi. Di queste tre cose nemmeno una.  Certo, ora è facile parlare col senno di poi, e come per tradizione, il giorno dopo la sconfitta in Italia ci sono 60 milioni di allenatori.

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Purtroppo la finale è nata male, e proseguita peggio. In primis per la condizione fisica, chiaramenet penalizzata dal fatto che abbiamo avuto poco tempo per recuperare, prima per la Germania, poi per la Spagna. In secondo luogo siamo stati molto sfortunati, perchè Chiellini si è subito fatto male, e poi Thiago Motta appena entrato si è stirato: li è finita la nostra gara. Ma tatticamente abbiamo fatto male veramente.

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Zero possesso palla, e qui perchè Pirlo veniva puntualmente braccato ogni volta che prendeva palla: non ha avuto la possibilità di giocare un pallone decente, ma questo anche perchè Abate (anche lui messo male fisicamente) ha attaccato poche volte. Il pressing spagnolo non ci ha dato tregua, e non siamo stati bravi a tenere palla: lo abbiamo fatto col centrocampo folto, alla prima gara. In secondo luogo, gli inserimenti tra le linee e gli scambi stretti ci hanno aperto in due: incapaci di fermarli, e qui il mister ha il dovere di spiegare. Lo avevo detto che con la difesa in linea i difensori, e in particolare i terzini, dovevano stare attenti agli inserimenti da dietro: vedi il primo gol.

Terzo punto: troppo prevedibili e statici davanti, ma lo sto dicendo dalla prima gare che Cassano non ha garantito la profondità che invece serviva, e che puntualmente abbiamo ritrovato quando è entrato Di Natale. Non si può vivere di rendita, e con Cassano così è successo: deludente a mio avviso, ma ha avuto la fiducia del mister non si sa per quale motivo. Il gol fortunoso all’Irlanda, l’assist contro la Germania gli hanno garantito il posto, ma cosa ha fatto di più? Non capisco perchè portare giocatori e non fargli fare nemmeno un minuto: Borini ad esempio avrebbe potuto dare una marcia in più all’attacco, e avrebbe dato anche più sbocchi tattici, magari un 4-3-3 poteva sfruttare meglio le fasce.

L’errore è stato anche quello di fossilizzarsi su certi giocatori fuori ruolo, come con Montolivo trequarti sta, oppure Thiago Motta: al di la dell’infortunio, quella sostituzione non ci stava proprio, perchè sotto di due gol non possiamo fare un cambio che non cambia niente! Detto questo, ai ragazzi vanno i meriti per aver raggiunto un traguardo impensabile alla vigilia. Vorrei chiudere sottolineando l’ipocrisia di Mazzola, che neldopo gara ha affermato che una delle ragioni della sconfitta sta nel fatto che il 52% dei giocatori che militano nel nostro campionato è straniero: lui, tifoso interista, dovrebbe veramente non aprire bocca su questo. Questi sono gli italiani.

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Italia-Inghilterra, cosa cambiare tatticamente

Dopo l’esperimento della difesa a tre, fatta un po’ per necessità e un po’ per sperimentare, l’Italia di Prandelli è tornata alla difesa a 4, con la paradossale conclusione che nella terza gara abbiamo giocato peggio, ma abbiamo fatto tre punti.

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Non ci siamo fermati al pareggio, come era accaduto nelle prime due gare. Ma cosa cambiare in vista dell’Inghilterra? Prandelli sembra voler puntare di nuovo sulla difesa a 4, e in questo senso fa bene: l’Inghilterra vista in questo Europeo ha fatto della compattezza e delle ripartenze le sue armi migliori. Una difesa a 4, più coperta rispetto a quella a tre, è sicuramente quello che ci vuole per limitare le ripartenze di Young e compagni.

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Nello stesso tempo però lì in mezzo si ripresenta un bel problema: Marchisio sta correndo per tre, con De Rossi e Pirlo che stanno costruendo. In un centrocampo a tre sarebbe perfetto Nocerino, soprattutto tenendo conto dei cali fisici avuti dagli azzurri nel secondo tempo, in particolare contro la Croazia. Il centrocampista del Milan farebbe benissimo contro Gerrard e Parker, ma difficile togliere De Rossi, direi impossibile. Proprio per questo, per sopperire alla mancanza di corsa (ma non che De Rossi non corra, sia chiaro), Prandelli ha scelto come trequartista Thiago Motta, che trequartista non è: lo ha fatto per garantire equilibrio, e lo farà ancora, a meno che il centrocampista del PSG non dia forfait a causa di un problema muscolare: a quel punto favoritissimo Montolivo, che trequartista non è!

Sarebbe bello vedere Giovinco o Diamanti, entrambi saltano l’uomo, e in questo utlilissimi, visto che l’Italia non ha mai fatto gioco: potrebbero creare quella superiorità numerica indispensabile quando si gioca contro una squadra schierata come l’Inghilterra, che concede pochi spazi. Secondo me sarà questo il maggiore problema degli azzurri. Davanti Cassano, inamovibile e non si sa ancora la ragione, e probabilmente Balotelli, solito rebus. Mario deve giocare come sa (possibilmente non spalle alla porta), e non come sanno gli altri: i difensori inglesi lo conoscono, anche caratterialmente, e non escludo che possa essere provocato: occhio a Terry.

Preferirei vedere Di Natale, che garantisce sempre la profondità, e con i suoi tagli può sicuramente mettere in difficoltà una difesa statica come quella inglese, fatta di giocatori non proprio veloci. Rinuncerei a priori a giocare con lanci e cross, bisogna mettere in difficoltà gli inglesi con la palla a terra. E Cassano con Di Natale potrebbero farlo benissimo. A volte bisogna fare scelte impopolari, e in questa gara vedrei benissimo Nocerino in mezzo al campo, Giovinco o Diamanti dietro le punte, e Di Natale in attacco. Un pò come la Germania che contro la Grecia ha cambiato 3/4 del reparto offensivo, senza perdere quella vocazione che l’ha contraddistinta nelle prime tre gare.

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