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Tag: cassano (pagina 2 di 3)

Euro 2012: I correttivi (?) di Prandelli

L’altro ieri abbiamo parlato dei vari limiti tattici della Nazionale: il 3-5-2 non ha convinto, anche perchè come ho sottolineato nell’altro articolo, era uscito fuori praticamente dal nulla, dopo la pesante sconfitta con la Russia.

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Ma in realtà non era mai stato nemmeno pensato prima di queste due partite. Stasera l’Italia torna a cambiare modulo, passando al 4-3-1-2, con l’intenzione di dare più equilibrio, e soprattutto coprire meglio gli spazi dietro. L’obiettivo è quello di cercare didelimitare i difetti della difesa a tre, ma più precisamente evitare che i laterali possano ripetere gli stessi errori.

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Con la difesa a quattro c’è maggiore copertura, e si occupa meglio il campo nel reparto difensivo. Dovrebbero giocare come centrali Chiellini e Barzagli, con Bonucci che va in panchina: scelta giusta a mio avviso, perchè Bonnie nei 4 non rende al meglio. Sulle fasce andranno Abate a destra, con licenza di offendere, e Balzaretti a sinistra, per dare più equilibrio dietro.

A centrocampo intoccabili Pirlo, Marchisio e De Rossi: il genio Andrea sicuramente avrà più spazi per impostare, con l’unico pericolo: De Rossi potrebbe pestargli i piedi nell’impostazione, ma le idee e i compiti sono ben definiti. Dietro le punte forse arriva la scelta che piu fa discutere: giocherà Thiago Motta, che quanto a condizione non sta messo molto bene. E poi non è il suo ruolo. Da mangiarsi le mani, perchè in panchina c’è Giovinco, e sappiamo quanto potrebbe incidere in quella posizione. Forse Prandelli non vuole perdere gli equilibri, ma secondo me poteva azzardare, visto che si torna a 4 dietro. E soprattutto perchè contro l’Irlanda si deve vincere.

In avanti Di Natale prenderà il posto di Balotelli, finora deludente. Ci sarà Cassano, con la solita autonomia di un tempo. A questo punto non sappiamo fino a che punto queste scelte premieranno il CT. Io avrei anche pensato ad un 4-3-3, con difesa e centrocampo uguali, ma in avanti Giovinco, Di Natale e perchè no, anche Borini: nel 4-3-3 andrebbe benissimo. Ma non abbiamo una vera prima punta, e forse per questo il CT ha puntato sul trequartista. Sarà Thiago Motta, e questo mi ha sorpreso, tenendo conto del fatto che Prandelli stravede per Montolivo. Speriamo che non ci sia una staffetta di questo tipo, perchè entrambi non rendono in quella posizione.

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Tutti i limiti tattici della Nazionale

Che la Nazionale sia stata stravolta negli ultimi giorni è ormai cosa risaputa. Prandelli era partito con una cosa molto diversa, e nelle sue idee non c’è mai stato il 3-5-2. Lo ha proposto dopo la batosta con la Russia, ma quando lo aveva provato? Mai!

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E allora perchè si è affidato a quel modulo? Semplicemente perchè aveva il blocco Juve, soprattutto per la difesa: praticamente la stessa, con Chiellini, Barzagli e Bonucci. Solo che Barzagli, infortunato, è stato sostituito da De Rossi. E qui il primo errore. De Rossi non è un difensore, ma si adatta. Fino a quando non trova di fronte un attaccante con gli attributi, può andare bene. Ma quando incontri il bomber, ti punisce, vedi Torres nel secondo tempo di Italia-Spagna. Almeno tre le occasioni per Fernando. Errore che viene di conseguenza è Bonucci sul centro destra: non ci ha mai giocato con Conte, può fare solo il centrale, e basta. E in quella posizione rende davvero.

Terzo errore è chiaramente Giaccherini a sinistra nei 5: è un’ala, anche se può ricoprire più ruoli, come quello di interno a centrocampo. Ma non può fare le due fasi, e il gol della Spagna è soprattutto colpa sua. Ma ripeto, non è il suo ruolo e non ha i movimenti del laterale nei 5. Magari può avere attenzione per un tempo, ma poi non può reggere.

Per quanto riguarda l’attacco, è assolutamente sterile: Cassano fuori forma, e ancora non si è capito perchè il CT lo faccia giocare ancora, quando in panchina c’è un Di Natale straripante; Balotelli che dorme letteralmente, tra l’altro spesso li ritroviamo sulla stessa linea, e fanno gli stessi movimenti. Soffriamo l’assenza di una punta di peso, magari che possa tenere più palla nei momenti difficili, e garantire all’altra punta una certa profondità.

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Chiaro che in mezzo al campo chi gioca meglio è chi gioca nel suo ruolo: Marchisio c’è, come Pirlo, anche se quest’ultimo si apprezza meglio in un centrocampo meno intasato, tipo quello a tre: ha sicuramente più spazio, e questo non può che agevolargli la manovra. Anche Maggio si trova nel suo ruolo, ma in realtà non ha mai garantito quella spinta continua come nel Napoli: ma questo proprio perchè il 3-5-2 non è stato assimilato al meglio.

Tatticamente c’è molto da rivedere, ma Prandelli lo sapeva dall’inizio e la buona partita con la Spagna si è rivelata fatale: troppa fiducia, credevamo di aver risolto i problemi ma non è così. È da dire che abbiamo preso gol per un errore individuale di Chiellini, ma come gioco stiamo messi male. Il 3-5-2, come ho sempre sostenuto, è un modulo di corsa, e la differenza la fanno le fasce. Ci vogliono due laterali che sappiano a memoria i movimenti, e già se si parte con un giocatore adattato, si parte malissimo. Il modello è il Napoli, insieme all’Udinese. Ma ricordo anche la Roma di Capello, con Candela e Cafu, splendidi interpreti di un 3-5-2 solido e spettacolare.

La nostra Nazionale non ha un gioco, non ha inventiva. Quasi senza idee, le uniche che sono di Pirlo: un gol e mezzo, più di questo non può fare…

 

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Italia-Croazia 1-1 L’incapacità di essere superiori

A leggere i commenti, soprattutto a leggere i tweet dei tifosi, almeno di certi tifosi, la situazione dell’Italia appare fin troppo chiara. Lo stage? Non scherziamo, alle volte lo stage non serve nemmeno agli studenti per lavorare bene, figuriamoci a dei calciatori professionisti.

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La verità, lapalissiana, è che questa squadra è stata costruita sul nulla. Poi magari Prandelli e gli altri ci stupiranno, ma finora molte cose sono chiare.

Il centrocampo è tutto affidato alle invenzioni di Pirlo. In realtà è proprio l’unico schema esistente, sottolineato più volte dalle precarie telecronache della RAI: “palla a Pirlo, aiutaci tu!”. Davvero deprimente per chi pensava di recitare un ruolo di prima piano. E si prova perfino a giudicare questo fenomeno che tutti ci invidiano. “Sotto tono”, “addirittura inconcludente” per certi fenomeni opinionisti. In realtà Pirlo è davvero solo, unico talento cristallino in mezzo a un mare di mediocrità. Mediocrità che diventa qualità solo quando entrano in azione certi media e certi giornali.

Sotto Pirlo solo Marchisio, l’unico a meritare davvero un voto pieno, sicuramente più che soddisfacente. Di fatto Marchisio è stato il più pericoloso nella partita contro la Croazia: un bolide da fuori, un altro bolide da fuori, poi una incursione e quella doppia occasione con doppio miracolo del portiere.

Cassano e Balotelli, fortemente voluti da Prandelli, sono assolutamente impalpabili. Davvero poca roba rispetto agli altri attacchi che fin qui abbiamo ammirato, a parte qualche sorpresa in negativo. Balotelli e Cassano che rischiano di far perdere ogni scommessa possibile a Prandelli. Di Natale appare in palla, ma certo è poco e male innescato e non può fare il miracolo a pochi minuti dal termine. E con Giovinco a fianco non si capisce più qual è lo schema o come l’Italia dovrebbe scardinare le difese avversarie. A parte che non si capisce perché Giovinco dovrebbe incidere negli ultimi 7 minuti di una gara mai veramente giocata nel secondo tempo.

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Maggio e Giaccherini finiscono per pagare le colpe di tutti: nomi piccoli e quindi la stampa se li divora. A torto però, perché i due ci stanno mettendo tanto cuore e corsa. Maggio nel suo ruolo, Giaccherini no. Il bianconero è costretto in quella posizione per assenza di alternative. Questo perché Prandelli non ha nemmeno capito che tipo di giocatori portarsi. Se 3-5-2 doveva essere perché non scegliere qualche esterno d’attacco?

E se 3-5-2 doveva essere perché rinunciare a difensori che lo sanno interpretare al meglio? Copiare la Juve, senza avere la rosa della Juve, è un esercizio davvero stucchevole. Thiago Motta sta galleggiando in un centrocampo dove Pirlo sta facendo di tutto, ma che tutto davvero non può fare. Oscurando peraltro il povero Marchisio che avrebbe testa e gambe per buttarsi dentro ed essere più pericoloso. La scelta poi di affidarsi a Montolivo appare completamente insensata: c’è Nocerino, più incursore e grintoso, perché non usarlo? A parte che, con Marchisio, è risultato uno dei migliori centrocampisti d’attacco del campionato.

Avremmo avuto bisogno di un De Rossi proprio nella posizione di Montolivo, ma sfortunatamente non abbiamo, o non vogliamo puntare, su altri centrali se non Barzagli. Spostando Bonucci su un ruolo che non è il suo, altro clamoroso errore. A proposito: ormai Barzagli è pronto, ma è l’Italia che non è più in gioco. Mi chiedo a cosa sia servito rinunciare a priori di un difensore pensando di non sostituirlo.

E così l’Italia scivola su una Croazia che ci ha messo più grinta, più voglia. L’attacco azzurro inconsistente ci rende impotenti e il gol finiamo per prenderlo. Per un grande fraseggio (quello spagnolo) o per un errore individuale (quello di Chiellini, ieri sembrato in condizioni non ottimali dopo l’affaticamento muscolare).

E i tifosi se la prendono con… tutti, meno con chi forse ha le maggiori responsabilità. Tipo Prandelli che ha puntato tutto su Cassano e Balotelli nonostante i due non hanno mai dato segno di poter sopportare simili responsabilità. E viene ora in mente tutta la lista di nomi fin qui non utilizzati o, addirittura, lasciati a casa. Manca una boa centrale e purtroppo in panchina ci sono piccoletti o attaccanti di altro tipo. Attaccanti che non sappiamo utilizzare perché del tutto fuori ruolo in uno schema invariabile. Una rigidità che non è nella cultura di Prandelli. Scelte che erano sembrate arrangiate e che ora confermano questa sensazione.

Ma gli italiani non vedono. Addirittura proteste su Webb (l’arbitro che forse ha fermato un fuorigioco a 50 metri dalla porta avversaria) e nessuna presa di coscienza sul fatto di essere una Nazionale povera di idee, in preda a scelte popolari e populiste perché i giornali vogliono questo. Così si è parlato per due giorni dei “frosci” di Cassano, mentre ora si fa fatica a individuare problemi tecnico-tattici. In fondo siamo il paese del gossip, siamo il paese dove il merito è solo una opzione. L’ultima possibile.

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Juventus-Milan 2-0 La lezione di Antonio Conte da Lecce

Una sinfonia suonata a meraviglia, senza steccare una nota o un accordo. Un suono dolce e, nello stesso tempo, secco, perentorio. Di quelle musiche che non rischiando di far calare il sonno, piuttosto incentivano un sano divertimento e una voglia di ascoltarle ancora quelle note.

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E’ lo spartito imposto da Antonio Conte da Lecce, un tecnico giovane, emergente, come si dice qui in Italia per il solo fatto che la carta di identità parla di un 40enne. Epperò questo tecnico che ancora si deve fare ha già mostrato un repertorio di conoscenze invidiabile.

Se contro il Catania le mie critiche erano dirette a un modulo che – secondo il mio parere, da quanto visto in campo – non era mai stato provato in allenamento, oggi è piuttosto oggettivo dire come in settimana i ragazzi bianconeri abbiano studiato per benino ruoli e movimenti. E il campo traduce sempre il grado di preparazione dell’allenatore.

Perciò non c’è stata storia. A parti invertite oggi ci sarebbero edizioni straordinarie del TG4 e di Studio Sport, invece la partita verrà raccontata in modo tranquillo e sereno. Un massacro, una lezione di orgoglio e di organizzazione che non ha ammesso repliche.

Il Milan dei diavoli è stato placato, esorcizzato, domato con la classe di chi ha anche tanta rabbia in corpo. Tipo quel Marchisio, Principino nel nome, ma un leone nei modi. Una specie di interdittore coi piedi da trequartista e le idee di una seconda punta. Mi pare la sintesi perfetta della sua partita, in realtà dei suoi ultimi due anni di calcio. Recupera palloni, secondo uomo a chiamare il pressing dopo un grandissimo Vucinic, rifinitore per lo stesso montenegrino, secondo regista dopo Pirlo… primo marcatore stagionale della Juve.

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Se la fortuna aiuta gli audaci… Marchisio audace lo è stato pure troppo. Sarebbe ridicolo e – permettetemi – anche un po’ volgare ridurre il vantaggio bianconero alla fortuna che ha accompagnato il tocco vincente di Marchisio. E i due triangoli splendidi con Vidal e Vucinic in mezzo al casino rossonero? Tocchi di prima, roba da far girar la testa a Thiago Silva e Nesta che hanno perso di gran lunga lo scontro personale con la neo coppia Barzagli e Bonucci. E sì che gli avversari di turno erano di spessore ben diverso.

Da una parte Cassano e Ibra, dall’altra il solo Vucinic. Perché Antonio Conte da Lecce ha capito che i piedi e il fisico di questo montenegrino, ex allievo di Zeman, potrebbero far comodo agli inserimenti di due maestri del centrocampo offensivo come Marchisio e Vidal. E Vucinic si è preso la scena intera, offuscando, annebbiando i poster del barese e dello svedese praticamente annullati dall’attenta partita di un maestoso Barzagli e di un sorprendente Bonucci.

Sì perché in mezzo alla difesa c’era proprio lui: Leonardo Bonucci. Chiamato in causa nella sfida più delicata, buttato dentro perché Conte lo aveva visto sferzante in allenamento, a dimostrazione che chi lavora di più e meglio con questo allenatore viene premiato. Regole e gerarchie imposte dalla qualità e dal lavoro, tutto un altro mondo rispetto a questi ultimi anni. Un altro mondo dove il capo è uno e uno soltanto e lo stadio se ne è accorto già alla metà del secondo tempo, sullo 0-0: “Antonio Conte il Capitano”.

Sentire, sul risultato di pareggio, il terzo consecutivo, il coro rivolto al tecnico è la dimostrazione più lampante di cosa sia cambiato a Torino in soli tre mesi. La consapevolezza di voler tornare, e non solo a parole, la Juve guerriera e umile di qualche tempo fa. Perché in guerra bisogna dare tutto e bisogna pure applicarsi. La forza bruta non basta, servono strategie e tattiche e serve un comandante. Il comandante è lui: Antonio Conte da Lecce.

E un’altra battaglia è stata vinta. In modo netto, senza discussioni. Affannati in TV. Dal povero Civoli gonfio di rabbia a un deludente Abatantuono su Mediaset. Più del 2-0 è poi impagabile leggere i quotidiani che avrebbero pagato di tasca propria per continuare le critiche a gogo dell’ultima settimana.

Solo che a Torino, a differenza degli ultimi anni, c’è lui ed è tutta un’altra storia: Antonio Conte da Lecce!

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I numeri del mercato invernale di Juve, Milan e Inter

Continuo a leggere molti commenti negativi. Di partita in partita le opinioni cambiano in modo così netto che spesso si perde di vista la realtà concreta, quella dei fatti che determinano poi tante cose e tante scelte. Oggi perciò cerchiamo, con i soli numeri di dare un senso al mercato invernale delle tre cosidette grandi. Buona lettura.

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Juve: Barzagli, Toni, Matri

Toni: 7 presenze, 2 gol. Media voto: 6,2.

Matri: 10 presenze, 7 reti. Media voto: 6,6.

Barzagli: 9 presenze, 0 reti, 1 assist, 0 ammonizioni, 0 espulsioni. Media voto: 5,8.

Milan: Cassano, Van Bommel, Emanuelson, Legrottaglie

Cassano: 15 presenze, 3 gol. Media voto: 5,9.

Van Bommel: 10 presenze, 0 gol, 3 ammonizioni, 1 espulsione. Media voto: 5,9.

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Emanuelson: 6 presenze, 0 gol. Media voto: 5,5.

Legrottaglie: 2 presenze, 0 gol, 0 ammonizioni, 0 espulsioni. Media voto: 6,25.

Atalanta di Milano: Pazzini, Kharja, Nagatomo, Ranocchia

Pazzini: 12 presenze, 6 gol. Media voto: 5,9.

Kharja: 11 presenze, 1 gol. Media voto: 5,6.

Nagatomo: 8 presenze, 1 gol. Media voto: 5,5.

Ranocchia: 12 presenze, 0 gol, 1 ammonizione, 0 espulsioni. Media voto: 5,8.

Attenzione: dati aggiornati al 16 aprile 2011.

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Prandelli: gli ordini arrivano da Milano

Dovrebbe essere la Federazione a guidare le scelte di Prandelli. Invece tutto lascia pensare che gli ordini arrivino da Milano. Sponda rossonerazzurra.

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Nell’ultima amichevole disputata dalla Nazionale Italiana alcune scelte sembrano siano state dettate da fattori esterni alle necessità di Prandelli.

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Prendi Cassano e Pazzini. Zero minuti giocati. Prendi pure uno come Thiago Motta: zero minuti giocati. E poi continuano i miracoli a Milano: rotti per la maglia azzurra, improvvisamente recuperati per la successiva partita, che sia Champions o Campionato. Tante strane coincidenze. E poi ci sono le parole di Chiellini, che sembrano di un altro pianeta se messe a confronto alle richieste di risarcimento di Galliani di qualche tempo fa.

Giorgione si è infortunato, eppure poteva benissimo dividersi le fatiche con Ranocchia. Ma il pennellone nerazzurro era clinicamente fuori uso. Tranne che te lo ritrovi ad allenarsi comodamente a Milano, pronto per il derby.

Insomma, dopo la par condicio degli errori arbitrali, anche il minutaggio in Nazionale. Come fosse un’opportunità distraente. Ma anche questa… è Italia.

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Tuttomercatoweb: i conti sul Milan non tornano!

Leggo da un po’ Tuttomercatoweb, un discreto portale che fa incetta di link e paragrafi recuperati su vari siti Internet e propone editoriali molto discutibili di gente che al bar avrebbe scarso diritto di parola. Ma è il mondo nuovo del giornalismo italiano.

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Oggi è il turno delle cazzate sparate da Luca Marchetti che riassumo in questa lista:

  1. [parlando di Juve-Milan] Una partita che dal 1993 al 2006 ha significato scudetto. In quegli anni su 12 titoli assegnati 5 ne sono finiti in bianconero, altrettanti in rossonero;
  2. [parlando del marcato rossonero] Senza peraltro doversi svenare: Ibra, Cassano e Robinho sono costati (per questa stagione, ingaggi a parte) 16 milioni di euro;
  3. [parlando del bilancio bianconero] 40 sono invece i milioni di passivo che il CdA della Juventus ha certificato qualche giorno fa;
  4. [parlando del torneo aziendale in corso] In campo però la Juventus ha fatto fatica a ingranare.

Rispondo per punti, confidando nell’uso oggettivo di numeri ampiamente reperibili in via ufficiale tramite Internet, cioè lo stesso strumento che dovrebbe aver usato Luca Marchetti.

Una partita che dal 1993 al 2006 ha significato scudetto. In quegli anni su 12 titoli assegnati 5 ne sono finiti in bianconero, altrettanti in rossonero

Prendete un album di figurine o qualunque almanacco. Dovreste ritrovare questi dati e cioè che il Milan dal ’93 al 2006 ha vinto 4 scudetti: 93/94, 95/96, 98/99, 2003/2004. Mentre la Juve ha portato a casa ben 7 titoli: 94/95, 96/97, 97/98, 2001/2002, 2002/2003, 2004/2005 e 2005/2006. In mezzo vanno pure conteggiati gli scudetti delle romane.

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Senza peraltro doversi svenare: Ibra, Cassano e Robinho sono costati (per questa stagione, ingaggi a parte) 16 milioni di euro

E’ facile constatare come Ibrahimovic sia costato 24 milioni di euro (pagabili in tre rate): ma tale discorso deve valere pure per la Juve (Krasic è costato solo 5, Martinez solo 4, Aquilani 0, Quagliarella solo 4), invece così non lo è nei conti di Luca Marchetti. Robinho è costato 18 milioni di euro più bonus che, visti i risultati rossoneri, verranno sicuramente pagati al ManCity. Cassano è venuto gratis, ma il suo ingaggio non viene pagato a noccioline. Proprio gli ingaggi sono i nodi più importanti per riferirli alle difficoltà di Marotta: Ibra costa quanto 4 neogiocatori bianconeri, Robinho ha uno stipendio fuori budget per l’odierna Juve, mentre Cassano viene pagato quanto un senatore juventino. Non ho capito bene da dove esca fuori la cifra di 16 milioni di euro, ai quali andrebbero aggiunte le cifre relative agli acquisti di gennaio (cash e ingaggi di Emanuelson, Didac Vilà, Van Bommel, Legrottaglie. Per gli ultimi due sono stati pagati solo gli ingaggi). Marotta ha smosso a gennaio solo 300.000 euro cash per Barzagli.

40 sono invece i milioni di passivo che il CdA della Juventus ha certificato qualche giorno fa

Non commento. I 39,5 milioni di euro del passivo bianconero hanno cause che vanno al di là del mercato. In quella cifra rientrano alcuni numeretti legati al nuovo stadio e a perdite vecchie (in particolare le rate per i vecchi acquisti e le minusvalenze relative a Poulsen e Diego, per fare due esempi). Sul bilancio rossonero si potrebbe invece scrivere un libro intero, con numeri nemmeno lontanamente positivi e illeciti piuttosto ingegnosi sempre taciuti dalla stampa e poi convertiti in assoluzione dai soliti giudici, che a questo punto, proprio comunisti non sono.

In campo però la Juventus ha fatto fatica a ingranare

La storia dell’attuale Torneo Aziendale è inversa: la Juve ha ingranato bene, restando incollata alle prime fino a dicembre. Poi gli infortuni hanno avuto la meglio e il mese di gennaio, con Del Piero e Martinez e Del Piero e Pepe come coppia d’attacco, rimane il grosso buco di classifica. Mi sarebbe piaciuto vedere il Milan senza Robinho e Ibra per un tempo pari a quello in cui la Juve ha dovuto rinunciare a Quagliarella e Iaquinta, tanto per citare due nomi.

Il lettore converrà con me che questi non sono proprio dettagli ininfluenti in una stagione calcistica.

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Giù la maschera Juve: quali sono i piani?

Obbligare la società a svenarsi sarebbe ridicolo e anche piuttosto volgare. So bene qual è la situazione bianconera e chiedo miracoli né scelte azzardate alla mia società. Chiedo solo chiarezza, parole semplici, ma precise, ricche di significato.

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Piacerebbe pure a me acquistare Messi e Rooney, poi Puyol in difesa, magari Dani Alves sulla destra e Roberto Carlos a sinistra, ma per un verso o un per un altro sono tutti non acquistabili. E di soldi in cassa ce ne sono pochini.

Ma qual è la strategia, Mister Marotta?

Ho piena fiducia nel Direttore Generale e ancora di più in Andrea Agnelli. So bene, a differenza del passato, che ogni mossa è valutata e ponderata con intelligenza. E l’intelligenza suggerisce prudenza. Da qui all’estate la Juve è chiamata, oltre che a giocare partite fondamentali in campionato, a risistemare i conti e portare avanti un progetto di rinnovamento/rivoluzione cominciato a luglio.

Certo la sfortuna si è accanita in un modo francamente disgustoso. La Juve è affidata quasi interamente alle giocate di Aquilani e Quagliarella. Lo hanno dimostrato il campo e il tempo. Ora il secondo è stato spazzato via da un brutto infortunio. Conoscendo Andrea Agnelli non mi sento di mettere la mano sul fuoco su un suo pronto riscatto a giugno. Secondo me vorranno ancora valutare le condizioni dell’attaccante. E trovo che sia giusto.

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Ma il presente è parimenti importante al futuro. Occorre un sostituto di Quagliarella e non può certo essere Del Piero (per il quale servirebbe un erede, che oggi latita), figuriamoci Toni. Serve un colpo forte, ma non per far contenti i tifosi e scrivere qualche titolo in più sul giornale. Esattamente il contrario: per fornire alla rosa un elemento valido tanto quanto lo è stato Fabio Quagliarella. Uno che faccia gol, uno in grado di garantire le giocate (in manovra e in fase realizzativa) del napoletano.

Ho l’impressione che Toni sia la punta di peso che fin qui Amauri non è riuscito ad essere. E il brasiliano farà panchina, inesorabilmente, all’italiano 33enne. Quindi, ammesso che Iaquinta stia bene, ma le sue condizioni fisiche sono perennemente precarie e non ce lo possiamo permettere, occorre un altro innesto. Di qualità. Del Piero ha 36 anni e non gli si possono chiedere 6 mesi da urlo. Occorre, ripeto, un acquisto di qualità. In grado di dare la scossa alla squadra e contribuire a strappare i 3 punti domenica dopo domenica.

Ho paura che un po’ di treni siano già passati: Cassano al Milan (proprio il tipo di giocatore che oggi e ora, maledettamente, serve a Del Neri), Dzeko al City (per il quale conveniva svenarsi adesso per averlo a giugno), Pazzini inamovibile.

Restano pochi nomi. Tipo quel Giuseppe Rossi per il quale metterei la firma. Al di là dei nomi, l’affare Toni mette in dubbio il credo tattico. Adesso hai tre arieti, di cui uno soltanto è in grado di garantire ripartenze e velocità e cioè Iaquinta. Ma non riesce, Vincenzone, a giocare 3 partite di fila. E non è uno da 20 gol a campionato. Ti resta Del Piero in grado di mettere d’accordo centrocampo e attacco.

E allora? Marotta, che si fa? Parlate chiaro?

Il silenzio, tuttavia, è portatore di speranza. E’ arrivato Toni perché è una tipologia di attaccante che può trarre giovamento dalle fasce bianconere: Pepe e Krasic e lo stesso Marchisio e Grosso possono mettere dentro dei cross interessanti e sono oro colato per il gioco di Luca Toni. Inoltre è uno d’area, tipo Trezeguet. Già, che peccato averlo ceduto così in fretta. Vedremo, vedremo cosa riuscirà a fare Marotta. La fiducia rimane immutata. Non facciamo però l’errore di ascoltare il tifo, che poche volte ci azzecca. Piuttosto cerchiamo di capire cosa serve a Del Neri e chi è in grado di dare il cambio di marcia. Valutiamo bene tutto. Qualora ci fossero dubbi… restiamo come siamo e che sia Del Neri a trovare le soluzioni tattiche più opportune. Fra l’altro, è il suo mestiere. Buona fortuna a tutto il gruppo. Ce la meritiamo… un po’ di fortuna!

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Quelle strane analisi del mondo del calcio

In queste prime settimane si è assistito a un po’ di tutto, e di più. Sconfitte pesanti, facili vittorie, errori, sviste. Ma la cosa più clamorosa è assistere a certe analisi di grandi personaggi del mondo del calcio rispettosi di copioni già scritti da editori e conduttori e proprietari di giornali, TV e trasmissioni.

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Cominciamo con le prime della classe, cioè l’Atalanta di Milano, la Roma e il Milan, partendo dai rossoneri. La rosa è praticamente identica a quella dello scorso anno, con un paio di utili innesti. Robinho e Ibra servivano più per una probabile campagna politica di riconferma di Berlusconi e certo le cifre reali non sono quelle stampate sui giornali. Impossibile crederci, almeno. Il povero Allegri si ritrova così in mezzo a un casotto senza fine: Ibrahimovic dove lo metto? Intanto lo svedese segna, ma la difesa non regge: 3 pareggi in campionato, una vittoria risicata contro uno sciupone-Auxerre e poche certezze, a parte il clamoroso colpo Boateng (la cui vicenda andrebbe approfondita, ma, evidentemente, c’è qualcosa sotto). La squadra rossonera non mostra equilibri. Là davanti può far male, ma è lo stesso male che le avversarie procurano alla difesa in maniera puntuale. Inoltre Abbiati non appare così sicuro tra i pali (leggi Capuano).

La seconda classificata nel torneo aziendale 2009/2010 è partita malissimo. Dopo aver acquisito Borriello e messo fuori dai giochi Baptista e aver riconciliato la famiglia Burdisso (con scarsissimi risultati in campo), Ranieri ha semplicemente mostrato, ancora una volta, il perché a Torino lo volevano fuori dalla Juve a tutti i costi. Partenza da brivido, con errori, nervosismi, scarso gioco, tanti gol presi, una condizione traballante e un po’ di infortuni. Come al secondo anno di Juve: non può essere solo un caso. E cominciano le prime lamentele: arbitraggi, cartellini che ci potevano stare, gol da polli, fantasmi di Lippi, Nereo Rocco o Trapattoni. Guardare sempre fuori e non dentro, una sorta di regola non scritta di Ranieri e i suoi. Beati gli avversari.

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Chi proprio non si è potuto lamentare degli arbitraggi è quel grande etico dello sporto che risponde al nome di Massimo Moratti. Non ha comprato nessuno perché deve rassettare il bilancio ampiamente falsificato dal 2001 ad oggi. Non ha comprato nessuno perché intento a raddoppiare gli ingaggi dei propri giocatori nonostante le false cifre stilate dall’House Organ di color suino. Nicchi però è sempre vigile e la protezione è completa. Così, visto che non viene cagato da quel di Torino, provvede in prima persona a scatenare le liti. Prima se la prende per i falli commessi da altri giocatori (leggi fallaccio di Burdisso), poi gufa contro ex-calciatori (leggi Ibra che però aveva segnato e continua a segnare), quindi scaglia frecce avvelenate contro la Juve.

Motivo del dissidio è l’incontro fra Marotta-Agnelli con Abete. Ma Marotta-Agnelli e Abete non si sono incontrati in un locale nottuno all’ora di chiusura, né negli uffici della Saras a mo’ di 007. Semplicemente, nel corso di una burrascosa trattativa giocatori-società Marotta e Agnelli hanno illustrato i contratti brillantemente studiati e attuati dalla NUOVA dirigenza juventina. Il primo a firmare contratti-a-rendimento (in cui cioè esiste un fisso e una grande parte variabile legata a prestazioni personali e di squadra, così come in tutte le società del mondo) è stato Motta. Il prototipo del contratto è stato accettato dalla Lega e può essere preso a esempio per i successivi ingaggi. Certo, inutile nascondere come Marotta e Agnelli abbiano fatto accenno alla spinosa vicenda chiamata Calciopoli-bis. Fra pochi giorni Moggi, a Napoli, sentirà Moratti e Galliani e Abete parlare in aula, davanti al giudice Casoria. Ne sentiremo delle belle. Intanto la difesa Moggi ha presentato i CD con le nuove telefonate che la FIGC non poteva non prendere  sul serio. Si è discusso di questo e la Juve chiede un po’ dignità umana, dopo aver pagato un prezzo altissimo.

Tale prezzo altissimo è stato fissato da Moratti in persona, che dal 2006 ad oggi ha costretto una nazione intera a rendersi partecipe del più triste inganno calcistico, ben documentato all’estero. L’unico rimasto a credere alle vittorie di cartone è proprio Moratti. Contento lui, scontenti tutti gli altri. Ma è l’Italia. Ci piace così. Forse!

Chiusura dedicata alla buffonata che ha coinvolto Cassano. Il talento di Bari Vecchia ha saltato il match di ieri sera per affaticamento. La stampa, certa stampa, si è subito buttata costruendo una favoletta che non esiste. Fantantonio ha giocato, sin qui, 9 partite di fila fra Preliminari, Campionato, Nazionale. E non siamo ancora a fine settembre. Qualcosa di eccezionale, qualcosa di distruttivo per le gambe di quello che, ricordiamocelo, è pur sempre un ragazzo di 28 anni. Ancora una volta ci dimentichiamo che quei cosi che indossano le maglie che tifiamo sono dei ragazzi fatti di carne e ossa, e non motorini che vanno a benzina. Un po’ di clemenza per i limiti del fisico umano non guasterebbe. Con buona pace di quei critici del calcio che, prima di ogni articolo pubblicato, dovrebbero sostenere l’antidoping. Loro sì, per tutte le cazzate che sparano. Salute a tutti!

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Juventus-Sampdoria 3-3 Tutto in salita

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Un giorno Giampiero Boniperti ebbe a dire che “vincere non è importante: è l’unica cosa che conta!”. Lo diceva della sua Juve, descrivendo sostanzialmente una delle caratteristiche più importanti dell’ambiente e della storia bianconera. Oggi ci si confronta invece sulle frasi di Del Neri e di Marotta. Frasi che, a quanto pare, hanno sollevato un polverone incredibile. E non ne capisco il motivo.
L’anno scorso serpeggiava tanto ottimismo sulla figura di Ferrara. E gli acquisti di Melo e Diego avevano acceso strane fantasie. Si parlò di scudetto e di finale europea, per poi accontentarsi di Zaccheroni e prendere coscienza di una qualificazione ai preliminari di Europe League arrivata solo perché i Disonesti e la Roma sono arrivate in finale di Coppa Italia.
Se Marotta ha sottolineato l’impossibilità di osare sul mercato a causa dei mancati introiti, Del Neri ha più volte accennato al “passato” visto come portatore sano di paure e di debolezze che non sono da grande squadra. Sono stati chiamati da Andrea Agnelli per risollevare le sorti della Juve, non certo per portarla ai livelli magici di Trapattoni negli anni ’80 o di Lippi negli anni ’90. E prendere coscienza di questa situazione è segno di forza, non di debolezza.
Le frasi di Del Neri e di Marotta non sono per nulla segnali di resa, piuttosto una forte presa di posizione sulla situazione attuale della Juve. Si sta costruendo qualcosa, almeno ci si sta provando, e per questo serve tempo. Tanto tempo e nessuno può dire quanto.
Bisogna crederci, tifare e incoraggiare. Non c’erano soldi per arrivare a campionissimi e proprio la Juve del passato ha insegnato come si arriva al successo grazie ad un gruppo solido, prima di tutto. Chi non sente di avere fiducia, chi non vuole guardare in faccia la realtà è pregato di non parlare di Juve nei termini che è possibile leggere su Internet. Specialmente, lo deve fare chi si professa tifoso. Chi dice di essere bianconero dalla testa ai piedi. Falso, solo ipocrisia e quella malsana voglia di criticare gratuitamente.
La Juve di oggi ha solo il nome della Juve del passato. Sono stati tartassati valori importanti che avevano portato successi anche quando la rosa poteva risultare inferiore rispetto alle avversarie.Questi valori devono essere recuperati attraverso la cultura del lavoro.
Passiamo al campo. Il pareggio contro la Sampdoria ha mostrato tutti i limiti di una Juve apparsa già stanca (e ci starebbe pure dopo le soste e il lungo lavoro svolto a luglio), in attesa di smaltire le tossine e far girare le gambe velocemente. A preoccupare, piuttosto, è un senso di smarrimento che ogni tanto coinvolge gran parte dei giocatori in campo. E’ come quando il ragazzo impreparato tenta di prendere tempo: ce la mette tutta e spera che l’insegnante non lo attacchi. Poi quando arriva la domanda giusta, lo stesso alunno mal-preparato affonda il colpo e risponde bene. La metafora pare quella giusta. Quando la Juve può distendersi sulle fasce e attaccare con forza lo fa bene: benissimo Krasic, bene Pepe, benissimo Melo, ancora fuori ruolo Del Piero (fin troppo egoista) e spaesato Quagliarella (che non è una prima punta, né una seconda punta come servirebbe a Del Neri).
La mia sensazione è che Del Neri e Marotta abbiano un po’ litigato sui nomi e sulle caratteristiche. E’ chiaro infatti che questa Juve non può prescindere da un attaccante di peso: quindi o Amauri (imprescindibile) o Iaquinta sempre in campo. A quel punto Del Piero potrà fare il regista avanzato, ma Quagliarella certamente no. Secondo me manca Diego, che tanto bene aveva fatto fino alla sua cessione. Molto bene invece le due ali titolari, cioè Pepe e Krasic. In attesa di vedere impiegato Lanzafame (Del Neri credici, ha talento ed è sfrontato, il che non guasta) e di capire cosa farne di Aquilani e Sissoko (perché non inserirli per far rifiatare Marchisio e Melo?), il serbo ha fatto rivivere le sgroppate di Nedved. La progressione è spaventosa, il dribbling ottimo e ancora migliorabile, la resistenza è incredibile. Non si capisce perciò perché è stato tolto domenica pomeriggio, visto che risultava il migliore in campo per pericolosità ed efficacia (un gol mangiato dopo 50 metri di corsa palla al piede, due assist e un paio di cross ottimi).
I problemi riguardano quasi esclusivamente la retroguardia. Le squadre di Del Neri sono famose per le pause terribili che costano gol e imbarcate di gol. De Ceglie è in difficoltà (non ha mai riposato) e l’infortunio di Traoré non lo aiuta, mentre Motta era visibilmente carente di ossigeno (allora è stato commesso un errore a non prendere un suo sostituto). Giovedì subito in campo. Non è permesso fallire l’esordio. Inoltre, non è possibile vedere una Juve non vincente in tre partite.

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