E’ una delle mosse che mi dà la conferma che qualcuno a Torino ha finalmente aperto le porte. Le porte di quella prigione in cui è stata rinchiusa la Juve per ben 4 anni. Una prigione senza odore, di quelle di cui non ti accorgi per tanto tempo. Illuso così come sei da tante chiacchiere. Quattro anni sono però tanti e il tifoso, soprattutto quello bianconero, abituato come è a vincere e lottare dappertutto e contro tutti, a un certo punto capisce tutto. E’ questo quello che è accaduto a Torino. Troppe verità emerse, tirate a forza da un’acqua stagnante e maleodorante dove erano state volontariamente tenute. Troppe verità scomode, dimostrabili col semplice ragionamento logico e con l’evidenza dei fatti.

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Stupido non è, sarà forse imbecille o troppo preso da tutti gli affari di Famiglia tranne che la Juve, sarà che forse lo hanno guidato male, proprio coloro che ne dovevano preservare la forza e l’amore per quell’entità bianconera, ma la Juve è destinata a tornare nelle mani di chi la ama davvero. Elkan, cui mi riferivo nel periodo precedente, molla e torna nelle mani di chi ha vissuto per esempio accanto a campioni e dirigenti. Tanto per intenderci di chi si è sporcato le suole di fango e erba, calpestandola insieme alla Triade durante gli allenamenti e le partite. Di chi, in quel maledetto maggio del 2006, nonostante tutto e nonostante tutti, era lì a festeggiare uno Scudetto sacrosanto. Vinto a forza di sberle rifilate a tutti. Con la classe di una rosa costruita con arguzia e tanta competenza.

Fin qui avevo avuto sentore di qualcosa di losco. Ogni azione, ho imparato a scuola, ma soprattutto nella vita, implica una reazione. L’azione in questione riguarda le malefatte di John Elkan e i suoi Scagnozzi. La reazione, prevedibilissima solo da chi conosce l’ambiente e da chi conserva ancora un minimo di dignità, è quella dei tifosi bianconeri. Costretti a reagire in quel modo, con ferocia, con rabbia, con atti osceni e violenti sempre da condannare. Ma dietro quegli atti c’era una furia per aver visto morire, quasi, il proprio giocattolo sotto i propri occhi. Una Juve distrutta dall’interno e, evidentemente, dall’esterno.

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Quel sentore a poco a poco sta scomparendo. Quel brutto sentore sta per essere portato via da fatti. Revoca di alcuni poteri a Blanc, dismissione di alcuni personaggi poco bianconeri, reclutazione di gente per bene e competente. Che sa lavorare. E di cui ho ampiamente detto riferendomi a Marotta e Paratici. Il capitolo allenatore preferirei non toccarlo oggi, troppo confuso e addolorato, ma speranzoso.

Oggi è il giorno dello strappo. Definitivo. Alessio Secco, colui che sì ha lavorato a fianco di Moggi ma dal quale non ha imparato nulla, colui che ha sulla coscienza scelte infauste e poco intelligenti, rescinde. Rescinde e andrà ad arricchire qualche altra società. Rescinde e lascerà il posto a chi le trattative le sa condurre veramente, come Beppe Marotta. La colpa di Secco è quella forse di aver avuto tra le mani un compito troppo alto e complesso per la sua esperienza e capacità. Non è da condannare, ma certamente da criticare. E lo abbiamo fatto.

Ma soprattutto oggi è il giorno di Castagnini. Uno che alla Juve non avrebbe mai messo piede. Uno che la Juve doveva solo vederla e odiarla in TV. Prima o poi qualcuno dirà chi ha ingaggiato Castagnini, no? Qualcuno dotato di parola e articolazione mandibolare riuscirà ad emettere qualche suono molesto per giustificare una simile presenza, no?

Quindi: ridimensionamento per Blanc, dismissione di Secco e Castagnini, Elkan si defila, ingresso di Andrea Agnelli, Marotta e Paratici. Se non sono fatti questi! E già mi sento meglio, rilassato, pronto comunque a scrivere ancora di scelte errate e poco felici, ma sicuro che dietro quelle scelte non c’è la volontà di far male a quel meraviglioso giocattolo in bianconero che è la Juve. Buon lavoro, Signori. Onorate la maglia!

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