Abbiamo lavorato duramente in questi anni per capire veramente l’affaire Calciopoli.

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Abbiamo seguito il Processo, abbiamo letto tutto in maniera accurata, faticosamente precisi nel non lasciare nulla al caso, tentando di giustificare ogni passaggio facendo ricorso alla logica dell’intelligenza umana e ai codici della giurisprudenza italiana.

Perciò leggere gli articoli di Galdi sulla Gazzetta (Galdi, che per ragioni etiche non dovrebbe nemmeno scrivere di quell’argomento) è un colpo all’anima degli sportivi e di chi si ostina a pensare che il lavoro di un quotidiano dovrebbe essere quello di descrivere la realtà dei fatti, in modo asettico e parsimonioso.

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Che ne é di questo principio? Che ne é della ricerca della verità, ruolo che vi siete dati in merito a Calciopoli e mai veramente sostenuto nei/dai fatti?

Restano i racconti ambigui del vostro inviato che o non ha seguito il processo, denotando scarsa professionalità, o lo ha seguito e ne ignora il percorso che è chiaro e limpido in questi due anni. Restano alcuni editoriali a dir poco esilaranti di importanti penne del vostro quotidiano. Restano i pezzi de “Il palazzo di vetro” di Ruggiero Palombo che troppe volte hanno abbandonato la realtà concreta per virare nel problematico mondo dei brutti pensieri, delle sensazioni, dei vacui ragionamenti di chi ha una posizione preconcetta e, perciò, scarsamente obiettiva di fronte agli interrogatori del Giudice Casoria, agli scivoloni dei Pubblici Ministeri in Calciopoli.

Una risposta, noi tifosi di calcio, la vogliamo. Anzi la pretendiamo, se non altro per ridare credibilità al nostro Paese, prima ancora che al primo quotidiano sportivo italiano – ahinoi!

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