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Tag: cellino (pagina 1 di 2)

E’ il calcio che avete costruito. E adesso ve lo tenete

Più di un velo di tristezza, ma è il calcio che avete costruito. Sono metodi e sensazioni che si leggono ogni giorno sui giornali. Sono le strumentalizzazioni ad aver vinto. Sempre e comunque. E poi via a festeggiare, mentre gli altri sono pronti con la lista dei colpevoli. In quella lista nessuno infila se stesso.

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E’ il calcio che avete costruito con le moviole sui falli laterali invertiti, invece che le moviole sulle azioni più spettacolari.

E’ il calcio che avete costruito con le polemiche costruite ad arte nel tentativo di fare più rumore, di vendere più copie.

E’ il calcio che avete costruito con le storielle raccontate a un paese credulone, perché la linea editoriale la dettano i gruppi forti dietro alcune società.

E’ il calcio che avete costruito con le analisi di leccaculo e ipocriti travestiti da esperti, funzionali a un gioco al massacro che ha prodotto più di un danno al nostro calcio italiano. Perchè il ranking è qualcosa che parte da lontano, esattamente dal 2006, guarda caso.

E’ il calcio dove Moratti viene continuamente messo accanto ad aggettivi quali “signore”, “galantuomo”. Dove Galliani è il più bravo-punto-e-basta. Dove Pulvirenti e Cellino sono decisori in Lega. Loro decidono, il calcio italiano intanto sprofonda.

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E’ il calcio dove Adriano è Imperatore, Balotelli migliore al mondo, Pistocchi commentatore, Paparesta moviolista, Icardi autentico idolo. Quindi Genny ‘a Carogna è perfetto come capo ultras.

E’ il calcio dove scopri dopo anni che l’unica cosa taroccata è la moviola nel famigerato gol de Turone.

E’ il calcio dove la vera Calciopoli non è mai approdata in TV o sui giornali.

E’ il calcio dove Garcia spara a zero e Conte e gli juventini devono stare muti.

E’ il calcio dove la Finale di Coppa Italia si gioca perché l’ha deciso Genny ‘a Carogna, mentre Renzi & Co. sono comodamente seduti in tribuna, dove Beretta “di questo non parlo” e dove Abete non si vede. Mentre il Napoli, stavolta sì, ritira la medaglia e parte coi festeggiamenti.

In fondo, Genny ‘a Carogna è esattamente il personaggio che ci serviva. Che sta bene nel contesto.

E’ il calcio che voi avete costruito. E adesso ve lo tenete.

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Analisi di un mercato invernale in cui la regina è…

E’ stata una sessione di calciomercato molto interessante. Con un paio di telenovele e un paio di colpi a effetto. Di soldi ne girano pochi, quindi largo alle idee e alle occasioni.

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Le capoliste… anche del mercato

Idee e occasioni che non sono di certo mancate a Marotta e Sabatini. Cominciamo dalla Roma che doveva provare a colmare il gap dei 6 punti dalla capolista. Bastos e Nainggolan sono da leggere come validissimi rimpiazzi, anche migliori, di Marquinho e Bradley. In più i giallorossi si sono assicurati alcuni giovani di prospettiva. La sfida in campionato continua.

E continua perché la Juve si è mossa. Via De Ceglie e Motta e dentro Osvaldo e diversi giovani (Fiorillo e Kastanos su tutti). La punta era ciò che Conte voleva e cercava e Osvaldo era una delle opzioni suggerite. Come già detto in uno scorso articolo, prevalgono molto le doti fisiche e la capacità di garantire un certo peso in attacco. Se in più Osvaldo si ricordasse di segnare gol a raffica, allora sarebbe proprio perfetto. Già perché il suo arrivo a Torino è valido fino al 31 maggio in prestito, poi si potrà trattare sul costo del cartellino fissato adesso a 18 milioni di euro circa.

L’arrivo di Osvaldo coincide però con le non partenze di Quagliarella e Vucinic. I due ragazzi hanno rifiutato l’impossibile in questi giorni e, a mio parere, la società è stata brava a imporre le proprie scelte. Estere per Vucinic, nessuna delle milanesi per Quagliarella. Nessun ricatto, piuttosto restano in panca attendendo il loro turno silenziosamente. A giugno via per un ricambio generale dell’attacco dove gli unici sicuri sono Tevez e Llorente. Dovrà essere bravo Conte a tenere in pugno lo spogliatoio.

Che hanno combinato le altre?

Aria tiratissima a Milano. Thohir è stato costretto a svenarsi per Hernanes, praticamente all’ultimo anno di contratto con la Lazio epperò pagato a peso d’oro. Decisivo il pianto del ragazzo all’uscita di Formello: a Mazzarri serve proprio uno con… queste caratteristiche! Arriva il brasiliano che pesterà un po’ i piedi a Guarin che, ricattando la sua stessa società, è riuscito a strappare un rinnovo di contratto. Il paradosso è che a Mazzarri serviva un attaccante che non è arrivato. Voleva Vucinic, poi aveva scelto Osvaldo, ma si accontenterà di Milito e Palacio, con Belfodil sbattuto a Livorno. Non è arrivato nemmeno il rinforzo in difesa, anzi è stato ceduto in prestito Ranocchia (l’unico nazionale).

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Il Milan invece si è mosso discretamente bene. Non ci sono più soldi, il bilancio è da ripianare senza le astute mosse del passato, e perciò via coi prestiti o parametri zero. Honda è da scoprire, Taarabt è potenzialmente un bravissimo giocatore, ma da vedere in Italia. Gli altri sono solo tappabuchi di una rosa non all’altezza delle grandi stagioni. Con un Seedorf che avrà moltissimo da lavorare.

“C’è solo un capitano” che è finito in panca e ora al Sassuolo. Si tratta di Paolo Cannavaro che dopo 8 stagioni è stato gentilmente accompagnato alla porta da Benitez. Sono arrivati i soliti nomi stranieri del tecnico spagnolo, molti di questi giovani promettenti. Il punto è capire quanto sono pronti per sopportare sin da subito il peso del calcio italiano. Con una Fiorentina che avanza imperterrita nonostante le defezioni da infortunio. Anderson, i suoi tre figli, e il belloccio Matri possono dare più di una mano a Montella che sta dimostrandosi, dopo Conte e Garcia, uno dei migliori tecnici in giro per l’Italia.

Delle altre val la pena di sottolineare la rivoluzione totale del Sassuolo. Undici o dodici acquisti, più il cambio dell’allenatore.

Il futuro è dei giovani? Da Berardi a Gabbiadini, passando per Kastanos e Fiorillo

In casa Juve ci si è mossi anche per il futuro. Il talento Kastanos è stato portato a casa: si dice un gran bene di questo ragazzino. Mentre Fiorillo, nel mirino di Paratici da un almeno due anni, è stato acquisito con la solita formula “metà a me, metà a te” (l’altra metà scambiata è quella di Beltrame, su cui dobbiamo continuare ad avere il controllo). Buffon non è immortale, e il portiere blucerchiato potrebbe rivelarsi una preziosa risorsa quando si tratterà di cercare il sostituto del numero uno al mondo.

Nei mesi che seguono, fari puntati su Gabbiadini e Berardi. Anche su Immobile, ma l’attaccante di Sorrento sembra destinato a un clamoroso scambio o a fare cassa.

Il caso Cellino: cosa stiamo esportando?

Intanto all’estero continuano a mantenere alta l’ironia nei confronti del nostro Paese. Cellino, non contento degli affaracci sparsi in tutto il mondo, ha messo gli occhi sul Leeds. Prima mossa? Ordinare l’esonero dell’allenatore. I tifosi si sono imbestialiti e il chitarrista Cellino è stato salvato dalla polizia.

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Serie A 2013/2014: lo stato di salute della prima giornata

Mi illumino di Juve. Avrebbe scritto questo Ungaretti vedendo la prima giornata di campionato. Non solo Juve, in realtà, ma il bagliore dei bianconeri sembra aver contagiato gli altri. Sembra pure che la luce proveniente da Conte abbia illuminato le avversarie.

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Una marea di 3-5-2 si sfidano e, in parte, si annullano. Compresa la sfida di Marassi dove lo specchio che Delio Rossi impone ai bianconeri ha retto per tutto il primo tempo. Ma la copia è differente dall’originale e così la Juve ha avuto la meglio. Questione di un Tevez in più, questione di avere molto più talento di chi vorrebbe farti la festa.

La prima giornata, che si chiude oggi col debutto della Fiorentina di Montella, consegna una classifica pronosticabile. Compreso il tonfo del Milan. Nessun giudizio, troppo presto, ma qualche buon segnale.

A partire dai microfoni. Un piacere sentire parlare Benitez. Finalmente Napoli ha un allenatore capace di dialogare con pubblico e avversari. Altro che i piagnistei di Mourinho e Mazzarri. Con lo spagnolo sarà un campionato intenso e piacevole anche da raccontare e ascoltare. E complimenti per il lavoro fin qui svolto. La vera antogonista dei bianconeri è Napoli che lo ha confermato sul campo. Hamsik sempre più leader, ma un gioco completamente differente dallo scorso anno. Più arioso, più ragionato, dove alla legnosità di Behrami e Inler viene contrapposta la classe dei vari Higuain, Callejon e Pandev. Pazienza per Insigne, ma chi ha toccato il vero calcio lo riconosci subito.

Segnali di ripresa della Lazio, che però soffre vistosamente se debitamente attaccata. E’ bastato l’ingresso di Muriel per mettere in crisi una difesa che andava rinforzata se si vuole raggiungere un obiettivo concreto. Un centrocampo tosto e un intramontabile Klose sono le armi principali di Petkovic. Potrebbero non bastare se il reparto arretrato mette in crisi un 2-0 che sembrava granitico.

E Roma ride pure in versione giallorossa. Tre punti solidi come lo schema che Garcia manda in campo. Un anno fa Zeman mandò in confusione un gruppo intero capendo poco di Totti, di De Rossi e dei ragazzi che aveva in mano. Troppi scalini da percorrere e poca didattica. Mentre l’allenatore francese ha le idee molto chiare. A essere confusi sono gli opinionisti. La Roma alterna davanti la difesa ora un metronomo ora un combattente. Complementari e perfettamente in sincronia. Restituendo dignità a De Rossi – solo un pazzo potrebbe metterne in discussione le doti tecniche e di personalità – la Roma ritrova lo spirito di un tempo. Con un Totti che dimostra di possedere ottime doti di intelligenza nella gestione delle energie. Le bizze di Sabatini (Borriello titolare è uno di quei paradossi di difficile comprensione) vengono ben gestite dall’allenatore che poi verrà multato per aver usato il telefonino. “Non lo sapevo” si giustificherà, ma la colpa non è sua. Piuttosto è di un calcio italiano veramente ridicolo e antiquato. Si abituerà, Garcia.

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Sorride pure Mazzarri che solo al minuto 91 tira un sospiro di sollievo. La partita si sblocca quando Liverani decide che è arrivato il momento di fare e non solo di distruggere. Ma il terzetto di centrocampo non regge e una deviazione manda in tilt il buon Perin. Grande esordio, si dirà, ma Kovacic e Icardi schierati solo nel secondo tempo andrebbero giustificati al pubblico. Con la variante che comunque la squadra nerazzurra appare fragile in difesa, mentre Alvarez sta uscendo dal torpore in cui era caduto. La curiosità di vedere dove potrà arrivare questa Inter è tanta. Con Eto’o o senza Eto’o.

Cassano più Amauri è una specie di “cosa avremmo potuto fare se solo avessimo avuto più testa”. Fisico e tecnica da numero 10 e 9, rispettivamente, ma non sempre bastano. Uno scialbo 0-0 che conferma un paio di cose: Cassano è roba da provincia, laddove le responsabilità finiscono a pagina 14 della Gazzetta (tanto per intenderci), mentre Amauri soffre di intermittenza peggio delle frecce di una macchina. Parma si divertirà, ma serate come ieri sono la conferma delle rispettive carriere. Alla fine il vero protagonista in campo sarà Mirante.

Cosa farebbe Cerci in mano a Conte? Massimo rispetto per il Maestro Ventura, ma questo ragazzo è il prototipo di esterno che piace proprio al tecnico leccese. Sfrontato e arrogante come solo un’ala può essere, veloce e fantasioso come proprio un’ala deve essere. Nella nuova posizione di attaccante (poco esterno e molta seconda punta) può davvero fare male alle difese avversarie. E Immobile pare proprio la pedina di appoggio ideale visto che il buon Ciro copre l’intero attacco senza troppa fatica. Il Toro è una creatura interessante. Manca forse un ragionatore a centrocampo e un volpone in difesa, ma il campionato sarà tranquillo (ipotizziamo).

Prima o poi Cellino deciderà di accomodarsi in panchina. Comanda la sostituzione di Ibarbo ed è sempre lui a obbligare all’attaccante dove posizionarsi e dove andare. Ci chiediamo quale sia il ruolo e fin dove arrivano le responsabilità di Lopez. Fortuna che il Cagliari rimonta e vince su un Atalanta irriconoscibile, altrimenti oggi il dilemma sarebbe “a chi le colpe tattiche: Cellino o Lopez?”.

Passiamo al Milan? Se non avesse dalla sua una stampa molto amica, oggi staremmo a discutere di molte cose che non vanno senza l’obiettivo di dire le cose che i capi vogliono sentirsi dire. Il primo scudetto di Allegri arrivò per incapacità manifesta delle avversarie. La Juve di Del Neri seppe tenere testa per tutto il girone di andata e questo la dice lunga su che livello di avversarie avevano i rossoneri all’epoca. Dove tutto poggiava sulla capacità di Ibrahimovic di distruggere le partite. Poi la smobilitazione perché i bilanci non si possono più nascondere. L’anno scorso la rimonta fece rima con una serie di arbitraggi che se solo fosse capitato alla Juve… Quest’anno ci risiamo: partenza da brividi (e poiché vale per tutta la carriera di Allegri, ci sarà da ipotizzare scarsa capacità di preparare la mente più che il corpo) e primo step decisivo della stagione contro il PSV. Non è ancora settembre che Allegri è a rischio. Prigioniero di idee che sono sparite in concomitanza ai soldi. Prigioniero di una didattica sopravvalutata. Cercano il rinforzo in attacco quando la difesa è un insulto alla storia dei vari Baresi e Maldini. E se Julio Cesar è l’unico nome in grado di sostituire Abbiati, allora per noi che non tifiamo Milan tutto diventa una pacchia infinita.

E stasera tutti a guardare la Fiorentina (almeno voi, io mi gusterò Chelsea-Manchester United). Matura? Pronta per dar battaglia al Napoli sgomitando come la vice-vice-favorita per il titolo? Il peso di un tale pronostico bloccherà Montella e i suoi o l’inserimento di Rossi e Gomez ha reso lo spogliatoio forte? Dopo Conte, lo ripetiamo, viene Montella per conoscenze e qualità del lavoro. Sarà un gran bel torneo se alla Juve non verranno concessi i 10 punti di distacco come l’anno scorso. Il punto, per tutte le avversarie, è sempre il solito: la continuità di rendimento e di risultato.

Buon campionato a tutti.

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Calcioscommesse: in dubbio pro reo, tranne se c’è la Juve

E siamo ai saluti finali. Buona estate a Stefano Palazzi che ha scoperto il suo bluff: senza la Juve di mezzo, con paletta e secchiello, con minuziosità, le prove scompaiono e i verdetti si ammorbidiscono a seconda della direttiva che arriva dal Palazzo.

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Buona estate pure a Di Martino, il finto procuratore che fa finta di arrabbiarsi, facendo finta di aver veramente lavorato muovendosi nella direzione “La Giustizia è Uguale per Tutti”.

Buona estate alla FIGC e alla Lega Calcio. In quest’ultima, auguriamo una serena estate al VicePresidente Galliani, ai Consiglieri Cellino, De Laurentiis, Lotito e Pulvirenti. Bel lavoro ragazzi, grazie al supporto di RCS e di certi media.

Buona estate a Stefano Mauri: sei mesi di vacanza, Lazio salvata e poi potrà rientrare con la fascia di capitano biancoceleste. Ricordo Del Piero, oggi guardo Buffon e Marchisio: ognuno ha il capitano che si merita.

E buona estate a tutti quelli che hanno scritto e sciorinato opinioni e giudizi su questo secondo filone del Calcioscommesse. Anche oggi Gazzetta e Corriere hanno tentato di infilar dentro a un discorso vuoto e vergognoso il solito nome roboante: quello di Antonio Conte. Speriamo che il Mister abbia letto tutto, così la dose di incazzatura e fame aumenta e ne vedremo delle belle in questo 2013/2014.

Auguroni a tutti i tifosi che ancora oggi scrivono anatemi contro la Juve, contro Conte e perfino contro Leonardo Bonucci. Ciechi o, peggio, sordi o, più semplicemente, corrotti nella coscienza e nell’intelligenza, più di chi finora ha agito con i poteri conferitogli da uno Stato che sta interrogandosi se un pregiudicato, peraltro proprietario di una squadra di Serie A, può indire nuove elezioni come se nulla fosse o minacciare l’intera democrazia. Forse deve funzionare proprio così in Italia.

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E se siete arrivati a leggere fin qui, sperando di vedervi uniti in questi auguri, permetteteci di scrivere due righe sull’annosa vicenda Scommessopoli.

Dal giustizialismo antibianconero al garantismo: cosa è cambiato?

Cosa è cambiato dall’anno scorso quando l’ondata giustizialista aveva quasi demolito Antonio Conte, sottovalutandone la forza interiore e la classe immensa di quello che prima di essere il miglior allenatore italiano è uno dei pochi uomini rimasti in questo schifo di Paese?

Cosa è cambiato, quest’anno, con questo strano senso di garantismo? Vien quasi da pensare che qui stavolta le prove c’erano, c’erano tutte e pure pesanti. E siccome a essere tirati in ballo sono società che hanno un certo peso nelle istituzioni, allora val la pena di metterci l’ennesimo mattone sopra e si guarda avanti. Con Inter, Milan, Genoa e Roma tirate via dalle indagini nonostante gli agganci negli interrogatori e qualche tassello molto chiaro che tirava tutte le squadre in ballo.

Parola d’ordine: derubricare. Dal carcere al campo di gioco, come se nulla fosse, con una naturalezza talmente surreale che nessuno ha mai alzato la voce per chiedere un chiarimento. Forse perché di chiaro qui non c’è nulla.

Chi conosce il reale numero di sentenze confermate dal TNAS nei recenti e soli 12 mesi? Il numero è 5. 5 su 63. Percentuale a parte, questo è il lavoro trasparente di Stefano Palazzi che ha visto demolire e che ha demolito il suo stesso lavoro. Il pane è pane e anche lui tiene famiglia, quindi va capita la sua condotta.

Abete in silenzio, lui che probabilmente avrà promosso se non già avviato molti di quei procedimenti che Palazzi ha brillantemente indirizzato per compiacere gli amici, e i padroni. Tutto il calcio che conta in silenzio, ammesso che conti davvero quel calcio.

E allora, a tutti voi, ripetiamo: buona estate. Fra un po’ di settimane si riparte ufficialmente: noi contro tutti voi. Che la Storia ci sia amica e permetta l’attuazione di una regola fondamentale di natura: i forti vincono. E gli altri emettono sentenze fasulle, almeno in Italia.

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Le tribune di “Is Ikeas” ad Oristano?

Ho appena letto questa notizia dal quotidiano online “sardies.org” e ne riporto l’essenziale:

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Intre sos interventos de signalare su de Mauro Solinas, de Fortza Paris, chi at fatu riferimentu a sa possibilidade chi su Casteddu gioghet in Aristanis. A custu propòsitu su sìndigu Tendas at naradu ca si sa cosa s’at a cuncretizare sa Comuna diat pònnere sos campos e su Casteddu sas tribunas. «B’at àpidu cuntatos e apo dadu sa disponibilidade a valutare in cuncretu sa fatibilidade de s’idea», at naradu. [...]

A seguito di una seduta del Consiglio Comunale di Oristano, si è prospettata l’ipotesi dello spostamento dello stadio di casa del Cagliari Calcio da Quartu Sant’Elena ad Oristano.

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Il sindaco Tendas ha affermato che, qualora la cosa andasse in porto, il Comune metterà a disposizione gli impianti sportivi (probabilmente il comunale “Tharros”) mentre il Cagliari dovrebbe portare le proprie tribune, smontandole da Is Arenas e trasportandole ad Oristano (dove, comunque, delle tribune sono già presenti, pur essendo da campo comunale di provincia e per pochi spettatori). «Ci sono stati contatti e ho dato la disponibilità a valutare in concreto la fattibilità dell’idea» ha proseguito il sindaco.

Io rimango perplesso, di fronte a questa situazione, già di per sé “italiana”: quelle tribune hanno fatto giocare un sacco di partite a porte chiuse, o ingressi limitati perché in deroga!

La realtà è che uno stadio in grado di ospitare gare di Serie A, in Sardegna, non esiste!

E devo sentirmi dire, da Cellino, che lo Juventus Stadium non è a norma mentre il suo si!

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Giallo come il sole, rosso come il cuore mio

C’è giallo e giallo. E c’è poi un giallo molto particolare, tendente al rosso. Un po’ come i meravigliosi colori della primavera. Dipende tutto da come guardi ai colori. Così l’arbitro di Napoli-Juve ha preferito andare verso il sole, mentre l’arbitro scelto da Galliani ha preferito una scelta di cuore.

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Cavani ammonito, Candreva espulso. Quando il regolamento imponeva esattamente l’opposto. Se volete, ancora una volta, è tutta qui la differenza di passo. Per il resto poco da dire, in un Paese dove tutto è possibile.

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Per esempio in un Paese dove si fatica a metter gente in galera, quella cioè che dovrebbe andarci davvero e restarci soprattutto. Cellino si dice amareggiato: voleva star dentro. Una presa per i fondelli con quanti dentro ci sono veramente, magari a torto. Ma è fuori e si godrà gli arresti docimiliari in qualche sua villa. In settimane di duro lavoro sento di invidiarlo particolarmente.

Alla Pinetina invece si alzano le mani. Dalle battute, uno contro l’altro, alle mani. E la colpa non è tanto di un allenatore che sta sbarellando ormai da tempo, ma di una qualche spia. Pensa un po’: le spie mancavano al curriculum immacolato di Moratti, ma mai dire mai nella vita. Ed eccole qua le spie. Così come appare chiaro che adesso stampa e TV devono fare una scelta: Stramaccioni o Cassano. Con un paio di dubbi:

  • chi ha deciso che Cassano era cambiato e addirittura si faceva portavoce della limpidezza e della liceità di comportamento (qualche mese fa, contro la Juve e Agnelli)? Lo chiediamo a Franco Arturi della Cazzetta che oggi ci paragona tutti a Cassano: sicuramente lo sono loro di quella redazione, non certo io e la gente che frequento… se permettete;
  • chi ha deciso che Stramaccioni era il nuovo Mourinho o un allenatore capace e già pronto?

Rasentando il ridicolo oggi si apprende, infine, che un tifoso bianconero è stato arrestato per i fatti di Napoli, mentre sarebbero oltre 40 gli indagati fra i tifosi juventini. Non si hanno notizie sul lancio di sassi al pullman e la maglietta contro l’Heysel sventolata al San Paolo di cui oggi si descrivono scenografie meravigliose. Compreso magari il “se saltelli muore un altro Agnelli”. Te capì?

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Cellino arrestato: fuori uno!

Incredibile notizia quella che giunge da Cagliari. Riportiamo direttamente dal sito Tuttosport:

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Nell’ambio dell’inchiesta sullo stadio Is Arenas, la nuova casa del Cagliari Calcio, questa mattina gli agenti del Corpo Forestale hanno arrestato il presidente del Cagliari Massimo Cellino, il sindaco di Quartu, Mauro Contini, e l’assessore dei lavori pubblici del Comune, Stefano Lilliu.

Attendiamo lo sviluppo di questa strana indagine, nel frattempo chiediamo alle autorità di fare un salto a Genova e Milano per riempire le celle.

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E’ ancora tutto un complotto

Da Cellino al prossimo che parlerà. E’ tutto un complotto e l’unica società ad avere la colpa è la Juventus. Marotta da gran dirigente onesto e pulito è diventato un losco trafficante in bianconero. Andrea Agnelli, da soli 2 anni nel calcio, intendendo con ciò un ruolo veramente operativo, ha fregato i vari Moratti e Galliani. E poi c’è Conte, un allenatore che non vince perché è il migliore di tutti, per larga differenza, ma chissà per quali atroci e oscuri motivi di cui solo Carobbio conosce i dettagli senza tuttavia mostrarli mai né in Tribunale né sui giornali nè in TV.

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E’ questa l’immagine che salta fuori leggendo i blog di gente incapace di abbracciare la realtà e sperimentare una libertà di pensiero che non è proprio di questo Paese. La Juve domina ed è giusto che sia così.

I numeri sono talmente evidenti e palesi che non dovrebbero nemmeno essere letti: gol subiti e gol segnati (perfino migliore dello scorso anno), punti conquistati nell’anno solare (record), statistiche sul possesso palla e sul numero di palle-gol create, analisi qualitativa sulla manovra bianconera. E mancano i top player stando a certe voci.

Da Cellino a Nainggolan, voci in coro che mirano contro la Juve per sparare scemenze di una tale assurdità che più volte ci si chiede se non stessero magari scherzando. Invece non scherzano proprio.

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La Lega intanto resta in silenzio. Nessuno che prenda un microfono o una tastiera o carta-e-penna per scrivere e comunicare che la decisione di giocare a Parma è stata presa dalla Lega perché così impongono le regole. Il lavoro sporco è stato lasciato ancora una volta alla Juve, con Marotta che stavolta (e finalmente!) ha alzato un po’ i toni (ancora incommensurabilmente migliori e più eleganti di certi altri tizi del calcio) e ha chiarito le posizioni.

Oggi perciò non si parla del discorso di Conte in conferenza stampa, ma si parla di episodi, di polemiche, della rabbia di Cellino. Senza tuttavia mostrare le immagini che qualcosa chiarirebbero. Tipo che mancano all’appello un paio di rigori per la Juve, un rosso per il Cagliari (quel Murru così velocemente sostituito da Pulga) e poi forse qualche intervento falloso che doveva essere punito. Il Cagliari ha potuto menare (chiedere informazioni alle caviglie di Giovinco) e fin qui tutto bene. La Juve per poco esce con le ossa rotte da Parma grazie a Damato e fin qui tutto bene. Poi però la Juve si è ripresa, si è arrabbiata e ha scatenato l’impeto contro Agazzi segnando 3 gol purtroppo regolari. Ed è adesso che va tutto male.

Va male che questa Juve sia già a quota 44 punti. Va male che il vantaggio con la seconda in classifica preveda un filotto di 3 partite perse dai bianconeri e 3 vinte dalle inseguitrici per pareggiare i conti. Decisamente interessante.

Va male perché questa Juve pur se bastonata e con i minuti che corrono veloci riesce sempre a rialzarsi e finire il match con ancora energie da spendere, mentre l’avversario è ko già da qualche minuto. E’ accaduto col Genoa, col Chelsea, col Torino e ora con il Cagliari e ogni volta che la Juve è scesa in campo. Mancano all’appello le milanesi per gentile concessione di Andrea Agnelli: avremmo rischiato di nuovo la B se non concedevamo qualche regalino.

Ma con Conte in panchina la storia è immutata: Juve imbattuta, Juve mai doma, Juve con un potenziale incredibile. E’ il potenziale dei campioni e allora Buon Natale a tutti i bianconeri. Per tutti gli altri sarà un Natale da incubo, con un freddo da -8 che fa battere i denti e tremare i corpi. Ma forse… sarà tutto un complotto.

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Cagliari-Juventus 1-3 Ci hanno tentato, ma è andata male

Da Cellino a Zeman passando per Allegri. Intanto la Juve va, e va forte nonostante un Damato che ha tentato di fare il regalone a tutti gli antijuventini d’Italia.

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Nella serata più nervosa si sveglia Matri. Lo avevamo chiamato, avevamo in un certo senso detto che era l’ultima chance prima del mercato invernale. Due gol particolari: uno di rapina (di quelli che alla Juve servirebbero più spesso) e uno di grande freddezza (come il Matri dei primi 6 mesi bianconeri). Chissà cosa vorrà dire questa doppietta.

Antonio Conte esulta, abbraccia Vidal a fine partita dopo che il cileno ci aveva messo del suo nel farlo innervosire. Alla sua Juve non può però rimproverare molto perché i ragazzi hanno corso, hanno tentato e hanno sbattuto contro il palo, contro Agazzi (a proposito: il controllo antidoping ha rivelato nulla?) e contro Damato. Servirebbe giusto uno come questo Matri per sbloccare sfide complicate come questa.

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La moviola la lasciamo agli altri, ma non possiamo certo far passare come normali il rigore di Sau e il non rigore di Quagliarella, il non rigore su Asamoah che avrebbe visto pure Ray Charles, l’espulsione di Murru e altri interventi scomposti da dietro che avrebbero meritato altri gialli. Uniformità arbitrale, questa sconosciuta. Eppure la goduria aumenta pure così. Se il progetto era rallentare la Juve, allora ci dispiace aver rovinato i piani.

La Juve va perché fisicamente spompa l’avversario come dice bene Conte in conferenza stampa. La Juve va perché è la più organizzata, perché non si scompone mai e continua a macinare gioco anche in condizioni psicologiche di nervosismo estremo. La Juve va nonostante il campo non sia in perfette condizioni. La Juve va perché uno come Padoin entra e incide non poco sullo sviluppo del match. La Juve va perchè ha in rosa uno come Barzagli, o uno come Bonucci, o uno come Pirlo, o uno come Marchisio. E questi qui bastano per vincere le partite.

Un 2012 da brividi, con un ritmo anche superiore a quello di Capello. 94 punti totali per Antonio Conte contro i 93 di Fabio Capello. Dire altro sarebbe veramente da pazzi, sarebbe da… Cellino.

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Cagliari-Juventus: le probabili (in)formazioni

Fra statistiche e numeri, fra palco e realtà. La Juve scende in campo stasera per l’ultima volta nel 2012, un anno che difficilmente i tifosi bianconeri dimenticheranno. Un anno pieno di glorie e con un unico neo: quella finale di Coppa Italia che magari a Napoli vorranno ripetere…

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Tutti pronti a Torino, in trasferta a Parma perché il campetto di Cellino soffre di inagibilità a targhe alterne. Adesso scaricare la colpa su Marotta appare davvero imbarazzante, come la figura che ci fa il Cagliari di fronte al proprio pubblico. Attecchirà pure quest’altra scusa?

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Giovinco e Quagliarella in avanti, mentre Caceres sostituirà Chiellini sul centro sinistra. Formazione che assomiglia a quella tipo, tranne qualche piccola defezione fra cui pure Vucinic. Un fastidio al tendine che Conte risolverà usando prudenza: partirà in panchina il genio del Montenegro e poi subentrerà nel secondo tempo qualora se la sentisse e ce ne fosse bisogno. Chance importante per Eta Beta che deve dimostrare di aver esaurito la sbornia.

Asamoah e Lichsteiner dovranno asfaltare le due fasce. Quanto mancherà l’esterno sinistro durante la Coppa d’Africa? E perché Muntari può rinunciare e lui no? Il mercato invernale dovrà consegnare a Conte un uomo affidabile sulla sinistra.

Possibile chance anche per Matri, solo nel secondo tempo. Chiudere l’anno solare con 2 marcature potrebbe portarlo alle soglie di Amauri: o Alessandro risolve i problemi di personalità e incisività, o a gennaio è possibile un cambio di maglia, soprattutto se Marotta dovesse mettere le mani su qualche big-top-player.

Cagliari-Juventus: fuori Vucinic, dentro Quagliarella

Cagliari-Juventus: fuori Vucinic, dentro Quagliarella

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