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Tag: cerci

4-3-3: stato di salute della Juve e profili da ricerca

L’anno prossimo sarà quello della svolta tattica. Conte insisterà maggiormente sul 4-3-3, già praticato il primo anno di Juve, con Pepe vero jolly fra attacco e centrocampo. Il calciomercato sarà dettato proprio da questa variazione di modulo. Vediamo allora come sta messa la Juve con gli uomini attualmente in rosa, e quali sono i profili che mancano.

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In rosa: chi è perfetto per il 4-3-3?

Guardando in casa, nel 4-3-3 ci starebbero bene diverse figure, ognuno con la propria specificità. Il centrocampo sembra per esempio in regola. Pirlo, Pogba, Marchisio e Vidal non si toccano a prescindere dal modulo, ma sembrano perfetti per un 4-3-3. Hanno spinta e dinamismo a sufficiente per coprire e attaccare, con senso della posizione e dell’inserimento, più una tecnica più che ottima in fase di impostazione e di ultimo passaggio.

Nel 4-3-3 ci starebbe bene anche Asamoah, che nasce proprio interno e che Conte ha riciclato come esterno sinistro nel suo 3-5-2. Il ghanese ha gamba per sopportare carichi di lavoro interessanti e non soffrirebbe qualora il tecnico decidesse di riportarlo in centro. A quel punto la Juve avrebbe 5 uomini di sicuro affidamento. Più l’incognita Pepe.

In attacco, sia Llorente sia Tevez possono interpretare più ruoli e più moduli e da questi due ripartiamo. Anche per via di uno score, in tutta onestà, inaspettato: 21 reti per l’argentino e 18 per lo spagnolo. Giovinco ha già interpretato il ruolo di attaccante esterno nell’Empoli di Cagni e poi nel Parma, oltre ad aver offerto le migliori performance in Nazionale con Gentile, proprio in un 4-3-3, partendo dalla sinistra. L’ultima parola ce l’ha Conte che crede tanto nel talento di Beinasco. Per altri motivi, Vucinic, Quagliarella e Osvaldo sono fuori dal progetto bianconero. Giusto Osvaldo potrebbe rientrare, ma solo in prestito, come alter ego di Llorente.

Con Lichtsteiner arretrato in difesa, la Juve dovrà fare i conti con l’assenza di terzini di ruolo e di valore. Né Peluso né Ogbonna possono essere considerati tali, con Chiellini che a quel punto si giocherebbe più chance da centrale. A destra Caceres sarebbe l’alternativa perfetta allo svizzero, con buone possibilità di poter giocare anche in centro. Servono quindi rinforzi importanti.

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Cosa ci serve: profili da ricercare

Analizzato lo stato di salute dell’attuale rosa bianconera, i profili da ricercare sono presto detti.

In difesa occorre un terzino sinistro di valore, più possibilmente una riserva affidabile. Serve invece solo una riserva a destra, dove Lichtsteiner ha dimostrato ancora enorme affidabilità.

A centrocampo la Juve ha bisogno di uomini di fascia. Professionisti del ruolo, come piacciono a Conte. Questo perché uno dei due verrebbe di certo usato in zona d’attacco. Questo perchè una eventuale variazione di modulo esalterebbe il solito problema: non abbiamo ali di ruolo. Sarebbe l’ideale uno come Nani. Servirebbe, ed è un paradosso, un Krasic, ma con molta più personalità.

In attacco, a prescindere dal 4-3-3, occorre un’alternativa valida a Llorente. Lo spagnolo ha dimostrato quanto è importante avere uno con le sue caratteristiche. Uno alto, grosso, magari più mobile, forte di testa e che aggiunga peso in area di rigore. I benefici sono sotto gli occhi di tutti. Conte sperava in Osvaldo, ma diversi fattori ne hanno rallentato l’inserimento in squadra. Vedremo chi pescherà Marotta. Certo quel Morata…

Per quanto riguarda il capitolo attaccante esterno, in Italia il ruolo è ben coperto da Cerci: agile, veloce, amante del dribbling, capace di superare costantemente l’uno-contro-uno e garantire assist e superiorità numerica. Complicato intavolare una trattativa col Torino. Perciò si punta all’estero, dove Sanchez è il preferito di Conte, ma costa pure tanto. In generale serve un piccoletto, un folletto. Volendo esagerare, serve un David Silva.

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Juventus-Torino 1-0 E’ sempre dominio bianconero

Sentire il commento tecnico di Bergomi ti mette addosso tanta tristezza e, al tempo stesso, tanta goduria. Così parziale, così inutile in certe osservazioni. Resta il vantaggio conservato sulla Roma e il primo posto granitico, in attesa del ritorno di Coppa e delle prossime sfide.

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Segna Tevez contro il Toro. Gol pesantissimo che rovina la domenica dei gufi. Segna Tevez, in una partita complicata, con una Juve tutt’altro che eccezionale. Ma è arrivata la vittoria e questo basta. Per il momento.

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Cerci e Immobile non fanno male, Tevez sì. Questa la differenza nel derby della Mole, con un Torino davvero molto interessante. “Meno male che l’arbitro ha scelto bene” è stata la risposta di Conte alle solite provocazioni giornalistiche.

Il tour de force continua. Giovedì la gara di ritorno di coppa, nell’inferno turco, poi, con poco riposo nelle gambe, la sfida al Milan di Seedorf senza Vidal.

Da registrare soltanto lo strano atteggiamento di ultras e tifosi: qualcuno ha pure pensato di non tifare, qualcun altro era contrario a sostenere la squadra. Le motivazioni mi sfuggono, sento solo tanta tristezza per gente che non ha minimamente idea di cosa vuol dire il nome “Juventus”.

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Torino-Juventus 0-1 Nel segno di Tevez e Pogba

Partita complicata in cui una Juve desiderosa di riscatto ha avuto la meglio grazie a un guizzo di Pogba. Nonostante l’errore sulla posizione di Tevez (in fuorigioco di mezza figura) e nonostante Immobile abbia potuto completare la gara.

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Si chiedevano risposte alla Juventus e alcuni risposte sono state date. Sul pezzo, vogliosa, aggressiva quanto basta. Con un Tevez che è sempre più trascinatore e giocatore di un gradino oltre tutti gli altri. Grazie Marotta per il colpo e beato Conte che se lo può coccolare. L’argentino è uomo ovunque e di una generosità paurosa. Capofila di un gruppo di una classe immensa che in questo avvio di stagione sta prendendosela comoda, forte di una superiorità netta.

Conte si è divertito a mischiare le carte. Pogba è partito con l’intenzione di sostituire il manovriere Pirlo, ma già dal secondo tempo è apparso chiaro che risulta impossibile a rinunciare alle sue giocate sulla trequarti e così il compito di impostare è stato ceduto a Vidal. Interessante la variante tattica apparsa sul finale di gioco: Pogba largo a destra, Lichsteiner basso sulla linea di difesa e Marchisio-Vidal a comporre la coppia centrale di centrocampo. L’esperimento è durato solo pochi minuti, un 4-2-4 diventato presto 4-5-1 per contenere gli ultimi tentativi granati.

Palese l’assenza di un ricambio doc a centrocampo, nella zona centrale. Padoin ha sostituito Asamoah, ma dovesse rimanere fuori uno fra i quattro centrali, allora sarà un bel problema per Conte. A meno di nuove soluzioni tattiche.

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Tornando al match, partita scorbutica. La Juve ha giocato a sprazzi. Quanto basta per capire che se si decide di accelerare sul piano della corsa e della voglia, allora possiamo tutto. Tevez illumina, costruisce e rifinisce come poche volte abbiamo visto, con una fisicità importante che ha retto in coppia col leggero Giovinco. Il talento di Beinasco non mi è dispiaciuto: si è mosso e in posizione di prima punta (spesso) ha mostrato buone idee e sciupato un paio di occasioni da rete. Può essere importante, almeno voglio crederci.

La decisione di rinunciare a punte pure, arretrando in una strana posizione da trequarti perfino Immobile, il Torino è apparso fin troppo leggero in avanti e i tre difensori bianconeri hanno avuto vita facile. Con un Buffon inoperoso. Solo qualche spunto di Cerci (ma se l’avessimo noi uno così sulla fascia?) e poi non si registrano altre note di rilievo.

Da sottolineare l’entrata di Vucinic. Non tanto per gli aspetti tecnici, quanto per l’atteggiamento di sacrificio. Lo ripeteremo fino alla morte: se il montenegrino ha voglia, il posto da titolare è assicurato. Ma deve avere voglia e questo atteggiamento. E come lui, tutta la Juve.

Non chiediamo altro, noi tifosi, che vedere una Juve col DNA storico che ha contraddistinto la nostra storia.

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Torino-Juventus Alla caccia della ferocia [FORMAZIONI]

Matiamo il Toro. Il grido di battaglia che vorremmo realizzato a ora di pranzo. Ferocia, attenzione, concentrazione. Tre leggi del calcio di Conte che hanno subito alcuni scivoloni in questo inizio di campionato.

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Può succedere di tutto, il monito del tecnico bianconero che conosce benissimo le difficoltà di un derby. E per questo si affida a gente che il derby lo ha vissuto e giocato. Ecco perché Marchisio sarà in campo (fra le altre ragioni) e perchè Giovinco affiancherà Tevez in una coppia d’attacco tutta da verificare.

Cominciamo proprio dall’attacco. Due genietti del pallone contro una difesa che sarà agguerrita e molto accorta, con probabile apporto dei centrocampisti centrali a fare da filtro. Molto del successo di oggi passa perciò dalle fasce laterali dove Asa e Lichtsteiner dovranno essere dei martelli nel tentativo di allargare le maglie e favorire gli inserimenti di Marchisio e Vidal. E’ un esperimento e un’operazione di turnover necessario.

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L’obiettivo principe è non prenderle. Da quattro partite subiamo la prima rete del match, con la difficoltà di dover recuperare la partita. Quattro su quattro, con due rimonte completate, ma non è sempre estate. Altro monito di Conte che conviene ascoltare.

Lato granata, c’è da fare attenzione alle incursioni di Cerci (quanto lo avrei voluto alla Juve!) e alla voglia di Immobile di mettersi in mostra. Più o meno quanto detto da Marchisio. Ecco perché vanno in campo i migliori, con un Buffon chiamato a riscattare le opache prove recenti.

Ore 12. Si comincia. Obiettivo: i 3 punti.

Torino-Juventus La formazione di Conte

I probabili 11 di Conte che giocheranno il derby

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Serie A 2013/2014: lo stato di salute della prima giornata

Mi illumino di Juve. Avrebbe scritto questo Ungaretti vedendo la prima giornata di campionato. Non solo Juve, in realtà, ma il bagliore dei bianconeri sembra aver contagiato gli altri. Sembra pure che la luce proveniente da Conte abbia illuminato le avversarie.

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Una marea di 3-5-2 si sfidano e, in parte, si annullano. Compresa la sfida di Marassi dove lo specchio che Delio Rossi impone ai bianconeri ha retto per tutto il primo tempo. Ma la copia è differente dall’originale e così la Juve ha avuto la meglio. Questione di un Tevez in più, questione di avere molto più talento di chi vorrebbe farti la festa.

La prima giornata, che si chiude oggi col debutto della Fiorentina di Montella, consegna una classifica pronosticabile. Compreso il tonfo del Milan. Nessun giudizio, troppo presto, ma qualche buon segnale.

A partire dai microfoni. Un piacere sentire parlare Benitez. Finalmente Napoli ha un allenatore capace di dialogare con pubblico e avversari. Altro che i piagnistei di Mourinho e Mazzarri. Con lo spagnolo sarà un campionato intenso e piacevole anche da raccontare e ascoltare. E complimenti per il lavoro fin qui svolto. La vera antogonista dei bianconeri è Napoli che lo ha confermato sul campo. Hamsik sempre più leader, ma un gioco completamente differente dallo scorso anno. Più arioso, più ragionato, dove alla legnosità di Behrami e Inler viene contrapposta la classe dei vari Higuain, Callejon e Pandev. Pazienza per Insigne, ma chi ha toccato il vero calcio lo riconosci subito.

Segnali di ripresa della Lazio, che però soffre vistosamente se debitamente attaccata. E’ bastato l’ingresso di Muriel per mettere in crisi una difesa che andava rinforzata se si vuole raggiungere un obiettivo concreto. Un centrocampo tosto e un intramontabile Klose sono le armi principali di Petkovic. Potrebbero non bastare se il reparto arretrato mette in crisi un 2-0 che sembrava granitico.

E Roma ride pure in versione giallorossa. Tre punti solidi come lo schema che Garcia manda in campo. Un anno fa Zeman mandò in confusione un gruppo intero capendo poco di Totti, di De Rossi e dei ragazzi che aveva in mano. Troppi scalini da percorrere e poca didattica. Mentre l’allenatore francese ha le idee molto chiare. A essere confusi sono gli opinionisti. La Roma alterna davanti la difesa ora un metronomo ora un combattente. Complementari e perfettamente in sincronia. Restituendo dignità a De Rossi – solo un pazzo potrebbe metterne in discussione le doti tecniche e di personalità – la Roma ritrova lo spirito di un tempo. Con un Totti che dimostra di possedere ottime doti di intelligenza nella gestione delle energie. Le bizze di Sabatini (Borriello titolare è uno di quei paradossi di difficile comprensione) vengono ben gestite dall’allenatore che poi verrà multato per aver usato il telefonino. “Non lo sapevo” si giustificherà, ma la colpa non è sua. Piuttosto è di un calcio italiano veramente ridicolo e antiquato. Si abituerà, Garcia.

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Sorride pure Mazzarri che solo al minuto 91 tira un sospiro di sollievo. La partita si sblocca quando Liverani decide che è arrivato il momento di fare e non solo di distruggere. Ma il terzetto di centrocampo non regge e una deviazione manda in tilt il buon Perin. Grande esordio, si dirà, ma Kovacic e Icardi schierati solo nel secondo tempo andrebbero giustificati al pubblico. Con la variante che comunque la squadra nerazzurra appare fragile in difesa, mentre Alvarez sta uscendo dal torpore in cui era caduto. La curiosità di vedere dove potrà arrivare questa Inter è tanta. Con Eto’o o senza Eto’o.

Cassano più Amauri è una specie di “cosa avremmo potuto fare se solo avessimo avuto più testa”. Fisico e tecnica da numero 10 e 9, rispettivamente, ma non sempre bastano. Uno scialbo 0-0 che conferma un paio di cose: Cassano è roba da provincia, laddove le responsabilità finiscono a pagina 14 della Gazzetta (tanto per intenderci), mentre Amauri soffre di intermittenza peggio delle frecce di una macchina. Parma si divertirà, ma serate come ieri sono la conferma delle rispettive carriere. Alla fine il vero protagonista in campo sarà Mirante.

Cosa farebbe Cerci in mano a Conte? Massimo rispetto per il Maestro Ventura, ma questo ragazzo è il prototipo di esterno che piace proprio al tecnico leccese. Sfrontato e arrogante come solo un’ala può essere, veloce e fantasioso come proprio un’ala deve essere. Nella nuova posizione di attaccante (poco esterno e molta seconda punta) può davvero fare male alle difese avversarie. E Immobile pare proprio la pedina di appoggio ideale visto che il buon Ciro copre l’intero attacco senza troppa fatica. Il Toro è una creatura interessante. Manca forse un ragionatore a centrocampo e un volpone in difesa, ma il campionato sarà tranquillo (ipotizziamo).

Prima o poi Cellino deciderà di accomodarsi in panchina. Comanda la sostituzione di Ibarbo ed è sempre lui a obbligare all’attaccante dove posizionarsi e dove andare. Ci chiediamo quale sia il ruolo e fin dove arrivano le responsabilità di Lopez. Fortuna che il Cagliari rimonta e vince su un Atalanta irriconoscibile, altrimenti oggi il dilemma sarebbe “a chi le colpe tattiche: Cellino o Lopez?”.

Passiamo al Milan? Se non avesse dalla sua una stampa molto amica, oggi staremmo a discutere di molte cose che non vanno senza l’obiettivo di dire le cose che i capi vogliono sentirsi dire. Il primo scudetto di Allegri arrivò per incapacità manifesta delle avversarie. La Juve di Del Neri seppe tenere testa per tutto il girone di andata e questo la dice lunga su che livello di avversarie avevano i rossoneri all’epoca. Dove tutto poggiava sulla capacità di Ibrahimovic di distruggere le partite. Poi la smobilitazione perché i bilanci non si possono più nascondere. L’anno scorso la rimonta fece rima con una serie di arbitraggi che se solo fosse capitato alla Juve… Quest’anno ci risiamo: partenza da brividi (e poiché vale per tutta la carriera di Allegri, ci sarà da ipotizzare scarsa capacità di preparare la mente più che il corpo) e primo step decisivo della stagione contro il PSV. Non è ancora settembre che Allegri è a rischio. Prigioniero di idee che sono sparite in concomitanza ai soldi. Prigioniero di una didattica sopravvalutata. Cercano il rinforzo in attacco quando la difesa è un insulto alla storia dei vari Baresi e Maldini. E se Julio Cesar è l’unico nome in grado di sostituire Abbiati, allora per noi che non tifiamo Milan tutto diventa una pacchia infinita.

E stasera tutti a guardare la Fiorentina (almeno voi, io mi gusterò Chelsea-Manchester United). Matura? Pronta per dar battaglia al Napoli sgomitando come la vice-vice-favorita per il titolo? Il peso di un tale pronostico bloccherà Montella e i suoi o l’inserimento di Rossi e Gomez ha reso lo spogliatoio forte? Dopo Conte, lo ripetiamo, viene Montella per conoscenze e qualità del lavoro. Sarà un gran bel torneo se alla Juve non verranno concessi i 10 punti di distacco come l’anno scorso. Il punto, per tutte le avversarie, è sempre il solito: la continuità di rendimento e di risultato.

Buon campionato a tutti.

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Calciomercato Juve: analisi del centrocampo

Continuiamo la nostra analisi del calciomercato bianconero, alla scoperta dei singoli reparti. Dopo aver trattato la difesa, in questa puntata accendiamo i riflettori sul centrocampo.

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Quattro fenomeni nel centrocampo della Juve

La regia non può essere affidata a un uomo migliore. Andrea Pirlo guiderà le manovre bianconere anche il prossimo anno, in barba ai 34 anni e a una carriera strepitosa. Con lui il terzetto di centrocampo è fra i migliori al mondo, grazie all’apporto di quantità e qualità forniti da Marchisio e Vidal. Nonostante le voci sul numero 8 bianconero, i tre moschettieri rimarranno saldi nel motore juventino, sicuri titolari del prossimo anno di Conte.

Quello che verrà sarà l’anno della consacrazione di un autentico fenomeno come Pogba. A soli 20 anni il francese ha impressionato con la sua immensa classe, tanto da costringere Conte a varare un nuovo modulo che vedeva tutti in campo i centrocampisti centrali bianconeri. Esperimento che potrà essere ripetuto in alcune partite o in alcune fasi della prossima stagione.

Ricambi di lusso

Se i titolari sono le certezze di Conte, anche la panchina garantisce la giusta qualità nei ricambi. Soprattutto in zona centrale dove i vari Giaccherini e Padoin sono stimatissimi da Conte per la serietà e le performance. Converrebbe inoltre capirne di più sul ruolo e le possibilità di Marrone. Il ragazzo ha dimostrato estrema duttilità, con un inquadramento più vicino a un playmaker di difesa. In realtà Marrone nasce come quello che una volta era chiamato centromediano metodista: gran fisico, ottimo senso della posizione, buonissima tecnica. Uno che sa impostare l’azione, ma che non disdegna la lotta fisica.

Dove vai se l’ala non ce l’hai?

Il problema si pone sulle fasce. L’assenza di Pepe ha pesato non poco sull’economia di gioco e Conte si è dovuto affidare quasi unicamente a Lichtsteiner.

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Isla praticamente inusato e quelle poche volte ha combinato poco o nulla. Di lui ricordiamo il famigerato fallo di rigore di schiena contro il Milan. Acquistato per 9,5 milioni di euro per la sola metà del cartellino, la Juve dovrà trovare i giusti argomenti per non rimetterci. O Conte decide di investire sul cileno o è meglio lasciarlo partire. Magari in uno scambio che faccia comodo ai bianconeri.

Problema di permanenza che non si pone per Asamoah. Il ghanese è prezioso. Un po’ perché a sinistra ha giocato una grandissima prima parte di stagione, dove più volte è stato decisivo per la vittoria finale. Un po’ perché è un jolly che Conte può usare in più posizioni: esterno nel 3–5–2 o interno, all’occorrenza. Il calo di forma subito dopo Natale non dovrebbe più ripetersi se lo staff juventino riuscirà a capirne le cause.

Obiettivi e sogni

Per attuare il vecchio 4–2–4, ormai impossibile da applicare alla rosa attuale, servirebbero due esterni di gran lusso. Tanto per intenderci, servirebbero Robben e Ribery. O Nani e Di Maria. E senza guardare in casa d’altri, ripescando nella memoria bianconera, servirebbero due nuovi Nedved e Camoranesi che hanno fatto le fortune di Lippi e Capello.

Esterni abili tecnicamente, molto più propensi alla fase offensiva che a quella difensiva, con particolare enfasi sulle giocate solitarie. Le vecchie ali come non ne esistono più. In realtà, in Italia, solo Cerci si avvicina alle caratteristiche del giocatore che servirebbe a Conte, ma l’affare è complicato: problemi caratteriali, soprattutto una trattativa complessa con gli amici del Torino. La ricerca, inesorabile, prosegue, con Bale perfetto teoricamente, tranne che per la quotazione da capogiro che pende sul suo cartellino. Più abbordabile Nani, pallino di Conte.

Concludendo. La zona centrale del centrocampo è sistemata, servirebbe giusto capire quale sarà il sostituto di Pirlo dalla prossima stagione (sia che Andrea lasci la Juve o prosegua con i bianconeri). Sugli esterni Conte si aspetta il rientro di Pepe unito a un acquisto di valore sulla sinistra. Isla e Padoin rischiano la cessione (per scarsa fiducia il primo, per sovranumero il secondo). In ogni caso niente paura: la lacuna del centrocampista esterno, nel 4–3–3, sarà colmata con l’utilizzo di un attaccante. Ma questa è un’altra analisi.

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La supermoviola faziosa della 28esima giornata di campionato

Quando l’arbitro non incide la Juve vince. Stravince grazie alle immense qualità di questa squadra. E continuiamo perciò la mostra analisi della supermoviola. Val la pena rispondere a tono alla faziosità e allo sporco lavoro dei media.

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Fiorentina-Juventus. Giusto il rosso a Cerci. L’esterno rifila un calcetto a De Ceglie a palla lontana. Non si nota il famoso schiaffo di De Ceglie. Che poi… va bene Montero, ma attribuire a Paolino De Ceglie uno schiaffo… suvvia!

Da valutare Matri nel terzo gol bianconero. Di fatto lo scattino verso la palla lo si può considerare come la volontà di prendere parte attiva nell’azione, dunque posizione di fuorigioco. Gol da annullare. 2-0 per la Juve, guarda caso il favore arriva quando non serve. Clamoroso poi un fatto: non ci sono rigori non dati.

Stupida l’ammonizione di Lichtsteiner. Salterà i prescritti.

Parma-Milan. Cominciamo dal solito rigore. A destare scalpore è la grande nonchalance con la quale si assegnano i rigori ai rossoneri. Lo stesso episodio a loro favore non vale per gli altri. Il rigore dopo pochiminuti ci può stare, come potrebbe non starci. Nel dubbio… Banti fischia e la partita finisce. Finisce perchè Giovinco viene fermato scientificamente tre volte lanciato a rete: due volte in modo totalmente errato, una é da verificare.

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Il Milan chiede un secondo rigore, ma il tocco su Ibra che cade come abbattuto da un caccia è molto lieve. Troppo accentuato il volo del gigante. Soliti gialli abbonati ai centrocampisti rossoneri.

Inter-Atalanta. Quello non fischiato a Matri compensa quello fischiato a Pazzini. Ci risiamo: il regolamento non vale per tutti. Addirittura non vale nella stessa partita perchè il rigore su Gabbiadini è solare, scandaloso. Giornali e TV hanno nascosto il fatto. Con il prezzo della benzina alle stelle, meglio offrire un servizio utile al patron dell’Atalanta-di-Milano.

Scandalo a San Siro

Il rigore solare di San Siro: così Lucio su Gabbiadini.

La curiosità: sul rigore per i bergamaschi ci starebbe il rosso a Lucio, oppure il secondo giallo. Domenica invece potrà menare liberamente gli attaccanti di Conte.

Udinese-Napoli. Con la Champions sfumata, ma loro sono contenti, ecco confermato un sospetto che aleggiava già da qualche giornata. Il Palazzo punta sul Napoli al terzo posto. Difficile spiegare in altro modo la direzione di gara. Certo Guidolin dovrà imparare a gestire i cambi. Come contro il Milan toglie Di Natale con la partita in totale controllo eppoi la perde. Il 2-2 finale è di fatto una sconfitta alla luce del posizionamento finale.

Mazzarri e De Lamentis non si sono però lamentati. L’arbitro è stato jellato… mannaggia!

Evviva il nuovo calcio pulito.

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Juve: gli esterni giusti per volare. Ecco i nomi

Alla Juventus si può obiettare unicamente di non aver saputo far brillare i suoi esterni. Simone Pepe a parte, forse la sorpresa più lieta dell’intero campionato, gli altri hanno vissuto il giusto periodo di ambientamento (Estigarribia), un infortunio (Giaccherini) e tanta tanta tribuna (Elia e Krasic).

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L’esterno è però il ruolo chiave di Mister Conte, opportunamente sostituito da un modulo tattico che fa brillare i tre tenori di centrocampo. Un modulo tattico che ha visto protagonista Mirko Vucinic largo a sinistra, pronto a sciorinare i lampi di una classe cristallina. Forse è mancato proprio Vucinic in questo finale di campionato. Col montenegrino in campo la Juve poteva forse conquistare qualche punticino in più, a mio avviso.

E sebbene Marotta sia in cerca di un centrale di qualità per sostituire uno fra Pirlo, Marchisio e Vidal, in realtà i bianconeri sono sempre vigili sugli esterni di centrocampo, con vocazione offensiva.

E allora via al fantamercato. Ecco i miei nomi, tralasciando quelli di primo livello che, per un motivo o un altro, sono e resteranno sogni irragiungibili (per il costo del cartellino e per gli ingaggi spropositati di certuni).

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L’ho visto giocare tante volte e tutte le volte mi ha entusiasmato: Ramirez del Bologna. Pezzo pregiato dei rossoblu, non si fa fatica a capire che non resterà a lungo a Bologna. Giovanissimo, abile nel dribbling, molto veloce e molto tecnico. Potrebbe essere quell’incursore che serve a Conte: da far partire centrale, a mo’ di trequartista, o meglio lateralmente, a sinistra o destra non fa differenza. Uno per il futuro, e per il presente.

Un altro giocatorino niente male sulla fascia è Cerci. Scuola Roma, il riccioluto ha qualche problema (eufemismo) con la curva viola. Con l’avvento di Delio Rossi in realtà la sua cessione appare improbabile, ma è decisamente un uomo interessante. Grande capacità di saltare l’uomo, ottimo fiuto del gol, è uno degli esterni d’attacco puri di questo campionato. Non serve una fortuna per portarlo a Torino.

Ibrahim Afellay. Rotto, poco utilizzato, molto trascurato. All’ombra di fenomeni come Xavi e Iniesta e di qualche uomo della cantera ormai in pianta stabile nelle file del Barcelona, l’olandese è un genietto della fascia. Rapidissimo e molto tecnico, sembra avere le caratteristiche ideali per il vecchio modulo di Conte: quel 4-2-4 andato in frantumi per l’incapacità di adattarsi al ruolo di Krasic. Il Barca potrebbe privarsene a prezzo di saldo. Restano da verificare le condizioni fisiche.

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