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Tag: conte (pagina 1 di 57)

Fra i due litiganti, Bonucci non gode

Stage azzurro, Conte convoca Bonucci. A leggere la lista sorprende la presenza della colonna bianconera. E questa è una prima distonia.

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Risposta della Juve: Bonucci e tutti gli altri in rosa non lasceranno il ritiro preparatorio alla finale di Coppa Italia. Questione di gruppo e di concentrazione, questione che Bonucci è un senatore e la sola presenza è fondamentale per i compagni.

Come leggere questo ennesimo caso assurdo montato dai media?

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Primo: l’atteggiamento di Conte sembra sempre rivolto allo scontro con il club che gli ha permesso di diventare Antonio Conte. Molto merito è suo, ma la Juve certamente ne ha avuti nelle figure di Andrea Agnelli, Marotta (come evidente negli ultimi due anni).

Secondo: proprio per il valore di questa finale, disturbare l’ambiente Juve con una convocazione inutile appare irriguardoso. Al posto di Allegri, Conte si sarebbe incazzato se gli avessero portato via un uomo di questo livello. Qual è dunque la sorpresa del “no” perentorio della Juve.

Terzo: il silenzio di Bonucci è molto elegante e va a non destabilizzare (ammesso che la cosa funzioni ancora) un gruppo che ha un ultimo obiettivo stagionale da conquistare.

Il resto è noia.

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C’era una volta la Juve di Conte

C’era una volta la Juve di Conte. Ora non c’è più.

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C’era una volta la Juve che premeva dal primo all’ultimo minuto, con una ferocia inaudita tale da annichilire l’avversario.

C’era una volta la Juve che cambiava modulo senza per questo intaccare la sostanza di un giro palla e di una manovra sempre rivolta alla porta avversaria.

C’era una volta la Juve che giocava semplice, lasciando le giocate da fenomeno ai fenomeni. C’era una volta la Juve tremendamente efficace.

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C’era una volta la Juve che giocava coi Padoin e coi Pepe: e vinceva, vinceva, vinceva.

C’era una volta la Juve cinica: bastavano pochi palloni per metterla dentro.

C’era una volta la Juve dallo sguardo felino, dagli occhi pieni di sangue per azzannare la partita e l’avversario.

C’era una volta la Juve che segnava sui calci di punizione, risolvendo match su match.

C’era una volta la Juve di Conte. Ora non c’è più.

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Juve al Cuadrado

Finalmente il colombiano approda in bianconero. Chissà come l’ha presa Conte che ha mendicato l’esterno fino al giorno delle dimissioni (praticamente sono da considerarsi tali). Chissà cosa ci farà Allegri.

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Prestito, senza riscatto obbligatorio e cifra comunque sopra i 20 milioni di euro qualora la Juve lo voglia tenere. La classica mossa tappa buchi che non impatta sul bilancio. Ma ora l’attenzione é tutta sugli aspetti tattici.

Allegri con il colombiano ha una carta importante sugli esterni, da giocarla in un 4-3-3 che farà felice Mandzukic.

Velocità, dribbling, cross, ma soprattutto la capacità di ribaltare velocemente l’azione palla al piede oppure lanciandosi negli spazi aperti. La Juve non aveva un giocatore simile, ora ha una soluzione in più.

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Più complesso vederlo in un 3-5-2 (anche se é l’ipotesi più concreta, in alternativa a Lichtsteiner) o in un 4-4-2, visto che le cose migliori Cuadrado le fa più da attaccante che in fase di contenimento.

Allora la mossa può voler significare un cambio di strategia in ambito mercato, dove il trequartista verrà abbandonato (registrata l’intransigenza dello Schalke 04 sul fronte Draxler) a favore di un altro centrocampista in grado di poter sostituire Marchisio o Khedira in caso di assenza di uno dei due o entrambi, come accaduto contro l’Udinese.

La compatibilità con gli attaccanti é scontata: bene con Mandzukic o Morata, benissimo con i vari Dybala e Coman capaci di giocare sull’altra fascia in un’ipotesi di tridente. I primi due ne potrebbero sfruttare gli spazi aperti o gli assist al centro dell’area, mentre con i secondi ci sarebbe intesa sul piano della velocità in un tridente tutto agilità e potenza.

Già in campo contro la Roma?

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Ci rompono Barzagli, poi Marchisio. Ci rompono e basta

Marchisio: stagione finita. Sommato a Pogba e all’infortunio di Pirlo (salvato con un abile trucco dalla convocazione azzurra), la Juve è in totale emergenza nel momento clou della stagione.

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Grazie a Conte e alla Nazionale che già in estate ci aveva privato di Barzagli per 8 lunghi mesi.

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Dalla Nazionale, e da Conte, PRETENDIAMO la dinamica.

Dalla Juve pretendiamo di capire come intendiamo difenderci, oltre che sul campo con le idee di Allegri, soprattutto fuori dal campo.

A maggior ragione dopo l’ennesimo scempio Farsopoli.

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In un ristorante da 100 euro ci possiamo almeno sedere

Frecciate e frecciatine. Giornalisti che citano Conte. Allegri che difende il proprio lavoro. Marotta che restituisce orgoglio all’essere bianconero. E’ un misto di tutto ciò la Juve dell’ultimo periodo, con un vizio di fondo: stiamo accettando il livello della polemica, quando è d’obbligo rimanere concentrati, vigili e lavorare duro.

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In ogni caso, qualche parole la spendiamo pure noi.

All’epoca Conte era sicuro che senza investimenti faraonici la Juve non avrebbe potuto competere. Logica deduzione di un calcio che dipende moltissimo dai soldi. Moltissimo, ma non di più. Quando in quel luglio malefico lo juventino Conte mollava la baracca nel peggiore dei modi e dei tempi, avevamo espresso grandissima preoccupazione: un po’ per il sostituto, un po’ perché la stagione già cominciata rischiava di tramutarsi in una specie di Waterloo sportiva.

Invece facciamo i complimenti a Marotta e Allegri: l’uno ha saputo gestire un mercato a quel punto compromesso (così sembrava) dal tuono di Conte; l’altro ha saputo imporsi silenziosamente riportando nuovo spirito e nuove idee. A giudicare oggi, 22 marzo 2015, va da sé che questa Juve è perfino più bella di quella di Conte, almeno dal punto di vista estetico e meno dal punto di vista agonistico. In ogni caso: siamo in corsa su tutto, aspettando il ritorno di Coppa Italia con i viola.

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Allegri perno della stagione, dunque. Con un quarto di Champions che ci rende felici e per il quale non vorremmo mai mollare. Con un Pogba in meno, perché la sfortuna deve sempre bussare a Torino. Ma con un gruppo in più, ricaricato e ancora voglioso di stupire e lottare.

La cosa più stupida però che si può fare è quella di accostare continuamente il lavoro di Allegri con quello di Conte. Esercizio stupido, inutile e dannoso. Se Antonio avesse veramente voluto bene alla Juve sarebbe rimasto: vi erano tutte le condizioni, ambientali specialmente, a permetterlo. Ha invece preferito i Tavecchio della situazione. Ci faccia perciò un piacere: lasci stare la Juve, per non rovinare i tre anni splendidi vissuti assieme.

Le persone passano, la Juve resta.

Vale per tutti.

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Polemica Juve Nazionale: riparte la sfida

Capita costantemente di commentare qualche rottura di qualche giocatore bianconero in Nazionale. Molta poca fortuna, purtroppo. L’ultimo in ordine di tempo è Chiellini. Con annessa polemica.

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Screzi. Giornalistici, sui giornali, ma screzi. E fa strano perché fino a qualche settimana fa Antonio Conte sedeva proprio sulla panca Juve. Ora, per favore, Antonio continua in questo silenzio e lascia parlare Oriali.

La Juve paga Chiellini. Alla Juve interessa la salute di Chiellini. Stop.

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E invece no. Dopo la conferenza di Castellacci che ha spiegato l’infortunio di Giorgio, la Juve si è mossa chiedendo il rientro del ragazzo a Torino. Capirai: è un settembre pesante quello che ci aspetta, vorremmo poter usare un giocatore che stipendiamo. La Nazionale avrebbe gradito che Chiellini restasse in ritiro “per spiegare le teorie di Conte”.

Ok, no. Grazie. Basta così. Il ragazzo rientra a Torino così cerchiamo di capire qual é il danno e come curarlo.

La cosa più naturale è stata vedere Gazzetta e Oriali, in testa, a farfugliare segnali di vendetta, dispetti. Pensa un po’: la Juve che si fa il culo per salvare costantemente la Nazionale fa i dispetti.

Mancava giusto uno specchio riflesso di Oriali, un gné-gné di Tavecchio, ed eravamo al completo.

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Calciomercato chiuso, allora Antonio ci spieghi perché sei andato via?

Antonio ti scrivo col cuore. Non ho ancora smaltito quel comunicato. Non ho ancora ben compreso quel gesto, quella mossa. Più i giorni passavano, più mi interrogavo sui motivi dell’addio. Praticamente una vita con Conte. Tredici anni da calciatore, tre da allenatore. Fra i più amati in campo, fra i più amati in panchina.

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Sono juventino fino al midollo. Ci fosse l’Avvocato in vita, mi giocherei volentieri il titolo di più bianconero, se ce ne fosse la possibilità. E mi sembrava di aver capito che lo stesso amore lo provava Antonio Conte per la Juve. Troppo doloroso lo strappo. Inconcepibile. A meno che…

Prima o poi, per il rispetto che si deve ai tifosi, a chi ti ha donato così tanto amore, dovrai spiegare l’addio. Pur se dovrai dire qualcosa contro qualcuno. Ma l’addio va spiegato. Facciamo passare magari qualche altro mese, ma così non te la cavi. Pena, perdere la stima e l’affetto di chi ti ha amato, difeso, elogiato, premiato.

Vidal e Pogba in rosa: quindi?

Uno dei primi motivi che mi ha lasciato amareggiato del tuo addio è stato il pensiero di dover rinunciare, in estate, a Vidal o a Pogba o, addirittura, a entrambi. Un dramma. Una perdita tecnica incalcolabile. E allora ha ragione Conte, dicevamo al bar, se poi vendono Pogba o Vidal o entrambi.

Ma non è successo. Non solo. La sensazione è che la Juve abbia fatto scudo e abbia rinunciato a importanti opportunità per entrambi. Nel tentativo, oggi, di prolungare, di proteggere il proprio patrimonio tecnico.

Quindi?

Antonio che è successo? Vidal e Pogba sono lì. Marchisio e Pirlo sono lì. Il motore della Juve è ancora lì.

Rinforzi sulle fasce e recupero di Pepe

Come confermato da Evra, il francese l’hai indicato e voluto tu. A questo ci sommo il recupero di Pepe, più la permanenza di Lichtsteiner che sabato mi è sembrato perfettamente in forma e perfettamente sul pezzo (a scanso di “giocatori logori o da cambiare”).

Detto diversamente, con l’acquisto di Romulo in panchina, la squadra è stata migliorata. E può sopportare anche il cambio di modulo. Forse manca giusto un difensore, ma Ranocchia non lo cedevano dopo che tu hai suggerito la scelta di Ogbonna (costato 12 milioni di euro).

Certo mi sarebbe piaciuto Di Maria, ma non siamo così stupidi da non capire che le cifre per Falcao e Di Maria, per Rodriguez o per Sanchez, fra cartellini e soprattutto ingaggi, sono per noi insopportabili. Certo mi piacerebbe andare su Messi, trattare Cristiano Ronaldo, ma nella vita bianconera abbiamo sempre sopperito al calciomercato col DNA Juve. DNA che, mi pareva, scorreva nel tuo sangue.

Io pretendo. Poi però mi rifaccio alla logica e continuo a supportare la Juve perché così si fa.

Morata e Coman

Pare che con Conte in panchina, Simone Zaza sarebbe dovuto rientrare alla base. Pare che Morata l’hai suggerito tu ed è stato preso, convinto anche Max Allegri sulle qualità dello spagnolo.

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Pare che questo Coman, valutato da Allegri, sia un bel prospetto. Addirittura pure per il presente, tanto che il colpo last minute in attacco è stato giustamente ignorato.

Giovinco, che gode di tua immensa stima, è rimasta. Llorente e Tevez sono ancora lì. Quagliarella (con cui hai avuto un po’ di problemi) e Vucinic (che ha giocato 1 partita buona su 10) non più. A parer mio ci siamo rinforzati.

Certo mi sarebbe piaciuto Falcao. Certo mi sarebbe piaciuto Rooney.

Quel contratto Flash della Puma: trattativa pregressa?

E poi mi frulla in testa una strana idea. Per il bene della Juve, anche contro le resistenze di Marotta e Andrea Agnelli, non si comincia una stagione e la si molla dopo solo un giorno di ritiro. Sa di scelta già fatta. Sa di ripicca. Assomiglia a una coltellata per tutto quanto comporta sulla programmazione estiva. Sulla programmazione degli allenamenti. Della squadra che ami. Almeno così dici.

Hai detto che eri stanco. Senza motivazioni. Che è praticamente impossibile se alleni la Juve, da juventino.

La verità, che mi frulla in testa, dopo il contratto delicatissimo firmato da Puma (prima ancora che da Tavecchio e Conte), è che tutto era pronto da settimane. E non hai avuto il coraggio di dire che stavi giustamente pensando a un’altra panchina. Dico giustamente, ma basta parlar chiaro come hai più volte chiesto davanti il microfono.

Un contratto di quel genere, già solo per questioni legali, ha bisogno di essere ben studiato, ponderato, ben scritto. Possibile che in pochi giorni sia stato perfezionato? O c’era qualcosa in ballo? O l’ufficialità si è avuta solo dopo l’ufficialità di Tavecchio?

E ancora.

Che razza di sorriso è quello che hai quando sei accanto a Tavecchio, sponsorizzato da chi due anni fa quasi ti faceva fuori dal calcio. Così ipocriti, il primo De Laurentiis, a riconoscerti i meriti sulla panchina Juve, a trattarti da uomo prima ancora che professionista. Forse, un po’ ipocrita anche tu: prima chiedi vacanze, poi come se nulla fosse accaduto.

E adesso? Ti prendi una responsabilità enorme. Chiedi a Lippi.

Soprattutto, chiedi forse troppo a chi fra i bianconeri ti ha amato, ti ha difeso, ti ha elogiato, ti ha premiato. A oggi, per me la Nazionale è ancora qualcosa che ha poco senso. Per me esiste solo la Juve. Nella Juve non c’è più Conte.

Per me, storia bianconera degli ultimi tre anni archiviata, non c’è più Conte.

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Conte in Nazionale? E quel Calcioscommesse?

Come puoi affidare la Nazionale di Calcio Italiana a un tizio condannato per Calcioscommesse? Come puoi farlo se lo stesso tizio, a un certo punto, sembrava addirittura punibile con l’estromissione a vita dal calcio?

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Eppure è quello che sta accadendo. Nel gioco perverso delle bugie, dei volta-faccia senza chiedere permesso alla dignità, la Nazionale di Calcio Italiana è compatta nel nome di Antonio Conte.

Oggi sui giornali si legge che è l’unico in grado di salvare questa Nazione (parlando di calcio, ovviamente). Il più bravo di tutti, il più vincente di tutti. E il Calcioscommesse, la squalifica, il rischio di stop a vita, sembra dimenticato, anzi non è mai esistito. Si parla dei record, della capacità di non arrendersi, di incitare, del suo essere “martello”.

E si sta facendo di tutto per trovare sponsor in grado di pagargli l’ingaggio che lui stesso richiede.

E si sta facendo di tutto per assecondare le sue richieste di pieni poteri.

Ci sono però due problemi.

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Il primo riguarda la sua capacità da selezionatore. Antonio è un allenatore che vive e deve vivere la squadra tutti i giorni. Solo così riesce a incidere nei giocatori e nella società. Già fatto a Bari, già fatto a Siena, già ampiamente fatto a Torino con la Juve. E’ perciò una sorta di rebus quello di affidargli la Nazionale.

Stage, incontri, lezioni, più amichevoli. Noi juventini che non vorremmo affidare i nostri ragazzi alla Nazionale che non si merita i nostri ragazzi, adesso come la mettiamo con questo aumento di impegni? E in generale: quanto possono influire sulla crescita del nostro movimento calcistico?

Il secondo problema riguarda le risorse di cui Antonio dispone. Prandelli non ha mica lasciato a casa Messi o Tevez, LLorente o Bale. E’ alto il dubbio che abbia lasciato a casa giocatori più validi di quelli che hanno partecipato alla spedizione mondiale, ma non certo fenomeni. E’ qui che si inserisce la capacità di Conte di trasformare i ragazzi.

Ma resta un livello di mediocrità diffuso nel calcio italiano. Potrà contare sul blocco juventino che lui stesso ha plasmato, ma quello stesso blocco non può bastare. Ci sono diversi giovani da lanciare o rilanciare, più qualche scommessa che Prandelli non aveva deciso di assecondare (leggi Pepito Rossi).

Senza dimenticare i problemi che, siamo sicuri, Antonio risolverà alla grande: Balotelli in primis (recupero psicologico-tecnico?), Cassano in secundis (non più convocato, grazie).

E se poi dovesse andar male, c’è sempre il Calcioscommesse per attaccarlo. A quel punto, il sogno, sarebbe quello di un ritorno alla Juve, con altri tre anni come quelli appena vissuti.

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Se restasse Vidal…

Un piccolo dubbio, una domanda, un pensiero poco stupendo: ma se restasse Vidal?

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Un punto interrogativo che apre infiniti punti esclamativi. Su Conte. Su Marotta. Sulla Juve in generale. Sui tifosi.

Ma se restasse Vidal, perché Conte se ne sarebbe allora andato?

Antonio sei stato il nostro condottiero. Rimarrai nella storia con tutti gli obiettivi raggiunti, ma fin qui hai un torto marcio: vorremmo pure noi Messi e Di Maria, ma questa è la Juve, impossibilitata a pareggiare le condizioni economiche di Real o Barca o Bayern o PSG. Ma davvero i soldi di Real, Barca o Bayern o PSG valgono la Juve? La tua Juve?

Torniamo al presente.

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Se restasse Vidal, allora la rosa nelle mani di Max Allegri sarebbe interessante. Via le seconde linee non convincenti, dentro alcuni rinforzi interessanti. Quel Pereyra che a centrocampo potrà mettere in difficoltà l’allenatore e certamente darà un cambio di lusso al titolare stanco o squalificato, di volta in volta. Quel Romulo che a destra dovrebbe migliorare le performance fin qui esercitate da Isla. Quell’Evra che è certamente più di un rimpiazzo. Quel Morata che ci dispiace tanto non vederlo all’opera sin da subito.

Se restasse Vidal, addio tesoretto, ma quanto ci serve quel cileno. Guerriero vero, leader in campo, calciatore dalle doti pazzesche. Segna come un attaccante, difende e morde come il miglior Davids. Perno indiscusso di un equilibrio tattico da trovare attorno al 3-5-2 o al 4-3-3.

Se restasse Vidal, Marotta avrebbe chiuso un’altra tornata di calciomercato succulenta. In attesa di vedere in cattività i vari Morata, Pereyra, Evra, Romulo, e avendo blindato Pogba e Vidal. Una Juve in crescendo, di anno in anno.

Manca poco. Poco più di tre settimane e si ricomincia.

Perché gli uomini passano, ma la Juve resta.

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Allegri, ma poco Conte(nti)

Max è al lavoro. Non avrei mai pensato di scriverlo. Ma sono juventino nel cuore, nell’anima, nel corpo. Voglio il bene della mia società, della mia squadra. Dovrò stringere i denti, violentare la razionalità che mi suggerisce di inveire, di sbraitare, di tifare contro pur di non vederlo più.

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Ce l’ho con Conte, specie fossero vere le rivelazioni sul precontratto col Milan: la mafia del calcio con Conte in panchina? Antonio ti senti bene?

Ce l’ho con Marotta: non si arriva al 15 di luglio con un’incognita simile. E purtroppo adesso è chiaro che eravate completamente fermi su ogni aspetto gestionale in attesa di capire se Conte firmava o andava. E’ andato. E la stagione rischia seriamente di essere compromessa. Vorrei aiutare Allegri, per quanto posso, e vorrei anche cominciare a fare del male a questa Juve perché questa non è la mia Juve.

Ce l’ho con Elkan: quando la pianterete? Quando libererete la Juve dal vostro cancro che ha già prodotto diversi sconquassi?

Ce l’ho con Andrea Agnelli: serve un gesto forte Andrea, per prenderti maggiori poteri, altrimenti corri il rischio di vedere offuscato quanto di buono fatto. Tavecchio verrà eletto: quanto contiamo? Si fa o non si fa questa guerra a chi ci ha calpestato ignobilmente e continua a farlo?

Ce l’ho con me stesso: alla notizia delle dimissioni di Conte ho praticamente smesso di lavorare e pensare, tanto forte il dolore. Speravo di aver trovato un leader. Speravo si cominciasse finalmente un’era da Juve vera, decennale, ventennale.

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Poi però mi fermo, rifletto e penso: sono anni che seguo la Juve. Sempre. In ogni circostanza. In Serie B. All’inferno. Fortunatamente quasi sempre in paradiso. Ci sono sempre, non percepisco stipendi, né onori. Godo. Tanto. Magari non conosco le dinamiche di questi professionisti. Così mi viene da pensare: Antonio, puoi per favore raccontarci cosa ti è mancato? Stimoli? Uno juventino vero scevro di stimoli? Suvvia. Soldi? La Juve quindi è seconda ai soldi? E non che ne prendevi pochini. Bastano per vivere in modo decente in questo Paese, no? Potere? Più di quello che ti abbiamo assegnato? Troppo affetto? Antonio: come è andata veramente? Perché qui il fegato ci esplode. E si rischia, la rabbia è così, di passare per quello che in fondo proprio non sei: uno juventino come tanti, ma non uno juventino vero.

Ripenso al 2006, al miglior portiere del mondo sceso nell’inferno della Serie B, quando poteva scegliere fra Real, Barca, ManUTD, Marte, Giove, Saturno. Ripenso a Del Piero. Ripenso a Nedved, al suo rifiuto a Mourinho perché non poteva tradire la Juve e i tifosi bianconeri. Poi ripenso a poche sere fa, a quel link maledetto che annunciava le tue dimissioni. Penso, ripenso, rifletto e mi chiedo: Antonio, che ne è della tua juventinità?

E noi qui, poco Conte(nti), nemmeno tanto Allegri. Ma qui.

Noi restiamo qui.

Noi siamo la Juve.

Noi.

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