Inamissibile. Se c’è la Juve di mezzo con la parvenza di un ragionevole dubbio che i bianconeri possano avere la meglio in Tribunale, ecco che scatta l’inammisibilità. Si decide di non decidere: troppo tardi, troppo presto, fa troppo freddo, eccessiva umidità. Non è un problema la giustificazione, l’importante è non decidere.

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Così su Lazio-Juve giocata a Roma, la Corte di Giustizia della FIGC dichiara inammissibile il ricorso della Juve.

Se volete sapere il perchè, il passo più interessante è il seguente:

[...] viste le norme dello Statuto Federale nonché le norme dello Statuto-Regolamento di Lega Serie A e le altre norme federali applicabili dichiara inammissibile per difetto della competenza a conoscere della vertenza in capo alla presente Corte.

Difetto della competenza a conoscere della vertenza in capo alla presente Corte. La nuova supercazzola targata FIGC. Probabilmente il salumiere personale di Del Piero avrebbe avuto maggiore competenza nel decidere. Ma senza troppa fatica, esaminiamo la storia del regolamento della Supercoppa.

Nel 1989 il calcio italiano provò a mettere una di fronte all’altra la vincitrice del campionato e il club che aveva conquistato la Coppa Italia. Nel caso in cui le competizioni fossero state vinte dalla medesima squadra, allora la scudettata avrebbe affrontato la perdente della finale di Coppa Italia. Luogo dell’incontro: lo stadio della vincitrice del campionato.

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Ripetiamo: luogo dell’incontro fu fissato nello stadio della vincitrice dello scudetto.

Tranne che per ragioni di marketing, si decise dal 2002 che la sede dell’incontro poteva essere uno stadio neutro all’estero. Si potevano così ricavare proventi dai diritti televisivi e si forniva una occasione alle sfidanti di allargare i propri confini. Nel 2002 toccò a Tripoli dove si sfidarono la Juve e il Parma. L’anno successivo si volò in America (dove la Juve batté il Milan). Nel 2009 toccò a Pechino (la Lazio strapazzò l’Inter), poi ancora Pechino nel 2011 (Milan ebbe la meglio sull’Inter) e nel 2012 (la Juve distrusse il Napoli che intontito non si presentò al ritiro della medaglia di argento).

Quest’anno doveva ancora toccare a Pechino, ma la Juve aveva già un impegno con una avventura americana, mentre la Lazio premeva per l’Oriente. I vertici del calcio italiano decisero di trasgredire la regola e assegnare a Roma la location. In casa della Lazio, cioè.

La Juve ha fatto ricorso, non già per l’abbattimento delle regole, quanto per il cattivo gusto della divisione dei proventi (appannaggio dei biancocelesti). Ne seguirà che la Juve le suonerà per benino a tutta la banda biancoceleste nonché all’intero circolo dei vertici del calcio italiano. Gli stessi che oggi hanno deciso di non decidere.

Per la cronaca, la Juve proseguirà la battaglia per il rispetto della verità di regole. Si andrà presso l’Alta Corte del Coni. Nel frattempo, sui giornali, il silenzio regnerà sovrano.

Viva le regole, viva la costituzione, viva il Duce. Chiunque esso sia nel calcio italiano. Di certo, non tifa Juve!

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