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Tag: crouch

Fuori le prime due italiane dalle Champions

E sono due, in attesa della terza, così da poterci concentrare meglio sul campionato più bello del mondo. Almeno a detta degli house organ delle società più potenti d’Italia. Fuori con disonore (nel caso della Roma, bacchettata da un eccellente persona come Lucescu) e con un po’ di vergogna (nel caso del Milan giunto a Londra da prima della classe in Italia e col solito pippone di Galliani a rivendicare un passato che, ahinoi, è appunto passato).

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Il presente racconta di figuracce (i sei pareggi della Juve, per esempio) e di tanta, troppa inferiorità tecnico-tattica. Di fronte a formazioni organizzatissime e che hanno mostrato una crescita incredibile sotto diversi punti di vista. Andiamo con ordine.

La Roma di Montella, che sta comunque dimostrando la stessa personalità con la quale scendeva in campo fino a poco tempo fa, si è nuovamente sciolta di fronte a un livello di gioco leggermente più alto rispetto alle trasferte di provincia. Dando l’impressione, come già accaduto nella Juve e alla Juve, di essere un gruppo poco omogeneo e poco compatto, a differenza dei soliti gesti di Ranieri (avete presente: mani a coppa che si uniscono, come a volere una squadra corta e compatta appunto). Nervosismo e tanta improvvisazione. Ordini saltati (tipo il rigorista che viene scavalcato da chi avrà pure fatto 25000 gol, ma quello più importante non l’ha saputo segnare) e gerarchie riviste. Gomitate e una caccia all’uomo perfino giustificata di fronte ai microfoni. Come a ribadire che noi Italiani non sappiamo perdere e, purtroppo, nemmeno più vincere.

Mircea Lucescu ha dato a tutto il Paese una lezione di stile con pochi precedenti. Ha parlato di lealtà e di correttezza, ha sgridato un suo giocatore per aver esagerato nei tocchetti e nelle leziosità di fronte a un avversario che ha descritto come “nervoso, pauroso e sgarbato”. A fronte di una prestazione eccezionale, con tanti giovani in campo e buonissime individualità. Il risultato, molto rotondo, è lo specchio dei due match.

Discorso per certi versi analogo quello che riserveremo per il Milan. Sia chiaro: senza Mediaset e la Cazzetta-Rosa oggi potremmo realmente avviare un’analisi significativamente costruttiva sul calcio italiano e la maniera di approcciarsi all’Europa che conta. Purtroppo, non ho avuto modo di verificare ma mi giocherei un braccio intero, assisteremo ai soliti sermoni e articoli che nasconderanno tutte le inferiorità mostrate.

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Facciamo un esempio: che ne é della partita di Ibra rispetto a quella di Crouch? In valore assoluto sarà più forte Ibra, ma il pennellone inglese ha segnato e deciso la qualificazione, giocando molto meglio del collega avversario. Qualche tifoso bianconero ricorderà per certo cosa si diceva dello svedese nei primi anni di Juve: un leone contro i piccoli, piccolo contro i leoni. Poca roba. Inconsistente, quasi mai decisivo e mai nelle partite che contano per davvero. Un limite troppo forte ed evidente per puntare a chissà quali obiettivi personali. E il Milan ne ha risentito pesantemente.

Anche perché gli episodi non girano come in Italia. Punizioni e rigori, falli di mano e falli di gioco vengono puntualmente segnalati dai fischietti europei e tolti questi vantaggi gli uomini di Galliani fanno fatica a imporsi come dentro i confini del nostro paese.

Un modesto Tottenham, che certo non ha i 5 punti di vantaggio sulla seconda in Inghilterra, e che non ha potuto contare sull’apporto (a questo punto diremo “meno male” per il bene rossonero) di Gareth Bale (pensate a lui contro Abate o Antonini o Sokratis o Bonera!), ha fatto fuori la corazzata rossonera (almeno restando in Italia). Pensate un po’ se avessimo affrontato formazioni del calibro di Arsenal, Barcelona o ManUTD?!

Con un episodio gravissimo già dimenticato per ordini superiori: quel Gattuso che starà fuori altre quattro giornate di Champions.

E l’Italia perde così punti per il ranking, squadre in corsa e la faccia. Perché dopo Gattuso, anche De Rossi ha voluto lasciare un segnale forte e deciso: una gomitata ben assestata contro Srna, non Baresi né Nesta o il miglior Cannavaro. Peccato, ma tanto non impareremo mai dalle sconfitte. Chissà chi sarà il colpevole di queste eliminazioni. Ci sarà sicuramente un complotto della Svizzera Comunista?

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Lo strano caso del Milan dominatore ridicolarizzato dal Tottenham senza Bale

A leggere i giornali e a guardare la TV sembrerebbe che in Italia vivano tre formazioni, fra le più grandi della storia. Si chiamano Atalanta di Milano, Milan e Roma. Grande gioco, grandi giocatori, grandi risultati. Ma è solo il mondo che hanno costruito e hanno messo davanti ai vostri occhi per nascondervi l’amara realtà: l’Italia ha un livello calcistico estremamente inferiore rispetto agli altri paesi europei.

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Lo dicono le Coppe e lo dicono i 90 minuti. Tutti i 90 minuti che da anni dimostrano, senza possibilità di seria replica, come le nostre idee hanno scarso appeal pratico. Prendiamo regolarmente mazzate e, da tifoso bianconero, ne sono diretto testimone (da Craven Cottage al 4-1 bavarese a Torino ai 6 punti in 6 gare di Europe League). Meno male che Moratti ha comprato la Coppa con le Orecchie lo scorso anno altrimenti, per ragioni di ranking UEFA, saremmo costretti a campare con due/tre squadre in Champions e due/tre formazioni in Europe League. Lo dice il Napoli che fatica in europa, mentre in Italia sembra un rullo compressore. Lo dicono le performance dei giallorossi e del Palermo e della Juve. Sarebbe l’ora di svegliarsi, tutti quanti, e avere l’umiltà di imparare anche un po’ dagli altri.

A sentire Sacchi e Pistocchi il Milan di Allegri pareva aver superato, per qualità, pure il Real di Di Stefano. E’ bastato un soddisfacente Tottenham, privo del suo miglior talento e cioè Gareth Bale, per sgonfiare in 90 minuti tutti i critici e la boria con cui un dirigente sfuggito al carcere (leggi Galliani) si presentava davanti ai microfoni ormai da un paio di mesi.

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Più che il risultato finale, a stupire e a confermare la teoria dei palloni gonfiati italiani è il nervosismo che ha aggredito le gambe e il cervello dei rossoneri. Contratti, come se il dominio nel Torneo Aziendale fosse roba inventata dalla stampa. Praticamente è roba inventata sul serio, o almeno analizzata in modo troppo facile e superficiale. Il Milan domina il Torneo Aziendale perché ha contro una serie di avversari non all’altezza di competere nemmeno per il titolo tricolore. Se guardassimo a questa situazione con più obiettività ne beneficerebbe tutto il Calcio Italiano, costretto a programmare in modo serio gli anni venturi, coltivando talenti e idee, allenatori e fenomeni.

Che poi ci sta tutto. Ci sta pure che il Milan passi al ritorno con un grande match. Ci sta che Ibra si svegli dal suo piccolo mondo fatto di campionato e provi a dimostrare, a un livello superiore di difficoltà, le sue incredibili capacità (ricordo bene Ibra in Champions e Ibra in campionato con la maglia della Juve e da allora nulla è cambiato).

Non ci sta il comportamento di Gattuso che definire indisponente è perfino limitativo. Che poi dovrebbe pure capire di scegliersi avversari alla sua portata e non certo lo Squalo o il lungaccione Crouch. Perché il primo rischia davvero di farti male nonostante i quasi 25 anni di differenza di età e il secondo ti fa perdere la partita. Che sia l’anno del Milan è comunque palese: atteggiamento arbitrale più che favorevole e agli avversari mancano costantemente gli uomini migliori (Milan-Juve -> Krasic, Milan-Tottenham -> Bale, prossimo Napoli-Milan -> Lavezzi).

Resta da capire perché Melo è un violento, Krasic è serbo, mentre Gattuso è tosto. Quando capirò questa differenza…

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