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Tag: de-laurentiis (pagina 1 di 2)

Circo De Laurentiis

Fu il calendario. Poi venne la famosa Lega Europea. Quindi il fatturato. Le TV. I silenzi stampa.

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Probabilmente, a questo punto, era meglio il silenzio stampa.

De Laurentiis torna alle vecchie maniere: show e spettacolo. Dopo l’annata orribile, a detta di tifosi che sentivano profumo di scudetto e di Europa, ecco la preparazione di un’altra campagna calcistica fatta più a colpi di parole. Via Benitez, dentro Sarri: tanti auguri a uno dei tecnici più capaci dell’ultima Serie A. Si attendono news sull’esodo possibile di giocatori con voglia di lottare per i vertici delle competizioni. Intanto il Presidente si sfoga.

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Ha votato lui Tavecchio. Ha sostenuto lui Lotito. Ma non c’è spazio per la correttezza e la dignità intellettuale. Quindi sparare a zero sul sistema che lui ha voluto appare naturale, quasi obbligatorio per chi può davvero parlare poco di fatti che riguardano il campo.

La novità si chiama iscrizione-al-campionato-di-calcio-di-Serie-A. Il confidente Tavecchio ha infatti suggerito a De Laurentiis che sono solo 3 i club idonei all’iscrizione del campionato di calcio. È caccia agli altri due, visto che se De Laurentiis l’ha detto, allora vuol dire che il suo Napoli ha le carte in regola.

E sarebbe una discussione seria e credibile se non fosse che la domanda è: perchè De Laurentiis lancia la bomba? Vuole deviare dalla cronaca sportiva di una stagione fallimentare e un complicato calciomercato? O ha trovato l’ennesima scusa al motivo per cui il suo Napoli non riesce ad avvicinare il vertice del campionato?

Inoltre: De Laurentiis conosce le recenti stagioni e gli ultimi 20 anni di iscrizioni fasulle al massimo campionato italiano di calcio? La Roma non in regola? L’Inter per nulla in regola? E gli strani movimenti di plusvalenze fittizie e bilanci taroccati? Il grido di battaglia vale solo quando lui è in regola?

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Povero calcio italiano: stiamo morendo?

Sportivamente parlando, stiamo proprio messi male. Sono poche le soddisfazioni che possiamo toglierci in campo internazionale, dove il nostro livello di credibilità è compromesso da tempo.

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Qualcuno fa coincidere l’inizio della discesa all’anno 2006, quando Farsopoli sporcò il sistema italiano. E dal 2009 il nostro Paese è mira di perculaggini di ogni genere, cioè dopo i vari scandali e scandaletti che ci hano investito, comprese le prime vere uscite su Farsopoli.

Adesso Tavecchio. Con Albertini sullo sfondo e la faida fra i diversi presidenti e dirigenti. Lotito e Galliani, poi Della Valle e De Laurentiis, quindi Cairo e Agnelli, con qualche altra figura ad alternare momenti di lucidità a momenti di imbarazzanti dichiarazioni pubbliche.

Banane, ma non solo. Non è tanto il problema di quanto detto ai microfoni, quello riferibile a Tavecchio. Chi vuol pensarla così sta miseramente cadendo nel tranello giornalistico: Tavecchio è ben peggio di uno strafalcione, o anche due. Tavecchio rappresenta l’inesorabile continuità rispetto al vecchio sistema. Chiamatelo Abete, chiamatelo come vi pare.

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Viene da sorridere a quanto la gente scrive sul Web o farnetica al bar, sul potere di Andrea Agnelli, sull’oscuro potere della Juve. Come una barzelletta che non funziona più. Come un ritornello ormai rotto, logoro, insensato. Eppure, il primo a rompere il muro del silenzio su Tavecchio e il calcio italiano è stato proprio Andrea Agnelli. Logico pensare: a che punto stiamo?

A un punto torbido. Che ne sarà allora del calcio italiano? Perché a continuare così, pure la Gazzetta si è accorta che stiamo precipitando. Giù, sempre più giù. Con istinti di ripresa soltanto sopiti. Troppo proni verso i padroni e i padroncini per sfoderare autentiche investigazioni giornalistiche, o inchieste tali da attivare un minimo di coscienza e innescare una quanto mai opportuna ripresa di vigore.

Leggi. Regole. Riforme. Le tre paroline magiche che qualcuno non vorrebbe nemmeno ascoltare, nemmeno per sbaglio. Perché a tradurle nella pratica si rischierebbe poi qualche collasso. Di qualche club importante. Di equilibri politici che stanno reggendo interi giochi, o interi business se preferite.

Ma il calcio italiano avrebbe proprio bisogne di leggi, regole, riforme. Qualcuno non vuole. Quel qualcuno vota Tavecchio. E se non Tavecchio, allora commissariamento. Stagnazione perenne di un sistema che per qualcuno funziona. Funziona bene. Per qualcuno, però. Solo per qualcuno.

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Vi meritate Tavecchio

Ricapitolando: Andrea Agnelli vuole lanciare Albertini, ma la banda guidata da De Laurentiis e Galliani, con Lotito e Moratti sullo sfondo, hanno puntato su Tavecchio.

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Si dice, che la banda abbia votato Tavecchio per una sorta di continuità rispetto al passato. Nel frattempo, alcuni quotidiani cominciano a pubblicare la lunga lista di malsane news riferite a questo personaggio che non si è fatto mancare nulla. Oltre ad aver chiesto, perfino Palombo della Gazzetta, di ritirare la candidatura dopo le volgari frasi a sfondo chiaramente razzista.

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Avremo quindi Tavecchio alla guida. Andrea Agnelli rimane fuori. Le riforme non si faranno. Il nostro calcio morirà.

L’importante è che Allegri conduca all’inferno alla Juve. In tal caso, Tavecchio o no, tutti saranno contenti.

Buon calcio a tutti.

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Juventus-Napoli All’inseguimento dei giallorossi

Bisognerebbe mettere la freccia, dare un’accelerata al gas e lanciarsi all’inseguimento della Roma. Questo è l’obiettivo di questa sera per la Juventus.

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In attesa della sosta, quindi di un po’ di riposo, con la possibilità di recuperare importanti innesti (Vucinic e Lichtsteiner su tutti), Conte è chiamato a un’altra grande prova. Fiorentina a parte, la Juve ha dimostrato di essersi svegliata ritrovando il vigore dei tempi belli e la qualità che è sempre stata superiore agli avversari.

Benitez è un avversario tosto e intelligente, navigato come tecnico e tanta esperienza. Il suo Napoli è un ostacolo duro, con alcuni uomini molto in forma. Niente di strano, quindi, quando Conte richiama all’attenzione i 90 milioni spesi sul mercato. Un fatto, una evidenza. Il che vuol dire che se è vero che la Juve è chiamata alla terza conferma consecutiva, allora è maggiormente vero che Benitez è chiamato a mettere in bacheca qualcosa altrimenti “non avrà fatto nulla“. Dialettica, normale scambio di battute fra due volponi del calcio.

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Le assenze partenopee non sono lontanamente paragonabili a quelle bianconere, con gli ultimi due forfait Chiellini (infortunio) e Caceres (meglio che non dico nulla, nda). Fortunatamente in campo andranno Tevez e Higuain. I due argentini che stanno facendo benissimo in questa loro prima stagione italiana.

Conte ha meglio di tutti descritto le differenze tecniche fra i due attaccanti: inutile dire che fra Napoli e Juve, per Higuain, hanno fatto differenza i 40 milioni investiti da De Laurentiis.

Appuntamento alle ore 20:45. Col risultato della Roma già acquisito. Ininfluente quando si gioca Juventus-Napoli.

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Quelli che “le regole non sono per tutti”

Gran bel turno di campionato. Abbiamo lasciato spazio alle principali voci di informazione, ma a quanto pare in Italia viene sempre privilegiato il colore o l’appartenenza. Così un paio di nostri commenti ci stanno.

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Cominciamo dal più clamoroso. La squadra dell’ex Presidente del Consiglio e dell’attuale vice Presidente della Lega Calcio di Serie A può attingere a fondi illimitati di carezze arbitrali. Intendiamoci: si farà di tutto per evitare la sconfitta a Max Allegri, ma non si può dire. Né si è detto. La voce che riprendiamo è quella sobria di Cesari (che pur prende stipendio dal Proprietario di Mediaset):

[in riferimento alla regola numero 5] una volta che la palla è uscita, l’arbitro deve andare a verificare le condizioni del giocatore rimasto a terra. A quel punto deciderà se fare intervenire i sanitari o ammonire l’eventuale simulatore.

Continuiamo:

[in riferimento alla mancata osservazione della regola 5, di cui sopra] una volta che la palla esce, inizia un’altra azione. E il regolamento garantisce a entrambe le squadre il diritto di parteciparvi in undici.

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E ancora:

[in riferimento al mancato ok alla sostituzione del Torino] le immagini mostrano che il giocatore del Torino chiamato a sostituire Larrondo è perfettamente equipaggiato e pronto ad entrare. L’arbitro invece dà l’impressione di essere nervoso.

Evitiamo ogni ulteriore aggiunta. Solo ci aspettiamo lo stesso trattamento dai media quando toccherà a noi beneficiare di qualche aiutino arbitrale, magari in proporzioni decisamente minori di questi qua.

La Fiorentina urla e sbraita. Con tutta la ragione del mondo perché il rigore su Rossi sembrava molto chiaro. Ora, a rispettare l’onestà intellettuale, se proprio qualcuno volesse cercare il complotto, questo andrebbe ricercato e assoggettato a qualche dirigenza non di colore bianconera.

Andiamo a Lichtsteiner e la strana teoria di Mazzarri-MediasetPremium. I cronisti della televisione di Berlusconi hanno giustificato che “Lichtsteiner è stato ammonito un po’ per compensare il giallo ad Alvarez”. Ora, posto che Alvarez ha meritato completamente il giallo, che significato ha la parola “compensazione”? E perché, in virtù di immagini chiare, molto chiare, secondo Mazzarri doveva poi essere espulso? Manca, a tal proposito, l’obiettivo ed equilibrato commento di Bergomi.

Passiamo da De Laurentiis. Per anni ha sputato fango e altro materiale di colore marrone contro le potenze italiane, colpevoli di dividersi il malloppo dei diritti televisivi. Ora che, per meriti di classifica, anche lui ci mette le mani e anche in abbondanza, rimprovera Spinelli che difende le ragioni che De Laurentiis difendeva quando era piccolo. La coerenza? La famosa correttezza? Ma non era sempre lui che sputava contro Platini e voleva rimpiazzare la Champions con un “torneo europeo che faremmo noi”?

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De Laurentiis contro Capri: nel paese di Pulcinella

Faccio fatica a capire se è più ridicola la richiesta di risarcimento o davvero vergognosa la guerra aperta fra Capri (comune) e De Laurentiis (filosofo nonché Presidente e Proprietario del Napoli Calcio).

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Nessuno, fin qui, sottolinea che l’infortunio di Higuain, sugli scogli, è pura sfortuna. Il ragazzo, nuovo di Napoli, ha voluto trascorrere il giorno libero a mare, con amici e ragazza. Ha sbagliato tuffo (con la speranza che non replichi l’esercizio in campo) e per fortuna è finita bene. Per il ragazzo prima, per il calciatore poi.

Magari si può richiamare all’ordine Higuain: nel giorno libero non rischiare troppo. In fondo vieni pagato profumatamente anche per conservarti integro e dare tutto in campo. Almeno così la penso.

Invece De Laurentiis, evidentemente invidioso perfino della sua squadra che gli ha tolto un po’ la scena, esclusa la possibilità di scappare in moto da Capri a Napoli, ha trovato la genialata: richiesta di risarcimento di 100 milioni di euro al Comune di Capri per ritardi nei soccorsi a Higuain.

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Prima segnalazione: il ragazzo non era in pericolo di vita e stando alle testimonianze non si rilevano ritardi siderali. Già sulla scaletta aveva ricevuto le cure di amici e ragazza, poi è arrivata l’ambulanza.

Seconda segnalazione: vergognosa la cifra richiesta, ancora di più la presa per il culo che seguirà a livello mondiale. A un anno di distanza dal rifiuto di presentarsi a ricevere la medaglia per i secondi arrivati alla Supercoppa Italiana, ecco un’altra prova di come si ridicolizza un paese.

E ora tutti a pranzo: linguine allo scoglio (ops!).

P.S.

Per dovere di cronaca segnaliamo che il Comune di Capri ha risposto chiedendo 50 milioni di euro per danni all’immagine. Andasse in porto in Tribunale, De Laurentiis sarebbe costretto praticamente a vendere già Higuain per coprire il debito. Mossa dunque che produrrebbe un buco nell’acqua (ops!).

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Calcioscommesse: in dubbio pro reo, tranne se c’è la Juve

E siamo ai saluti finali. Buona estate a Stefano Palazzi che ha scoperto il suo bluff: senza la Juve di mezzo, con paletta e secchiello, con minuziosità, le prove scompaiono e i verdetti si ammorbidiscono a seconda della direttiva che arriva dal Palazzo.

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Buona estate pure a Di Martino, il finto procuratore che fa finta di arrabbiarsi, facendo finta di aver veramente lavorato muovendosi nella direzione “La Giustizia è Uguale per Tutti”.

Buona estate alla FIGC e alla Lega Calcio. In quest’ultima, auguriamo una serena estate al VicePresidente Galliani, ai Consiglieri Cellino, De Laurentiis, Lotito e Pulvirenti. Bel lavoro ragazzi, grazie al supporto di RCS e di certi media.

Buona estate a Stefano Mauri: sei mesi di vacanza, Lazio salvata e poi potrà rientrare con la fascia di capitano biancoceleste. Ricordo Del Piero, oggi guardo Buffon e Marchisio: ognuno ha il capitano che si merita.

E buona estate a tutti quelli che hanno scritto e sciorinato opinioni e giudizi su questo secondo filone del Calcioscommesse. Anche oggi Gazzetta e Corriere hanno tentato di infilar dentro a un discorso vuoto e vergognoso il solito nome roboante: quello di Antonio Conte. Speriamo che il Mister abbia letto tutto, così la dose di incazzatura e fame aumenta e ne vedremo delle belle in questo 2013/2014.

Auguroni a tutti i tifosi che ancora oggi scrivono anatemi contro la Juve, contro Conte e perfino contro Leonardo Bonucci. Ciechi o, peggio, sordi o, più semplicemente, corrotti nella coscienza e nell’intelligenza, più di chi finora ha agito con i poteri conferitogli da uno Stato che sta interrogandosi se un pregiudicato, peraltro proprietario di una squadra di Serie A, può indire nuove elezioni come se nulla fosse o minacciare l’intera democrazia. Forse deve funzionare proprio così in Italia.

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E se siete arrivati a leggere fin qui, sperando di vedervi uniti in questi auguri, permetteteci di scrivere due righe sull’annosa vicenda Scommessopoli.

Dal giustizialismo antibianconero al garantismo: cosa è cambiato?

Cosa è cambiato dall’anno scorso quando l’ondata giustizialista aveva quasi demolito Antonio Conte, sottovalutandone la forza interiore e la classe immensa di quello che prima di essere il miglior allenatore italiano è uno dei pochi uomini rimasti in questo schifo di Paese?

Cosa è cambiato, quest’anno, con questo strano senso di garantismo? Vien quasi da pensare che qui stavolta le prove c’erano, c’erano tutte e pure pesanti. E siccome a essere tirati in ballo sono società che hanno un certo peso nelle istituzioni, allora val la pena di metterci l’ennesimo mattone sopra e si guarda avanti. Con Inter, Milan, Genoa e Roma tirate via dalle indagini nonostante gli agganci negli interrogatori e qualche tassello molto chiaro che tirava tutte le squadre in ballo.

Parola d’ordine: derubricare. Dal carcere al campo di gioco, come se nulla fosse, con una naturalezza talmente surreale che nessuno ha mai alzato la voce per chiedere un chiarimento. Forse perché di chiaro qui non c’è nulla.

Chi conosce il reale numero di sentenze confermate dal TNAS nei recenti e soli 12 mesi? Il numero è 5. 5 su 63. Percentuale a parte, questo è il lavoro trasparente di Stefano Palazzi che ha visto demolire e che ha demolito il suo stesso lavoro. Il pane è pane e anche lui tiene famiglia, quindi va capita la sua condotta.

Abete in silenzio, lui che probabilmente avrà promosso se non già avviato molti di quei procedimenti che Palazzi ha brillantemente indirizzato per compiacere gli amici, e i padroni. Tutto il calcio che conta in silenzio, ammesso che conti davvero quel calcio.

E allora, a tutti voi, ripetiamo: buona estate. Fra un po’ di settimane si riparte ufficialmente: noi contro tutti voi. Che la Storia ci sia amica e permetta l’attuazione di una regola fondamentale di natura: i forti vincono. E gli altri emettono sentenze fasulle, almeno in Italia.

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Concorrenza diretta, indiretta, sleale e embargo

Quando la rivalità di pensiero si scontra con la rivalità sportiva, perdendone ogni concetto di sportività, allora si finisce per parlare di altro, non certo di concorrenza.

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E’ quanto sta accadendo e già è accaduto. In particolare nel triangolo Juventus, Napoli e Fiorentina. Gli aggettivi si usano a seconda di cosa succede, e magari i significati si sovrappongono se poi l’opinione pubblica può essere accesa con il solito istinto antijuventino. Un anno fa scoppiò il caso Berbatov che noi abbiamo realmente ricostruito, mettendo da parte le fantasie di certi giornalistucoli. Si parlò di viltà, di scorrettezza, di scarso stile, con Marotta costretto a difendersi dall’indifendibile.

Oggi accade con Gomez, con l’intromissione del Napoli quando i giochi erano fatti. Solo che Della Valle stavolta non ha mosso un dito, né proferito le stesse parole che, per coerenza, avrebbe dovuto proferire come un anno fa. Anzi, i giornali hanno descritto la mossa di De Laurentiis, disperata, come legittima concorrenza. Questa legittima, quella dello scorso anno illegittima.

Bene inteso: i giocatori si muovono coi soldi, con un minimo di diplomazia, ma pur sempre coi soldi. Chi ce li ha e fa l’offerta migliore vince. Tranne se in gioco c’è la Juve. Così Della Valle, in lotta con Elkan per RCS, fa muro su Jovetic che preferirebbe la Juve a tutto il resto del mondo, ma può scordarsi la Juve.

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Marotta non pagherà 30 milioni cash, la Fiorentina venderà Jovetic all’estero, anche con la possibilità di scontare qualcosa se nessuno pagherà la clausola. Liberi di farlo, anzi è una scelta logica, ma occorrerebbe risistemare i termini della dialettica giornalistica.

Vedi Cairo nell’affare Ogbonna: richiesta, richiesta soddisfatta, accordo raggiunto pur se a stringersi la mano sono Torino e Juve, assecondando entrambe la volontà del giocatore. Dispiace dirlo, ma è così: la Juve di Conte ha un appeal esagerato. Resta all’intelligenza di chi intasca.

Intelligenza che non abita nei redattori dei giornali sportivi italiani. Ieri riportavano la notizia di un Vidal in fiamme con la Juve: non rinnova e apre al Real Madrid. Bastava ascoltare le parole di Arturo per rendersi conto della sostanza delle sue dichiarazioni:

L’interesse del Real è un onore, fa sempre piacere, ma sto già in un grandissimo club col quale voglio continuare a vincere e darò tutto. Stiamo parlando infatti del mio rinnovo e sono contentissimo.

Questo mentre si fa di tutto per portare Isla in nerazzurro, destabilizzare Pogba, vendere Giaccherini (la verità è che la Juve considererà un’offerta vicina ai 10 milioni di euro) e magari da Palazzi esce ancora qualche magia da sfruttare da qui sino all’inizio del campionato. E non uno che abbia accennato a cosa è successo in Lega per la Supercoppa del 18 agosto. Come sempre: soli contro tutti. Come sempre: più forti di tutto. E di tutti.

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Conti, conferme e sorprese dell’ultima giornata

Un altro campionato é andato via. Solo che questo finisce in un modo particolare, con diversi verdetti, qualche conferma, alcune sorprese.

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Assist di Bergonzi al Milan Balotelli tira meglio i rigori, secondo Montella. Cosí i rossoneri vannoin Champions per il rotto della cuffia. Nel finale di partita va tutto liscio: appena 60 secondi di inferioritá numerica (qualcuno spieghi a Terlizzi il motivo del giallo), poi uno svenimento di Balotelli che diventa penalty, poi confusione che consegna a Mexes la copertina dei giornali. Un trionfo, echissenefrega della limpidezza. Complimenti peró al Siena e alla sportivitá, lo stesso Siena che fu di Conte e che appena qualche mese fa é stato oggetto di Calcioscommesse.

Stra…figuraccia dell’Inter Io ventaglio delle scuse é stato esaurito. All’appello di Stramaccioni mancano solo sinusite e aumento dell’IVA e poi la collezione di giustificazioni é completa. La veritá, palese nei numeri dei nerazzurri, é la fragilitá di un progetto che chissá mai se veramente esistito. Piú gol presi che fatti, record di sconfitte, imbarcata finale, niente identitá né gioco, sistema difensivo tragico che va al di lá di assenze e demoralizzazione. Bentornata Inter, ci sei mancata nascosta come eri nel trappolone di Farsopoli. Ora l’unico nome in grado di salvare la baracca é quello di Guido Rossi.

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Il Napoli anche ieri ha vinto Direbbe questo De Laurentiis: il Napoli non ha perso, anzi ha vinto. E la Roma ha perso perché fra 2 anni ci sará il Fair Play finanziario. Appunto, fra 2 anni. Intanto incassa l’addio di Mazzarri che avrá visto lungo (e quando mai ripeterai un anno cosí?) e si prepara a qualche cessione eccellente e pericolosa. Dovrá essere bravo il DeLa a scegliere la giusta sceneggiatura per l’anno prossimo, riducendo il rischio di implosioni.

Alta tensione Roma Sará un derby infuocato. Chi vince accede alla Seconda Europa. Petkovic e Andreazzoli (prima Zeman) hanno illuso la piazza, partendo peró da posizioni differenti e con un cammino differente. Avessero consegnato al primo un attaccante in piú oggi forse la Lazio avrebbe piú punti. Avessero ragionato in serietá i giallorossi, la scelta Zeman l’avrebbero capita tutti: mediatica e spettacolare, ma insufficiente e inadeguata per un vero progetto di rinascita.

Capolavoro Montella e Guidolin Il primo é subito dietro Conte per qualitá. Il secondo, dopo l’infinita gavetta, meriterebbe qualche libro per la maniera di governare gruppo e idee tattiche. Fiorentina e Udinese si confermano piacevoli sorprese di questo campionato. La Viola é andata vicinissimo al traguardo grosso (ma Bergonzi ha detto no!) mentre l’Udinese guadagna l’accesso alla Europe League con uno strappo finale da gran velocista (come piacerebbe al ciclista Guidolin). Solo meriti per entrambi.

Complimenti infine a tutte le altre squadre. Al Catania e al Bologna, all’Atalanta e al Chievo, al Cagliari e alla Samp. Bravo chi é riuscito a salvarsi e un presto ritorno in A per chi é retrocesso. Come sempre, 1 volta su 4 nella storia della A: veniteci a prendere. Firmato: la Juve!

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Juventus-Milan 1-0 Hanno vinto i più forti?

Quando la superioritá si manifesta in una partita vinta in una sola accelerazione, quando gli altri si sfiancano senza riuscire a scalfirti, allora ogni rosicata e commento possibilista acquisiscono il valore di “fuffa”.

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Ci provano quelli della Cazzetta, ci prova Amelia, ci prova perfino Allegri nel suo vano tentativo piagnucolante di dire “siamo forti come la Juve”.

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Di contro, concorde con Conte, non capisco perché la Juve abbia rinunciato a offendere, perfino infierire. Eccessivo rispetto, ingiustificato rispetto. Il geometra non se lo merita. Ma va bene cosí.

Conte si diverte a sperimentare, mentre gli altri non riescono a opporgli una idea valida che possa arginare la forza mentale di questa Juve. Pur col freno a mano tirato la squadra bianconera non subisce. Un paio di trame per mettere paura, qualche sfuriata per avvertire, ritmi da pensione e nessuno sforzo per trovare i 3 punti. In Italia sta cominciando a non esserci piú gusto per la vittoria.

Distanze siderali sulle avversarie che devono comunque ricorrere a un po’ di aiuti (ma non lo dite a De Laurentiis), prospettive di dominio imbarazzanti se solo Marotta riuscisse a piazzare due soli colpi. Tutto questo in 18 mesi targati Antonio Conte, quello che sicuramente non sará sufficientemente contento.

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