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Conferenza Conte e Avvocati: “Questo è uno stato civile?”

Una conferenza stampa molto tirata, aperta da Conte e chiusa dalle domande dei giornalisti presenti in sala. Vergognosi i tempi della FIGC che durante la conferenza fa uscire le assurde motivazioni del secondo grado. La sensazione è che la Bongiorno spinga per abbattere qualcosa che assomiglia molto a una cricca di malfattori travestiti da procuratori, giudici e membri della federazione calcistica italiana.

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Ad aprire le danze è proprio Mister Conte. Un leone che non si può domare, occhi da tigre per denunciare un grosso abuso da parte degli organi federali. Riscrive e rilegge perfettamente quanto gli è accaduto dal 25 febbraio 2012 a oggi: una persecuzione senza fine. O meglio: la fine è vicina.

Un Conte molto espressivo e per nulla demotivato o depresso come piacerebbe a chi scrive in Gazzetta, in Repubblica o presso altre redazioni che meriterebbero la chiusura per il tasso di disinformazione. Un Conte che porta alla luce i fattacci che in questi mesi abbiamo raccontato: le contraddizioni di Carobbio, il “pappa e ciccia: lo sapete che la Procura lo chiama Pippo, no?!“, le rivelazioni bomba di Poloni e Locatelli su “fateci nomi grossi e vi daremo sconti di pena” finendo alle assurdità di questi due gradi di giudizio.

Accanto a lui De Rensis, Bongiorno, Chiappero e soprattutto Angelo Alessio di cui pochi conoscono la vicenda. L’allenatore in seconda della Juve si trova processato senza neppure essere stato ascoltato da Palazzi e senza neppure essere indagato dalle Procure di Bari o Cremona. Una sorta di pena ad honorem per il solo fatto di assistere Conte nel lavoro maniacale di tutti i giorni.

E’ forse una la domanda che merita di essere riproposta. La fa alla fine un giornalista che non abbiamo riconosciuto: “Ma perché ti sta capitando tutto questo?“. E Conte risponde così:

Sai, di diverso rispetto agli altri anni c’è che sono arrivato alla Juve, odiata da tutti, e dopo due settimi posti abbiamo vinto da imbattuti. E poi abbiamo rivinto in Supercoppa. C’è questo di diverso.

E non è poco, direi!

L’avvocato De Rensis si limita a sottolineare che oggi lo scenario è diverso perché perfino l’illibatezza di Carobbio è caduta in pezzi. E ripercorre l’iter che lo ha portato alla difesa di Antonio Conte:

Più leggevamo le carte, più trovavamo questi dettagli assurdi, più avevamo la forza per andare avanti. Una serie di contraddittorietà che non possono appartenere a uno stato di diritto.

E come sempre tocca alla Juve difendersi. E a Conte denunciare una situazione gravissima che rischia di degenerare perché la misura è stracolma e perché il tifoso non riesce più a trattenersi. Come dice bene De Rensis:

Palazzi dimostra di perseguire una linea e una accusa tralasciando prove e fatti. Allora le ipotesi sono diverse, o forse semplicemente due: una non lo posso dire, ma la capite benissimo [...]

Senza mezzi termini l’Avvocato di Conte ribadisce che dietro questa assurda vicenda c’è qualcosa di oscuro, un mostro perverso con le sembianze di una Federazione corrotta e che usi i propri strumenti di giustizia per applicare una cosa che questo Paese conosce purtroppo bene: metodi mafiosi. Solo che Conte non ci sta a perdere (toh!) e non può certo non parlare. E assieme a lui un grande avvocato come Giulia Bongiorno.

Tocca a lei andare dentro ai dettagli di una vicenda processuale che non può essere spiegata perché non c’è nulla di spiegabile, se non la prova di come

[...] questa Giustizia Sportiva non funziona e non può funzionare così. Il patteggiamento diventa miele per i falsi pentiti e il patteggiamento è il più assurdo dei ricatti. Questa giustizia ha troppe sbavature. Mi è venuto difficile parlare con Conte perchè non riuscivo a spiegarli molte cose.

Crediamo siano parole molto tristi per un Paese come l’Italia, ma stanno accadendo ed è bene raccontarle e denunciarle. Grazie a Conte e a tutti i tifosi che vogliono bene a questi colori. Ma in fondo si tratta davvero di un problema di colori? Forse dice bene De Rensis quando riprende il microfono per dire

qui dobbiamo superare il problema delle fazioni e delle bandiere: la realtà fattuale è una e non può essere diversa a seconda delle varie giustizia come vogliono far intendere. E qui i fatti sono molto chiari.

A turno, Conte e gli avvocati, sottolineano l’illogicità di un proscioglimento (per Novara-Siena) e di una non riduzione della pena. 10-5 fa ancora 10? Per questa Giustizia Sportiva sembra di sì. E c’è ancora un particolare: qui non si tratta di sconto e lo dice bene Bongiorno

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noi puntiamo al proscioglimento perché così deve essere leggendo le carte e applicando i principi costituzionali, non già di giustizia ordinaria, penale o sportiva.

Sempre la Bongiorno critica aspramente, senza citarlo, Piero Sandulli e le sue uscite sempre molto puntuali, ma mai azzeccate nella sostanza. Come a dire che sono tutti della stessa pasta quelli del giornalaccio rosa e i più beceri antijuventini che poco hanno a che fare con la sportività.

E ora bisogna fare in fretta, anche se l’avvocato Bongiorno ci tiene a precisare che

io sull’altare della celerità non sacrifico nessuno. Si deve pensare a una riforma sportiva perché così non si può amministrare la giustizia.

La famosa celerità invocata da Palazzi quando non voleva far parlare gli avvocati degli accusati. Roba da paesi governati da un sistema dittatoriale… e probabilmente questo calcio italiano lo è. Perché sempre dalla Bongiorno arrivano le parole più tristi e cupe

non voglio più dire a un mio assistito “non puoi difenderti”. Ma che Paese è?

E’ il Paese dei Moratti e dei Berlusconi, degli Abete e dei Palazzi. E forse, pur se nell’ineleganza, Chiappero ha ragione:

Quando andiamo a Roma e vediamo le guardie vestite di nerazzurro… abbiamo paura. Per quanto non accaduto nel 2001 [i fattacci dei passaporti e dei bilanci, n.d.r.] e per quanto accaduto nel 2006 [Calciopoli, n.d.r.]

Chiappero, che prende la parola per ultimo, sottolinea con una battuta l’illogicità della squalifica di 10 mesi:

Noi non sappiamo perché, nonostante il proscioglimento di Novara-Siena, siano rimasti i 10 mesi. Forse c’è da assegnare il 10 alla Juve e l’abbiamo dato a Conte?

Al di là della battuta resta il fatto: quali sono le motivazioni che hanno spinto a raddoppiare, di punto in bianco, una pena che di fato era dimezzata rimanendo in scia alle assurde conclusioni della Commissione Giudicante? Domanda che non ha risposta. Sembra paradossale, gli avvocati stanno denunciando un sistema assolutamente corrotto nonostante non pronuncino mai questo termine e in sala si respira un’aria pesante: come faranno a scrivere il contrario di quanto detto ai microfoni?

Ci affidiamo all’esperienza dell’avvocato Bongiorno per capire il ruolo di Carobbio:

Ho una lunga carriera alle spalle riguardo i pentiti e vi posso dire che la Procura li sceglie, alle volte sceglie bene, alle volte, senza volere, sceglie male e perciò il controinterrogatorio serve a questo. A noi non ce lo permettono e allora mi vengono dei dubbi grossi. Che sta succedendo? Perché non ci consentono di difenderci?

Una domanda di un giornalista lascia perplessi e cioè “Hai fiducia nella giustizia sportiva?”. Risponde Conte:

una giustizia che istiga a dire le bugie come detto da Locatelli e Poloni? Una giustizia che crede a chi si vende le partite e gli crede a corrente alternata? No, aspetto il terzo grado, ma non mi sta piacendo tutto questo. Non nascondiamo la testa sotto la sabbia: oggi è toccato a me, domani può toccare a qualche mio collega. E allora bisogna intervenire ora, tutti. Sono sulle prime pagine da 7 mesi ed è vergognoso.

Il finale è praticamente l’agenda degli avvocati di Alessio e Conte: ricorrerano al TNAS chiedendo la procedura d’urgenza e soprattutto chiederanno la sospensiva della pena viste le incongruenze mostruose delle motivazioni di secondo grado che sono arrivate in tempo reale nelle mani di Chiappero. La fiera dell’assurdo con una domanda che è rimasta senza risposta: “Avete timore che Carobbio sia stato manovrato da qualcuno?”.

Sì: sappiamo nomi, cognomi e colori sociali. Li conoscete pure voi questi personaggi, vero?

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Risposta a De Rensis, avvocato di Antonio Conte

Le parole di De Rensis mi lasciano l’amaro in bocca. Non tanto come tifoso, so bene quanto ho goduto con Conte in panchina e quanto ancora godrò nei prossimi anni, quanto come cittadino. Almeno penso ancora di esserlo col cuore, non più con la testa. Questo Paese va chiuso e poi riaperto solo a determinate condizioni.

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L’avvocato di Antonio Conte giustamente riflette sul ridimensionamento delle accuse nei confronti del suo assistito. Si è passati da un boss a un povero uomo tirato in ballo da una persona, ormai è evidente, manipolata da chi ne trae vantaggio (per sé o per amici). E il processo sportivo è molto particolare, fatto apposta per servire a chi detiene il potere: un qualsiasi attore può trasformarsi in pentito e puntare il dito contro chi gli pare e piace. A quest’ultimo toccherà l’onere della prova a discolpa, con metodi di indagine molto particolari e parametri di giudizio che non sono di questo mondo.

Dall’avvocato di Conte ci aspettavamo ben altre risposte, per esempio a queste semplici domande:

  • come mai si arriva al deferimento dopo 23 dichiarazioni firmate da testimoni che scagionano Conte e nessuna testimonianza a favore di Carobbio?
  • cosa ha detto Antonio Conte davanti a Palazzi il giorno in cui è stato chiamato a rispondere?
  • come si fa, visto che i verbali li abbiamo letti tutti, a passare da un’accusa di illecito (per bocca dello stesso Carobbio) a omessa denuncia? Sono due cose molto differenti, due cose diverse eppure il deferimento che doveva essere per l’illecito (Conte aveva detto in riunione tecnica che la partita era stata concordata) è arrivato per omessa denuncia (ma se aveva detto davanti a 40 persone, e non una di queste conferma, che la partita era aggiustata… questa azione configura un illecito)?

Soprattutto resto letteralmente basito, da cittadino, di fronte alla seguente frase:

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Ora abbiamo uno scenario completamente ridimensionato che non deve fare esultare o stappare champagne, ma deve considerare da dove siamo partiti. Come ipotesi di scuola, un avvocato non deve escludere niente, ma un conto è patteggiare avanti a un processo garantista, un altro è patteggiare avanti a un processo accusatorio, come è quello sportivo.

Ora, a livello logico comprendo benissimo questo discorso. Lo hanno di fatto incastrato, pur di tornare in panchina presto accetterebbe di patteggiare per qualcosa che non ha commesso. A livello logico lo accetto, ma non accetto che Conte e la Juve siano ricattabili in questa maniera. Basta uno stronzo qualsiasi per mandare in tilt la Juve? Un’altra farsa ancora? Dobbiamo sorbirci i capricci di gente di Milano incapace di vincere sul campo?

No, non posso accettarlo perché ancora una volta la vera indagine sul calcioscommesse è stata taciuta, insabbiata e nessuno ne sa niente. Non sanno di zingari che hanno denunciato, già a novembre, di partite combinate in cui c’entrano Inter, Milan e Napoli. Non sanno di importanti giocatori che gli zingari hanno menzionato. Non sanno di biglietti di Champions gentilmente offerti già due anni fa quando un portoghese allenava una milanese (come mai questi favori?).

E allora non accetto, così come Conte non dovrebbe accettare questo ricatto: o si va allo scontro totale (non patteggiando, ma difendendosi: in fondo è giustizia o no? Portarla a un livello superiore, chiedendo aiuto all’UEFA di controllare che succede in Italia!) o Conte liberi il posto e accetti quella che sarebbe la sua prima sconfitta. Ripeto: se basta uno stronzo qualsiasi in un sistema così meschino come quello italiano per mandare in tilt il più bel progetto tecnico dopo Calciopoli… io mi arrendo!

Perché oggi è Carobbio, domani, come già successo, saranno strani fischi arbitrali o non fischi, già si respira un’aria strana nel calciomercato dove tutti sembrano aver messo l’embargo alla Juve, e domani può essere la qualsiasi… con regole cambiate in corsa o partite rinviate per sole o un intero calendario estivo deciso da un regista napoletano. Ma cosa è diventato il calcio italiano?

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