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Tag: de-rossi (pagina 1 di 2)

Crollo Italia: la vecchia guardia scarica i presunti fenomeni

E arrivò finalmente il momento in cui qualcuno si prese la responsabilità – o forse semplicemente la briga – di dire le cose come stanno.

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Ci ha pensato Gigi Buffon a mettere in chiaro un paio di punti, anticipando la stampa e, anzi, offrendo alla stampa del materiale utile per costruirci sopra un po’ di articoli. Preciso, puntuale, sereno, vero. Talmente ovvio che non è stato possibile travisare o ribaltare i suoi concetti, sottoscritti poi da Daniele De Rossi che ci ha messo il carico.

I vari Balotelli e Cassano hanno rotto. Basta così con questi fenomeni tutti mediatici su cui pende la colpa, gravissima, della stampa e della TV. Una generazione di fenomeni ha lasciato un vuoto per adesso non colmato. Chi ce li darà più Buffon e Pirlo? Del Piero e Maldini?

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Le parole di Buffon e le accuse di De Rossi (“ci servono uomini veri, non figurine o personaggi”) sanciscono una spaccatura molto violenta e netta fra i vecchietti, almeno così li chiamano, e le nuove leve. Prive di personsalità, vuoti di leadership, incapaci di incidere quando conta.

La sensazione ultima è che Prandelli abbia pagato colpe non tutte sue. D’altronde non ha lasciato a casa Tevez o Llorente, per fare due nomi a caso, ma ha dovuto barcamenarsi fra un livello di mediocrità generale in cui la pochezza di Balotelli e Cassano viene semplicemente esaltata, sottolineata.

Ci auguriamo, da adesso in poi, che le scelte del prossimo CT della Nazionale – ammesso che Prandelli non rientri in gioco – vengano giustamente ponderate: uomini veri, non figurine o personaggi.

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Inghilterra-Italia 1-2 Buona la prima, ma…

Buona la prima. Con qualche dubbio. Con un po’ di certezze.

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Sulle spalle dei giganti. L’Italia di Prandelli si è affidata anima e corpo a Pirlo e De Rossi, con la vivacità e la classe di Candreva e Marchisio ad accendere gli attacchi e la grande sorpresa Darmian.

I maestri del calcio sono stati ancora una volta placati, nonostante un primo tempo di grande impatto, ma che non ha provocato quel vantaggio che forse gli inglesi meritavano.

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Così le scorribande di Marchisio e Candreva e le accelerazioni di Darmian hanno poco alla volta convinto l’Italia che si poteva vincere. E si è vinto.

Un tiro dalla distanza di Marchisio e il tocco del vantaggio di Balotelli. In mezzo, tanta sostanza di Pirlo e compagni, con una fase di palleggio apprezzabile, qualche sbavatura di troppo e il dubbio che con Paletta in difesa i deboli di cuore se la vedranno brutta.

I primi tre punti li abbiamo portati a casa. Ora attenti al Costa Rica, soprattutto all’Uruguay vittima di un esordio da incubo. Fin qui, in attesa di Francia, Germania, Portogallo e Argentina, nessuna delle altre nazionali ha mostrato una forza così dirompente. Ma è solo la prima.

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Roma-Juventus 1-0 Er Sistema e le bugie di Conte

Uscire così dispiace. Non già perché vorrei sottolineare i meriti della Roma, ma perché sono costretto a commentare una partita mai giocata dalla Juve. La Coppa Italia mi interessava, perdere non mi piace, dire addio a un obiettivo interessante mi disturba – stavolta sì – il fegato.

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Conte doveva essere chiaro

Contro la Sampdoria, in campionato, con 8 punti di vantaggio, va in campo la formazione migliore. Contro una Roma che sprizzava vendetta, in Coppa Italia, in una sfida senza ritorno, per l’obiettivo della Coppa Italia, Conte si affida alle riserve. Sarà un mio grosso limite, ma non lo concepisco.

Ecco perché l’unico pensiero che mi gira in testa è il seguente: Conte ha voluto mollare la Coppa Italia. Le semifinali si giocano in febbraio, quando riparte pure quella rottura della Europe League (che a questo punto diventa obiettivo importante). E allora via l’impegno della Coppa Italia, un po’ di ossigeno per i gufi, e noi si tenterà il prossimo anno.

Penso questo perché la squadra ha “detto” questo. Vidal molle, Pirlo lento, le due fasce scandalosamente inadeguate, la difesa con la testa chissà dove visti i disimpegni che nemmeno la Primavera…

Conte doveva essere chiaro e io l’avrei perfino appoggiato: non abbiamo risorse per lottare su tre fronti, vogliamo il terzo scudetto, tenteremo l’Europa, ma la Coppa Italia proprio dobbiamo mollarla. Onesto, chiaro, pulito, come sa fare lui. Perché poi, a me, essere preso in giro non va proprio. Ero sul divano convinto di vedere giocare la Juve, convinto che le mie sensazioni erano pari a quelle dei ragazzi in campo. Non è stato così, e certo non è colpa mia. Difficile pensare il contrario. Impossibile dire “Conte non vuole perdere nemmeno a carte”. Purtroppo ha dimostrato il contrario ieri sera, con cambi tardivi e una preparazione del match fatta proprio per aspettare il gol dell’avversario. Una squadra che vuole vincere, un tecnico che vuole vincere, cambia immediatamente Giovinco e Quagliarella o rivede l’assetto tattico inserendo Pogba (che poteva sfruttare il tiro da fuori).

Problema qualità panchina

A quanto detto sopra, si aggiunga, tristemente, l’ennesima prova di una panchina purtroppo inadeguata. Il che mette in dubbio, a questo punto, la vendita di Vucinic. Se non giocano Tevez e Llorente – più che fondamentali nell’economia di gioco di Conte – allora siamo nei guai. Quagliarella e Giovinco hanno sprecato una grande occasione. Palla a loro e manovra imballata. La Juve maestra nell’avanzare il proprio baricentro, ieri è stata più volte costretta, dagli attaccanti, a tornare indietro diventando prevedibile, lenta, abulica e per nulla creativa e pericolosa.

Così si va poco lontano perché gli stessi 11, per tutta la stagione, difficilmente reggeranno. Piccoli cambi li sopportiamo, ma fuori 4 titolari, fuori Pogba, e questa Juve comincia a soffrire.

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L’atteggiamento remissivo, l’essersi rinchiusi nel proprio centrocampo è roba da provinciale, certo non è roba da Conte. E non credo che la Roma, che ha solo tirato da fuori, praticamente, abbia tutti i meriti di questa non-partita della Juve.

Il problema mercato va perciò inquadrato così: o si prendono titolari assoluti, altrimenti bisogna cercare gente tosta capace di sostituire al meglio i titolari attuali.

Capitolo “er sistema”

L’ultimo capitolo è dedicato a Er Sistema di De Sanctis. Ieri, a quanto pare, non solo non è stato applicato, ma è stato vergognosamente ribaltato.

Il giallo a Benatia è talmente ridicolo quanto i dubbi dei telecronisti giallorossi su RaiUno. Giovinco, in vantaggio e solo davanti il portiere, viene atterrato. A termini di regolamento è fallo da ultimo uomo, quindi rosso. Il giallo è solo uno dei colori sociali della Roma, ma con l’episodio c’azzecca poco (come direbbe il buon Di Pietro).

Pure De Rossi ha ammesso che il gol di Peluso è più che regolare. Dal primo replay RaiSport si è visto che la traettoria resta dentro il campo. E la Gazzetta mente sul gioco fermo. Il gioco era assolutamente non fermo e il fischio ufficiale è arrivato quando Peluso era ormai alla bandierina col pugno alzato.

In generale stupisce la gestione della gara. Benatia l’ha completata, Castan ha preso giallo solo per proteste. Nel mentre, la mia Juve sta scrivendo il contro-comunicato per l’affaraccio con l’Inter.

Lo dico ora per non ripeterlo più: se non alziamo la voce, se non ci difendiamo, se non la smettiamo con questo atteggiamento british, come nel 2006 – e scusate la volgarità – ce se ‘nculano fortemente (esattamente come un anno fa contro la Lazio: ricordate l’intervista beffa di Conte ai microfoni Rai?).

E ora massacriamo la Lazio. Una grande squadra è grande SEMPRE. E non molla niente.

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Juventus-Roma 3-0 Gli aiutini di Vidal, Bonucci e Vucinic

E gli aiutini sono arrivati davvero. Portano la firma di Vidal, di Bonucci e di Vucinic. Mentre, ed è un paradosso e una conferma assieme, l’aiutino di Rizzoli alla Roma è arrivato per il mancato rosso a Ljajic (fallaccio in ritardo, da tergo, su Pogba, nel secondo tempo).

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Dispiace per De Rossi e Totti, ma Antonio Conte ha dimostrato una classe infinita. Ha preparato la partita come meglio non si poteva, dando scacco matto a Garcia.

I primi 25 minuti sono stati lasciati alla Roma che ha manovrato molto bene, ma concluso nulla. Un po’ per meriti di Buffon, un po’ perché la Juve si è confrontata con un 3-5-2 molto difensivo. Da metà del primo tempo la musica è cambiata.

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I bianconeri hanno dato sfogo ai propri motori e cominciato a rispondere col numero di occasioni, passando con una grandissima giocata di Tevez conclusa dal solito Vidal. Lì è praticamente finito il match perché è apparso chiaro il tranello di Conte: far sfogare la Roma, rispondere cinicamente.

E mentre De Rossi e Totti ripensavano alle frasi di introduzione al match, Pirlo e compagni si divertivano a punzecchiare De Sanctis. Nel secondo tempo la partita ha proposto un solo copione: nervosismo per i giallorossi, calcio giocato per la Juve. Bonucci, il rosso di De Rossi, il secondo rosso, il mancato rosso a Ljajic, col rigore di Vucinic a suggellare il risultato finale. Grande prova di maturità dei bianconeri, praticamente mai in difficoltà sul piano mentale e con una pazienza che è propria delle grandi corazzate.

Le trasmissioni hanno raccontato di un campionato quasi finito, anche se Conte avverte tutti del pericolo di credere a una simile frase. I vari opinionisti non hanno trovato appiglio per provare a confutare la supremazia di questa Juve. Oggettivamente troppo forte e preparata rispetto alle avversarie.

Alla fine dei conti, l’unico vero aiutino su cui la Juve può contare è quello che Conte è in grado di fare: allenare. La distanza aumenta, il Maalox va via come il pane a Milano, Roma e Napoli, mentre a Torino si gode come poche altre volte. E nel mirino ci sono altri record e altre prestazioni.

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Juventus-Roma Solo il campo dice la verità

Roma è la città più bella del mondo. Ma si gioca a Torino e non c’è spazio per bugie o giochetti vari. Solo il campo dice la verità. L’ha detto Conte, ma De Rossi e Totti non comprendono bene la lingua seguendo il folclore del popolo giallorosso.

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Dalla moviola falsa di Turone al gesto di Totti e poi a quello di Lichtsteiner. Juve-Roma è una partita al veleno comunque la si presenti, dipende chi la presenta. Le allusioni di Zeman, senza alcuna conseguenza sul campo, e le non risposte di Chiellini, Bonucci e Conte. Questione di stile.

Il rientro di Pirlo costringe Conte a scegliere uno fra Pogba e Marchisio, col francese in vantaggio sul Principino. Negli altri ruoli la scelta è fatta. Tevez e Llorente guideranno l’attacco, mentre Barzagli, Bonucci e Chiellini dovranno stare attenti a limitare le sgroppate dei giallorossi che hanno dimostrato di saper usare bene il contropiede.

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Il cuore della sfida sembra proprio a centrocampo, dove la regia di Pirlo viene contrapposta a quella di De Rossi. Pjanjic e Strootman dovranno invece arginare la prepotenza di Vidal e Pogba. Probabilmente si sfidano i centrocampi più forti di Italia.

Altro tassello importante è la difesa. La Roma ha subito davvero poco, la Juve ha placato l’agonia di inizio stagione ristabilendo equilibri e distanze nel pacchetto arretrato. Di converso, si sfidano pure gli attacchi migliori della Serie A. Con Tevez e Llorente che si confermano intoccabili là davanti.

Comunque vada, il campionato resta aperto e ancora lungo.

Juventus-Roma: l'11 di Antonio Conte

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I deliri di una strana domenica: doping, “brucia un gobbo” e fortuna

Ore 18:30. La Juve in campo contro il Sassuolo. Diverse novità di formazione, che però vedremo solo dopo pranzo in un articolo dedicato al prepartita.

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Le cose principali sono però altre.

Brucia un gobbo anche tu

Cominciamo dallo stadio. Saranno 9000 i bambini che riempiranno le curve. Chissà cosa grideranno o cosa canteranno, chissà chi festeggeranno o cosa festeggeranno. Di certo c’è che incombe su di loro il vizio tutto italiano di rendere male ciò che è bene. Di vergogna moriremo, in questo strano Paese dove “merda” vale molto di più del cordiale suggerimento di “bruciare i gobbi”.

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A quanto pare il Giudice Sportivo ha approvato quel suggerimento. Speriamo solo non lo metterà in pratica il 25 dicembre. Alla curva del Bologna non è stata recapitata né una multa, né una punizione, nemmeno una scoppola. Di certo… è coerenza.

La fortuna aiuta gli audaci?

La nevicata turca abbondante è stata salutata come “perfetta” dall’italiano quotidiano sportivo chiamato Il Corriere dello Sport diretto da Paolo De Paola. E un giorno dopo ecco l’uscita di De Rossi, che in realtà vale quanto un’entrata a gamba tesa da tergo. La Juve è più fortunata con gli arbitri. Come al solito, si prende solo un pezzo degli episodi e la gente è pronta lì, a 90 gradi e col cervello spento, a ricevere ogni forma di questi cioccolatini vuoti di contenuto e falsi come i capelli di… Antonio Conte. A De Rossi è sfuggito tuttavia che il cammino della Roma è stato strepitoso, ma purtroppo c’è un’altra squadra che è ancor più strepitosa. Il campo, dopo Galatasaray vale anche di più, dice sempre la verità. Sono quelli come De Rossi che dicono cazzate fuori dal campo.

Doping? Doping?

Si martella la Juve con un processo che non porta a nulla, non si indaga nella direzione in cui bisognerebbe indagare (i casi Kallon e Javi Moreno, o Georgatos e Pato, tanto per fare qualche nome) e poi scopri che c’è un tizio, di nome Acerbi, che ha lottato e sta lottando con un tumore ed è nell’occhio del ciclone per ragioni, strane, di doping. Mi fermo qui perché dovrei proferire parole molto pesanti, ai limiti del penale. Ci tengo solo a fare i migliori auguri ad Acerbi per vederlo in campo sempre e comunque. Il tumore ce l’hanno pure chi sta governando il calcio italiano, ce l’hanno al cervello e non c’è cura.

Detto questo… buon campionato a tutti. Se ne avete voglia.

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Serie A 2013/2014: lo stato di salute della prima giornata

Mi illumino di Juve. Avrebbe scritto questo Ungaretti vedendo la prima giornata di campionato. Non solo Juve, in realtà, ma il bagliore dei bianconeri sembra aver contagiato gli altri. Sembra pure che la luce proveniente da Conte abbia illuminato le avversarie.

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Una marea di 3-5-2 si sfidano e, in parte, si annullano. Compresa la sfida di Marassi dove lo specchio che Delio Rossi impone ai bianconeri ha retto per tutto il primo tempo. Ma la copia è differente dall’originale e così la Juve ha avuto la meglio. Questione di un Tevez in più, questione di avere molto più talento di chi vorrebbe farti la festa.

La prima giornata, che si chiude oggi col debutto della Fiorentina di Montella, consegna una classifica pronosticabile. Compreso il tonfo del Milan. Nessun giudizio, troppo presto, ma qualche buon segnale.

A partire dai microfoni. Un piacere sentire parlare Benitez. Finalmente Napoli ha un allenatore capace di dialogare con pubblico e avversari. Altro che i piagnistei di Mourinho e Mazzarri. Con lo spagnolo sarà un campionato intenso e piacevole anche da raccontare e ascoltare. E complimenti per il lavoro fin qui svolto. La vera antogonista dei bianconeri è Napoli che lo ha confermato sul campo. Hamsik sempre più leader, ma un gioco completamente differente dallo scorso anno. Più arioso, più ragionato, dove alla legnosità di Behrami e Inler viene contrapposta la classe dei vari Higuain, Callejon e Pandev. Pazienza per Insigne, ma chi ha toccato il vero calcio lo riconosci subito.

Segnali di ripresa della Lazio, che però soffre vistosamente se debitamente attaccata. E’ bastato l’ingresso di Muriel per mettere in crisi una difesa che andava rinforzata se si vuole raggiungere un obiettivo concreto. Un centrocampo tosto e un intramontabile Klose sono le armi principali di Petkovic. Potrebbero non bastare se il reparto arretrato mette in crisi un 2-0 che sembrava granitico.

E Roma ride pure in versione giallorossa. Tre punti solidi come lo schema che Garcia manda in campo. Un anno fa Zeman mandò in confusione un gruppo intero capendo poco di Totti, di De Rossi e dei ragazzi che aveva in mano. Troppi scalini da percorrere e poca didattica. Mentre l’allenatore francese ha le idee molto chiare. A essere confusi sono gli opinionisti. La Roma alterna davanti la difesa ora un metronomo ora un combattente. Complementari e perfettamente in sincronia. Restituendo dignità a De Rossi – solo un pazzo potrebbe metterne in discussione le doti tecniche e di personalità – la Roma ritrova lo spirito di un tempo. Con un Totti che dimostra di possedere ottime doti di intelligenza nella gestione delle energie. Le bizze di Sabatini (Borriello titolare è uno di quei paradossi di difficile comprensione) vengono ben gestite dall’allenatore che poi verrà multato per aver usato il telefonino. “Non lo sapevo” si giustificherà, ma la colpa non è sua. Piuttosto è di un calcio italiano veramente ridicolo e antiquato. Si abituerà, Garcia.

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Sorride pure Mazzarri che solo al minuto 91 tira un sospiro di sollievo. La partita si sblocca quando Liverani decide che è arrivato il momento di fare e non solo di distruggere. Ma il terzetto di centrocampo non regge e una deviazione manda in tilt il buon Perin. Grande esordio, si dirà, ma Kovacic e Icardi schierati solo nel secondo tempo andrebbero giustificati al pubblico. Con la variante che comunque la squadra nerazzurra appare fragile in difesa, mentre Alvarez sta uscendo dal torpore in cui era caduto. La curiosità di vedere dove potrà arrivare questa Inter è tanta. Con Eto’o o senza Eto’o.

Cassano più Amauri è una specie di “cosa avremmo potuto fare se solo avessimo avuto più testa”. Fisico e tecnica da numero 10 e 9, rispettivamente, ma non sempre bastano. Uno scialbo 0-0 che conferma un paio di cose: Cassano è roba da provincia, laddove le responsabilità finiscono a pagina 14 della Gazzetta (tanto per intenderci), mentre Amauri soffre di intermittenza peggio delle frecce di una macchina. Parma si divertirà, ma serate come ieri sono la conferma delle rispettive carriere. Alla fine il vero protagonista in campo sarà Mirante.

Cosa farebbe Cerci in mano a Conte? Massimo rispetto per il Maestro Ventura, ma questo ragazzo è il prototipo di esterno che piace proprio al tecnico leccese. Sfrontato e arrogante come solo un’ala può essere, veloce e fantasioso come proprio un’ala deve essere. Nella nuova posizione di attaccante (poco esterno e molta seconda punta) può davvero fare male alle difese avversarie. E Immobile pare proprio la pedina di appoggio ideale visto che il buon Ciro copre l’intero attacco senza troppa fatica. Il Toro è una creatura interessante. Manca forse un ragionatore a centrocampo e un volpone in difesa, ma il campionato sarà tranquillo (ipotizziamo).

Prima o poi Cellino deciderà di accomodarsi in panchina. Comanda la sostituzione di Ibarbo ed è sempre lui a obbligare all’attaccante dove posizionarsi e dove andare. Ci chiediamo quale sia il ruolo e fin dove arrivano le responsabilità di Lopez. Fortuna che il Cagliari rimonta e vince su un Atalanta irriconoscibile, altrimenti oggi il dilemma sarebbe “a chi le colpe tattiche: Cellino o Lopez?”.

Passiamo al Milan? Se non avesse dalla sua una stampa molto amica, oggi staremmo a discutere di molte cose che non vanno senza l’obiettivo di dire le cose che i capi vogliono sentirsi dire. Il primo scudetto di Allegri arrivò per incapacità manifesta delle avversarie. La Juve di Del Neri seppe tenere testa per tutto il girone di andata e questo la dice lunga su che livello di avversarie avevano i rossoneri all’epoca. Dove tutto poggiava sulla capacità di Ibrahimovic di distruggere le partite. Poi la smobilitazione perché i bilanci non si possono più nascondere. L’anno scorso la rimonta fece rima con una serie di arbitraggi che se solo fosse capitato alla Juve… Quest’anno ci risiamo: partenza da brividi (e poiché vale per tutta la carriera di Allegri, ci sarà da ipotizzare scarsa capacità di preparare la mente più che il corpo) e primo step decisivo della stagione contro il PSV. Non è ancora settembre che Allegri è a rischio. Prigioniero di idee che sono sparite in concomitanza ai soldi. Prigioniero di una didattica sopravvalutata. Cercano il rinforzo in attacco quando la difesa è un insulto alla storia dei vari Baresi e Maldini. E se Julio Cesar è l’unico nome in grado di sostituire Abbiati, allora per noi che non tifiamo Milan tutto diventa una pacchia infinita.

E stasera tutti a guardare la Fiorentina (almeno voi, io mi gusterò Chelsea-Manchester United). Matura? Pronta per dar battaglia al Napoli sgomitando come la vice-vice-favorita per il titolo? Il peso di un tale pronostico bloccherà Montella e i suoi o l’inserimento di Rossi e Gomez ha reso lo spogliatoio forte? Dopo Conte, lo ripetiamo, viene Montella per conoscenze e qualità del lavoro. Sarà un gran bel torneo se alla Juve non verranno concessi i 10 punti di distacco come l’anno scorso. Il punto, per tutte le avversarie, è sempre il solito: la continuità di rendimento e di risultato.

Buon campionato a tutti.

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Juve mia, tira ancora una bruttissima aria

Dopo il precedente pezzo, dopo questo fine settimana di calcio, sento ancora di più l’odore acre dell’aria che tira in Italia. E non è sensazione, ma una somma di fatti piuttosto eloquenti.

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Con un attaccante vero questa Juve avrebbe chiuso i conti già a fine gennaio. Tant’é, molti dicono sarà più bello godere alla fine. Ma questo non giustifica alcune cose.

Galliani ormai è ridiventato padrone di un po’ di tutto. Mentre Pistocchi fa le sue veci a MediasetPremium vaneggiando un regolamento che cambia in base al colore della maglia, in RAI va proprio il boss pelato e grassottello, con più di 60 anni (… orca boia, pare l’identikit di Mister X descritto dagli zingari: quello che comanda il calcio italiano). E non uno che accenni all’espulsione di Candreva, forse affrettata, forse non corretta visto che il giallo era più appropriato. Anzi uno c’è.

Si tratta di Braschi che celebra le prestazioni di Orsato e di Rizzoli. Come a dire: lo stipendio a casa devo portare, al mio capo devo ubbidire. E meno male che non hanno scatenato i vari cagnacci su Chiellini. Prova TV evitata per miracolo, solo perché i gesti violenti, dopo tre notti insonni della redazione di Sky, non si trovano nemmeno con le controfigure e un po’ di effetti speciali.

Si troverebbe invece il rigore su Lichtsteiner molto palese, ma non viene fatto rivedere. Così come viene mostrato al volo il fuorigioco di Toni che permette alla Viola di vincere 2-1 sul Chievo. Ma che bella Fiorentina – e lo dico pure io, perché considero Montella uno scalino sotto Conte. Già, che bella squadra, ma fosse capitato alla Juve? I moviolisti che avrebbero tirato fuori?

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Totti intanto festeggia. E mai episodio fu più divertente: ancora su rigore. De Rossi viene toccato e va giù. E’ rigore. Ci può stare. Solo che a questo punto, per dovere di equilibrio mentale, ci spieghi Cesari perché quello di Licht non era rigore. De Paola sarà felicissimo: lo dicono tutti. Ma tutti chi?

A Catania va in scena il far west. Spintoni su spintoni, fallacci, manate: vietato tirar fuori il giallo. C’è la Juve la prossima e Pulvirenti avrà bisogno di tutti.

Intanto qualche TG spiega che i fattacci del San Paolo sono stati provocati da oltre 50 tifosi juventini. Accidenti: sono stati loro a tirare sassi contro il pullman bianconero e sono stati loro a esporre la maglia numero -39 inneggiante all’Heysel. Prendeteli e bruciateli in pubblica piazza, maledetti bianconeri.

In tutto questo casino mediatico resta il tempo di chiudere la trattativa per il passaggio di Vidal al Real Madrid, di Marchisio al Manchester United, di Chiellini al ManCity e di Conte al Chelsea. Più, dopo un’attenta analisi che paradossalmente potrebbe essere l’unica veritiera, la vendita di tutto l’attacco. Questo… per dovere di informazione.

P.S.

Comprato oggi il DVD di Catania-Inter? Un’impresa che rimarrà nella storia…

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Allegri e Zeman: storie di ordinaria idiozia

Batoste, ancora batoste per Milan e Roma. Assolutamente in linea con quanto espresso in campo e non solo. La pochezza di contenuti di queste due società è direttamente proporzionale alla pochezza di contenuti espressa da chi le sta guidando. Due fra i tecnici più sopravvalutati in Italia, per due diversi motivi.

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Uno è stato praticamente e finalmente smascherato. Il lavoro di Allegri è finito un anno fa, quando Conte dimostrò che non poteva più bastare “palla a Ibra e pensaci tu”. Manca poco e verrà pure smascherato Zeman.

La Fiorentina ha imposto l’ennesimo stop al Milan dominando San Siro in lungo e in largo, mentre la Lazio ha vinto la partita che proprio non puoi perdere. Ai microfoni del dopo gara i due tecnici hanno farfugliato qualcosa che solo la stampa italiana poteva accettare con simile resa.

Allegri ha vomitato due concetti molto strani: la Fiorentina non ha meritato, la Fiorentina ha giocato una ottima partita. Difficile mettere assieme questi due ragionamenti, ma ad Allegri questo è concesso. Gli hanno fatto notare il livello scarso della difesa rossonera e l’assenza di una fisionomia di squadra e lui ha risposto semplicemente che “non ho notato questo oggi, forse ho visto un’altra partita“. E forse sì caro Allegri. Per l’ex tecnico di Cellino il Milan ha fatto bene, ha corso e pressato, ma è stato penalizzato dalle 3 partite in pochi giorni. Solo il Milan ha giocato tre partite in pochi giorni e forse Galliani si farà sentire. Eppure la Juve qualcosa ha dimostrato sui pochi giorni. Forse è solo questione di idee, di qualità del lavoro in panchina. Tipo: perché Bojan in panchina e Boateng in campo? Perché Pazzini fuori e Pato in campo? Perché il Milan riesce a cambiare otto moduli differenti durante la gara per finire con diciotto attaccanti e lo schema più classico “tutti all’arrembaggio e che il Cielo ci aiuti”?

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Zeman ha fatto meglio. Se l’é presa prima con l’arbitro perché a suo avviso c’era fallo prima su De Rossi e quindi il cartellino rosso sarebbe viziato da questo errore. Resta il brutto gesto di un giocatore che dovrà andare via da Zemanlandia per ritrovarsi, indipendentemente se riceve prima o dopo il fallo da Mauri. E questa è solo la prima follia di Zeman che poi attacca l’Olimpico.

Stavolta il nemico è chi gestisce il quadro elettrico dello stadio: per Zeman il calo di luce ha condizionato la gara. Primo perché l’arbitro ha scambiato una simulazione per una punizione e poi perché la poca luce ha imposto la papera del suo portiere. Anche qui chi deve fare domande accetta senza problemi questa teoria. Si vede che la Lazio giocava con occhiali speciali, di quelli che ti permettono di notte. Non vale ovviamente la teoria secondo cui questa Roma è troppo fragile e sempre piazzata male. Non vale lo scellerato cambio di Lamela, praticamente l’uomo in più dei giallorossi.

Curiosa la scelta di non commentare il primo gol di Lamela, palesemente irregolare. In quel caso forse la troppa luce ha infastidito l’arbitro?!?

Dulcis in fundo ecco il gioiello: la pioggia veniva giù solo per la Roma, a quanto pare i palleggiatori della Lazio tipo Hernanes e Ledesma giocavano con l’ombrello. Zeman si è lamentato e deve essere sfortunato: è già la seconda volta che piove mentre i suoi ragazzi sono in campo. Come avrà fatto a Bologna Conte a vincerla mentre veniva giù il diluvio è un mistero…

Resta un unico dubbio: ma perché lo chiamano maestro se questo qui potrebbe fare solo il bidello?

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Stramaccioni, il presuntuoso

Provate a leggere su Wikipedia la biografia di Andrea Stramaccioni, di professione allenatore dell’Inter. Non essendo possibile che tutte le informazioni riportate fossero conosciute da altri, significa che è stato proprio lui, lo straordinario Andrea, a volere che certe cose fossero rese note.

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Prendete appunti.

Nasce a Roma nel 1976. Papà architetto, mamma professoressa di latino. Scusate se è poco.

Frequenta il liceo classico. Però! Ha la media del 7. Mica scherzi!

Si laurea in giurisprudenza. E qui non ci dice il voto. Vuoi vedere che, nonostante sia genio, non ha preso 110 e lode?

Prova a giocare a pallone. Talmente bravo che viene premiato come miglior calciatore nel torneo di Vigroia. Mai sentito, ma tant’è.

Subisce un grave infortunio al ginocchio e non può diventare il campione che era naturale diventasse. E questo nonostante le sedute di rieducazione alla “Isokinetic dei fratelli Dalla Villa”. A parte un chissenefrega dei Dalla Villa, ma facciamo pure pubblicità su Wikipedia? Ma allora Andrea è davvero sveglio!

Diventa allenatore di squadre giovanili. Arriva alla Roma. È talmente bravo da vincere pure il Torneo di Città di Arco (?).

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Si svincola dalla Roma nel 2011. Non dice il perché. Ve lo dico io, ma non posso riferire la fonte, che però è certa. Quando Ranieri e la Roma si dicono addio a campionato in corso, la panchina viene offerta a De Rossi (papà di Daniele e allenatore della Primavera) che rifiuta. Viene allora offerta a Montella (allenatore dei Giovanissimi) che accetta. Tra Primavera e Giovanissimi, come età ed importanza, ci sono gli Allievi, allenati da Stramaccioni. Il signorino non è stato preso in considerazione e se ne adombra al punto da lasciare la Roma per la Primavera dell’Inter. Ma vi sembra logico che Montella, uno sconosciuto, sia stato preferito al Dottor Stramaccioni? Che ha pure fatto il liceo classico e, senza il problema al ginocchio, sarebbe diventato un campione?

Con l’Inter vince la Next Gen Series, spacciata, non si sa perché, come Champions League giovanile. Quando l’Inter licenzia Ranieri, stavolta tocca a lui. Con un anno di ritardo, ma tocca a lui.

È arrivato. Almeno così la pensa, tanto da dire : « L’Inter vuol dire che i sogni esistono e si possono concretizzare. Io sono la prova che i sogni possono diventare realtà. Vale per tutti quelli che, come me, sono partiti da zero. Anche un allenatore degli Esordienti può dire: Stramaccioni ce l’ha fatta, posso farcela anch’io. Io sono l’esempio che ce la possono fare».

Arriva allo scontro diretto con la Juventus con solo 4 punti di distacco. Si presenta in conferenza stampa e con la solita faccia da saputello spara: “I miei giocatori hanno vinto di più di quelli della Juventus, quindi hanno paura zero. Come me, paura zero”.

Ma vuoi vedere che uno che aveva la media del 7 al liceo classico è almeno un poco, ma poco, ma poco poco presuntuoso?

P.S.

Nulla contro il liceo classico. L’ho frequentato anche io.

Ma i saputelli non li sopporto.

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