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Del Neri: da inadeguato a capro espiatorio? Non mi tornano i conti

Fino a lunedì sera Del Neri era inadeguato. Ed è stato il principale bersaglio di tifosi, stampa e TV.

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Oggi che c’è la conferma praticamente ufficiale del fatto che non sarà lui a guidare la Juve il prossimo anno è scattata la gara a chi cambia opinione e ribalta le critiche di appena 72 ore fa.

La coerenza, si sa, non è di questo italico mondo, figuriamoci di un giornalismo che di obiettivo ha solo l’aggeggio per fotografare dirigenti, calciatori e veline a supporto.

Resta una conferenza stampa che mi mette addosso tristezza. Perché ho letto e riletto tante cose, ho sentito e risentito tante cose, e parecchie di queste mi danno fastidio, come mi avevano dato fastidio nei mesi precedenti.

I dieci minuti scarsi di Del Neri ai microfoni dell’ultima conferenza stampa sono di una lucidità disarmante. Che sia stato a lungo maltrattato è chiaro più dai toni dei giornalisti presenti in sala che dai suoi. I suoi occhi spenti la dicono lunga su che tipo di lavoro ha dovuto impostare e sopportare alla Juve.

Oggi qualche giornale ha fatto uno strappo alla regola, raccontando il vero campionato juventino, fatto di pochi uomini e tante difficoltà. Fra questi pochi uomini Mister Del Neri è quello che ne esce meglio di tutti. E badate, sto parlando di uomini.

Sì perché che il tecnico sia esente da colpe non c’è scritto da nessuna parte. Col materiale a disposizione non poteva fare di meglio. Poteva fare di meglio se Quagliarella non si fosse rotto e se Marotta (di concerto con Del Neri) avesse azzeccato una delle due mosse che proprio non si potevano sbagliare: cedere qualche scarto in più (mi viene in mente Amauri o Grosso o Grygera) e comprare meglio sugli esterni (mi vengono in mente Motta e Martinez). Ma sono sempre stato cosciente del lavoro infernale cui è stato sottoposto Marotta da giugno ad agosto del 2010 e per questo l’ho in parte sollevato (a torto o a ragione, vai capire poi!) dalle responsabilità di un calcio mercato che non poteva essere condotto diversamente, fra rinnovi, impossibilità a vendere (Tiago ceduto con ringraziamento in prestito, Poulsen miracolosamente svenduto in Inghilterra, Diego prestigiosamente venduto a 16 milioni e via così) e grosse difficoltà a comprare (da Dzeko per i quali non c’erano soldi, a grandi Campioni spaventati dalla prospettiva di un campionato logicamente di secondo linea). In compenso Marotta e Del Neri hanno scelto alcune pedine su cui la Juve deve investire e su cui ci si è accaniti con troppa foga, la stessa maledetta foga che acceca il tifoso bianconero di fronte alla più semplice e banale verità fattuale. Mi vengono in mente i nomi di Krasic e Storari (che verrà ceduto o potrebbe restare come secondo miglior portiere del campionato, per quanto fatto vedere nella prima parte della stagione), Bonucci e Quagliarella, Matri e Aquilani, Sorensen e Pepe.

Le sue parole, come al solito, sono state male intrerpretate o interpretate in malafede. In fondo Del Neri ha detto ciò che pensano almeno 13 milioni di illuminati bianconeri:

Sono orgoglioso di questo gruppo e di come abbiamo lavorato. Si poteva fare di più, ma si sa che è molto difficile vincere subito quando di costruisce. Ma la Juve evidentemente non ha tempo. Ha ragione perchè deve sempre lottare per vincere.

Solo che dopo questa frase ne viene un’altra in mente, ancora più chiara ed evidente:

Posso dare un giudizio invece e dico che abbiamo lavorato al massimo, dando tutto quello che si poteva dare. L’importante è stare a posto con la propria coscienza.

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E di fronte all’evidenza dei fatti ciascuno di noi si deve inchinare.

Mi ero illuso, come molti, di poter giocare un campionato differente. Ricordo come a Natale la Juve fosse lì lì per giocarsi un piazzamento incredibile, con un ruolino di marcia che aveva lasciato l’amaro in bocca per qualche punto di troppo perso per strada (Chievo, Bologna, Brescia, Atalanta di Milano), ma sarebbe stata tutta un’altra storia con questi punti in più. Allora la Juve era seconda, a due sole lunghezze dal Milan capolista. Roba da pazzi pensando alla rosa sempre decimata e ai cadaveri che di tanto in tanto sostituivano i Quagliarella, i Del Piero, i Krasic e i Marchisio che in campo hanno fatto la differenza. Fino a quel momento certo, perché al rientro delle vacanze il giocattolo si è smontato. Un po’ perché si è smontato l’uomo che più di tutti garantiva quel pizzico si sana pazzia (leggi Quagliarella) un po’ quando si è costretti a schierare Pepe e Martinez in attacco un team, che sia di letterati o di calciatori, di informatici o di biologi, perde sicurezza, entusiasmo e forza.

Questa illusione è stata piacevole, perché alla base di tutto c’era lavoro. Tanto lavoro e tanta coscienza di aver spinto la macchina oltre ogni limite. E la voglia di continuare a farlo, ma gli imprevisti sono stati più forti di questa voglia. E non c’era tempo. La Juve voleva vincere qualcosa, i tifosi volevano probabilmente rivivere i fasti di Lippiana o Capelliana memoria, senza fare i conti con il presente. Errore brutale. Errore sanguinario. E oggi si contano perciò le numerose ferite.

D’accordo che poi Del Neri è andato nel pallone, ma ho imparato da Moggi che la difesa di tutto l’ambiente, dal magazziniere al tecnico che è l’uomo più esposto, va anche contro le regole logiche dell’analisi e dell’opinione. Accadeva così con Ancelotti molti anni fa, fu così pure con Lippi l’anno che lo portò in Nazionale (fallimentare, a mio avviso, più di questo appena finito). Ma quella difesa serviva per proteggere il gruppo e persone che avevano dato tutto e raccolto poco. Serviva per tenere acceso un minimo di progetto che si sarebbe concretizzato con ritocchi di mercato e una nuova politica aggressiva mediatica.

Invece al minimo accenno di difficoltà, il popolo juventino si è concesso la libertà di sfottere. Sfottere la propria maglia con quelle canzoncine poco divertenti. E aggredire a più non posso le stesse persone che fino a quel punto avevano portato quel tipo di entusiasmo. Perso l’entusiasmo si è persa la Juve.

Io a Del Neri dico comunque grazie. Lo sento perché quest’anno non ho spento la TV prima del 90°. Forse in una occasione, ma più per la delusione in sé che una reale protesta contro i ragazzi.

Dico comunque grazie perché ho rivisto un gruppo. Una sorta di unione che l’anno scorso non trovavo nemmeno in foto.

I risultati sono imbarazzanti, ma non dimentico, non posso dimenticare da quale livello, basso e sconfortante, si è partiti a fine maggio 2010. Ora tocca a Marotta. Stavolta non servono ritocchi, ma un ingente intervento in qualità ed esperienza.

E toccherà a Conte dare la scintilla giusta.

Io come sempre sono qui a tifare, a dare tutto fuori dal campo con applausi, cori, urla, questo piccolo e inutile blog. Al di là dei punti in campionato.

Rivoglio la Juve e so per certo che nessuno me la restituirà come l’ho lasciata nel 2006. Ma voglio provarci. E non capisco che serva criticare, sbeffeggiare, molestare con le parole la gente che come me sta provando il miracolo. Questa è una cosa che forse non capirò mai!

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Cara redazione di Tuttosport, l’uomo Del Neri non si tocca!

Come ormai spesso capita, la prima pagina di Tuttosport è imbarazzante. Considerarlo la roccaforte degli juventini risulta un’operazione di fantasia sufficientemente ridicola. E’ certamente un giornale vicino alla Juve, ma quantificare, e soprattutto qualificare, il termine vicino non è semplice. Ma vado subito al sodo.

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Tuttosport si è impegnata, dopo il 2006, a costruirsi un ruolo di primo piano nel vasto panorama di chi-comunque-la-Juve-deve-sparlarla! Ottimo il lavoro su Calciopoli, roba da Premio Pulitzer visto quello che hanno combinato tutti gli altri giornalacci. Alvaro Moretti ha firmato articoli quanto più vicini alla verità, e in questo Paese è già un miracolo che li abbiano pure stampati su carta. E con lui altri redattori molto molto validi. Ma chi firma certi editoriali e chi sceglie il titolone in bianco su sfondo blu ho paura che con la Juve non c’entri nulla. Proprio nulla.

Oggi il titolo è “Stupefacente”, volgare allusione alle parole di Del Neri in conferenza stampa prima del match contro il Parma.

Io non ci sto. Questi signorotti dalla penna libera dovrebbero imparare prima di tutto a usare la testa, poi vengono le tirature e i numeri in sé. In realtà in questo paese l’ordine di priorità è stato largamente invertito: prima i numeri, poi eventualmente la realtà e la dignità professionale. Ma sono dettagli, e mi scuso per l’inconveniente della puntualizzazione.

Mister Del Neri non avrà certo fatto un campionato di alto livello. I risultati sono più che evidenti e la non-soddisfazione dei dirigenti, a partire da Andrea Agnelli cui nessuno potrebbe mai insegnare cosa è la Juve, passando per Marotta e Paratici, è palese. Attaccare il professionista non solo è lecito, ma doveroso se si vuole giocare il ruolo di opinionista e critico sportivo. Magari sarebbe opportuno stare ai fatti, anziché alzare costantemente la voce sparando titoli a effetto, ma privi di contenuto, ma anche questo, purtroppo, è un dettaglio.

Quando però si attacca l’uomo e si mischia l’analisi sportiva con la satira, mal riuscita, allora il tutto diventa riprovevole, piuttosto volgare e non fa ridere, né riflettere, né accende un minimo di dettaglio.

Io potrei rispondere a quel titolo con un altrettanto identico titolo riferito a chi firma quelle prime pagine. Ma tento ancora una volta di stare ai fatti.

Se Del Neri ha risposto in quella maniera, il motivo è da ricercarsi negli stessi attacchi che gli sono stati inflitti. Mi spiego ancora meglio.

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Quando le cose sono precipitate, dall’infortunio di Quagliarella in avanti, a Del Neri veniva costantemente rinfacciato il punteggio, i punti, i dati sui gol fatti e presi e via dicendo. Ragionare sui numeri solo quando si vogliono cercare argomentazioni contrarie è da bambini, di quelli odiosi, di quelli cui non faresti volentieri il regalo. E allora partiamo coi numeri.

Del Neri ha semplicemente ricordato che attaccarlo su questi dettagli è inutile, dannoso pure per chi tenta di sferrare l’attacco.

Nell’anno 2009/2010 la Juve ha subito 15 sconfitte a fronte di 16 vittorie. Mentre Del Neri quest’anno, a 2 partite dalla fine del campionato, è a quota 9 per quanto concerne le partite perese e 15 circa i match vinti.

Nell’anno 2010/2011 la Juve aveva subito 56 reti segnandone 55: fatto storico di enorme valore, in senso negativo ovviamente. Quest’anno la Juve di Del Neri ha segnato già 55 reti e ne ha subite 44. Un’enormità, ma a chi gli chiedeva un miglioramento rispetto lo scorso anno, eccolo: i dati sono questi. Nudi e crudi. Il discorso qualitativo è certamente differente: ero abituato con Lippi e Capello a stare sempre sotto i 30 gol subiti a campionato, specialmente con Lippi ad avere la migliore difesa. Quest’anno mi sono accontentato, senza bomber, di essere il miglior attacco per lunghi tratti del girone d’andata: anzi, per tutto il girone d’andata.

Il dato clamoroso è il fatto che la Juve, nei confronti di chi la precede, ha un ruolino impressionante: ha stracciato le romane, battute le milanesi, è in vantaggio sull’Udinese, manca la sfida col Napoli (andata: 3-0 per i partenopei). Il difetto è contro le piccole e contro chi la segue.

C’è di più. Il lavoro sul gruppo di Del Neri è stato eccezionale. La Juve non si è mai disunita, la Juve è rimasta compatta, con uno spirito che vorrei rivedere anche il prossimo anno. Di aiuto reciproco, di difesa reciproca anche quando le cose andavano malissimo. Spero solo che i risultati possano aiutare i ragazzi in questo processo di crescita. Negare questa crescita significa voler male alla Juve. Il che non equivale a dire che le cose, così come stanno, sono eccezionali. No, io questo non l’ho mai detto, solo mi ricordo la depressione del campionato scorso.

Che poi Del Neri abbia azzeccato qualche mossa e sbagliato molte mosse, questo è ridicolo anche solo puntualizzarlo. Proprio per questo non condivido gli attacchi pesanti alla sua persona. In confronto a chi scambia i colori, in confronto a chi ha mostrato comunque poche innovazioni tattiche. Io non credo che il lavoro degli allenatori che precedono Del Neri sia stato migliore rispetto a quello di Del Neri. Per questo non condivido chi vorrebbe Mazzarri alla guida della Juve. Per questo non capisco come si possa pensare ad altro.

Il lavoro dell’uomo Del Neri è molto positivo. Ha difeso a oltranza, come faceva Moggi, la sua creatura. Quando tutti gli davano contro. E vergognosamente ha ricevuto più fischi che applausi in questo contesto. Mentre era giusto fischiare, anche se la mia filosofia di tifo è esattamente un’altra, quando ha schierato delle Juventus indecenti. Ma non sono tutte sue le colpe. Vanno adeguatamente distribuite. Quando qualcuno capirà questo, allora, forse, la Juve potrà continuare a crescere. Perché continuare a negare che questa Juve sia partita dal basso, da un punto moooolto basso, è ridicolo quanto il lavoro di chi disegna le prime pagine di Tuttosport.

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Juve: il problema principale è veramente l’allenatore?

Ho difeso e continuo (seppur parzialmente, ora che il campionato è quasi finito) a difendere Mister Del Neri alla luce di una considerazione che non leggo in nessun giornale: siamo sicuri che in questa Juve il problema principale sia l’allenatore?

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Cerchiamo di riordinare le idee, senza farci prendere da una naturale e logica rabbia, cieca rabbia che non fa ragionare e che fa prevalere un istinto. Ma con l’istinto non si va da nessuna parte in un complesso sistema quale quello del calcio.

Juventus-Chievo, terzultima di campionato. Una vittoria rilancerebbe i sogni dei bianconeri che si porterebbero a un solo punticino dalla zona europea. La Juve vince 2-0 e non esiste ragione al mondo per cui il risultato dovrebbe essere in pericolo. Pieno controllo della gara, 3-0 sfiorato a più riprese. Del Neri si gira verso la panchina e pensa a qualche cambio, così da dare maggior forza agli undici uomini in campo. Nell’ordine vede Storari, Traoré, Grygera, Bonucci, Salihamidzic, Giandonato e Toni. Ma di cosa stiamo parlando?

Discorso inverso. Fai in modo da pensare come un giocatore bianconero che in quel momento era in campo, a giocarsi quel 2-0. Sai che in panchina ci sono finiti quei nomi e ti senti al sicuro, o no? Pensi: ma che cambi potrebbe fare il mister, tanto me la gioco!

Sembrano due discorsi inutili, invece hanno una importanza capitale nell’economia di un gruppo e di una singola partita. Per poco, per pochissimo, il cambio di Toni non ha portato ulteriori 3 punti a Torino, dopo quelli presi a Roma contro la Lazio. Ma il resto dei cambi sarebbero stati inutili, giusto una perdita di tempo. Chi poteva dare infatti la scintilla? Chi poteva garantire una ricarica veloce in termini di corsa, di sostanza, soprattutto in mezzo al campo dove né Marchisio né Aquilani sono riusciti ad acchiappare una piena sufficienza?

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Ecco perché non mi sento, ancora una volta, di dare tutte le colpe a Del Neri. Ecco perché non credo che sia lui il problema, lui che fino a Natale, in mezzo a mille difficoltà, era 2 punti dal Milan capoclassifica, con una serie di cadaveri fino a quel punto inutilizzati o quasi o, addirittura, utilizzati e ben figuranti. Ma come si può preparare una settimana di lavoro se i terzini si chiamano Grygera, Motta, Traoré e Grosso? Mischiati e sciolti, insieme non fanno un discreto terzino. E le idee di Del Neri vanno a farsi benedire.

Cosa può fare un tecnico, sia esso Lippi o Capello, tanto per citare due nomi, se il pacchetto arretrato, guidato da un imbarazzante Buffon, sbanda paurosamente per paura di prenderle… e quindi le prende regolarmente dal Parolo di turno o da Uribe o da qualche altro spazzino prestato al calcio? Se fino al 2-0 e anche dopo il 2-0 la Juve aveva premuto, con affanno, ma non era mai caduta nel maledetto tunnel dell’immobilismo, e poi decide di suicidarsi in appena 60 secondi, ma qual è la colpa di Del Neri?

Qualcuno avrebbe mandato in campo una formazione differente da quella effettivamente scesa sul terreno di gioco? Traoré ha giocato meno del 50enne impiegato di banca che il giovedì sera si fa una partitella con i vecchi amici di scuola. Grygera e Motta sono costantemente un valore aggiunto per gli avversari, ma non ci sono alternative (anche quel Salihamidzic…). Eppoi mi immagino cosa avrebbero scritto se avesse tolto uno fra Aquilani e Marchisio per far posto a Giandonato, reduce da Parma e certamente non il salvatore ultimo del centrocampo.

Il problema è evidentemente la rosa, su cui Marotta ha certamente delle colpe, ma pure delle attenuanti non di poco conto. I vari Storari e Barzagli, Bonucci e Aquilani, Pepe e Krasic, Quagliarella e Matri sono stati importanti. Al di là di qualche svarione di Bonucci, delle altalenanti partite di Krasic, su questi uomini c’è poco da discutere e attorno a essi dovrebbe essere costruita la prossima formazione. Il resto sono gli strascichi di imbarazzanti sessioni di mercato: da Grygera a Grosso per esempio, da Iaquinta a Amauri, passando per lo stesso Sissoko che giocati ad altissimo livello i primi sei mesi di Juve è poi scomparso. Mettendoci gli errori di Martinez e Motta, che reputo gli unici errori di Marotta per quanto mi riguarda.

Ora proviamo a fare un gioco: togli Del Neri e metti dentro chi vuoi tu. Avrebbe fatto un campionato diverso da quello che sta avviandosi alla conclusione? Siamo sicuri? Con gente scarica mentalmente, con un Vinovo che certamente influisce sulla condizione fisica (perché l’intelligenza suggerisce di scartare l’ipotesi “maledizione”) e con un CdA che capisce di tutto tranne che di calcio? Suvvia…

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Juventus-Chievo 2-2 Ma che colpa ha Del Neri?

Anche volendo trovare qualche cavillo per elencare parole e parolacce… dove ci attacchiamo?

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Cerchiamo di essere seri e di guardare in faccia la realtà. In questa Juve ci sono seri problemi di rappresentanza e di progetto. I problemi di rappresentanza riguardano alcuni nomi che alla Juve proprio non dovrebbero starci: da questo Buffon a Motta passando da Grosso. Nel 2-2 c’era Pepe a difendere. Nel 2-3 mancato a salvare la porta c’era Marchisio perché intanto Buffon aveva fatto una gita fuori porta fin a centrocampo. Mentre due pali hanno negato il clamoroso e, a quel punto, immeritato nuovo vantaggio bianconero.

1 minuto e 50 secondi. Da 2-0 a 2-2 con un lampo. Con un imbarazzante Marco Motta, uno spentissimo Krasic e un Aquilani che rischia seriamente di giocarsi gran parte del riscatto. Perché il nervosismo per giocare uno Juve-Chievo senza significato è imparagonabile con l’attesa di partite ben più importanti.

Peccato perché là davanti il mestiere lo sanno fare e anche bene. Gol di Del Piero e poi gol di Matri su assist di Del Piero, alla prima palla utile per il bomber numero 32!

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Poi il disastro. Continua non piacermi la difesa comandata da Gigi Buffon, che sorride e accarezza ogni avversario lo sfiori e poi non parla, non si incazza, non urla con Barzagli (che ha giocato sufficientemente bene) e con Chiellini (che DEVE essere guidato), cosa ben diversa con Storari in porta. Non può essere l’ennesimo caso.

In mezzo l’assenza di Felipe Melo è determinante. Con lui certi svarioni la Juve non li prende, perché alle volte è bene randellare e far sentire i tacchetti come si deve a un avversario fino a quel punto timido e improduttivo.

Niente da fare. E sì che in un campionato così modesto bastava poco per raddrizzare la stagione. Ma si vede che a Torino deve andare così.

Resta da capire cosa poteva inventarsi Del Neri con quella panchina: Storari, Salihamidzic, Bonucci, Traoré, Giandonato, Toni.

Marotta dice di avere le idee chiare. Io spero sempre, ma le mancanze tecniche sono piuttosto evidenti e stavolta non c’è neppure quella famosa forza d’animo.

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Juve: occasione ghiotta mista a rimpianto

Ancora 24 ore e la Juve scenderà in campo. Contro un Chievo che comunque vorrà giocarsi questi ultimi minuti di campionato e soprattutto contro una classifica che lascia ancora molto aperto. Non troppo per la verità, ma certamente a sufficienza per dare tutto.

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Lo hanno ribadito diversi personaggi durante la settimana appena trascorsa e la reazione del tifo bianconero è stato constrastante: da una parte chi crede in questa maglia e in questi colori, pronti comunque a sostenere il proprio sogno, cioè quello di tornare a essere Juve, dall’altra quelli che comunque vada hanno sempre da ridire.

Il rimpianto, inutile nasconderlo, c’è ed è forte. Si è chiuso sabato sera uno dei campionati più mediocri degli ultimi 30 anni. E i continui ribaltamenti di classifica lo hanno dimostrato: per vincere o per primeggiare basta veramente poco. Pochi innesti o, di riflesso, pochi miglioramenti. Su questo dovrà basarsi il prossimo mercato di Marotta che cercherà di allestire una rosa all’altezza dell’ennesimo rilancio. Con Del Neri in panchina.

Sì perché l’allenatore bianconero si è praticamente e finalmente scrollato di spalle alcuni sciocchi cronisti. C’è un quarto posto che dista potenzialmente 3 punti. E una Europe League che dista 1 punto. Senza considerare che la mia teoria sarebbe ancora valida, ma la lascio cadere.

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Per togliere quel potenzialmente occorre battere il Chievo. E ci sono le condizioni per farlo, figuriamoci. A patto che la squadra scenda in campo con quella voglia e grinta finora mostrate solo nelle partite che sembravano contare più delle altre. Il vero cruccio della Juve postCalciopoli: grande con le grandi (o presunte tali) e troppo piccola con le piccole  (con tutti i rispetti del caso).

Capitan Del Piero ha firmato con la Montblanc famosa l’ultimo contratto da bianconero. Ancora un anno, per aprire il nuovo stadio, per mostrarlo al mondo e per vivere la diciannovesima stagione da juventino. E chissà quante altre ne verranno dietro una scrivania. Chissà pure quale potrebbe essere il suo ruolo. Sempre che smetta, perché si è sempre riluttanti a mostrare le cifre di Alex Del Piero, che non sono solo i record, ma sono proprio i dati attuali: gol, presenze, minutaggio. A conferma che la professionalità vale ancora qualcosa.

Avevo sperato in un rientro clamoroso, ma slitterà per ragioni diverse. Un po’ la paura, un po’ i tempi da forzare, un po’ la convinzione che è andato tutto ok, cioè che Fabio Quagliarella il prossimo anno sarà lì davanti a tentare di migliore i propri record e dare il suo prezioso contributo. E’ uno dei pochi sul cui riscatto nessuno dubita. Insieme a lui anche Alessandro Matri che qualcuno si è affrettato a ricordare che non va in rete da un po’ di minuti. Strano concetto di osservazione: Eto’o ha siglato 1 rete nelle ultime 8 partite, Pazzini non segnava da 42 giorni e altri personaggi dai 5 milioni di euro a salire stanno facendo una fatica bestia anche solo per giocare spezzoni di match. Speriamo domani di aggiornare anche i numeri del numero 32 bianconero.

Per il resto c’è il solito fantamercato. Fatalmente legato a quei potenziali 3 punti di distanza.

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E il mercato di qualità della Juve? Quali sono i nomi?

Ancora tre partite, poi scatenate l’inferno. Le redazioni dei quotidiani sportivi italiani sembrano orientati verso questa strategia. Ancora tre partite di campionato poi ogni singolo articolo sarà dedicato al calciomercato.

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Da tifoso juventino mi preoccupo ovviamente della mia squadra, forte, o spaventato, a seconda del giudizio o del pregiudizio, di una promessa di Marotta: “Il mercato della Juve sarà di qualità”. Il che tradotto porta a grossi nomi, o a nomi di campioni o campioncini.

Da molti giorni esistono una vasta letteratura in merito, ma tutti i nomi sembrano più buttati a mo’ di esempio piuttosto che trattative vere. Questo mi fa ben sperare. Come di Moggi non si conoscevano né si potevano anticipare le mosse, così come su Marotta si sta farneticando e fantasticando. Speriamo solo che i risultati siano parzialmente simili.

Le necessità sono sotto gli occhi di tutti. Le cifre sono sempre opinabili.

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Un paio di nomi mi sembrano già alquanto veritieri: da Beck (6 milioni per un capitano e un ragazzo interessante di 23 anni mi sembrano congrui) a Bastos (si attende davvero il suo essere comunitario o si sta ancora trattando sul prezzo, ammesso che sia l’obiettivo numero 1 di Marotta), da Pirlo a Giuseppe Rossi.

Ecco i nomi più succosi. Il regista del Milan finito in panchina per problemi fisici e una strana idea di Allegri sarebbe una pedina preziosissima per Del Neri, in un classico 4-4-2 o in un 4-2-3-1 o in un 4-3-3 in stile Nazionale. La qualità di Pirlo non si discute e secondo me potrebbe essere un affarone: zero euro per il cartellino, lauto ingaggio per uno che ha già dimostrato parecchie cosette. Inoltre al suo fianco Aquilani potrebbe finalmente maturare. Con Marchisio e Felipe Melo la Juve, infine, non avrebbe certo problemi in quel reparto.

A Firenze si continua a parlare di Montolivo. O rinnova a breve o ha già trovato la destinazione. Anche lui sarebbe un’ottima scelta e un ottimo acquisto, ma a questo punto si metterebbe in discussione la permanenza di Aquilani. Sul gioiellino ex-Liverpool nessun dubbio sull’integrità fisica e le qualità tecniche: resta il problema di trattare con un Liverpool rinvigorito dopo l’esonero dell’ex-tecnico dell’Atalanta di Milano. Per Montolivo occorrono un bel po’ di milioni di euro, circa 15, parte dei quali ammortizzabili col cartellino di Martinez (in comproprietà, come suggeriscono da Firenze, o per intero, valutato molto meno dei 12 milioni spesi da Marotta a luglio).

E Giuseppe Rossi? A questo nome già credo poco. Ci spero, ma ci credo poco. La Juve venderà sicuramente, o scambierà, Iaquinta e Amauri. Toni potrebbe far comodo seduto in panchina (ma la sua permanenza in bianconero verrà vagliata a giugno), Del Piero rinnoverà, Quagliarella e Matri verranno riscattati. Cinque uomini in attacco per la nuova Juve? Troppi, perciò mi pongo il seguente quesito: siamo sicuri sul fatto che Quagliarella e Matri verranno entrambi riscattati? Servono a tal proposito 10 milioni per il napoletano e 15,5 in tre rate in tre anni per l’ex-Cagliari.

Inutile, infine, parlare di Benzema (servono tanti soldi, a meno di qualche miracolo di Marotta e una rinuncia a uno degli attaccanti di cui sopra) o di Tevez (ingaggio spaventoso), del Kun Aguero (non bastano 20 milioni di euro) o di Pastore.

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Moggi: «La Juventus confermerà Del Neri»

Ha parlato Moggi e come al solito sono osservazioni sempre pertinenti e profezie ad alta percentuale di realtà:

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Per quanto riguarda la questione inerente all’allenatore del Napoli, c’è da capire se è la Juventus che cerca Mazzarri, oppure è Mazzarri che si propone ai suoi amici che sono nella Juve. Se volete la mia opinione dico che Mazzarri resterà al Napoli perché la Juventus confermerà Delneri.

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[...] Bisogna aspettarsi una Juventus che migliora, le altre squadre invece penso che l’anno prossimo più o meno restino uguali. Bisogna migliorarsi in maniera intelligente anche perché quest’anno abbiamo visto un campionato mediocre per cui basta poco per eccellere.

L’ultima frase mi vede particolarmente d’accordo col Moggi-pensiero!

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Lazio-Juve 0-1 Un po’ di Pepe nel finale di campionato

Le interviste del dopo partita la dicono lunga su quanto fastidio stia dando la Juve. Una squadra morta e sepolta rischia di resuscitare proprio nel finale. Con un colpo di coda a cui non credo ancora. Di più, le immagini tutte bianconere del finale di partita la dicono lunga su che razza di immane positivo lavoro abbiano compiuto Paratici, Marotta, Del Neri e Andrea Agnelli in rigoroso ordine di mole di lavoro smaltita.

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Minuto 87. Manovra lenta ed elaborata della Juve. Palla a Brazzo Salihamidzic che avanza sulla trequarti e scarica un cross su cui arriva, male, Toni che finisce per allungare il pallone sui piedi di Pepe. Stop, un passo e tiro in diagonale. Uno a zero, a pochi secondi dal termine. Come all’andata, come un’onda che si abbatte sul castello in riva al mare. Il castello è quello costruito dalla stampa per raccontare che Agnelli ha sbagliato tutto, che la Juve non esiste, che non merita nulla, che i tifosi sono contro, che Marotta è un incompetente. E invece proprio Pepe firma la vittoria. E corre ad esultare a Roma, in una curva dove i tifosi bianconeri festeggiano perché c’è comunque da festeggiare una vittoria. Quello che accade è significativo e solo chi è in malafede fa finta di nulla: Brazzo, poco più di 100 minuti giocati sino a qui in campionato, corre ad abbracciare Del Neri che viene pure spintonato a festa da Felipe Melo. Buffon urla al cielo e dalla panchina il primo a schizzare in curva è il giovane Bonucci, sacrificato in panchina per rifiatare di una stagione estenuante. Brazzo, Pepe e Bonucci, praticamente tre uomini che dovrebbero avercela più di tutti con Del Neri. Niente da fare. Vince il gruppo, vince Toni che ancora risulta utile ai fini del risultato.

Le parole di Reja e quelle di Lotito lasciano il tempo che trovano. Breve parentesi sulla moviola. Probabilmente c’era un rigore per la Lazio, ma Floccari è abbondantemente già in caduta e aveva già sbagliato stop e direzione. Chiellini lo tocca leggermente, a parti invertite non avrei protestato più di tanto. Come non ho protestato per l’atterramento di Melo cui viene addirittura fischiato il fallo contro. Strano concetto di equità di giudizio delle TV: l’episodio pro Juve viene mostrato, l’altro no. Così come viene mostrato il mani chiaramente involontario di Chiellini in area, ma non viene mostrato il mani meno-involontario di Floccari nel secondo tempo. Ma così provo ancora più piacere ad aver vinto. E soprattutto aver rimesso tutto in gioco.

Probabilmente, anzi quasi sicuramente la Juve non andrà in Champions. Chissenefrega, io voterei addirittura per non andare in Europe League. Ma la soddisfazione di rompere le scatole è immensa. Questo passa il convento.

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Tornando a Del Neri mi sta piacendo la sua sfacciataggine ai microfoni. Ormai è imbarazzante, il solito monologo nauseante di chi-resta-e-chi-va. L’abbiamo capito: Andrea Agnelli su quella panchina, con quell’esposto e il progetto di rinascita dà fastidio. Lapalissiano. Proprio per questo godo, in attesa di riprendermi quanto mi spetta da tifoso.

La partita in sé è stata brutta, molto brutta. La Lazio ha controllato il gioco, ma non ha mai punto veramente. Solo Hernanes da oltre trenta metri, poi di Buffon non si ricorda altro se non una parata di piede su Floccari lanciato da… Aquilani. Dall’altra parte Matri ha sciupato l’unico pallone, casuale per giunta, capitatogli. Poi il buio. Livello basso, Juve apparsa titubante, scarica negli elementi chiave quali Krasic e Aquilani.

Ho apprezzato la diga di Felipe Melo e perciò mi chiedo: ma perché venderlo? Ho apprezzato una difesa che per la terza volta di fila fuori casa non subisce reti, ma il dato non è stato segnalato. Ho apprezzato, dopo che molti avevano chiesto dimissioni, impiccagione e pena di morte, il fatto che la Juve è ancora viva, che questo gruppo lavora sodo benché i risultati attesi fossero altri. Ho apprezzato tutto questo, in attesa di un mercato di qualità in estate. Perché il progetto va avanti, perché per fortuna a Torino, da maggio 2010, sono arrivate persone serie, di cuore e competenti. Perché di più, posti gli infortuni e i flop, non si poteva fare.

Resta da capire il concetto del meritavamo-di-più. Se perfino Pino Insegno (“così mi disinnamoro del calcio!” e chi-cazzo-se-ne-frega buffone!) insegue l’apologia del complotto antiLazio (ma chi li caga?) allora vuol dire che siamo alle comiche finali, più che alle partite finali. Si preoccupassero della quantità di rigori assegnati alla Roma o ai regali per Moratti e Berlusconi. Noi ci rivediamo il prossimo anno, con un’altra Juve, costruita sulla base di quest’anno.

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Ostellino conferma Del Neri: eccone un altro

Duro, ma lucido. Appassionato e sufficientemente sfacciato nello stilare un po’ di nomi per il prossimo calciomercato.

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Piero Ostellino dedica una sua personale riflessione alla Juve, dalle pagine rosa suino della Cazzetta-Rosa. E lo fa in una maniera talmente elementare…

Per prima cosa Ostellino pare confermare Gigi Del Neri. Il suo ragionamento è praticamente il mio: una squadra migliore e un anno già nel cassetto. Credo che l’intelligenza di Andrea Agnelli e Marotta suggerirà di tenere Gigi Del Neri, per tutta una serie di fattori continuamente confermati: il gruppo è con lui, quando la squadra è stata bene ha fatto benissimo, con i giusti innesti le sue idee possono concretizzarsi in buonissimi risultati.

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Inoltre Ostellino ricorda bene gli errori della passata amministrazione su Deschamps e Ferrara. Inutile cambiare tanto per cambiare. Meglio insistere agendo sul mercato e sulla rosa.

Ostellino comincia poi la sua analisi del calciomercato. Ovvio che servano almeno due grossi campioni, principalmente a centrocampo e in attacco. Ovvio pure che dovranno essere rinforzate le fasce (di centrocampo e di difesa), ma occorre pure fare i conti per bene, tipo i debiti e la liquidità il cui valore deve essere rivisto. Vedremo.

Di certo c’è un fatto ben segnalato da Ostellino: bisogna non dar retta ai tifosi più negativi!

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Il gruppo su Del Neri, Del Piero e Buffon

Ha parlato Gigi. Poi hanno parlato tanti altri personaggi. La costante è la seguente: nessuno di loro ha voltato le spalle a Del Neri.

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Attestati di stima e una buona dose di dignità intellettuale nel distribuire ordinatamente le colpe.

Basta questo per confermare Del Neri, per dargli ancora tempo, nel tentativo di mettere in atto quello che fu un progetto parzialmente riuscito, giusto prima di Natale almeno era così.

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Gigi Buffon ha intimato la società, praticamente, di pensarci bene prima di cambiare Del Neri. Non so perché (anzi sì) ma questo signore di 60 anni ha dalla sua la completa fiducia di un gruppo che certamente non è equiparabile a quello di Capello o di Lippi.

Poi ci ha messo il carico Del Piero, poi Bonucci, infine Matri e Marchisio. Tutti d’accordo nel proseguire con Del Neri in attesa di rinforzi di qualità come promesso da Marotta.

Si fanno tanti nomi, ma è solo fumo. Fumo da vendere, fumo per destabilizzare il solito ambiente bianconero che quest’anno, sotto la guida di Andrea Agnelli, ha retto ai colpi della DS, di Mediaset, della Cazzetta e perfino di Tuttosport.

Io sto con questo gruppo: giocatori, Marotta, Andrea Agnelli e Del Neri. Sono tifoso bianconero. Sempre, indipendentemente dai risultati. E sono orgoglioso di esserlo!

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