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Tag: delpiero (pagina 4 di 13)

Il tattico Conte: scacco matto in due mosse

Con un primo tempo assolutamente lento, su cui è gravata la prestazione di martedì notte, Conte aveva due opportunità: cambiare alcune pedine apparse obiettivamente stanche o ridisegnare il modulo.

Ora, alzi la mano chi avrebbe fatto i suoi stessi identici cambi. Tutte basse, eh?!?

Mossa geniale. Quando al minuto 3 dalla panchina si sono alzati Del Piero e Bonucci non pochi hanno storto il naso mugugnando chissà quale esclamazione: “ma che vuole fare?”. In realtà è qui che Conte vince la partita.

Di fatto il primo tempo si è sviluppato su un canovaccio standard: Juve manovriera, con tanto possesso palla orizzontale, pochi inserimenti dei centrocampisti a supporto di Matri, prima punta isolata e ali larghe sì, ma inefficaci. Un po’ la stanchezza di Vucinic, un po’ la scarsa creatività di Pepe hanno imballato la manovra che ha avuto in Marchisio e Vidal due jolly eccezionali. Buona la mossa di Ranieri di piazzare Poli su Pirlo, ma il giovanotto non poteva reggere al carico di lavoro del bresciano e infatti dopo 5 minuti della ripresa il centrocampo nerazzurro era già sulle gambe.

Liberato Pirlo, peraltro davvero mai messo in difficoltà, e inconcludenti Zanetti e Stankovic (quest’ultimo in una strana veste non ben determinata: regista basso, mezz’ala o cosa?), ecco che a Conte viene in mente la mossa geniale. Passaggio al 3-5-2 e accorciamento della distanza fra i due attaccanti, che sono diventati Vucinic e Del Piero.

Perché geniale? Perché l’Inter ha cominciato a perdere le misure sulla mediana dove Conte ha disegnato una linea orizzontale che ha agito con sincronismi da paura: Pirlo basso a impostare il secondo passaggio, Vidal e Marchisio a ricevere e pronti a offendere, De Ceglie e Caceres ad allargare le maglie nerazzurre. In questo modo Vucinic e Del Piero hanno potuto giostrare a meraviglia perché ora Stankovic doveva stare attento alle incursioni di Vidal e Marchisio. Vucinic e Del Piero, a turno, hanno liberato lo spazio per il centrocampista abbassandosi sulla propria trequarti e andando a potenziare la batteria dei registi.

Perso il punto di riferimento Matri, la difesa nerazzurra è andata nel pallone più totale: Caceres è stato un’autentica spina nel fianco sfiancando Nagatomo e costringendo al raddoppio il centrocampista (Obi) o costringendo Samuel a uscire dalla propria zona centrale; Lucio ha completamente perso di vista gli inserimenti di Marchisio e Vidal costretto a puntare uno fra Vucinic e Del Piero; Maicon doveva prestare attenzione al timido De Ceglie. Così in mezzo al campo restavano vuoti colmati dalle corse di Vidal e gli inserimenti della punta senza palla. Sono nate così le due colossali occasioni: la prima sciupata da Vucinic, la seconda capitalizzata da Del Piero.

Leonardo Bonucci

Il palleggio di Bonucci ha permesso alla Juve di migliorare la manovra

Ma tutto ciò sarebbe rimasto un mero progetto teorico senza l’apporto di Bonucci. Troppa cattiveria su questo ragazzo, davvero ingiustificata. Il suo inserimento ha registrato un reparto apparso svagato. Azzardato rilanciare Barzagli apparso un attimo contratto, più a suo agio Chiellini in veste di terzo difensore. Il palleggio di Bonucci è determinante nel gioco bianconero perché gli avversari sono costretti a perdere un uomo: uno va su Bonucci e uno va su Pirlo, cioè l’avversario è costretto a sacrificare o le due punte o una punta e un centrocampista. Il fulcro della Juve diventa un duo dai piedi buoni e così è stato.

Scellerata la mossa di Ranieri che ha tolto Poli, l’unico che poteva garantire filtro a centrocampo, non inserendo un Cambiasso, per esempio. A quel punto la Juve si ritrovava col triangolo magico costantemente in superiorità: il numero di tocchi fra Pirlo-Marchisio-Vidal ha consentito alla Juve di macinare il suo solito gioco e né Stankovic né Zanetti sono riusciti a rompere la catena di comando della manovra bianconera.

Vidal

La Juve ha ritrovato il suo fenomeno: King Arturo Vidal

Il resto l’ha fatta la classe. Superbo l’assist di Vidal, delizioso il tocco malefico di Del Piero. Un minuto prima Vucinic, che non può aver dimenticato come si calcia da martedì notte, aveva divorato un’occasione d’oro liberato da una magia del Capitano.

Al di là di queste azioni, la produzione di gioco offensivo della Juve del secondo tempo è nettamente migliorata. L’Inter che aveva giocato con i soliti lanci lunghi dalla difesa non è stata più capace di scavalcare la linea a 3, molto attenta, di Conte ed è rimasta imbrigliata nel tiki-taka bianconero.

Lezione a cura di Antonio Conte, uno dei pochi veri fenomeni delle panchine in Italia. Uno che unisce la qualità dei pensieri con la grinta propria del DNA bianconero. Gli ingredienti che hanno portato la Juve a un livello di spettacolarità ed efficacia devastanti. Scusate se è poco!

Juventus-Inter 2-0 Tutta colpa di Moggi

Sarà ancora colpa di Moggi. C’entra ancora lui, non può che essere così. E che jella per i prescritti!

O no?

A rivedere le immagini devo essero sincero: un po’ di pietà l’ho avuta. Troppo superiori, pure passeggiando la Juve ha controllato il match. Con i nerazzurri incapaci pure di offendere con le varie scorrettezze a palla lontana.

Antonio Conte ribalta un primo tempo dove la Juve ha pagato la prestazione di martedì. Ribalta tutto con una intuizione geniale: difesa a 3, vista la sterilità nerazzurra, e passaggio allo schema a 2 in avanti, con due poeti del calcio. Dentro, finalmente, Del Piero: impressionante.

Alex riesce a stupire, ammesso che ci sia ancora da stupirsi. Fisicamente integro, un cervello che va al doppio rispetto a qualsiasi essere umano e una cattiveria sottoporta stupefacente. Il 2-0, confezionato da un Vidal maestoso, è bellissimo: tocco malefico sul palo più lontano. Segna in campionato nella partita più attesa. Segna allo Juventus Stadium che si inchina al proprio Capitano.

Gigi Buffon in grande spolvero. Ormai è tornato e da lì non si passa. Ma la palma di migliore in campo va a un tizio che porta il numero 4 di Montero con grandissima dignità. Si chiama Caceres, una delle tante bestialità della vecchia dirigenza.

Questo ragazzotto tanto voluto da Conte rischia di diventare l’uomo in più della stagione. Addormenta Nagatomo, annichilisce Obi e asfalta la fascia destra con una puntualità devastante. Un jolly di grandissima caratura: complimenti a Marotta per il colpo di mercato.

Cosa è cambiato rispetto allo scorso anno? Tutto, o semplicemente è cambiato che un uomo, juventino fino al midollo, ha voluto riportare lo spirito Juve all’interno di un gruppo che è già ad altissimi livelli. L’imbattibilità, che non poteva certo cadere con questi qua con la maglia nerazzurra, è un dato che fa paura. E adesso che si inventeranno?

P.S.

Un po’ incazzato sono. Finire con due soli gol di vantaggio mi manda in bestia. Mi manda in bestia Vucinic che non ha chiuso la partita e poi con Quagliarella. Il ragazzo merita assolutamente fiducia, ma deve metterci più cattiveria. E lo stesso pensiero va a Matri che deve scrollarsi di dosso un po’ di ansia. Ha le carte in regola per essere il centravanti, ma deve dimostrarlo minuto dopo minuto.

Capello allontana Del Piero dalla Juve?

Data astrale marzo 2011. Juve in caduta libera, è la Juve di Del Neri e Krasic, Melo e Aquilani. Qualche mese prima non vi erano dubbi sul rinnovo del tecnico ex Sampdoria, ma i mesi primaverili non hanno lasciato dubbi. Il nuovo corso di Andrea Agnelli aveva esaurito l’anno di rodaggio e bisognava ripartire da una base solidissima. Anzi, bisognava costruirla davvero quella base.

In quel mese si consuma un fantomatico incontro fra il Presidente bianconero e Fabio Capello. Dopo il Mondiale Don Fabio sarebbe andato via dal Paese della Regina, indipendentemente dai risultati. Troppe polemiche, molte delle quali silenziose e consumate all’interno della Federazione inglese, per continuare. Il sogno di Andrea Agnelli era quello di riportarlo in panchina, lasciata nel 2006 solo perché Calciopoli aveva distrutto la società più forte. Ruolo duplice: tecnico e dirigente. Un manager a tutto tondo, nello stile di Fergusson al Manchester United. Il sogno anche di Capello.

Poi non se ne fece nulla e Andrea Agnelli individuò in Conte l’uomo della rinascita. Non ci esprimiamo, sarebbe banale. Ma l’idea di riportare Don Fabio alla Juve pare esista ancora. Idea che stride, forse, con quella del tecnico di Pieri di continuare ad andare in panchina, preferibilmente all’estero. Complicato accettare la sfida di Moratti, visto che la società non offre nulla di serio.

Capello alla Juve dietro una scrivania? Perché no, piaccia o non piaccia l’ex numero 10 degli anni ’70 è uno tosto, uno che di calcio ne capisce, uno capace di saldare e cementare un gruppo e portarlo alla vittoria. Numeri e fatti che parlano piuttosto chiaro. Anche se la veste di dirigente sarebbe nuova.

E qui si aprono mille domande. Una è la seguente, una voce che gira sui forum e nelle piazze di Torino: il non rinnovo di Del Piero può essere dettato da un piano simile? I rapporti fra Del Piero e Capello non sono stati idialliaci, ma ci sembra obiettivamente azzardato ipotizzare un simile scenario.

Piuttosto ci sarebbe da capire quale ruolo andrebbe a occupare Don Fabio e come si ripartirebbero i compiti e le responsabilità Marotta e Capello.

Suggestivo, ma certo molto complicato.

La leggenda non ha fine: Conte insisterà su Del Piero?

Inarrivabile. Forse è il vero aggettivo che può stare addosso ad Alex Del Piero. Scriveva De André, in una stupenda canzone intitolata Un Giudice

Passano gli anni, i giorni e se li conti anche i minuti, è triste trovarsi adulti senza essere cresciuti [...]

Evidentemente il tema della canzone non c’entra nulla, piuttosto è rilevante il senso di questa piccola frase. Del Piero non è mai cresciuto. La passione che ha dentro per questi colori e, soprattutto, per questo sport è rimasta tale, innata, anzi sembra cresciuta. E la forza della passione ha di fatto spazzato via quell’autunno cheGiampiero Mughini osò pronunciare in una puntata di Controcampo, salvo poi smentirla e chiedere scusa. Perché se quello di Del Piero è autunno, la stagione di tantissimi giovani oggi calciatori è quella della morte. Inarrivabile, in fatto di classe e stile, di dedizione e di professionalità.

La linguaccia di Alex Del Piero

La linguaccia di Alex Del Piero

Non ne nasceranno più di talenti del genere, capaci di unire l’applauso di diverse tifoserie.Un numero 10 come pochi nella storia, un numero 10 marchiato a fuoco sulla sua schiena, tanto che viene complicato pensare a qualcuno che possa indossare quello stesso numero in futuro. Sarà così perché così è sempre stato, ma un velo di tristezza scende al sol pensiero di non vedere più questo ragazzone disegnare calcio.

E’ stato un privilegio per noi, sarà un privilegio per quanti vedranno le sue gesta in DVD e immagini, video e magari racconti al bar fra io, nonno, e un mio nipotino che non potrà che essere juventino.

Posto ciò, detto cioè il più banale dei pensieri, passiamo al campo come piacerebbe ad Alex. La domanda è sempre la stessa: fa bene Conte a ignorarne la presenza durante le gare di campionato?

In Coppa Italia Alex Del Piero ha giocato 4 partite: Bologna, Roma, le due sfide col Milan. 2 gol, di bellezza rara. Partite giocate quasi per intero, partite giocate dall’inizio, partite vere. Il suo marchio di fabbrica contro la Roma, il primo nel nuovo stadio, a giocare ancora con la storia: quarto stadio con gol, con una sola maglia. E la magia contro Amelia, in stile Holly & Benji.

Media gol da 0,5 a partita. In campionato solo spiccioli: qualche assist, fra cui alla prima in assoluto nel nuovo stadio (a Pepe), e poi pochissimi minuti per sfoderare la sua immensa classe.

Il nuovo corso di Conte è stato chiaro: si cambia, si cambia radicalmente, si punta sul futuro. Del Piero è qualcosa di trasversale pure nel tempo. Abbiamo capito la volontà di girare pagina, anche quella su cui è scritto il suo nome, ma vista la sterilità preoccupante di Quagliarella e Borriello, forse conviene oggi ripensare al vecchio metodo, all’usato sicuro. E che usato!

Fisicamente ancora integro, con idee assolutamente fuori portata per il giocatore di calcio medio, Del Piero è forse quello che oggi può garantire lo sprint finale. Per una mezz’ora, non certo nei 5 minuti finali. Per una ventina di minuti. Proprio come usato in Coppa Italia, nella stessa identica posizione nel 3-5-2 dell’andata o nel 4-3-3 di ritorno.

La curiosità è che Del Piero si intenda molto bene con Vucinic. In realtà non dovrebbe sorprendere: i due parlano la stessa lingua. Non sfuggirà ai più che Vucinic-Matri ogni tanto impattano negli stessi movimenti e comunque faticano a scambiare con la stessa facilità con cui Del Piero e Vucinic hanno scambiato martedì sera contro il Milan.

Credo nel destino e credo in pochi uomini in grado di cambiarlo. Fra questi, certamente, vi è Del Piero.

La moviola di Juventus-Milan 2-2: eppur qualcuno si lamenta

Dopo i gol di Del Piero e Vucinic, dopo l’ennesima prestazione in cui il Milan è solo riuscito a scalfire la Juve, dopo l’ennesima batosta subita… ecco il solito pianto rossonero.

L’intervista di RaiSport nel finale è roba da house organ. Nemmeno MilanChannel sembra si sia spinto così in basso. Non una domanda sul perché la Juve si sia dimostrata così superiore nei 4 scontri diretti. Non una domanda sul motivo per il quale il Milan non è riuscito a porre rimedio alla forza dei bianconeri. No, giusto l’ennesimo episodio aggrappa-fegato. E mentre Allegri piange a dirotto, insieme ai vari Collovati, noi fatichiamo a trattenere il sorriso beffardo di chi le immagini le ha viste veramente.

Il gol di Del Piero è stato mandato ai RIS che ne stanno analizzando ogni singolo fotogramma. Ci sarà pure un qualcosa su cui recriminare, no? Il fallo su Barbie-Mexes? Non scherziamo. Il tocco di mani? Non c’è. Forse un eccesso di superiorità tecnica, perché è delizioso il modo in cui Alex Del Piero scavalca Amelia. Poi dallo stadio è sembrato che la palla avesse varcato interamente la linea, almeno così è sembrato.

Del Piero contro Amelia

Del Piero contro Amelia

Curioso come le immagini non si siano fermato sul fallo killer di Aquilani. Vucinic per poco non ci lascia ginocchio e gamba. Orsato ci pensa un po’ su, riflette, poi vede la maglia rossonera e… oplà, giallo e “non lo fare più”. Ci mancherebbe! A palla lontana, a giocatore saltato, Aquilani (che Marotta ha rimpiazzato con Pirlo: grazie Direttore!) decide di intervenire in modo cattivo e volontario sulle gambe del montenegrino. Che si rialza e poco più tardi beccherà il giallo per proteste, dopo l’ennesima entrataccia a centrocampo: che barbone, protesta pure questo Vucinic? Sarebbe interessante notare, visto il discorso filosofico sul gol fantasma di Muntari (che però non ha ragione di esistere visto che il calcio d’angolo è stato battuto in modo irregolare), che il Milan avrebbe poi giocato in 10 per 70 minuti. 100 minuti contando pure i supplementari.

Poco prima un’entrataccia di Muntari scatena le ire della panchina rossonera. Pure Collovati arrosisce in diretta TV per dover commentare un fallo da arancione. Vidal vola via in aria, il ghanese se la cava col giallo. Allegri protesta animatamente e Conte comincia a sorridere: senza vergogna, senza stile!

Gli interventi da dietro su Del Piero sono puniti solo una volta su quattro. Simile discorso per Simone Pepe che vede una statistica differente: una volta il fallo gli viene fischiato, una volta no! Vucinic viene continuamente ripreso da Conte, ma Antonini in prima battuta e Aquilani in seconda battuta e infine Seedorf lo placano con regolarità matematica. Orsato ogni tanto fischia, ogni tanto decide di non sprecare fiato.

Thiago Silva e Mexes possono menare indisturbati, così come Aquilani continuerà a far fallo. Nel secondo tempo altra entrataccia di Seedorf che atterra Vucinic e altro giallo. Nel frattempo Vucinic e Storari finiscono nel taccuino di Orsato che dal rientro dagli spogliatoi comincia a fischiare sempre meno per la Juve, sempre più per il Milan.

Allucinante la protesta nel finale dei tempi regolamentari: in area Maxi Lopez la tocca con la mano e la panchina rossonera esplode. “E’ rigore, è rigore!”. Peccato che l’area sia bianconera e che Chiellini esca con un colpo di petto da quell’imbarazzo. In campionato l’avrebbero dato, ma in Coppa Galliani ha dimenticato di istruire a dovere l’AIA.

Al fischio finale, e con ancora 30 minuti da giocare, arriva una voce da Milano: la FIGC pare voglia cambiare la regola dei gol fuori casa che valgono doppio. Valgono solo quelli di ritorno, ma la circolare non arriva in tempo e l’arbitro fischia l’inizio dei supplementari.

La Juve esce dai blocchi con una ferocia inaudita. Dopo 40 secondi Vucinic scaglia un destro rasoterra che impegna Amelia, Marchisio non trova la porta da due metri. Passa un solo minuto e ancora Vucinic balla tra le linee, si porta via mezza difesa e serve un pallone d’oro a Giaccherini che in fuorigioco non c’è come non c’era Giovinco in Parma-Milan. Eppoi Orsato non ha il coraggio di fischiare qualcosa nel gol di Vucinic. Troppo improvviso per ravvisare qualcosa in area, qualche spinta, qualche trattenuta, qualche starnuto di Borriello.

Pochi minuti più tardi fermato Giaccherini lanciato a rete. Altra grande intuizione di Vucinic, grande sponda di Borriello, ma Orsato impedisce alla Juve di tentare la vittoria. Il fischio è misterioso. Non c’è fuorigioco e non c’è fallo dell’ex giallorosso.

Nel frattempo l’ex di Belen si fa ammonire: ha restituito il cazzotto del campionato a Barbie Mexes che prenderà il giallo solo nel finale e battibeccherà col pubblico. Lui mostra la linguaccia, ma vale molto meno rispetto a quella di Del Piero. Stile zozzonero.

Negli ultimi minuti Giaccherini viene letteralmente preso a calci da Mesbah: Orsato fischia… per il Milan. Il guardalinee abbassa lo sguardo: ti stimo!

Viene ammonito pure Thiago Silva. A 6 minuti dal termine giallo per Vidal. Molto più arancione che giallo, forse rosso… ma qualcuno ha davvero il coraggio di protestare?

Venghino signori venghino

Venghino signori venghino

Sì, e questo qualcuno è un compomente del Circo Massimo… anzi, Massimiliano… Allegri, che allegro proprio non lo è. La dichiarazione a RaiSport, raccolta come solo i servi sanno fare, è da delirio:

Peccato nel finale, sai, col rosso a Vidal avremmo giocato 6 minuti in superiorità numerica.

Visto che lui è forte in fisica, vorrei mostrare che pure io sono forte in matematica. Una partita dura 90 minuti. Quattro partite vogliono dire 360 minuti. Tolta la prima ora di Milan-Juventus di febbraio in cui la peggior Juve è andata sotto col Milan, nel resto dei 300 minuti i bianconeri hanno distrutto la fantomatica corazzata rossonera. E Allegri protesta per i 6 minuti finali di un secondo tempo supplementare, quando non sarebbe bastato nemmeno un gol per passare.

Finisce così: Juventus 2, Rappresentativa AIA FIGC 2. Al prossimo anno per le rivincite.

Juventus-Milan 2-2 Dove vai se la classe non ce l’hai?

Finisce ancora una volta con i rossoneri a bocca asciutta, con i fegati malconci perché anche la quarta partita è andata e in mano alla banda di Galliani resta solo un pugno di mosche.

Superiorità netta ancora una volta dimostrata. Con la Juve B, con la Juve titolare, con la peggior Juve della stagione (in campionato), con la Juve stanca… insomma con la Juve. Se non ci fossero loro a proteggerli, altro che primi in classifica. E anche ieri Orsato è stato commovente.

Antonio Conte l’aveva detto: “Non si può discutere Vucinic, è l’unico fenomeno che abbiamo in squadra”. Poi aveva anche annunciato che “sarà la partita di Del Piero”. Ditemi voi che devo pensare.

Il Capitano dei Capitani tira fuori dal cilindro una magia in stile Holly & Benji: palla alzata a scavalcare Amelia e piattone facile facile a incendiare lo Juventus Stadium. A 37 anni la testa è ancora quella di un ragazzino, voglioso e caparbio, di quelli che devono ancora dimostrare qualcosa e invece hanno dimostrato tutto. Vista la mole di lavoro, ci chiediamo adesso se vale davvero la pena insistere su Borriello o forse è meglio puntare, nei finali di gara (ma non al minuto 85) su questo Del Piero. Classe da vendere, e numeri che sono incontrovertibili.

Alessandro Del Piero

Alessandro Del Piero

In coppia con Vucinic realizza poi un’alchimia strana: i due il pallone lo trattano dandogli del “tu”, e si parlano in una lingua che è sconosciuta ai più. Disegnano calcio nel primo tempo. Solita astuzia e maestria nel possesso palla per Del Piero, strappi che fanno malissimo per il montenegrino che pare danzare sul pallone.

Antonini lo perde a ogni discesa, mentre Mexes e Aquilani sono chiamati puntualmente al fallo. Sulla moviola ci torneremo in un altro articolo perché non vale la pena sporcarsi la bocca adesso. Fatto sta che il genio è uscito dalla lampada e, si spera, che non debba più tornarci! Perché quando gioca così gli occhi si illuminano e il cuore batte sereno. Se poi al minuto 6 del primo supplementare riesce pure a tirare via il ragno dall’incrocio dei pali… chapeau!

Diventa complicato trovare un bianconero sotto il 6,5. Forse, per eccesso di cattività, lo meriterebbe giusto Giaccherini che sciupa la più colossale palla gol dell’incontro. Solo contro Amelia riesce a incartarsi. Attenzione a non lapidare occasioni come queste, perché non sempre Vucinic potrà trovare il jolly. Forse pure Marchisio che fallisce il tocco ravvicinato, sempre nel primo tempo supplementare. Forse pure Pepe che si perde Mesbah nell’occasione del gol.

Ecco, questi dati la dicono lunga su quanto sterile e inoffensivo sia stato il Milan. Storari si sporca le mani solo su un tiro cross di Ibra nel primo tempo regolamentare, poi il buio pesto tranne qualche conclusione disperata da distanza siderale. La Juve è attendista e lascerebbe pure sfogare il Milan che però è partito già battuto. Come si batte questa Juve? Domanda cui nessuno è ancora riuscito a rispondere.

Convinzione e rabbia, colpi di genio e manovra sono tutti fattori appannaggio dei bianconeri. Ringraziamo Galliani per averci fornito Andrea Pirlo: noi abbiamo finito gli aggettivi, a voi trovarne altri. Bisognerebbe inventare una pozione magica per fermare l’avanzare dell’età. Vederlo orchestrare sinfonie come le manovre bianconere è uno spettacolo per cui pagheresti anche il doppio del biglietto. Si muove con un’eleganza fuori dal comune, dà l’impressione di fare sempre la cosa giusta.

Eppoi c’è Vidal. Ubriacone prima, killer e guastafeste poi, questo ragazzo è il miglior erede di Edgar Davids. Recupera palloni in serie, morde la caviglie come faceva l’olandese, ma a dispetto del Pitbull pare aggiungere la dote innata di costruire l’azione con calma olimpica. Piedi fatati, personalità in quantità industriale. In ogni occasione Vidal sperimenta il gusto della bellezza mista a una forza d’urto pazzesca. Che sia benedetto Marotta… e soltanto adesso capiamo l’incazzatura del Bayern Monaco per averlo perso in estate. Monumentale.

King Artur Vidal

King Artur Vidal

Tutti aggettivi che non possono essere spesi per la banda di Allegri. Non crediamo, perché la nostra testolina funziona ancora per fortuna, al muco o al mal di testa di Ibrahimovic. Semplicemente ha alzato bandiera bianca. Ripetiamo un concetto tanto caro a questo qui: forte coi deboli, debole coi forti. Bonucci ne annulla ogni tipo di iniziativa e quando passa dalle parti di Chiellini dà l’impressione di rinunciare a battagliare. Si spinge fin nel proprio centrocampo per respirare aria pulita, ma da lì non fa mai male. Ci chiediamo il motivo della sua candidatura, finora solo per bocche poco obiettive, al Pallone d’Oro quando nella stessa serata un tizio di nome Messi ha combinato quello che ha combinato.

Monumentale e strepitoso certo non lo è il Faraone. Deve ancora mangiarne di pane duro. Non può certo esserlo Seedorf che scompare di fronte a Del Piero. Né può esserlo Aquilani che non trova di meglio che farsi ricordare per aver quasi abbattuto Mirko Vucinic. Ne riparleremo. Né Thiago Silva. Ha passato tutta la partita a toccarsi qualche parte del corpo e delle due l’una: o ha fatto finta o ha stretto i denti vanamente. Per finire a Inzaghi: l’aria dello Juventus Stadium gli ha fatto malissimo, tanto da cagarsi addosso.

La sensazione è che la partita sia stata aperta dalla Juve. Senza i cali di attenzione il Milan non sarebbe più rientrato in gara. E fa specie pensare che sia proprio rientrato in gara quando Ibra è uscito. Ci fosse stato in campionato la classifica oggi parlerebbe in modo diverso. Troppo godurioso passare il turno in questo modo, troppo bello gioire sulla faccia di Galliani cui non basta Orsato. Troppo bello ridere sul lamento insulso di Allegri.

Vince Conte, vince la Juve. Passa la squadra più squadra, quella più forte. Perché la storia del campionato e degli scontri diretti è purtroppo chiara. Nei numeri e nei fatti. Per il resto… c’è l’AIA a ribaltare le classifiche.

Del Piero titolare, Borriello pronto al subentro. E Quagliarella?

Si ragionava di punte, di fantamercato e di gerarchie. Il titolo non può che essere più esplicativo di quanto non lo sia già.

Antonio Conte è uno con le idee ben fissate nella mente. Crede in alcuni concetti che sono diventati il cuore pulsante del suo lavoro quotidiano. Idee che hanno contribuito e determinato ai/i suoi successi. Ma andiamo al centro del problema.

Stasera titolare partirà Del Piero. Lo ha annunciato Conte in conferenza stampa. Alessandro Matri non è stato convocato: per lui ci sarà spazio domenica sera. Borriello e Quagliarella andranno in panchina, con Vucinic e Pepe intoccabili sulle due corsie avanzate.

Seguendo le idee di Conte il primo subentro sarà Borriello. Il lavoro fisico che Conte richiede agli attaccanti centrali (unico, in questo caso) ben si adatta alle caratteristiche teoriche dell’ex giallorosso. Così Quagliarella finisce per essere la quinta scelta dell’attacco. Per uno che doveva riscattare il bruttissimo infortunio patito un anno fa, per uno che doveva essere uno dei perni di questa Juve è certamente un brutto colpo.

Il problema, di difficile risoluzione fin qui, è la sua collocazione tattica: prima punta o attaccante esterno? Conte ha già risposta preferendo l’etichetta di attaccante centrale. Abbiamo gioito quando è tornato al gol, abbiamo creduto si fosse definitivamente ripreso quando poi ha replicato, ma le sue prestazioni sino a qui non sono positive. La brillantezza l’ha un po’ persa, o comunque non ritrovata, e mancano i suoi colpi di genio. Quelli per i quali ci eravamo follemente innamorati un anno fa quando le sue magie ci trascinarono a 2 soli punti dalla vetta.

Inevitabile gettare uno sguardo al di là di questa stagione. A giugno la sua (ri)conferma sarà scontata? Assolutamente no. Se Conte crede di non poter riavere subito il Quagliarella di 12 mesi fa, allora sarà addio. Ottima pedina di scambio per arrivare a qualche calibro pesante (Jovetic della Fiorentina?) o comunque ottima carta da monetizzare. Sarebbe un peccato perché le doti tecniche di Quagliarella non sono banali. Resta la possibilità di una velocissima ripresa psicologica. Alle volte basta una scintilla, un piccolo lampo per ripartire…

Del Piero guida la Juve, parola di Conte

E’ stato chiaro il Mister: giocherà Del Piero. Si parte dal 2-1 dell’andata, risultato esterno importante, ma stasera comincerà un’altra partita. Occhio a Orsato.

Conte lancia il Capitano che in quest’annata ha faticato tantissimo a trovare spazio. Le motivazioni principali sono da ricercarsi nella volontà di cambiare definitivamente pagina e, più propriamente, da scelte organiche ai moduli adottati. Detto diversamente: per l’allenatore Del Piero non ha le caratteristiche per sopportare i terribili ritmi richiesti alle punte. Né nel 4-3-3 né nel 4-5-1. Una chance, per come la vedo io, la poteva avere con l’illusorio 4-2-4, come perno d’attacco, o regista offensivo.

In realtà di Del Piero stupisce proprio l’arte di essere sempre in forma. Lo scatto non è più quello di un ragazzino, ma i mezzi tecnici e la fantasia sono talmente immutati che riescono ancora a fare la differenza. Altra prova stasera quando si troverà di fronte Mexes e Thiago Silva. Dovrà evitare gli interventi duri e… i pugni allo stomaco, per il resto dovrebbe innescare gli esterni che saranno Vucinic e Pepe. Qualità, tanta qualità.

L’esperimento farà felice chi in Del Piero proprio non riesce a vedere il solo e semplice giocatore, ma quasi una sorta di divinità che ha deciso di vestire la maglia bianconera e sporcarsi le scarpette con l’erba degli stadi di tutto il mondo. Visto che qualcuno tenta ancora di gettare fango su questa dirigenza… ci auguriamo di rivedere in coppia Del Piero e Trezeguet per l’ultimo saluto alla Juve… quando sarà, se sarà! Non è certo la priorità da qui sino a fine campionato.

Tornando agli schemi, non è comunque detto che Conte abbia scelto il 4-3-3. Anzi più probabile l’adozione del 3-5-2. Ibra ci sarà e chi ha creduto alla farsa delle rose spacciate per vere è ingenuo. Il Milan non solo non ha mollato, ma ho paura abbia preparato qualcosina. Quel famoso gol di Muntari è un incubo per loro e in campionato l’abbiamo già duramente pagato con le varie direzioni post Milan-Juve.

Squalificato domenica, Lichtsteiner sarà regolarmente in campo, a destra, mentre Chiellini riprenderà il suo posto al centro della difesa. Accanto a lui Bonucci chiamato a una riscossa dopo il doppio-clamoroso errore in campionato. A sinistra De Ceglie. La linea a 3 prevederebbe la rinuncia ai due terzini e l’inserimento di Caceres. In porta Storari, il dodicesimo più forte al mondo.

A centrocampo Conte dovrebbe concedere un turno di riposo a Marchisio, buono a gara in corso se ce ne fosse di bisogno. Torna titolare Giaccherini nelle vesti di mezz’ala: ha fatto bene, ci aspettiamo una grande prova dell’ex Cesena. Intoccabile e imprescindibile Pirlo: è una dipendenza davvero piacevole. A rompere i ritmi ci sarà Vidal.

Con Matri non convocato, scontato il suo uso da titolare domenica sera, l’attacco centrale è chiamato a una grande prova, a fornire risposte molto concrete perché questo è il penultimo turno infrasettimanale. Come detto e annunciato, le gerarchie in attacco sono piuttosto chiare, toccherà ai vari Quagliarella e Borriello mettere in difficoltà il tecnico leccese. E “difficoltà” significa ottime prestazioni condite da gol. Già da stasera.

L’obiettivo è lì, a portata di mano, sarebbe un incentivo al processo di crescita iniziato appena 6 mesi e mezzo fa. Chi passa stasera affronta il Napoli… capisci ammé!

Conte: quali sono le scelte definitive?

Sabato sera faremo visita a Firenze. Stadio inviperito, società viola che si è già esposta, così da non far mancar nulla ai giornali. Come si dice: “mettere le mani avanti”. Ma da questo momento baderemo soltanto a casa nostra. A questo teatrino non parteciperemo.

E guardando in casa nostra ci sembra naturale rivolgere il pensiero all’attacco. Un attacco che fin qui ha mostrato grossi pregi, ma uguali difetti. I motivi? Tanti.

Alcuni esperti di tattiche sembrano rimproverare a Conte il fatto di far lavorare troppo gli attaccanti in fase di non possesso. Troppa corsa, troppi metri macinati senza il pallone fra i piedi. L’attaccante dovrebbe invece riservare la maggior parte delle energie per cercare la via del gol. L’osservazione è pertinente, ma del resto la Juve non potrebbe sviluppare l’immenso gioco che sviluppa senza l’aiuto degli attaccanti.

E comunque l’osservazione appare stonata se si guardano al numero di palle gol create per partita. Un numero impressionante, senza uguali in Italia. Perciò il difetto sembra proprio nella mira dei punteri bianconeri. Matri è l’unico che ha raggiunto il traguardo della doppia cifra. La minima indispensabile. Pur giocando con il dubbio di non essere titolare e, forse, nemmeno il preferito del tecnico, sono 10 le reti del bomber. 19 in 40 gare di Juve, con i primi 6 mesi da urlo. Insomma, non sembra lui il problema.

Semmai il limite è quello per cui il secondo miglior marcatore stagionale non è un attaccante, ma un centrocampista. Claudio Marchisio le cui prestazioni  nel 2012 non sono nemmeno lontanamente paragonabili a quelle del 2011. Sono 6 le reti in 26 presenze in questo campionato. Bel bottino. Non può certo essere lui a dover risolvere i problemi dell’attacco.

La soluzione appare allora lampante: scelte drastiche, scelte definitive. Non puoi alternare continuamente gli uomini e cambiare schemi su schemi senza il rischio di trasmettere insicurezza e confusione. Un po’ quello che è avvenuto in attacco. Bisogna tornare alle scelte di inizio stagione, quando l’11 variava poco e poche volte. Una base da mandare sempre in campo e poi attingere alle riserve durante la partita.

In quest’ottica credo che i 3 davanti siano abbastanza facili da individuare: Vucinic, Matri, Pepe, da sinistra a destra, in un 4-3-3 che dovrebbe garantire spinta, copertura, belle prestazioni e qualche punto in più rispetto alle ultime 5 gare.

Dalla panchina si può poi pescare bene: Quagliarella e Del Piero per l’attacco, Giaccherini e Estigarribia e Marrone per il centrocampo. Il resto, tolta la difesa che è la migliore qualunque sia lo schieramento, mi sembra tutta gente non da Juve. Sono proprio le ultime settimane a testimoniarlo. E Conte lo ha capito?

Si va verso il 4-3-3 con Del Piero in campo

Sbagliare una sfida come quella di stasera sarebbe gravissimo. Non prendere, poi, i 3 punti contro il Bologna mercoledì significherebbe dire addio ai sogni di gloria.

Se una Juve sempre padrona del campo e del gioco non riuscisse infatti a superare gli ostacoli Chievo e Bologna, allora si farebbe fatica a pensare a una squadra capace di stendere tutti in serie.

Spiego ancora meglio. Il calendario è tosto e qualche passo falso è preventivabile in sfide molto particolari e delicate quali quelle contro l’Atalanta di Milano, la Viola, la Roma, la Lazio. Ma contro Chievo e Bologna i 6 punti dovrebbero essere obbligatori. In tal senso mi trovo d’accordissimo con Conte che vede il Milan ancora favorito.

Il tecnico bianconero è di una intelligenza sopraffina e purtroppo, lui per primo, vede la Juve faticare come non mai contro le cosidette medio-piccole a causa del fatto che non esiste più un Trezeguet là davanti capaci di ammazzare questi match. A David bastava un solo pallone, anche sporco, in una occasione anche poco limpida… tanto la buttava dentro e sparivano in un solo colpo commenti negativi sul gioco e i 3 punti finivano regolarmente a Torino.

Forse è per questo che stasera pare in vantaggio Del Piero. Lui, proprio lui che fino a questo momento è stato praticamente ignorato. Lui che a 37 anni, con un attacco così sterile, diventa ancora una volta l’ancora di salvezza della Juve.

Schierato dove? Già, bella domanda. Non ha più la gamba per ripetere i movimenti che farà Vucinic sull’altra sponda del campo, ipotizzando il montenegrino a sinistra e Alex a destra, con Matri prima punta. Non ha la gamba né serve che rientri sin sulla linea di metà campo: la sua genialità serve soprattutto a ridosso dell’area, quando l’idea vale molto più di mille tocchi e mille minuti di possesso palla. E serve pure il suo fiuto, l’arte di trovare il gol e sarebbe ridicolo tornare a rimuginare sui numeri mostruosi del Capitano.

Così, nelle due sfide delicatissime, torna il suo nome. Alex Del Piero, maglia numero 10, 19 anni in bianconero e una storia non ancora finita.