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Tag: desantis

L’arringa di Prioreschi spiegata al tifoso interista: qual è la frode sportiva?

Se hai perso le precedenti puntate, ecco un piccolo sommario:

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Chi ha studiato giurisprudenza e chi possiede ancora un minimo di intelligenza crederà, leggendo nel seguito questo articolo, che l’autore e 14 milioni di persone in Italia siano impazziti. Solo che quanto viene narrato di seguito – che non è invenzione o sceneggiatura, ma semplicemente il resoconto dell’arringa dell’avvocato Prioreschi – è assolutamente reale e assolutamente accaduto nel 2006.

Fosse una farsa non farebbe certo ridere. E infatti non è una farsa e non fa ridere, ma è verità perciò… ci viene un po’ da piangere.

Reato di pericolo presunto a consumazione anticipata

Aprite bene le orecchie perché Prioreschi ha studiato il Codice Civile e soprattutto il Codice Penale. E, per sfortuna di Narducci, l’ha studiato pure bene. Durante i minuti nei quali l’argomento è il reato di frode sportiva Prioreschi si lancia nell’interpretazione della Legge 401/89 ricavandone solo confusione e soprattutto concludendo che il reato per cui sarebbe rinviato a giudizio Luciano Moggi può solo essere circoscritto alla corruzione di giocatori e dirigenti avversari o di persone all’interno della Federazione. Ma né i sorteggi sono stati truccati, né sono saltati fuori corrotti, né le partite sono state frodate… dunque che tipo di reato è quello ascritto a Moggi?

C’è un passaggio che è inquietante nell’arringa dell’avvocato Prioreschi e cioè il seguente:

Presidente, da che ci dobbiamo difendere?

Fa un po’ ridere, sicuramente mette in corpo tanta tristezza. Il Processo di Napoli si è rivelato così falso e incredibilmente controproducente per i vari Moratti, Galliani, Narducci, Auricchio e Federazione Italiana Giuoco Calcio… che adesso, quando è il momento di ragionare sul serio su quanto è accaduto, non si riesce più a individuare il misfatto, il reato, l’oggetto del contendere. Paradossale o no, è quanto accade a Napoli.

Il problema in sé è semplicissimo e lo spiega Prioreschi:

Lei ricorderà [rivolgendosi alla Presidente Casoria, n.d.a.] del rinvio a giudizio per genericità del campo di imputazione, bene continuo a confermare che le imputazioni del mio assistito vengono interpretate in modo differente dai PM e dalle parti civili. Narducci dice che la corruzione non lo riguarda, mentre la FIGC considera questo come “il processo per la corruzione”. Narducci dice che non va visto il singolo episodio, ma va visto il complesso. Il Brescia Calcio invece vuol guardare i singoli episodi. Da cosa ci dobbiamo difendere?

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L’idea che salta fuori da questo piccolo stralcio dell’arringa è chiara: si è andati a Processo con un risultato già raggiunto, e cioè l’eliminazione della Juventus e di Luciano Moggi. Dunque, il processo in sé non era più importante. Tanto è vero che PM & Co. hanno registrato una figura orrenda durante il Processo di Napoli, mostrando uno dei lati peggiori di questa Italia.

Ma stiamo sul pezzo. La corruzione è ovviamente al centro di questo Processo. La fantomatica associazione, o cupola, di Moggi nasce proprio con l’obiettivo di truccare i campionati. Per truccare un campionato si deve corrompere qualcuno: l’avversario, la Federazione, gli arbitri, gli assistenti, gli operatori di mercato. E’ venuto fuori un solo corrotto, in questi 5 anni. Almeno è venuto fuori solo una persona che è andata contro le regole: Nucini, arbitro in attività che tesseva rapporti ambigui con Facchetti, allora Presidente dell’Inter. E’ l’unico fatto accertato in questo Processo e che abilmente la stampa e le TV hanno mascherato, insabbiato, già dimenticato. Ma scripta manent, per loro sfortuna.

Corrompere vuol dire pure che qualcuno deve trarre un vantaggio dalla corruzione. Un assunto dell’avvocato Milella era stato il seguente:

Non è necessario truccare il sorteggio perché in griglia ci sono tutti gli arbitri amici.

Detto in altro modo: visto che non si è riusciti minimamente a dimostrare la corruzione del sorteggio degli arbitri, allora si cerca un laborioso arzigogolo. Il sorteggio non è truccato perché in griglia ci sono i miei amici. Nonostante la logica non regge, vediamo chi sono questi amici che guadagnano, cioè gli arbitri:

Il prezzo della corruzione è il seguente: chi viene designato guadagna più soldi. Presidente, usiamo l’indagine della Procura di Torino sulle griglie e scopriamo un fatto interessante: nel 2004/2005 gli arbitri che hanno guadagnato di più sono Collina, Paparesta, eccetera eccetera e ultimi sono Bertini e De Santis.

Musica finale e chiusura del sipario. Ancora più interessante della classifica degli arbitri che hanno guadagnato di più – e nemmeno fatto apposta i primi due sono proprio quelli anti-Juventus – è l’indagine della Procura di Torino, con Maddalena che aveva già archiviato tutto per “regolarità dei sorteggi”. Usiamo parole ancora più semplici: una indagine chiusa perché il reato non sussiste, cioè il truccare i sorteggi, viene usata per distruggere Moggi e la Juve. Accade in Italia!

Basterebbe ciò per giustificare una insurrezione popolare, ma questo Paese ha la coscienza sporca, l’etica offuscata e una scarsa voglia di giustizia.

Perché torno a ripetere: il Processo di Calciopoli è una delle poche opportunità per questo Paese, anche solo per una volta, di riportare un minimo di ossigeno in una società corrotta e palesemente influenzata dal potente di turno, arrogante e in totale distonia con le regole di un paese moderno e civile.

Nella prossima puntata ci divertiremo a descrivere il processo degli imbroglioni. Stay tuned!

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Giudice Casoria fuori da Calciopoli: cui prodest? La vera storia della ricusazione e del tentativo di mettere a tacere lo scandalo Calciopoli

In Italia si parla sempre di giustizia, di lealtà, di equità. Tutte parole che difficilmente trovano riscontro nei fatti che raccontano tutta un’altra storia.

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In uno dei Paesi più corrotti d’Europa il calcio non fa certo eccezione. Proviamo solo per un momento a evitare paroloni e parolacce figlie di rabbia e di tanto disgusto e cerchiamo di ragionare.

A Napoli si sta svolgendo un Processo delicato: quello contro Moggi e tante altre persone, fra cui ex Digirenti di alto profilo e arbitri e guardalinee. Nel 2006 andò in scena quello che per la maggior parte della gente fu un processo farsa: regole cambiate e sovvertite e giudizio scontato che in realtà era un volere popolare. Insomma: il bar che diventa tribunale, la finzione che si sostituisce alla realtà.

Epperò condanne e punizioni furono reali. In realtà dovremmo parlare di condanna e punizione, tutto al singolare perché ciò ha riguardato una sola squadra. Fatto che di per sé la dice lunga su come è stato gestito il caso.

Finalmente però si è arrivati a intavolare un vero processo, in una terra delicata, dove in quei tribunali si combattono i peggiori reati, con un coraggio e una serietà che si sono subito scontrati con le ridicole premesse di Calciopoli. Questo fatto è stato sottolineato da una delle primissime frasi del Giudice Teresa Casoria: “sbrighiamoci, qui abbiamo altri processi seri da affrontare”. La cosa destò scalpore all’epoca, perché molte persone avevano riposto la loro fiducia in quel processo al fine di capire cosa accadde veramente in quell’estate del 2006. Dopo le prime udienze si capì che Napoli avrebbe rivelato, forse in parte, a questo punto tutto, la vera storia di Calciopoli. E cominciarono le paure, le ansie e i soliti lavoretti all’italiana.

Il Giudice Casoria è un giudice vero. Ha studiato e ha lottato. Non tifa, almeno non c’è traccia, tanto per essere chiari, di una simpatia bianconera o di un’amicizia con Luciano Moggi più volte redarguito e messo al silenzio. Non c’è traccia di alcun comportamento pregiudiziale nei confronti degli avvocati difensori né nei confronti dei PM. Tranne che, un fatto strano è accaduto.

In questo che è sembrato un vero processo i PM hanno collezionato una figuraccia dietro l’altra. I capi d’accusa sono caduti uno dopo l’altro lasciando spazio alla faziosità e, concedetemelo, a un atteggiamento piuttosto fastidioso: niente regole, solo sensazioni, zero prove, anzi prove di segno contrario, e una rabbia per il fatto di essere stati scoperti tale da giustificare tutte le mosse per far morire il processo senza portarlo a termine.

Ecco, in tal senso questo ha scatenato l’atteggiamento pregiudiziale del Giudice Teresa Casoria che più volte ha apostrofato l’azione dei PM richiamandoli all’ordine, alla serietà e alla compostezza: tutti suggerimenti rimasti inascoltati.

In questo processo gli avvocati difensori sono rimasti pressocché inoperosi, in quanto, e su Internet trovate ogni genere di materiale a suffragio di quanto sto per dire, hanno fatto tutto i PM, cioè gli accusatori, cioè coloro i quali dovevano mostrare prove e contenuti tali da confermare quanto accaduto nel 2006. Ma i testimoni non hanno saputo raccontare neanche un solo episodio che inducesse a pensare alla colpevolezza di Moggi e della Juve. E i testimoni chiave si sono sciolti come in uno scherzo, come in una gag tragicomica: mi riferisco in particolare a Nucini che ha addirittura raccontato episodi per i quali, semmai giustizia ci fosse in questo strano Paese, una squadra adesso dovrebbe essere tirata in ballo per evidenti e gravi responsabilità. Sempre per essere chiari, Nucini era quello che doveva sostenere Calciopoli, invece l’ha del tutto smontata e ha rivelato come era l’Inter a intrattenere rapporti con un arbitro in attività. Con partite arbitrate direttamente sul campo o seguito da quarto uomo. Solo per questo scatterebbero almeno due articoli del Codice di Giustizia Sportiva e quindi dure punizioni. Ma tranquilli, non avverrà. Perché?

Perché nel frattempo, una volta capito che questo Processo potrebbe chiudersi con una clamorosa svolta, che di fatto già c’è stata ma che deve essere ufficializzata dal Giudice, i PM hanno cercato in tutti i modi di delegittimare un Giudice che ha mostrato all’Italia intera come si conduce un vero Processo: in modo equo, in modo duro sia per la difesa sia per l’accusa, in modo da rispettare, controvoglia e giocoforza, quelle che sono le regole della giurisprudenza. Se nelle regole non si può vincere, allora i PM pensano di sovvertirle. Ancora una volta. Un po’ di mesi fa venne avanzata una richiesta di ricusazione, fortemente respinta perché priva di ogni fondamento. Un commento poi scomparso dai giornali (non ne trovo traccia sull’archivio del Corriere della Sera e del Corriere dello Sport) ha intimato ai PM di svolgere bene il loro lavoro e di non cercare scappatoie. Nel Processo e non dal Processo: strana frase, mi ricorda qualcun altro che a Calciopoli sfuggì in modo ridicolo.

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Perché nel frattempo i PM hanno cercato di allungare i tempi e dopo 5 anni si chiedono ancora indagini, controlli, indagini ancora e nuovi controlli.

Perché nel frattempo i PM hanno ricusato una seconda volta la Casoria e sì che una volta qualcuno che dia loro ragione, come si fa con i bambini capricciosi, ci sarà, lo troveranno.

E supponiamo che sia questa la volta buona, dopo una più che giusta censura per il linguaggio usato dalla Casoria in aula, la domanda ora è questa: a chi giova l’allontamento della Casoria dal Processo di Calciopoli? Cui prodest?

L’effetto di allontanare la Casoria da Calciopoli sarà certamente quello di buttare nel cestino l’intero Processo. E quindi la domanda rimane la stessa, identica: cui prodest?

Azzardiamo qualche ipotesi:

  • a Moggi? Certo che no: Prioreschi si è garantito altre mille cause visto l’enorme lavoro svolto, sapientemente offerto poi in aula. Luciano Moggi ha avuto la certezza, semmai ce ne fosse stato bisogno, di essere a posto con la coscienza e con le azioni: zero prove, zero fatti, solo chiacchiere che confermano il suo talento nel calcio. Luciano Moggi è proprio l’ultima persona al mondo che vorrebbe, d’un tratto, cancellare questo Processo che almeno legalmente lo ha riportato in vita, come già quello in riferimento alla GEA;
  • a Bergamo? No, non scherziamo. Paolo Bergamo in realtà potrebbe essere nuovamente imputato per non aver tirato dentro a tutto il casino l’Inter di Facchetti e Massimo Moratti: cosa erano quei regali anticipati per telefono? E quelle strane frasi sull’aggiustare i risultati di Facchetti? Perfino i suoi più acerrimi nemini in aula non hanno potuto fare altro che voltare le spalle ai PM. Paolo Bergamo è esattamente la seconda persona al mondo che vorrebbe cancellare questo Processo;
  • a De Santis o Bertini? Fatti passare per maiali, sono ritornati uomini con alcune semplici dichiarazioni spontanee e grazie al lavoro dei loro legali che hanno smontato una a una le accuse nei loro confronti. Un fatto è certo: la dignità l’hanno riacquistata;

Si potrebbe continuare con tutte le altre persone imputate finendo per confermare la solita risposta: a nessuno degli imputati conviene annullare il Processo. Allora: cui prodest?

Azzardiamo qualche altra ipotesi, allora:

  • a Galliani e Meani?
  • a Moratti? a Facchetti e Nucini?
  • a Narducci e Capuano che per quanto mi riguarda dovrebbero rispondere del loro operato di fronte a una corte, visto che fare il magistrato o il pubblico ministero non è un gioco e non ci si arriva per caso?

Guarda un po’, a me pare che a loro convenga più di tutti.

Solo che molti dimenticano un protagonista in questa faccenda: è il popolo italiano che ama il calcio. Quello vero, però. Quello che si diverte a guardare le partite in TV, pure che si tratti uno scontro di bassa classifica di due squadre di seconda categoria. Ma il popolo italiano è stato o no preso in giro da Narducci e Capuano? Ma Palazzi ha di fatto difeso le ragioni di circa 56 milioni di persone che tifano e che fanno girare il calcio italiano, per esempio pagando abbonamenti, per esempio acquistando magliette e sciarpe, per esempio andando allo stadio, e via così?

Torniamo allora alla censura della Casoria alla quale è imputato il linguaggio scurrile, non già qualche irregolarità dentro il Processo. In sostanza ha usato parolacce per apostrofare qualche collega, su cui ci sarebbe da indagare perché un saggio recitava che bisogna entrare in aula senza pregiudizi e una posizione già presa (evito di scrivere su dietrologie quali corruzione e qualche accordo con qualche protagonista della vicenda Calciopoli, anche se è la prima cosa che balza in mente), e per riportare all’ordine Narducci e Capuano. Ora, più che censura io darei un premio alla Casoria: per una volta ha fatto quello che gli italiani vorrebbero e dovrebbero fare contro la classe dei potenti che in questo Paese ha preso tutto e non vuole mollare niente. Ha dato della merda a certa gente che ne assume le sembianze. Fatemi capire: dove ha sbagliato?

Se c’era un modo per evitare di far diventare protagonista la Casoria questo era il lavoro. Il lavoro di Narducci e Capuano di dimostrare la tesi Calciopoli. Se poi i supertestimoni hanno finito per sbaragliare l’accusa mettendola in ridicolo facendo venire fuori la vera storia, fatta di corruzione e di giochi sporchi targati Galliani e Moratti, questo è un altro discorso, e non è certo una colpa del Giudice Casoria. Ma è proprio un discorso molto diverso. E’ il solito discorso all’italiana, insomma!

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I Pubblici Menestrelli in Calciopoli Bis

Nel feudalesimo il menestrello era colui che doveva intrattenere gli invitati al castello attraverso poesie, musiche e storielle cantate o raccontate. Una sorta di giullare. Vi è ampia presenza nella storia inglese e francese. Da circa un annetto tale figura ha fatto la sua ricomparsa pure in Italia. Precisamente a Napoli, al Castello di Teresa Casoria.

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Non può che definirsi tale la prova di Narducci fin qui. Prove scoppiate – ammesso che di prove si sia trattato lungo questa farsa ormai palesemente smascherata, ora pure con prove di segno opposto a quel famoso teorema della cupola e delle partite truccate – e testimoni che recitano come negli incubi più terribili per chi pratica giustizia con gli strumenti dell’illegalità. E’ finita, ufficialmente da giorno 1 ottobre, la collezione di tenzoni che il Pubblico Menestrello Narducci ha gentilmente regalato a quanti hanno partecipato alle feste del Castello di Teresa Casoria.

Già perché un conto è fare domande altamente faziose senza tuttavia ricavarne nessuna prova o elemento che certifichi il fatto o il misfatto, e un altro conto è finire per alzare la voce perché così fa chi argomenti non ne ha più. Diventa persino difficile redigere un piccolo riassunto di quanto accade in aula, in quanto la scena è quella trita e ritrita, vista e rivista un numero ormai troppo alto di volte. I testimoni entrano, si siedono, giurano, si presentano, fanno un breve excursus della loro carriera e poi concludono sempre con “non c’erano pressioni”, “non ho prove che le partite erano truccate”, “non ho ricevuto comandi per facilitare la vita alla Juve” e via così. Arbitri e assistenti, giornalisti e avvocati, senatori e dipendenti, addetti allo smistamento bagagli, pizzicaroli e salumieri. Si è tentato di tutto, interrogando tutto e tutti, ma nulla. Nessuno che abbia mai confermato il fatto che Moggi era l’orco cattivo e che falsificava partite e campionati.

Il problema, irrimediabilmente alla luce del giorno da giorno 1 ottobre e quindi anche oggi in aula, è che i toni si sono fatti via via sempre più violenti. Sempre da una parte, e cioè dalle sedie dei due Pubblici Menestrelli. Finite le storielle e, per buona pace di chi attendeva lo scoop, esaurite le cazzate si passa ad alzare la voce. Gli occhi gonfi di lacrime, le vene che pulsano la rabbia di chi sa di averla fatta grossa e di chi, probabilmente, sta minando la propria carriera. Perché una cosa è certa: comunque finirà questo Processo Farsa le figure di Narducci e del suo compare ne escono di un valore con segno meno davanti. E qualcosa bisogna pur fare: immaginatevi dei casi veri e clamorosi in mano a questi due. Io un po’ di paura ce l’avrei e quella fiducia nella giustizia verrebbe d’un colpo sbattuta contro la gestione di questa Calciopoli Bis.

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Voce grossa a fronte di scarse domande: quantità e qualità. Oggi in aula erano presenti Nesta e Ledesma. Il primo ha semplicemente fatto finta di non ricordare, alla faccia del giuramento. Non ricorda le partite come se lui di professione facesse il panettiere e solo per diletto la domenica si trova a indossare i panni del difensore, uno dei più forti in questi ultimi venti anni peraltro. L’altro, allora a Lecce, è stato chiamato in qualità di esperto meteo. Alzi la mano chi non ricorda quella partita allo stadio Via Del Mare in cui Juve e Lecce decisero di scontrarsi a pallanuoto? Bene, Ledesma è venuto in aula a rispondere del perché quella partita non venne interrotta causa maltempo e impraticabilità del campo. Risposta: quel campo danneggiava la Juve che aveva tanti piedi buoni e nessuno francamente chiese l’interruzione. Segnò Del Piero dopo che il tir Ibrahimovic avevo arato parte del campo. Non ho ben compreso chi abbia chiamato a testimoniare Ledesma, né la motivazione per la quale doveva rispondere di pioggia e campi bagnati, di pozzanghere e di una situazione che non favoriva la Juve. Stiamo cercando prove a discolpa o stiamo cercando testimoni in grado di reggere l’accusa?

Due segnalazioni degne di nota. Il notaio Tavassi ha esplicitamente fatto presente come si sia meravigliato del fatto che i Carabinieri non lo abbiano mai intervistato. Strano: sorteggi irregolari è l’accusa, chiami per primo il notaio. Sì, questo in un paese normale che le farse le lascia al palcoscenico. Evidentemente in Italia va bene così. L’altro personaggio è Antonello Capone, un giornalista che è stato presidente dell’USSI. Anche lui poteva fornire diverse utili spiegazioni su Calciopoli, ma anche lui non è mai stato sentito dai Carabinieri. C’è da pensare che i loro discorsi erano di segno non concorde al progetto di Baldini e Moratti. Ma verrei tacciato di dietrologia.

Allora proviamo a parlare di qualcosa di serio. Finalmente – ripeto: finalmente – l’avvocato Gallinelli procederà per incriminazione per falsa testimonianza nei confronti di Auricchio. De Santis presenterà in aula il documento che conferma come lo stesso arbitro abbia ricevuto la richiesta di proroga del termine delle indagini preliminari in un tempo nettamente diverso da quello che emerge dalle indagini di Auricchio. Delle due l’una: o arrestiamo metà burocrati o Auricchio ha davanti a sé una strada molto piccante. Per chi non avesse seguito il processo ricostruiamo brevemente i fatti. Auricchio disse che De Santis si sdoganava dall’associazione a delinquere il venerdì e poi si associava il lunedì o la domenica pomeriggio dopo le ore 19:00. A parte gli scherzi, le indagini di Auricchio avevano forzato la mano su dati incontrovertibili per i quali l’arbitro De Santis, cofondatore dell’associazione a delinquere con Moggi e Giraudo, aveva palesemente danneggiato la Juve che con lui aveva beccato pochissimi punti e incappata in diverse clamorose sconfitte (fra le quali spicca quella con l’Atalanta di Milano, quando a segnò Cruz di capoccia). Per giustificare questa incompatibilità, Auricchio disse che De Santis si fosse sdoganato per un certo periodo – che sono proprio i mesi nei quali combina danni alla Juve – per poi riassociarsi – vedi tu un po’ che gran genio questo arbitro – in quel famoso Lecce-Parma 3-3 (continuo a non capire, a distanza di quattro anni, che c’azzecca questo match con la Juve e Moggi). Al di là di chiacchiere – in realtà dovrebbe intervenire la neuro – l’Avvocato Gallinelli mostrerà prove concrete in aula. Sperando che, almeno in rari casi come questo, la Casoria e chi di dovere proceda come logica comanda.

Ultima nota. Nei prossimi impegni sfileranno al Castello di Teresa Casoria e davanti ai Pubblici Menestrelli il Capitano della Juve Alessandro Del Piero, il ratto del palazzo Moratti e Gianfelice Facchetti che, oltre a una copia del libro Cuore, porterà una serie di foglietti che il padre, allora dirigente della Seconda Squadra di Milano, nonché collaboratore-istigatore dell’arbitro Nucini – fin qui unico reato accertato – scrisse di suo pugno. Dovrebbe contenere pressappoco le stesse storielle che i giullari di corte hanno si qui cantato. Piccolo dettaglio: le prove ‘ndo stanno?

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Altra udienza, altro massacro a Calciopoli

Probabilmente, per KO tecnico converrebbe concludere qui il Processo di Napoli. La possibilità di esercitare il diritto di difesa sta mietendo vittime su vittime. E sì che i giornali dicano anche un minimo di verità. Protagonisti di ieri mattina, 1 Giugno 2010, Pesciaroli, Ioli, Trentalange. E’ la difesa Pairetto che si è mossa e Narducci, il PM amico di Moratti, pare innervosirsi sempre più. Perfino la Signora (che badate, è un Giudice con due palle così) Teresa Casoria pare irrigidirsi ogni tanto a certe domande “suggestive”. Bah, che razza di Italia che viene fuori da Napoli. Ma cosa è accaduto di preciso?

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La difesa di Pairetto (Avvocato Bonatti) ha chiamato alcuni principali protagonisti dello scandalo. Perché se punti tutto sull’illecito allora vuol dire che sorteggi, partite e arbitri erano tutti, inevitabilmente, truccati! Così il primo a presentarsi davanti al Tribunale è Angelo Pesciaroli, un vecchietto dall’accento romano molto divertente. Risponde con una genuinità che mi fa domandare: “ma non è stato preparato questo interrogatorio?”.

Angelo Pesciaroli è un ex-giornalista. Ha curato per il Corriere dello Sport lo sviluppo dei sorteggi e gli esiti delle grigliate. Intendiamoci: questo giornalista assisteva in prima persona ai sorteggi, tanto a Roma e meno frequentemente a Firenze. Si “dilettava” – dice lui – con le griglie in quanto queste non nascono per diretta espressione del Padre Eterno, ma escono fuori da una serie di calcoli e statistiche che Pesciaroli spiega bene in aula. A volte ci si azzecca, a volte no. Esattamente come diceva Luciano Moggi che infatti a volte azzeccava e a volte no. Per Moggi c’è un’aggravante: nelle partite che contano non è riuscito a far uscire uno dei Nostri arbitri. Nostri nel senso di bianconeri. Luciano: sono veramente deluso! Che razza di Cupola gestivi? Ma torniamo alla realtà. Due i punti chiave della sua deposizione, interrogato dall’avvocato Bonatti difensore di Pairetto:

Bonatti: In che albergo avveniva l’estrazione?

Pesciaroli: Era in un albergo centrale di Roma: il notaio era al centro del tavolo con i designatori, veniva chiamato il giornalista di turno e veniva completata l’estrazione con la supervisione del notai, in mezzo ad una folla incredibile. Nell’estrazione di Firenze stesso sistema, ma l’aula era più grande.

Bonatti: Ha mai notato situazioni sospette o truccate?

Pesciaroli: No, non ho mai notato, per gli anni di esperienza non ho notato nulla. Magari avessi fatto questo scoop almeno avrei avuto la possibilità di allungarmi la carriera. Se avessi visto qualcosa di irregolare certo non me ne sarei stato zitto.

Vorrei far notare la modalità di estrazione: nemmeno Tony Binarelli sarebbe riuscito a far uscire le palline in maniera tale da creare illecito. La seconda osservazione è la seguente: Pesciaroli viveva quelle giornate in attesa dello scoop, cioè di poter scrivere di un sorteggio truccato. Incredibile, ma non è mai riuscito a percepire il minimo imbroglio. Con buona pace di Narducci e Capuano, in difficoltà su alcune opposizioni legittime degli avvocati difensori presenti in aula.

E’ il turno così di Antonio Ioli, un notaio che ha partecipato in qualità di supervisore ai sorteggi. Ha risposto alle domande di Bonatti, avvocato difensore di Pairetto, e quindi di Capuano e di Narducci. Anche qui non è stato necessario per gli avvocati difensori porre alcuna domanda. Evidenziamo il suo intervento risolutore:

Ioli: Tutto quello che concerneva questi sorteggi è comunque nei verbali che sono agli atti di questo processo. Le palline le aprivano e io facevo provvedere a richiuderle e a rimescolarle nelle urne che erano trasparenti. Non si potevano leggere i contenuti nelle palline perchè i fogli erano piegati. Non ho mai avuto sosperti di irregolarità.

Il fatto che le palline ogni tanto si aprivano scuote Narducci e il talento di quest’ultimo viene fuori proprio prima che il Presidente Casoria congedi il testimone:

Narducci: Quante volte è capitato che la palline venissero aperte?

Ioli: Potrà essere successo una decina di volte in tutti gli anni nei quali ho svolto questo servizio. Nei verbali non ritenevo di scrivere dell’apertura delle palline perchè avevo il controllo della situazione e potevo rendermi conto se queste erano chiuse o visibilmente diverse le une dalle altre e quindi riconoscibili. Comunque quando io verbalizzo un’estrazione, verbalizzo l’estrazione. Io non consideravo anomalo che una volta ogni tanto le palline potevano aprirsi al momento dell’inserimento nell’urna perchè poi facevo provvedere al rimescolamento. E poi comunque il foglietto all’interno era piegato. Non ho mai segnalato anomalie al riguardo.

Trentalange è invece un ex-arbitro e responsabile del settore tecnico dell’AIA. Il suo interrogatorio è semplicemente banale: nulla di nuovo, se non il fatto che le squadre non venivano interessate circa le prestazioni degli arbitri, Pairetto e Bergamo non erano mai intervenuti su Trentalange per sistemare qualche voto e che per lui le partite sono filate lisce. Gli interventi di Narducci e Capuano qui sono pari a uno sparo a salve. Narducci elenca un paio di partite ed episodi e l’ex-arbitro risponde con una naturalezza sconcertante: episodi dubbi? Normali, non dubbi da complotto o da illecito! Come decine e decine in tutto il campionato, a favore di questa squadra o di quell’altra. Ah, ok, grazie!

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Successivamente vengono interrogati arbitri e guardalinee. Alcuni passi fondamentali. Il primo riguarda Pisacreta (guardalinee) che dovrebbe essere Nostro. Per Nostro intendo bianconero, cioè affiliato alla Cupola di Moggi:

Bonatti: Negli ultimi 2 campionati quante volte ha arbitrato la Juventus?

Pisacreta: Se ricordo bene 11 volte.

Bonatti: Quante volte perse la Juve?

Pisacreta: Ogni volta che perse ero in campo, 6 volte.

Detto in stile Auricchio: “una settimana si sdoganava dalla Cupola, l’altra invece tornava a farne parte”. Il 50% dei match sbandierati vede la Juve perdere: era tutto concordato?

Il secondo è Mitro, ex-assistente. Qui sfioriamo per un attimo il ridicolo:

Bonatti: Bologna-Juventus arbitro Pieri. Venne concessa una punizione a favore della Juve con gol di Nedved

Mitro: Sì da una trentina di metri.

Sì, da una trentina di metri. La risposta è possibile leggerla in questa maniera: che ne so io che Nedved da quella posizione segna? Se volevo aiutarlo avrei indicato qualche rigore fasullo, no??? Eh, vallo a spiegare a Narducci.

Tutti i testimoni hanno risposto negativamente alle domande di Bonatti riguardanti eventuali pressioni per favorire una determinata squadra (la Juventus, nda).

Sul finale c’è una dichiarazione della Presidente Casoria: se Collina non si presenterà per la prossima udienza, verrà accompagnato dai carabinieri. Sto già godendo.

E finiamo con De Santis e Capuano. Il primo è un imputato, il secondo dovrebbe esserlo ma fa il PM. De Santis legge quasi integralmente la circolare della Lega Calcio numero 7 che regola le visite dei dirigenti negli spogliatoi degli arbitri. Capuano tenta di opporsi in quanto De Santis fa una premessa ineccepibile:

Se il colonnello Auricchio avesse chiesto copia di questo atto, che voglio leggere, e letto le disposizioni, certe cose che sembriamo scoprire ora si sarebbero sapute anche durante l’indagine. Si sente parlare a sproposito delle visite di Moggi, ma tutti sapevano cosa si poteva e cosa non si poteva fare. Nessun mistero, nessuna congettura. Ora questa carta è agli atti, poteva essere lì da quattro anni.

Qui finisce la giornata e comincia una grande battaglia che vedrà Collina e i Moratti Boys! Mi chiedo però cosa ne esce fuori da questo Processo di Napoli e mi dico spesso se, forse, sarebbe stato meglio ignorare queste sedute e pensare che la mia Juve era veramente colpevole. Di cosa non so e tuttora non si sa. Però dovrebbe essere naturale che se altre squadre hanno compiuto le stesse azioni della Juve, beh il prezzo da pagare dovrebbe essere uguale, o no?

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Accusa: qualcosa non quadra!

Allora, cerchiamo di rimanere lucidi di fronte a quanto sta accadendo in un’aula di tribunale. Aula dove Luciano Moggi sta per essere condannato per mafioso e lupo mannaro di un calcio che di onesto non ha proprio nulla. Il punto su cui l’accusa martella è il seguente: poiché non ci sono intercettazioni fra Moggi e arbitri tali da indurre ad arrestare l’imputato – e invece dovevano esserci per uno strano volere milanese – allora vuol dire che esistono schede schermate che Moggi ha consegnato ai propri soci. Questi soci sono stati individuati negli arbitri. In particolare: Paparesta che ha ricevuto una scheda tramite il padre e De Santis. Ma cosa accade? Dati alla mano ecco le due cose che non quadrano:

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  1. Paparesta, membro di questa fantomatica cupola, penalizza la Juve. Su tutti la memorabile partita a Reggio Calabria. A fischio finale Moggi viene incriminato per aver chiuso nello sgabuzzino proprio Paparesta. Fatto mai accaduto e che lo stesso Paparesta ha spiegato bene negli studi Mediaset: che autogol!
  2. De Santis non concede un gol regolarissimo a Trezeguet nella finale della Supercoppa Italiana fra Indossatori e bianconeri. In più in campionato il membro mafioso della cupola di Moggiana stirpe non riesce a far vincere la Juve che con lui becca un ruolino da 1,8 punti a partita. Ricordo ai lettori che da un po’ di campionati la vittoria vale esattamente 3 punti.

A meno che vestito da avvocato non ci sia Topo Gigio e che il giudice non abbia pippato le stesse sostanze che Morgan scambiava per medicinali alternativi: chi mi dice dove sono le prove della Cupola? Dell’esistenza della Cupola? Si mormora che Provenzano abbia rivelato: se quest’accusa ce la ritroviamo contro mi fanno Cavalieri del Lavoro! Vai Italia, vai Italia! Ma dove cazzo stai andando Povera Italia!?

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