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Tag: deschamps

Chiudiamo bene l’anno: c’è il Cagliari

Antonio Conte ha messo in guardia i suoi: guai a rilassarsi, proprio ora, proprio adesso che bisogna accelerare e dare un altro segnale a chi gufa ormai da un anno e più.

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La Juve guarda tutti dall’alto della sua incredibile classifica. E’ in buona salute fisica nonostante qualche acciacco (Chiellini e Pepe out, Vucinic non al meglio) e ha diverse carte da potersi giocare.

Rientra Pogba, ma Conte è intenzionato a mandare in campo i migliori 11. La formazione la daremo solo dopo pranzo, ma sembra ormai fatta. Giovinco guiderà l’attacco e ci mancherebbe: per molti è una delle pedine più importanti nello scacchiere del tecnico, e questo perché consente soluzioni che l’anno scorso non avevamo. Crescerà anche sul piano della realizzazione (quanti errori contro l’Atalanta?) e ha bisogno del pieno sostegno dei tifosi. Conte crede tantissimo in lui e, di riflesso, dobbiamo farlo pure noi.

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C’è il Cagliari, in leggera flessione rispetto all’arrivo del duo che sta in panchina. C’è Cellino che ha già cominciato a ritagliarsi un po’ di spazio sui giornali e in TV. E’ colpa della Juve se non si gioca a Quartu, è tutta colpa della Juve. E’ solo colpa della Juve. E allora prendiamocela tutta questa colpa.

Voglio una squadra feroce, senza pause. Voglio un Vidal in gol, voglio un Pirlo ancora sublime, voglio tante reti e non ne voglio subire nemmeno una. E’ l’ultima partita dell’anno, l’ultimo sforzo in un 2012 che resterà impresso nella mia mente come pochi altri anni solari.

Un magnifico Conte ha guidato una delle Juventus più belle e più forti. Assurdo giocare su paragoni impossibili, ma riguardando le immagini del passato è oggettivo constatare come quella di Conte abbia una identità e un gioco difficilmente rintracciabile nelle Juventus di Trapattoni o di Lippi. Con meno Zidane o Platini, con meno Del Piero e Trezeguet, ma con un copione di assoluto livello. Prima c’era Furino, poi ci fu Deschamps, ma oggi c’è Pirlo. Prima c’era Tardelli, poi ci fu Davids, ma oggi c’è Vidal. Prima c’era Zoff o Tacconi, poi ci fu Peruzzi, ma oggi c’è Buffon. Prima c’era Trapattoni, poi ci fu Lippi, ma oggi… e ringrazio il Cielo ogni mattina… c’è Antonio Conte.

Ultimo strappo del 2012, mandiamo in frantumi i fegati di chi affannosamente cerca di ostacolarci. Poi un po’ di vacanza e poi un altro anno magnifico. I believe in Antonio Conte!

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Il play maker? Ragione di vittorie

La Juventus smantellata da Farsopoli si schierava con un centrocampo a 4, nel quale i due centrali erano Vieira ed Emerson: insieme si completavano, con il francese fortissimo fisicamente e abile nel gioco aereo e negli inserimenti, e il brasiliano a fare da play davanti alla difesa, ma non come Pirlo. Caratteristiche diverse, con Emerson molto più bravo a dirigere che a impostare: il classico filtro davanti alla difesa, un po’ alla Deschamps. E infatti il vero regista di quella squadra era Camoranesi.

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Da quando la Juventus è scesa in serie B, sono iniziati i problemi: centrocampo sempre a 4 nella serie cadetta, con Marchisio e Paro, ossia un interno e un incontrista. Ma la serie B non ha richiesto molti sforzi e la Juventus, forte dei magnifici 5, non ha mai avuto problemi. I capricci sono sorti con Ranieri in serie A: di fronte alla scelta tra Xabi Alonso e Poulsen, il tecnico optò per il danese, ritenendo lo spagnolo molto lento. In realtà lo spagnolo è un regista puro, mentre Poulsen un incontrista. In quel tempo mi chiesi cosa avesse potuto spingere Ranieri a fare queste scelta, visto che da che mondo è mondo nel 4-4-2 i due centrocampisti centrali sono sempre un regista e un incontrista. Si disse che Ranieri amava il gioco sulle fasce, ma questo non giustificava l’esclusione di un play, anzi, chi meglio di un giocatore dai piedi buoni poteva aprire sulle fasce e dettare i tempi? Oppure si giustificò la scelta col fatto che con Poulsen si poteva optare anche per il 4-3-3, facendo presumere che lo spagnolo non era adatto al centrocampo a tre (cosa non vera).

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Non è un caso che i problemi si siano risolti con Pirlo in mezzo al campo: chiaro che la squadra è stata rivoluzionata e la mano di Conte è stata una manna dal cielo, ma non si può negare l’importanza di Andrea in mezzo al campo. Ed è stato forte il mio rammarico quando, a gennaio, la Juventus si è fatta scappare un certo David Pizarro, sostituto ideale di Pirlo: per me un grandissimo nel suo ruolo. Ma alla fine siamo stati fortunati, Pirlo ha tenuto botta per tutta la stagione. Non è un caso che senza Pirlo il Milan abbia fallito un bel po’.

Proprio per questo ritengo, in chiave futura, l’affare Verratti fondamentale per la Juventus: giocatore forte potenzialmente, bisognava prenderlo prima. Certo non è l’unico regista rimasto nel suo ruolo, ma è sicuramente un giovane promettente. Il play, o regista (come preferisco), è l’olio che fa girare il motore: se manca, allora nascono i problemi, e di conseguenza la squadra non gira a dovere. Soprattutto in 4-4-2, non si può condividere il pensiero di Ranieri di giocare con due incontristi, convogliando tutto il peso del gioco sui laterali: abbiamo avuto Camoranesi, che spesso si accentrava, ma molte volte non bastava. Il regista è il ruolo fondamentale in una squadra, e nei ruoli chiave, se vuoi vincere, non devi mai fallire.

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Nicky Butt: “La Juve potrebbe distruggere la carriera di Pogba”. Sicuro?

Nicky Butt oggi gioca in Cina. Deve aver smarrito l’uso della parola o, semplicemente, da piccolino simpatizzava per una italiana e non certo per la Juve.

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La sua recente uscita sul futuro di Pogba è a dir poco delirante. Ecco la frase:

[...] è pronto per il calcio che conta e Ferguson è in grado di aiutarlo per questo salto. Gli italiani, invece, non saprebbero come gestirlo distruggendogli la carriera.

E’ evidente che pesano come macigni questi ultimi 5 anni di calcio italiano, sporcati vergognosamente dai vari Guido Rossi e Auricchio e Narducci, sotto la spinta di Galliani e Moratti e Baldini. Abbiamo perso punti a livello di etica, di immagine, di credibilità, di serietà. Fortunatamente la Juve non ha partecipato a questo giochetto. E sta tornando proprio in questi ultimi mesi a recitare il ruolo salvifico.

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Juventus Stadium, record, prestazioni: basta andare a leggere i numeri. Tutti quelli che volete: presenze allo stadio, presenze negli stadi avversari, record di incassi che si verificano sempre quando c’è da incontrare la Juve, possesso palla, dominio territoriale, tiri in porta, imbattibilità.

E con un progetto tecnico come quello di Conte ecco che suonano piuttosto strane le parole di Butt. Evidente come l’ex giocatore di Fergusson partecipi a una campagna che vuole il rinnovo di Pogba coi Reds. Dalla parte della Juve il fascino ritrovato, un litigio fra il giocatore e il tecnico del ManUTD (almeno così sembra) e Mino Raiola che spinge per portarlo a Torino.

Inoltre Butt dimentica tutti i talenti che la Juve ha contribuito a crescere nell’ultimo ventennio, giusto per non andare troppo indietro col tempo. E sempre per rimanere in Francia, giova ricordare che Thuram e Deschamps e Trezeguet e Zidane hanno vestito la maglia della Juve. Un paio di risultati li hanno portati a casa, compresi quelli con la maglia francese da giocatori bianconeri. Solo per questo… Pogba dovrebbe firmare a occhi chiusi per la Juve.

Vediamo come va a finire.

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Giovinco e la Juve: matrimonio a fine anno?

Sebastian Giovinco vanta 37 presenze con la maglia della Juve e 3 gol. Altri tempi.

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Esordì con Didier Deschamps in Serie B fornendo un assist stupendo a David Trezeguet. Al ritorno nel massimo campionato di calcio in Italia la società decise di mandarlo a Empoli per maturare. Agli ordini di Cagni stupì lo stivale con accelerazioni e giocate da urlo, ma occupando quasi stabilmente il ruolo di esterno sinistro.

Ranieri decise di riportarlo a Torino, ma di fatto lo escluse dall’essere protagonista. Poche presenze, un paio addirittura da vice Camoranesi e sonora bocciatura nonostante in un paio di partite avesse mostrato una classe immensa (a memoria ricordo Lecce e Chelsea). L’anno successivo Ferrara sembrava aver investito tanto nel talento del genio di Beinasco, ma ancora un nulla di fatto. Partenza sprint di tutta la Juve e poi il flop che ha inghiottito pure la Formica Atomica.

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A Parma la definitiva consacrazione. Primo anno super e anche questa stagione Giovinco sta confermando tutte le qualità del suo gioco. Seconda punta pura, vecchio stampo. Prandelli crede molto nella sua tecnica e in Nazionale sta trovando parecchio spazio. Voci di corridoio vogliono che Conte ha fatto di tutto per riportarlo a Torino, ma ormai i giochi erano fatti e quindi la Juve si dovrà accontentare di guardarlo in TV.

Già perché Conte avrebbe voluto allenarlo e presentarlo sull’esterno. Una sorta di Walcott all’italiana: agile e veloce, tecnico, abile nell’uno contro uno, in grado di garantire la superiorità numerica, un discreto numero di gol e assist a volontà. Il prototipo dell’esterno che più piace a Conte e che Marotta non è riuscito a trovare né in Krasic né in Elia.

Alla Domenica Sportiva Marotta ha però praticamente anticipato che la Juve sta seriamente pensando a Giovinco. Il prossimo anno non ci sarà più Del Piero a indossare la maglia numero 10 e possibilmente il numero passerà sulle spalle del piccolo talento bianconero. Potrebbe ricoprire il ruolo di seconda punta o di attaccante esterno, certo molto meno impegnato nella fase difensiva. A Conte, insomma, il compito di trovargli la giusta collocazione.

Seconda chance?

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Attenzione Juve: Marchisio non si tocca perché…

E’ di oggi l’indiscrezione di Tuttosport e Corriere dello Sport che vogliono uno scambio fra Marchisio e Vucinic. Roma e Juve ci stanno pensando? Ma non scherziamo.

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Sono due le ipotesi per scongiurare un simile disastro di calciomercato. Scrivere un lunghissimo editoriale, oppure farsi invitare da “Vieni via con me” e leggere la “Lista dei perché Marchisio non può essere ceduto”. Via con la musica…

  1. Marchisio non può essere ceduto… perché è uno dei pochi juventini a essere rimasto in rosa. Juventini veri che sanno benissimo cosa significa indossare quella maglia, quali sacrifici bisogna fare per guadagnarsi il posto in squadra, la Prima squadra, la Nazionale…;
  2. Marchisio non può essere ceduto… perché non si capisce il motivo per cui Marotta e Conte dovrebbero liberarsene e invece Ferguson, Mourinho, Sabatini, Luis Enrique, Ancelotti, ManUTD, Roma e molti altri avrebbero voluto in squadra;
  3. Marchisio non può essere ceduto… perché le qualità tecniche e la duttilità di questo ragazzo sono indiscutibili. A soli 20 anni impressionò e costrinse Deschamps a impiegarlo per tutto il girone di ritorno in B, stupendo per la sagacia tattica, la personalità e i piedi di velluto. Purtroppo, da un po’ di anni, certi tifosi vogliono il male della Juve e nemmeno per Claudio sono riusciti a mettere da parte questo strano pensiero suicida;
  4. Marchisio non può essere ceduto… perché i jolly valgono molto, e Marchisio è forse uno degli ultimi jolly di centrocampo rimasti. Buono per coprire almeno 3 ruoli con grande efficacia;
  5. Marchisio non può essere ceduto… perché se utilizzato al meglio riesce a segnare come e meglio di un attaccante. Basta andare a rivedere le prime partite dello scorso torneo e quel meraviglioso gol contro l’Udinese. Tutte azioni non frutto del caso, ma di una qualità non indifferente;
  6. Marchisio non può essere ceduto… perché se Vidal è costato 10,5 milioni di euro, Alvarez 12, Lamela 12… non riesco bene a quantificare il suo valore di mercato: di certo non può essere inferiore ad almeno il doppio degli ultimi due;
  7. Marchisio non può essere ceduto… perché Vucinic è sicuramente un buon giocatore, ma non rappresenta la svolta di un intero ciclo, mentre Marchisio rappresenta, per quanto mi riguarda, l’uomo che erediterà la fascia di Capitano di Alex Del Piero.
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Nazionale Italiana: quanta Juve?!

Stavo rileggendo le convocazioni del Commissario Tecnico Cesare Prandelli, uno che ha vestito la maglia bianconera e uno che la Juve l’ha già sfiorata nel 2004 (Moggi propendeva più per Deschamps, in verità, ma poi arrivò Capello, trattativa lampo chiusa in 48 ore). E stavo riflettendo su quel senso di pazienza e di attesa che i tifosi bianconeri hanno un po’ smarrito. C’è da mangiarsi le mani, c’è da rimproverare una dieci cento volte chi ha gestito in malo modo una rosa che, ad oggi, poteva realmente essere molto competitiva. Un progetto cominciato soltanto a parole, mai nei fatti. L’aveva già capito Deschamps quando si sfogò in quel modo rassegnando le dimissioni. E serviva ascoltare la sua intelligenza per tenersi stretti molti giovani, serrare i denti e vivere un paio di anni di transizione in attesa di una crescita collettiva che è poi effettivamente avvenuta.Chiariamo subito di cosa stiamo parlando.

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A rileggere le convocazioni saltano in mente subito un paio di dettagli:

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  1. nonostante tutto, sono ben 6 i giocatori che militano nella Juventus di Gianluigi Del Neri: Buffon, Bonucci, Chiellini, Aquilani, Marchisio, Matri. A questi potrebbe essere aggiunto tranquillamente l’infortunato Quagliarella che avrebbe meritato la convocazione (fra l’altro, è suo uno degli ultimi gol della Nazionale di Prandelli);
  2. sono ben 5 gli ex bianconeri, di quelli che la Juve l’hanno vissuta per poco o per pochissimo o abbastanza per conoscerne bene il reale valore: Federico Balzaretti (lanciato da Capello ed elemento fondamentale per la stagione in Serie B), Domenico Criscito (bruciato, che sia maledetto, dal tecnico Claudio Ranieri e ora conteso da mezza Europa), Gastaldello (per lui pochissime apparizioni in età giovanile), Antonio Nocerino (6 mesi da grandissimo nel primo anno di Torneo Aziendale, riuscì a scavalcare nelle gerarchie interne Almiron e Tiago, niente di che! Poi venne scambiato per Amauri), Sebastian Giovinco (uno che se fosse in Inghilterra sarebbe già titolare della Prima Squadra, invece a Torino devono ancora decidere che farne del suo cartellino, e cercano ancora un erede di Alessandro Del Piero);
  3. ci sono, infine, ma qui giochiamo al fantacalcio, alcuni personaggi che Marotta ha direttamente trattato o ai quali Marotta ha pensato durante i 50 giorni di trattative frenetiche di luglio-agosto 2010: Giampaolo Pazzini e Giuseppe Rossi.

Escluso il punto 3, i primi due punti sono inattaccabili. Basti pensare soprattutto ad alcuni nomi tipo Criscito e Balzaretti e Sebastiano Giovinco per capire come la Juve abbia gettato al vento opportunità rarissime. Gente da Juve, gente fondamentale per la costruzione, gente che poteva tappare gli enormi buchi riscontrati in questi anni. Gente che in quei ruoli poteva realmente essere protagonista, oggi che la Juve cerca proprio quel tipo di giocatore. Cioè due terzini e uno in grado di dare il cambio di marcia in fatto di qualità. E pensando a loro mi chiedo perché tutti si affannano a sputare concetti quali “pazienza”, “serve programmazione” se poi nessuno li mette in pratica. Troppe parole, pochi fatti.

Adesso la Juve deve rincorrere tanti nomi costosi, tanti nomi che potrebbero incrementare la qualità della rosa. A costo zero i campioncini se li era costruiti in casa, frutto delle scelte e del talento di Luciano Moggi e di una Primavera eccezionale, come pochi settori giovanili in Italia. Ma c’è davvero la voglia di investire nei vivai? I fatti dicono di no.

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Adriano, De Laurentiis e Deschamps: le tre perle

In attesa di capirne di più sul fenomeno Juve mi diverto a commentare tre episodi molto divertenti che, in qualche modo, con la Juve hanno un legame, più o meno diretto.

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Cominciamo col personaggio più interessante dei tre e cioè Didier Deschamps, talentuoso regista della prima Juve di Lippi e allenatore nell’anno dell’Inferno della B, placata con 91 punti e tantissimi giovani esordienti in Prima Squadra.

Didì è un predestinato. La sua carriera deve essere letta tenendo a mente i giusti parametri e cioè: rose allenate, società a supporto e obiettivi raggiunti. A soli 34 anni è già sulla panchina di un Monaco che non è certo quello degli anni ’90. Lancia Evra e Rothen, Givet e Squillaci, quattro tra i nomi più importanti di allora. Un secondo posto in Francia, una Coppa di Lega e un secondo posto in Champions. Ciò che non riesce a vincere col Monaco, cioè il Campionato, lo vincerà con l’OM (più una SuperCoppa francese e un’altra Coppa di Lega). Adesso si riparla di un ritorno in casa Juve. Indubbi i suoi meriti, capiti forse troppo tardi dai tifosi, e praticamente deliziose, se guardiamo a ciò che seguirà, le dimissioni per il bene della Juve (o qualcosa che a suo dire proprio non ci assomigliava per niente). Se proprio cambio deve essere e né Capello né Lippi sono disponibili, allora io voterei senza ombra di dubbio su un suo ritorno. Stavolta con la possibilità di fare mercato senza accettare scelte incondizionate della dirigenza.

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Il grande De Laurentiis torna a parlare. E come capita dopo ogni vittoria o dopo ogni sconfitta le sue parole sono sempre differenti e i concetti sempre stonati e poco coerenti con quanto dichiarato la volta precedente. Ancora un altro esempio di come management, sport e soldi proprio non riescono ad andare d’accordo. Spendere non significa dover vincere, ma poter vincere. Differenza sottile, ma fondamentale. Il suo è un discorso vecchio e francamente insignificante, perché se da un lato ha indovinato lo scenario attuale, cioè quello in cui vive il calcio italiano dal 2006 ad oggi, dall’altro lui lo ha avallato e abbracciato, sposato e adesso quasi quasi vorrebbe liberarsene. Anche perché tira dentro al discorso altre protagoniste, guarda caso chi proprio non è stato sfiorato da Calciopoli (intendo processo e pene inflitte): altra scivolata fastidiosa. Se la prossima volta spegnessero quel microfono beh il movimento del calcio italiano ne beneficerebbe in termini di serietà. Ecco le sue parole:

Il Napoli è una realtà che dà fastidio, così come danno fastidio il Palermo, la Lazio e la Roma qualche volta. Quindi se il torneo lo debbono fare solo tre squadre, tre Genoveffa (la sorellastra di Cenerentola, n.d.r), allora facciamo una serie A1 a tre squadre e un A2 a 17. Questa potrebbe essere una soluzione, poi i due vincitori faranno lo spareggio.

Se proprio vuole vincere uno scudetto… che si organizzi un Torneo Aziendale e che si scelga un paio di arbitri e un designatore; che crei un quotidiano sportivo tipo un Corriere dello Sport Azzurro o una Gazzetta dello Sport Partenopeo e che, oltre i film, si dedichi a qualche trasmissione tipo la Domenica Sportiva Napoletana. E’ così che si vincono i trofei. Poi lì vicino casa sua c’è sempre un Tribunale: può andare spontaneamente a dire che nel 2006 ha appoggiato una gran buffonata e risolverebbe molte questioni che oggi giudica come irregolari.

La perla della settimana è però Adriano. Ha rescisso il contratto con la Roma, proprio in periodo di carnevale. Apporto sul campo: zero. Eppure Ranieri ci ha creduto, ha rinunciato chissà a quale attaccante per portarlo a Roma, un po’ come Poulsen meglio di Xabi Alonso. E io che c’ero pure cascato che questo lavorava per il bene della Juve. Ah dimenticavo: Adriano è un prodotto nerazzurro, per poco non fecero santo il Petroliere-più-disonesto-della-storia-del-calcio per averlo comprato dal Brasile.

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Seri problemi di ragionamento

Sono tanti i personaggi che accusano questo fastidio. Il dolore mio è che lo rilevo in alcuni dirigenti che dovrebbero esserne immuni, eppure la storia recente, recentissima, mi ha mostrato altro.

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Cominciamo quindi dall’ambiente bianconero. Quando tutto sembrava fatto, con Marotta che rileverebbe la gestione tecnica e Benitez la panchina, pare ci siano problemi provenienti da Liverpool. Come Moggi insegna, depistaggio e disinformazione sono elementi essenziali per rendere vivo un giornale e in generale il tifo nel calcio. Ma il tifoso bianconero è saturo di vaneggiamenti, di discorsi campati in aria e quindi desidera chiarezza e punti fermi. I due nomi prima accennati sarebbero ottimi punti fermi e comunque la stagione che va chiudendosi in frantumi esige una chiusura col botto. Una persona seria in società. Una persona competente in panchina. Gli aggettivi, in riferimento ai due personaggi menzionati, sono facilmente scambiabili e rimangono validi. Ma anche se solo uno dei due nomi, più probabilmente Benitez, venisse meno allora si riaprirebbe una ferita praticamente insanabile. La Juve ha urgente necessità di competenza e non può più affidarsi a gente inesperta o non vincente. E Prandelli, fermo restando il suo animo da gentiluomo, non lo è. Tanto meno quel Massimiliano Allegri che la Cazzetta-Rosa vuole assolutamente rifilare ai bianconeri. Quell’insanabile diventerebbe sanabile solo con Capello o Lippi: impossibili! Perciò fino a domani mattina, ma più verosimilmente fino a lunedì mattina, ci toccherà sentire gli “ok” o i “no, è sfumato” della stampa. Sarà, non sarà, siamo qui ad attendere. Intanto non posso nascondere un certo nervosismo, proprio quando mi sembrava un piano già riuscito.

Indipendentemente dal tecnico ci sono da risolvere diversi e altrettanto urgenti problemi. In uscita vi sono alcuni nomi sui quali non serve discutere più di tanto con chi andrà in panchina. Si tratta di Grygera e forse Zebina, di Grosso e di Cannavaro (accidenti a lui), di Camoranesi e Trezeguet, di Felipe Melo  (solo ed esclusivamente per problemi di capoccia) e Amauri.

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Ieri ha parlato Claudio Marchisio. L’hanno soprannominato il Principino, perché è un ragazzo eccezionale per intelligenza e doti tecniche. Vero juventino parla con una saggezza disarmante. Da tutto il suo discorso preferisco estrapolare soltanto una riga: “Giovinco meriterebbe fiducia e una seria possibilità”. Fiducia e seria possibilità: da quanto lo diciamo noi tifosi senza responsabilità?

L’agente D’Amico ha parlato chiaro definendolo uno da Juve. Ha pure detto che servirà chiarirsi le idee: o si decide di puntare forte su Sebastian oppure l’alternativa è la cessione. Anche qui una nota stonata: si parla di comproprietà. Forse perché Secco e Blanc non sanno valutarne il prezzo. Forse perché questa Juve soffre del solito problema di incompiutezza. Nel frattempo, dopo che Ranieri ha mostrato con scienza esatta il motivo per cui 16 milioni di tifosi lo hanno voluto fuori dalla Juve, Didier Deschamps vince in Francia demolendo il predominio del Lione. Vince con una squadra modesta. Vince e pretende due juventini per la prossima stagione: Camoranesi e Trezeguet. Se ne andò dalla Juve in silenzio, beccandosi pure infinite critiche. Ma aveva visto giusto e denunciato il giusto: Didì, perdonaci, non avevamo capito nulla! Intanto auguri per l’impresa!

Ultima considerazione su due giocatori che a me piacciono da matti: Caceres e Kjaer. Il primo sarebbe in teoria nostro. Quando ha giocato ha sempre dimostrato grande forza fisica, spinta e flessibilità. Ha giocato centralmente solo pochissime volte, ma si è espresso molto bene sull’esterno. Le migliori partite la Juve le ha giocate con Caceres in campo. Merito di Ciro Ferrara. La caterva di infortuni ha inghiottito il suo nome nella lista dell’infermeria. Da riscattare assolutamente. Ha solo 22 anni. L’altro, biondone, ha un anno in meno del sudamericano ed è danese. Una delle più belle realtà. Al Palermo serve una punta e la Juve pare avere la chiave per arrivare al centrale di difesa, ruolo su cui la Juve deve investire e programmare e comprare. La pedina di scambio si chiama Amauri e se non fosse che non possiedo la macchina lo porterei io stesso a Palermo. Con tanti cari auguri per il suo nuovo passaporto. Adesso può votare, ma per favore non parli più di Nazionale!

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Un po’ di rimpianto

Un dubbio, un solo grande dubbio. Se Lippi si era sbilanciato, se il suo lavoro nel 2006 era stato grande, se… se… se, siamo sicuri di non aver fatto una grande immensa cazzata nell’allontanare Ciro Ferrara. O, equivalentemente, siamo sicuri che il problema sia in quella maledetta panchina. Mentre gli errori, clamorosi, di Claudio Ranieri sono stati così palesi da rendere inevitabile il suo brusco allontanamento, quelli di Ciro Ferrara mi sono sembrati errori di chi è alle prime armi e ha le mani legate. Vittima della sua stessa società, di pochi imbecilli cui hanno affidato la guida della Juventus.

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Lo ripeto sempre, Didier Deschamps aveva rinunciato a tutto pur di non sporcarsi le mani con quella che allora lui considerava non-Juve. Lui che in una vera grande Juve era già stato e con quella squadra aveva vinto. Lui juventino, come Ciro juventino. Si doveva e si poteva crescere insieme a Ciro, ma si doveva avere pure il coraggio di affidargli il compito di pianificare tutto. Se è vero che aveva chiesto D’Agostino perché serviva un regista (sin dai tempi del mancato arrivo di Xabi Alonso) e gli avevano preso Melo, se è vero che voleva puntare su Criscito e gli avevano preso Grosso, se è vero che stava iniziando a puntare su Giovinco e non levava mai Marchisio… se sono vere tutte queste storie, beh io un po’ di rimpianto ce l’ho. Peccato, mi sarebbe piaciuto vedere che tipo di strada, una Juve sana e vera, avrebbe potuto fare Ferrara. Ma anche questa è andata.

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In un clima, inoltre, in cui i sospetti su quell’estate maledetta si fanno sempre più insistenti, con prove oserei dire schiaccianti, beh allenarsi e credere ancora in questa nuova pallida Juve appare un miracolo. Strano, sconfortante. Un po’ l’atteggiamento della squadra in campo. L’unica medicina è perciò cambiare tutto, spazzare tutto a cominciare dai dirigenti e provare a ripartire con gente seria e tanta tanta pazienza. Ma se tale passo non lo si compie a giugno, allora sarà finita.

Una sola parola per Zaccone: vergognati! E’ troppo tardi.

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Puntiamo sui giovani! Quali?

Fu il primo grido di quella che sarà una deficitaria dirigenza. Pochi senatori, quelli che dimostrarono un attaccamento incredibile, e tanti giovani. Il primo e unico anno di Didier Deschamps, peraltro non completato per sopraggiunte dimissioni, fu caratterizzato dalla presenza costante in prima squadra di molti giovani. Interessanti e molti dei quali oggi famosi, se mi consentite il termine. Lo stesso Didier Deschamps dedicava spesso un paio di frasi ai giovani che allenava. Fu lui a lanciare Marchisio e sì che Didier se ne intendeva di centrocampisti. Fu lui a inserire progressivamente i vari Venitucci, Bianco, altri che adesso non ricordo, De Ceglie con gol contro il Lecce e poi Palladino. Quest’ultimo fu il protagonista assoluto della seconda metà di campionato cadetto, con parecchi gol: io me ne ricordo 8 con una bellissima tripletta! Peccato per il finale altrimenti Deschamps avrebbe lanciato pure Giovinco, ormai promesso. Ed era pronto ad accogliere Criscito allora al Genoa. Poi tutto naufragò per il semplice motivo che la dirigenza non aveva capito nulla di Juve, di Juventus e di Juventini. E Didier se ne andò, sbattendo la porta e lasciando in eredità un triste concetto: questa non è Juve!

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Al primo anno di Serie A, si fa per dire, in panchina c’è Ranieri. Riprendo direttamente un bellissimo articolo da Il Mondo in BiancoNero. Più volte ho ripetuto che i motivi della cacciata del tecnico romano furono molti e tutti condivisibili e, anzi, oggettivamente inattaccabili. Fra questi la cattiva gestione di Criscito, Palladino, Giovinco, Marchisio e De Ceglie. Oltre che Trezeguet, l’acquisto di Poulsen al posto di Xabi Alonso, il desiderio di Burdisso e poi Stankovic.

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E leggendo il post di Marco mi sono immaginato quanto segue: Buffon; Caceres, Cannavaro, Chiellini; Marchisio, Melo, Sissoko; Palladino, Diego, Trezeguet. Con i vari ricambi tipo Iaquinta, Giovinco, Candreva, Criscito.

Su Caceres c’è un grosso problema: troppi i 10 milioni di euro richiesti dal Barca per un talento di appena 22 anni. Mentre 9,5 milioni di euro furono gettati al vento per Andrade fortemente voluto da Ranieri. Anni 29, partite 4. Non ci sono i milioni per riscattare Criscito e non c’è nemmeno la volontà di andare a litigare con Preziosi. Complicato pure riscattare Palladino soprattutto se Gasperini dovesse rimanere sulla panchina rossoblu. Per Candreva servono milioni e sul ragazzo si può contare. Ma Secco sborserà la cifra che serve per comprare l’altra metà? Senza perdere il titolo di qualche giovane interessante? Altra questione: Giovinco rimarrà bianconero. Io mi fiderei ad occhi chiusi del suo talento, ma non credo che per il suo bene insistere con certi deficienti sia giusto. Meglio che cambi aria e stavolta il prestito sarebbe offensivo: se non ci punti adesso, quando? Quando avrà compiuto 28 anni?

Una triste vicenda quella della Juve dei giovani. E proprio adesso si capisce come questo argomenti sia stato usato solo per rabbonire la piazza e stupidi come me che si erano fidati di quelle parole. Serve gente seria adesso, con molta personalità, in grado di alzare la voce dentro gli uffici di Blanc e Secco e prendere tutto nelle proprie mani. Non credo che Bettega si possa permettere questa battaglia, non certo da solo. Quindi serve un uomo del genere. Sarebbe perfetto Capello, sarebbe perfetto Lippi. E torniamo sempre al solito punto! Ne usciremo solo a luglio!

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