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Tag: destro (pagina 1 di 2)

La prova tv e la regolarità del campionato

Episodio di Cagliari-Roma. Destro insegue il suo avversario, tenta una prima volta, poi gli molla un pugno e poi casca da solo, senza essere stato colpito, simulando un colpo da ko mai ricevuto. Sarebbe colpo violento a palla lontana più simulazione. Risultato: la Roma si sente offesa, Caressa perde le staffe in diretta, l’opinione giornalistica si dice allarmata.

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Pure Zazzaroni è stato costretto al passo indietro, senza contare che Caressa ha poi rettificato con “sarebbe meglio che Destro tenesse le mani al proprio posto”. E si riparla di regolarità del campionato. Addirittura, l’uscita della Roma è ancora più bella: “Se lo squalificano è per la moviola”, per bocca di Garcia che non sta infilando due cose coerenti, nemmeno per sbaglio.

Non è moviola, di certo non è falsa come il famigerato gol di Turone, con taroccamento delle immagini scoperto solo 20 anni più tardi, e cioè solo qualche mese fa. Si chiama, a termini di regolamento, prova tv.

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E sempre per il regolamento, visto che l’arbitro ha visto soltanto la parte finale dell’azione, con Destro a terra e il giocatore del Cagliari pure a terra, la prova tv ha evidenziato la doppia irregolarità di Mattia Destro.

La campagna contro Chiellini, le memorie su Montero, i ricordi di Davids, sono allucinante forzature di una realtà così lapalissiana da far rabbrividire il più acerrimo antijuventino.

E toglietela la squalifica a Destro: ci sarà più gusto. Ma qui le moviole appaiono e scompaiono solo quando fanno comodo. Qualcuno insinua che le TV ce l’hanno contro la Roma, senza contare il gol regolare di Peluso che avrebbe eliminato la Roma in quel di Coppa Italia, due mesi fa. Vale sempre, o non vale mai, questo fatto che le TV proteggono la Juve?

Ma torniamo al campionato. In particolare, cerchiamo di capire quest’ondata di fetida illogicità, partendo da Malagò. Le immagini sono quelle, la partita è Cagliari-Roma, il protagonista è Destro. Fine. Ci sembra di aver detto tutto. Per il resto, ci saranno le pagine di De Paola, le opinioni di Sconcerti, perfino il buon Liguori a libro paga di Berlusconi.

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Juventus-Parma La trappola del parmigiano

E’ la seconda miglior squadra per rendimento nel 2014. Addirittura, fra le migliori strisce in Europa. Il Parma di Donadoni è un ostacolo molto più grosso di quanto il nome non direbbe. E stasera tocca alla Juve.

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Dalla sconfitta coi bianconeri, all’andata, il Parma non si è più fermato. 17 partite utili consecutive, con un ritmo infernale degno delle prime della classe. Stasera non sarà facile.

La Juve arriva incerottata. A contare chi sta fuori o chi non è al meglio, ne vien fuori una formazione interessante. Ma non c’è spazio per le lamentele. C’è solo spazio per scrivere la storia.

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Tevez e Llorente per attaccare il Parma, nonostante la diffida che pesa sulle loro maglie. Caceres, Bonucci e Chiellini per gli straordinari in difesa, visto che sono alla quarta partita consecutiva. A centrocampo riprende la maglia da titolare Pogba, il francese inseguito dalle big d’Europa. Vidal e Pirlo regolarmente in campo, in attesa del ritorno di Marchisio che può già avvenire domenica sera contro il Napoli.

Occhio alla moviola: dopo il gol in fuorigioco di Destro, tutti i riflettori saranno puntati anche sui falli laterali invertiti a favore della Juve. Segno di un’Italia perversa, prima nei consumi del Maalox.

Juventus-Parma Tevez e Llorente per attaccare Donadoni

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Giornata numero 15: fra regali e finte proteste

Si chiude la giornata numero 15 che consegna una classifica interessante. Un trenino di squadre che la Juve non è riuscita a staccare viste le due sconfitte e il pareggio nelle ultime 5 partite di campionato.

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Si blocca la Fiorentina di Montella a cui pesa l’assenza di Jovetic, ma soprattutto l’assenza di un attaccante di peso. Ottimo il centrocampo, vero motore viola, tecnico e propositivo. Così come interessante è il pacchetto arretrato che ieri ha mostrato un Savic in versione goleador. Insieme a Conte, Vincenzo Montella è il miglior allenatore di questa Serie A per meriti conquistati sul campo. In breve tempo ha dato una forte identità al suo gruppo di ragazzi e un gioco ragionato e bello a vedersi. Quanto durerà?

Ciro Ferrara comincia la rincorsa alla riconferma. Molto paziente la dirigenza doriana che lo ha tenuto anche dopo una serie pazzesca di sconfitte consecutive. Ma questa Samp c’è: tanti ragazzi motivati, qualcuno davvero molto interessante, uno schema di gioco che prevede tanto attacco, ma che è mortificato dall’assenza di un finalizzatore. Occhio a Icardi, ma certo questo ragazzo è molto più seconda punta che bomber vero e proprio. Servirebbe Maxi Lopez e servirebbe pure il miglior Eder in appoggio a uno che segni, altrimenti Ferrara dovrà sempre sperare negli inserimenti da dietro. Benissimo Poli, meno bene Obiang, mentre Maresca alterna ottime prestazioni a opache performance. D’altronde è difficile fare il regista in una squadra sprovvista di ali forti e di punte vere.

Controllare i bonifici in entrata a Garcia, prego. Perché è fin troppo goffo l’autogol che consente a Stramaccioni di respirare. Oggi a leggere la rassegna stampa si ha l’impressione di una corazzata, quella nerazzurra, che ha vinto in modo netto. La realtà è di un progetto inesistente, un continuo ballare fra moduli e giocate solo tentate, un disequilibrio totale fra i reparti. Il Palermo ha rinunciato a giocare e si è infilzato da solo: speriamo lo faccia pure la prossima giornata.

Al Napoli va tutto bene. Rigore concesso, giustamente, a un maestoso Cavani: dove sarebbe il Napoli senza questo strepitoso giocatore? E rigore non concesso al Pescara nonostante il risultato al sicuro (si era sul 4-1). Dopo Chievo e Cagliari… ancora silenzio sui partenopei, con Mazzarri che continua non lamentarsi per questi regali ricevuti. Coerenza.

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Come la coerenza di Galliani che dopo la Photoshoppata di un anno fa contro il Catania dimentica di annotare il regalo, l’ennesimo, che permette al Faraone di pareggiare la partita. Partita che non ha mostrato un Milan in crescita, anzi: solo che al Catania mancava un Gomez in grado di pungere la difesa rossonera. Ma non importa: oggi si parla di effetto-Berlusconi e noi approviamo: a questo ritmo lo scudetto diventa davvero possibile.

Zeman ci ringrazi. Non leggerà questo blog, ma avevamo sottolineato come un ragazzo come Destro non poteva non giocare e infatti. Doppietta, terzo gol in due gare, soprattutto una prestazione come sarebbe piaciuta a Conte. E’ uno degli attaccanti da tenere in considerazione perché ha potenzialità incredibili. Solo che Roma non è l’ambiente ideale in cui crescere. Approviamo inoltre la doppia esultanza: la professione è professione, l’attaccante gioca per segnare, Siena è stata solo una parentesi nella carriera di Destro… per quale cavolo di motivo doveva rimanere immobile e non esultare? Ipocrisia di un calcio che ha perso ogni valore.

Chi ha capito l’intervista di Del Neri a fine partita è un pezzo avanti nel parlare una lingua sconosciuta. Non sarà tutta colpa sua, di certo Preziosi sta trovando negli allenatori il giusto appiglio per una stagione che non poteva certo essere migliore. Lo Monaco lo aveva capito e denunciato: non si può operare per conto di Moratti e Berlusconi e poi sperare che le cose vadano bene in casa propria. Nonostante la rosa sia qualitativamente di medio livello, a Genova si registra un ambiente completamente scarico dove non esiste un leader se non quel gruppo di ultras. Questi sono i risultati.

La legge dell’ex punisce l’Atalanta di Colantuono. I bergamaschi vengono soffocati da Gabbiadini che goleador non lo sarà mai, ma certo una buona seconda punta. Agile, ottima tecnica, ma deve crescere tanto a livello tattico. Come è cresciuto Diamanti: che giocatore! Si prende ogni tipo di responsabilità, realizza una punizione da urlo, ma occhio a non volare alto con i sogni: meglio essere un fenomeno in provincia che perdersi in una big.

Chiudiamo con Ventura. Cercare di trovare una giustificazione per rivendicare una espulsione sacrosanta la dice lunga su quanto a Torino, sponda granata, stia soffrendo. I discorsi sui primi 30 minuti trovano respiro solo a livello teorico. Ci sarà la gara di ritorno per rifarsi, ma la lamentela per non aver spostato la gara di Coppa Italia e il tentativo di gridare allo scandalo, fortunatamente tentativo mai cavalcato davvero, è un pessimo esempio di sportività. La stessa sportività riconosciuta alla Juve nel postpartita contro il Milan.

La stessa sportività che non registriamo in una redazione che dovrebbe far compagnia a Sallusti: lo striscione di Pessotto non vale l’approfondimento (giusto!) sul vergognoso telone su Superga. Noi rivendichiamo un nostro concetto: quelli lì non sono tifosi, e secondo me sono sempre gli stessi imbecilli che si travestono di bianconero, nerazzurro o rossonero per sentirsi importanti. L’importanza è data proprio da servizi giornalistici che ne cantano le lodi. Sui 39 angeli bianconeri non si intervista Don Albertini e non si scomoda praticamente mezza Italia, mentre su Superga sì. Spiegateci la differenza: noi non la vediamo. Bestie sono e bestie restano indipendentemente dai colori tifati. Così non è per certe redazioni. Sallusti è troppo solo, chi vuole seguirlo?

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Il caso Destro: “Con Zeman per giocare e vincere”

La giovane età ti fa dire cose che poi con la maturità non diresti mai, se non per farti due risate al bar. E purtroppo i procuratori tendono a guardare solo gli interessi economici del proprio portafogli, non certo l’interesse del ragazzo di cui curano la procura. Così come i Presidenti che continuano a ragionare di politica e mai di pallone. In questo mondo confusionario si inserisce il caso Destro.

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Vincere e giocare non possono andare nella stessa frase con Zeman: ecco l’errore nella dichiarazione che il ragazzo rilasciò al momento di firmare il contratto con Baldini.

In estate Antonio Conte aveva intercettato il ragazzo attirando la sua attenzione e stima. Probabilmente gli avrà spiegato come intendeva utilizzarlo, quali erano i piani tattici nella nuova Juve (quella attuale, n.d.a.) e come poteva cambiare il futuro del ragazzo. Mattia Destro era rimasto affascinato, ma poi Preziosi e il suo procuratore hanno fatto il resto, e hanno fatto male spingendolo alla Roma di Zeman.

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Abbiamo letto, io in particolare, numerosi articoli su un Destro già capocannoniere, su un Destro che poteva finalmente esplodere, su un Destro che avrebbe giocato in un certa maniera… invece siamo qui a raccontare tutta un’altra storia. Sono 8 le presenze di Destro e non scriviamo il minutaggio per non far arrabbiare gli estimatori dell’ex attaccante senese. Di certo c’è che un talento sta per essere bruciato nella Capitale dove Zeman ne sta combinando di tutti i colori. Per fortuna che Petrucci è riuscito a far approvare il 3-0 a tavolino in quel di Cagliari, altrimenti la Roma sarebbe ancora più indietro.

Un solo gol all’attivo per un ragazzo molto promettente e che aveva solo bisogno di un allenatore capace: capace di utilizzarlo a dovere, capace di gestirlo, capace di farlo crescere. Tanti gradoni, pochi chilometri in campo: ecco il resoconto dell’avventura di Destro con Zeman.

Tanti auguri Mattia, sai comunque che a Torino c’è qualcuno che ti stima. Di certo al posto di Matri questo ragazzo ce lo vedo bene.

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Juventus-Roma 4-1 Ti piace vincere facile contro il bo(sc)emo?

Come si apre un pezzo che avrebbe bisogno di un libro per raccontare tutto? Emozioni, fatti, gol, gol mancati, episodi? Forse a venirmi in aiuto è Mattia Destro, l’attaccante che Conte voleva e che ha scelto – non lo dirà mai, ma la verità è che lo hanno obbligato a scegliere – la Roma. Perché? Sentiamolo:

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Mi ha cercato la Juve, ma ho scelto la Roma per segnare di più.

Tanti auguri Mattia, ma noi abbiamo un piano preciso, obbiettivi seri che non lasciano spazio a illusioni o a false intuizioni.

Vien da ridere rileggendo queste parole, ma è pure strano stupirsi. In realtà a molti tifosi non va a genio questo risultato: troppo stretto, troppo rispettoso della Roma, sicuramente bugiardo per quanto poteva capitare e doveva capitare. Avessimo avuto più cattiveria sarebbe servito il pallottoliere per tenere il conto dei gol. Due traverse, di Marchisio e Vucinic, un paio di tiri di Mirko da paura, poi ancora Marchisio, poi Vidal che mette alto, poi Pogba che mette a lato. Tutte chiare occasioni da gol non sfruttate e che gridano vendetta.

Perché da una parte c’è chi parla, sparla, parla a vanvera, sparlacchia, spernacchia perché soltanto così potrà conquistare le copertine, e dall’altra parte c’è chi le copertine se le conquista a forza di ceffoni rifilati sul campo alle avversarie. Ceffoni che fanno malissimo, di quelli che ti mettono al tappeto. Dai fegati scoppiati alle ironie dello Studio Sky, dalla voce sommessa di Pagliuca alla voglia di polemica della Calcagno a Mediaset Premium. Ancora un sogno infranto per l’Italia antijuventina che dovrà inventarsi qualcosa di eccezionale per trascorrere una domenica serena.

La Juve va perché perfino Sacchi deve abbassare la maschera e lasciarsi andare a un pizzico di onestà intellettuale:

Credo che la Juve sia la squadra migliore d’Europa per organizzazione e qualità di gioco. Vanno fatti i complimenti a Conte e allo staff della Juventus perché han fatto un lavoro straordinario.

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Già, Conte. Ieri un personaggio molesto come Zeman poteva stare in panchina, mentre Conte non è stato mai inquadrato eppure avrebbe meritato la panchina. Adesso Sacchi, coerente come ci pare di essere in questo periodo, dovrà chiedere il motivo di questa squalifica, no?!? E che grande soddisfazione pure per Carrera. E che grande stile dei ragazzi che non hanno mai sfottuto gli avversari, salvo prenderli a pallate e massacrarli sul piano del gioco, ma questo è il calcio.

Un 4-1 che sta strettissimo. Con Pirlo al gol, ma non ancora al 100% anche se sono tornati i suoi lanci, con un Vidal e un Marchisio in formato mondiale, con De Ceglie e Caceres a sorpresa in campo e che risulteranno preziosi per chi ha rifiatato per la Champions.

Chissà perché la dea bendata ha voltato le spalle a Vucinic. A oggi è il talento più importante che abbiamo in Italia quanto a fantasia ed efficacia. Gli manca il senso del gol come Cavani, ma non esistono altri attaccanti al di fuori di Vucinic. Con Conte ha raggiunto la piena maturità e quei 15 milioni di euro sono benedetti. Ora sì che è un vero top player.

E se Vucinic è costato 15 milioni di euro, Barzagli ne costò appena 300mila. Dopo Pirlo, esclusivamente per ragioni economiche, Barzagli rappresenta il secondo miglior colpo del secolo. Se al 90esimo vai via con quella forza e quella classe, sul 3-1, con la cattiveria di andare a sfondare la porta, con quell’assist al bacio per Giovinco… allora giù il cappello per il miglior difensore italiano per distacco. Non soffre mai, anticipa come il miglior Cannavaro, di testa le prende tutte. Beppe Marotta cosa hai combinato?

Matri torna al gol dopo sette mesi. A essere cattivi dovremmo dire “facile contro Zeman”, ma un gol è sempre un gol. Fin qui Conte ha azzeccato tutte le altalene: prima Vucinic e Giovinco, quindi Quagliarella e ora pure Matri. Vuoi vedere che Bendtner spaccherà le porte?

P.S.

La giustificazione al titolo è data dalla realtà fattuale. Forse Cobolli Gigli ha davvero detto l’unica cosa corretta in tutta la sua vita da bianconero: “Largo ai giovani. Certe persone anziane dovrebbero mollare”. Il riferimento a Zeman non era tanto velato. Vecchio e scorbutico, indisponente per i suoi stessi giocatori che lui e solo allena tutti i giorni. Lo chiamano Maestro, come chiamavano Maestro pure Do Nascimiento di Wanna Marchi. Sostanzialmente sono sullo stesso piano: vendono fumo (oltre al fatto che Zeman lo compra pure in forma di sigarette) e per campare devono raccontare una serie infinita di scemenze, di falsità. E vengono idolatrati dalla parte più sensibile della popolazione italiana: i coglioni.

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Il bomber lo abbiamo in casa

Amici ci risiamo! Dopo la delusione dell’anno scorso, quando da Aguero passammo a Rossi, e poi a Vucinic, per la Juventus, ma soprattutto per noi tifosi, si profilo un’altra estate di passione sul fronte top player. Si vocifera, si parla, si mormora. Ma a livello di concretizzazione zero.

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Marotta sta sondando diverse piste, forse troppe, e forse anche sbagliate rispetto a ciò che serve alla Juventus. Sembra quasi tramontata la pista Luis Suarez, col manager del Liverpool che ha dichiarato la permanenza dell’uruguaiano in Inghilterra. Higuain e Benzema ce li possiamo scordare. Resta solo Van Persie, e Jovetic della Fiorentina che non è la punta che ci serve.

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Negli ultimi giorni la Juventus si è avvicinata a Pazzini, con una presunta ma molto credibile telefonata del dg Marotta all’attaccante dell’Inter. Soluzione di emergenza, almeno così si è detto, profilando addirittura uno scambio con Quagliarella. Soluzione sbagliata, secondo me: dare Quagliarella per Pazzini non conviene perché, sebbene il livello sia lo stesso, almeno col Quaglia abbiamo una certa duttilità. È vero, Conte lo vede solo prima punta, ma all’occorrenza può benissimo giocare come attaccante esterno: la corsa ce l’ha e anche i piedi. Cosa che non ha Pazzini, invece più punta centrale, e meno dotato tecnicamente. Ma con Pazzini non facciamo nessun salto di qualità, sebbene dovesse arrivare insieme a Jovetic, almeno così era stato ipotizzato. A questo punto rimpiango il fatto di non aver tenuto Immobile, un ragazzo di 22 anni che ha fatto tutta la trafila della giovanili con la maglia bianconera. Insomma, uno che conosce la Juve, ed è conosciuto dalla Juve. Io ho visto diverse gare del Pescara, ma anche della primavera della Juve, e posso dire che questo può diventare un grandissimo attaccante, un vero centravanti. Fisico forte, movimenti da ariete, e fiuto del gol: tutte le caratteristiche ideali per fare bene. E ha solo 22 anni. A Pescara ha fatto tanti gol, ma lui li ha sempre fatti, anche in primavera. E poi è uno da Juve: un altro rammarico è di averlo dato in comproprietà al Genoa di Preziosi, e se Ciro Immobile dovesse fare bene (molto probabile), forse ci potremmo ritrovare di fronte a un nuovo caso Giovinco. E proprio per questo l’altro giorno ho parlato di doppia faccia della medaglia, per quanto riguarda il mercato dei giovani.

A questo punto, se proprio dobbiamo accontentarci di un Pazzini, che non ci fa fare il salto di qualità, e per il quale bisognerebbe sacrificare Quagliarella, o peggio ancora una decina di milioni, era meglio tenere questo ragazzo di 22 anni, che seppur giovane e meno esperto, ha tanta voglia di mettersi in mostra, e il suo entusiasmo nel giocare lo dimostra. È uno che lotta su ogni pallone. Per me bisognava tenerlo, magari poteva essere utile. Infatti un caso analogo è stato Masi: chi si aspettava una personalità così forte di questo ragazzo?! Caro Marotta, come ho scritto un po’ di tempo fa, io pretendo il top player, e non questi giocatori che nulla hanno del top player. A questo punto, puntiamo sui nostri giovani: Immobile è uno che farà strada, e sono convinto che tra un anno, di questi tempi, molte squadre faranno a cazzotti per accaparrarselo, un po’ per come è successo con Destro. Spesso non capisco queste azioni di mercato: per Destro avremmo speso un bel po’ di milioni, invece diamo Immobile via così. Non pensiamo solo all’aspetto economico, ma anche a quello tecnico, e alle aspettative e sogni di questi ragazzi. Immobile è sullo stesso piano di Destro (a dir la verità quast’ultimo cos’ha dimostrato? Ha fatto 14 gol, ma bisogna sempre confermarsi e non è facile). È ingiustificata la ressa che si è creata per Destro, ma lo è altrettanto l’indifferenza con la quale vengono ceduti i nostri giovani, senza dar loro una minima possibilità (alla luce delle strategie di mercato che si stanno profilando). L’errore è passare da un estremo all’altro, senza trovareinuma via intermedia.

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Il caso Destro: come impostare la trattativa

Partiamo da un fatto: l’interesse attorno a Destro è davvero sorprendente. Segno che il ragazzo merita le attenzioni che sta ricevendo in particolare da Roma e Juventus. Conte non ha fatto mistero di gradire questa prima punta molto agile e potente. Non dimentichiamo che questo è stato il suo vero primo anno, in uno dei campionati più difficili, in una squadra che ha offerto un buon gioco. Tradotto, nella filosofia di Conte: cosa potrebbe fare se a lanciarlo fossero Pirlo o Vucinic?

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La Roma invece ha di fatto scommesso sul ragazzo, cedendo un altro giovane interessante come Borini. Un azzardo se la trattativa non dovesse andare in porto. Con Zeman gli attaccanti si esaltano, ma è proprio qui che quello che sembrava un affare già chiuso si è arenato. Nonostante Preziosi spinga il ragazzo a Roma (chissà perché?), il ragazzo continua a pensare e a prendere tempo. Ed ecco perché.

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Mattia Destro ha parlato più volte con Conte e ne è rimasto stregato. Alla Juve avrebbe a disposizione un impianto di gioco ben collaudato e un allenatore che lo stima al punto che è disposto a rinunciare a uno fra Quagliarella e Matri. Di per sè, è questa una investitura importante. La Juve, per di più, fa la Champions: un fascino molto particolare per chi l’ha sempre vista in TV. Non solo: la Juve è l’unica delle italiane per il quale il futuro sembra roseo. Con un progetto di crescita cui lo scudetto strameritato di quest’anno fa da base per gli anni a venire.

Al contrario a Roma Destro soffrirebbe uno strano atteggiamento dei tifosi: ti scaricano subito e le radio romane cominciano a renderti la vita impossibile. Un ragazzo di 21 anni, nonostante l’ingaggio di Sabatini sia allettante, a queste cose ci pensa. Di più. Destro non sarebbe così contento di dover dividere l’eventuale ruolo di punta con Francesco Totti: sarà concorrenza reale? E perciò la firma sul contratto non c’è ancora.

Destro temporeggia e questo giova alla Juve. Juve che se dovesse cedere Matri lo farebbe solo sicura di poter prendere il bomber senese. E attenzione all’incastro. Siena e Genoa sono quasi d’accordo su chi deve riscattare la metà, cioè il Genoa di Preziosi. Ma Preziosi non ha ancora chiuso perché Destro non ha ancora l’accordo con la Roma. La Juve agirebbe in questo modo: prendendo una delle metà e tenendo il giocatore in comproprietà, col riscatto dell’intero cartellino che avverrà solo il prossimo anno. Costo dell’operazione fissato intorno ai 7 milioni di euro. I rapporti col Siena sono più che ottimi, e sono pure buoni i rapporti con Preziosi (gli affari di Boakye e Immobile sono gli ultimi di un paio di trattative felicemente concluse fra Preziosi e la Juve). Cosa accadrà nei prossimi giorni?

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Attenti: “Bisogna fermare la Juventus…”

Un brivido corre lungo la schiena. Un brivido che mi ha letteralmente immobilizzato. Una sorta di articolo e lettera insieme, un presagio, forse un consiglio. Di quelli che, però, qualcuno rischia di prendere alla lettera. Lo ripetiamo: non ci sarà più un altro 2006. Né per noi né per altri. Che se lo mettano bene in testa. Niente più farse.

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Epperò qualcuno pare proprio consigliare di fare qualcosa. Questo qualcuno si chiama Italo di nome, Cucci di cognome. Per la serie “largo ai giovani” questo profeta del calcio all’italiana (la sua frase ricorrente durante gli Europei: “a me non piace questo moderno gioco del calcio, sono affezionato al catenaccio e contropiede che tanto bene ci ha fatto“) lancia il messaggio a tutta la Serie A:

Se io fossi De Laurentiis o Mazzarri – o tutt’e due – mi metterei in testa un solo obiettivo: fermare la Juve nella fase più delicata del suo Progetto. Che non è solo calcistico ma ideologico.

A parte che alla Juve andrebbero fatti solo i complimenti, perché qui l’unica vera squadra che si sta muovendo da grande e da squadra è proprio la Juve. Invece il paradigma viene ribaltato: fai bene e sei la Juve? Giù critiche, addirittura questo grido di allarme “è già forte, si sta rinforzando ancora di più: fermatela!”.

Una lettera a Napoli e ai napoletani che nasconde però un messaggio strano: qual è l’ideologia della Juve? Ovviamente è quella che è legata all’unico progetto tecnico che esiste in Italia. Quello per il quale Conte si è per una volta sbilanciato dicendo che “la numero 10 io la darei a Paratici, per esempio” confermando come i veri top player bianconeri sono i dirigenti, oltre allo stesso allenatore.

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Un progetto ben preciso: una Juve forte, composta da uomini veri prima che talenti strapagati. I top player si coltivano in campo, perché a volte top player ci si diventa. Col lavoro, con le idee di un allenatore, con il comportamento durante tutta la settimana.

E allora… via… “bisogna fermare la Juve“. Se questo messaggio arriva nelle orecchie di gente come Galliani e Moratti… siamo spacciati. E forse il messaggio è già arrivato.

Detto del 2006, irripetibile, e dunque niente più processi farlocchi – anche se il vero processo l’Inter e il Milan l’hanno già evitato, cioè Calcioscommesse – ecco l’embargo. Su El Kaddouri, dopo l’esplicita mossa del ragazzo e del procuratore che vogliono la Juve, ecco lo stop di Corioni: “Mai alla Juve“. Su Verratti ecco piombare, un po’ per gioco e un po’ per diletto, il PSG di Leonardo. Su Destro ecco la virata di Preziosi che sta vendendosi a tutti (Roma compresa) meno che alla Juve. L’unico a resistere pare Pozzo, dopo le cessioni eccellenti di Isla e Asamoah.

I ragazzi vogliono la Juve (leggi El Kaddouri, senti Verratti, leggi Destro), ma i presidenti si oppongono. Nonostante la Juve non li prenda gratis, ma li paga come tutte le altre squadre. Forse anche di più visto che può offrire ottimi giovani e comunque un buon gruzzolo di denaro (coerentemente col valore e la storia dei ragazzi, leggi ancora il caso Verratti).

Per carità, è il normale gioco del calciomercato, ma ultimamente troppe voci incontrollate hanno mostrato una sorta di ostilità verso il fascino ritrovato della Vecchia Signora. Vecchia Signora che rischia di diventare una bellissima Signorina: giovane e forte, ricordando il Torneo di Viareggio e le numerose operazioni che hanno portato i migliori giovani alla corte di Baroni.

E così siamo tornati al più normale dei sistemi: tutti contro la Juve, la Juve contro tutti. Ah… casa dolce casa!

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Su Pazzini, Krasic e gli attaccanti bianconeri

E’ il tema caldo in casa Juve. Forse più nei forum, nei blog e sui social media: un top player o due buonissimi giocatori?

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Qualche giorno fa abbiamo proposto la coppia Destro-Jovetic: giovani, grande promessa il primo, grande realtà ormai il secondo. Più accessibili di un top player, visto che insieme guadagno pure meno del giocatore di grande rango. Marotta sta lavorando sotto traccia, crediamo, a un grande nome. Ma tale ipotesi è al vaglio dei dirigenti bianconeri. Una sorta di piano B, come lo fu la scorsa estate che ha comunque prodotto l’arrivo di Vucinic.

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E di ieri sera l’annuncio, nonostante la stramba smentita di Moratti, che Pazzini è sul mercato. La valutazione pagata un anno e mezzo fa è di fatto dimezzata. Oggi il Pazzo non può valere più di 6/8 milioni di euro. Qualche fonte vicina alle milanesi ha addirittura parlato di uno scambio con la Juve che prevede l’inserimento del cartellino di Krasic. La voglia di rifilare un pacco ai nerazzurri è forte, ma crediamo fermamente che Marotta debba cederlo solo all’estero, e per denaro contante (al più inserito in qualche proficuo scambio). Mentre Pazzini alla Juve scalzerebbe uno tipo Matri: come quarto attaccante potrebbe andare, ma Conte preferirebbe il ritorno di Borriello. Il giocatore non rimarrà alla Roma e la società giallorossa non potrà certo chiedere più di 3/4 milioni di euro. A Torino sono convinti che Marotta stia attendendo l’ultimo giorno utile per strapparlo a una cifra veramente ridicola. Conte è convinto di poterlo plasmare e usare al meglio.

La deduzione di questo ragionamento, al netto dei nomi citati, è che Quagliarella e Matri non sono assolutamente certi della permanenza in bianconero. Conte ha già Vucinic e Giovinco e sta cercando una grande prima punta. Su Destro si continuerà a trattare: a 21 anni conviene mantenere vivo il canale con Siena e Genoa. Piuttosto non si registrano passi ufficiali verso Jovetic: con lui Conte riproporrebbe uno schema molto simile al Barca. Attacco leggero, tutto tecnica e velocità. Da non disdegnare.

A questo punto l’attacco potrebbe essere completato da due ottimi giocatori. Per caratteristiche tecniche uno potrebbe essere proprio Quagliarella (che piace a Conte più di Matri), l’altro… Borriello o Destro. In generale il conteggio dovrebbe essere di 3 punte molto tecniche e di 2 punte pesanti.

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Un top player o due good player/2: prendiamo quello che ci serve

Dopo aver analizzato le varie ipotesi di mercato, con la possibilità dell’arrivo di un grande giocatore, il cosiddetto “top player”, oppure di una strada alternativa che vede l’acquisto di due buoni giocatori, i “good player”, ossia giocatori forti ma economicamente molto più avvicinabili, concentriamoci su ciò che può servire alla Juventus veramente. Cioè ciò che può permettere alla Juve di fare il salto di qualità.

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La domanda è: si può fare il salto di qualità con due buoni giocatori al posto del top player? Secondo me sì, ma è necessario che la Juve prenda ciò che veramente le serve: ovvero l’attaccante che fa gol. Analizzata la questione economica, resta quella tecnica. Abbiamo ipotizzato una soluzione con Jovetic+Destro al posto di un top player, chiunque esso sia. Ebbene, ciò che mi preme di dire è che se i due good player vanno a colmare le lacune della Juventus, allora ben vengano.

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La lacuna importante è stata in fase realizzativa: in troppe gare abbiamo sofferto l’assenza di un vero attaccante. Ricordo contro la Lazio allo Juventus Stadium, contro l’Udinese sempre in casa, oppure contro la Fiorentina: abbiamo giocato dei grandissimi primi tempi, con almeno 4-5 occasioni nitide, ma si sono conclusi sempre con lo stesso risultato: un misero uno a zero a nostro favore. E’ evidente quindi che la lacuna è il bomber di razza. Abbiamo preso Giovinco, che bomber non è. Si può ipotizzare l’acquisto di Jovetic, magari facendolo giocare prima punta in stile Barça, ma sappiamo che prima punta non è.

La soluzione dei due good player è ottima e vantaggiosa dal punto di vista economico, e non solo: la giovane età sia di Jovetic che di Destro è un ulteriore elemento a favore. Ma solo se dovessero arrivare entrambi allora potremmo dire di aver agito bene sul mercato. Il rischio più grosso è quello di lasciar perdere il top player per puntare all’accoppiata appena citata, senza però riuscire nel doppio colpo, ossia prendere entrambi: se dovessimo prendere solo Jovetic, cioè il più talentuoso, ci ritroveremmo di nuovo con gli stessi problemi.

Troppe volte quest’anno ho visto una Juventus che si piaceva, con giocate di fino, magari cincischiando anche al limite dell’area di rigore. Poche volte una Juventus che ha asfaltato subito gli avversari, in stile Juventus di Capello: contro la Fiorentina a Firenze, contro la Roma in casa. Concludendo, ci sono tutte le ragioni, a partire da quella economica e quella anagrafica, per puntare ai due good player. Ma non bisogna perdere d’occhio il punto di vista tecnico, che è quello che farà la differenza.

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