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Tag: di-matteo

Juventus-Chelsea 3-0: atto di forza bianconero

Proprio ieri ci chiedevamo di che pasta fosse questa Juve in Europa. Sostanzialmente abbiamo direttamente chiesto una prova di forza alla banda di Conte che ha risposto come meglio non poteva.

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A scanso di equivoci avevamo chiesto una prestazione convincente, al di là della vittoria. La Juve invece esagera e si prende tutto: la scena, i gol, il campo, il dominio, il bel gioco, lo spettacolo. Forse anche qualcosa di più, ma ci sarà da sudare anche nella sesta partita.

Quagliarella, Vidal e Giovinco sono le firme di questo successo avvenuto contro il Chelsea campione d’Europa. Nessuna osservazione da fare, anche perché ci pensa Di Matteo a fine gara a spiegare per bene che è successo ieri sera:

Peccato, abbiamo avuto tre palle gol e un po’ di sfortuna.

Sfortuna, e hanno avuto tre palle gol. Dichiarazioni buone per quelli della Gazzetta dove Bramardo è in crisi, lui grande tifoso del Chelsea. In realtà Di Matteo ha dimenticato gli altri 85 minuti della gara. Minuti in cui la Juve ha prodotto una ventina di tiri in porta, 13 solo nello specchio di Cech. Di Matteo ha dimenticato velocemente il pressing feroce della mediana bianconera, il grande numero di palloni recuperati, i continui calci d’angolo che hanno messo alle corde i Blues.

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Finalmente Lichtsteiner e Asamoah si sono presi le fasce, imbrigliando il Chelsea e garantendo il costante pareggio degli uomini con la linea a 4 difensiva dei Blues. E Vidal e Marchisio hanno completato l’opera con i loro meravigliosi inserimenti. In cabina di regia Pirlo ha comandato il gioco come nessuno al mondo sa fare, anche con qualche rischio che stasera poteva e doveva prendersi.

Dai piedi del genio bresciano la palla dell’1-0 targata Fabio Quagliarella. Quarto gol in Champions, nove in totale in stagione in 13 partite. Bentornato Eta Beta, ma ora non andare più via. Prima Lichtsteiner aveva preso un clamoroso palo dopo un salvataggio di Cech, e sempre Lichtsteiner ha rischiato ancora di segnare salvo il piedino di Cole che ha tolto la palla proprio dalla riga di porta.

Juve bellissima, addirittura migliorata nel secondo tempo quando lo Stadio, meraviglioso nel sostegno ai ragazzi, voleva chiudere il match. Chiusura che avviene con una incursione di Asamoah e il solito inserimento di Vidal. Che stagione quella del cileno che solo da qualche partita ha ritrovato la solita gamba.

Giovinco, sesto gol stagionale, secondo in Champions

Giovinco, sesto gol stagionale, secondo in Champions

Sottotono Vucinic he però aveva bisogno di incamerare minuti, ma criticare sia lui sia Giovinco mi pare non solo eccessivo, addirittura idiota. Sono gli unici due d’attacco che garantiscono superiorità e giocate altamente creative. Siamo un po’ troppo critici e cattivi nei giudizi di questi due, anche con Giovinco che sigla il suo sesto gol stagionale entrando a 10 minuti dal termine. Prima Vucinic aveva sparato alto a pochi metri da Cech, su servizio di un ottimo Lichtsteiner (la punizione è stata capita e assimilata: grande gestione da parte di Conte).

Il triplice fischio consegna un Buffon in estasi. Lui sì che ha conosciuto Juventus fortissime e questa, a detta sua, comincia ad assomigliare a quella dei cicli di Lippi e Capello. Fidiamoci del capitano.

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Il punto d’ oro di Stamford Bridge

La Juventus è tornata, da grande protagonista, nel grande palcoscenico europeo della Champions League, facendo il suo esordio nella tana dei campioni d’ Europa del Chelsea. Mercoledì si è tornata a sentire la musichetta allo Stamford Bridge e per alcuni dei nostri ragazzi è stata la prima volta e Buffon ha tagliato il traguardo delle 400 presenze con la maglia bianconera. Dopo 1016 giorni la Juventus è tornata a giocare la competizione internazionale che le compete, dopo quel clamoroso 4-1 casalingo con il Bayern Monaco che ha sancito l’ eliminazione addirittura già nella fase a gironi. Da quel tonfo sono cambiate tante cose: dirigenza, allenatore e molti giocatori e il risultato si è visto ieri sera.

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La Juventus è partita bene dimostrando di essere concentrata e di non concedere molti spazi in fase difensiva, un buon possesso palla e delle ottime ripartenze fra cui quella in cui Marchisio avrebbe potuto indirizzare la gara in altro modo, ma così non è stato. Il Chelsea di Di Matteo provava a sfruttare le fasce con Cole e soprattutto con il fantasista Hazard ben bloccati su quella corsia da Lichtsteiner e da Vidal, un vero guerriero ieri sera a Londra, un leone. Dall’ altra parte neanche Ivanovic e Ramires hanno creto molti problemi sulla corsia di Asamoah aiutato da Marchisio nelle chiusure.

Sfortunamente, dopo che il Chelsea aveva provato a sfondare con Torres, anche lui non all’ altezza della sua fama e dopo la ripartenza della Juventus conclusasi con il tiro a lato di Vucinic sull’ assist di Vidal, che proprio in quella azione si infortuna alla caviglia ed esce momentaneamente, il Chelsea con Oscar punisce la Juventus con un diagonale da fuori area, con una complice e fondamentale deviazione di Bonucci che spiazza Buffon. Neanche il tempo di una reazione concreta, che di nuovo Oscar, con un colpo degno del nome che porta, trafigge Buffon per il due a zero piazzando la palla sotto il sette.

La Juventus potrebbe subire il colpa dell’ uno-due immediato, invece no, invece come ci ha abituato la squadra di Conte reagisce, con autorità e autorevolezza ma doprattutto come dice Vidal, con il cuore. Proprio Vidal che seppur zoppicando e stringendo i denti riapre la partita, con un tiro rasoterra su cui Cech non può nulla. Lui è il simbolo di questa Juventus, quella che non molla niente, quella che non molla mai, quella che ci crede sempre fino alla fine nonostante tutto e tutti. Questa è la Juventus che vuole Antonio Conte.

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Nel secondo tempo la Juventus che scende in campo è ancora più compatta e solida, solo Hazard fa venire i brividi con quell’ inserimento in aerea contrastato abilmente da Barzagli, Lampard solo su punizione e Mata, subentrato a Oscar, con un tiro di poco a lato mettono paura alla squadra guidata da Carrera. La Juventus nella secondra frazione di gara è anche decisa e sfrontata, anche se davanti con la coppia Vucinic-Giovinco non riesce a incidere come deve, la difesa del Chelsea centralmente concede poco e sia Giovinco, che non è riuscito a dimostrare il suo valore sbagliando anche passaggi e appoggi semplici, sia Vucinic che oltre alla possibile occasione dell’ 1-0 non è stato l’ uomo partita visto a Genova domenica scorsa.

Carrera così decide per il cambio Quagliarella per Giovinco e la scelta paga, con il pareggio. Fabio servito da una fantistica palla al bacio di Marchisio su un altrettanto fantastico incrocio della punta di Castellammare, infila con una freddezza assoluta il pallone sotto le gambe di Cech, è il 2-2 Poi sempre Quagliarella, servito dal neo entrato Isla che ha preso il posto di Lichtsteiner, con un girata stampa la palla all’ incrocio, insomma con due giocate Fabio stava per cambiare totalmente la partita. Successivamente anche Matri fa il suo ingresso in campo rilevando Vucinic, ma il risultato non cambia.

Alla fine è un pareggio giusto per quello che si è visto in campo, due squadre toste, quadrate e compatte che si sono date battaglia fino all’ ultimo minuto per cercare entrambe la vittoria. Un punto nella casa dei campioni d’ Europa è molto prezioso visto il duplice svantaggio e visto la reazione della squadra. C’è consapevolezza dei propri mezzi e delle proprie forze, cercando sempre di più la continuità dei risultati. Questa squadra può dare e fare ancora di più di quello che si è visto ieri sera e Conte lo sa, lui è attento al minimo dettaglio e la Champions è la competizione dei dettagli, ma per oggi va bene così. Anche questa volta torniamo a casa da imbattuti, per la 43 volta.

Il mister che ancora una volta è stato costretto a vedersi la partita dalla tribuna, causa squalifica, non si è sottratto alle emozioni della partita, scatenandosi ai goal come il tifoso a casa e allo stadio. Speriamo che questa sia una delle ultime volte che lo vedremo lassù, perché noi vogliamo vederlo esultare sì, ma in panchina e con i ragazzi. Fra un po’ di giorni sapremo se sarà così, al Tnas l’ ardua sentenza.

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Chelsea-Juventus 2-2 Quando l’orgoglio supera il talento?

Non si può analizzare il match senza osservare quanto segue: non è la Juve dinamica e feroce e scattante che abbiamo lasciato vincente a maggio. Non è quella Juve e la causa principale sembra essere il carico di lavoro sostenuto e ancora non smaltito. Soltanto tre elementi sembrano essere in piena condizione: Vucinic, Lichtsteiner e Marchisio. Un gradino sotto Giovinco e Vidal, per il resto gambe pesanti e molta poca reattività.

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Ora, se sommiamo a queste osservazioni oggettive anche lo scarso rendimento di Pirlo (normale per tutti gli uomini di questo pianeta, assolutamente sotto la media se si considera il Pirlo marziano che finora ha ammaliato tutto il mondo) ecco che questo inizio di stagione può essere letto nella maniera più corretta possibile. La Juve sta diventando una squadra (ammesso che non lo sia già). Una vera squadra, di quelle malefiche e toste, di quelle che non abbatti anche quando giocano la peggior partita, anche quando non in condizione, anche quando normalmente le partite le perdi e non le recuperi più. Dopo Genova, ecco un’altra impresa. E di impresa pura si sarebbe trattato se quella palla di Quagliarella fosse entrata dopo aver toccato l’incrocio dei pali.

Ecco la Juve che torna da Londra: consapevole dei propri mezzi ancora non del tutto espressi, forte di una imbattibilità conservata, perfettamente in corsa con quello che poteva essere un piano strategico di inizio stagione. Supercoppa portata a casa, 3 vittorie su altrettante partite di campionato ed esordio positivo contro i Campioni d’Europa.

Il primo tempo è ancora falsato. La Juve fatica a ingranare, come una macchina a diesel che ha bisogno di sfogarsi prima di sviluppare appieno il motore. Un primo tempo impacciato dove ancora non è chiaro cosa ha inciso di più: l’emozione e un certo timore reverenziale o una condizione precaria?

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Aggredita da una corsa più fluida degli uomini di Di Matteo, la Juve ha subito come poche volte l’anno scorso l’avversario, ben più reattivo e forse meglio organizzato a centrocampo. Il solo Vidal a battagliare non poteva certo bastare e certo agli uomini di Conte è mancata la regia e la lucidità di Andrea Pirlo, in ombra e in completa difficoltà con le marcature a uomo ora di Oscar ora di Hazard. Segno che Di Matteo temeva davvero questa Juve, così come lo stadio ha confermato mostrando assoluto rispetto per le maglie bianconere. La Juve ha punto, di tanto in tanto, con qualche bella combinazione. Vucinic ha arretrato troppo il baricentro della sua azione lasciando troppo isolato Giovinco. Il player tascabile ha subito la fisicità di Terry e David Luiz e poche volte si è potuto girare per scatenare il suo talento.

E se Lichtsteiner ha lottato alla pari col proprio avversario, Asaomah ha completamente fallito la prova. Troppo timido il ghanese e senza lo spirito di iniziativa che ha stupito tutti in questo inizio di stagione. Poteva starci, ma che sia solo un episodio isolato, frutto dell’emozione del momento. Con Pirlo bloccato, e Vidal e Marchisio a tamponare il continuo tambureggiare del centrocampo dei Blues, toccava alla difesa avviare l’azione d’attacco. Una difesa apparsa ancora una volta svagata. Che non funzioni il filtro di Pirlo è evidente, ma allora Conte deve ricorrere ai ripari: facendo rifiatare Pirlo e magari registrando una nuova difesa, con magari una figura ben più agile a dar manforte ai tre stantuffi. Forse Caceres, certo non a suo agio sulla destra e in linea coi centrocampisti?

In ogni caso la difesa ha ancora una volta retto. Impossibile non subire i talentuosi uomini di Di Matteo, ma non siamo mai andati alla deriva. Anzi. E’ servita una sfortunata deviazione di Bonucci per trovare il primo gol ed è servito un miracolo balistico per trovare il raddoppio. Mentre la Juve ha segnato con azioni pulite e chiare, costruite e volute. Sarà sempre un 2-2, ma noi sottolineiamo proprio questa differenza. Alla fine, come ben sottolineato dalle TV, in chiaro e a pagamento, è la Juve quella che è andata più vicina al gol.

Già, il gol. Quel maledetto dettaglio che cambia le stagioni, che raddrizza o indirizza le partite. Intuizione geniale scegliere Quagliarella e non Matri, e a questo punto si ripresenta il dubbio amletico dello scorso anno: gli attaccanti, d’ora in avanti, verranno fatti ruotare con precisione matematica sperando che ognuno di questi trovi sempre la via del gol. Meno gol a testa, ma più gol complessivi: questa la via che la Juve deve seguire in attesa di un bomber che dal mercato non è mai arrivato.

Chelsea-Juve lascia in eredità una formazione bianconera sempre più a suo agio col calcio che conta, col destino di chi deve dominare e imporsi. La prestazione londinese è tutto sommato buona e il solo fatto di giudicarla in questo modo da la precisa conferma di quanto pensano i tifosi: questa squadra c’è, è in crescita, è matura e recuperando la ferocia e la reattività dell’anno scorso può davvero sorprendere tutti, ancora una volta. Merito di Conte, merito di tutti i ragazzi.

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Inghilterra-Italia, quanti incroci

Ci siamo, ce l’abbiamo fatta. Italia ai quarti di finale, incontreremo l’Inghilterra. Sfida affascinante, anche se nelle competizioni ufficiali ci sono stati pochi precedenti.

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Da Euro ’80, quando Tardelli punì gli inglesi, passando per Italia ’90, nella finale per il terzo e quarto posto. Poi Zola che imita Capello, espugnando Wembley nel 1997 con un grande gol, ricordando il gol di Gattuso nell’amichevole del 2000. Domenica un’altra grande sfida, l’ennesima di questa stagione tra calcio inglese e calcio italiano.

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In champions il Milan che negli ottavi ha sconfitto l’Arsenal col brivido, il Napoli che ha fatto l’impresa a Manchester col City, e li ha addirittura annientati al San Paolo. Poi Chelsea-Napoli, e la corsa si è fermata li. Ma Italia-Inghilterra è anche Balotelli contro i suoi compagni di squadra e cioè Lescott e Hart: chissà quale sarà il trattamento riservato a Mario, si conoscono benissimo, e forse qualche provocazione ce la possiamo aspettare.

È anche, o meglio, potrebbe diventare la sfida di Diamanti, lui che nel West Ham si è fatto le ossa. È la gara di Roy Hodgson, ex tecnico dell’ Inter, famoso per aver mandato via un certo Roberto Carlos. O ancora, il nostro Borini cresciuto in Inghliterra, nel Chelsea. Tanti quindi gli incroci, e non possiamo dimenticare che gli inglesi si sono sempre innamorati dei nostri giocatori: da Vialli e Di Matteo che hanno fatto grande il Chelsea, a Zola che è stato nominato Sir, uno dei titoli nobiliari più importanti.

L’Inghilterra che ha inventato il calcio ci deve molto, a partire dalla Champions di quest’anno, capolavoro del calcio all’italiana perfettamente attuato da Di Matteo. E non è un caso che attualmente, in questo Europeo, l’Inghilterra giochi molto prudente, per poi ripartire. Loro hanno inventato, ma noi abbiamo insegnato. E speriamo di poter insegnare ancora, possibilmente con una vittoria domenica.

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