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I 5 flop del calciomercato della Juventus negli ultimi 5 anni

I tifosi juventini sono giustamente arrabbiati. E vorrebbero che Andrea Agnelli spendesse e spendesse. Ancora soldi, tanti soldi, tantissimi soldi. Il problema principale è che la proprietà ha effettivamente speso tanto, ma male. Molto male.

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In attesa dei colpi, promessi, di Marotta, vediamo quali sono i grandi flop della vecchia dirigenza bianconera, in ordine sparso:

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  1. Jorge Andrade. Alzi la mano chi si ricorda questo gigante portoghese. Fu pagato 9,750 milioni di euro. E fu comprato già rotto. Nel senso che fu acquistato tipo un vaso crepato. Sono bastate tre, solo tre partite perché si rompesse definitivamente, un’altra volta, per mandare in fumo quasi una stagione. La Juve ci mise un po’ a carburare perché trovò in Legrottaglie un’ancora di salvezza clamorosa, dopo la bocciatura mortifera di Criscito da parte del genio Ranieri;
  2. Amauri. A Palermo Secco mandò Nocerino, oggi nel giro della Nazionale e primo cambio di Prandelli a centrocampo, più un assegno. In totale furono 22,5 i milioni di euro spesi. E sì che nei primi tre mesi Amauri portò a Torino una valanga di punti. Reti singole e pesantissime. Poi il nulla. Si è spesa completamente la luce e Amauri non si è più ripreso. Di lui si ricordano ben 362 giorni a digiuno di gol e prestazioni da capogiro… per gli avversari. Sbolognato a Parma dove ha trovato l’ambiente ideale, tranquillo e sereno. Avrà pure grandi colpi, ma la maglia bianconera è tutt’altra cosa. Ora Marotta farà tanta fatica a piazzarlo da qualche parte a causa di un mostruoso ingaggio da oltre 3 milioni di euro;
  3. Christian Poulsen. Si fece un gran parlare di Xabi Alonso e, indiscrezioni dal futuro, lo si era preso per davvero. Dal Liverpool per una cifra vicina ai 18 milioni di euro. Il regista che la Juve cercava da tantissimo tempo da Deschamps. Il regista che la Juve ha sicuramente trovato in Andrea Pirlo. Poi Ranieri ebbe il colpo di genio: “Questo è più forte di Sissoko!” urlava in conferenza stampa. Fu pagato 9,8 milioni di euro. Marotta è riuscito nell’incredibile impresa di spedirlo a Liverpool nonostante i 3,2 milioni di euro di ingaggio. Forse da quel giorno Sissoko lo ha eletto a modello e… ecco i risultati, accidenti a Ranieri;
  4. Tiago. Insieme ad Almiron doveva costituire la diga di centrocampo della Juve che partecipava al Secondo Torneo Aziendale organizzato da Moratti & Soci. Da Lione con furore, pagato 13 milioni di euro, alla prima partita di campionato Tiago fu spedito in panchina. Solo 15 minuti per lui, con Ranieri che, illuminato da qualche fulmine, intuì l’importanza di Cristiano Zanetti. Tiago fu bruciato quindi subito e da allora fu una costante palla al piede per tutti gli allenatori. Marotta ora dovrà decidere: regalare o… regalare il suo cartellino all’Atletico Madrid?
  5. Jorge Martinez. Acquistato per far decollare la formazione di Del Neri, è riuscito a far cadere l’aeroplano con tutti i passeggeri a bordo. Marotta prese, appena 12 mesi fa, una topica clamorosa: 12 milioni per il Catania. Poche presenze, nessun gol e una media voto che non scrivo per rispetto della persona. A oggi non si capisce ancora quale potrebbe essere il suo futuro: ancora a Catania, prestato o svenduto per pochi milioni di euro?

Ho dimeticato qualcuno? Certo che sì. Diego e Molinaro, Marco Motta e ancora molti altri.

Nella prossima puntata tratterò il tema “Le 5 più clamorose svendite della Juventus negli ultimi 5 anni“.

Stay tuned!

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Grazie Totò, benvenuto Fabio

Il discorso su Krasic e Aquilani lo approfondirò più tardi, mi godo solamente qualche quotidiano e una vacanza meritata. Intanto metto becco sul “no” di Di Natale e sull’acquisto (praticamente da ufficializzare) di Quagliarella. Fino ad adesso ho sempre ripetuto la mia più totale e incondizionata fiducia in Marotta e Andrea Agnelli, ma stavolta avanzo dei dubbi.

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Di Natale (33 anni e una serie di critiche che non gli ho mai risparmiato) e Quagliarella (uno che ancora deve trovare una dimensione su tutti i fronti e in tutti i sensi) sono due giocatori completamente diversi. Diego e Trezeguet (in partenza) sono altrettanto diversi da chi è stato inseguito (quello dell’Udinese) e da chi è stato acquistato (il più positivo nella spedizione azzurra africana). Non posso nascondere il fatto di essere terribilmente scosso dalla cessione di Diego, l’unico talentato di una formazione che appare drammaticamente demente di qualità, al di là di un immortale Del Piero sul quale pesa però un numero che si avvicina e cioè 36, come gli anni da compiere.

Nulla di strano che Quagliarella sarà il pazzo scatenato che in questa Juve può far bene, perché il gioco sulle fasce può proporgli contropiedi e cross in quantità. L’acquisto di Aquilani ha forse risolto il problema “ordine” in mezzo al campo, ma certo non può aver esaurito un problema di fantasia legato al Capitano dei Capitani.

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Non sono 18 i milioni per Diego, bensì 15: un netto passo indietro rispetto ai denti mostrati al boss di Germania. E praticamente sono stati tutti reinvestiti su Quagliarella: 5 subito, 10 il prossimo anno. Un acquisto che non mi convince dal punto di vista tecnico, né economico. E soprattutto non capisco come Del Neri alternerà adesso i 4 attaccanti. Amauri è la prima punta, a questo punto indispensabile. Iaquinta e Del Piero e Quagliarella si giocheranno il restante posto nell’undici titolare.

A centrocampo finalmente c’è un esterno di ottima fattura, corsa e speriamo pure qualità. Milos Krasic, uno che ha pagato 10 mila euro pur di arrivare puntuale ad una chiamata che non è mai arrivata, per ragioni burocratiche e di buon senso. Un amore talmente grande da meravigliare persino i più ottimisti come me. Benvenuto Milos, buona fortuna.

Ultima domanda: ma il terzino sinistro?

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Shamrock-Juventus 0-2 Chi ben comincia

Chi ben comincia è a metà dell’opera. Nel caso della Juve si tratta solo di ristabilire le distanze dalle vergogna e da una realtà che Juve non era. Al di là di un risultato che sulla carta appare scontato e nella storia appare dovuto, sono le idee e la convinzione a stupire positivamente il tifoso. E’ l’andare oltre a nomi e situazioni, preparazione e mentalità, passato e presente. E’ l’aiutarsi fra reparti finalmente compatti, è il maledire la precedente stagione e la voglia di riscatto che portano il sorriso in casa Juve. Merito certo di questi stessi protagonisti e dei nuovi volti, ma ampio applauso va fatto a Marotta, Del Neri e Andrea Agnelli. Badiamo bene, siamo solo all’inizio e gli ostacoli fin qui incontrati sono praticamente nulli. Ma l’atteggiamento è quello giusto, lo spirito di gruppo è ritrovato e pure la testa sembra più libera di comandare gambe e piedi che non certo non sono da buttare.

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A illuminare la serata, vuoi perché ha tanto da farsi perdonare, è Amauri. Mai visto così da quando è alla Juve, fatte salve le sei giornate iniziali della sua avventura bianconera. Grintoso e cattivo, mobile e volenteroso, col dribbling ad alta percentuale di riuscita, col suo fisico ad aprire varchi per l’esterno e a dialogare FINALMENTE col collega di reparto (prima Diego, poi Del Piero). Fantastica la progressione che va a sbattere contro il palo, strepitoso il secondo gol (il primo di una lunga serie se gli esterni spingeranno con questa regolarità). Ma la cosa più bella è l’intervista a fine partita: sprizza gioia, ma gli occhi sono quelli pieni di sangue di chi sa che dovrà battagliare tanto e a lungo questa stagione. Speriamo solo che il tempo lo conservi in questa forma. La prima doppietta ufficiale è messa in cantina, ora sotto a chi tocca.

Pazienza se per Capitan Del Piero ci sono soltanto 8 minuti, omaggiato da un pubblico rispettoso, ma caldo. In campo ci va il brasiliano Diego che dal mercato è praticamente uscito per meriti personali. Se la Juve aveva bisogno di un regista a tutto campo, beh Diego ne ha assunto le sembianze. Quando finalmente troverà il tempo di dedicarsi alla fase offensiva allora potremo dirlo di averlo completamente recuperato. Intanto però il suo lavoro è prezioso. Prende un sacco di botte, catalizza tutte le manovre bianconere, mai nascosto è sempre pronto a offrire l’appoggio e sfornare assist. Ieri un altro decisivo per Amauri e poi la solita dose di aperture, dribbling e passaggi. Con quei due in mediana, anche recuperando Melo, è fondamentale. Gli esterni devono imparare a inserirsi di più, proprio negli spazi che lui lascia davanti accanto alla prima punta.

Già le fasce. Lanzafame è stato massacrato, sia a destra che a sinistra, manco si chiamasse Marco Travaglio (concedetemela!). Lavora bene, dispensa la solita quantità di tacchi e prova il cross. Per poco non manda in rete prima Amauri e poi Pepe. Sostituito per far posto a Martinez che inizia a scrollarsi di dosso paure e timidezze. In fretta perché alla Juve non si attende nessuno. Pepe è sicuramente uno dei più brillanti. Veloce e tenace, duro e incisivo. Spinge e difende, attacca e prova l’assist. Non sarà Nedved, né Camoranesi, ma la Juve ha pescato bene a Udine.

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Sempre da Udine è arrivato l’uomo che più mi piace. Marco Motta è uno di quelli in squadra lo vorresti sempre. Diligente e intelligente. Dosa con la giusta cautela le discese, ma quando parte palla al piede è micidiale. Suo l’assist per il raddoppio di Amauri, sue tantissime chiusure. L’equilibrio che garantisce insieme al collega di reparto è una manna per questa Juve. Dall’altra parte De Ceglie appare ancora troppo timido. Spinge poco, ma quando lo fa sfonda sempre. Ha ancora bisogno di acquisire sicurezza e può farlo solo giocando. Del Neri lo incoraggia e lo sprona. Ha i mezzi, ma non se ne é accorto. Sveglia!

Chi aveva messo (e mi riferisco solo ai giornali) Sissoko e Marchisio tra i possibili partenti o non capisce di calcio o deve avere il cervello bruciato. Coppia solidissima e affiatatissima, si scambiano talvolta il ruolo di chi deve offendere mantenendo una linea compatta. Coprono benissimo il campo e manovrano decentemente. Il maliano sta sfruttando tutto il lavoro fatto mentre era in vacanza, mentre su Claudio si sprecano gli elogi. Crescerà la forma, ma l’autorevolezza è di quelle dei piccoli campioni. Se solo Melo riuscisse a ritrovar se stesso, beh la Juve sarebbe a quel punto veramente fortissima in zona mediana.

E un discorso simile vale per la difesa. Bonucci e Chiellini erano reduci da vacanze (il secondo) e acciacco (il primo). Poco fiato, ma distribuito bene. Sui palloni alti Giorgione è praticamente imbattibile, l’altro comincia a prendere le misure con la regia bassa. Ha buoni piedi e ogni tanto osa giocate ai limiti dell’infarto per chi sta comodamente seduto sul divano. Ma anche questi segni sono importanti per capire che la testa è stata caricata con le giuste motivazioni. Devono registrare certi movimenti, ma ci siamo: su età, su forza, su compattezza, su valori. Ci siamo.

Che voto dare a Storari? Praticamente inutilizzato (sperando di replicare questo voto il numero di volte più alto possibile), non ha dovuto mai operare parata. Ma ringrazia il cielo per quel pallone in avvio di secondo tempo che ha scheggiato il palo. Forse anche questo è un segno.

Infine Marotta. Questo uomo lo adoro. Imbecca il CSKA che non convoca Krasic, ma gioca al ribasso: ora per il serbo sono pronti solo 13 milioni di euro. Gioca al dico-e-non-dico per Dzeko: ci piace, ma non lo vendono, però l’offerta l’abbiamo fatta. Come a dire: i soldi sono lì, se vogliono si può fare. Dice di non conoscere Burdisso, salvo poi rettificare l’intervistatore sul discorso di un contratto che scade appena nel 2011: come a dire che magari un’offertina si può fare, ma non certo a doppia cifra. E fa capire che sulla sinistra una sorpresa di qui al 31 agosto potrà scapparci. A proposito: Poulsen fuori è una scelta tecnica, ma Grosso-Salihamidzic-Giovinco-Camoranesi a Torino è una scelta della società. Capito?

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Vigilia di Coppa e di mercato?

E’ la vigilia di Coppa, di quelle che mai ci saremmo sognati appena un anno fa. Ma così è se vi pare, come diceva un grande del Novecento. La curiosità è evidente. La prima uscita di Del Neri, la primissima per molti nuovi volti. E i primi ballottaggi.

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Del Neri aveva fatto capire di aver formato due coppie: Amauri-Del Piero e Diego-Trezeguet. A Varese ha mischiato le carte provando Diego-Amauri e Del Piero-Trezeguet. La prima di queste coppie dovrebbe scendere in campo domani sera. Sarà comunque un esercizio che ripeteremo lungo tutta questa stagione. I più in forma vanno in campo e osservando l’ultima partita, Del Neri pare avere ragione.

Gli altri ballottaggi riguardano le fasce laterali. Se a sinistra Lanzafame non sembra avere concorrenti (capito?), a destra Del Neri dovrà scegliere uno fra Pepe (favorito, e il gol non c’entra nulla) e Martinez (apparso intimidito da questi primi giorni bianconeri). Chi parte verrà poi sostituito. Su Lanzafame occorre prestare parecchia attenzione: il ragazzo merita fiducia e già domani il palcoscenico può guadagnarselo, nell’attesa di un Krasic. Già perché il mercato non è fermo e Marotta si è ancora una volta divertito nell’insisuare dubbi e creare misteri.

Dzeko è lontano. La proposta indecente di Andrea Agnelli è stata clamorosamente rifiutata. In Germania vogliono cedere il bosniaco al Bayern di Monaco, in cambio di Gomez e soldi. Il bosniaco pare preferire la Juve. Recentemente si è reso protagonista di un episodio strano, nemmeno tanto velato. E mi chiedo perciò come si possono rifiutare tutti quei soldi e tenersi un giocatore scontento e poco motivato. Contenti loro. La logica impone a questo punto una forte virata su Krasic.

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Il serbo potrebbe vestire il bianconero in tre minuti: il tempo che il fax ci mette ad arrivare a Mosca. Ma c’è il problema Camoranesi. Marotta vorrebbe cederlo, sgravando la Juve di un ingaggio pesante e di un giocatore dal talento immenso, ma dal sangue argentino. Fu così pure con Sivori (non azzardo il paragone, ci mancherebbe): quando si capì che aveva dato tutto lo si parcheggiò al Napoli. Probabilmente la Juve vorrebbe darlo via all’estero, ma è difficile che qualche grosso club si presenti con 4 milioni all’anno per il giocatore. Appare inverosimile lo scambio con Huntelaar (che io adoro alla follia) col Milan, perché significherebbe decretare la morte cerebrale di Galliani.

Tornando alla partita di domani sera, dobbiamo registrare la prima assenza ufficiale. E’ quella di Nick Legrottaglie, costretto a letto da un influenzona. Con lui, comodamente seduti sul divanetto, Grosso, Camoranesi, Giovinco (tentato da Ventura) e Salihamidzic. Come a dire: è finita la pacchia.

P.S.

Su Giovinco adorerei un’operazione non-definitiva. Soprattutto se Lanzafame dovesse davvero risultare prezioso, la storia dell’esterno potrebbe essere un tesoro per la Formica Atomica. Alla Juve di Ranieri e Ferrara ha trovato pochissimo spazio e, per quanto mi riguarda, l’aveva pure sfruttato bene (tranne quando impiegato da fluidificante sinistro). Ha solo bisogno di ritrovare il campo e giocare un campionato intero senza troppe pressioni e pretese. A Bari troverebbe l’ambiente ideale, come lo fu per Lanzafame. E chissà che Torino non torni ad applaudirlo già il prossimo anno, quando presumibilmente lasceranno Trezeguet e Del Piero. A presto, Sebastian!

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Tutti concordi: la Juve c’è

Ho trovato molta gente concorde sul fatto che la Juve abbia iniziato bene quest’annata. Qualcuno ha pure portato l’esempio dello scorso anno in cui, in effetti, non si aveva sentore di un modulo non corretto. Vista anche l’assenza pressocché totale di Diego nel precampionato.

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Ripeto un’analisi semplice: i reparti mi sembrano compatti presi singolarmente e poi calati in un campo che non è mai lungo più di 60 metri. Eccezionale i movimenti e la guida di Legrottaglie (Bonucci è considerato un buon regista difensivo, con piedi ottimi: impari da Nicola), perfetti i sincronismi di Sissoko (le sue chiusure a coprire lo spazio lasciato vuoto dal centrocampista di fascia sono semplicemente stupefacenti) e buone le diagonali degli esterni. Che è un po’ il gioco di Del Neri. Adesso non resta che smaltire le tossine, acquistare rapidità. Anche per questo, forse e spero forse, Martinez è apparso un po’ indietro rispetto agli altri.

Bene le fasce dove un altro colpo è in dirittura d’arrivo. Posto che Dzeko direbbe sì alla Vecchia Signora e posto che la Juve pare voler fare l’unica follia economica, c’è da fare i conti col manager tedesco tutto matto. La cifra oltre la quale proprio non si può andare è fissata in 30 milioni di euro. Io approvo: oltre quella cifra meglio puntare su altri tasselli che completerebbero la rosa bianconera.

Così l’agente che cura gli interessi di Milos Krasic si è visto chiamare da Marotta nel tentativo di chiudere la trattativa. 14 più che 15: i milioni che la Juve verserà nelle casse del CSKA per il biondo centrocampista che dovrebbe dare quel quid in più sulla fascia destra. La partita col Lione e l’ingresso di Pepe hanno dimostrato che una Juve veloce sugli esterni, con Diego a fare da regia, beh può davvero far male. Con Trezeguet in mezzo, poi, a raccogliere i cross… beh è un bel dire e ipotizzare.

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Intanto c’è da registrare una grande voglia di riscatto da parte di tutti. Silenzio e pedalare, frasi corrette pronunciate in conferenza stampa, molta convinzione e dedizione, un unico capo (Del Neri) e tanti comprimari per un solo scopo: far rivivere la Juve.

Quello che sembrava un gruppo sfaldato sta dimostrandosi unito. L’abbraccio di Amauri a Trezeguet e il secondo di Amauri in panchina la dicono lunga sulla voglia del brasiliano che ha smarrito un po’ della sua classe. Soltanto il lavoro può restituirti ciò che hai perduto, solo che alla Juve non si aspetta nessuno. Giocoforza lo faranno con Amauri, sperando di vincere la scommessa.

In ogni caso le gerarchie nella testa di Del Neri appaiono molto chiare. Diego e Trezeguet hanno convinto per tutta una serie di situazioni. Il bomber francoargentino non ha rivali e in cattività potrà mettere a segno parecchie reti. Il brasiliano si è integrato a meraviglia in questo ruolo che in realtà conosce bene. Si muove tantissimo, gioca molti palloni utili, è più vicino all’area avversaria e con due esterni di ruolo ha molte più soluzioni per il passaggio. Inoltre è garantito dalla copertura dei mediani. Un passo indietro Del Piero e Amauri, pronti a subentrare in blocco come nel primo Manchester di Fergusson (qualcuno si ricorda?).

Se Motta ha impressionato, De Ceglie non ha entusiasmato. E allora conviene pensare a qualche grossa alternativa, magari un giovane di sicuro valore. A destra il ruolo di panchinaro pare essere ricoperto da Grygera e Brazzo. Al centro la Juve sta bene.

Sul fronte mercato da questa sera cominceranno le cessioni, anche se lo diciamo da molti giorni. Il primo a partire sarà Zebina, mentre si tinge di forte sospetto il caso Tiago. Che il portoghese giocherà altrove è scontato, ma la destinazione non è conosciuta. L’Atletico Madrid ha i favori del giocatore, ma Marotta vorrebbe inserirlo in qualche affare minore. Per Poulsen c’è una pista Liverpool interessante, soprattutto per quello che il Liverpool offre: Agger? E poi c’è quell’esubero in attacco da sfruttare. Il destino è beffardo. L’uomo che sembra sicuro del posto adesso è quello più a rischio. Si chiama Vincenzo Iaquinta, starà fermo per un po’ di settimane e rischia seriamente di indossare un’altra maglia.

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Juventus-Lione 2-1 Siamo sulla buona strada

Erano anni che non vedevo una Juve così: cazzuta (pure troppa), ben messa in campo, equilibrata e finalmente con un gioco arioso. La mano di Del Neri si vede già perché le fasce funzionano (non ancora benissimo), i centrali di centrocampo fanno un lavoro impressionante, la difesa è pienamente registrata (in attesa della forma di Chiellini e di Bonucci) e l’attacco sta ingranando. Come al solito, il risultato finale non conta. Per di più la Juve è stata in vantaggio numerico per circa un’ora a causa dell’espulsione dell’ex-giocatore (praticamente) del Milan. Ma anche in 11 contro 11 la Juve era padrona del gioco e del campo.

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A stupire piacevolmente è le scarsissime occasioni (per quantità e per qualità) concesse agli avversari, stavolta di ben altro livello rispetto ai precedenti e in piena forma visto che la prossima settimana giocheranno la prima giornata della Ligue 1. La squadra bianconera appare molto attenta e protetta, concede poca profondità e riesce ad attaccare con molti uomini. Cominciamo ad analizzare i singoli.

L’uomo in più, quello che mancava e che rischia di sbancare. E’ Marco Motta che, nel momento in cui avrà un partner ideale tipo Pepe, riuscirà ad aessere anche più incisivo di quanto non lo sia già. Spinge tantissimo con intelligenza e la sua attenzione in zona difensiva è preziosa. Era proprio il terzino che mancava, peccato che non si possa sdoppiare: il titolare è lui, ma in panchina?

A mio parere il migliore in campo è stato Sissoko. Sfiancante per gli avversari, prezioso per il compagno di reparto. Imposta e difende, sradica palloni su palloni e rilancia l’azione come i migliori trequartisti, spinge e ripiega sulle zone scoperte (tipo la fascia di Martinez). Non è mai stato sul mercato, figuriamoci dopo queste uscite. Con lui si muove alla grandissima Marchisio: enrambi promuovono un pressing eccezionale che consente alla seconda punta di ripiegare meno. In attesa del miglior Felipe Melo, il centrocampo Juve appare decisamente in buonissimo stato. Occhio pure a Ekdal che andrà in prestito: scommetto che il prossimo anno sarà in pianta stabile nella rosa bianconera.

De Ceglie ha spinto poco, dosando le discese, ma applicandosi in zona difensiva. Lo richiedeva la situazione e probabilmente è stata una richiesta di Del Neri.

Chiellini è apparso in ritardo di condizione. Manca la brillantezza e la lucidità e per questo è autore di sbavature che non generalmente non fanno parte della sua partita. Rischia il gol nel secondo tempo su uno schema che vedremo spesso. Vai Giorgio, lavora!

Legrottaglie pare ringiovanire con il passar del tempo. Probabilmente  sta riprendendosi gli anni buttati via fra distrazioni e periodi neri. Sarà preziosissimo durante tutta la stagione, anche perché gode della piena fiducia della rosa e di Del Neri.

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La coppia Del Piero e Amauri appare un attimo contratta. Non credo si integrino benissimo perché sono abbastanza statici entrambi e le fasce non carburano. Del Piero c’è ma gli manca da morire Trezeguet e si vede. Quando finalmente decide di dialogare con Amauri sono dolori per la difesa avversaria. Il problema è che questi episodi sono rari e per due attaccanti la cosa non è piacevole. Per Alex arriva il gol su rigore. E’ comunque palese che Del Neri abbia puntato su due coppie precise e che questi due partono non con i favori del campo per due maglie da titolare.

Lanzafame non va messo troppo sotto pressione. Sta facendo bene, ma deve lavorare molto sul cross e azzardare qualche dribbling in più quando si trova a ridosso dell’area avversaria. Per il resto è scarsamente lanciato da Del Piero e poco assistito da Amauri.

L’ingresso di Pepe ha dato la svolta al match. La sua spinta e i suoi dribbling, il suo sapersi accentrare palla al piede e i suoi inserimenti potrebbero dare alla Juve quelle soluzioni che lo scorso anno Ferrara non ha mai avuto. Del Neri lo sa e il lunghissimo colloquio nell’intervallo dimostra come il tecnico friulano stia pian piano plasmando la Juve alla sua idea. Nel secondo tempo, con Diego in regia e Pepe sulla fascia è tutt’altra musica. Molto piacevole e destinata ad aumentare l’audio con la condizione e col passare del tempo.

Chiusura dedicata a Storari e Diego. Il portiere continua a confermarsi. Il valore di un portiere aumenta in senso inversamente proporzionale rispetto al numero degli interventi. Per Storari soltanto un’uscita e una parata d’istinto su un calcio di punizione dal limite. Siamo in buone mani e chiedo ancora scusa a Marotta. Il rigore quasi lo prende, ma non gli si può certo chiedere il miracolo.

E veniamo alla nota più positiva di questa nuova stagione. La rabona vale il prezzo non già del biglietto della partita, ma di un intero abbonamento allo stadio. Parto proprio da qui, da un gesto che vuol dire tanto. Serve faccia tosta, molta qualità perché è andato a segno, e serve tanta concentrazione per pensarlo in una partita ad alto tasso di verità. Tanto movimento per il brasiliano che con Del Neri è più vicino alla porta. Suo un tiro di poco alto, una punizione che ha sfiorato l’incrocio, una mezza ciabattata sul portiere, un paio di assist mal sfruttati, moltissime aperture (che valorizzano proprio il suo gioco), un sacco di contrasti vinti e un possesso palla finalmente non-fine-a-se-stesso. Diciamo che è il Diego che avevo apprezzato in Germania. Adesso serve continuità e ascoltare gli spalti. Il coro “Diego Diego” supera addirittura quello per Alex il Capitano. Gli applausi e l’incoraggiamento la dicono lunga su questo ragazzo. Pure Del Neri lo punzecchia e pare pesare le parole proprio per tenerlo sempre sulle spine. E’ lui che ha le chiavi necessarie per aprire e svoltare la stagione. Di questo Diego la Juve non dovrebbe privarsi. Serve, è vero, una prima punta tipo Dzeko, ma serve pure non disperdere il talento del brasiliano.

P.S.

Siamo alla terza uscita e Martinez continua a non convincere. Stavolta mancano proprio le idee e le gambe non rispondono. E’ nervoso e inconcludente. Soltanto a sprazzi accelera, ma non è mai incisivo. Che succede? Krasic è avvertito!

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Giovinco e Diego? Devono rimanere, dice la gente

Il primo, talentuoso prodotto di casa Juve, non ha mai trovato reale spazio. Tranne che, quando impegnato, ha sempre fatto bene. Basterebbe rivedere poche partite, quelle in cui il suo potenziale è stato espresso nel migliore dei modi, in linea cioè con un approccio tattico adeguato al suo stile: Bologna e Roma e Lecce e Chelsea (con Ranieri in panchina), Genoa e Sampdoria e Napoli (con Ferrara in panchina).

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Il secondo, giunto in pompa magna a Torino dopo due strepitose stagioni in Germania, ha parzialmente deluso al primo anno di Ferrara, risucchiato nella fogna di un ambiente finalmente caduto nel disastro più totale. Tanto per intenderci, l’ambiente cui mi riferisco è quello in cui vegetavano piante velenose e maligne che rispondono al nome di Blanc, Secco, Elkan, Castagnini e chissà chi altro.

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Ad oggi il primo, quello minuscolo, è sul mercato e si attende solo di capire la formula migliore per la Juve e per il ragazzo, oltre che la sistemazione più adeguata. Il secondo è combattuto fra la propria volontà di rimanere a Torino e la necessità della società di poterlo inserire in qualche trattativa estremamente interessante.

Devono rimanere in bianconero o no? Io ho espresso il mio pensiero abbondantemente in questo blog. Per la maggiore, nella mia testolina, Diego e Giovinco dovrebbero rimanere: il brasiliano a illuminare il gioco arioso di Del Neri, il secondo a raccogliere l’eredità di Del Piero. La gente, esclusi certi siti orrendi facenti capo a certa carta straccia, ha risposto in modo inconfutabile e molto precisa:

Proviamo a replicare l’esperimento:

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Il mercato Juve non è così scontato

A sentire certe persone competenti di calcio e di Juve (miei lettori, di cui mi onoro) il mercato Juve non è così scontato come logica impone. Con ordine.

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Giorgio Chiellini è uno dei centrali più forti in circolazione. Per meriti guadagnati sul campo, non stiamo qui a fare giornaletti faziosi tipo TuttoJuve o Gazzetta dello Sport. Giorgio Chiellini è uno dei giocatori bianconeri che guadagna meno (se 2 milioni di euro per allenarsi e giocare in Serie A, con quella vita che fanno, possono essere considerati “poco”), a dispetto dei senatori e dei big, categorie nelle quali lui ormai rientra. Giorgio Chiellini è forse il giocatore che da solo può garantire un ritorno economico incredibilmente allettante. Soldi freschi da reinvestire. Ma Giorgio Chiellini non è rimpiazzabile. Scelta tecnica e di cuore, o la malvagia logica aziendale? Come finirà questa storiella?

Vincenzo Iaquinta partiva, all’inizio della stagione, come l’attaccante inamovibile nella rosa bianconera. Poi una serie di disguidi hanno cambiato i piani di Marotta. David Trezeguet non accenna a smettere di giocare, e se va in campo solitamente segna. Di più, pare integrarsi a meraviglia con Diego. Lo stesso brasiliano pare aver cambiato marcia e dal mercato è uscito per meriti sportivi. Amauri non lo vogliono nemmeno in C, convinti di puntare piuttosto sul settore giovanile. Del Piero è indiscutibile, anche a fronte di una età che avanza e di un fisico che invecchia (nonostante si faccia fatica ad ammettere che è stato fra i più brillanti nelle due uscite: pur di andare contro il Capitano si ammetterebbe pure l’onestà di certi petrolieri, incredibile!). Allora che si fa? Si prova a vendere Iaquinta, che ha mercato soprattutto all’estero. Inghilterra e ultimamente Germania. Addirittura nei paesi tedeschi un team dal colore verde pare aver avanzato un sondaggio. Ma guarda un po’: pure Marotta apprezza un giocatore di quella squadra di colore verde. Lo sponsor mi pare sia una marca di auto. Mentre il giocatore proviene dai balcani. Come finirà questa storia? Iaquinta vale circa una decina di milioni di euro. Forse si può inserire pure Poulsen, magari perché no Grygera e abbassare ancora l’esborso di soldi liquidi. Vedremo, vedremo. Andrea Agnelli vuole regalarsi un big. E di quel big la Juve ha assolutamente bisogno.

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La coerenza non è mai andata troppo d’accordo con certi tipacci milanesi. Così il Real Madrid, dopo aver fatto la corte a Chiellini, pare aver puntato Felipe Melo. Strano, il bidone d’oro della passata stagione in una squadra di galattici. Tanto più che quella squadra di galattici è allenata da un certo tipaccio ex-milanese. Certo i 25 milioni di euro che gentilmente Blanc e Secco hanno elargito a quel volpone di Pantaleo Corvino non verranno restituiti alle casse bianconere, ma l’operazione potrebbe comunque fruttare una buona cifra. O uno scambio con qualche pedina che alla Juve interessa.

Marotta è stato chiaro: Elia e Aogo possono essere da Juve. Ma Elia e Aogo hanno un costo, sopra i dieci milioni di euro presi singolarmente. La Juve non dispone di quella cifra e Diego non vuole abbandonare Torino. Come finirà questa storia?

Intanto nel ritiro bianconero figurano due nomi sui quali la critica è apparsa piuttosto uniforme e cioè Ekdal e Pasquato. Per il primo c’è un accordo col Bologna. Manca da definire la data del passaggio ufficiale in prestito ai felsinei. Data che non accenna a stabilirsi. Del Neri è stato rapito dallo svedesino, apparso tra i più in forma e molto a suo agio nel ruolo di playmaker, dove pure ha dimostrato dosi di personalità soddisfacenti. La Juve ha in ballo la cessione di Poulsen (attualmente quarto centrocampista centrale) e di Felipe Melo (attualmente terzo centrocampista centrale). Intoccabili e indiscutibili Sissoko e Marchisio. La Juve quindi si cautela e rimanda la cessione di Ekdal. Per Pasquato vale lo stesso discorso, con una aggravante positiva: a Del Neri piacciono gli esterni d’attacco e Pasquato è stato semplicemente il miglior esterno d’attacco, con all’attivo anche due gol. Giovane, giovanissimo, ma chissenefrega dell’età quando c’è il talento? La Juve insegue un quarto esterno di centrocampo, possibilmente di sinistra. Lanzafame e Pasquato si sono interscambiati con risultati invariati e positivi. Vuoi vedere che se decidono di fare il super-sacrificio per quel bosniaco…

A Varese il nome di Giovinco non è un optional. C’è e Del Neri vuole provarlo. Provarlo dove? Magari esterno, in un ipotetico 4-4-2 con una fascia più avanzata dell’altra. Una sorta di Brasile anni 60′. Se Giovinco sta bene e se soprattutto qualcuno si degna di farlo giocare, Giovinco è Giovinco punto e basta. Per quanto mi riguarda è destinato a raccogliere l’eredità di Del Piero. E per quanto mi riguarda io punterei su di lui nel caso di una partenza di Diego. Vuoi vedere che ancora non è stato ceduto perché….

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Su Diego, Giovinco e il fantasista e un mercato misterioso

La Juve di Del Neri è fortemente centrata su un 4-4-2 cui il tecnico friulano ha dedicato gran parte della sua carriera. Gli schemi sono praticamente conosciuti, almeno da chi il calcio lo guarda e non si ostina a volerlo capire leggendo certi editoriali dal color suino.

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Del Neri applica una regola fondamentale: si attacca con almeno 5 uomini e si difende con i restanti 5 uomini. Potere alla fasce dove vivono incursori e gente eclettica, capace di lanciarsi negli spazi vuoti creati dall’attaccante di turno che viene all’incontro del portatore, e ugualmente capaci di portare palla accentrandosi e tentando l’uno-due per puntare la porta avversaria. Sugli esterni Del Neri ha costruito le proprie fortune, privilegiando per la zona centrale del centrocampo gente tosta, adatta più a far legna e che qualità. Epperò fra i due centrali ve n’è stato sempre uno dotato di due piedi e di una testa veloce: il Corini del Chievo, il Palombo recente di Genova. La parentesi bergamasca si avvicina, forse, di più a quella che sarà la Juve. Con Marchisio, Felipe Melo e Sissoko a giocarsi due maglie da titolare e molto adatti alla fase di interdizione. Fra i tre, Felipe Melo e Marchisio sono gli unici ad avere i tempi (non completamente, sia chiaro) del regista. Lì la Juve non agirà sul mercato e questo è chiaro.

Le prima uscite hanno dimostrato che Moggi di calcio qualcosa capiva. Lanzafame sta dimostrando tutto il suo valore, con una faccia tosta incredibile nel tentare la giocata (molto spesso riuscita) e il colpo ad effetto, unendo alla cocciutaggine pure la qualità di chi col pallone ci sa fare veramente. Ha corsa e fiato a sufficienza per domare la fascia, destra o sinistra non importa. Del Neri lo ha usato di più e più volentieri di Martinez, arrivato dal Catania e apparso un po’ (è un eufemismo) dalla preparazione di De Bellis. Chi ha stupito di più è stato senza dubbio Pasquato, ma le sue chances di rimanere in bianconero sono ridotte all’osso, visto i rientri di Camoranesi (andrà via?) e di Pepe (ecco, lui lo voglio vedere in azione). Andrà a farsi le ossa, ma avrà i fari puntati addosso. Da seguire e riportare a casa, al pari di Ekdal destinato al Bologna, ma solo dopo aver giocato i preliminari. Stesso discorso per Marrone e Ferrero (apparso già svezzato contro l’Amburgo).

Il problema è evidentemente in attacco. Si è fermato Iaquinta, prima ancora di mettersi gli scarpini da ginnastica. Un mese fuori, il che vuol dire anche due mesi fuori, o almeno due mesi prima del rientro effettivo in campo. E colui che appariva quello più sicuro del posto si fa da parte. Amauri è letteralmente vergognoso sin qui: sarei il primo ad applaudirlo se solo dimostrasse di meritarsi i complimenti. Del Piero e Diego si contendono il ruolo di seconda punta, rimane quindi il solo Trezeguet capace di garantire un certo rendimento.

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Va da sé che questa Juve ha bisogno di una prima punta vera, giovane e forte, capace di segnare 20 gol. Esiste e si chiama Dzeko. Vale 40 milioni di euro, ma a 35 si chiude. E’ il sogno di Andrea Agnelli (soltanto il suo?) ma di assegni non se ne parla. L’unica reale pedina in grado di far scendere quella cifra a un valore più abbordabile (diciamo intorno ai 15 milioni di euro) è Diego. Ma il brasiliano ha chiaramente fatto intendere di aver parlato con Marotta e Del Neri e di voler rimanere a Torino. Le prime uscite stagionali hanno pure dimostrato che il brasiliano è l’unico in grado di far girare questa Juve. Anche più di Del Piero, viste le caratteristiche di regista avanzato e una mobilità non indifferente. Che si fa allora?

Dal mio punto di vista la Juve di Del Neri ha bisogno di un fantasista, capace di aprire lo spazio per gli inserimenti del centrale di centrocampo (lo ha fatto benissimo Sissoko) e capace di innescare le fasce (Diego e Lanzafame si sono intesi a meraviglia sino a qui). Giocare con due prime punte significherebbe correre il rischio di non produrre gioco e non avere l’assist-man. Allora?

E’ pure vero, d’altro canto, che inserire Diego come contropartita potrebbe portare a Torino o Dzeko, o addirittura la coppia Aogo-Elia. Questa seconda ipotesi appare molto allettante, perché d’un colpo Marotta sistemerebbe tutti i problemi della fascia sinistra, dirottando Lanzafame e Martinez a destra. A quel punto la Juve sarebbe al completo. Ma il fantasista? Ecco, e qui lancio la mia solita provocazione. Perché non tenere Giovinco da alternare a Del Piero?

Pensiamoci bene. Il talentino ha già giocato in una posizione simile, in un paio di uscite con Gentile nell’Under 21. Talvolta ha pure giocato da seconda punta nell’Empoli di Cagni e proprio in quell’anno e in quella posizione aveva sorpreso un po’ tutti. Tranne poi essere violentato sulla fascia da Ferrara (eppure aveva fatto bene) e prima ancora da Ranieri. Delle due l’una: o ti tieni Diego e buonanotte ai colpi (in realtà resta la carta Krasic, se è impossibile arrivare a Dzeko), oppure compi il sacrificio e però ti tieni Giovinco preparandolo (come già successo con Baggio) all’eredità del Capitano quando lascerà il bianconero (con tutta probabilità, fra un anno).

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Amburgo-Juventus 0-0 Passo indietro o conferme?

Il risultato non conta quando si vince né quando si perde o si pareggia. La Juve sta cercando benzina per le proprie gambe e quest’anno è stato azzeccato il piano pre-campionato. Squadre rodate, squadre avanti di preparazione. Serve questo per far girare ancora meglio le gambe e prepararsi per una stagione massacrante. I segnali che giungono dalla Germania sono incoraggianti.

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La Juve non è stata splendida, e quando mai del resto lo è stata? La Juve è sempre stata solida, rocciosa, con un carattere incredibilmente combattivo, quadrata e tenace. Tutte caratteristiche che Del Neri sta inseguendo e in parte raggiungendo. Una Juve priva delle sue migliori armi (fra condizione e giocatori che mancano all’appello) ma che mostra idee che tranquillizzano il tifoso. C’è un buon filtro del centrocampo, un ottima serie di movimenti della difesa (che al di là dei gol subiti, zero, si mostra molto attenta e ben legata agli altri reparti, cosa che l’anno scorso era mancata clamorosamente) e buoni schemi d’attacco. Manca la brillantezza, ma questa verrà acquisita nei prossimi dieci giorni. Il carico di lavoro è troppo pesante per poter mostrare rapidità e lucidità.

A ben impressionare, con una costanza piacevole, sono i soliti. Diego in cabina di regia può davvero riprendersi tutto: la Juve e il palcoscenico. E’ costantemente uno dei migliori, col suo gioco a tutto campo, fatto di dribbling e di palloni giocati con la sua solita e indiscutibile intelligenza. Ben aiutato da movimenti corali, specie queli delle fasce dove Lanzafame sta confermandosi un uomo importantissimo per l’attacco bianconero. Non è un caso che tutte la azioni vedono Diego e Lanzafame protagonisti e dai loro piedi parte sempre l’assist importante. Non è un caso che la loro uscita si traduce in una involuzione dal punto di vista del gioco della squadra tutta.  A beneficiare dei movimenti di Diego è soprattutto Sissoko che può staccarsi dal centrocampo con grande tempismo e diventare un ulteriore uomo d’attacco. Ruolo che Felipe Melo saprebbe interpretare meglio e sono proprio curioso di vederlo in azione. Al pari di Marchisio, oggi al rientro in gruppo come tutti i Nazionali.

Già, i Nazionali. Fin qui non abbiamo infatti ricordato che alla Juve di Del Neri mancavano preziose pedine come Bonucci e Chiellini, Pepe e Camoranesi (a proprosito, notizie dal futuro?), Iaquinta e Marchisio. Tutta gente destinata a giocarsi parecchie chance per una maglia da titolare. Di sicuro i centrocampisti cui si aggregherà, con un po’ di giorni di ritardo causa permesso, Felipe Melo. Da lì Del Neri farà sul serio convinto del fatto che se questa Juve mostra idee e compattezza con i giovanotti…

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Al di là dello 0-0 che poco senso ha in questo periodo di calcio, è l’atteggiamento della Juve a stupire in positivo. Almeno, a stupire rispetto allo spettacolo offerto lo scorso anno. Buona coesione di reparti e fasce molto mobili dove De Ceglie pare scrollarsi di dosso alcune paure e una timidezza non consentita se vesti il bianconero, e Motta sta prendendo confidenza con un partner di fascia che manca ancora. Troppo bloccato Martinez (sperando sia solo un problema di carico di lavoro) e assenti le alternative. Ancora, non è un caso se quando entra Pasquato la fascia destra si ravviva e cominciano a piovere palloni. Occhio al ragazzino perché promette bene e varrebbe la pena cercare un club di A disposto a scommettere su di lui. A nulla vale la Serie B, per quanto mi riguarda.

Troppo presto, ma forse giustamente, la Juve si è liberata (in comproprietà?) di Ekdal. A Bologna a farsi le ossa, è il proclama di Marotta. Ma Del Neri lo seguirà con attenzione. E’ il centrocampista che ci serve: piedi veloci e buona tecnica, buon fisico e grande tranquillità in una zona del campo dove a fare la differenza è l’intelligenza con la quale ti muovi e fai muovere il pallone. Auguri Ekdal.

Reparto d’attacco. Fa meglio chi gioca con Trezeguet, perché il francese offre tutta una serie di soluzioni interessanti per le fasce e per la seconda punta. Discorso diametralmente opposto con Amauri, ancora troppo indietro di condizione. Sarò pure testardo nel volerlo criticare, ma alzi la mano chi ha visto un dribbling di Amauri, una sponda di successo, una difesa della palla ottima, e, soprattutto, un tiro in porta del brasiliano. Questo fa la prima punta e fatica a trovare spazio per calciare contro il portiere avversario. Beppe, rifletti! Beppe, rifletti! In attesa del rientro di Iaquinta, con Trezeguet al momento inamovibile e Diego e Del Piero a giocarsi l’altra maglia da titolare, a rischiare il posto è proprio Amauri. E intendo proprio il posto nella rosa bianconera. Se Diego può realmente riscattarsi, Amauri potrebbe rappresentare una buona pedina di scambio per un giocatore.

Il mercato parla chiaro: arrivare a Dzeko è quasi impossibile. La necessità della Juve è pure chiara: serve un terzino destro, serve vendere Camoranesi e rimpiazzarlo con qualche eccezionale giocatore di fascia, serve un terzino sinistro indipendentemente dalla fine che farà Grosso (anche ieri insufficiente e indisponente nel tentare il tiro dai trenta metri: completamente fuori da ogni logica). A centrocampo mi pare invece che Sissoko abbia guadagnato seri punti di titolarità rispetto a chi ancora deve cominciare a lavorare. Indispensabile.

Sabato, altro test, altra sgambata. Contro i campioni del Lione, altra squadra rognosa e, con un tocco di umiltà, di un gradino sopra la Juventus. E’ il viatico necessario per capire, in parte, il valore di questa Juve e l’espressione delneriana dei bianconeri in campo.

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