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Tag: dinatale

La 29° giornata del Torneo Aziendale: cosa è successo?

Sono ventinove le giornate. Ne mancano nove al termine di questo entusiasmante Torneo Aziendale, quinta edizione.

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A Cesena la Juve non guarisce. Alessandro Matri firma altre due reti, ma non bastano per chiudere una pratica molto più che abbordabile, nonostante l’uomo in meno. Chiudere senza coppe a questo punto potrebbe essere solo un beneficio per la prossima stagione, in vista di una programmazione che non può trovare alcuna giustificazione.

Un giorno prima, chissà perché poi, l’Atalanta di Milano era stata ospite di un buon Brescia. Di 3 rigori da fischiare ne è stato concesso soltanto uno ai padroni di casa, contravvenendo a una parcondicio della moviola di cui Moratti andava fiero fino a qualche giornata fa. A fine partite le interviste per il clamoroso stop degli uomini di Leonardo hanno lasciato spazio a parole che, in quel preciso contesto, sono apparse ai più ridicole. L’ennesimo schermo per non prendersi responsabilità davanti a una professione che, purtroppo, chiama a un duro lavoro. Mi riferisco, per capirci meglio, a quel “Un brutto pareggio, ma perde di significato per quanto accaduto in Giappone” di Leonardo a una precisa domanda di un giornalista, dopo che lo stesso allenatore aveva già parlato di calcio con gli house organ.

A ora di pranzo il Milan, che poteva già chiudere la pratica Torneo Aziendale, ha fallito. Sarà stato per colpa di un guardalinee che voterà Italia dei Valori o Rifondazione Comunista, sarà stato per un certo nervosismo postTottenham (leggi Ibrahimovic), ma questo pareggio sa di sconfitta. Allungare a più 7 avrebbe significato navigare in acque tranquille nelle prossime giornate. Invece tutto è ancora aperto.

Curioso il commento Sky sull’episodio che ha visto protagonista Ibra. Un cazzotto, una confessione palese (come si potrebbe spiegare altrimenti gli occhi a terra di Ibra già prima ancora che l’arbitro facesse vedere il colore del cartellino?), eppure il commento ha fatto passare il gesto come uno schiaffo. Forse forte, addirittura! Già perché lo schiaffo è conteggiato come gesto antisportivo, mentre il pugno è calcolato come gesto violento. Balla un turno in più di squalifica. Vedremo cosa riuscirà a combinare Ghedini perché Ibra rischia di saltare il derby fra qualche settimana. Come a dire: chi di spada ferisce… di spada perisce (Galliani, do you remember? Ibra con la Juve squalificato, Krasic con la Juve squalificato).

Espulsione di Ibra

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Ancora più curioso il commento all’episodio nelle varie TV nazionali. Felipe Melo rischiò l’arresto, mentre Ibra va capito, va compreso. E’ solo un gesto censurabile. Ha tutta la stima, fra l’altro, di Antonini e Abate. Quasi come quando Eto’o sferrò una capocciata a un avversario del Chievo e la Cazzetta-Rosa poi mostrò quanti soldi il camerunese aveva sborsato per beneficenza.

Nel frattempo Guidolin dirige l’orchestra più bella del calcio italiano. Una sinfonia di tattica e di genio. Una batteria incredibile di centrocampisti che corrono come pochi e smistano come pochissimi palloni in quantità industriale. Zero o pochissimi lanci e una manovra da favola. Velocità e scatti, chiusure e ripartenze. E’ l’Udinese: quella di Di Natale (che Marotta avrebbe voluto a tutti i costi in bianconero) e Sanchez (che mezza Europa vorrebbe). Adesso è terza, e vallo a dire a De Laurentiis che il suo Napoli dovrà dividere quel gradino ancora per un po’. Fino a quando durerà lo stato di forma stratosferico dei bianconeri del Friuli?

Roma e Lazio hanno dato vita all’ennesimo derby senza emozioni. Intendendo emozioni tecniche. Tranne qualche spintone e qualche sporadico tiro in porta, non c’è stato verso di dire “che gran giocata”. Eroe del pomeriggio Francesco Totti. Era dal 2005 che non segnava in un derby e torna a farlo proprio adesso. Gran papera di Muslera nel primo caso, solito rigore nel secondo. Già perché Totti in gol su azione è ormai un terno al lotto. Sono però felice per Montella. Gentile ha denunciato i tecnici raccomandati (probabilmente riferendosi a Piagnisteo Mancini e al suo compare Mihajlovic), mentre l’Aeroplanino sta divertendosi e sta mostrando una intelligenza che francamente in pochi si aspettavano. Sta gestendo le grane giallorosse come meglio non si potrebbe, ottenendo buoni risultati (a parte la Champions).

E aveva proprio ragione Zamparini a proposito del modo di Delio Rossi di schierare in difesa gli uomini del Palermo. Adesso i rosanero perdono, ma con meno gol di scarto. Senza, oltretutto, segnarne nemmeno uno, cosa che non Delio Rossi capitava di rado. Involuto Pastore, fuori ruolo Ilicic e centrocampo che ha perso fosforo e un po’ di ordine. Ancora proprio non riesce a capire che il problema del Palermo è proprio l’uomo che ne detiene il potere assoluto, esercitandolo nel peggiore dei modi?

Sorte analoga per la Sampdoria di Cavasin. Come se il problema fosse l’allenatore che d’un tratto fa diventare campioni chi campione non lo è proprio, e mai potrà esserlo. Il miracolo Samp aveva quattro nomi precisi: Marotta (nonostante i facili commenti ironici che qualcuno farà alla luce dell’attuale Juve), Paratici, Cassano e Pazzini. Tolti questi quattro ecco che il valore aggiunto di una formazione mediocre è tornato sotto la soglia di guardia e i risultati non possono essere differenti da quelli che sono arrivati.

Discorso completamente opposto, e anche abbastanza misterioso, a Bologna. Cosa ha portato una formazione ormai data per spacciata sotto il profilo tecnico e finanziario a giocare un girone di ritorno da paura? Sarà stata la fame di calcio, finalmente spogliato da contratti e stipendi? Sarà stato perché proprio la non-garanzia di soldi (tanti, ma proprio tanti considerando quanto guadagna una maestra di scuola o un impiegato comunale che si fa un mazzo così per 6 giorni la settimana) ha portato i ragazzi a dare molto di più per la causa in corso e a moltiplicare energie per mettersi in mostra e prendersi una netta rivincita con la società, unica colpevole di un disastro annunciato e per il momento solo allontanato?

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L’Italia riparte: troppo freddo in SudAfrica

I Nazionali torneranno a casa. Per molti sarà l’occasione propizia per riposarsi e cercare di capire se dal calcio intendono solo riscuotere o intendono pure dare. Perché la Slovacchia, costretta a disfare valigie già pronte, ha corso, si è impegnata, ha applicato alcune utili idee al calcio, ha tentato e alla fine ha meritatamente vinto. Ci ha messo il cuore e tanta umiltà. Esattamente il contrario di quanto fatto dagli azzurri. Non tutti. Per esempio quel pazzo di Fabio Quagliarella che per poco non cambia la faccia a una storia che sembrava scritta. Quel Quagliarella cui si è preferito Di Natale o Gilardino o lo stesso Iaquinta, tutti terribilmente indietro (si salva solo Iaquinta, in tal senso) di personalità. Mentre il cucchiaio con cui il napoletano ha messo dentro il definitivo 3-2 è di quelli che significano “io le palle ce le ho e le ho messe”. Un po’ quello che ha detto il suo sguardo, conscio dell’inutilità di una simile prodezza. Riceverà i complimenti delle redazioni sportive mondiali, ma il gol è già dimenticato. Si torna a casa perché è giusto così, perché siamo di molto inferiori rispetto alle altre Nazionali, comprese Nuova Zelanda e Slovacchia. Perché il valore assoluto nel calcio non esiste: c’è da correre sempre, c’è da lottare per novanta minuti, c’è da dimostrare costantemente le proprie doti. Chi potrebbe oggi dire che questo o quel giocatore ha messo in campo umiltà, cuore, determinazione e intelligenza?

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D’accordo che hai sulla coscienza il gol slovacco, ma caro De Rossi devi svegliarti e reagire, non nasconderti e perdurare in uno stato catatonico imbarazzante. Si corre e si sbaglia, ma smettere di correre e lottare mai! Non ce lo possiamo permettere. Strana a quel punto la sostituzione di Gattuso, col fantasma di De Rossi in campo. Dov’è ora la tessera del bravo calciatore?

Su Di Natale ho finito gli insulti, che poi insulti non sono. Si tratta di sana coscienza civile: forte coi deboli (Serie A) e debole coi forti. E’ lo stato naturale dell’uomo medio, giusto che sia così. In natura qualunque specie animale obbedisce alla regola precedente. A casa Totti e Del Piero e dentro Di Natale: la sostanza e la forma cambia, in modo decisivo. L’hanno voluto in campo, e al di là di un ovvio gol a porta vuota, al di là pure degli errori da dilettante commessi, in campo Di Natale non si è visto. Doveva essere il collante fra un centrocampo muscolare (Montolivo, De Rossi e Gattuso) e i due velocisti (Iaquinta e Pepe). Si è nascosto per gran parte del match, salvo tentare il tutto per tutto incoraggiato da Quagliarella, reo di aver svegliato molti da un sonno o un letargo imbarazzante. Totò, torna in provincia, non c’è nulla di male. Si fa molta più strada e ci si diverte di più se si conoscono i propri limiti. Spero Prandelli lo abbia osservato attentamente.

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Facile, facilissimo prendersela con Cannavaro, eppure se solo si riuscisse per una volta e una volta soltanto a guardare il tutto con occhi obiettivi è facile accorgersi che è uno fra i più positivi, in un deserto di nullità. Qualche buona chiusura, ma pure tanti errori di squadra e di concetto. Nessun filtro del centrocampo, esterni carenti in fase difensiva e nulli in fase offensiva: nemmeno un muro avrebbe retto. Coraggio, ti massacreranno, ma tanto sarai lontano i petroldollari allevieranno i tuoi dolori.

Chi crede al caso saprà già la risposta: se Buffon non poteva prendere parte attiva in questo mondiale un motivo c’era e, ora, è evidente. Mi fermo qui. Analogo discorso vale per Pirlo: ricordo un paio di giocate in cui lui aveva la palla e non riusciva a trovare un compagno libero, costretto a girarla a Cannavaro o a Chiellini. Non può essere colpa di Lippi.

E così arriviamo al punto chiave della vicenda. Ora usciranno i genietti di turno: è tutta colpa sua, non doveva tornare, è incapace, è permaloso. Le solite cazzate che su di lui si dicono da sedici anni. Non sarà un amicone della stampa e dei giornalisti, ma un po’ di oggettività la si deve pur usare. Mi riferisco a Lippi e al suo ruolo in questa vicenda. Cominciamo col elencare chi ha lasciato a casa, escludendo per ragioni ben descritte da Gattuso (non uno qualunque nel gruppo Azzurro) i vari Balotelli (che io non avrei voluto, non per ragioni tecniche) e Cassano (che io avrei portato solo e solamente per ragioni tecniche, ma in fondo sono d’accordo con Gattuso), e che poteva cambiare le sorti del mondiale italiano: Cossu, Matri, Motta, Candreva, Pellissier, Cristiano Lucarelli, Matteo Ferrari? Forse gli unici errori sono appunto due: Cassano e Giuseppe Rossi. Per il resto il trucco è semplice: chiunque avesse giocato nell’undici titolare di queste tre partite avrebbe fatto la fine di chi ha poi giocato. Svuotati dentro di ogni energia nervosa, come dimostra il tempo perso a recuperare palloni o protestare per il pestone ricevuto. Svuotati dentro di un minimo di dignità, perchè il solo fatto di partecipare a un campionato del mondo dovrebbe regalarti emozioni e uno spirito unico, almeno credo. Immagino che essere in quei 23 dovrebbe permetterti di proporti in campo con la voglia di spaccare il mondo, quello stesso mondo che ti sta guardando in TV. La domanda perciò è la seguente: le non sovrapposizioni sulla fascia, i non inserimenti, la mancanza di dialogo fra le punte, o la mancanza di punte vere, i tiri che nessun attaccante ha scoccato, i cross inesistenti, davvero sono problematiche riconducibili a Lippi? Quello stesso Lippi che aveva plasmato un gruppo di poco superiore a quello attuale portandolo in vetta al mondo! L’ha detto Buffon, per ultimo: a casa di fenomeni non ce ne sono, e questo gruppo è inferiore a quello di quattro anni fa. Buffon, non uno qualunque. Amen.

Per finire e meglio descrivere il nostro paese, bisognerà che Bossi risponda a una domanda semplice semplice: non è arrivato il bonifico in casa slovacca o che altro? Perché serve la faccia come una parte anatomica chiamata sedere per dire certe cose, mettere le mani avanti e poi scusarsi. Troppo facile, ovvio, perfino banale. Ma ora come la mettiamo? Di fronte alla voglia e alla serietà di ragazzi che in fondo si potevano far bastare il gironcino a tre, di fronte alla umiltà mostrata in campo e all’attaccamento a quei colori, beh come la mettiamo? Siamo sicuri che i palloni gonfiati che siamo fanno bene al futuro dell’Italia? Siamo sicuri che nei nostri meccanismi civili non ci sia proprio nulla da cambiare, a partire dalla gente che decide per noi, in campo politico come nello sport e come nella cultura? Siamo sicuri che non siamo su una strada terribilmente contorta e sbagliata? Caro Bossi, hai perfettamente dimostrato come ragione l’italiano. Dell’uscita dal Mondiale mi vergogno, del fatto che all’estero mi vedono come tuo (tuo in senso esteso, alla categoria di chi la pensa come te) conterraneo… beh questo mi fa schifo! Col cuore!

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Non bisogna far cazzate

Marcello Lippi ha la mia più totale e incondizionata fiducia. So io perché ed è pure facile immaginarlo. Uno che nella sua carriera ha sbagliato pochissimo e ha indovinato molto. Ma tant’è, siamo in un Paese come l’Italia che sputando su Lippi aveva inneggiato a Donadoni. Siamo quel Paese là, che voleva Gigi Buffon e Cannavaro fuori dal Mondiale perché bianconeri, salvo poi farsi le foto e salire sul carro dei vincitori più tardi.

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La Nazionale. Lippi sta proponendo ancora novità. Fuori dalla rosa i trequartisti puri, o gente col genio incorporato, l’Italia si ritrova per la prima volta a dover inventare gioco. Con un Pirlo in fase discendente, con un Montolivo che non ha mai finora sfondato (ma che potrà farlo con i consigli di Lippi) e con un Marchisio chiamato a delle conferme. Proprio il bianconero è il centro dell’attenzione della prossima Italia. Marcello Lippi, dopo aver inventato Zambrotta terzino, lo sta provando da trequartista-anomalo. Ha già capito che Claudio Marchisio ha tempi di inserimento non indifferenti, e un movimento senza palla molto intelligente. Ha ottima tecnica, buona visione di gioco e grande dribbling. Il tiro da fuori è da migliorare. Ma lui in quella posizione dovrà fare il collante esatto tra un centrocampo che urge di protezione e un attacco dove agiranno ora Gilardino, ora Pazzini, ora Iaquinta. Gente insomma abituata ad un certo tipo di gioco. Per dirla alla Valcareggi: non esiste un regista d’attacco in questa Nazionale. Di necessità virtù, dunque? Staremo a vedere e consiglio vivamente Del Neri a visionare attentamente le mosse di Marchisio. Impiegato sulla fascia ha potuto contribuire poco alle fortune (quali?) della Juve. Impiegato al centro ha disputato le sue migliori partite. Questo mentre Zambrotta stava per giocarsi la libertà. L’Avvocato era giusto lì lì a chiedere l’interdizione dai pubblici uffici per la dichiarazione “Totò non ha nulla da invidiare a Torres!”. Sì, probabilmente nel campetto sotto casa. Peccato però che Totò fuori dal Friuli abbia dimostrato poco, molto poco. Anche io sono forte contro i miei amici. Ma credo di trovarmi in difficoltà contro i vari Chiellini, Nesta, Bonucci (e sì che riuscissi a citare un interista). Per il futuro Prandelli: uno che ama lavorare con i giovani e uno che probabilmente spera di poter finalmente acchiappare qualcosa (leggi trofei).

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La Juventus. Il titolo è inevitabilmente riferito al destino bianconero. Ancora in riferimento a certi giornali bisognerà prestare attenzione alle mosse di Marotta. Non vedrei bene Felipe Melo vestito rossonero. Né Amauri bianconero, ma questo è un altro discorso. Spendere bene, spendere al meglio. Il che non significa, come Moggi ha insegnato, spendere tanto. Non siamo nemmeno scemi a chiederlo. Spendere bene alla Juve, e in questo mondo, significa però toccare certe cifre. Traduzione: due grandi colpi servono come il pane, poi servirebbero rientri e scommesse. Si torna a parlare con una certa insistenza di Criscito e Bonucci: magari! Giovinco ha chiesto spiegazioni che solo Del Neri potrà dargli: magari siano positive per lui! Sono in corso di definizione importanti uscite: Molinaro, Tiago, Poulsen. E c’è da valutare lo spazio di manovra su gente come Pazzini, Aguero (mi illudo?) ed esterni quali Van Persie, Krasic e Motta.

Capello. Proprio lui, che per 76 giornate riuscì a stare in vetta. Proprio lui che portò la Juve sino al titolo 29. Proprio lui che di Juve ha concluso la sua avventura italiana. Ho già pubblicato una piccola domanda oggi in questo blog. Ma ci vuole la faccia come il culo a riciclare gente bianconera, o no? Perché se insinui dubbi etici, la tua dignità umana, ammesso che esista, dovrebbe importi di sputare fango su certa gente. O no? Se sono professionisti sporchi di Moggi e di Juve dovresti evitarli, non rincorrerli. Perderesti credibilità. Già, ma quale credibilità. Ecco che allora il progetto Capello per i nerazzurri diventa qualcosa di concreto. Adesso non resta che ingaggiare Trezeguet (ci avevano pure provato), Buffon, Chiellini e magari puntare a qualcuno della Primavera. Boh, strane logiche che fatico a capire. Proprio perché già in passato io e i miei simili bianconeri abbiamo fortemente e aspramente criticato anche solo l’idea di poter vedere con la nostra maglia gente del tipo di Burdisso o Stankovic. Anche per questo ringrazio Dio di essere bianconero. Posso dormire tranquillo.

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