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Tag: donadoni

Juventus-Parma La trappola del parmigiano

E’ la seconda miglior squadra per rendimento nel 2014. Addirittura, fra le migliori strisce in Europa. Il Parma di Donadoni è un ostacolo molto più grosso di quanto il nome non direbbe. E stasera tocca alla Juve.

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Dalla sconfitta coi bianconeri, all’andata, il Parma non si è più fermato. 17 partite utili consecutive, con un ritmo infernale degno delle prime della classe. Stasera non sarà facile.

La Juve arriva incerottata. A contare chi sta fuori o chi non è al meglio, ne vien fuori una formazione interessante. Ma non c’è spazio per le lamentele. C’è solo spazio per scrivere la storia.

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Tevez e Llorente per attaccare il Parma, nonostante la diffida che pesa sulle loro maglie. Caceres, Bonucci e Chiellini per gli straordinari in difesa, visto che sono alla quarta partita consecutiva. A centrocampo riprende la maglia da titolare Pogba, il francese inseguito dalle big d’Europa. Vidal e Pirlo regolarmente in campo, in attesa del ritorno di Marchisio che può già avvenire domenica sera contro il Napoli.

Occhio alla moviola: dopo il gol in fuorigioco di Destro, tutti i riflettori saranno puntati anche sui falli laterali invertiti a favore della Juve. Segno di un’Italia perversa, prima nei consumi del Maalox.

Juventus-Parma Tevez e Llorente per attaccare Donadoni

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Quinta giornata di campionato: fra miracoli e scivoloni

Eh già, quando al bar senti parlare di miracoli riferendosi alla doppia vittoria delle milanesi, allora e solo allora capisci che la vita è davvero bella e giusta. Di fatto si tratta di miracolo: una vince dentro, una vince fuori. La seconda, quella che ha vinto fuori, conferma la regola di essere più provinciale di quanto il tecnico non sa (o non capisce, evidentemente); la prima che vince in casa… vince ed è già una grossa sorpresa in questo avvio di stagione.

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Chissà, il destino gioca sporco alle volte. Con Allegri lontano dal campo il Milan ritrova un minimo di gioco e la vittoria. Tre punti importanti per scuotere una classifica che è comunque pesante dopo cinque giornate. Il Faraone riporta un po’ di allegria, ma Allegri non può dirsi soddisfatto. Galliani pensa al cambio di modulo, Tassotti si propone come sostituto… e Allegri pare sempre più lontano da un ruolo di autorità. Dove può arrivare questo Milan lo sapremo solo a fine campionato, perché gli acquisti sembrano buttati lì, tanto per fare numero, e certo non si deve dimenticare che il Cagliari era il miglior avversario che potesse capitare in questo momento.

Anche Stramaccioni dovrà riflettere. Fuori Snejder… dentro l’Inter? Anche qui c’è da capire se Strama è un prestanome di qualcuno in società, perché il cambio di modulo pare una forzatura più che una scelta oculata. E se fuori casa inanelli cinque vittorie e dentro casa inanelli una serie di brutte figure, allora bisognerà rivalutare la frase di Mondonico. Provinciali lo sono i campioni che sposano l’umiltà per rimanere campioni. Vien da pensare che è un bene che Stramaccioni non l’abbia capito. Attendiamo però un minimo di moviola sul gol in fuorigioco di Alvaro.

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La Roma torna a casa. Ciro Ferrara la imbriglia per benino e strappa 1 punto importante all’Olimpico. Segna Totti, ma festeggerà solo lui al fischio finale. I giallorossi ringrazia CONI e FIGC per la vittoria a tavolino perché a questo punto sarebbe interessante capire dove veramente sarebbe se avesse giocato contro il Cagliari. Prende gol, ancora una volta, e rischia più volte. Brutto, brutto spot per l’Italia la non stretta di mano fra Ciro (che in verità comprendiamo) e Zeman.

Lezione di stile al San Paolo: “Sì, l’ho toccata con la mano”. Parole e musica di Klose, un tedesco che l’Italia fortunatamente non l’ha capita ancora. Punizione pesantissima per la Lazio di Petkovic, e un Napoli con un Cavani in più. Il risultato è largo e non si può non calcolare che l’Europa ha pesato tantissimo in casa biancoceleste. Due sconfitte, un po’ diverse, ma son sempre zero punti che tengono ferma una classifica che fino a domenica scorsa era semplicemente perfetta. E’ forse il segno di un campionato scorbutico e lo sarà fino alla fine se nessuna squadra riuscirà a prendere il largo.

Di cuore, un grosso in bocca al lupo a Borriello. Solo 5 mesi in bianconero, ma quel gol al Cesena, per tutto quanto ne è seguito, resterà nella storia. Molti giocatori juventini avrebbero voluto una sua conferma, probabilmente anche Conte, ma sarebbe davvero ridicolo rimpiangere Borriello. Intanto il ragazzo conferma che allenato a dovere può ancora dire la sua. Tanti auguri allora Marco. Stessi auguri al Parma di Donadoni: prima o poi ci spiegheranno perché l’ex ala milanista venne chiamato in Nazionale dal suo amico Albertini. Conflitto di interessi ai massimi livelli.

Gasperini è ancora l’allenatore del Palermo? Attendiamo le prossime ore perché la pazzia di Zamparini può questo e tanto altro. Di allenatori che cambiano una squadra in Italia ce ne sono pochi. Attualmente forse solo due e si sono sfidati sabato sera annullandosi a vicenda. Per il resto, c’è povertà di talento in panchina.

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Lecce-Juventus 2-0 Non lo so spiegare

L’unica ragione plausibile è un calo di neuroni. Un crollo psicologico dettato dalla presunzione e da un senso di appagamento che non ha giustificazione né motivi di esistere.

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Diventa complicato trovare un colpevole perché è altrettanto complicato trovarne uno che abbia onorato la maglia della Juve contro il Lecce. Forse per cuore Chiellini e per volontà Matri (l’unico ad aver dato, in novanta minuti, un colpo di coda, ma isolato, solo contro tutti). E prima ancora che i punti mancanti in classifica, Lecce rimette indietro le lancette dell’orologio a inizio stagione e, di più, mette dei paletti precisi su alcuni individui della rosa.

Per esempio non può esistere che contro un Lecce decimato gente come Bonucci e Toni e Iaquinta possano permettersi leggerezze come quelle che sono costate la sconfitta.Errori non letali limitatamente all’episodio, ma certamente decisivi lungo tutta la gara, per l’impronta mentale che le dai e la qualità con cui giochi. Del Neri, che ha già messo una pezza a sinistra con Chiellini non ha più centrali, ma scommetto in una mossa-punitiva già contro il Bologna.

Pagelle e considerazioni lasciano il tempo che trovano: squadra che non è entrata in campo, errori clamorosi in fase di impostazione e nessun tiro in porta. Impalpabile la prova di Del Piero, generosa, ma insufficiente quella di Matri. E torniamo al solito punto: mancano i ricambi in grado di dare il cambio di marcia. E la bocciatura di Martinez appare ormai fin troppo chiara. Servirebbe il fosforo di Sissoko e magari il cambio con Pepe e la spinta di terzini che di fatto non esistono. Ottimo spunto per il prossimo mercato.

Certo è che se a Toni viene fischiato un giusto rigore all’inizio del match, come già a Cagliari l’Atalanta di Milano, oggi si parlerebbe di un altro tipo di partita. E queste differenze stanno cominciando a diventare fastidiose, per l’abissale differenza di trattamento. Gol di Ranocchia o di Kharja? Semplice per Biondini:

Non mi dà fastidio aver perso a Milano per un gol in fuorigioco, mi dà fastidio aver giocato tutta la partita in 11 contro 12.

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Mentre Donadoni è apparso più morbido:

Quello che è successo lo hanno visto tutti, bisogna però accettarlo senza fare dietrologie. Peraltro, i miei gioca­tori, che sulla punizione sono apparsi sorpresi, mi hanno an­che spiegato che l’arbitro aveva detto che avrebbe fischiato, mentre l’Inter ha battuto subito. Ma sono le parole dei miei giocatori…

Così non mi resta che applaudire le parole di Del Neri:

Abbiamo sbagliato proprio approccio, squadra molto presuntuosa e completamente diversa dalle altre partite. Una sconfitta che deve far riflettere molto, abbiamo meritato di perdere la partita, abbiamo giocato un calcio sporco, senza intensità.

Se non ci diamo una regolata raggiungere gli obiettivi posti sarà molto complicato.

Almeno saranno contenti chi da domani chiederà a gran voce le dimissioni o il licenziamento di chissà chi!

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