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Tag: doping (pagina 1 di 2)

Giacinto Facchetti: e la verità storica su illecito e doping?

Grande personaggio dell’Italia del Calcio. Grandissimo nella storia nerazzurra. Ma un articolo, fazioso, ci sembra sia andato anche fuori dalla verità storica accertata dai tribunali. E per il dovere che abbiamo nel trasmettere tali verità storiche, sarà bene puntualizzare almeno due concetti.

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Primo. Come ha stabilito la Sezione Penale di Napoli, in riferimento al Processo Calciopoli, Giacinto Facchetti si è macchiato di illecito sportivo in qualità di Presidente dell’Inter. Bisogna anche chiarire che l’accusa di illecito è caduta per Moggi, accusato e riconosciuto colpevole di mancanza di lealtà sportiva. Sono due articoli del Codice di Giustizia Sportiva, molto chiari e precisi: Articolo 1 e Articolo 6. Ci spiace, ma non si accetta nessun passaggio fazioso su lobby, su onore, su macchinazioni, su azioni da santificare.

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Secondo. Come Ferruccio Mazzola ha scritto e dichiarato, con ampi dubbi sulla qualità e quantità di morti nerazzurre di quell’epoca, c’è il forte sospetto che il doping era pratica comune nell’era Herrera. Compreso Giacinto Facchetti, uno degli ultimi a morire di una brutta malattia, con la maggior parte dei suoi compagni di quell’epoca (la triste statistica che in pochi hanno raccontato).

Questo per dovere di cronaca. E per amore di verità.

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I deliri di una strana domenica: doping, “brucia un gobbo” e fortuna

Ore 18:30. La Juve in campo contro il Sassuolo. Diverse novità di formazione, che però vedremo solo dopo pranzo in un articolo dedicato al prepartita.

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Le cose principali sono però altre.

Brucia un gobbo anche tu

Cominciamo dallo stadio. Saranno 9000 i bambini che riempiranno le curve. Chissà cosa grideranno o cosa canteranno, chissà chi festeggeranno o cosa festeggeranno. Di certo c’è che incombe su di loro il vizio tutto italiano di rendere male ciò che è bene. Di vergogna moriremo, in questo strano Paese dove “merda” vale molto di più del cordiale suggerimento di “bruciare i gobbi”.

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A quanto pare il Giudice Sportivo ha approvato quel suggerimento. Speriamo solo non lo metterà in pratica il 25 dicembre. Alla curva del Bologna non è stata recapitata né una multa, né una punizione, nemmeno una scoppola. Di certo… è coerenza.

La fortuna aiuta gli audaci?

La nevicata turca abbondante è stata salutata come “perfetta” dall’italiano quotidiano sportivo chiamato Il Corriere dello Sport diretto da Paolo De Paola. E un giorno dopo ecco l’uscita di De Rossi, che in realtà vale quanto un’entrata a gamba tesa da tergo. La Juve è più fortunata con gli arbitri. Come al solito, si prende solo un pezzo degli episodi e la gente è pronta lì, a 90 gradi e col cervello spento, a ricevere ogni forma di questi cioccolatini vuoti di contenuto e falsi come i capelli di… Antonio Conte. A De Rossi è sfuggito tuttavia che il cammino della Roma è stato strepitoso, ma purtroppo c’è un’altra squadra che è ancor più strepitosa. Il campo, dopo Galatasaray vale anche di più, dice sempre la verità. Sono quelli come De Rossi che dicono cazzate fuori dal campo.

Doping? Doping?

Si martella la Juve con un processo che non porta a nulla, non si indaga nella direzione in cui bisognerebbe indagare (i casi Kallon e Javi Moreno, o Georgatos e Pato, tanto per fare qualche nome) e poi scopri che c’è un tizio, di nome Acerbi, che ha lottato e sta lottando con un tumore ed è nell’occhio del ciclone per ragioni, strane, di doping. Mi fermo qui perché dovrei proferire parole molto pesanti, ai limiti del penale. Ci tengo solo a fare i migliori auguri ad Acerbi per vederlo in campo sempre e comunque. Il tumore ce l’hanno pure chi sta governando il calcio italiano, ce l’hanno al cervello e non c’è cura.

Detto questo… buon campionato a tutti. Se ne avete voglia.

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Doping libero

Scrivo, ovviamente, come ing.

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Ma scrivo su IOJUVENTINO.

@iojuventino mi perdonerà se scriverò qualcosa di forte che magari non condivide.

Forte, ma nei limiti dell’educazione, senza offendere nessuno e senza voler creare scandalo.

Vorrei solo spazzare via l’ipocrisia.

Chiedo il DOPING LIBERO per tutti i professionisti di tutti gli sport, calcio compreso.

È di oggi la notizia che secondo controlli effettuati nel 2004 Pantani fece uso di Epo prima del Tour vinto nel 1998.

E allora?

Questi francesi quando finiranno di distruggere il loro leggendario Tour de France?

Nessuno tocchi Pantani.

Un fuoriclasse immenso, probabilmente il più grande scalatore di tutti i tempi.

Pantani dopato?

E cos’è il DOPING?

Wikipedia dice: “Il doping è l’uso (o abuso) di sostanze o medicinali con lo scopo di aumentare artificialmente il rendimento fisico e le prestazioni dell’atleta.”

Ma Wikipedia sbaglia.

Il DOPING è l’uso di farmaci o sostanze, segnalate in una lista stabilita, da parte di atleti.

È banalmente una regola, ipocritamente definita per salvaguardare la salute degli atleti, che potrebbe benissimo non contenere sostanze ancora più potenti e più nocive semplicemente perché sconosciute agli scienziati estensori della norma.

Proprio così: se io riesco ad incrementare le mie prestazioni con una sostanza fuori lista, non sono un dopato.

Se invece inavvertitamente assumo una quantità minima di una sostanza compresa nella lista sono dopato.

Già questo dovrebbe spingere verso il DOPING LIBERO.

Ma c’è molto di più.

Tutti gli atleti, di tutti gli sport professionistici del mondo, fanno ricorso all’aiuto farmacologico.

E tutti lo sanno.

E sanno anche che non c’è nulla di scandaloso o di non etico.

Un atleta raggiunge determinati risultati per il combinarsi di molteplici fattori: predisposizione naturale, status sociale, sacrificio, tecniche di allenamento, tipo di dieta, farmaci, ecc.

Un atleta non raggiunge mai il risultato per la semplice predisposizione naturale.

E nessuno si scandalizza se un atleta batte un suo avversario perché ha un allenatore migliore.

Così non bisogna scandalizzarsi se un atleta batte un suo avversario perché ha un medico più bravo, o se volete più disinvolto e disposto a mettere a rischio la salute dell’atleta. L’atleta ne è consapevole e decide di correre il rischio.

Lo sport professionistico è anche rischio. Si rischia la vita per vincere, per raggiungere la gloria e la ricchezza.

C’è chi la vita la perde in gara per un incidente come Simoncelli o Antonelli, c’è chi la perde per colpa dei farmaci come Simpson sul Mont Ventoux.

Tutti consapevoli.

Ma ci droghiamo impunemente noi “normali” con caffè, sigarette ed alcool, con il benestare di tutti, e non si possono drogare i campioni per raggiungere una prestazione straordinaria?

Non c’è nulla di falso nei sette Tour di Amstrong. Se fosse così semplice vincere sette Tour di fila, ci sarebbero riusciti tutti, visto che tutti si drogano o, insomma, fanno uso ed abuso di farmaci.

Il farmaco migliora le prestazioni, ma se sei un brocco, brocco rimani.

Rimane il dubbio di chi si è drogato di più (a proprio rischio e pericolo) e se si è dentro o fuori la famigerata lista di sostanze proibite. Con il risultato che vediamo Froome scattare in salita come una motocicletta e ci guardiamo con lo sguardo furbo di chi ha capito tutto …….

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Ma pensate che Froome non abbia fatto allenamenti massacranti e non faccia una vita piena di privazioni per raggiungere quel risultato? Se poi c’è l’aiuto medico, sono affari soltanto suoi. La realtà, inconfutabile, è che lui è arrivato prima degli altri.

Il resto sono chiacchiere.

Allora aboliamolo questo DOPING.

Non potrà essere mai sconfitto perché i più deboli lo praticheranno per battere i più forti e i più forti saranno obbligati a praticarlo per non essere battuti dai più deboli.

Non potrà essere mai sconfitto perché i medici che somministrano il doping sono decisamente più bravi dei medici controllori: sono pagati molto di più.

Il DOPING va abolito per avere la certezza del risultato e perché non c’è niente di anormale nel voler migliorare le proprie prestazioni sportive, con dei farmaci, anche a rischio della propria salute.

Sono matto?

È da quanto Pantani fu prelevato come un delinquente dal Giro ’99 con tanto di agenti con armi da fuoco che sostengo questa tesi.

È da quando Cannavò si stracciò le vesti sulla Gazzetta per il “tradimento” di Pantani che porto avanti questo ragionamento.

Ora cominciano a dirlo persone ben più credibili di me.

Dott. Vergara, specialista in Cardiologia e Medicina dello Sport:

http://www.ladige.it/articoli/2012/08/13/doping-libero-solo-prof

Addirittura il capo della procura antidoping del CONI:

http://rugby1823.blogosfere.it/2010/10/sportdoping—anche-il-coni-finalmente-ammette-doping-imbattibile-legalizziamolo.html

Ma perché parlo di doping su IOJUVENTINO?

Perché tra gli sport c’è anche il calcio e anche la Juventus.

Il doping nel calcio è probabilmente sempre esistito, come in tutti gli altri sport.

Vedi l’articolo sull’Inter di Herrera:

http://calciomalato.blogosfere.it/2013/06/doping-inter-tutti-i-morti-della-pasticca-di-herrera.html

Vedi l’articolo sul Barcellona:

http://calciomalato.blogosfere.it/2013/05/fuentes-doping-barcellona-ko-e-fine-dellegemonia-spagnola-solo-un-caso.html

Aiax e River Plate sostengono che fosse drogata la Juventus del ’95, ’96:

http://www.goal.com/it/news/2/serie-a/2013/05/24/4001760/di-livio-non-ci-sta-juventus-96-dopata-vergognatevi-allora

Io non so se la Juventusabbia fatto solo abuso di farmaci (come sembrerebbe ai giudici) o sia sconfinata fuori lista, ma so che un reparto offensivo con Vialli, Ravanelli, Baggio e Del Piero non ce l’ha neanche il Barcellona di Messi e Neymar.

Il resto sono chiacchiere.

La Germania del ’54 correva più dell’Ungheria di Puskas (E lì furono fessi gli ungheresi a non prendere medicine giuste anche loro).

L’Olanda di Cruyff applicava il “calcio totale”, dispendiosissimo. (Ma senza Cruyff tornò normale).

L’Italia di Bearzot si faceva le flebo. (Ma senza il fiuto del goal di Paolo Rossi si sarebbe fermata davanti al Brasile di Falcao).

Il Milan di Sacchi strabiliò il mondo attaccando, ogni partita, per 90 minuti. (Ma senza Van Basten, Gullit e Rijkaard tornò normale).

Il Bayern attuale ti soffoca in ogni angolo del campo. (Ma senza Rybery, Robben, Muller, ecc. non avrebbe vinto nulla).

Anche nel calcio bisogna prendere le medicine, perché bisogna correre più degli avversari. E l’allenamento non è sufficiente.

DOPING LIBERO.

Ma solo quello farmacologico. Nel 2006 si è attuato un altro tipo di DOPING per vincere il campionato. Ma questa è un’altra storia.

P.S.

Per chi è interessato, c’è un articolo su Pantani che merita di essere letto:

http://www.ilgiornale.it/news/sport/dopato-i-dopati-e-cos-pantani-resta-pi-grande-tutti-938512.html

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La RAI si scusa per il servizio di Marco Fiocchetti sul doping e la Juventus

Marco Fiocchetti, giornalista di Raisport, si è fatto prendere la mano in un servizio sul doping.

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Ha ironizzato su Armstrong, su Nadal, e sulla Juventus di Moggi. Chiosando “A pensar male si fa peccato, ma spesso ci si azzecca”.

Il Direttore responsabile di Raisport, Eugenio De Paoli, ha chiesto ufficialmente scusa alla Juventus affermando tra l’altro

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Si è trattato di una spiacevole scivolata di gusto colpevolmente sfuggita al nostro controllo.

Sarà mia cura richiamare all’ordine l’autore del servizio in modo da evitare il ripetersi di episodi simili.

Marco Fiocchetti, giornalista poco informato, dovrebbe sapere che la Juventus è stata assolta dall’accusa di doping. E non si capisce come mai, parlando di Nadal ed Armstrong, gli sia venuta in mente la Juventus. Evidentemente, al pari di Moratti e Zeman, deve aver vissuto maledettamente male l’epopea della Juventus di Moggi: 1 coppa Intercontinentale, 1 Champions League, 1 supercoppa Uefa, 7 scudetti, 1 coppa Italia, 4 supercoppe italiane.

Si faccia prescrivere dal suo medico qualcosa per il fegato. Un medicinale. Non doping.

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Cara Juve, tira una bruttissima aria

Fa freddo, ma i miei brividi non riguardano le condizioni meteorologiche. Riguardano l’aria che tira qui in Italia. Una sinfonia magnifica quella suonata da Conte e i suoi ragazzi al Celtic Park. Un0 0-3 fuori casa netto, superbo, caparbio. Con quel meraviglioso “T’ammazzo!” rivolto a Bonucci quando mancavano pochi secondi alla fine della partita. Un gesto sublime, di una forza paurosa: la forza di chi ancora non è sazio per niente!

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A questo, che in Italia è fastidio, non certo orgoglio per chi ha il fegato rovinato da mesi di bocconi amari ingoiati domenica dopo domenica, aggiungo il brutto infortunio a Milito (forza e coraggio, Diego!) che inguaia l’Inter, aggiungo pure il bluff di Mazzarri che all’Europe League non ci ha mai tenuto, aggiungo la partita di questa sera del Milan… sì di venerdì, perché la Lega vuol bene alle squadre che giocano in Coppa. Ma, aspetta un momento: la Juve la mandano di nuovo di sabato? Dopo aver giocato di sabato la scorsa settimana e di martedì in coppa? Mmmh, brutta storia.

E poi aggiungo pure il silenzio su Fuentes. E le non risposte: Milan potrebbe significare in fondo qualsiasi cosa. Un nome di persona, una squadra dilettantistica di ciclismo di seconda categoria (che però si rifornisce come fosse una corazzata di 40 persone), persino una sigla. Magari, studiando per bene le singole lettere la Gazzetta riuscirà a ricondurre il nome Milan alla… Juve, perché no?!? Qualche collegamento dovrà pur esserci.

E per insabbiare il caso la RAI torna a parlare di doping associandolo proprio ai bianconeri. Ma quanto deve essere dura sotterrare la propria dignità di professionisti dell’informazione per garantirsi il pane quotidiano scrivendo cazzate? Chissà se allo specchio questa gentaglia con la tastiera e la penna velenosa riesce a guardarsi senza provare un senso di schifo e ribrezzo. Chissà.

Perché il doping alla Juve è un’associazione puramente fantasiosa. Esiste un Processo, esistono delle carte.  Nessuno le ha mai lette, ma tutti ne parlano. E’ il nostro modo mediocre di affrontare le cose qui in Italia: sparlare, inventare, fantasticare. Doping. Proprio ieri poi che ricorreva il nono anno dalla scomparsa di Marco Pantani. Esiste un termine per caratterizzare i giornalisti che lo hanno massacrato fino a portarlo alla morte: bastardi!

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Il giornalismo sportivo italiano è bastardo, termine molto poco onorevole e perfettamente integrato col lavoro che compiono questi giornalai.

Così, nell’ordine: il Milan può decidere di giocare quando gli pare, perfino cambiare arbitro quando si sente più al sicuro con un Doveri per esempio; la Juve è in balia di un calendario che per legge dovrebbe essere modificato (chi gioca in Coppa riceve solitamente un trattamento di favore, proprio per spirito campanilistico e per una logica davvero elementare); la RAI torna a macinare sul doping, quando in realtà dovrebbe aprire una indagine sia pur giornalistica sul Milan e gli appunti del Dottor Fuentes (questo al mio paese si configura come prova: ora cerchiamo quelle a discolpa!); la Gazzetta torna a calcare la mano sul Calcioscommesse infilando Conte laddove possibile.

Per non dimenticare che i cori su Balotelli li sentono tutti, ma i cori su Heysel e il coro “se saltelli muore un altro Agnelli” non se li fila nessuno. Come se fosse una gara a chi è più imbecille e in questo caso stanno comunque vincendo gli altri, non certo noi. In Scozia ci siamo andati per tifare e siamo tornati carichi a molla per una prestazione magnifica. Altri accoltellano, invece.

Infine, e qui godiamo davvero tanto, riusciamo finalmente a capire il motivo per cui hanno arrestato Cellino. Quello che qualcuno aveva eletto a martire dei bianconeri per le questioni di stadio e non si sa bene di preciso cosa, ma l’importante è dar contro alla Juve. Domani pubblicheremo tutto. Se Cellino è dentro, ma uscirà presto, Preziosi resta ancora fuori nonostante l’ennesimo fattaccio.

No cara Juve, tira una bruttissima aria. E io ho i brividi. E il meteo non c’entra nulla.

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Doping e Milan: il caso Fuentes

Complotto? Con Berlusconi in campo la parola è sempre ben accetta, benché tutta da verificare in ogni sua sfumatura. Ci sono le elezioni e tutto è utile quando una storia può contribuire a incrementare il numero di voti. Compreso quest’ultima news.

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Arriva dalla Spagna lo scoop che tira in ballo il Milan nel caso Fuentes, il medico sotto processo a Madrid per doping. Fra le sue carte spunta il Milan accanto al nome della Real Sociedad.

Che Fuentes abbia avuto un ruolo significativo in Spagna, in merito al doping, non vi sono più dubbi. La Real Sociedad, indicata nel foglietto sequestrato con la sigla Rsoc, ha confessato. Ben 320mila euro per dotarsi di ormoni della crescita. Una confessione che ha spiazzato i giornalisti e soprattutto confermato le brutte storie legate al medico spagnolo. E sotto la sigla Rsoc spunta il Milan.

Riscontri? Sebbene il dottore sia legato molto al ciclismo, non si ha memoria dell’esistenza di squadre ciclistiche col nome Milan. Tutto il resto è da confermare.

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Resta il fatto che chiarezza andrebbe fatta, mentre abbiamo come il sospetto che la storia cadrà nel dimenticatoio molto presto. Per esempio oggi nessun titolo sui giornali, solo un trafiletto sulla Gazzetta. E non uno dei giornalisti senior a commentare.

Sul foglietto, datato 2005, si capisce pure che tipo di prodotto sia legato a quest’operazione: Insulin Growth Factor, ormone della crescita, identificato con la sigla Ig.

Ora molti cercano riscontri. Intanto basterebbe aprire una inchiesta, tipo quella che ha portato la Juve sotto processo per ben 10 anni e che ha portato al nulla assoluto. Anzi no: eccesso numero di farmaci. Fra questi nessuna traccia di doping. Probabilmente il processo era giusto, era l’obiettivo sbagliato. Bastava forse spostarsi da Torino a Milano.

Già perché in entrambe le sponde ci sarebbe da indagare. Da Ronaldo (il Fenomeno) a Georgatos, dalla Grande Inter di Herrera dopata col caffé alla censurata intervista di Javi Moreno. Per finire coi casi Gattuso e Pato. Ma siamo in Italia: interessa solo la Juve. Non la salute di tutti i ragazzi.

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Il Corinthians accusa il Milan: “Che sostanze usate?”

Non è la prima volta che qualcuno punta il dito contro Milano. Solo che quando accade il mainstream della nostra bella penisola provvede a insabbiare tutto. Già accaduto con Javi Moreno riguardo il Milan e poi ci sono i casi Georgatos per l’Inter e Crasson per il Napoli, ma tutto tace. Addirittura, storia recentissima, i gravi problemi di Batistuta (attaccante della Fiorentina, della Roma e dell’Inter). Per dieci anni si sono inseguite strane teorie sulla Juve naufragate fra controlli, leggi cambiate e dibattiti vuoti che hanno prodotto, appunto, il nulla.

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E ora ci pensa il Corinthians a rinfrescare una domanda che noi rilanciamo molto volentieri: che sostanze usano a Milano?

Pato sbarca in Brasile, rilascia qualche dolce dichiarazione del tipo “non torno fra 2 anni, adesso sto bene” e chissà la stampa cosa si inventerà. Vuoi mettere “Pato comunista, complotto contro il Milan”?

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La realtà è che gli infortuni di Pato non possono spiegarsi solo con la malasorte, vista anche la crescita muscolare del ragazzo. In realtà adesso attendiamo pure come vanno le cose in Brasile, ma se arrivasse una continuità di presenze in campo? Ma non è bianconero e allora non interessa, così come non interessò il malanno di Gattuso. Piuttosto che fare luce per il bene di tutti i ragazzi, anche dei ragazzi che noi tifiamo con tanto amore e cioè quelli che sono alla Juve, piuttosto che esigere assoluta pulizia perché alla fine questo è e deve rimanere un gioco, piuttosto che tutto si preferisce insabbiare. E allora vai col disco… Giraudo e Agricola, solo che nessuno racconta mai il Processo, i fatti del Processo e come è andata a finire veramente.

P.S.

Ci si rifugia spesso nelle dichiarazioni di Carlo Petrini, pace all’anima sua, dimenticando la sua permanenza al Milan. Ci si rifugia anche nel nome di Stefano Borgonovo a cui vanno i nostri migliori auguri, ma annotiamo ancora la sua permanenza in maglia rossonera negli anni ’80. Saremo pure cinici, ma un controllino forse occorre farlo anche al di fuori del nome Juventus. Sempre che si tiene davvero alla salute di tutti o alle disgrazie soltanto di qualcuno (come ogni tanto sospettiamo)

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Chi parla male di Facchetti è un tifoso gretto

Oramai mi avete scoperto.

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Sapete che pago il canone RAI. Sapete che mi diverto (!?) a seguire la Domenica Sportiva. Non vi meraviglierete se stamani, in auto, prima delle 8 ero sintonizzato sulla RAI per ascoltare il Giornale Radio. Mi sono imbattuto nel programma SPORTLANDIA, condotto da tale Massimiliano Graziani.

Graziani intervistava Gianfelice Facchetti,  attore, regista, scrittore, collaboratore della Gazzetta dello Sport, ultimamente con presenze in RAI sempre più frequenti e, non ultimo, figlio di Giacinto Facchetti.

Non conosco il motivo dell’intervista in quanto ho ascoltato solo la parte finale, ma in questa parte finale si è discusso ampiamente sulle polemiche che da tempo divampano attorno al nome di Giacinto Facchetti.

Gianfelice ha esternato tutto il suo disappunto per la relazione di Palazzi dove, cosa inaudita a suo dire, si è accusata una persona morta e quindi non più in grado di difendersi. In più Gianfelice ha aggiunto che si parla di suo padre come di un condannato quando invece la tesi accusatoria è solo il parere del Procuratore federale. Difatti il processo non si è svolto per sopravvenuta prescrizione. Forunatamente per l’Inter e per la memoria di Facchetti, aggiungiamo noi.

Ma Signor Facchetti, crede forse che le telefonate di suo padre con i designatori arbitrali le abbia ascoltate solo il Procuratore Palazzi? Le abbiamo ascoltate tutti e tutti sappiamo che si tratta di palese violazione dell’art. 6 delle Carte Federali (illecito sportivo). Questo sì, illecito sportivo. Non quello di Moggi.

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Signor Facchetti, forse suo padre era davvero una degnissima persona, ma si è trovato in un momento e in una posizione per cui probabilmente è stato costretto a fare certe cose. Ma le ha fatte. E non possiamo tacerle semplicemente perché è morto.

Ma Gianfelice Facchetti va capito. Si tratta del figlio.

Meno, molto meno, capiamo le parole del giornalista RAI Massimiliano Graziani che ha definito gretto il tifoso che si avventura a parlar male di questo campione morto.

GRETTO  significa meschino, limitato, spiritualmente arido.

Secondo Graziani io sono gretto, @iojuventino è gretto, la Juventus, con il suo NO COMMENT, è gretta.

Ci chieda scusa, Signor Graziani. E faccia il giornalista evitando giudizi ed aggettivi a dir poco azzardati.

 

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Napoli Calcio: l’illegalità del passato

Gridano così tanto contro la Juve… per bloccare ogni tipo di informazione sul loro conto. Sembra essere questa la soluzione trovata a Napoli dai tifosi. Perché nelle ultime settimane sono uscite fuori notizie molto interessanti, e non già semplici spifferi creati ad arte da giornali vicini al mondo bianconero (chi ne trova… 1 milione di dollari).

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Dopo il medico specialista in doping e molto vicino al Napoli Calcio, ecco che da Torre Annunziata rimbalza una dichiarazione shock:

Fui il firmatario di un’ordinanza cautelare nei confronti di Guillermo Coppola, procuratore di Diego Armando Maradona. Il nome del numero 10 del Napoli compariva spesso in quell’atto e furono chiamati a testimoniare quasi tutti i calciatori azzurri dell’epoca.

Maradona faceva da tramite per l’arrivo della droga ad altri componenti della rosa, in molti soffrivano di vere e proprie forme di dipendenza.

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Sui giornali non sto vedendo nulla di particolarmente interessato all’argomento eppure visto quanto emerso ci sarebbe da chiedersi: ma che tipo di scudetti hanno vinto a Napoli in quel periodo?

A pronunciare le parole di sopra è Raffaele Marino, procuratore aggiunto di Torre Annunziata: farlo passare per bianconero sembra davvero esagerato, ma qualcuno ci proverà.

Se questa inchiesta (mai partita) per droga ci interessa a poco, perché si tratta di problemi davvero gravi degli individui prima ancora che dei giocatori, resta l’inchiesta già insabbiata: che ne é del medico specialista in doping? Non interessa perché di mezzo c’è il Napoli? E quanti conoscono questa vicenda?

P.S. E non dimenticate il caso Crasson!

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Cinque scudetti? Quattro e un cartonato? No, ecco il giusto conteggio

L’Inter ha vinto 5 scudetti consecutivi? Assolutamente no. Ed è pure sbagliato precisare che ha vinto 4 scudetti e 1 scudetto di cartone. Il conteggio va rifatto ed è facile verificare quanto segue.

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L’Inter ha vinto 1 scudetto di merda (cit. Mughini) e 4 Tornei Aziendali F.I.G.C. (Federazione Interista Gioco Calcio). Poi ci ha pensato Berlusconi a risistemare le carte tornando allo Scudetto nel 2011, mentre Conte – impertinente e volgare nella sua marcia da imbattuto – ha portato a Torino lo Scudetto 2012.

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Ci sembra doveroso precisare il conteggio dei titoli perché Moratti è in fortissima confusione. Il rigore di Marchisio contro i nerazzurri non fischiato un anno fa era stato solo un disguido arbitrale, mentre il rigore non concesso a Ranocchia contro il Cagliari è frutto di un complotto.

Resta la cronaca: il complotto è davvero esistito e a organizzarlo sono stati Tronchetti Provera, Moratti e Facchetti. Su quest’ultimo ripetiamo un fatto assodato anche nei Tribunali: fu un giocatore dopato (e probabilmente la morte è dovuta proprio alle sostanze assunte in quel periodo: leggi l’articolo L’Inter, il doping e una storia insabbiata per conoscere tutti i dettagli della vicenda) ed è stato un dirigente che ha commesso illeciti sportivi. E non ha pagato: né Facchetti né Moratti né l’Inter. Sta pagando Tronchetti Provera, ma per conto della Telecom.

Nota bene: l’ultimo scudetto vinto dall’Inter risale al 1989 con Trapattoni in panchina. Le immagini dovrebbero essere ancora a colori. Per il resto ricordiamo una Coppa UEFA di Bergomi nel 1994 e una Coppa UEFA di Ronaldo nel 1998.

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