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Tag: elkan (pagina 1 di 2)

Allegri, ma poco Conte(nti)

Max è al lavoro. Non avrei mai pensato di scriverlo. Ma sono juventino nel cuore, nell’anima, nel corpo. Voglio il bene della mia società, della mia squadra. Dovrò stringere i denti, violentare la razionalità che mi suggerisce di inveire, di sbraitare, di tifare contro pur di non vederlo più.

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Ce l’ho con Conte, specie fossero vere le rivelazioni sul precontratto col Milan: la mafia del calcio con Conte in panchina? Antonio ti senti bene?

Ce l’ho con Marotta: non si arriva al 15 di luglio con un’incognita simile. E purtroppo adesso è chiaro che eravate completamente fermi su ogni aspetto gestionale in attesa di capire se Conte firmava o andava. E’ andato. E la stagione rischia seriamente di essere compromessa. Vorrei aiutare Allegri, per quanto posso, e vorrei anche cominciare a fare del male a questa Juve perché questa non è la mia Juve.

Ce l’ho con Elkan: quando la pianterete? Quando libererete la Juve dal vostro cancro che ha già prodotto diversi sconquassi?

Ce l’ho con Andrea Agnelli: serve un gesto forte Andrea, per prenderti maggiori poteri, altrimenti corri il rischio di vedere offuscato quanto di buono fatto. Tavecchio verrà eletto: quanto contiamo? Si fa o non si fa questa guerra a chi ci ha calpestato ignobilmente e continua a farlo?

Ce l’ho con me stesso: alla notizia delle dimissioni di Conte ho praticamente smesso di lavorare e pensare, tanto forte il dolore. Speravo di aver trovato un leader. Speravo si cominciasse finalmente un’era da Juve vera, decennale, ventennale.

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Poi però mi fermo, rifletto e penso: sono anni che seguo la Juve. Sempre. In ogni circostanza. In Serie B. All’inferno. Fortunatamente quasi sempre in paradiso. Ci sono sempre, non percepisco stipendi, né onori. Godo. Tanto. Magari non conosco le dinamiche di questi professionisti. Così mi viene da pensare: Antonio, puoi per favore raccontarci cosa ti è mancato? Stimoli? Uno juventino vero scevro di stimoli? Suvvia. Soldi? La Juve quindi è seconda ai soldi? E non che ne prendevi pochini. Bastano per vivere in modo decente in questo Paese, no? Potere? Più di quello che ti abbiamo assegnato? Troppo affetto? Antonio: come è andata veramente? Perché qui il fegato ci esplode. E si rischia, la rabbia è così, di passare per quello che in fondo proprio non sei: uno juventino come tanti, ma non uno juventino vero.

Ripenso al 2006, al miglior portiere del mondo sceso nell’inferno della Serie B, quando poteva scegliere fra Real, Barca, ManUTD, Marte, Giove, Saturno. Ripenso a Del Piero. Ripenso a Nedved, al suo rifiuto a Mourinho perché non poteva tradire la Juve e i tifosi bianconeri. Poi ripenso a poche sere fa, a quel link maledetto che annunciava le tue dimissioni. Penso, ripenso, rifletto e mi chiedo: Antonio, che ne è della tua juventinità?

E noi qui, poco Conte(nti), nemmeno tanto Allegri. Ma qui.

Noi restiamo qui.

Noi siamo la Juve.

Noi.

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Concorrenza diretta, indiretta, sleale e embargo

Quando la rivalità di pensiero si scontra con la rivalità sportiva, perdendone ogni concetto di sportività, allora si finisce per parlare di altro, non certo di concorrenza.

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E’ quanto sta accadendo e già è accaduto. In particolare nel triangolo Juventus, Napoli e Fiorentina. Gli aggettivi si usano a seconda di cosa succede, e magari i significati si sovrappongono se poi l’opinione pubblica può essere accesa con il solito istinto antijuventino. Un anno fa scoppiò il caso Berbatov che noi abbiamo realmente ricostruito, mettendo da parte le fantasie di certi giornalistucoli. Si parlò di viltà, di scorrettezza, di scarso stile, con Marotta costretto a difendersi dall’indifendibile.

Oggi accade con Gomez, con l’intromissione del Napoli quando i giochi erano fatti. Solo che Della Valle stavolta non ha mosso un dito, né proferito le stesse parole che, per coerenza, avrebbe dovuto proferire come un anno fa. Anzi, i giornali hanno descritto la mossa di De Laurentiis, disperata, come legittima concorrenza. Questa legittima, quella dello scorso anno illegittima.

Bene inteso: i giocatori si muovono coi soldi, con un minimo di diplomazia, ma pur sempre coi soldi. Chi ce li ha e fa l’offerta migliore vince. Tranne se in gioco c’è la Juve. Così Della Valle, in lotta con Elkan per RCS, fa muro su Jovetic che preferirebbe la Juve a tutto il resto del mondo, ma può scordarsi la Juve.

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Marotta non pagherà 30 milioni cash, la Fiorentina venderà Jovetic all’estero, anche con la possibilità di scontare qualcosa se nessuno pagherà la clausola. Liberi di farlo, anzi è una scelta logica, ma occorrerebbe risistemare i termini della dialettica giornalistica.

Vedi Cairo nell’affare Ogbonna: richiesta, richiesta soddisfatta, accordo raggiunto pur se a stringersi la mano sono Torino e Juve, assecondando entrambe la volontà del giocatore. Dispiace dirlo, ma è così: la Juve di Conte ha un appeal esagerato. Resta all’intelligenza di chi intasca.

Intelligenza che non abita nei redattori dei giornali sportivi italiani. Ieri riportavano la notizia di un Vidal in fiamme con la Juve: non rinnova e apre al Real Madrid. Bastava ascoltare le parole di Arturo per rendersi conto della sostanza delle sue dichiarazioni:

L’interesse del Real è un onore, fa sempre piacere, ma sto già in un grandissimo club col quale voglio continuare a vincere e darò tutto. Stiamo parlando infatti del mio rinnovo e sono contentissimo.

Questo mentre si fa di tutto per portare Isla in nerazzurro, destabilizzare Pogba, vendere Giaccherini (la verità è che la Juve considererà un’offerta vicina ai 10 milioni di euro) e magari da Palazzi esce ancora qualche magia da sfruttare da qui sino all’inizio del campionato. E non uno che abbia accennato a cosa è successo in Lega per la Supercoppa del 18 agosto. Come sempre: soli contro tutti. Come sempre: più forti di tutto. E di tutti.

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Nessun augurio a Franzo Grande Stevens da parte nostra

Senza alcuna stima, anzi con rabbia e tanta delusione. Un peccato davvero non aver potuto contare sul sostegno del vero Avvocato, quello con la A maiuscola. Che smacco per la Famiglia essersi affidati a Franzo Grande Stevens.

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Bene inteso, non possiamo certo occuparci delle questioni e diatribe interne alla Famiglia, ma certo con un Andrea Agnelli così capace, con un Andrea Agnelli così nettamente superiore agli Elkan in casa, beh deve essere stato difficile per Franzo mantenere il sangue freddo e ragionare. Quale che sia la vera motivazione, su cui a lungo possiamo discutere, l’avvocato dell’Avvocato l’ha combinata grossa. Perché la sua mano in Calciopoli è talmente evidente che sarebbe perfino ridicolo sostenere il contrario.

Che Grande Stevens abbia scritto “Serie B” nell’albo d’oro della Juve ce lo conferma Zaccone: 500 mila euro per assolvere a un compito ben preciso. Tale compito fu confermato, ed è il secondo indizio, con la rinuncia al TAR (dopo chiamata di Montezemolo). La Juve rinuncia a difendersi, la Juve che poteva contare sulla potenza di Franzo Grande Stevens.

E allora, oggi, che è il compleanno dell’avvocato dell’Avvocato, non ci sentiamo in vena per mandare i nostri auguri a questo personaggio che ignobilmente ha vestito la carica di Presidente Onorario della Juventus F.C. S.p.A. Lo è tuttora, lui che fu Presidente fra il 2003 e il 2006.

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E lui e al suo braccio destro Gabetti vanno i nostri saluti, non certo gli auguri. A mai più vederla in un ruolo ufficiale per la Juve.

Senza alcuna stima, un tifoso incazzato.

P.S.

Nella foto a corredo di questo articolo potete chiaramente vedere i 3 personaggi che hanno avallato la morte sportiva della Juve. Molta gente ancora non conosce i volti che hanno armato FIGC e CONI contro la Juve.

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Vittime o colpevoli?

La famosa triade Giraudo-Moggi-Bettega ha rappresentato il team di dirigenti più preparati del calcio moderno, e non a caso Umberto Agnelli li aveva messi al timone della Juventus non solo per far ritornare la Vecchia Signora a quelle vittorie che mancavano ormai da dieci anni, ma anche e soprattutto perchè nel momento in cui suo figlio ne avesse assunto la guida, avrebbe consentito ad Andrea di poterla gestire con tranquillità. Dopo la morte di Umberto Giraudo inizia a preparare il terreno per l’ingresso di Andrea, perchè avere un Agnelli al vertice della società è importante: Andrea ha il cognome della casa, è tifoso della Juve, ha fatto ottimi studi, ed è la persona giusta per dare continuità alla dinastia che ha sempre legato il proprio nome a quello della Juve.

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Le prime mosse di Giraudo sono caute perchè sa che l’ascesa del giovane rampollo di casa Agnelli potrebbe provocare non poche invidie nel ramo della famiglia,q uindi programma insieme a Moggi il suo inserimento graduale nelle società fino ad assumerne ruoli fondamentali nel 2006.

La figura di Andrea così può crescere moltissimo grazie alla Juventus e grazie alla oculata gestione di Giraudo e Moggi capaci di gestire la squadra senza chiedere nulla agli azionisti Fiat garantendo così ad Andrea di poter avere tutti i meriti pronti a fargli da scudo in caso di avversità.

Una Juve così, vincente, porterà insomma il giovane Agnelli a diventare simbolo di successo e idolo di tutta la tifoseria Juventina, un’idea perfetta che purtroppo a qualcuno non piace, qualcuno che naviga internamente che come la intuisce inizia a muoversi per ostacolarla.

La morte di Umberto crea il vuoto, e tanti tasselli ora all’interno della società sono da riempire.

La decisione era stata già presa, bisognava portare avanti il nome di John Elkan, puntare su di lui, e qualunque ostacolo si fosse presentato sulla via di questo progetto, qualunque, doveva essere abbattuto senza scrupoli.

L’entrata in scena di Andrea, un Agnelli, può diventare dunque un ostacolo al progetto, anche se si tratta solo di calcio, ma siamo sicuri che poi sarebbe solo calcio? Bisogna impedire dunque che la popolarità che la Juventus potrebbe dare ad Andrea lo proietti anche verso ruoli importanti in ambito Fiat, facendolo diventare un potenziale concorrente di John per l’ascesa al trono. Bisogna quindi eliminare i due uomini che hanno pensato ad Andrea come uomo Juve-Fiat per bloccarne l’ascesa: Giraudo e Moggi.

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Ma come fare? Il modo c’è ,ed è qui che entrano in scena una miriade di personaggi che saranno attori protagonisti e non di una delle farse più grandi che il nostro paese abbia mai visto: il PM Giuseppe Guariniello di Torino, il presidente della Federcalcio Franco Carraro, il presidente della Lega Calcio Adriano Galliani, il presidente dell’Inter Massimo Moratti, il direttore generale nerazzurro Giacinto Facchetti, Marco Tronchetti Provera e il “Tiger team” di spionaggio telefonico di Telecom (Tavaroli, Cipriani, Ghioni), il professor Guido Rossi. Ancora: l’ex Procuratore della Repubblica di Milano Francesco Saverio Borrelli nelle sue nuove vesti di Capo dell’Ufficio Indagini della Federcalcio, Luca di Montezemolo, Franzo Grande Stevens, l’avvocato Cesare Zaccone di Torino, i direttori di almeno quattro grandi giornali. E chi più ne ha più ne metta.

Per impedire ad Andrea Agnelli di salire ai vertici della Juve e per per fare fuori Giraudo e Moggi, occorre inevitabilmente fare del male alla stessa Juventus, male inevitabile, necessario e calcolato del quale non si può fare a meno.

L’origine di “Calciopoli” dove può mai ricercarsi? Partiamo da molto dietro, quando il dottor Guariniello decide di continuare a tenere sotto controllo i telefoni di Moggi e Giraudo al termine dell’inchiesta sul presunto uso di sostanze vietate da parte di alcuni calciatori juventini.

Il processo si è concluso positivamente per la Juventus, ma il dottor Guariniello tiene aperta un’altra branca di quella inchiesta e dispone nuovi controlli e attività investigative. Da quelle nuove intercettazioni non emerge nulla di penalmente rilevante, ma il PM decide di trasmettere quelle intercettazioni alla Federazione Gioco Calcio affinché verifichi se da quelle carte emergevano violazioni ai regolamenti sportivi.

Franco Carraro, presidente della FIGC, ovviamente non trova nulla di rilevante in quelle intercettazioni e decide di metterle da parte per un po’ di tempo fino poi a tirarle fuori all’improvviso! Perchè tutto ciò? Ed ecco che accade di tutto. I giornali che diventano i giuduci, i processi sportivi, l’assurda richiesta del legale della Juventus di condannare la squadra alla serie B, la rinuncia della stessa società a fare ricorso al TAR senza richiedere migliori condizioni (come l’annullamento della retrocessione, accettando una forte penalizzazione, come Milan e Fiorentina).

La vendita di calciatori come Ibrahimovic e Vieira a una diretta concorrente come l’Inter a un prezzo irrisorio, accompagnato dai ringraziamenti dei dirigenti juventini come raccontato da Moggi nel suo libro, gli scudetti tolti a tavolino e assegnati all’Inter proprio da un suo ex consigliere di amministrazione (Guido Rossi). L’assunzione dello stesso Rossi nel gruppo Fiat con una consulenza di molti milioni di euro.

E ancora il mancato coinvolgimento legale nella vicenda di Franzo Grande Stevens, che era il presidente di quella Juventus, il salvataggio del Milan e della Fiorentina dalla serie B (segno evidente che si voleva colpire solo la Juve) per non parlare della scoperta di molte manipolazioni nelle intercettazioni, l’operazione-spionaggio condotta da una società che faceva capo a un altro dirigente proprio dell’Inter, il patteggiamento della Juventus anche se la giustizia sportiva non ha scoperto alcun reato, un processo, a Napoli, che non approda a nulla. Tutto senza muovere un dito, tutto perché bisognava fare fuori Girando e Moggi. Ma chi voleva farli fuori?

Fate caso, cari miei, che strana coincidenza nel momento in cui John Elkan diventa presidente Fiat lascia il timone della Juventus ad Andrea. A obiettivo raggiunto ora il giovane Agnelli non rappresenta più alcun pericolo. Nel frattempo i ”nemici” ci hanno preso gusto e nel momento in cui la Juventus ritorna a vincere ecco che ci troviamo di fronte ad una nuova caccia alle streghe bianconere. C’è davvero da riflettere su chi o cosa abbia innescato tutto questo nel 2006, i colpevoli… o le vittime?

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Juventus – Jeep, un connubio vincente

Ha suscitato enorme attesa e curiosità la conferenza stampa indetta dal Presidente Andrea Agnelli e, a conti fatti, potremmo dirci soddisfatti del contenuto della stessa. A rendere l’attesa ancor più frenetica la presenza di due ospiti illustri: l’Amministratore Delegato della Fiat Sergio Marchionne e il Presidente della Fiat e di Exor John Elkann.

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L’accordo raggiunto con Marchionne ed Elkann consisterà nell’assegnazione di un marchio del gruppo Fiat come nuovo sponsor della Juventus a partire dal prossimo campionato in cui lo sponsor sarà presente sulla maglia bianconera in tutte le competizioni della prima squadra e del settore giovanile.

Il marchio in questione è il Jeep che vanta una rilevanza internazionale così come le future aspettative della Juventus. Una scelta che potremmo dire strategica quella del marchio Jeep, così come spiegato dall’AD Marchionne:

Tra tutti i nostri marchi abbiamo scelto Jeep e c’è un particolare che ha in comune con la Juventus, che è quasi un’affinità elettiva: la lettera iniziale.

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Scelta che speriamo si riveli azzeccata e che speriamo possa ridare peso e prestigio alla Juventus anche in ambito mondiale.

Ma non è la prima volta che la Fiat e la Juventus si ritrovano a percorrere le stesse strade. Anche nel lontano 1923 Edoardo Agnelli, che allora era vicepresidente della Fiat e successivamente anche Presidente della Juventus, diede una svolta importante alla squadra bianconera con la costruzione del nuovo stadio in corso Marsiglia apportando una rivoluzione nel campionato italiano. Oggi la storia si ripete con Andrea Agnelli.

E’ come un po’ tutti ci aspettavamo, il Presidente, ha affrontato anche la tematica legata allo scandalo scommesse e ad un fantomatico coinvolgimento di mister Antonio Conte. Fermo e deciso nel dichiarare la totale estraneità di Conte in questa vicenda definendo il tecnico leccese come una persona integra e assolutamente leale.

In ultima battuta, e non per questo di minore importanza, la volontà di Andrea Agnelli nel frenare alcuni bollori, causati anche da alcune notizie false e molto pericolose, riguardo la finale di Coppa Italia del 20 Maggio, augurandosi che quell’evento calcistico sia una festa in cui si affronteranno due realtà del nostro campionato. Personalmente faccio mie le parole del Presidente con l’auspicio di assistere ad una sola partita, quella sul rettangolo verde.

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Onorate la maglia!

E’ una delle mosse che mi dà la conferma che qualcuno a Torino ha finalmente aperto le porte. Le porte di quella prigione in cui è stata rinchiusa la Juve per ben 4 anni. Una prigione senza odore, di quelle di cui non ti accorgi per tanto tempo. Illuso così come sei da tante chiacchiere. Quattro anni sono però tanti e il tifoso, soprattutto quello bianconero, abituato come è a vincere e lottare dappertutto e contro tutti, a un certo punto capisce tutto. E’ questo quello che è accaduto a Torino. Troppe verità emerse, tirate a forza da un’acqua stagnante e maleodorante dove erano state volontariamente tenute. Troppe verità scomode, dimostrabili col semplice ragionamento logico e con l’evidenza dei fatti.

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Stupido non è, sarà forse imbecille o troppo preso da tutti gli affari di Famiglia tranne che la Juve, sarà che forse lo hanno guidato male, proprio coloro che ne dovevano preservare la forza e l’amore per quell’entità bianconera, ma la Juve è destinata a tornare nelle mani di chi la ama davvero. Elkan, cui mi riferivo nel periodo precedente, molla e torna nelle mani di chi ha vissuto per esempio accanto a campioni e dirigenti. Tanto per intenderci di chi si è sporcato le suole di fango e erba, calpestandola insieme alla Triade durante gli allenamenti e le partite. Di chi, in quel maledetto maggio del 2006, nonostante tutto e nonostante tutti, era lì a festeggiare uno Scudetto sacrosanto. Vinto a forza di sberle rifilate a tutti. Con la classe di una rosa costruita con arguzia e tanta competenza.

Fin qui avevo avuto sentore di qualcosa di losco. Ogni azione, ho imparato a scuola, ma soprattutto nella vita, implica una reazione. L’azione in questione riguarda le malefatte di John Elkan e i suoi Scagnozzi. La reazione, prevedibilissima solo da chi conosce l’ambiente e da chi conserva ancora un minimo di dignità, è quella dei tifosi bianconeri. Costretti a reagire in quel modo, con ferocia, con rabbia, con atti osceni e violenti sempre da condannare. Ma dietro quegli atti c’era una furia per aver visto morire, quasi, il proprio giocattolo sotto i propri occhi. Una Juve distrutta dall’interno e, evidentemente, dall’esterno.

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Quel sentore a poco a poco sta scomparendo. Quel brutto sentore sta per essere portato via da fatti. Revoca di alcuni poteri a Blanc, dismissione di alcuni personaggi poco bianconeri, reclutazione di gente per bene e competente. Che sa lavorare. E di cui ho ampiamente detto riferendomi a Marotta e Paratici. Il capitolo allenatore preferirei non toccarlo oggi, troppo confuso e addolorato, ma speranzoso.

Oggi è il giorno dello strappo. Definitivo. Alessio Secco, colui che sì ha lavorato a fianco di Moggi ma dal quale non ha imparato nulla, colui che ha sulla coscienza scelte infauste e poco intelligenti, rescinde. Rescinde e andrà ad arricchire qualche altra società. Rescinde e lascerà il posto a chi le trattative le sa condurre veramente, come Beppe Marotta. La colpa di Secco è quella forse di aver avuto tra le mani un compito troppo alto e complesso per la sua esperienza e capacità. Non è da condannare, ma certamente da criticare. E lo abbiamo fatto.

Ma soprattutto oggi è il giorno di Castagnini. Uno che alla Juve non avrebbe mai messo piede. Uno che la Juve doveva solo vederla e odiarla in TV. Prima o poi qualcuno dirà chi ha ingaggiato Castagnini, no? Qualcuno dotato di parola e articolazione mandibolare riuscirà ad emettere qualche suono molesto per giustificare una simile presenza, no?

Quindi: ridimensionamento per Blanc, dismissione di Secco e Castagnini, Elkan si defila, ingresso di Andrea Agnelli, Marotta e Paratici. Se non sono fatti questi! E già mi sento meglio, rilassato, pronto comunque a scrivere ancora di scelte errate e poco felici, ma sicuro che dietro quelle scelte non c’è la volontà di far male a quel meraviglioso giocattolo in bianconero che è la Juve. Buon lavoro, Signori. Onorate la maglia!

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La Juve all’attacco di Calciopoli?

Stronzate. Soprattutto, un’operazione ridicola. Quattro anni dopo la Juventus prova a farsi sentire. Quattro anni dopo la Juve dà battaglia. Ma non si capisce il motivo di questo improvviso accaloramento. Anzi sì.

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Che cosa è successo in questi quattro anni? E’ successo che la Juve di Elkan e Blanc, che da questo momento sarà la nonJuve, ha fallito ogni cosa rientrante nello scibile umano. Progetti, campionati, trofei, acquisti, cessioni. E quando il popolo bianconero, finalmente sveglio da un’anestesia di nome Calciopoli, prova a reagire a questa ignobile farsa, la dirigenza dei sogni inanella una serie di mosse anticrisi. Bettega ritorna in società chiamato a gran voce dai tifosi. Poi è il turno di Andrea Agnelli. Non ancora convinti, i tifosi continuano la loro personale battaglia con questo gruppo di imbecilli. Molte teste salteranno ancora, ma non basta, anzi non è sufficiente.

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L’ultima mossa, disperata, è dare battaglia al Processo Farsa. L’unico vero difensore della dignità bianconera rimane però il Direttore Generale Luciano Moggi. E’ solo lui a difenderci, grazie al suo lavoro sempre puntuale ed efficace.

Briamonte dichiara guerra e pensa al ricorso. Elkan prepara la revoca dello scudetto 2006. Fumo negli occhi. Assolutamente fumo negli occhi. Se hanno le palle devono chiedere la revoca di quanto accaduto nell’estate del 2006, in appena 20 giorni. Vergogna, vergogna e vergogna.

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Da tifoso a osservatore: tristezza!

C’è aria di un altro regalo, magari un altro grande traguardo… degli avversari. Sabato sera cade il match con l’Udinese e la Juve è tristemente muta. Se qualche anno fa questo poteva essere positivo, oggi non lo è. Si riparla di compattezza e noi tifosi cadiamo nel solito tranello: 3 punti ogni tanto e tante belle parole al vento.

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L’aria triste di cui parlo è legata principalmente alle nuove notizie che escono fuori da pochissimi giornali e dagli avvocati che in aula stanno combattendo una battaglia non loro. La Juve tace e addirittura non intende spendere nemmeno una parola, quasi a testimoniare che in quel 2006 Elkan ha dato la sua parola e offerto la propria mano per distruggere la creatura più bella di un grande uomo, l’Avvocato. E io dovrei tifare per una creatura che ha rubato quel nome e quei colori? Dovrei tifare per una cosa gestita da questo imbecille prima ancora che traditore e non so che altro? No, divento e mi trasformo, fino a eventi-inversi, in un semplice osservatore. Che è anche la peggiore situazione in cui può trovarsi un tifoso, e non importa quale squadra.

Da osservatore noto allora un grosso problema: non riesco a buttare giù undici nomi tali da infondere sicurezza. A cominciare dal numero uno assoluto, per finire a un uomo che è difficile rinasca di nuovo e che di nome fa Alessandro Del Piero.

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Amauri? Iaquinta? Trezeguet? Finalmente Giovinco sarà in campo? O Candreva lo terrà fuori? Fra Sissoko, Melo e Marchisio chi giocherà? Camo è pronto? E come si può puntare a qualcosa con queste domande?

Sottolineo inoltre un qualcosa che è stato riportato male dalla stampa: Del Piero non ha mai detto “Magari Zac il prossimo anno”. Questa frase la ripetono tutti quelli che non tifano Juve. Per favore, almeno Del Piero lasciamolo in pace.

Letture per il weekend:

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I legali di Moggi all’attacco. Elkan tace

Perché mai sei ottimista e senti che la svolta è vicina? Leggete i giornali e i maggiori siti di informazione? Se sì allora dovreste essere a conoscenza dei nuovi sviluppi, che nuovi proprio non sono, circa il famoso processo intentato da Moratti e Soci alla Juve. I nuovi sviluppi riguarderebbero nuove vecchie carte in mano ora ai legali che difendono Moggi.

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E allora perché sei ottimista? Per il semplice motivo che la Juve non può rimanere inerme e immobile come successo 4 anni fa. Ora e nei prossimi due mesi è il momento di muoversi. Se Elkan e Blanc non faranno una mossa in difesa dei colori bianconeri e di una storia lunga 110 anni allora vorrà dire che il marchio Juve è terminato, finito, morto, sepolto e io sceglierò di seguire solo il ciclismo, il curling e chissà che altro! Viceversa, qualora questi imbecilli si muovessero nella direzione corretta facendo valere le giuste ragioni, le nostre, le cose cambierebbero. Di poco, ma cambierebbero. Già perché certi personaggi verrebbero misteriosamente riabilitati, la Juve riacquisterebbe un po’ di ossigeno e questi imbecilli dovranno ammettere di aver fatto fallire la Juve già una volta: non gli sarà concessa una seconda possibilità! E allora tutto cambierà.

Ma per adesso non ho ancora letto una parola, una sola misera parola circa la difesa di Moggi e di una storia Italiana così miseramente distrutta. E’ l’Italia, un paese di merda!

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Si svegliano i capi

E’ un fine settimana caldissimo quello che introduce l’ennesima giornata di campionato. Particolare in quanto si gioca una sfida d’alta classifica dove l’illusione regna sovrana. Qualcuno ha scritto stronzate sul pentimento della Juve di aver cacciato Ranieri: assolutamente falso! Nessun pentimento se non quello di poter compiere questo passo molto tempo prima. Acqua passata.

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C’è gente che rimane a casa perché si è scoperta a tifare per una squadra avversaria, c’è gente che rimane a casa perché nessuno riesce a capire il motivo dei suoi stop, c’è gente invece costretta a rimanere con la famiglia per il motivo più brutto al mondo. Coraggio, coraggio a tutta questa gente.

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Esiste poi della gente che continua con la sua sceneggiata, che con una presunzione ai limiti della cattiveria vuol far del male a tanta gente. Precisamente a 16 milioni di persone in Italia. Questa gente è per metà italiana, discendente di una delle più grandi famiglie del nostro Paese, e per metà francese. Questa è gente che non vogliamo più e che sotto sotto non abbiamo mai digerito per le troppe mosse sbagliate.

Si sveglia adesso Elkan e parla di grinta, di situazione che non gli piace, di un gruppo che non riconosce. Sembra prenderci per il culo con quel suo tono dimesso e pacato. E fatico ancora a comprendere dove finisce l’incompetenza e dove la malafede. Si sveglia pure Blanc che per la prima volta ci mette la faccia dall’avvento di Bettega (che non ha colpe, solo i meriti di aver iniziato un processo i cui frutti li vedremo solo a fine luglio, quando ci sarà da presentare la nuova rosa e il nuovo programma). E allora vuol dire che la Juve subirà un’altra batosta: è quasi matematico, è scientifico. Parlano i capi e i lavoratori amareggiati e delusi si fermano, non corrono, non lottano e sembra quasi che lo facciano apposta a giocar male. Chi vuole giocare la schedina quindi si ricordi di un X2 in Juventus-Atalanta.

Il gruppo dei tifosi più accesi non entrerà nelle curve e le lascerà vuote. Serve ciò per aiutare BobbyGol a plasmare questa juve in vera Juve (da notare la j minuscola), anche se da solo sarà dura. Ma Bettega non è solo!

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