Menu Chiudi

Tag: facchetti (pagina 1 di 5)

Moggi assolto. Facchetti prescritto di nuovo. Inter ancora salva

Il fatto non costituisce reato.

Advertisment

E’ il Tribunale di Milano a certificare, semmai ce ne fosse ancora bisogno, la farsa Calciopoli, assolvendo l’ex dg bianconero dall’accusa di diffamazione contro Facchetti, all’epoca presidente dell’Inter.

Moggi, in una trasmissione TV, semplicemente rivelò e rivendicò alcuni fatti: le telefonate con gli arbitri, le “grigliate” (che però trovavano seguito, al contrario di quelle di Moggi) e anche una telefonata in particolare in cui Facchetti chiedeva di indirizzare una partita ancora da giocare (Inter contro il Cagliari, Coppa Italia).

Il fatto non costituisce reato. Vale a dire: quanto ha detto Moggi è semplicemente un fatto accertato da processi precedenti, già riscontrato come vero.

Advertisment

Il punto qual é: è che questa battaglia assurda di Gianfelice Facchetti per tenere in vita un onore che il padre in realtà ha abbondantemente perso nel processo Calciopoli, ha di fatto gettato benzina sul fuoco di chi rivendica la farsa Calciopoli. Perché sarebbe stato tutto più semplice se avessero condannato Moggi, attribuendo così valore alle bugie che continuano a essere recitate da giornali e fonti nerazzurre.

La verità, purtroppo abbondantemente commentata dalla libera circolazione di notizie sul Web, e clamorosamente oscurata, occultata e addirittura falsificata dagli organi di cosidetta informazione, è che i prescritti nerazzurri hanno usufruito di uno strano, gratuito e non sano salvataggio da un processo che li avrebbe, più della Juve, mandati in B. Prova ne sia che in quel lungo e complesso processo che ha di fatto coinvolto solo la Juve, mentre ai bianconeri vennero inflitti tre articoli 1, all’Inter venne inflitto un articolo 6 (illecito sportivo) poi prescritto.

Il fatto non costituisce reato.

Il reato è solo uno. Ma sul campo la Juve sta riprendendosi con gli interessi il maltolto! E questo fa ancora più male a chi sperava di averla definitivamente affossata.

Advertisment

Calciopoli, Lepore: “Se non fossero uscite le intercettazioni avremmo incastrato l’Inter”

Ha parlato Lepore, una delle figure più ambigue di Farsopoli. E’ stato in buona compagnia, ma ha lanciato una bomba: “Se non fossero uscite le intercettazioni avremmo incastrato l’Inter”.

Advertisment

Traduzione: se qualcuno non avesse occultato tutte le intercettazioni, avrebbero ovviamente preso in considerazione la posizione dell’Inter.

Un riepilogo flash: l’unico articolo 6, che vale l’illecito sportivo, è a carico di Facchetti, allora Presidente dell’Inter. Per la Juve solo tre aritcoli 1 che poi, in modo assurdo e vergognoso, vennero fatti passare come articolo 6. Equivale a dire: non hai pagato tre multe? Va beh, ti mando a processo per un omicidio e va bene così.

Parla Lepore e siamo curiosi di capire che tipo di risonanza avrà. Ha parlato a una di quelle tv locali che servono solo a far divertire, ma queste dichiarazioni meriterebbero approfondimenti.

Advertisment

Al di là di una dignità intellettuale che in pochi hanno dimostrato in questi anni.

Pazienza.

Sappiamo benissimo come sono andate le cose. E gente come De Sanctis o Moratti rappresenta solo l’orgoglio di aver sfuggito la morte e di essere tornati vivi come non mai.

Tiè!

Advertisment

Giacinto Facchetti: e la verità storica su illecito e doping?

Grande personaggio dell’Italia del Calcio. Grandissimo nella storia nerazzurra. Ma un articolo, fazioso, ci sembra sia andato anche fuori dalla verità storica accertata dai tribunali. E per il dovere che abbiamo nel trasmettere tali verità storiche, sarà bene puntualizzare almeno due concetti.

Advertisment

Primo. Come ha stabilito la Sezione Penale di Napoli, in riferimento al Processo Calciopoli, Giacinto Facchetti si è macchiato di illecito sportivo in qualità di Presidente dell’Inter. Bisogna anche chiarire che l’accusa di illecito è caduta per Moggi, accusato e riconosciuto colpevole di mancanza di lealtà sportiva. Sono due articoli del Codice di Giustizia Sportiva, molto chiari e precisi: Articolo 1 e Articolo 6. Ci spiace, ma non si accetta nessun passaggio fazioso su lobby, su onore, su macchinazioni, su azioni da santificare.

Advertisment

Secondo. Come Ferruccio Mazzola ha scritto e dichiarato, con ampi dubbi sulla qualità e quantità di morti nerazzurre di quell’epoca, c’è il forte sospetto che il doping era pratica comune nell’era Herrera. Compreso Giacinto Facchetti, uno degli ultimi a morire di una brutta malattia, con la maggior parte dei suoi compagni di quell’epoca (la triste statistica che in pochi hanno raccontato).

Questo per dovere di cronaca. E per amore di verità.

Advertisment

Calciopoli: la Gazzetta a capo di tutto

E’ ripartita alla grande la campagna pro Calciopoli. A capo di tutto, come al solito, l’house organ di chi l’antijuventinismo l’ha eletto a propria prima filosofia di vita. Di fatti nemmeno l’ombra.

Advertisment

Escono le motivazioni del secondo grado del Processo Calciopoli e i mitici copy della redazione scelgono con oculatezza le parole da mostrare sulla prima pagina del giornale. Questo accadeva ieri. Oggi, invece, spazio a Moratti che grida al mondo “smascherati i colpevoli”. Onestamente ci arrendiamo: troppo bravi, bravissimi. Tanto quanto la disonestà che praticano ogni giorno.

La verità, l’unica verità, la conosciamo bene. Non ci sono prove, anzi ve ne sono di segno contrario rispetto alle accuse infamanti di quel 2006. Non solo: non esiste la Cupola, come già archiviato nel Processo GEA e già nel primo grado di Calciopoli. Di più: per Moggi e per pochi altri ancora in gioco, le pene si sono sempre più ridotte a causa della demolizione del castello accusatorio.

Non basta.

Advertisment

Le prove sui sorteggi sono piuttosto chiare, ci dispiace ripeterlo: tutto regolare, non è stata avvistata né riconosciuta né provata alcuna irregolarità. Così come le griglie: Moggi ci prova, non le azzecca, mentre altri personaggi e dirigenti riuscivano effettivamente a manovrarle.

Capitolo intercettazioni: in oltre 181 mila files, nemmeno una telefonata che incastra Moggi con un arbitro. Ve ne sono, invece, di un tale Facchetti che chiede, fra le tante telefonate poi ritrovate, di aggiustare una certa statistica con un arbitro (cosa poi effettivamente verificatasi).

Sempre dai dispositivi e dalle sentenze leggiamo di un campionato regolare, quello 2004/2005, e un campionato nemmeno lontanamente sfiorato dalle indagini, quello 2005/2006. Scopriamo invece che i famosi 3 saggi non avevano benedetto per nulla le mosse dell’ex membro del CdA dell’Inter tale Guido Rossi, anzi avevano espresso parere contrario all’assegnazione dello scudetto a una squadra su cui pendevano grossi dubbi.

Ma la cosa più assurda è che in questa faccenda la Juve ne esce sconfitta due volte: per la violenza subita nel corso di Farsopoli, mediatica e a livello di giudizio, e per il fatto di essere stata riconosciuta non colpevole nonostante il sentimento popolare.

L’unico attore a capo di tutto resta la Gazzetta. Ma non pagherà mai le proprie colpe. Esiste proprio per questo, e altri scopi.

Advertisment

Il “sistema” De Sanctis e il divieto di dire la verità di Moggi

Curioso, eh?! De Sanctis può elargire falsità e accuse pesantissime senza alcuna sanzione, mentre Moggi, che ha detto la verità sul conto di Facchetti e dell’Inter, andrà sotto processo (oggi, ndr).

Advertisment

Succede in Italia, il Paese dove ogni cosa può accadere. Con ordine.

Il portiere della Roma, ex Napoli, Morgan De Sanctis ha rilasciato piccanti dichiarazioni dopo la sconfitta per 3-0 contro la Juve. Obiettivo, nemmeno tanto complicato, è stato quello di diffamare la Juve e il “sistema” che la favorisce. Quale sia questo sistema non lo ha puntualizzato. Peccato: sarebbe stato carino scoprirlo. Se si tratta infatti del sistema FIGC, De Sanctis l’ha fatta fuori dal vaso. Se si tratta del sistema Lega Calcio, De Sanctis l’ha fatta fuori dal vaso. Altri sistemi non sono ammessi. Fra l’altro, De Sanctis deve davvero essere andato fuori di testa tirando in ballo pure lo stadio di proprietà.

Advertisment

Ora, la Giustizia Sportiva dovrebbe quanto meno verificare queste accuse, ma dopo un paio di giorni non si hanno novità in merito. De Sanctis ha acceso i cuori giallorossi, ha rivolto pesantissime accuse alla Juve e ne uscirà pulitissimo, anzi quasi un martire. Un po’ di Maalox e passa tutto, mentre la Juve tornerà al lavoro garantita dagli aiutini di Conte, Vidal, Bonucci e Vucinic… fra gli altri.

Luciano Moggi va di nuovo davanti un tribunale. Nel 2010, in una puntata televisiva dove era ospite, ebbe un confronto acceso con Javier Zanetti. L’ex direttore generale della Juve rimproverò Zanetti della scarsa informazione circa Facchetti, Moratti e le attività illecite nerazzurre. Oggi andrà sotto Processo. Ennesima farsa.

Chiariamo: le vicende in Tribunale riguardo Calciopoli hanno già dimostrato la verità di quelle dichiarazioni. E’ tutto accertato, è tutto provato. Quindi: che razza di Processo è quello che si apre oggi? Ennesima tragedia della Giustizia Italiana che, evidentemente, creerà un’altra fantasmagorica sceneggiatura su questo giallo a puntate che non accenna a finire: quando l’Italia si sveglierà dal sonno antijuventino che permea ogni istituzione di questo strano Paese?

Advertisment

La storia dell’Inter, fra illeciti e illegalità: benvenuto Thohir

E’ il giorno di Thohir a San Siro. L’indonesiano riceverà il saluto dello stadio. Il nuovo proprietario dell’Inter potrà così toccare con mano i grandi risultati di questa storica società, che qui riassumiamo in breve:

Advertisment

- i passaporti falsi di Recoba

- la prescrizione dell’illecito sportivo di Facchetti

- le plusvalenze false per iscriversi al campionato 2005/2006

- lo scudetto di cartone

- i pedinamenti fatti a Vieri

- le intercettazioni illegali (nascondendo le proprie)

- il falso in bilancio

- il doping di Herrera degli anni 60

- i trasferimenti irregolari di Milito e Motta

Advertisment

- la retrocessione del 1921

- l’arbitro “comprato” per Lione-inter del 98

- il motorino lanciato dalla curva nel 2001

- la positività all’antidoping di Kallon

- i petardi lanciati in testa a Dida

- il doppio contratto firmato da Stankovic

- la finale scudetto contro la Pro Vercelli

- le 99 partite senza rigori contro

- i 6 giocatori in fuorigioco a Siena

- Guido Rossi, Auricchio, Narducci,la gazzetta dello sport

Benvenuto caro Thohir. Difficile essere all’altezza, ma siamo sicuri ti insegneranno la giusta via.

Advertisment

Agnelli e Jakartone? Altro che battuta

Stamattina, ma già ieri sera, tutti scatenati contro Agnelli. Nonostante a Moratti fosse stata consegnata prima (e pare ci abbia riso su), la battuta di Agnelli è il miglior pretesto per andare giù duro contro la Juve.

Advertisment

Stamattina l’house organ Gazzetta dello Sport ha dedicato le prime tre pagine alla vicenda. Il nuovo Papa ne ebbe solo 2 di fogli rosa. Indizio più che sufficiente per capire che Agnelli ha toccato un nervo scoperto.

Che poi di battuta non si tratta affatto. Il cartone l’Inter lo ha conquistato fuori dal campo, con un’operazione degna dei libri di Le Carré. Un gioco di spie, un gioco sporco, fra un Guido Rossi eletto a capo supremo del calcio italiano, appena dimissionario dal CdA nerazzurro, e fra un Palazzi che doveva architettare regole non previste dal Codice di Giustizia Sportiva. Senza contare le strane storie sui bilanci taroccati e sul marchio Inter. Storie che conosciamo benissimo, ma che l’onesta stampa locale non ha mai raccontato.

Advertisment

Agnelli, alla lettura di alcuni sproloqui sull’onestà di Moratti, ha sbottato. Semplicemente, normalmente, come si conviene fra gente che ha dovuto faticare per riportare in alto una storia e un marchio reso vittima dell’imbecille goduria italiana nel tormentare la Juve.

Una semplice battuta che racconta una triste storia italiana. Che racconta di un articolo 6 mascherato per 6 lunghi anni e oggi prescritto. L’unico illecito di Calciopoli è a firma Moratti, nascostosi dietro Facchetti.

Carta, cartone e merda. Non è una battuta: sono fatti, finalmente accertati dal Tribunale.

Advertisment

Chi parla male di Facchetti è un tifoso gretto

Oramai mi avete scoperto.

Advertisment

Sapete che pago il canone RAI. Sapete che mi diverto (!?) a seguire la Domenica Sportiva. Non vi meraviglierete se stamani, in auto, prima delle 8 ero sintonizzato sulla RAI per ascoltare il Giornale Radio. Mi sono imbattuto nel programma SPORTLANDIA, condotto da tale Massimiliano Graziani.

Graziani intervistava Gianfelice Facchetti,  attore, regista, scrittore, collaboratore della Gazzetta dello Sport, ultimamente con presenze in RAI sempre più frequenti e, non ultimo, figlio di Giacinto Facchetti.

Non conosco il motivo dell’intervista in quanto ho ascoltato solo la parte finale, ma in questa parte finale si è discusso ampiamente sulle polemiche che da tempo divampano attorno al nome di Giacinto Facchetti.

Gianfelice ha esternato tutto il suo disappunto per la relazione di Palazzi dove, cosa inaudita a suo dire, si è accusata una persona morta e quindi non più in grado di difendersi. In più Gianfelice ha aggiunto che si parla di suo padre come di un condannato quando invece la tesi accusatoria è solo il parere del Procuratore federale. Difatti il processo non si è svolto per sopravvenuta prescrizione. Forunatamente per l’Inter e per la memoria di Facchetti, aggiungiamo noi.

Ma Signor Facchetti, crede forse che le telefonate di suo padre con i designatori arbitrali le abbia ascoltate solo il Procuratore Palazzi? Le abbiamo ascoltate tutti e tutti sappiamo che si tratta di palese violazione dell’art. 6 delle Carte Federali (illecito sportivo). Questo sì, illecito sportivo. Non quello di Moggi.

Advertisment

Signor Facchetti, forse suo padre era davvero una degnissima persona, ma si è trovato in un momento e in una posizione per cui probabilmente è stato costretto a fare certe cose. Ma le ha fatte. E non possiamo tacerle semplicemente perché è morto.

Ma Gianfelice Facchetti va capito. Si tratta del figlio.

Meno, molto meno, capiamo le parole del giornalista RAI Massimiliano Graziani che ha definito gretto il tifoso che si avventura a parlar male di questo campione morto.

GRETTO  significa meschino, limitato, spiritualmente arido.

Secondo Graziani io sono gretto, @iojuventino è gretto, la Juventus, con il suo NO COMMENT, è gretta.

Ci chieda scusa, Signor Graziani. E faccia il giornalista evitando giudizi ed aggettivi a dir poco azzardati.

 

Advertisment

Cinque scudetti? Quattro e un cartonato? No, ecco il giusto conteggio

L’Inter ha vinto 5 scudetti consecutivi? Assolutamente no. Ed è pure sbagliato precisare che ha vinto 4 scudetti e 1 scudetto di cartone. Il conteggio va rifatto ed è facile verificare quanto segue.

Advertisment

L’Inter ha vinto 1 scudetto di merda (cit. Mughini) e 4 Tornei Aziendali F.I.G.C. (Federazione Interista Gioco Calcio). Poi ci ha pensato Berlusconi a risistemare le carte tornando allo Scudetto nel 2011, mentre Conte – impertinente e volgare nella sua marcia da imbattuto – ha portato a Torino lo Scudetto 2012.

Advertisment

Ci sembra doveroso precisare il conteggio dei titoli perché Moratti è in fortissima confusione. Il rigore di Marchisio contro i nerazzurri non fischiato un anno fa era stato solo un disguido arbitrale, mentre il rigore non concesso a Ranocchia contro il Cagliari è frutto di un complotto.

Resta la cronaca: il complotto è davvero esistito e a organizzarlo sono stati Tronchetti Provera, Moratti e Facchetti. Su quest’ultimo ripetiamo un fatto assodato anche nei Tribunali: fu un giocatore dopato (e probabilmente la morte è dovuta proprio alle sostanze assunte in quel periodo: leggi l’articolo L’Inter, il doping e una storia insabbiata per conoscere tutti i dettagli della vicenda) ed è stato un dirigente che ha commesso illeciti sportivi. E non ha pagato: né Facchetti né Moratti né l’Inter. Sta pagando Tronchetti Provera, ma per conto della Telecom.

Nota bene: l’ultimo scudetto vinto dall’Inter risale al 1989 con Trapattoni in panchina. Le immagini dovrebbero essere ancora a colori. Per il resto ricordiamo una Coppa UEFA di Bergomi nel 1994 e una Coppa UEFA di Ronaldo nel 1998.

Advertisment

NO COMMENT della Juventus alle dichiarazioni di Moratti: da leggere tutto di un fiato

Come anticipato in un commento da @Giovi88, sul sito della Juventus è comparsa la scritta

Advertisment

NO COMMENT    Scarica qui la relazione del Procuratore Federale del 1°luglio 2011

Si riporta di seguito uno stralcio della corposissima relazione (oltre 70 pagine) nel quale vengono esposte le valutazioni relative al comportamento di Facchetti.

Alla luce dei principi posti dalla decisione della CAF (CU 1\C del 14 luglio 2006),

richiamata sopra per i punti di specifico interesse, e degli altri parametri valutativi cui si è

fatto ampiamente cenno nelle pagine precedenti, va rilevato che la condotta del

FACCHETTI appare presentare notevoli e molteplici profili di rilievo disciplinare.

In questa trattazione specifica della posizione del FACCHETII, è appena il caso di

rilevare che la società Internazionale F.C. di Milano, oltre che essere interessata da

condotte tenute dal proprio Presidente che, ad avviso di questa Procura federale,

presentano una notevole rilevanza disciplinare per gli elementi obiettivamente emergenti

dalla documentazione acquisita al presente procedimento, risulta essere, inoltre, l’unica

società nei cui confronti possano, in ipotesi, derivare concrete conseguenze sul piano

sportivo, anche se in via indiretta rispetto agli esiti del procedimento disciplinare, come già

anticipato nella premessa del presente provvedimento e come si specificherà anche in

seguito.

Dalle carte in esame e, in particolare, dalle conversazioni oggetto di intercettazione

telefonica, emerge l’esistenza di una fitta rete di rapporti, stabili e protratti nel tempo,

intercorsi fra il Presidente della società INTERNAZIONALE F.C., Giacinto FACCHETTI ed

entrambi i designatori arbitrali, Paolo BERGAMO e Pierluigi PAIRETIO, fra i cui scopi

emerge, fra l’altro, il fine di condizionare il settore arbitrale.

La suddetta finalità veniva perseguita sostanzialmente attraverso una frequente

corrispondenza telefonica fra i soggetti menzionati, alla base della quale vi era un

consolidato rapporto di amicizia, come evidenziato dal tenore particolarmente

confidenziale delle conversazioni in atti.

Una prima circostanza acclarata dall’attività di indagine, di enorme rilievo ai fini

disciplinari, è rappresentata dalla frequenza dei contatti intercorsi fra il Presidente

dell’lNTER Giacinto FACCHETII ed i designatori arbitrali in questione e in alcuni casi,

come si dirà in seguito, tra Massimo MORATII, attuale Presidente dell’INTER ed all’epoca

socio di riferimento, ed il designatore Paolo BERGAMO.

La rilevanza, l’incidenza e la portata di tali rapporti, rese evidenti dal contenuto degli

stessi, sopra sinteticamente riportato, vanno valutate alla luce di un parametro

interpretativo assolutamente obiettivo, rappresentato dal ruolo e dalla posizione di

preminenza istituzionale ricoperta da ciascuno dei soggetti sopra indicati.

Inoltre, assume una portata decisiva la circostanza che le conversazioni citate

intervengono spesso in prossimità delle gare che dovrà disputare l’INTER e che oggetto

delle stesse sono proprio gli arbitri e gli assistenti impegnati con tale squadra. In relazione

a tali gare il Presidente FACCHETII si pone quale interlocutore privilegiato nei confronti

dei designatori arbitrali, parlando con essi delle griglie arbitrali delle gare che riguardano la

propria squadra nonché della stessa designazione della terna arbitrale ed interagendo con

i designatori nelle procedure che conducono alla stessa individuazione dei nominativi degli

arbitri da inserire in griglia e degli assistenti chiamati ad assistere i primi. In alcuni casi,

emerge anche l’assicurazione da parte dell’interlocutore di intervento diretto sul singolo

direttore di gara, come rivelato da alcune rassicurazioni che il designatore arbitrale rivolge

al proprio interlocutore, in cui si precisa che l’arbitro verrà “predisposto a svolgere una

buona gara” o, con eguale significato, che è stato “preparato a svolgere una bella gara”; o

ancora, affermazioni del designatore volte a tranquillizzare il Presidente Facchetti sulla

prestazione dell’arbitro, nel senso che gli avrebbe parlato direttamente lui o che già gli

aveva parlato. In un caso, addirittura, il designatore arbitrale, nel tentativo di tranquillizzare

il proprio interlocutore e sedare le preoccupazioni di quest’ultimo sulle tradizioni negative

della propria squadra con un determinato arbitro, afferma che quest’ultimo è stato avvertito

e che sicuramente lo score dell’lnter sotto la sua direzione registrerà una vittoria in più in

conseguenza della successiva gara di campionato.

Tale capacità di interlocuzione in alcuni casi diventa una vera e propria

manifestazione di consenso preventivo alla designazione di un arbitro (vedi designazione

di Mazzoleni in Inter-Livorno e quella di GABRIELE per una gara di Coppa Italia) e

rappresenta un forte potere di condizionamento sui designatori arbitrali, fondato su

rapporti di particolare amicizia e confidenza che il Presidente Facchetti può vantare nei

confronti degli stessi designatori e che trovano la loro concretizzazione espressiva nella

effettuazione anche di una cena privata con BERGAMO e nello scambio di numerosi favori

e cortesie (elargizione di biglietti e tessere per le gare dell’Internazionale, di gadget e

borsoni contenenti materiale sportivo della squadra milanese, etc … ) e non meglio precisati

“regalini”.

Il consenso preventivo o, comunque, la richiesta di gradimento ad una designazione

rappresentano un elemento particolarmente rilevante sotto il profilo disciplinare e, in

proposito, è opportuno rinviare al contenuto della telefonata nel corso della quale

BERGAMO prospetta la possibilità di indicare, con designazione diretta, trattandosi di gara

di Coppa Italia, un arbitro da rilanciare e chiede, come detto, un avallo al predetto

Dirigente. Analogo “accreditamento” il BERGAMO chiede anche al MORATII, all’epoca

socio di riferimento dell’INTER, pregandolo di salutare l’arbitro prima della gara.

La posizione di tale società è, d’altra parte, confermata, anche dalla comunicazione

telefonica intercorsa tra il Presidente dell’A.I.A. Tullio LANESE ed il Presidente dell’lnter,

Giacinto FACCHETII in data 8.02.2005 – progr. 62981 – in cui il Lanese espressamente

dice a Facchetti che per il futuro i designatori saranno condizionati dal loro OK.

Questo Ufficio ritiene parimenti rilevanti le telefonate intercorse fra il F ACCHETTI e il

MAZZEI, il cui contenuto è stato già ampiamente commentato sopra. Invero, di sicura

rilevanza appaiono le richieste del FACCHETTI di designare determinati guardalinee e la

conseguenti rassicurazioni del MAZZEI che, in un caso, anticipa i nominativi degli stessi

all’interlocutore e, nell’altro, addirittura rassicura il predetto, dicendogli che, prima della

gara, “all’una li vado a salutare e li vedo, ok?”.

In definitiva, sulla scorta degli elementi probatori analizzati, è emersa l’esistenza di

una rete consolidata di rapporti, di natura non regolamentare, diretti ad alterare i principi di

Advertisment

terzietà, imparzialità e indipendenza del settore arbitrale, instaurati, in particolare e per

quel che riguarda la società INTERNAZIONALE, fra i designatori arbitrali Paolo

BERGAMO e Pierluigi PAIRETTO (ma anche, sia pur in forma minore, con altri esponenti

del settore arbitrale) ed il Presidente dell’INTER, Giacinto FACCHETTI.

In fatto, appare evidente il pesante condizionamento, operato mediante le condotte

descritte, sui più delicati meccanismi di funzionamento del settore arbitrale, nei precipui

aspetti che possono interessare una singola società sportiva, per l’influenza determinante

e decisiva sul momento culminante dell’attività sportiva, ovvero la disputa della gara

ufficiale.

Pertanto, a giudizio di questo Ufficio, le condotte sopra descritte ed emergenti dalle

conversazioni telefoniche prese in esame, ascrivibili a BERGAMO, PAIREDO, MAZZE I e

FACCHEDI, integrano evidentemente la violazione dei doveri di lealtà, probità e

correttezza sanciti dall’art. 1, comma 1, CGS. Ma, al contempo, proprio in considerazione

delle modalità e delle finalità di tali condotte, in se stesse già rilevanti ex art. 1 cit., si deve

ritenere che esse costituiscono un gravissimo attentato ai valori di terzietà, imparzialità ed

indipendenza del settore arbitrale nel suo complesso.

Invero, dalle modalità e dal contenuto delle telefonate non si può affatto ritenere

verosimile che le stesse fossero finalizzate a sollecitare l’attenzione dell’arbitro designato

alla delicatezza della gara, dal momento che, ovviamente, tale profilo è naturalmente

connaturato alla funzione arbitrale e, pertanto, una ‘particolare attenzione’ richiesta ai

componenti la terna arbitrale non può che assumere un significato di un trattamento di

favore, come costantemente affermato nelle decisioni degli Organi della Giustizia sportiva.

La completezza di analisi richiesta dalla complessità e dalla articolazione della

vicenda in esame impone di valutare anche un altro profilo emergente dalle dichiarazioni

rese dall’allora socio di maggioranza della società INTERNAZIONALE e dal contesto

storico emergente all’epoca dei fatti. Invero, a giudizio della Procura, non può

assolutamente assumere valenza esimente quanto asserito dal MORATTI in ordine alla

convinzione, quanto meno putativa, formatasi in ambito societario in quel particolare

periodo di tempo. L’attuale Presidente ha, infatti, dichiarato in sede di audizione che, alla

luce di molteplici episodi negativi che si erano, a suo avviso, ripetuti nel corso del tempo in

danno della squadra, era venuto meno la fiducia che i problemi avvertiti si sarebbero potuti

risolvere in ambito istituzionale.

Questo Ufficio ritiene in proposito che, anche in forza di tale convinzione, le condotte

esaminate non si possono assolutamente giudicare scriminate e, a sostegno di tale

convincimento, va richiamato quanto affermato con le decisioni assunte dagli Organi

Giudicanti della FIGC nel noto procedimento di cui al deferimento del 23 giugno 2006 nei

confronti, fra le altre, della società FIORENTINA. Questa società prospettava un

convincimento analogo, quanto meno sotto il profilo putativo, a quello lamentato dal

Presidente Moratti ma i Giudicanti non ritennero scriminate le condotte dei relativi Dirigenti

ma valutarono il predetto elemento solo come parametro di graduazione della gravità del

fatto e delle conseguenti sanzioni irrogate.

Pertanto, alla luce delle valutazioni sopra sinteticamente riportate, questo Ufficio

ritiene che le condotte in parola siano tali da integrare la violazione, oltre che dei principi di

cui all’art. 1, comma 1, CGS, anche dell’oggetto protetto dalla norma di cui all’art. 6,

comma 1, CGS, in quanto certamente dirette ad assicurare un vantaggio in classifica in

favore della società INTERNAZIONALE F.C., mediante il condizionamento del regolare

funzionamento del settore arbitrale e la lesione dei principi di alterità, terzietà, imparzialità

ed indipendenza, che devono necessariamente connotare la funzione arbitrale, in

violazione del previgente art. 6, commi 1 e 2, CGS, in vigore all’epoca dei fatti ed oggi

sostituito dall’art. 7, commi 1 e 2 del CGS.

Oltre alla responsabilità dei singoli tesserati, ne conseguirebbe, sempre ove non

operasse il maturato termine prescrizionale, anche la responsabilità diretta e presunta

della società INTERNAZIONALE F.C., ai sensi dei previgenti artt. 6, 9, comma 3, e 2,

comma 4, CGS, per quanto ascrivibile al proprio dirigente con legale rappresentanza ed al

BERGAMO, PAIRETTO e MAZZE I , all’epoca dei fatti, ovviamente, non tesserati per la

predetta società.

Però, in ordine alla qualificazione delle condotte esaminate come sopra prospettata,

è necessario ripetere quanto osservato con riferimento alla posizione del MEANI e, quindi,

va rimarcata la differente valutazione operata, a suo tempo, da questo Ufficio e dagli

Organi giudicanti su contatti analoghi a quelli in esame. Infatti,la Procura, in fattispecie

comparabili alla presente, contestò la violazione, in concorso formale, dei previgenti artt. 1

e 6, commi 1 e 2 del C.G.S., sotto forma di condotte tese ad ottenere un indebito

vantaggio per la propria società sportiva. Inoltre, contestò la violazione del citato art. 6

nella fattispecie degli atti diretti alla alterazione del regolare svolgimento o del risultato

della gara laddove aveva ritenuto integrata la prova dell’awenuto avvicinamento

dell’arbitro da parte del designatore. Di contro, i Giudicanti, nelle decisioni richiamate

nell’indice del fascicolo del presente procedimento, ritennero integrata la sola violazione,

sia pure particolarmente grave, dei principi di cui all’art. 1 allora vigente, con l’eccezione di

seguito riportata.

In conseguenza di tale contrasto interpretativo, permane la forbice valutativa

rappresentata dalle due linee interpretative richiamate, anche se, ovviamente, la decisione

del Giudicante assume una portata ben maggiore e fornisce un pregnante criterio

ermeneutico, anche alla luce della omogeneità delle decisioni intervenute, fatta eccezione

per la decisione riguardante i Dirigenti della società JUVENTUS, alla quale parimenti si

rimanda per l’indicazione della differente gravità, protrazione e invasività delle rispettive

condotte accertate a carico di questi ultimi.

Va però conclusivamente osservato che il contrasto ermeneutico e valutativo

evidenziato, nel caso di specie, assume un minore rilievo concreto, posto che, anche con

riferimento a tali condotte, opera, comunque, la causa estintiva della prescrizione, ex art.

18 C.G.S., sulla quale ci si soffermerà più dettagliatamente avanti.

Parole tardive di Palazzi, notoriamente non di tendenze bianconere.

Mai sentito un NO COMMENT rumoroso come quello della Juventus!

Advertisment