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Tag: farsopoli (pagina 1 di 19)

Caro Vieri, su Farsopoli/Calciopoli servono le prove

Figurarsi se non ci fa piacere. Abbiamo raccontato, smontato e ricostruito la farsa di Calciopoli in questi lunghi anni. Abbiamo scovato testimoni, spulciato e rispolverato documenti nascosti, dedotto e analizzato situazioni e fatti che ne hanno riscritto genesi e sviluppo.

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Quindi figurarsi se non ci fa piacere quando Bobo Vieri parla in questi termini di Farsopoli:

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Sono pronto a far vedere il documento, tutti sapevano, sono stato ingannato perchè spiato telefonicamente, non mi riesco a tenere dentro queste cose. Il 70% del contratto veniva pagato dall’Inter, mentre il rimanente 30% da Telecom, azienda per la quale mi fecero fare da testimonial per una campagna pubblicitaria. Il tutto allo scopo di pagare meno tasse. Di questa questione ne ho parlato unicamente con il signor Ghelfi dell’Inter, concordando il tutto con lui, mi dispiaceva per la Juventus perchè ho affetti con loro, lo stesso per il Milan, ma credevo di fare del bene al mio presidente che come doppie personalità ne ha da vendere.

Presenti quel documento. Mostri quel documento.

Altrimenti il dubbio è che quei soldi non siano ancora stati versati sul suo conto. Quando tornerà zitto… avremo la conferma della ricezione del bonifico per il suo silenzio.

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Moggi assolto. Facchetti prescritto di nuovo. Inter ancora salva

Il fatto non costituisce reato.

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E’ il Tribunale di Milano a certificare, semmai ce ne fosse ancora bisogno, la farsa Calciopoli, assolvendo l’ex dg bianconero dall’accusa di diffamazione contro Facchetti, all’epoca presidente dell’Inter.

Moggi, in una trasmissione TV, semplicemente rivelò e rivendicò alcuni fatti: le telefonate con gli arbitri, le “grigliate” (che però trovavano seguito, al contrario di quelle di Moggi) e anche una telefonata in particolare in cui Facchetti chiedeva di indirizzare una partita ancora da giocare (Inter contro il Cagliari, Coppa Italia).

Il fatto non costituisce reato. Vale a dire: quanto ha detto Moggi è semplicemente un fatto accertato da processi precedenti, già riscontrato come vero.

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Il punto qual é: è che questa battaglia assurda di Gianfelice Facchetti per tenere in vita un onore che il padre in realtà ha abbondantemente perso nel processo Calciopoli, ha di fatto gettato benzina sul fuoco di chi rivendica la farsa Calciopoli. Perché sarebbe stato tutto più semplice se avessero condannato Moggi, attribuendo così valore alle bugie che continuano a essere recitate da giornali e fonti nerazzurre.

La verità, purtroppo abbondantemente commentata dalla libera circolazione di notizie sul Web, e clamorosamente oscurata, occultata e addirittura falsificata dagli organi di cosidetta informazione, è che i prescritti nerazzurri hanno usufruito di uno strano, gratuito e non sano salvataggio da un processo che li avrebbe, più della Juve, mandati in B. Prova ne sia che in quel lungo e complesso processo che ha di fatto coinvolto solo la Juve, mentre ai bianconeri vennero inflitti tre articoli 1, all’Inter venne inflitto un articolo 6 (illecito sportivo) poi prescritto.

Il fatto non costituisce reato.

Il reato è solo uno. Ma sul campo la Juve sta riprendendosi con gli interessi il maltolto! E questo fa ancora più male a chi sperava di averla definitivamente affossata.

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Calciopoli, Lepore: “Se non fossero uscite le intercettazioni avremmo incastrato l’Inter”

Ha parlato Lepore, una delle figure più ambigue di Farsopoli. E’ stato in buona compagnia, ma ha lanciato una bomba: “Se non fossero uscite le intercettazioni avremmo incastrato l’Inter”.

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Traduzione: se qualcuno non avesse occultato tutte le intercettazioni, avrebbero ovviamente preso in considerazione la posizione dell’Inter.

Un riepilogo flash: l’unico articolo 6, che vale l’illecito sportivo, è a carico di Facchetti, allora Presidente dell’Inter. Per la Juve solo tre aritcoli 1 che poi, in modo assurdo e vergognoso, vennero fatti passare come articolo 6. Equivale a dire: non hai pagato tre multe? Va beh, ti mando a processo per un omicidio e va bene così.

Parla Lepore e siamo curiosi di capire che tipo di risonanza avrà. Ha parlato a una di quelle tv locali che servono solo a far divertire, ma queste dichiarazioni meriterebbero approfondimenti.

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Al di là di una dignità intellettuale che in pochi hanno dimostrato in questi anni.

Pazienza.

Sappiamo benissimo come sono andate le cose. E gente come De Sanctis o Moratti rappresenta solo l’orgoglio di aver sfuggito la morte e di essere tornati vivi come non mai.

Tiè!

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Moratti rifiuta l’incarico di Presidente Onorario… ovviamente!

Presidente Onorario, cioè qualcuno in grado di rilevare e rappresentare con onore la carica di Presidente. Ovviamente… Moratti ha rifiutato.

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Purtroppo leggeremo di un grande uomo, di una persona eccezionale, di un grande stratega, di una persona per bene e tante altre vigliaccherie di questo tipo. Tutto falso, anche perché la grancassa di chi scrive non agisce di testa, né di cuore, ma di portafogli e lo stipendio ti fa anche scrivere ciò che non pensi. Accade così in Italia.

Moratti molla, e con lui tutta la Holding di famiglia, quell’Internazionale Holding Srl che meriterebbe approfondimenti fiscali, ma figurati se c’è tempo e voglia. Meglio far le pulci al bilancio bianconero, per esempio.

Ma chi è Moratti? E perché la sua carriera di Presidente non è mai stata al Massimo, tranne per la voce debiti?

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Arrivato nel ’95 sulle ombre di papà, convinto che bastassero i soldi a sfondare nel calcio, in 18 anni ha versato nelle casse più di 1200 milioni di euro, ricavandone solo la mega truffa passata alla storia come Farsopoli, o Calciopoli che dir si voglia. Prima di Farsopoli un elenco sterminato di gaffe, dimostrazioni di debolezza, scarsa capacità di management, zero idee.

Dai flop di calciomercato allo sperpero di denaro, unito a risultati umilianti in Coppa e in Campionato, salvo solo alcuni anni in cui Ronaldo ha saputo vincere quasi da solo una Coppa UEFA.

Dagli anni 2000 in poi, Moratti si è convertito alla forza oscura della forza: bilanci truccati, di cui si sa tutto, ma nessuno racconta, e poi gli illeciti combinati insieme alle strutture in mano a Tronchetti Provera, esplosi poi in Calciopoli.

Oggi molla, avendo lasciato in mano a Thohir situazioni disastrose. E va via salutato come un vincente.

La fotografia perfetta di una Italia che ha ormai terminato ogni forma di oggettività e di dignità intellettuale.

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Interrogazione Parlamentare: c’è il rischio che abilitino il risarcimento di Farsopoli?

E via, di polemica in polemica, di delirio in delirio. Se la politica non fa la politica, allora il calcio è certamente un argomento utile su cui rinvigorire la discussione. Sterile, futile, inutile, dannosa. E’ il caso dell’interrogazione parlamentare.

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Il caso è talmente divertente che rischia di trasformarsi in un boomerang per chi non riesce più a curarsi col Maalox. Con calma, partiamo da capo.

Juventus-Roma è finita, e al triplice fischio comincia il piagnisteo giallorosso. Se non puoi battere l’avversario, allora annuncia il complotto, denuncia il complotto, costruisci una storia con cui giustificare l’inferiorità ormai centenaria. Garcia usa il violino, ma alcuni parlamentari preparano una interrogazione. Già perché la Roma è quotata in Borsa. Anche la Juve, ma qui il punto non è né la Roma, né la Borsa, né il calcio. Il punto è l’odio profondo verso la Juve e quindi l’impulso irrefrenabile nel peggiorare la situazioni di fegati già malconci.

Al netto dell’antijuventinismo più sfrenato, l’interrogazione è perfino corretta: società quotate in Borsa rischiano di ricevere un danno diretto da situazioni non direttamente finanziarie. E qui viene il bello.

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Ma durante Calciopoli, perché nessuno ha mosso un dito visto che la Juve era quotata in Borsa?

Soprattutto: adesso, metti che l’interrogazione parlamentare venga effettivamente presa in consegna, con tanto di richiesta di risarcimento pronta da parte della Juve per le note vicende di Farsopoli, non è che si corre il rischio di giustificare proprio la richiesta di risarcimento bianconera?

Pensiamoci bene. Interrogazione chiama indagini. Le indagini faranno flop, perché sfidiamo chiunque a provare che Marotta è il nuovo Cupolaro e che Andrea Agnelli, alla berlina in Lega Calcio e in FIGC, regga il controllo di non si sa bene quale tipo di oscuro sistema che permetta di truccare le partite. Altro buco nell’acqua, altra vittoria bianconera, non bastasse il campo.

Allora: a che punto è questa benedetta interrogazione parlamentare?

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Giacinto Facchetti: e la verità storica su illecito e doping?

Grande personaggio dell’Italia del Calcio. Grandissimo nella storia nerazzurra. Ma un articolo, fazioso, ci sembra sia andato anche fuori dalla verità storica accertata dai tribunali. E per il dovere che abbiamo nel trasmettere tali verità storiche, sarà bene puntualizzare almeno due concetti.

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Primo. Come ha stabilito la Sezione Penale di Napoli, in riferimento al Processo Calciopoli, Giacinto Facchetti si è macchiato di illecito sportivo in qualità di Presidente dell’Inter. Bisogna anche chiarire che l’accusa di illecito è caduta per Moggi, accusato e riconosciuto colpevole di mancanza di lealtà sportiva. Sono due articoli del Codice di Giustizia Sportiva, molto chiari e precisi: Articolo 1 e Articolo 6. Ci spiace, ma non si accetta nessun passaggio fazioso su lobby, su onore, su macchinazioni, su azioni da santificare.

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Secondo. Come Ferruccio Mazzola ha scritto e dichiarato, con ampi dubbi sulla qualità e quantità di morti nerazzurre di quell’epoca, c’è il forte sospetto che il doping era pratica comune nell’era Herrera. Compreso Giacinto Facchetti, uno degli ultimi a morire di una brutta malattia, con la maggior parte dei suoi compagni di quell’epoca (la triste statistica che in pochi hanno raccontato).

Questo per dovere di cronaca. E per amore di verità.

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Calciopoli: la Gazzetta a capo di tutto

E’ ripartita alla grande la campagna pro Calciopoli. A capo di tutto, come al solito, l’house organ di chi l’antijuventinismo l’ha eletto a propria prima filosofia di vita. Di fatti nemmeno l’ombra.

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Escono le motivazioni del secondo grado del Processo Calciopoli e i mitici copy della redazione scelgono con oculatezza le parole da mostrare sulla prima pagina del giornale. Questo accadeva ieri. Oggi, invece, spazio a Moratti che grida al mondo “smascherati i colpevoli”. Onestamente ci arrendiamo: troppo bravi, bravissimi. Tanto quanto la disonestà che praticano ogni giorno.

La verità, l’unica verità, la conosciamo bene. Non ci sono prove, anzi ve ne sono di segno contrario rispetto alle accuse infamanti di quel 2006. Non solo: non esiste la Cupola, come già archiviato nel Processo GEA e già nel primo grado di Calciopoli. Di più: per Moggi e per pochi altri ancora in gioco, le pene si sono sempre più ridotte a causa della demolizione del castello accusatorio.

Non basta.

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Le prove sui sorteggi sono piuttosto chiare, ci dispiace ripeterlo: tutto regolare, non è stata avvistata né riconosciuta né provata alcuna irregolarità. Così come le griglie: Moggi ci prova, non le azzecca, mentre altri personaggi e dirigenti riuscivano effettivamente a manovrarle.

Capitolo intercettazioni: in oltre 181 mila files, nemmeno una telefonata che incastra Moggi con un arbitro. Ve ne sono, invece, di un tale Facchetti che chiede, fra le tante telefonate poi ritrovate, di aggiustare una certa statistica con un arbitro (cosa poi effettivamente verificatasi).

Sempre dai dispositivi e dalle sentenze leggiamo di un campionato regolare, quello 2004/2005, e un campionato nemmeno lontanamente sfiorato dalle indagini, quello 2005/2006. Scopriamo invece che i famosi 3 saggi non avevano benedetto per nulla le mosse dell’ex membro del CdA dell’Inter tale Guido Rossi, anzi avevano espresso parere contrario all’assegnazione dello scudetto a una squadra su cui pendevano grossi dubbi.

Ma la cosa più assurda è che in questa faccenda la Juve ne esce sconfitta due volte: per la violenza subita nel corso di Farsopoli, mediatica e a livello di giudizio, e per il fatto di essere stata riconosciuta non colpevole nonostante il sentimento popolare.

L’unico attore a capo di tutto resta la Gazzetta. Ma non pagherà mai le proprie colpe. Esiste proprio per questo, e altri scopi.

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Juventus-Inter Ecco perché stasera sono loro i favoriti

Disse un giorno, uno dei più grandi dirigenti del calcio italiano, che il tempo sarebbe stato galantuomo e che tutte le cose sarebbero tornate al loro posto. Sono bastati 5 anni perché tutto tornasse al posto giusto.

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Oggi, giorno della sfida Juventus-Inter, le cose sono addirittura migliorate. Per il bene della Juve, ovviamente.

23 punti di distacco, record positivi da una parte, record negativi dall’altra. Affari e affaracci, figurette, lamentele, soldi indonesiani spesi come nell’era felice di Moratti.

Juventus contro Inter è qualcosa di più di una sfida calcistica. Inutile dire il contrario. A Milano si gioisce per Farsopoli, con grande sforzo intellettuale nell’accettare una situazione che loro hanno costruito e a cui credono soltanto loro. A Torino hanno fatto il pieno di orgoglio e si sono ripresi tutto.

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Juventus contro Inter è qualcosa di più di una sfida calcistica. E’ lo scontro fra chi usa molto la fantasia e chi pratica l’onestà intellettuale. La fantasia di credere a cupole senza mai fare introspezione, analisi oggettiva della situazione in casa propria. L’onestà (e la pazienza) di dire peste e corna di una gestione societaria, dei Cobolli e dei Blanc, senza attingere a complotti e piani dolosi esterni, e ripartire con grande forza.

Ora ci risiamo. Da una parte si piange. Sconfitte e gravi defezioni tecniche vengono giustificate da arbitri strani, da fischi strani, da qualche piano diabolico contro di loro, senza però spiegarne i motivi congeniti di un tale sistema-contra-nerazzurro. Dall’altra si cerca di parare quanti più colpi: squalifica di Conte, assalto allo Stadium, titoloni di giornali pilotati da direttori tifosi, servizi televisivi ai limiti del ridicolo. Da una parte si inanellano figuracce, dall’altra si scrivono nuove pagine di storia.

Juventus contro Inter è qualcosa di più di una sfida calcistica. E dopo Farsopoli non può essere una semplice sfida calcistica. Hanno violentato la vecchia dirigenza imbastendo un processo farsa smascherato dal Tribunale, nonostante proprio tutto non si potesse più sistemare. Hanno violentato il calcio italiano trasformandolo, per tre anni, in una sorta di torneo aziendale. Tutto, per giustificare anni di cazzate, di mosse sbagliate, di 1000 miliardi buttati in un mercato a tratti ridicolo. Ora son finiti a chiedere aiuto in Indonesia. E l’unica gioia passa da una singola partita del campionato di Serie A.

Ecco perché stasera sono i favoriti.

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Juventus-Sampdoria e le fesserie di chi non vince

Conte regala sempre titoli di grande impatto. Stavolta tocca a chi non vince, reo di inanellare una serie infinita di fesserie. In realtà il tecnico allude ai lamenti, alle false giustificazioni della mamma per nascondere lo strapotere della sua squadra.

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Si prende i meriti, Conte, e fa bene. E vuol prendersi tutto ciò che resta in campionato. Stasera nessun turonver in vista della sfida delicata di martedì in Coppa Italia. Scendono in campo i migliori, e chi sta più in forma. Con un occhio al mercato.

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Ammonisce chi pensa che il campionato è finito, anche se sa benissimo che può perderlo solo la Juve. Ammonisce nel ritenere arrese Roma e Napoli che “sul mercato si sono ancora di più rinforzate, nonostante stiano viaggiando a ritmi impressionanti”. Sembra, quindi, chiedere qualcosa a Marotta. E non a torto.

Per attaccare il doppio impegno campionato-Europa serve qualche rinforzo. Specie sulla fascia, specie sulla sinistra, se a destra Pepe è ormai quasi completamente recuperato. Non i Nani e nemmeno forse i Menez, anche se servirebbero proprio questi nomi.

E nella settimana in cui si sono consumate pagine e pagine di elogi per la Juve, l’assoluzione di Luciano Moggi per gli affari della Gea è passata in sordina, nascosta a pagina 34 o nemmeno letta al telegiornale, anche velocemente, anche sottovoce. Un peccato, perché un altro puzzle della stronzata chiamata Calciopoli è tornato al suo posto.

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Il “sistema” De Sanctis e il divieto di dire la verità di Moggi

Curioso, eh?! De Sanctis può elargire falsità e accuse pesantissime senza alcuna sanzione, mentre Moggi, che ha detto la verità sul conto di Facchetti e dell’Inter, andrà sotto processo (oggi, ndr).

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Succede in Italia, il Paese dove ogni cosa può accadere. Con ordine.

Il portiere della Roma, ex Napoli, Morgan De Sanctis ha rilasciato piccanti dichiarazioni dopo la sconfitta per 3-0 contro la Juve. Obiettivo, nemmeno tanto complicato, è stato quello di diffamare la Juve e il “sistema” che la favorisce. Quale sia questo sistema non lo ha puntualizzato. Peccato: sarebbe stato carino scoprirlo. Se si tratta infatti del sistema FIGC, De Sanctis l’ha fatta fuori dal vaso. Se si tratta del sistema Lega Calcio, De Sanctis l’ha fatta fuori dal vaso. Altri sistemi non sono ammessi. Fra l’altro, De Sanctis deve davvero essere andato fuori di testa tirando in ballo pure lo stadio di proprietà.

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Ora, la Giustizia Sportiva dovrebbe quanto meno verificare queste accuse, ma dopo un paio di giorni non si hanno novità in merito. De Sanctis ha acceso i cuori giallorossi, ha rivolto pesantissime accuse alla Juve e ne uscirà pulitissimo, anzi quasi un martire. Un po’ di Maalox e passa tutto, mentre la Juve tornerà al lavoro garantita dagli aiutini di Conte, Vidal, Bonucci e Vucinic… fra gli altri.

Luciano Moggi va di nuovo davanti un tribunale. Nel 2010, in una puntata televisiva dove era ospite, ebbe un confronto acceso con Javier Zanetti. L’ex direttore generale della Juve rimproverò Zanetti della scarsa informazione circa Facchetti, Moratti e le attività illecite nerazzurre. Oggi andrà sotto Processo. Ennesima farsa.

Chiariamo: le vicende in Tribunale riguardo Calciopoli hanno già dimostrato la verità di quelle dichiarazioni. E’ tutto accertato, è tutto provato. Quindi: che razza di Processo è quello che si apre oggi? Ennesima tragedia della Giustizia Italiana che, evidentemente, creerà un’altra fantasmagorica sceneggiatura su questo giallo a puntate che non accenna a finire: quando l’Italia si sveglierà dal sonno antijuventino che permea ogni istituzione di questo strano Paese?

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