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Tag: ferruccio-mazzola

Giacinto Facchetti: e la verità storica su illecito e doping?

Grande personaggio dell’Italia del Calcio. Grandissimo nella storia nerazzurra. Ma un articolo, fazioso, ci sembra sia andato anche fuori dalla verità storica accertata dai tribunali. E per il dovere che abbiamo nel trasmettere tali verità storiche, sarà bene puntualizzare almeno due concetti.

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Primo. Come ha stabilito la Sezione Penale di Napoli, in riferimento al Processo Calciopoli, Giacinto Facchetti si è macchiato di illecito sportivo in qualità di Presidente dell’Inter. Bisogna anche chiarire che l’accusa di illecito è caduta per Moggi, accusato e riconosciuto colpevole di mancanza di lealtà sportiva. Sono due articoli del Codice di Giustizia Sportiva, molto chiari e precisi: Articolo 1 e Articolo 6. Ci spiace, ma non si accetta nessun passaggio fazioso su lobby, su onore, su macchinazioni, su azioni da santificare.

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Secondo. Come Ferruccio Mazzola ha scritto e dichiarato, con ampi dubbi sulla qualità e quantità di morti nerazzurre di quell’epoca, c’è il forte sospetto che il doping era pratica comune nell’era Herrera. Compreso Giacinto Facchetti, uno degli ultimi a morire di una brutta malattia, con la maggior parte dei suoi compagni di quell’epoca (la triste statistica che in pochi hanno raccontato).

Questo per dovere di cronaca. E per amore di verità.

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Esempio di lealtà e correttezza? Certo che no

Sono 6 anni e la cosa provoca dolore. Non è mai bello quando qualcuno ci lascia. Non oseremmo mai metter bocca su questioni altrui se non ci riguardassero direttamente. E perciò siamo molto stanchi di sentire le solite immani filastrocche su correttezza e lealtà. Due concetti sublimi che non possono essere affiancati alla storia recente dell’Inter. E, a pensarci bene, stando a tribunali e fatti accertati, né alla storia meno recente dell’Inter. Se poi queste due storie sono legate al personaggio che non nomineremo… allora la cosa diventa alquanto singolare.

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Sembrava doverosa la scelta di lasciargli il ruolo di Presidente dell’Inter, tranne che dopo pochi anni il sospetto che quella mossa fu in qualche modo studiata si fece forte, fino ad assumere un connotato di “fatto”. Se ne andò 6 anni fa, lasciando di sé un grande ricordo come giocatore. Più di 400 partite in nerazzurro, condite da oltre 50 reti. Per un terzino niente male. La carriera in campo non ha però pari valore rispetto a quella dietro una scrivania.

Stessi colori, ma società differente. Divenne vicepresidente dell’Atalanta per poi passare al ruolo di direttore generale sotto la guida (?) di Massimo Moratti. Furono anni divertentissimi per tutti quelli che non tifavano Inter: acquisti senza capo né coda, miliardi sperperati in obiettivi che si rivelarono puntualmente deficitari in campo, nessuna vittoria, nemmeno lontanamente avvicinata. Dopo la morte di Prisco divenne vicepresidente e poi presidente con le incredibili dimissioni di Moratti (finte, anno 2004).

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Da presidente ricordiamo le sue gesta: dossier minacciati (poi rivelatisi purtroppo amare verità), acquisti strepitosi come lo scambio Carini (portiere infortunato) con Cannavaro (poi divenuto due volte campione d’Italia, campione del mondo e pallone d’oro), ancora nessuna vittoria, fatta eccezione per il furto ai danni della Juve in Supercoppa Italiana (gol di Trezeguet in fuorigioco annullato da… paraparaparappapà… De Santis). E poi Calciopoli, anche se non l’ha potuta godere per sopraggiunta morte.

Di lui parlò e parla ancora, nonostante i media continuino a silenziarlo puntualmente, Ferruccio Mazzola. La storia del doping dell’Inter l’abbiamo già pubblicata e discussa. Non ci ripeteremo. Resta la conferma di morti avvenute tragicamente. E questo, per una vita umana, non è mai bello.

Di lui abbiamo più volte parlato in merito a Calciopoli. In realtà, grazie a ciò che si è scoperto di lui, abbiamo avuto contezza di Farsopoli. Arbitri chiamati per consegnare chissà quali regalini, arbitri chiamati invocando una aggiustatina al ruolino di marcia (“mi raccomando: che aggiusti la tabellina con la V, che faccia 5-4-4″: si chiama corruzione  e illecito, perché questa è una chiamata per comprare una vittoria), posti in banca offerti ad arbitri in attività per coinvolgerli in piani grotteschi in stile 007 poi rivelatisi fallimentari.

Chiediamo scusa, ma alla luce di doping e illeciti accertati… di che tipo di lealtà e correttezza parlano oggi i telegiornali, i giornali e qualche sito web? La coerenza non abita più in questa penisola, ma almeno le verità accertate e non presunte andrebbero rispettate. E’ stato un buon padre, non lo mettiamo in dubbio e non abbiamo interessi a farlo. E’ stato un grande calciatore, aiutato probabilmente da qualche sostanza extra, sarà stato una persona amabile. Ma in quanto dirigente è stato un truffatore, un esempio di illegalità e purtroppo esistono prove e fatti concreti e acclarati. Questa l’unica verità e poesia possibile. Ma non ci meravigliamo da chi ha sbandierato per anni cartone e principi falsi e sporchi di pulizia e verità. Sembra, dunque, tutto in linea…

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Juve e il doping. Ma le altre? L’ultimo caso Crasson

La Juve è stata l’unica società in Italia, di quelle più blasonate, ad andare a processo per doping. Un processo vero, si intende, mica quelle chiacchiere da bar nate e morte, appunto, in un bar della procura milanese o romana.

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Perché se c’è di mezzo la Juve, dipende dal punto di osservazione, il Processo si svolge regolarmente, o le leggi giurisprudenziali vigenti pure in Libia vengono rase al suolo per perseguire l’obiettivo (leggi Farsopoli).

Però la Juve è stata assolta per doping, anche se in giro ci sono articoli molto faziosi che non traggono spunto minimamente dalle carte del processo. E se lo fanno riescono nell’impresa, artefatta, di variare parole ed estrapolare singole frasi da alcune pagine e rimontandole mostrano un quadro che non è però quello.

Ok, Juve assolta, prescritta per alcuni fatti che col doping proprio non c’azzeccano nulla (come direbbe un politico molisano), condannabile per abuso di farmaci: troppe tachipirine somministrate ai giocatori. Questi birbanti bianconeri vincono proprio sporco, eh?!

Al processo per doping si è giunti dopo un’accusa spaventosa di Zeman. Fra 11.000 giocatori professionisti, all’epoca, scelse due individui a caso e denunciò il doping. Questi individui erano Vialli e Del Piero. Avrà avuto le prove? Sì, più o meno quelle raccontate recentemente al Processo di Calciopoli a Napoli: scena muta, non so e non ricordo, erano miei idee, ho supposto e cose così. Ma se c’è la Juve di mezzo è tutto ok.

Non hanno invece avuto seguito le denunce di almeno tre calciatori. Il che è strano: se doping c’è, come nel ciclismo e in altri sport, andrebbe fatto un controllo a tappeto. Solo che il controllo a tappeto c’è stato solo per la Juve, le altre sono state tenute fuori. Un brutto pensiero vaga la mia mente, soprattutto quando sento frasi come queste:

C’erano molte flebo all’epoca e non si sapeva cosa contenessero.

Mi dicevano che erano sali minerali, ma se poi erano altre cose…

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C’erano analisi delle urine ogni settimana ma è un’ipocrisia… all’epoca c’erano certamente prodotti che non si riuscivano a scoprire nell’urina.

Queste parole sono di Crasson, Bertrand Crasson, 37 volte nazionale belga. Ma soprattutto: ex giocatore del Napoli. E lui si riferisce proprio a quel periodo napoletano. Flebo, sali minerali, ma prodotti difficilmente rintracciabili all’epoca.

Il seguito? Ma quale seguito? I giornali non se ne sono occupati e in Italia le procure hanno ben altro da fare che indagare gentiluomini di questo genere. E poi chissà cosa è diventato Crasson oggi: un inventore? Un racconta storie? Sì perché in Italia basta il lamento di un petroliere per avviare indagini illegali che portano a un nulla di fatto, sebbene una Federazione riesce nell’impresa a sovvertire le regole processuali e mandare all’inferno una società, viceversa le denunce di Crasson, di Georgatos e di Javi Moreno vengono censurate, insabbiate, addirittura ribaltate.

Georgatos? Javi Moreno? Memoria corta, eh?!? Almeno quando si tratta di accuse di doping a Milan e Inter.

Sul primo personaggio potete leggere tranquillamente una storia reale, realmente accaduta. Sul secondo personaggio vi lascio una piccola anticipazione:

La Serie A non è pulita come si pensa. Quando ero al Milan, giravano strane pillole in refettorio, e ho visto con questi occhi più di un giocatore sottoposto a flebo nell’intervallo delle partite.

A gennaio, quando incontrammo l’udinese, doveva giocare Roque Junior. Questi, però si rifiutò di sottoporsi ad una flebo il venerdì e venne mandato in tribuna, con la minaccia di essere ceduto ad una squadra minore.

Parole su cui è stato posto un veto. Talmente forte questo veto che sono scomparsi i link da Wikipedia (che in questo blog viene fatta passare come Verità Assoluta, non conoscendo come viene aggiornata) e non si trovano i riferimenti ad alcuni archivi storici dei quotidiani liberi nazionali.

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