Menu Chiudi

Tag: Fiat

La Juve perde su tutti i fronti: in FIGC, in Lega, con la Giustizia sportiva, al calciomercato, con gli arbitri, sul campo.

Una profonda tristezza sportiva mi ha portato a trascurare il mio amato blog per qualche tempo.  La tristezza si è acuita, ma è questo il momento di serrare le fila, unirmi di nuovo ai miei fratelli ed affrontare la battaglia.

Advertisment

Perché la Juventus è in guerra, con tutti. Persino con se stessa. E noi vogliamo vincere questa guerra, siamo ancora in tempo.

Per ora stiamo perdendo su tutti i fronti.

In FIGC c’è un nemico che si chiama Abete, quello che non vuole togliere lo scudetto di cartone a Moratti, quello che rinnova il mandato a Palazzi, quello al quale abbiamo chiesto un risarcimento di oltre 400 milioni, quello che sfrutta la Juventus in nazionale. È stato rieletto, anche con il voto di Andrea Agnelli. Quel voto è una sconfitta per noi juventini, noi che avevamo creduto che l’allontanamento di Briamonte fosse un segnale di autonomia di Andrea dagli Elkann. Ma quale autonomia, se poi votiamo Abete? Ma quale autonomia se l’azionista di riferimento non ci permette di spendere un soldo (e sì che a Blanc 50 milioni di euro per acquistare i fenomenali Felipe Melo e Diego li aveva pur dati)? Ma quale autonomia se al Gran Galà del calcio Andrea, premiato, si è sentito in dovere di ringraziare pubblicamente John e Lapo? Addirittura Lapo ….

In Lega volevamo cambiare tutto. Abbiamo speso il nostro nome e la nostra influenza politica per appoggiare Abodi. Risultato: è stato rieletto Beretta e Galliani è il vicepresidente! Non abbiamo ottenuto il cambiamento desiderato, ci siamo esposti ad una pessima figura, ci siamo accorti che le piccole società non ci sono più amiche come lo erano una volta.

Advertisment

Con la Giustizia sportiva abbiamo imparato che tra noi e il Napoli si utilizzano due pesi e due misure. Conte in box per cinque mesi perché “non poteva non sapere”, per il Napoli modificato il concetto di “responsabilità oggettiva” e restituzione dei punti e dei calciatori. Conte, con Bonucci, squalificato per due turni per la sceneggiata contro il Genoa, sceneggiata deprecabile ma niente al confronto della mancata presenza del Napoli alla premiazione di Pechino (per Mazzarri, espulso dal campo, squalifica prima data e poi revocata). Insomma al Napoli inizialmente si comminano sanzioni che poi, con il ricorso, spariscono. Se questo è l’avversario per lo scudetto, bisogna preoccuparsi parecchio.

Su Marotta e il calciomercato non sappiamo cos’altro dire. Facciamo ridere. Peluso per puntellare la difesa (Icardi, ancora Icardi e Gonzalez ringraziano). Anelka per “reintegrare numericamente il parco attaccanti”. Senza volerla fare lunga su Del Piero, sul quale personalmente non ho versato lacrime al momento dell’addio, bisogna però riconoscere che probabilmente, nonostante l’età, Alex sarebbe stato più utile di molti degli attaccanti attuali. Di certo se il tiro del possibilissimo 2-2 di Giovinco dell’altra sera fosse capitato sul destro di Del Piero, sarebbe finito rasoterra sull’angolino. Ci avevano promesso un top-player. Hanno perfino fatto visitare Torino a Van Persie. Ora ci dicono che il top-player non può essere acquistato né dalla Juventus, né da alcuna altra squadra italiana. E Balotelli (che comunque mai vorremmo alla Juventus) non è un top-player? Bene, il Milan lo ha acquistato. Come ha fatto, signor Marotta? Come faceva Moggi. Ha ceduto dei giocatori per acquistarne altri. Neanche Moggi aveva i soldi. Ma vendeva Vieri o Zidane e riacquistava mezza squadra. Marotta già sa poco acquistare (Pogba è merito di Paratici, Isla è merito suo), ma a vendere è proprio negato. Iaquinta è ancora parcheggiato. E cosa dire del Galatasaray? Sono due anni che Marotta cerca di vendergli Felipe Melo e quelli sistematicamente se lo prendono in prestito; salvo poi tirare fuori i milioni per comprare Sneijder e Drogba! Gli unici che non riusciamo a vendere al Galatasaray siamo noi.

Capitolo arbitri. Pensare che ci fischino contro volontariamente non è peccato. Gli errori pro-Juve di Catania e del primo tempo di Juventus-Inter erano errori, perché nessun arbitro che vuol fare carriera fischierebbe a sproposito a favore della Juventus (attenti, Abete e Galliani vi guardano), ma li abbiamo pagati a caro prezzo, già dal secondo tempo della maledetta Juventus-Inter. E poi a seguire fino agli sciagurati arbitraggi di Guida e Banti. Dire che ci mancano dei punti in campionato e che siamo fuori dalla coppa Italia anche per colpa degli arbitri è dire la verità. Pensate un po’: la squadra punita con la serie B e l’eliminazione di due scudetti perché amica degli arbitri (così dissero), ora litiga con gli arbitri. Strana la vita.

Anche colpa degli arbitri. Ma tanta colpa, ma tanta, nostra. Sul campo non c’è più la Juventus dell’anno scorso. Sappiamo che ripetersi è difficilissimo, che un certo senso di appagamento è fisiologico, ma buttare via uno scudetto, già quasi conquistato, come rischiamo di fare se non torniamo ad essere noi è veramente troppo. La concorrenza non c’era, doveva essere una passeggiata. Avevamo il Napoli a 10 punti. Due glieli ha ridati la Giustizia sportiva, cinque li abbiamo regalati noi contro Sampdoria e Genoa, allo Juventus Stadium. Se Cavani non si ferma, sarà durissima. Ma abbiamo sconfitto il Milan di Ibrahimovic, possiamo sconfiggere il Napoli di Cavani. Se torniamo noi. Per la Champions già sapevamo e sappiamo che servirebbe un miracolo, ma lo scudetto non possiamo, non dobbiamo, non vogliamo perderlo. Buffon non sbagli più nulla, Chiellini e Asamoah facciano svelti a tornare, Pepe venga a “saltare l’uomo” e creare la superiorità numerica, Vucinic la metta dentro come nel girone di ritorno dell’anno scorso. Barzagli, Bonucci, Lichtsteiner, Vidal, Pogba, Pirlo e Marchsio già fanno il loro. Forse anche Caceres e Marrone. Gli altri si sveglino, altrimenti a giugno si cambia aria. Parliamo di Storari, De Ceglie, Giaccherini, Peluso, Padoin, Isla, Matri, Quagliarella, Giovinco. Sì, anche Giovinco. Bendtner  ed Anelka li consideriamo di passaggio. Per essere da Juve bisogna dimostrarlo sul campo. Conte li guidi con l’intelligenza che ha mostrato nei commenti del dopo partita di Lazio-Juventus. Quell’ironia mi ha fatto tornare la voglia di scrivere.

Ora aspetto che la voglia torni anche ai calciatori. Noi juventini siamo tutti qui a gridare forza Juve.

Advertisment

Juventus – Jeep, un connubio vincente

Ha suscitato enorme attesa e curiosità la conferenza stampa indetta dal Presidente Andrea Agnelli e, a conti fatti, potremmo dirci soddisfatti del contenuto della stessa. A rendere l’attesa ancor più frenetica la presenza di due ospiti illustri: l’Amministratore Delegato della Fiat Sergio Marchionne e il Presidente della Fiat e di Exor John Elkann.

Advertisment

L’accordo raggiunto con Marchionne ed Elkann consisterà nell’assegnazione di un marchio del gruppo Fiat come nuovo sponsor della Juventus a partire dal prossimo campionato in cui lo sponsor sarà presente sulla maglia bianconera in tutte le competizioni della prima squadra e del settore giovanile.

Il marchio in questione è il Jeep che vanta una rilevanza internazionale così come le future aspettative della Juventus. Una scelta che potremmo dire strategica quella del marchio Jeep, così come spiegato dall’AD Marchionne:

Tra tutti i nostri marchi abbiamo scelto Jeep e c’è un particolare che ha in comune con la Juventus, che è quasi un’affinità elettiva: la lettera iniziale.

Advertisment

Scelta che speriamo si riveli azzeccata e che speriamo possa ridare peso e prestigio alla Juventus anche in ambito mondiale.

Ma non è la prima volta che la Fiat e la Juventus si ritrovano a percorrere le stesse strade. Anche nel lontano 1923 Edoardo Agnelli, che allora era vicepresidente della Fiat e successivamente anche Presidente della Juventus, diede una svolta importante alla squadra bianconera con la costruzione del nuovo stadio in corso Marsiglia apportando una rivoluzione nel campionato italiano. Oggi la storia si ripete con Andrea Agnelli.

E’ come un po’ tutti ci aspettavamo, il Presidente, ha affrontato anche la tematica legata allo scandalo scommesse e ad un fantomatico coinvolgimento di mister Antonio Conte. Fermo e deciso nel dichiarare la totale estraneità di Conte in questa vicenda definendo il tecnico leccese come una persona integra e assolutamente leale.

In ultima battuta, e non per questo di minore importanza, la volontà di Andrea Agnelli nel frenare alcuni bollori, causati anche da alcune notizie false e molto pericolose, riguardo la finale di Coppa Italia del 20 Maggio, augurandosi che quell’evento calcistico sia una festa in cui si affronteranno due realtà del nostro campionato. Personalmente faccio mie le parole del Presidente con l’auspicio di assistere ad una sola partita, quella sul rettangolo verde.

Advertisment